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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Camilla Toso</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 14:56:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Maestri d’oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 09:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Estate a Radicondoli]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
A partire dalla lettera aperta di Anna Giannelli – che invitava tutti gli artisti a nominare i loro Maestri per individuare i candidati al Premio Nico Garrone – la redazione inizia una piccola indagine tra gli artisti e gli operatori presenti al festival, per scoprire come è mutata la figura del Maestro e chi oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/benvenuti.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-10112 alignleft" title="Alessandro Benvenuti" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/benvenuti-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A partire dalla lettera aperta di Anna Giannelli – che invitava tutti gli artisti a nominare i loro Maestri per individuare i candidati al Premio Nico Garrone – la redazione inizia una piccola indagine tra gli artisti e gli operatori presenti al festival, per scoprire come è mutata la figura del Maestro e chi oggi viene riconosciuto come tale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-10065"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_10112" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/benvenuti.jpg"><img class="size-medium wp-image-10112" title="Alessandro Benvenuti" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/benvenuti-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Benvenuti Maestro Premio Nico Garrone 2010</p></div>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;">Fin dall'antica Grecia la figura del Maestro aveva un posto fondamentale in tutte le arti, dalla filosofia alla poesia, dalla musica alla retorica: ovunque vi erano dei giovani disposti ad ascoltare, vi era qualcuno che condividesse e insegnasse il suo sapere e viceversa. Nei secoli in cui si è formata la cultura europea, agli albori della classicità, i Maestri erano i portatori del sapere comune – una tradizione strettamente legata ad una pratica orale. L'oralità e l'insegnamento andavano di pari passo. I sapienti, coloro che reggevano le redini della memoria, avevano la responsabilità di far apprendere e trasmettere il bagaglio culturale ai loro discepoli; è così che sono nate le scuole e le accademie. Ma il concetto di Maestro non è sempre stato legato all'arte della pedagogia e della formazione, nei secoli successivi è mutato ed è stato utilizzato nelle accezioni più varie: dal francese <em>Maître</em> onnipresente dalla tarda antichità ad oggi, al tedesco <em>Meister</em> derivato dalle gilde universitarie medievali. Il suo significato è andato espandendosi ai grandi pensatori ed intellettuali che con il loro operato hanno cambiato la cultura europea e non solo. Questo appellativo a tutt'oggi si riferisce piuttosto ad una concezione più ampia di "trasmissione del sapere",  un sapere che può essere considerato anche esperienziale oltre che esistenziale. Per quanto riguarda il panorama teatrale, nell'ultimo secolo abbiamo visto definire con questo titolo registi, attori, scenografi, critici e drammaturghi da Stanislavskij a Grotowski, da Wagner a Brook. Negli ultimi anni moltissimi intellettuali, considerati i Maestri del  Novecento, sono scomparsi, lasciando quella che pensavamo essere la loro contemporaneità in bilico e alla ricerca di nuove guide.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo grande vuoto spinge infatti a interrogarsi intorno alla figura del maestro, così labile eppure così necessaria. I confini della teorizzazione e dell'insegnamento sono stati travalicati, la trasmissione del sapere è sempre più legata a quella dell'esperienza. La vita, la poesia e l'arte si intrecciano in modo indelebile nelle arti della scena, dove i più grandi insegnamenti avvengono giù dal palco. Quali sono i Maestri di oggi e che cosa li caratterizza?</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;">È proprio ispirandosi alla lettera di partecipazione del <strong>Premio Nico Garrone</strong> – che invitava gli artisti a nominare quei Maestri che «lungo il vostro percorso vi hanno aiutato a crescere, figure particolarmente disponibili, capaci di ascoltare, di mettersi a confronto con generosità» – che la nostra redazione proverà ad approfondire questa tematica, con interviste e sondaggi per scoprire dai diretti interessati chi e perché ha cambiato il loro percorso artistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre più, infatti, questo spostamento dall'apprendimento all'esperienza sta caratterizzando la scena italiana: molti sono i collettivi e gli artisti<em> </em>che possiamo definire<em> self-made</em> – cresciuti con laboratori o workshop – che sempre più attingono da tutte le arti senza seguire mai veramente una scuola. Questa contingenza dell'auto-formazione ha spostato anche il concetto di Maestro, facendolo coincidere con coloro che sono direttamente interessati al fare artistico e che lo costeggiano supportandolo, creando contesti creativi, spazi di residenza, reti di rapporti e relazioni, spazi di dialogo e confronto. La pratica sta sostituendo la teorizzazione? Potrebbe essere una delle future prerogative del "Maestro di domani", lo scopriremo in questi giorni di festival a Radicondoli.</p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Dieci declinazioni della Fine</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con This Is the End My Only Friend the End. Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. Recensione a This Is the End My Only Friend the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con <em>This Is the End My Only Friend the End. </em>Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. <span id="more-9976"></span>Recensione a<strong> <em><span style="font-weight: normal;">This Is the End My Only Friend the End<span style="color: #000000;"> </span></span><span style="color: #000000;">- </span></em></strong><span style="color: #000000;"><strong>Babilonia Teatri</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_10006" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="size-medium wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></span><p class="wp-caption-text">foto di Valentina Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si aspettava il ritorno in scena di<strong> Babilonia Teatri</strong> dall'ultimo sconcertante <em>Pornobboy</em>, che con la sua staticità aveva diviso le platee, portando la ricerca del gruppo veronese ad un estremo che sembrava difficile poter superare o sviluppare. Lo stile della compagnia si è, infatti, andato definendo sempre più verso l'uso predominante di una parola urlata e monocorde per testi mixati in un <em>blob </em>apocalittico di fatti di cronaca, desideri, istinti assemblati in liste brutalmente elencate da performer sempre più spinti verso l'immobilità totale. Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 l'anno in cui il festival si volge allo spettatore – chiamandolo in gioco e provocandolo – e apre il proprio lavoro al pubblico, appunto. La poetica caustica del gruppo si concretizza in azione, sfruttando il web Enrico e Valeria lanciano un bando su YouTube: cercano dieci performer che lavorino insieme a loro intorno al tema della morte. Un centinaio i video di risposta inviati alla compagnia, solo dieci quelli selezionati. Dieci persone con una loro visione della vita e della morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>This Is the End My Only Friend the End</em> è il risultato dell'incontro di Babilonia Teatri con dieci individui: Chiara, Fabio, Anna, Maria Teresa, Adriano, Eleonora, Anna, Lucia, Alessio, Giuseppe. Lo spazio è ampio, rispetto i piccoli palcoscenici ai quali siamo abituati, le Corderie offrono cemento bianco, mura e colonne sulle quali sudare. La morte è uno stato di purificazione ed esaurimento, sfinimento e sfogo. Tutti in scena, uguali e diversi agiscono all'unisono e in faccia al pubblico, urlano in faccia quale sarebbe la morte perfetta. Alcuni dei testi sono nati proprio negli ultimi giorni di prove, si ripetono come un circuito rotto, fino a crescere ed esaurirsi in un climax di ululati, grida e pianto. Alla fine tutti si muore, come animali. La morte di cui parla Babilonia Teatri, la morte che tutti temiamo, quella di cui si sente tanto parlare negli ultimi mesi, è la morte lenta, quella che ti consuma su un letto d'ospedale. L'unica soluzione è comprarsi un boia, qualcuno che prema il grilletto a ritmo dei The Doors.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In<em> This Is the End My Only Friend the End</em> non c'è nulla che non conoscessimo già della compagnia veneta, ma al contempo non sono i Babilonia Teatri. L'apertura del gruppo verso l'esterno, ha fatto sì che la loro poetica diventasse una necessità comune. Quelli in scena non sembrano semplici performer che “recitano come i Babilonia Teatri” ma piuttosto dieci compagni di viaggio con lo stesso bisogno di urlare contro il mondo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Visto a Santarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il pubblico di Bernat</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 07:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa anche tu se hai coraggio! è il motto di Santarcangelo 40, quest'anno sotto la direzione di Enrico Casagrande. La partecipazione è anche al centro del lavoro di Roger Bernat, regista spagnolo di Domini Públic, uno spettacolo che coinvolge il pubblico in giochi e messe in scena guidati dalla casualità dell'esistenza.Recensione a Domini Públic – Roger [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9955" title="Domini Public " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Partecipa anche tu se hai coraggio!</em> è il motto di Santarcangelo 40, quest'anno sotto la direzione di Enrico Casagrande. La partecipazione è anche al centro del lavoro di Roger Bernat, regista spagnolo di <em>Domini Públic</em>, uno spettacolo che coinvolge il pubblico in giochi e messe in scena guidati dalla casualità dell'esistenza.<span id="more-9948"></span>Recensione a <em>Domini Públic</em> – <strong>Roger Bernat</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico è da sempre soggetto dell'interazione teatrale, destinatario del portato intellettuale e artistico dell'opera, chiamato a interpretare e leggere la scena. Non ci sarebbe teatro senza pubblico, si sostiene – nonostante alcune posizioni estreme – poiché lo spettacolo esiste in quanto osservato, in quanto oggetto di interpretazione da parte dello spettatore. Negli ultimi decenni la relazione con lo spettatore è andata progressivamente mutando, aderendo a confini sempre più labili e instabili fino a superarli portando lo spettatore al centro della scena. <strong>Roger Bernat</strong>, regista ispanico, da anni lavora su questo crinale, sviluppando ricerche sul coinvolgimento della platea all'interno dello spettacolo teatrale.<a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-3.jpg"><img class="size-large wp-image-9956 aligncenter" title="Domini Public" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-3-1024x306.jpg" alt="" width="502" height="150" /></a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Santarcangelo 40 Bernat porta <em>Domini Públic,</em> difficile definirlo spettacolo più che altro sembra essere un'azione sociale.  In uno spazio pubblico, una piazza, si riunisce un insieme eterogeneo di persone – potrebbe sembrare un'assemblea. Sono gli spettatori a cui vengono date delle cuffie attraverso le quali riceveranno una serie di informazioni e ascolteranno alcune domande: una lunghissima sequenza di quesiti più o meno personali, su dati anagrafici, opinioni, fatti, esperienze lavorative ed emotive, ricordi o casualità, ai quali il pubblico è chiamato a rispondere con semplici azioni, che vengono descritte dalla voce narrante (<span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span>se sei nato in Emilia spostati a destra<span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>). È o sembra essere un gioco-test di carattere socio-antropologico: saranno tutti sinceri? Quanti risponderanno in base alle risposte degli altri? Lo spettatore è costantemente preso a guardarsi intorno, la curiosità è forte e conoscere l'altro attraverso un quiz a risposta multipla sembra davvero divertente. Tutti partecipano, e questo gioco si trasforma ben presto in una messinscena. Le domande diventano ordini e la pura casualità della vita entra drammaticamente in ballo, trasformando il gruppo eterogeneo in tre gruppi di una rivolta sotto una dittatura immaginaria: poliziotti, prigionieri e crocerossini. Il meccanismo resta lo stesso, domande e risposte alle quali corrisponde un'azione; questa volta però si tratta di un'azione scenica che implica un contesto narrativo all'interno del quale la risposta del <span style="color: #000000;">singolo comporta una variazione dell'intero racconto. Esattamente come avviene in un gioco di ruolo: si lancia il dado e in base al numero che esce si dovrà affrontare il drago o entrare nel castello.<br />
L'effetto è decisamente straniante, si sta al gioco, consapevoli che l'essere "attore", l'interpretare quel personaggio, non è che frutto del caso. Più sottile e raccapricciante è scoprirsi a pensare che in fondo poteva essere stato così anche negli anni del nazismo. Lo</span></span><span style="color: #000000;"> spettacolo segue un principio di messa in atto della casualità di un sistema probabilistico, trovando però nel modo e non nel risultato il suo scopo ultimo. La partecipazione, fare qualcosa in comunità senza doversi necessariamente scoprire come individui è il fulcro del lavoro di Bernat. Lo spettatore non è più parte della rappresentazione ma piuttosto di un'azione che riunisce e produce pensiero condiviso. È proprio su questa linea che è nato il progetto DOMINI PUBLIC - (CONTROL REMOT) un sistema attraverso il quale lo spettacolo può essere messo in scena ovunque, senza la presenza fisica della compagnia in collegamento diretto da Barcellona. Un metodo che abbatte i costi dell'allestimento e lo rende esportabile, favorendone una fruizione democratica e assolutamente in linea con i principi di condivisione e partecipazione del regista spagnolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em><span style="color: #000000;">Visto a S</span></em><em>antarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>All&#8217;ombra degli alberi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cesar Brie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla sua seconda edizione il festival SCENE DI PAGLIA diretto da Fernando Marchiori presenta l'ultimo lavoro di César Brie. Albero senza ombra, quarto monologo dell'artista argentino, esplora le vite e le morti di un gruppo di campesiños assaliti da uno squadrone nella giungla boliviana. Recensione a Albero senza ombra - César Brie
Dopo un lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9934" title="Albero senza ombra" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alla sua seconda edizione il festival SCENE DI PAGLIA diretto da <strong>Fernando Marchiori</strong> presenta l'ultimo lavoro di César Brie. <em>Albero senza ombra,</em> quarto monologo dell'artista argentino, esplora le vite e le morti di un gruppo di campesiños assaliti da uno squadrone nella giungla boliviana. <span id="more-9926"></span>Recensione a <em>Albero senza ombra</em><strong> - </strong><strong>César Brie</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un lavoro di indagine durato quasi due anni, dopo essere stato cacciato dalla sua città lo stesso giorno in cui veniva dichiarato cittadino boliviano, <strong>César Brie </strong>giunge in Italia al <strong>Festival Scene di Paglia</strong>, per raccontare gli episodi di una tragedia di cui si è fatto testimone e portatore di memoria. L'11 settembre 2008 nella profonda giungla boliviana, nella regione del Pando, decine di <em>campesiños</em> che andavano a manifestare per poter avere le terre che gli spettavano, vennero uccisi in un massacro che fu fatto passare totalmente inosservato. Arrivato sul luogo del disastro il regista argentino si rese conto che nessuno aveva veramente idea di che cosa fosse successo, i famigliari delle vittime chiedevano indietro i corpi degli scomparsi; delle centinaia di persone coinvolte pochissime tornarono a casa e solo undici furono dichiarati ufficialmente morti. Dalla minuziosa e pericolosa indagine iniziata due anni fa César Brie è riuscito a ricostruire, in un documentario di tre ore, gran parte dei fatti di quel terribile giorno, portando alla luce verità inespresse e scomode per entrambe le parti e lasciandosi dentro un enorme vuoto. Lo spettacolo portato in scena a Piove di Sacco non è un'inchiesta ma piuttosto quel che resta della <em>pietas</em> di César Brie, un atto d'umanità nei confronti di una vicenda inumana.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9934" title="Albero senza ombra" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a><span style="font-weight: normal;">Albero senza ombra </span></strong></em>come fa notare Fernando Marchiori – che segue ormai da anni l'artista – è l'ennesimo monologo attraverso il quale Brie cerca di superare la crisi: durante gli anni di lavoro con il Teatro de Los Andes i ritorni al monologo sono sempre stati segno di un periodo di riflessione e riscoperta di sé. Con questo lavoro Brie – da sempre impegnato nella difesa dei valori degli indigeni boliviani – riporta in scena le vite-attraverso-la-morte di quelli che non sono personaggi di un mito, ma eroi del quotidiano. E lo fa con il suo linguaggio fatto di racconti, di colori e panni stesi, di miglio e foglie. Una scena circolare vede un Brie ancora capace di stupire con le sue performance attoriali, i fatti si avvicendano avvolgendo attore e pubblico in una spirale sempre più stretta. Brie usa linguaggio conosciuto e strutturato su metafore e allegorie, immagini frequenti e che un pubblico appassionato riconosce come stilemi della poetica dell'artista. Oggetti-pendolo, sacchi di miglio, bacinelle d'acqua, stracci e abiti, tutto diviene qualcos'altro: uomini, armi, strade, fiumi, case, bambini. La relazione attore-oggetto è sempre chiara e definita, è l'azione dell'attore che definisce l'oggetto agito e in un gesto lo violenta, lo uccide, lo salva, lo muta di significato. Brie parla e fa parlare i suoi personaggi facendosi portavoce delle loro verità con una cronaca dal respiro brechtiano, prende parola il <em>campesiño</em> in fuga, il boia, il soldato e il medico, tutti con la propria ragione, tutti con la loro versione della storia. Ecco allora il grande sforzo di Brie sta nel ricomporre il puzzle raccogliendo i frammenti, lo spettacolo non è dunque un'inchiesta, ma il riflesso della luce puntata su quei frammenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All'incontro con il pubblico condotto da Marchiori, Brie si dice non ancora soddisfatto dello spettacolo «Forse avrei dovuto parlare della ricerca, dell'indagine, di come siamo arrivati a ricostruire tutti i fatti attraverso le autopsie e le interviste». Si prospetta una possibile svolta dello spettacolo, raccontare come è stata scoperta la verità a volte può essere ancora più agghiacciante e toccante della verità stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Scene di Paglia, Piove di Sacco</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>HERE: memorie contemporanee</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 20:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.

Teatro contemporaneo in forma di festival è il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9918" title="La conigliera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.<span id="more-9914"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9922" title="Insorta distesa" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Teatro contemporaneo in forma di festival</em> è il progetto che la compagnia teatrale <strong>Anagoor</strong> porta avanti dal 2003 con lo scopo di contaminare "per contagio" la realtà circostante, spesso lontana dalle forme del teatro contemporaneo. Isolato nella pace della campagna veneta, vicino a Castelminio di Resana, nel cuore della provincia trevigiana, è stato allestito da due anni e mezzo nel magnifico spazio della Conigliera<span style="color: #ff0000;"> </span> un luogo che per la sua conformazione e struttura si presta alle pratiche performative, al ritiro e allo studio; ma al contempo è profondamente calato in quella realtà rurale che caratterizza il Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un progetto che pone quest'anno al centro del discorso le trasformazioni della memoria: come sono trasfigurate nei secoli le modalità di archiviazione <span style="color: #000000;">della memoria</span>? Che cosa è cambiato dalla pergamena al dvd, dal dipinto al video? Quali sono i "materiali" che scegliamo di ricordare e quali quelli che invece tralasciamo? La società contemporanea è fatta al contempo di ciò che ricorda e di ciò che sceglie di dimenticare. In questo frangente si inserisce la breve rassegna messa a punto da Anagoor: una piccola raccolta di cinque compagnie contemporanee, cinque modi diversi di affrontare la realtà, di registrare e percepire il presente. La rassegna ha ospitato tre gruppi ormai affermati del panorama nazionale: i Babilonia Teatri con l'ultimo intransigente lavoro <em>Pornobboy;</em> Muta Imago con <em>Lev, </em>se<span style="color: #000000;">condo episodio di una trilogia sulla memoria; Teatro Sotterraneo con <em>Dies Irae</em>, cinque impronte archeologiche sull'esistenza umana. A queste compagnie, che stanno letteralmente spopolando, </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">sono stati affiancati due gruppi altrettanto validi ma ancora in cerca di afferma</span>zione: Fagarazzi &amp; Zuffellato e Plumes dans la tête. Il primo con</span> <em>Io Lusso</em> ha proposto una riflessione sulla società contemporanea e sulla "democratizzazione del lusso".</p>
<p style="text-align: justify;">A chiudere la rassegna il lavoro di Silvia Costa che, con la sua compagnia <strong>Plumes dans la tête</strong>, mette in scena <em>FORMAZIONE PAGANA fase uno. Insorta distesa.</em><strong><em> </em></strong>Un'opera dal forte impatto iniziale, che attraversa diversi linguaggi, dal sonoro al visivo, per soffermarsi nella ricerca archeologica e minuziosa misurazione di una società ormai scomparsa e seppellita nella polvere. I cui resti si perdono – bianchi su fondo bianco – in uno spazio asettico e incolore suggestivamente illuminato, spazio a-temporale e a-formale per eccellenza, dove ogni strumento di misurazione sembra restare inutilmente in attesa d'essere usato. Un lavoro forse al primo impatto di difficile comprensione, che rimane sospeso nelle mente del pubblico ancora per svariati secondi prima dell'applauso finale.<br />
All'uscita dalla sala, l'organizzazione offre un rinfresco, un'occasione conviviale per stimolare la conversazione e il confronto, due punti fondamentali per far sedimentare il pensiero e la memoria, invogliare gli spettatori meno assidui a tornare, creare un contesto leggero in cui arte e piacere si mescolino e si influenzino a vicenda. Un progetto valido in uno spazio fuori dal comune,  che ha raggiunto il suo obiettivo di diffusione e contaminazione, sicuramente da ripetere e non dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a La Conigliera, Castelminio di Resana</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Residenze in Veneto: una realtà su cui discutere</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 17:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La residenza teatrale come nuovo motore di sviluppo economico e culturale per il territorio veneto: se ne parlerà sabato 26 giugno a Padova al Ridotto del Teatro Verdi. L'associazione PPTV diretta da Labros Mangheras organizza un convegno al quale interverranno numerosi esperti del settore moderati dal critico teatrale Andrea Porcheddu.

La residenza, nata in Francia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/800px-TeatroVerdiPadova.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9892" title="Convegno PPTV" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/800px-TeatroVerdiPadova-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La residenza teatrale come nuovo motore di sviluppo economico e culturale per il territorio veneto: se ne parlerà <strong>sabato 26 giugno a Padova al Ridotto del Teatro Verdi</strong>. L'associazione PPTV diretta da Labros Manghe<span style="color: #000000;">ras organizza u</span>n convegno al quale interverranno numerosi esperti del settore moderati dal critico teatrale Andrea Porcheddu.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-9880"></span></p>
<div id="attachment_9892" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/800px-TeatroVerdiPadova.jpg"><img class="size-medium wp-image-9892" title="Convegno PPTV" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/800px-TeatroVerdiPadova-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Teatro Verdi di Padova</p></div>
<p style="text-align: justify;">La residenza, nata in Francia e sviluppatasi rapidamente all'estero, è una forma di collaborazione tra teatri, festival, enti e artisti, che rappresenta un fortissimo atto di sostegno e crescita. Mirando al processo di creazione, piuttosto che al prodotto finale, la residenza mette gli artisti in condizione di seguire un percorso di lavoro nella più completa libertà espressiva e d'indagine, dando loro uno spazio e un tempo<span style="color: #000000;"> giusti </span>per la ricerca. Spesso andando a coinvolgere socialmente il territorio in scambi e reciproci arricchimenti. In un periodo in cui i tagli stanno impoverendo la cultura italiana e abbattendo i finanziamenti a enti e teatri, <span style="color: #ff0000;"> </span>coloro che più ne fanno le spese sono le compagnie e gli artisti che usufruivano direttamente di fondi: la residenza sembra tornare come possibile motore di economie e sviluppo culturale del territorio.<em><br />
Le Residenze teatrali in Veneto: come abitare il territorio </em>è il convegno che si svilupperà<em> </em>esattamente su questa tematica. L'Associazione Produttori Professionali Teatrali Veneti (PPTV) diretta da <strong>Labros Mangheras</strong> e <strong>Massimo Munaro</strong>, organizza<strong> sabato 26 giugno</strong><strong> </strong> un incontro dibattito per capire in che modo il sistema residenza possa portare crescita sociale ed economica nel territorio regionale e nazionale.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;">Il convegno sarà moderato dal critico teatrale <strong>Andrea Porcheddu</strong>, che guiderà gli interventi di professionisti del settore che esporranno le loro testimonianze in merito a progetti regionali e nazionali. Alcuni tra questi saranno: Franco d'Ippolito coordinatore progetto FESR Regione Puglia, Gimmi Basilotta presidente dell'Associazione Piemonte delle Residenze, Francesco D'Agostino presidente dell'Associazione Nazionale Residenze e Compagnie Teatrali, Renzo Boldrini coordinatore Residenze Teatrali Provincia di Pisa. Per il Veneto interverranno Pierluca Donin direttore di ARTEVEN, Andrea Colasio Assessore alla Cultura Comune di Padova, Alfonso Malaguti presidente dell'Agis Tre Venezia, Laura Barbiani presidente del Teatro Stabile del Veneto, Cristina Palumbo consulente per La Fondazione di Venezia e Paolo Valerio direttore del Teatro Stabile di Verona.</p>
<p style="text-align: justify;">Un incontro per apprendere da realtà già consolidate e per definire nuove strategie di lavoro sul territorio, per la cultura, gli artisti locali e non solo. L'inizio dei lavori è previsto per le <strong>ore 9.00</strong> del mattino nella sala del Ridotto del  <strong>Teatro Verdi di Padova.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso<br />
<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Premio Hystrio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 00:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato la cerimonia di premiazione del Premio Hystrio 2010, al Teatro Elfo Puccini di Milano. Alcuni tra i migliori personaggi del teatro italiano contemporaneo ricevono il premio istituito dalla direttrice del trimestrale di teatro, Claudia Cannella. Tra i premiati Emma Dante, Filippo Timi e Saverio La Ruina, ma anche realtà emergenti come Punta Corsara e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/22010.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9857" title="Premio Hystrio" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/22010-140x150.jpg" alt="" width="140" height="150" /></a>Sabato la cerimonia di premiazione del Premio Hystrio 2010, al Teatro Elfo Puccini di Milano. Alcuni tra i migliori personaggi del teatro italiano contemporaneo ricevono il premio istituito dalla direttrice del trimestrale di teatro, Claudia Cannella. Tra i premiati Emma Dante, Filippo Timi e Saverio La Ruina, ma anche realtà emergenti come Punta Corsara e Teatro Sotterraneo.<span id="more-9839"></span>Quanto un premio può essere rappresentativo dello stato attuale del teatro contemporaneo?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9878" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_4083.jpg"><img class="size-medium wp-image-9878" title="Emma Dante premiata" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_4083-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text"> Emma Dante premiata</p></div>
<p>Quest'anno il Premio Hystrio, indetto dalla rivista trimestrale diretta da Claudia Cannella, propone dei nomi certamente conosciuti nel panorama teatrale italiano affiancandoli a nomi un po' meno noti ma decisamente meritevoli.<br />
Premio alla regia per <strong>Emma Dante</strong>, al contempo contestata e amata: la regista siciliana si sta facendo strada tra i colossi del teatro d'altri tempi, imponendo uno stile personalissimo e sanguigno. Ultima conquista quella della <em>Carmen</em>, per il Teatro La Scala, che ha portato una ventata di vita anche alla lirica italiana. Sempre a sud e ad una lingua davvero inconfondibile si guarda per gli incredibili testi di<strong> Saverio La Ruina</strong> che per il suo percorso con <em>la Borto e Dissonorata </em> si aggiudica il premio alla drammaturgia. Testi che confermano le sue doti d'interprete ma che svelano anche una profonda sensibilità linguistica e psicologica.<br />
<strong>Filippo Timi </strong>eternamente diviso tra cinema e teatro riceve invece il Premio Hystrio-Teatro Festival di Mantova per <em>Il</em><em> popolo non ha il pane? Diamogli le brioche. </em>L'attore-regista, attraverso il suo percorso, dimostra di saper far collimare perfettamente due arti in un'unica carriera. Altra attrice interdisciplinare che ha conquistato in questi anni le platee italiane è <strong>Maria Paiato,</strong> già premiata più volte dall'ETI e dal premio Ubu, la giuria la conferma come migliore interprete 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Vicino a questi "nomi noti" compaiono quelli di giovani attori under 30 tra cui <strong>Stefano Moretti</strong> che conquista la giuria del Premio Vocazione 2010, «<em>per la capacità di declinare il bagaglio tecnico acquisito negli anni della formazione in una gamma variegata di toni ed espressioni»</em>. <strong>Giulia Scudeletti</strong>, Premio Hystrio Teatri Possibili-Comune di Pieve Ligure, è stata premiata «<em>per la peculiare capacità comunicativa [...]; convince per precisione, accuratezza e totale assenza di retorica</em>». Insieme ai giovani vincitori sono stati menzionati anche Andrea Germani, Luca Damiani, Barbara Ronchi e Claudia Salvatore.<br />
Altri giovani emergenti sono quelli del Premio Occhi di Scena: oltre alla vincitrice <strong>Laura Arlotti </strong>– che si sta facendo strada fotografando le nuove generazioni del teatro contemporaneo – abbiamo il piacere di segnalare Alvise Nicoletti, il<span style="color: #000000;"> web master </span>e fotografo de Il Tamburo di Kattrin, classificatosi tra i primi cinque finalisti.<br />
Sempre per la generazione "sotto i trenta" viene premiato <strong>Teatro Sotterraneo</strong>, il gruppo toscano che in soli sei anni è cresciuto tantissimo facendosi portavoce delle nuove generazioni. Ormai pluripremiato, sta calcando le scene italiane <em>«avvicinando a problematiche complesse pubblici diversi per età e formazione grazie a una pratica scenica che riesce a coniugare profondità e accessibilità».</em></p>
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_3953.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9876" title="Premiazioni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_3953-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per finire vengono premiati i progetti, quelle istanze che per il loro radicamento nel territorio o nella tradizione diffondono e promuovono la cultura, lavorando direttamente su e per la società. Progetti grazie ai quali nascono connessioni e nuove reti, o si riscoprono e valorizzano saperi artigianali. È questo il caso di <strong>Punta Corsara/Scampia</strong> e <strong>IF Festival</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Al primo – promosso dalla Fondazione Campania dei Festival – va il Premio Hystrio-Altre Muse 2010 perché ha saputo <em>«mettere insieme attività teatrale, formazione professionale e rapporto con un territorio di aspra difficoltà»</em>, creando dei percorsi formativi dando vita a un'intensa attività intorno alla ristrutturazione e al recupero dell'Auditorium di Scampia, quartiere difficile della città partenopea.  Il Teatro del Buratto invece vince il Premio Provincia di Milano per <strong>IF Festival</strong>,<strong> </strong>una giovane rassegna che in soli tre anni si è già aggiudicata un posto d'onore tra le rassegne di teatro di immagine e di figura, portando in scena spettacoli per ragazzi e per adulti e conquistando il territorio e il pubblico della città lombarda.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Superstizioni danzate</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 19:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sotto la buccia]]></category>
		<category><![CDATA[compagnia divano occidentale orientale]]></category>

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		<description><![CDATA[La Compagnia Divano Occidentale Orientale presenta Ammaliata, progetto vincitore del bando di produzione ETI Teatri del Sacro: una ricerca sulla vocalità del rito della fascinazione. Tra parodia e tragedia due storie in versi in dialetto meridionale si alternano sulla scena in una combinazione decisamente colorita.
Recensione a Ammaliata – Compagnia Divano Occidentale Orientale
Alcune credenze arcaiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/Ammaliata-9348.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9564" title="Ammaliata" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/Ammaliata-9348-200x300.jpg" alt="" width="120" height="180" /></a>La Compagnia Divano Occidentale Orientale presenta <em>Ammaliata,</em> progetto vincitore del bando di produzione ETI Teatri del Sacro: una ricerca sulla vocalità del rito della fascinazione. Tra parodia e tragedia due storie in versi in dialetto meridionale si alternano sulla scena in una combinazione decisamente colorita.<span id="more-9608"></span></p>
<p>Recensione a <em>Ammaliata</em> – <strong>Compagnia Divano Occidentale Orientale</strong></p>
<div id="attachment_9564" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/Ammaliata-9348.jpg"><img class="size-medium wp-image-9564" title="Ammaliata" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/Ammaliata-9348-200x300.jpg" alt="Ammaliata" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ammaliata</p></div>
<p style="text-align: justify;">Alcune credenze arcaiche e lontane persistono e ancora percorrono la società contemporanea. Superstizione e tradizione trovano spazio nella quotidianità della gente comune: quando un gatto nero attraversa la strada i più superstiziosi aspettano ancora che passi qualcun altro e quando fanno cadere il sale ne gettano tre pizzichi dietro le spalle. Tutti piccoli accorgimenti che si prendono quasi inconsapevolmente senza sapere veramente chi ce li ha insegnati, senza conoscerne la provenienza. A volte non sappiamo nemmeno perché questi accadimenti “portino male” o quale sia il motivo di tale supposizione. Una volta ci volevano sette anni di lavoro da cameriera per pagare uno specchio rotto al padrone: gli scongiuri non servivano a molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre donne, un canto, una danza. Elementi fondamentali del rito. Proprio intorno al rituale dello scongiuro ruota <em>Ammaliata</em> messo in scena da <strong>Giuseppe Bonifati</strong> insieme alla <strong>Compagnia Divano Occidentale Orientale</strong>. «Ammaliata è l’appellativo col quale viene designata una persona che è stata colta dal fascino a motivo della sua avvenenza o semplicemente per invidia». La giovane compagnia locale propone<em> </em>uno spettacolo concerto per tre voci, un vero e proprio campionario di dialetti e rituali meridionali si mescolano al camdoblé e alle assonanze della musica brasiliana.</p>
<div id="attachment_9560" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ammaliata-9233.jpg"><img class="size-medium wp-image-9560" title="ammaliata 9233" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ammaliata-9233-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Ammaliata</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tre attori recitano nei panni di tre vecchie, due comari e una magara che danzando e cantando al ritmo della tammurriata scongiurano il malocchio e benedicono l'amore di due giovani del paese. Il lavoro di Bonifati è divertente quanto accurato, la contaminazione di generi musicali, riti e danze diverse rende lo spettacolo omogeneo e caratteristico al contempo. Samba e taranta si alternano ai balli dei dervisci nordafricani. I canti tradizionali accompagnati dal bravissimo percussionista Antonio Merola, si alternano a un testo quasi completamente in versi.  Intonato al ritmo, il testo si muove tra nenia, lamento e un rap supportato dalla rima baciata – divertente ma a lungo cacofonica. Buona la performance degli attori, soprattutto <strong>Luigi Tabita</strong> nell'interpretazione della magara dallo sguardo penetrante.  La scelta di dare a tre uomini personaggi femminili accentua la parodia di una pièce che nasconde una profonda ricerca antropologica. Una compagnia giovane che merita sicuramente di crescere e approfondire il proprio lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Primavera dei Teatri, Castrovillari</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Ultime Primizie di Stagione</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 05:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Primizie di stagione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per la sua ultima sera il Festival ospita L'ingegner Gadda va alla guerra, premio della critica 2010 per Fabrizio Giufini che riscopre la bellezza dei diari di guerra dello scrittore/ingegnere, e Ammaliata, uno spettacolo profondamente radicato nelle tradizioni popolari portato in scena dalla  Compagnia Divano Occidentale Orientale.
L'ultima serata di Festival si chiude con due spettacoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="size-thumbnail wp-image-8557 alignleft" title="L'ingegner Gadda va alla guerra" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/05/Lingegner-Gadda...-foto-G.-Di-Stefano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Per la sua ultima sera il Festival ospita <em><strong>L'ingegner Gadda va alla guerra</strong></em>, premio della critica 2010 per <strong>Fabrizio Giufini </strong>che riscopre la bellezza dei diari di guerra dello scrittore/ingegnere, e <em><strong>Ammaliata</strong>,<strong> </strong></em>uno spettacolo profondamente radicato nelle tradizioni popolari portato in scena dalla  <strong>Compagnia Divano Occidentale Orientale.<span id="more-8831"></span></strong></p>
<div id="attachment_8548" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/05/ammaliata.jpg"><img class="size-medium wp-image-8548" title="ammaliata" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/05/ammaliata-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ammaliata</p></div>
<p style="text-align: justify;">L'ultima serata di Festival si chiude con due spettacoli profondamente radicati nella storia e tradizione italiana. <strong>Fabrizio Giufini </strong>e<strong> Giuseppe Bertolucci </strong>portano in scena i <em>Diari</em> di Gadda, importanti spaccati della vita dello scrittore durante la prima guerra mondiale. Oltre ad essere una testimonianza di inestimabile valore, <strong><em>L'ingegner Gadda va alla guerra – </em></strong>in scena al <strong>Teatro Sybaris </strong>ore 20.45<strong> <em>– </em></strong>è stato premiato dall'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro per la formidabile interpretazione di Giufini. Da sempre grande monologhista l'attore rende le parole dell'autore ancora più evidenti grazie ad una fisicità quasi estrema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ammaliata</em> – Chiostro del Protoconvento </strong>ore<strong> </strong>22.30<strong> – </strong>portato in scena dalla <strong>Compagnia Divano Occidentale Orientale</strong> è un<strong> </strong>intreccio<strong> </strong>di tradizioni popolari e antichi canti che girando intorno al tema della superstizione,<strong> </strong>rievoca visioni lontane del Meridione. Vincitore al Bando produzione ETI "I Teatri del Sacro" 2009, lo spettacolo parte da una ricerca sulle sonorità di lingue e dialetti, dalla Calabria alla Puglia, alla Basilicata. Epicentro dello spettacolo sono gli occhi, lo sguardo. I riti<strong> </strong>diffusissimi in Calabria per scongiurare e per placare il malocchio sembrano essersi persi nel passaggio da una generazione all'altra: questa messinscena è un motivo per recuperare frammenti perduti, per ricordare e insieme rivivere.</p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Un Trattato per il contemporaneo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 20:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sotto la buccia]]></category>
		<category><![CDATA[TeatroPersona]]></category>

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		<description><![CDATA[Un immaginario onirico, un baratro aperto, una visione dell'infanzia profondamente inquietante. La compagnia TeatroPersona porta in scena il Trattato dei manichini, un esempio di scrittura scenica profondamente basato sulla lezione dei grandi maestri della ricerca teatrale, un insieme di tecnica e passione per una visione sicuramente sopra le righe.

In occasione della sua messa in scena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t08.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7514" title="Trattato dei manichini" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t08-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un immaginario onirico, un baratro aperto, una visione dell'infanzia profondamente inquietante. La compagnia <strong>TeatroPersona</strong> porta in scena il <strong><em>Trattato dei manichini</em></strong>, un esempio di scrittura scenica profondamente basato sulla lezione dei grandi maestri della ricerca teatrale, un insieme di tecnica e passione per una visione sicuramente sopra le righe.</p>
<p><span id="more-7402"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In occasione della sua messa in scena a Castrovillari, riproponiamo la recensione uscita qualche mese fa su <em><strong>Trattato dei manichini </strong></em>a conferma che la nostra opinione non è cambiata ma anzi si è stata riconfermata nel tempo.</p>
<p>Recensione a <em>Trattato dei manichini</em> — <strong>Compagnia TeatroPersona</strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<div id="attachment_7514" class="wp-caption alignleft" style="width: 280px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t08.jpg"><img class="size-medium wp-image-7514" title="Trattato dei manichini" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t08-300x200.jpg" alt="" width="270" height="180" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Davanti a un quadro la prima tentazione sarebbe quella di fermarsi e descriverlo: nelle luci, le forme, l'accuratezza del tratto e i colori. Strappare un po' di poesia all'immagine e dargli forma nelle parole, significherebbe raccontare la propria poesia e proiettare in essa il proprio immaginario. Questo è esattamente il meccanismo che vuole stimolare <strong><em>Alessandro Serra, </em></strong>regista del <strong><em>Trattato dei manichini,</em></strong> con uno spettacolo che non è solamente pura visione, ma anzi è un continuo vuoto teso al coinvolgimento emotivo e immaginativo del pubblico. Un'ora di spettacolo, un rincorrersi di immagini senza alcuna parola; solo musica, suono e silenzio. Un immaginario onirico, un baratro aperto, una visione dell'infanzia profondamente inquietante. Una rilettura per immagini e atmosfere del racconto il <em>Trattato dei Manichini</em> tratto da <em>Le Botteghe color cannella</em> di Bruno Schulz: la visione di un'infanzia immersa in un sogno-incubo trasformato dagli occhi di un bambino ormai adulto. Un silenzio assordante percorre la scena attraversata da alte figure vestite di abiti dei primi del Novecento; un realismo che dona quell'alone bianco e nero del ricordo. Un susseguirsi di quadri scenici, costruiti con rigore  - lo stesso che permette al regista di mettere in scena un attore di schiena per un tempo lunghissimo senza far cadere il ritmo. Una non-storia tracciata ad olio, solo accennata da simboli di riferimento chiari: il gioco, la paura, la madre. Bastano pochi appigli per costruire mille e una infanzie in cui perdersi.<br />
Unico punto di riferimento, perno intorno al quale ruota l'immaginazione dello spettatore, è una bambina, la piccola <strong>Silvia Malandra</strong>, che vive e ri-vive ogni sera in scena una storia-infanzia diversa. Ad accompagnarla tre straordinarie performer: <strong>Valentina Salerno</strong>, <strong>Chiara Cascinai</strong>, <strong>Alessandra Cristiani</strong>. Sono loro a creare e sconvolgere un impianto scenico profondamente codificato, sia nella partitura drammaturgica che nella scelte cromatiche. Il rosso, il nero, il bianco: tre colori che per la loro forza espressiva non rappresentano, ma sono vita morte e passione.</p>
<div id="attachment_7458" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t02.jpg"><img class="size-medium wp-image-7458" title="Trattato dei manichini" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/t02-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">La stessa attenzione, la stessa cura è impressa nel lavoro sull'attore. Incredibile la presenza scenica, la potenza sprigionata dalle attrici – tutte di formazioni molto varie, dal Butoh alla Biomeccanica. Non a caso tra i riferimenti fondamentali della compagnia spiccano Mejerchol’d, Grotowski e il lavoro sul mimo con Yves Le Breton, allievo di Decroux. A partire da questi ideali Alessandro Serra costruisce una sua visione dell'attore come "attore-talismano" che egli stesso definisce come «l'attore che è semplicemente ciò che esprime e non rap-presenta». Una concezione secondo cui la recitazione si trasforma in emanazione, affidata alla presenza scenica costruita sulla tecnica e sul montaggio dell'azione. «L'uomo muove e se ne va, come il regista, è in sua assenza che si crea il movimento»: facendo riferimento alla tecnica dello stop-motion Serra racconta il suo lavoro di regista, un processo per accumulo, che dura spesso molto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La comapagnia <strong>TeatroPersona</strong> lavora a Civitavecchia, dove ha una sala grazie alla quale può spendere la maggior parte del tempo nella ricerca teatrale, senza dover stare al passo con i tempi produttivi folli delle residenze e dei festival, ma dando all'arte il giusto tempo per maturare. Una compagnia giovane e insolita che vediamo poco girare nelle sale italiane, ma che – in qualche modo – dà un respiro diverso a quello che oggi chiamiamo "teatro di ricerca".</p>
<p><em>Visto a Teatro Astra, Schio</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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