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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Giovani a Teatro</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Verba manent</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Teatro Universitario Giovanni Poli di Venezia registra il tutto esaurito per Babilonia Teatri, che riportano nella città lagunare il loro successo made in italy per la rassegna "Declinazioni di Drammaturgia" organizzata dalla Fondazione di Venezia.
Recensione a Made in Italy - Babilonia Teatri

Sineddoche di tutta Italia, il natio Nord Est viene usato da Babilonia Teatri come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6318" title="Made in Italy" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/babilonia_madeinitaly-199x300.jpg" alt="" width="119" height="180" />Il Teatro Universitario Giovanni Poli di Venezia registra il tutto esaurito per <strong>Babilonia Teatri</strong>, che riportano nella città lagunare il loro successo <em>m</em><em>ade in italy</em> per la rassegna "Declinazioni di Drammaturgia" organizzata dalla Fondazione di Venezia.<span id="more-6316"></span></p>
<p>Recensione a <em>Made in Italy</em> - <strong>Babilonia Teatri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6318" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-6318" title="Made in Italy" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/babilonia_madeinitaly-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">foto di Marco Caselli Nirmal</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sineddoche di tutta <span style="color: #ff0000;"></span>Italia, il natio Nord Est viene usato da <strong>Babilonia Teatri</strong> <span style="color: #000000;">come luogo privilegiato di raccolta d'espressioni vernacolari e pregiudizi - ormai divenuti intercalari  - per costruire una panoramica che riflette l'intero stivale.  L'ipocrisia</span> ed i luoghi comuni captati nella loro città, Verona, divengono punto di partenza per una tragicommedia punk tutta <em>m</em><em>ade in italy</em> - che è valsa alla compagnia il Premio Scenario 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">Frasi razziste, bestemmie, modi di dire, testi di canzonette ed espressioni giuridiche si aggrovigliano come i neon della scena svelando, illuminandosi a intermittenza, significati altri e spiazzanti accostamenti. Attraverso una non-recitazione urlata e ritmata, <strong>Valeria Raimondi</strong> ed <strong>Enrico Castellani </strong>vomitano un testo che, procedendo per collegamenti stupidamente  e genialmente<span style="color: #000000;"> logici</span>, restituisce una fotografia del nostro Paese nauseante. Un'Italia fatta di tifo calcistico sfegatato, strisciante xenofobia mascherata da "sacrosanta difesa dell'identità nazionale" e funerali in diretta televisiva nella disperata ricerca di un eroe e di un'<em>audience <span style="color: #ff0000;"></span></em>di cui andare orgogliosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Le scene</span> </span>si susseguono con lo stesso criterio apparentemente illogico della struttura drammaturgica, <span style="color: #000000;">alternate</span> a momenti in cui i due bravissimi attori si abbandonano a manifestazioni di incontrollabile energia, ballando con incredibile autoironia canzonette (come <em>Acida</em> dei Prozac+, un vero cult demenziale da "pogo" di un'intera generazione).<span style="color: #ff0000;"> </span> Una sorta di <em>Blob</em> teatrale non volto alla costruzione di un racconto, ma di <span style="color: #000000;">un</span> senso. Un <em>Blob</em>, però, non fatto di immagini, ma soprattutto di parole.<br />
Anche la vittoria degli azzurri ai mondiali <span style="color: #000000;">di calcio</span> e il funerale di Pavarotti vengono ricordati in scena solo attraverso la registrazione audio della diretta: immagini presenti in qualche antro della nostra mente, ormai assuefatta dalla quotidiana overdose<span style="color: #000000;"> a</span> potenziare la memoria visiva. Ma chi ricorda le parole che sono state dette in quelle occasioni?<br />
Nell'<span style="color: #ff0000;"> </span>"era della riproducibilità tecnica"<span style="color: #ff0000;"> </span>, l'antico motto "verba volant" non è più così effettivo: con un'operazione  di elevazione al quadrato, Babilonia Teatri conclude lo spettacolo con la voce degli attori stessi registrata e prestata a un coretto kitsch di nani e biancanevi da giardino, simbolo per eccellenza del benpensante qualunquista. Ciononostante nessuno sembra dare più peso alle parole: riascoltarle senza avere nulla da guardare – i due attori restano pressoché immobili, in <em>tableau vivant</em><span style="color: #ff0000;"> </span>, durante la riproduzione audio – restituisce alle parole la loro capacità di significare, smascherando il populismo, la finta enfasi e la vacuità della comunicazione televisiva imperante.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello dei Babilonia è un teatro innovativo, irriverente, tagliente, grottesco, divertente e di parola: se, negli anni, quest'ultima espressione è divenuta sinonimo di "tradizionale", in contrapposizione al teatro "di ricerca" che ha sviluppato maggiormente l'aspetto immaginifico e visuale della scena, alla giovane compagnia si deve riconoscere anche il merito di aver contribuito a sgretolare, con irruente semplicità, questa sterile categorizzazione.<br />
La parola non è mai invecchiata: è il modo di portarla in scena che può soffrire di accademismi ormai superati nella sensibilità comune. Babilonia Teatri ha inventato un modo tutto suo di farlo, in un'Italia in cui la televisione è al potere la loro operazione è quanto mai necessaria e profondamente intelligente, perché non si chiude in una nicchia di filosofici concettualismi e alte espressioni, ma sfrutta proprio il linguaggio televisivo per porgere agli spettatori uno specchio limpido nel quale riflettersi, riconoscersi e scoprire cosa si è diventati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Universitario Giovanni Poli, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuti a Emerald City</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 15:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fanny & Alexander]]></category>

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Un tappeto sonoro fatto di preghiere e racconti privati in diverse lingue. Chi è in ascolto? Il pubblico, ovviamente, ma non è il solo. Hitler, inginocchiato come nell'istallazione Him dell'artista Maurizio Cattelan, è il grande ascoltatore che si trasforma, in Emerald City di Fanny &#38; Alexander, in un confessore.



Recensione a Emerald City – Fanny &#38; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6332" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-6332" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/benvenuti-a-emerald-city/attachment/immagine08/"><img class="size-thumbnail wp-image-6332" title="Emerald City" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Immagine08-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Enrico Fedrigoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un tappeto sonoro fatto di preghiere e racconti privati in diverse lingue. Chi è in ascolto? Il pubblico, ovviamente, ma non è il solo. Hitler, inginocchiato come nell'istallazione <em>Him</em> dell'artista Maurizio Cattelan, è il grande ascoltatore che si trasforma, in <em>Emerald City</em> di <strong>Fanny &amp; Alexander</strong>, in un confessore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6309"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <em>Emerald City</em> – <strong>Fanny &amp; Alexander</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6332" class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a rel="attachment wp-att-6332" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/benvenuti-a-emerald-city/attachment/immagine08/"><img class="size-medium wp-image-6332" title="Emerald City" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Immagine08-235x300.jpg" alt="" width="235" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Enrico Fedrigoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">La duplicità ha sempre giocato un ruolo molto importante nel lavoro teatrale della compagnia ravennate <strong>Fanny &amp; Alexander</strong>. Una coppia, la drammaturga <strong>Chiara Lagani</strong> e il regista-scenografo  <strong>Luigi de Angelis</strong>, che firma insieme l'ideazione di ogni percorso progettuale lungo e complesso: un viaggio dentro un'opera letterale che viene totalmente sviscerata, analizzata e amplificata in tutte le sue infinite possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ricomponendo e scomponendo attraverso diverse tappe <em>Il meraviglioso mago di Oz</em> – storia fantastica scritta da Frank Baum all'inizio del secolo scorso e resa ancor più celebre con il film di Victor Fleming – Fanny &amp; Alexander offre la possibilità al pubblico veneziano di giungere a <em>Emerald City</em>, la città utopica abitata da colui che dà il nome al romanzo. La duplicità si presenta sin da subito: gli spettatori non sono semplici osservatori di ciò che succede, ma artefici stessi – forse inconsapevoli – della situazione che si viene a creare; seduti sul palco sono loro stessi un'opera, loro stessi gli artisti e soprattutto diventano gli abitanti della ingannevole città di smeraldo. Ingannevole perché immediatamente il gioco dei rimandi si complica: il mago di Oz, a cui nel romanzo i personaggi rivolgono i loro desideri, trova la sua personificazione in una delle immagini simbolo del potere, niente di meno che Hitler. Posto davanti a uno sfondo spaziale che richiama i quadri/vuoti materici e illusionistici di James Turrell, la geniale coppia romagnola alza la posta in gioco decidendo di mostrare il dittatore, di fronte agli spettatori, in ginocchio: l'interprete <strong>Marco Cavalcoli</strong> ricorda volutamente l'installazione <em>Him </em>dell'artista Maurizio Cattelan.</p>
<div id="attachment_6333" class="wp-caption alignright" style="width: 244px"><a rel="attachment wp-att-6333" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/benvenuti-a-emerald-city/attachment/immagine11/"><img class="size-medium wp-image-6333" title="Emerald City" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Immagine11-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Enrico Fedrigoli</p></div>
<p style="text-align: justify;">Immobile e bonario, Hitler rimane in ascolto, diventando una specie di confessore: un tappeto sonoro fatto di voci, preghiere, emozioni e racconti privati in diverse lingue lo avvolge, mentre gli spettatori possono sentire la stessa “sinfonia” – come la definisce Chiara Lagani – tramite delle cuffie che rendono le confessioni ancora più intime. L'attore-dittatore assorbe ciò che gli viene detto riflettendo tutte le emozioni umane attraverso una mimica facciale più comprensibile del linguaggio verbale composto da suoni stranieri, suoni che girano attorno ai concetti di “cuore, cervello e coraggio”, tre virtù dell'uomo. Questa nenia di desideri umani crea Oz, quel grande vuoto a cui i personaggi del romanzo danno una forma differente, secondo il proprio volere. E infatti se nella prima parte il dittatore è più uomo e meno mostro, nella seconda parte di <em>Emerald City</em> l'attore Cavalcoli scompare, lasciando il posto a una proiezione 3D: invitando a mettere degli occhialini verdi – occhiali per la visione in 3D forniti al pubblico all'ingresso del teatro – l'immagine silenziosa di Hitler e alcune scritte proiettate alla parete spingono gli abitanti della sua città color smeraldo a seguirlo. E gli abitanti-spettatori – vinti dalla tecnologia accattivante e dalle fascinose possibilità del video – seguono, come fossero sotto incantesimo, gli ordini di Hitler in tutto e per tutto. Potrebbero riecheggiare qui le parole della famosa canzone <em>The sound of silence</em> di un'altra coppia, Simon &amp; Garfunkel: “e la gente si inchinava e pregava/ al Dio neon che aveva creato. E l'insegna proiettò il suo avvertimento/ tra le parole che stava delineando. E l'insegna disse: 'le parole dei profeti/sono scritte sui muri delle metropolitane/e sui muri delle case popolari'.”</p>
<p style="text-align: justify;">Fanny &amp; Alexander mostrano il potere dell'arte della persuasione, la pericolosità di immagini e oggetti che attraggono e mandano a casa lo spettatore solo a posteriori conscio di aver partecipato, anche solo per gioco, alla follia di Hitler. Si rabbrividisce al solo pensiero: essere omologato e seguire un dittatore nei suoi folli capricci non è né così improbabile o impensabile né poi così lontano dalla nostra quotidianità come si crede.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Universitario Giovanni Poli, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Il &#8220;cuore&#8221; degli Anagoor</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, Anagoor ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: Cuore. 
Approfondimento del laboratorio Cuore tenuto da Anagoor al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
Pulsazione, ritmo, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5900" title="Cuore - Anagoor" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore-300x200.jpg" alt="" width="210" height="140" /></a>All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, <strong>Anagoor</strong> ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: <em>Cuore.</em> <span id="more-5871"></span></p>
<p>Approfondimento del laboratorio<em> Cuore</em> tenuto da <strong>Anagoor </strong>al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">Pulsazione, ritmo, ma anche sede privilegiata, per tradizione, dei sentimenti e delle emozioni: il C<em>uore</em> viene, così, eletto dalla compagnia <strong>Anagoor</strong> a metafora e sintesi dell'allenamento del performer. E per l'omonimo laboratorio condotto negli spazi del Teatro Fondamenta Nuove, in collaborazione con Giovani a Teatro della Fondazione di Venezia, a un piccolo gruppo di studenti viene data la possibilità di sperimentare il training che la compagnia impiega abitualmente nel suo processo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5901" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><strong> </strong><strong><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera.jpg"><img class="size-large wp-image-5901  " title="schiera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></strong></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Simone Derai - al quale è affidata la direzione del laboratorio con la collaborazione di Marco Menegoni e Moreno Callegari - svela fin da subito le sue "origini" che affondano nel Teatro Settimo e nelle figure di Mirko Artuso, Laura Curino e Gabriele Vacis<span style="color: #ff0000;"> </span>, riproponendone "la schiera" come training di partenza del lavoro con i ragazzi. In fila l'uno affianco all'altro, i passi di dieci ragazzi si trasformano lentamente in quelli di un unico corpo: il semplice camminare in sincronia diviene elemento base per il sentire ed il muoversi di un gruppo e strumento privilegiato di concentrazione. Solo dopo aver trovato la compattezza ci si possono permettere delle singole variazioni; una volta che il ritmo è condiviso e fatto proprio da tutti i membri, l'iniziativa personale è libera di agire all'interno di quelle pulsazioni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelo e complementare al lavoro della schiera è la ricerca di un'intensità ed un'emozionalità sentite e restituite dall'intero gruppo. Attraverso un lavoro di virtuali e molteplici specchi, i partecipanti si muovono nello spazio compatti, imitandosi a vicenda alla ricerca di un gesto ed un incedere comuni.<br />
Il lavoro di mimesi - intesa non come imitazione pedissequa di una postura, ma come restituzione fisica di un'emozione trasmessa dal gesto a cui si deve far riferimento - viene portato avanti, oltre che a coppie o in gruppo, anche in relazione a delle <span style="color: #000000;">immagini</span>: ai partecipanti era stato infatti richiesto di presentarsi in teatro con "un'icona di riferimento" che per loro avesse una qualche rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5903" class="wp-caption alignright" style="width: 340px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni.jpg"><img class="size-large wp-image-5903     " title="costellazioni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni-1024x682.jpg" alt="Foto di Alvise Nicoletti" width="330" height="220" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come i nostri lontani antenati, nella notte dei tempi, osservando il cielo hanno unito con l'immaginazione stelle tra loro lontanissime disegnando nella volta celeste animali, figure umane, miti e storie, così gli Anagoor chiedono di trattare le immagini raccolte. I ragazzi compongono le loro personali ed emotive costellazioni, che vedono collegata alla <em>Pietà</em> di Michelangelo magari un'immagine di superman, e poco più in là <em>l'Urlo</em> di Munch, o il <em>Mara</em>t di David insieme ad Arlecchino. Queste mappe di immagini accompagnano i ragazzi tutti i tre giorni di laboratorio e divengono fonte di ispirazione per la ricerca emotiva di una gestualità, in scena, carica di senso e sentimento. Una gestualità che fa dell'equilibrio e dell'appoggio i suoi canoni fisici privilegiati per poter passare dal lavoro individuale (in cui il performer interagisce con un muro) a quello collettivo - con il contatto fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5905" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro.jpg"><img class="size-large wp-image-5905  " title="muro" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tre lavori paralleli, quindi, che trovano il loro punto di contatto in una costante ricerca di una pulsazione comune, solo dalla quale può prendere vita un atto scenico sincero ed emozionante.</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Controscena e Scena: la parola agli artisti</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 15:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ferraresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Aurora]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 13 gennaio, al Teatro Aurora di Marghera, artisti, critici, operatori si sono incontrati per fare il punto sulla nuova scena teatrale italiana: molti gli interventi, le visioni e le sfaccettature emerse alla seconda edizione di Scena &#38; Controscena, convegno a cura di Teatro Aurora - Questa Nave e Fondazione di Venezia.




Scena &#38; Controscena: un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5853" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/5.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5853" title="Scena&amp;Controscena" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Mercoledì 13 gennaio, al Teatro Aurora di Marghera, artisti, critici, operatori si sono incontrati per fare il punto sulla nuova scena teatrale italiana: molti gli interventi, le visioni e le sfaccettature emerse alla seconda edizione di Scena &amp; Controscena, convegno a cura di Teatro Aurora - Questa Nave e Fondazione di Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5845"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5853" class="wp-caption aligncenter" style="width: 577px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/5.jpg"><img class="size-full wp-image-5853 " title="Scena&amp;Controscena" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/5.jpg" alt="" width="567" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Tommaso Saccarola</p></div>
<p style="text-align: justify;">Scena &amp; Controscena: un giorno, anzi, un pomeriggio, per fare il punto sul panorama teatrale contemporaneo. Una sessione di interventi che cerca di fare luce un po' su tutto: dal punto di vista degli operatori (con Massimo Paganelli di Armunia, Carlo Mangolini di OperaEstate ed Elena Lamberti, che opera nell'organizzazione e nella promozione) e da quello dei critici (con Andrea Nanni, Giambattista Marchetto e Valeria Ottolenghi), fino a tutti i vari elementi connessi con l'aspetto formativo: è presente il rapporto fra teatro e università (Andrea Porcheddu, critico e docente accademico) come la questione della formazione dei formatori (Maurizio Schmidt, che è stato direttore della <span style="color: #000000;">Scuola d'Arte Drammatica </span>“Paolo Grassi” di Milano, dove tuttora insegna), fino alle diverse strategie concepite e messe in atto dalle scuole, con le testimonianze di Claudio de Maglio, direttore della<span style="color: #000000;"> Civica Accademia d'Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, e Renato Gatto, direttore dell'Accademia Teatr</span>ale Veneta. E poi gli artisti, con la voglia di riconoscersi e incontrarsi, accostarsi e discostarsi. Tanti, fino ad occupare a più livelli tutto il profilo del palcoscenico del Teatro Aurora, che ospita la giornata di discussione: dai nomi ormai noti della ricerca nazionale – Babilonia Teatri, Pathosformel, Santasangre, Teatro Sotterraneo, Cosmesi – fino ai più nuovi e nuovissimi, destinati a farsi spazio sulla scena che è stata affettuosamente definita in vari modi, dalla Generazione T di Renato Palazzi di quest'estate, alla “00” proposta da Andrea Nanni durante il convegno stesso.<br />
Impossibile dare voce alla varietà e alla complessità degli interventi che si sono succeduti nel corso di Scena &amp; Controscena: si è parlato della sterilità dei premi e dei percorsi innovativi per ridare loro forma, delle strategie di sostegno e accompagnamento più originali messe in campo negli ultimi anni e che hanno condotto, fra l'altro, allo sviluppo di questa nuova scena italiana, ma si è discusso anche di ipotesi di continuità, di festival che forse chiudono e di nuove possibilità che si aprono... C'è l'esperienza di Armunia – riferimento indiscusso per ogni iniziativa che intenda instaurare un rapporto diverso fra artisti e pubblico – e quella dei festival più giovani che, invece che proporsi come vetrina, hanno scommesso, sulla stessa linea della rassegna toscana, su progetti di residenza e confronto più a medio e lungo termine. E non c'è che dire, i risultati si vedono: ogni sera sui palcoscenici di tutta Italia, che da anni non vivevano una stagione così vivace, e anche oggi, con la presenza massiccia e varia degli artisti a Scena &amp; Controscena, a cui è dedicata la seconda parte della giornata. Difficile rendere conto, sulla scena così come negli interventi, delle innumerevoli specificità che si susseguono e si intrecciano, dalle difficoltà di produzione e di circuitazione alla necessità di ritrovare un diverso rapporto con lo spettatore, dall'interrogazione intorno all'inclusione in una generazione fino al cauto discostarsi dalla collocazione a Nordest – che era anche uno dei temi proposti per l'incontro – da cui, appunto, gran parte degli artisti prendono le distanze, pur senza dimenticare la rilevanza del lavoro di alcuni illuminati operatori, organizzatori, direttori artistici, che proprio in questo territorio hanno fatto strada nel rinnovamento delle formule di presentazione e nell'invenzione di vie di rapporto alternative fra scena e platea, fra progetto e produzione, fra sviluppo e distribuzione.<br />
Andrea Nanni, in apertura, ha proposto alcuni elementi che –  pur nella grande varietà – mettono in relazione il lavoro delle tante compagnie presenti e che qui ci piace riprendere, per mettere in fila lo sguardo dall'esterno sulla nuova scena (ma anche quello interno, con le necessarie distanze e differenze): esiste una rinnovata attenzione per la realtà, che viene portata in scena attraverso linguaggi diversi e non così vincolanti, così come anche una particolare attenzione e curiosità nei confronti dello spettatore; fuori da ogni chiusura e ingenuità, si trova, diffusissimo, il tentativo di attuare strategie di incontro fra la necessità di lavorare e lo sviluppo della propria poetica.<br />
E poi, aggiungono gli artisti, il merito è delle tante piccole realtà che abbiamo visto nascere (alcune volte svilupparsi, altre trasformarsi, altre ancora esaurirsi) negli ultimi anni: il giro di boa, condiviso da tutti, è attorno al 2007, una coincidenza talmente travolgente e ampia da destare il sospetto che non sia così casuale, come ricorda Paola Villani di Pathosformel. Tutto è esploso un paio d'anni fa. A Roma, col lavoro del Rialto Santambrogio, del Kollatino e delle compagnie, ma anche in Centro Italia e, naturalmente, a Nord, con in primis Drodesera e OperaEstate.<br />
E agli artisti, anche, il compito di declinare le suggestioni introdotte dai critici. Ad esempio nei confronti del rapporto col pubblico: non è importante che lo spettatore capisca qualcosa, «tanto non ci stiamo capendo niente neanche noi», sottolinea Daniele Villa di Teatro Sotterraneo. Deve piuttosto interrogarsi sulla realtà sbozzata dalle compagnie, ognuna a suo modo, e la ricerca è quella di una nuova forma di condivisione – della bellezza, ma anche dello spaesamento e della resistenza.<br />
Un'ultima cosa è chiara, e resta pressante anche a distanza di qualche giorno, così vogliamo portarla in conclusione a questa testimonianza. È un'invocazione, una preghiera, un consiglio: quello, per piacere, di non tentare definizioni, categorizzazioni, incasellamenti di alcun tipo. La motivazione, fra le altre, più convincente è quella di Roberta Zanardo di Santasangre: la definizione di una generazione rimanda necessariamente a un rapporto col passato, mentre i giovani qui presenti invocano, piuttosto, l'ipotesi di una relazione col futuro che dovranno affrontare. A noi critici sta di cogliere l'augurio e farlo riecheggiare (in recensioni, chiacchierate e incontri o quello che si vuole e si può). E di non lasciarlo perdere nelle parole di un giorno, affinché quella che si è fatta conoscere e si è riconosciuta, potentemente, come una nuova generazione della scena contemporanea, non sia costretta, nel giro di qualche anno, come spesso è accaduto nel nostro Paese – dalla regia critica alla Postavanguardia ai Teatri Novanta gli esempi si sprecano – a rientrare nei ranghi, riconvertendosi alle forme di un sistema che solitamente ha preferito alimentare se stesso (anche andando alla continua famelica scoperta del nuovo) piuttosto che sostenere seriamente lo sviluppo dell'innovazione che si era appena proposta.</p>
<p style="text-align: right;">Roberta Ferraresi</p>
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		<title>Collezionando insieme ai Pathosformel</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
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Si è concluso al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia Pathosformel. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5551" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5551 " title="Laboratorio La collezione" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931-150x150.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Si è concluso al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia <strong>Pathosformel</strong>. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale tecnico, anzi una collezione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5610"></span></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5548" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_5962.jpg"><img class="size-medium wp-image-5548" title="la Collezione" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_5962-200x300.jpg" alt="Foto di Alvise Nicoletti" width="200" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Si è concluso al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia <strong>Pathosformel</strong>. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale tecnico, anzi una collezione.<br />
Noi Italiani siamo famosi all'estero per il nostro "gesticolar parlando", è frequente addirittura trovare nei libri d'italiano per stranieri vere e proprie traduzioni dei gesti che utilizziamo più di frequente: gesti codificati e con precisi significati e riferimenti ad azioni. Non sono questi i gesti che interessano ai <strong>Pathosformel</strong>. La giovane compagnia, formatasi a Venezia, ha iniziato a maggio un percorso di laboratori  intorno al concetto di "collezione di gesti", una ricerca che si conclude proprio in questi giorni e che darà i suoi frutti a marzo prossimo con il debutto a Milano della nuova produzione dal titolo provvisorio: <em><strong>Una collezione anatomica.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">È possibile considerare i nostri gesti come oggetti? Ogni essere umano nasce e, crescendo,<span style="color: #ff0000;"> </span><span style="color: #ff0000;"> </span>crea un suo personalissimo linguaggio del corpo, a volte inconsapevole e automatico, ma che dice molto del proprio modo di essere. Sfiorarsi i capelli, stropicciarsi gli occhi, sfregarsi le mani, guardarsi le unghie: sono movimenti che si collezionano nell'arco di una vita.<br />
In tre giorni <strong>Paola Villani</strong> e <strong>Daniel Gubbay</strong> hanno guidato una decina di ragazzi alla ricerca di un manuale tecnico, esplorando i concetti di "gesto" e di "collezione", condividendo e confrontando i passi di un percorso artistico destinato a crescere.<br />
Un lavoro che si avvicina molto a quello di un anatomista: studio e definizione di oggetti e concetti, sezionando e scavando il <em>fare quotidiano</em> fino ad arrivare agli strumenti del <em>fare performativo</em>. Il gesto viene così definito come semplice angolazione degli arti creata dalla contrazione e il rilascio dei muscoli del corpo. I parametri della ricerca vanno dalla frammentazione scientifica del movimento per uno studio di precisione e conoscenza dell'atto in sé, alla ripetizione meccanica fino alla creazione di una partitura fisica.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5551" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931.jpg"><img class="size-medium wp-image-5551" title="Laboratorio" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo è quello di svuotare il gesto da ogni intento espressivo o mimetico, renderlo consapevole e scomponibile in unità riproducibili. Punto fondamentale di questo lavoro è la concezione che un movimento, anche se privo di identità, mantenga comunque una certa intimità, la stessa intimità che gli permette di far parte dell'insieme. Il gesto in quanto oggetto perde il suo valore d'uso per entrare nell'anonimato della collezione; altro concetto fondamentale che ha guidato il lavoro di questi tre giorni. Una forma compositiva aperta, ma anche un sistema fragile che, basato sull'accostamento e l'enumerazione, è in continuo mutamento e costante ridefinizione di se stesso. «Affianco due oggetti: ecco la mia collezione, quella a cui ora posso finalmente attribuire un titolo. Ne accosto un terzo e d'improvviso il lavoro fatto fino ad ora è distrutto: dovrò per forza riformulare da capo quello che permette ai tre oggetti di stare all'interno di questa nuova collezione».</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5553" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_6012.jpg"><img class="size-medium wp-image-5553" title="La Collezione laboratorio" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_6012-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Come comporre una partitura partendo da questi presupposti? Sulla scena un continuo accostamento di "og-gesti" che, proprio per la loro vicinanza, portano l'occhio umano a legarli e relazionarli creando quadri, immagini, storie. Lo sguardo dello spettatore sarebbe sempre coinvolto nel processo creativo: sarà la mente a completare la collezione dandole un titolo ogni volta diverso. Un procedimento di risignificazione del visivo, che si compie grazie alle fessure lasciate aperte nella produzione. <span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">È</span> la spersonificazione del gesto che lo rende aperto, accostabile e pronto ad accogliere sempre un nuovo significato.<br />
Questo <em>modus operandi </em><span style="font-style: normal;">è stato </span>centro del laboratorio, un momento di scambio e confronto ricco, basato sulla condivisione di esperienze più che sull'insegnamento di saperi, una finestra aperta a sguardi sempre nuovi.
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Intervista a Pathosformel</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
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		<description><![CDATA[
Abbiamo incontrato Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani  della compagnia Pathosformel dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al Teatro Fondamenta Nuove. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della collezione di gesti, tematica sulla quale lavora dal maggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/intervista-a-pathosformel/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Daniel Blanga Gubbay</strong> e <strong>Paola Villani </strong> della compagnia Pathosformel<strong> </strong>dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong>. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della<em> collezione di gesti</em>, tematica sulla quale lavora dal maggio di quest'anno e che sarà punto focale della nuova produzione che debutterà a Milano nel marzo prossimo.<span id="more-5533"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/intervista-a-pathosformel/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Daniel Blanga Gubbay</strong> e <strong>Paola Villani </strong> della compagnia Pathosformel<strong> </strong>dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong>. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della<em> collezione di gesti</em>, tematica sulla quale lavora dal maggio di quest'anno e che sarà punto focale della nuova produzione che debutterà a Milano nel marzo prossimo.</p>
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		<title>Videointervista a Santasangre</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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Abbiamo incontrato Roberta Zanardo e Luca Brinchi della compagnia romana Santasangre dopo il laboratorio di due giorni tenuto al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/videointervista-a-santasangre/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Roberta Zanardo</strong> e <strong>Luca Brinchi</strong> della compagnia romana <strong>Santasangre </strong>dopo il laboratorio di due giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e la presenza, fisica e non, dell'attore.<br />
In questa intervista, un piccolo bilancio del Laboratorio tenuto dell'ambito di <strong>Esperienze Chance to Change</strong> e una riflessione più ampia sul concetto di corpo e performer.<span id="more-4969"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Roberta Zanardo</strong> e <strong>Luca Brinchi</strong> della compagnia romana <strong>Santasangre </strong>dopo il laboratorio di due giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e la presenza, fisica e non, dell'attore.<br />
In questa intervista, un piccolo bilancio del Laboratorio tenuto dell'ambito di <strong>Esperienze Chance to Change</strong> e una riflessione più ampia sul concetto di corpo e performer.
</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/videointervista-a-santasangre/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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		<title>Laboratorio di Santasangre</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alvise Nicoletti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="ngg-singlepic ngg-center aligncenter" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/santasangre/lab.jpg" alt="lab" width="311" height="207" /></p>
<p><span id="more-4886"></span>[[Mostra come presentazione]]</p>
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		<title>Il gesto performativo dei Santasangre</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 17:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>

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		<description><![CDATA[Due giorni intensi dentro la poetica dei Santasangre: quindici ragazzi appassionati di teatro e di video arte hanno seguito un laboratorio sul corpo che la compagnia romana ha tenuto al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia per il progetto Chance to change, inserito nella più ampia compagine di Esperienze 09/10 di Giovani a Teatro della Fondazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4865" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-4865" title="Laboratorio Santasangre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/MG_9985-150x150.jpg" alt="Laboratorio Santasangre" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Due giorni intensi dentro la poetica dei Santasangre: quindici ragazzi appassionati di teatro e di video arte hanno seguito un laboratorio sul corpo che la compagnia romana ha tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia per il progetto <strong><em>Chance to change</em></strong><span style="font-style: normal;">, inserito nella più ampia compagine di </span><em>Esperienze 09/10</em><span style="font-style: normal;"> di <strong>Giovani a Teatro</strong> della Fondazione di Venezia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span id="more-4854"></span><em>Approfondimento del laboratorio tenuto dai </em><span style="font-style: normal;"><strong>Santasangre</strong></span><em> al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<div id="attachment_4865" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/MG_9985.jpg"><img class="size-medium wp-image-4865 " title="Laboratorio Santasangre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/MG_9985-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Determinare un gesto, farlo diventare azione, stabilire l'inizio e la fine precisa di un movimento che ha provocato un cambiamento nella percezione del proprio corpo. La compagnia romana <strong>Santasangre</strong>, protagonista della scena teatrale italiana di ricerca, è partita da qui per il breve ma intenso laboratorio che ha tenuto per due giorni al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; text-align: justify;">Concentrandosi sul “rapporto tra corpo e immagine video, materie che condividono, nel paradosso di una possibile relazione emotiva, l'attitudine alla comunicazione”, i Santasangre – ovvero <strong>Diana Arbib</strong>, <strong>Luca Brinchi</strong>, <strong>Maria Carmela Milano</strong>, <strong>Dario Salvagnini</strong>, <strong>Pasquale Tricoci </strong>e <strong>Roberta Zanardo</strong> – hanno coinvolto 15 ragazzi in un'esperienza corporea guidata dalla suggestione dei mezzi elettronici magistralmente impiegati dalla compagnia. Questo laboratorio – che apre il percorso <em>Chance to change</em>, inserito nel progetto <em>Esperienze</em> di <strong>Giovani a Teatro</strong> della Fondazione di Venezia – ha attraversato i confini di qualsiasi schema prefissato riguardante i limiti fisici e di natura tecnologica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">In un ambiente intimo, dall'atmosfera leggermente cupa e straniante, i partecipanti alla 'due giorni' hann<span style="color: #000000;">o </span><span style="color: #000000;">svolto una ricerca sul gesto performativo guidati dalla</span><span style="color: #000000;"> </span>calda e pacata voce di Roberta Zanardo, performer e attrice del gruppo. Ad ogni espirazione la forza di gravità attrae sempre più i <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">singoli</span> </span>corpi verso terra, costringendoli a una diversa respirazione che si fa faticosa e aritmica. Ai ragazzi è stato chiesto di fissare il momento in cui la percezione del proprio corpo è cambiata significativamente, di isolare il movimento e tradurlo in azione, decontestualizzandolo. La ripetizione di quel gesto è diventata ossessiva, soprattutto nel momento in cui è stata introdotta una modificazione dell'ambiente circostante attraverso l'uso della musica e della proiezione di video. Si è cercato di sfruttare le declinazioni possibili date dalla suggestione dell'elettronica e delle immagini – proiettate sui fondali posizionati alle spalle e di fronte ai ragazzi – per ampliare il movimento fino a farlo esplodere. Provando a concepire il video come estensione del proprio corpo, i partecipanti a questa esperienza hanno poi tentato di dare espressione alle parti più recondite della propria fisicità attraverso una produzione vocale, non tanto armoniosa quanto piuttosto proveniente da un'interiorità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<div id="attachment_4866" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/MG_0021.jpg"><img class="size-medium wp-image-4866 " title="Laboratorio Santasangre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/MG_0021-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se Roberta si è concentrata sulla parte corporea e vocale, Luca Brinchi - che si occupa <span style="color: #000000;">per lo più </span><span style="color: #000000;">d</span>i elaborazione video all'interno della compagnia - ha introdotto un concetto tematico da applicare all'esercizio in esecuzione: la reazione nucleare che avviene all'interno di un atomo e che sprigiona una carica di energia corrispondente a una perdita di massa, derivante dalla fissione degli elementi. In questo contesto la carica di potenza, la leggerezza e la carica di espressione sono diventate le tre idee principali verso cui spingere il movimento. Se la carica potenziale è l'energia concentrata in un unico punto, quella di espressione deriva da una massa corporea che non c'è più perché trasformatasi in pura energia. Il fisico, alleggeritosi da questa massa, può esprimersi più liberamente dando vita a una gestualità che si espande nel proprio potenziale, stimolando risorse dimenticate dal corpo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">La tensione energetica, che si è creata tra corpo, immagine video e le insistenti sonorità elettroniche, si è accentuata ancora di più nella parte finale del laboratorio dove, divisi in piccoli gruppi, i ragazzi hanno tentato di trovare una sincronia non verbale attraverso la ripetizione quasi meccanica delle singole gestualità. Un risultato che, se dal punto di vista di chi esegue l'esercizio sembra essere caotico e impreciso, dall'esterno evidenzia un ordine e una sincronia composta da tanti errori non prevedibili.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Un percorso intenso e dalle diverse sfaccettature che ha visto una grande disponibilità e una totale messa in gioco da parte dei partecipanti al laboratorio; ragazzi che hanno potuto sperimentare come il corpo possa essere influenzato dal linguaggio artistico sviluppato dalla tecnologia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT"><span style="font-style: normal;">Carlotta Tringali</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="RIGHT">
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		<title>Giovani a Teatro, e non solo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ferraresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 29 ottobre, alla Fondazione Venezia, è stato presentato il programma 2009-'10 di Giovani a Teatro, progetto che si propone di sostenere la creatività performativa emergente attraverso percorsi innovativi che mettono in relazione artisti e spettatori.

Che in Veneto, da qualche anno a questa parte, stia succedendo qualcosa a livello culturale, ormai è un dato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4546" title="Giovani a Teatro" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/Portiere-199x300.jpg" alt="Portiere" width="100" height="151" />Giovedì 29 ottobre, alla Fondazione Venezia, è stato presentato il programma 2009-'10 di <strong>Giovani a Teatro</strong>, progetto che si propone di sostenere la creatività performativa emergente attraverso percorsi innovativi che mettono in relazione artisti e spettatori.</p>
<p><span id="more-4543"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Che in Veneto, da qualche anno a questa parte, stia succedendo qualcosa a livello culturale, ormai è un dato di fatto sulla bocca di tutti: le compagnie emergenti più interessanti a livello nazionale, le rassegne più seguite, le formule più sperimentali di fruizione teatrale trovano casa qui, in un circuito diffusissimo che lega, allo stesso tempo, produttori e teatri, compagnie e artisti, operatori, ma anche studiosi, critici e spettatori. Il profilo di Venezia come laboratorio di produzione culturale unico in Italia si è venuto a creare proprio con i percorsi d'azione di attività come <strong>Giovani a Teatro</strong>, progetto che nei suoi pochi anni di vita ha riscosso un successo senza pari, portando nelle sale della provincia più di venticinquemila persone dal 2003 a oggi. Anche quest'anno, con la formula innovativa e ormai consolidata de <em>Il Teatro in Tasca!</em> (che prevede una card che permette l'accesso agli spettacoli in provincia a 2,50 euro, per i giovani dai 6 ai 29 anni), Giovani a Teatro continua a puntare sul portare nuovi pubblici a teatro, con un'offerta culturale vasta e varia e la garanzia di un'accessibilità senza pari. <em>Esperienze</em>, sotto l'egida del motto "conoscere facendo", si trova quest'anno protagonista di un ampliamento eccezionale: un denso programma di laboratori ed incontri che intende avvicinare gli spettatori alla pratica teatrale, non tanto come trasmissione di tecniche, ma come conoscenza di culture diverse. <em>Esperienze</em>, nel 2010, diventa una costellazione di attività che si muove fra la critica (teatrale e musicale), la pratica (con i laboratori di Fondamenta Nuove, con il workshop di scrittura drammaturgica, ma anche due corsi sull'arte circense e un laboratorio di movimento dedicato ai bambini) e gli incontri (musicali e teatrali). Ma la novità di quest'anno sono le <em>Esperienze</em> dedicate agli insegnanti: un percorso di attività di avvicinamento al teatro pensato per i docenti che si muove fra teorie e pratiche della scena tradizionale e contemporanea, di cui il sottotitolo "portare sapere" è capace di illuminare a dovere le premesse e le ambizioni. Il titolo di <em>Esperienze</em> 2009-'10, <em>Chance to Change</em>, indica quanto i promotori di queste attività sostengano il teatro non in quanto intrattenimento o fenomeno culturale, ma come complesso di esperienze, appunto, capaci, in modo del tutto peculiare, di intervenire sulla cultura e sulla società, affrontandole e trasformandole.<br />
Nel programma di Giovani a Teatro, ormai tanto articolato da non poter essere definito a dovere da nessuna categoria tradizionale, è determinante l'intervento della Fondazione Venezia, il cui proposito, lontano da collocarsi come semplice ente erogatore, è quello di inserirsi nella progettualità artistica del territorio, diventando un vero e proprio promotore culturale. L'ambizione - e si è ben visto in questi anni di sviluppo del progetto di Giovani a Teatro - è quella di puntare sulla produzione culturale in loco, mettendo in atto un particolare sistema di relazioni fra i diversi attori coinvolti e sperimentando formule sempre nuove per la creatività contemporanea, in grado di creare forme di conoscenza inedite e percorsi di relazione del tutto originali fra scena e platea.
</p>
<p style="text-align: right;">Roberta Ferraresi</p>
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