Webzine di Critica Teatrale

Chi Siamo

Una redazione tutta al femminile di giovani critiche, che già si sono cimentate in questo lavoro per il blog (coordinato da Andrea Porcheddu) della Biennale Teatro, in occasione del Laboratorio Internazionale del Teatro 2008 e del Festival Internazionale del Teatro 2009, diretti da Maurizio Scaparro:
www.giornaledibordomediterraneo.wordpress.com
www.festivalmediterraneo.wordpress.com

CONTATTI
redazione@iltamburodikattrin.com

Camilla Toso 340/5039887
Silvia Gatto 329/9757807

Redazione:
Roberta Ferraresi

Silvia Gatto
Camilla Toso
Carlotta Tringali

Fotografie di:
Alvise Nicoletti
(sito web)

Collaborano:
Agnese Bellato, Agnese Cesari, Elena Conti, Laura Silvestrelli, Stefania Taddeo, Giulia Tirelli.

Hanno collaborato:
Ilaria Faletto, Sara Furlan, Maria Conte, Marta Panciera, Valentina Piscitelli, Rossella Placuzzi,  Italia Santocchio, Anna Serlenga.

Editoriale

Il Tamburo di Kattrin nasce da una necessità, un'urgenza, una passione, un urlo.
La necessità di trovare uno spazio di espressione, libero e visibile.
L'urgenza di fare, che spinge verso un'azione che é pensiero, riflessione, scrittura.
La passione, quella per il teatro, che ci accomuna e raduna tutti intorno a un unico fuoco.
L'urlo: quell'urlo muto di chi ha qualcosa da dire ma, forse, non ha i mezzi per farlo.


Kattrin é la figlia muta di Madre Coraggio di Bertolt Brecht, unica tra i suoi fratelli a sopravvivere alla guerra ed alla stupidità cieca della madre che la trascina con sé, inseguendo l'esercito e la sventura nella speranza di arricchirsi, ma attirando sulla sua famiglia solo disgrazia. Alla fine dell'opera Kattrin, rifugiatosi in campagna, scopre l'agguato che l'esercito imperiale sta preparando contro la città di Halle. I contadini, costretti dall'esercito a non fare rumore iniziano a pregare: non possono fare nulla per sventare l'attacco. Ma la ragazza si rifiuta, sale su un tetto, imbraccia un tamburo e inizia a rullare. Forse la città si sveglierà, forse qualcuno la sentirà e sarà pronto a difendere le mura. Non importa quale sarà il prezzo da pagare, Kattrin, non può più lasciar passare, non può più restare in silenzio di fronte a quel massacro.
Questo personaggio si racconta nelle didascalie: Kattrin vive tra le righe del dramma, si insinua nelle pause del dialogo. Parole ed azione, in lei, coincidono sempre, perché impariamo a conoscerla solo nel momento in cui agisce.

Ecco l'immagine: il tamburo, ultimo grido disperato di chi non ha più nulla da perdere, insieme voce e parola, richiamo, appello, e soprattutto azione. Spostare l'attenzione, ridestare, questa è l'ultimo gesto di Kattrin; sventare il pericolo svelandolo, semplicemente guardando altrove, portando gli occhi lontano dalla luce della città. Da qui il nome: Il tamburo di Kattrin, per la necessità di non restare in silenzio di fronte alla situazione teatrale italiana, per il bisogno di fare appello, risvegliare, riattivare la circolazione in un sistema ormai stanco. Questo vuole essere un giornale online di critica teatrale, ma non solo. Vuole porsi come sguardo originale e tagliente sulla scena teatrale, in un momento in cui la critica sembra essere giunta all'apice della caduta e lo spazio che le spetta è ormai ridotto al punto tale da livellare le sfumature del gusto a tre semplici Smile da indici di gradimento. È dalla ricerca di uno spazio che è nato questo giornale, per ridare un senso alla parola Critica e trovare un luogo, una terra di nessuno, entro la quale far scorrere libere le idee. Quale spazio più libero della rete, quale punto di vista più fresco di quello di un gruppo di giovani critiche alle prime armi? Usiamo internet e il networking per documentare, diffondere e informare; illuminare zone periferiche del teatro, che spesso non vengono prese in considerazione, che non trovano spazio sulle testate nazionali ma che rappresentano una nuova realtà teatrale, quella che non è sotto i riflettori, ma che si sta formando in un sottosuolo soffolto e brulicante. Vogliamo scuotere il vecchio teatro, alzando la polvere che lo ricopre e soffoca. Il teatro che si è rinchiuso, incurvato su se stesso, in un'amena illusione autoreferenziale e anacronistica.

Tutto questo sorvolando i canali convenzionali e le riviste specializzate, rivolgendoci direttamente agli artisti e al pubblico nella speranza di svegliarli dall'apatia dell'abitudine e dall'ipocrisia dell'applauso automatico.
Vogliamo esporci e metterci in gioco, pronti a ricevere critiche e ad aprire un dibattito. Non offriamo soluzioni o chiavi di lettura eterne, piuttosto siamo piccoli cercatori di tracce, le tracce di un teatro perso che non si sa più trovare.

15 Commenti »

  1. Carissime critiche,
    sono Andrea Ciommy, laureando in Tecniche artistiche e dello spettacolo all'Università Ca' Foscari e allievo regist-attore tramite formazione laboratoriale con registi e compagnie, almeno per il momento.
    Quando posso vi leggo e vi stimo. Si percepisce l'entusiasmo di un gruppo frizzante che sta seguendo, si spera, la strada giusta.

    Con affetto vi saluto.

    Andrea Ciommy

  2. Innanzitutto complimenti per il lavoro che svolgete.
    La terminologia e lo stile dei vostri testi, di facile comprensione seppur raffinati, permettono la lettura e promettono interesse anche ai non addetti ai lavori, seppur appassionati al teatro, come me.
    Inoltre complimenti per la nuova rubrica di video-interviste.
    Rinnovo i complimenti e Vi auguro un buon lavoro.

  3. Grazie,
    Fa sempre piacere sapere cosa ne pensa il pubblico.

  4. Schlage die Trommel und fürchte dich nicht!
    Gran bel sito, davvero: a cominciare dal titolo (geniale!) – avrei solo una richiesta: perché non scrivere qualche anticipazione, qualche cosa in più sugli spettacoli che verranno da queste parti? Ma intanto per me è un piacere leggere anche di quelli già stati, e il lavoro fatto con il festival delle mura mi pare davvero straordinario, per quantità e qualità: se era un modo per "sperimentarsi", mi pare che l'esperimento sia più che riuscito. Continuate così, complimenti!

  5. Ho letto la recensione di Hamlet in London e l'ho trovata azzeccatissima. Mi trovo perfettamente d'accordo su come è stato descritto l'evento e leggendo l'articolo mi sono ritrovata proprio lì, al Wyndham’s Theatre, con tutta l'emozione di quella sera di giugno nella quale, seduta su quelle poltroncine, mi sono ritrovata per più di tre ore immersa in un altro tempo. Complimenti per il sito.

  6. ragazze, siete meravigliose!

  7. ma non vi sembra di aver scopiazzato ben bene (troppo) da altre riviste che già esistono? non avete identità. chissà se mi pubblicherete...

  8. Caro/a suria, quante altre riviste avrebbero pubblicato questo commento? Ti lasciamo esprimere liberamente il tuo pensiero come noi esprimiamo liberamente la nostra identità.

  9. Suria, è a dir poco aberrante leggere la tua invettiva contro una presunta mancanza di identità quando oggettivamente ciò che scrivi palesa una gratuita aggressione figlia, a quanto pare, di una crisi identitaria latente. Nel tuo commento, mancano le argomentazioni. Capisco che ciascuno ha diritto e libertà di esprimere la propria opinione, ma se il risultato deve essere una sterile e indignante dichiarazione fine a se stessa,non argomentata, è inevitabile assumersi le responsabilità di ciò che si blatera. Cita queste riviste dalle quali si scopiazzerebbe. Sviluppa questa tuo presumere la mancanza d'identità.
    Il tamburo di kattrin è composto da studiose prima di tutto, che sanno quello di cui stanno parlando. Non sono semplici spettatrici degli spettacoli, ma giovani ragazze che alla passione accompagnano una formazione di tutto rispetto.
    Rispetto che non hai avuto nell'esprimerti, caro/a Suria e sinceramente mi infastidisce risponderti a tono, il tuo commento si qualifica da sè.
    Se le mie parole dovessero risultarti apologie partigiane alle "kattrine" - lo presumo deducendolo dal tuo pensiero - pazienza. Il mio è uno scrivere inanzitutto disinteressato, effetto dell'indignazione causata da ciò che manifesti. E, da attento lettore della materia di cui si discute, non ho trovato queste altre riviste già esistenti "plagiate", secondo te, dalle critiche del sito.
    ...Le ragazze che mandano avanti questo delizioso sito hanno nomi e cognomi pubblicati in modo trasparente. Tu chi sei?
    L'aggressione è scatenata da ciò che in psicologia si definisce "frustrazione da invisibilità"...

    Nell'era dei social networks e degli "autoctoni virtuali" non sai che prima di parlare bisogna connettersi?

  10. complimenti per i toni indignati... non è il caso di scaldarsi tanto! mi riferisco ad altre testate che voi penso ben conoscerete. a partire da krapp's las t post o teatro e critica, delteatro...
    nessuno mette in dubbio le vostre capacità, ma solo il fatto che ormai preso un format siano poi tutti uguali quelli che seguono... sarebbe bello, visto che siete così giovani, aveste scopiazzato un po' meno nei format ma ideato qualcosa di originale... tutto qui. se poi non vi si può criticare, come sembra, pace. Mi si permetta di farlo lo stesso. Siamo pur sempre in democrazia. O no?

  11. Caro/a Suria, credo che nel caso di riviste di teatro o altre materie culturali conti molti il format, ma ancora più il contenuto! Sicuramente esistono altre riviste che hanno un format simile o che Kattrin ne abbia uno simile a loro, ma sicuramente le cose che ci sono scritte sono diverse, perchè diversi sono i punti di vista e diverse le menti che elaborano i "giudizi". E' quindi inutile accannirsi sul format, che è sempre importante e che è giusto cercare di sviluppare e coltivare, ma solo se finalizzato a raggiungere un numero di lettori sempre più alto, non per prestigio, ma per amore di un'arte che vive ancora nel pregiudizio della sua presunta natura vecchia e/o incomprensibile. E' un'ottica commerciale quella che ci costringe a dare più importanza alla forma che al contenuto. Non mi sembra che nel sito ci siano recensioni copiate, ed è questo l'importante. Se poi vuoi dare suggerimenti sul format, su come arricchirlo o migliorarlo penso che la redazione ne sia solo contenta, considerando l'entusiasmo e la correttezza con cui ha sempre risposto ai commenti. Oppure apri un portale tutto tuo. E' giusto criticare, ma come diceva Emilio che almeno siano finalizzate a qualcosa di concreto o costruttivo, altrimenti corri il rischio che il tuo commento cada nel vuoto e non sia utile a nulla, tanto da aver paura che non venga pubblicato.
    Preciso che questo è un invito ad inviare i tuoi consigli, in modo da migliorare un portale che a quanto pare è seguito ed apprezzato, e non una sterile critica sull'inutilità di un post come quello da te elaborato!

  12. Caro/a Suria,
    come tu dici siamo ancora in una democrazia e come puoi vedere siamo ben aperte a dei commenti/critiche, altrimenti avremmo censurato tutto. Ma non lo abbiamo fatto. Ci tengo a puntualizzare una cosa: Emilio non fa parte della redazione, anzi lo ringraziamo moltissimo per le parole spese nei nostri confronti e per la stima che ha verso chi scrive e chi cura il Tamburo di Kattrin ogni giorno con passione ed entusiasmo. Siamo sempre aperte alle critiche, anzi le difendiamo a spada tratta, quindi come anche scrive teardrop.smile, che invece collabora con noi, ben vengano. Non capisco questo accanirsi sul format: magari avrà delle somiglianze con altre riviste; riviste nate da una necessità di scrivere e sfido a far scomparire la scrittura in una rivista. E comunque non credo che l'attenzione debba fermarsi alla semplice scatola contenitrice, ma più che altro sul contenuto. Inoltre, se fossi stato un attento lettore del Tamburo di Kattrin, avresti anche notato la parte dedicata al pubblico: non troverai in altre riviste i commenti a caldo degli spettatori appena usciti da teatro; proprio per questa sezione originale abbiamo anche ricevuto i complimenti di Krapp, che tu citi tra le riviste che avremmo, come dici tu, scopiazzato. Ti invito a visitare il Tamburo con più attenzione e di nuovo, ricordati caro/a Suria, che le critiche costruttive sono, dal Tamburo, sempre bene accette perché motivo di crescita.

  13. Io vedo nel tamburo un'esigenza di comunicare frutto di un amore per il teatro (specialmente di ricerca) che non trovo altrove. Quindi anche se vi fosse una certa somiglianza nel format, cara Suria, penso tu faccia il grande errore di sottovalutare il contenuto. E comunque alcune idee, come ad esempio i commenti a caldo del pubblico, non l'ho mai viste in nessun'altra testata. Vuoi vedere che prima o poi verrà copiata loro l'idea?
    Spero che questo commento non venga visto come un attacco da parte mia, è solo che in questo paese bigotto bisogna sostenere non attaccare chi difende con impegno e sincera passione, valori artistici e culturali che rischiano seriamente di finire nel dimenticatoio.

  14. Complimenti! Mancava un webzine come questa! E che la critica teatrale risorga! A prestissimo
    Teatro de Linutile

  15. Passati un po' di giorni da questa polemica ma mi sento di partecipare. Da redattore e animatore di una delle riviste citate (teatro e critica) non posso che esprimere alle care colleghe "Tamburine" appena lasciate nello studio di Radicondoli, dove si stanno davvero dando da fare, la mia più totale vicinanza. E' soltanto con la sinergia e non con l'invidia o l'estraneità che si riesce a costruire e poi distruggere e poi ricostruire e così via, ossia la funzione critica e conflittuale umana e non soltanto intellettuale. Non ci si copia, si respira la stessa aria. Si vive assieme. Questo l'obiettivo, questa la misteriosa voglia che ci fa sacerdoti della stessa assetata religione.

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