Il gesto performativo dei Santasangre
Approfondimento del laboratorio tenuto dai Santasangre al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
Determinare un gesto, farlo diventare azione, stabilire l’inizio e la fine precisa di un movimento che ha provocato un cambiamento nella percezione del proprio corpo. La compagnia romana Santasangre, protagonista della scena teatrale italiana di ricerca, è partita da qui per il breve ma intenso laboratorio che ha tenuto per due giorni al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia.
Concentrandosi sul “rapporto tra corpo e immagine video, materie che condividono, nel paradosso di una possibile relazione emotiva, l’attitudine alla comunicazione”, i Santasangre – ovvero Diana Arbib, Luca Brinchi, Maria Carmela Milano, Dario Salvagnini, Pasquale Tricoci e Roberta Zanardo – hanno coinvolto 15 ragazzi in un’esperienza corporea guidata dalla suggestione dei mezzi elettronici magistralmente impiegati dalla compagnia. Questo laboratorio – che apre il percorso Chance to change, inserito nel progetto Esperienze di Giovani a Teatro della Fondazione di Venezia – ha attraversato i confini di qualsiasi schema prefissato riguardante i limiti fisici e di natura tecnologica.
In un ambiente intimo, dall’atmosfera leggermente cupa e straniante, i partecipanti alla ‘due giorni’ hanno svolto una ricerca sul gesto performativo guidati dallacalda e pacata voce di Roberta Zanardo, performer e attrice del gruppo. Ad ogni espirazione la forza di gravità attrae sempre più i singoli corpi verso terra, costringendoli a una diversa respirazione che si fa faticosa e aritmica. Ai ragazzi è stato chiesto di fissare il momento in cui la percezione del proprio corpo è cambiata significativamente, di isolare il movimento e tradurlo in azione, decontestualizzandolo. La ripetizione di quel gesto è diventata ossessiva, soprattutto nel momento in cui è stata introdotta una modificazione dell’ambiente circostante attraverso l’uso della musica e della proiezione di video. Si è cercato di sfruttare le declinazioni possibili date dalla suggestione dell’elettronica e delle immagini – proiettate sui fondali posizionati alle spalle e di fronte ai ragazzi – per ampliare il movimento fino a farlo esplodere. Provando a concepire il video come estensione del proprio corpo, i partecipanti a questa esperienza hanno poi tentato di dare espressione alle parti più recondite della propria fisicità attraverso una produzione vocale, non tanto armoniosa quanto piuttosto proveniente da un’interiorità.
Se Roberta si è concentrata sulla parte corporea e vocale, Luca Brinchi – che si occupa per lo più di elaborazione video all’interno della compagnia – ha introdotto un concetto tematico da applicare all’esercizio in esecuzione: la reazione nucleare che avviene all’interno di un atomo e che sprigiona una carica di energia corrispondente a una perdita di massa, derivante dalla fissione degli elementi. In questo contesto la carica di potenza, la leggerezza e la carica di espressione sono diventate le tre idee principali verso cui spingere il movimento. Se la carica potenziale è l’energia concentrata in un unico punto, quella di espressione deriva da una massa corporea che non c’è più perché trasformatasi in pura energia. Il fisico, alleggeritosi da questa massa, può esprimersi più liberamente dando vita a una gestualità che si espande nel proprio potenziale, stimolando risorse dimenticate dal corpo.
La tensione energetica, che si è creata tra corpo, immagine video e le insistenti sonorità elettroniche, si è accentuata ancora di più nella parte finale del laboratorio dove, divisi in piccoli gruppi, i ragazzi hanno tentato di trovare una sincronia non verbale attraverso la ripetizione quasi meccanica delle singole gestualità. Un risultato che, se dal punto di vista di chi esegue l’esercizio sembra essere caotico e impreciso, dall’esterno evidenzia un ordine e una sincronia composta da tanti errori non prevedibili.
Un percorso intenso e dalle diverse sfaccettature che ha visto una grande disponibilità e una totale messa in gioco da parte dei partecipanti al laboratorio; ragazzi che hanno potuto sperimentare come il corpo possa essere influenzato dal linguaggio artistico sviluppato dalla tecnologia.
Carlotta Tringali
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About the Author (Author Profile)
Carlotta Tringali, laureata in Lingue moderne, arti e cultura presso l’Università di Urbino con una tesi sulla danzatrice Sasha Waltz, prosegue gli studi a Venezia con la Specialistica in Scienze e tecniche del teatro presso lo Iuav. È nella città lagunare che fonda la redazione de “Il Tamburo di Kattrin”. Ha collaborato con alcune realtà teatrali e scrive per la rivista “Il grande fiume”.







