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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; VIE09</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Videointervista a Teatro Sotterraneo</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 03:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Vita-mine vaganti]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Sotterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad aprire Primavera dei Teatri domani sera Teatro Sotterraneo. Riproponiamo l'intervista a Daniele Villa, dramaturg del gruppo fiorentino, condotta a Modena in occasione del debutto dell'ultimo episodio di Dies Irae_5 episodi intorno alla fine della specie.

Ad aprire Primavera dei Teatri domani sera Teatro Sotterraneo. Riproponiamo l'intervista a Daniele Villa, dramaturg del gruppo fiorentino, condotta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2010/videointervista-a-teatro-sotterraneo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Ad aprire <em>Primavera dei Teatri </em>domani sera Teatro Sotterraneo. Riproponiamo l'intervista a Daniele Villa, <em>dramaturg</em> del gruppo fiorentino, condotta a Modena in occasione del debutto dell'ultimo episodio di <em>Dies Irae_5 episodi intorno alla fine della specie</em>.</p>
<p><span id="more-4236"></span><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2010/videointervista-a-teatro-sotterraneo/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p>Ad aprire <em>Primavera dei Teatri </em>domani sera Teatro Sotterraneo. Riproponiamo l'intervista a Daniele Villa, <em>dramaturg</em> del gruppo fiorentino, condotta a Modena in occasione del debutto dell'ultimo episodio di <em>Dies Irae_5 episodi intorno alla fine della specie</em>.</p>
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		<title>Debutta Scenario: tra memoria e disincanto</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:12:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scenario09]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>

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		<description><![CDATA[In prima nazionale a Modena i vincitori del Premio Scenario 2009 con gli spettacoli  È bello vivere liberi! e Pink, Me &#38; The Roses. Grandi aspettative tra il pubblico diviso tra il teatro di narrazione e resistenza di Marta Cuscunà e il cinismo metateatrale di Codice Ivan.



 

Recensione di É bello vivere liberi di Marta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4183" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/Anna_Benno.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4183 " title="Pink,Me and The Roses" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/Anna_Benno-150x150.jpg" alt=" " width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">In prima nazionale a Modena i vincitori del Premio Scenario 2009 con gli spettacoli <em> <strong>È bello vivere liberi! </strong></em>e<em><strong> </strong></em><strong><em>Pink, Me &amp; The Roses</em></strong>. Grandi aspettative tra il pubblico diviso tra il teatro di narrazione e resistenza di <strong>Marta Cuscunà</strong> e il cinismo metateatrale di <strong>Codice Ivan.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><span id="more-4117"></span></p>
<p>Recensione di <em>É bello vivere liberi </em>di <strong>Marta Cuscunà</strong> e <em>Pink Me &amp; The Roses</em> di <strong>Codice Ivan</strong></p>
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<div id="attachment_4184" class="wp-caption alignleft" style="width: 246px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/MARTA_CUSCUNA.jpg"><img class="size-medium wp-image-4184" title="MARTA_CUSCUNA" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/MARTA_CUSCUNA-236x300.jpg" alt="Foto di Giuseppe Borsoi" width="236" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Giuseppe Borsoi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non delude il debutto di <strong>Marta Cuscunà</strong> – Premio scenario per Ustica 2009. La giovane ragazza friulana che questa estate si è aggiudicata il premio della giuria con <strong><em>È bello vivere liberi!</em> </strong>porta avanti il suo percorso tra teatro di narrazione e di figura, stupendo per la freschezza e l'ilarità e dimostrando grande coraggio e determinazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordate gli occhi di vostra nonna?<span style="color: #000000;"> Quando li vedevate accendersi</span> di gioia,<span style="color: #ff0000;"> </span> nel momento del ricordo, quando la sua mente tornava indietro e ripescava dal fondo di un baule sepolto dagli anni tutto quello che era stato. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">In un attimo era </span></span><span style="color: #000000;">una ragazza forte e bella, di spalle un po' grosse ma di sguardo fiero e deciso.</span> Questa è la memoria. Questo è lo sguardo di <strong>Marta Cuscunà</strong>, mentre in scena riporta alla mente immagini della biografia di Ondina Peteani, staffetta della resistenza partigiana in Italia. La storia di Ondina è simile a molte altre: l'ascesa al potere fascista in Italia, l'avvicinamento ad alcuni gruppi di partigiani Jugoslavi come presa di posizione giovanile, la lotta, la fuga sulle montagne, l'arresto e il viaggio ad Auschwitz. La memoria e il racconto sono il passo più breve per avvicinarsi al Teatro di Narrazione, ma questa giovane attrice lo fa con un piglio tutto suo: affronta i suoi personaggi di petto per una recitazione leggera che sa rapire il pubblico e strappargli sincere risate. Un'ora e mezza passa veloce e resta la soddisfazione di un'operazione ricca <span style="color: #000000;">seppur</span> tradizionale - ai burattini vengono lasciati il dramma e la violenza  - per un lavoro poetico e destinato a crescere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto un altro teatro è quello di <strong>Codice Ivan</strong></span>. Il gruppo vincitore dell'edizione di quest'anno nasce da esperienze artistiche diverse e pluridisciplinari e, infatti, il lavoro che presenta risulta vicino alla  più cinica arte contemporanea. Partendo dal presupposto, metateatrale per eccellenza, di portare il processo creativo in scena, <strong><em>Pink, Me &amp; the Roses</em></strong> analizza la pratica teatrale smontandone il dispositivo in oggetti, in fasi: nascita, errore, morte. Un' immagine iniziale poetica/Stop/Un'altra immagine stilizzata e straniante/Stop/Analisi. Un processo che si ripete all'infinito, una casa dalle mille scale di Escher, uno sdoppiamento continuo di specchi paralleli. Si avvicina ad alcune opere d'arte contemporanea, installazioni apparentemente vuote di significato nelle quali è il processo creativo ad assumere un valore artistico rilevante.</p>
<div id="attachment_4196" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-4196" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/debutta-scenario-tra-memoria-e-disincanto/attachment/insieme/"><img class="size-medium wp-image-4196" title="Pink, Me and The Roses" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/Insieme-300x199.jpg" alt="foto di Federica Giorgetti" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Federica Giorgetti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questo sembra essere ed è un lavoro concettuale importante, non solo <span style="color: #000000;">riportato dalle immagini m</span>a sostenuto dalle parole, che ci arrivano da un playback postumo a dimostrare che quello che abbiamo appena visto in scena (compresi i commenti che stiamo ascoltando) era ed è tutto già calcolato. Un lavoro quindi certamente interessante, che riflette sulla natura del teatro partendo dalla semplice favola di Esopo: quella in cui lo scorpione uccide la rana "perché è la sua natura" - un piccolo oggetto preso come esempio per imbastirci intorno un discorso molto più ampio e complesso che a forza di riflettersi in se stesso rischia di inciampare proprio nella vera natura del teatro. I giovani autori sembrano trovare una via d'uscita in una "riscoperta onestà", uscendo dalla scena, «essendo, senza copione, delle semplici persone davanti ad altre persone che le stanno a guardare». Ma l'estrema semplicità proposta<span style="color: #000000;"> a </span>scardinare il gioco e la dichiarata pretesa di «non<span style="color: #ff00ff;"> </span> voler dire niente<span style="color: #000000;">» lasciano un po' d'amaro in bocca, un po' di stupore disincantato di fronte ad un teatro giovane e già così autoreferenziale.<span style="color: #ff0000;"> </span><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Visto a VIE - Scena Contemporanea Festival, Modena</em></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Camilla Toso<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><br />
</span>
</p>
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		<title>Tracce Sotterranee</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 08:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Sotterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Debutta all'interno del Festival VIE di Modena Dies Irae - cinque episodi intorno alla fine della specie, il nuovo lavoro del giovane gruppo toscano Teatro Sotterraneo. Dopo Post-it e La Cosa 1, il gruppo, segnalato dal Premio Scenario già nel 2005 , sposta la sua poetica su territori più pericolosi e attraenti, per un lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4090" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/172-DiesIrae_z.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4090" title="Dies Irae" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/172-DiesIrae_z-150x150.jpg" alt="Dies Irae" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Debutta all'interno del Festival VIE di Modena <strong><em>Dies Irae </em></strong>- <em>cinque episodi intorno alla fine della specie,</em> il nuovo lavoro del giovane gruppo toscano<strong> Teatro Sotterraneo. </strong>Dopo <em>Post-it</em> e <em>La Cosa 1</em>, il gruppo, segnalato dal Premio Scenario già nel 2005 , sposta la sua poetica su territori più pericolosi e attraenti, per un lavoro coinvolgente e carico di ritmo.<br />
<span id="more-4055"></span></p>
<p>Recensione a <em>Dies Irae cinque episodi intorno la  fine della specie</em> - Teatro Sotterraneo
</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">21:00 / 60'00"<br />
Tempo e contro-tempo.</p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->
</p>
<p style="text-align: justify;">La prima immagine è un countdown: sono le ventuno e un timer indica che lo spettacolo finirà tra sessanta minuti. Un'ora per indagare la fine della specie: la specie umana, ovviamente.</p>
<div id="attachment_3892" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/dies-irae-03.jpg"><img class="size-medium wp-image-3892" title="Dies Irae" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/dies-irae-03-300x185.jpg" alt="  " width="300" height="185" /></a><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p style="text-align: justify;">Asettiche tute bianche, onomatopee e macchie; sembra uno splatter da fumetto, provoca il riso, ma l'effetto straniante delle prime azioni si trasforma in brivido quando la ripetizione e l'urlo caricano la scena di realtà: come  scuotendo una vecchia polaroid, dalla buffa macchia iniziale si delinea un volto, una maschera di panico e dolore. È seriale, è un processo  creativo, è il tempo che scorre. Creazione e distruzione si rincorrono sulla scena, ogni immagine è distrutta dalla precedente, ogni azione dalla seguente, in un perpetuo tentativo di trovare e lasciare tracce.<span style="color: #ff0000;"> </span>Si lasciano segni nel tempo, nello spazio, a volte evidenti, altre meno.<br />
Il lavoro di Teatro Sotterraneo è un lavoro archeologico alla ricerca e definizione dei segni lasciati dalla specie: una ricostruzione dei fatti che lascia anch'essa prove inequivocabili. Cinque immagini che lavorano intorno allo scorrere del tempo, alla catalogazione dell'essere umano, in tutte le sue parti fisiche e non - sentimenti, desideri, paure -. Molti i temi trattati e le fonti d'ispirazione: la scrittura scenica di <strong>Daniele Villa</strong> è carica di riferimenti. Ogni episodio parla un linguaggio diverso dal precedente, dal fumetto alla radio, alla fotografia, al cinema. Ma tutti sono destinati alla stessa fine: sparire per restare solo una prova e venire sotterrati dall'episodio successivo, fino all'esaurimento. L'unica figura ricorrente e personaggio con una sua evoluzione è quella del testimone; alla fine di ogni episodio egli riferisce l' accaduto, e lo fa con il pubblico e per il pubblico, assumendosi un senso di responsabilità che si rivela però insostenibile, fino a logorare la testimonianza in un unico silenzio.</p>
<div id="attachment_4090" class="wp-caption alignright" style="width: 151px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/172-DiesIrae_z.jpg"><img class="size-medium wp-image-4090" title="Dies Irae" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/172-DiesIrae_z-199x300.jpg" alt="   " width="141" height="213" /></a><p class="wp-caption-text">   </p></div>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio espressivo di questo giovane gruppo toscano è variegato e spazia dalla performance al talk show televisivo, coinvolgendo il pubblico attraverso le strategie più immediate, domande dirette o l'interazione con telefono cellulare. Linguaggi e mezzi espressivi semplici che si costruiscono in giochi e scatole cinesi; la serialità e la ripetizione, tipiche del work-in-progress, divengono parte integrante del lavoro finito assumendo un  nuovo significato e portando il processo creativo direttamente in scena.</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Ponte Alto, VIE Scena contemporanea Festival </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em>
</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il teatro necessario dei Belarus</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/</link>
		<comments>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Belarus Free Theatre]]></category>

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		<description><![CDATA[ Un teatro agito, una recitazione che arriva diretta allo stomaco: la compagnia bielorussa Belarus Free Theatre presenta per la prima volta in Italia Being Harold Pinter e Zone of silence, due lavori che hanno già riscosso il successo internazionale.
Recensione  di Being Harold Pinter e Zone of silence – Belarus Free  Theatre
 Una necessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong> </strong><a rel="attachment wp-att-3984" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zoneofsilence/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3984" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/ZoneofSilence-300x200.jpg" alt="Zone of Silence e Being" width="180" height="120" /></a>Un teatro agito, una recitazione che arriva diretta allo stomaco: la compagnia bielorussa <strong>Belarus Free Theatre</strong> presenta per la prima volta in Italia <em>Being Harold Pinte</em><em>r</em> e <em>Zone of silence</em>, due lavori che hanno già riscosso il successo internazionale.<span id="more-4046"></span></p>
<p align="justify">Recensione  di <em>Being Harold Pinter</em> e <em>Zone of silence</em> – <strong>Belarus Free  Theatre</strong></p>
<p align="justify"><strong> </strong><a rel="attachment wp-att-3984" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zoneofsilence/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3984" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/ZoneofSilence-300x200.jpg" alt="Zone of Silence" width="300" height="200" /></a>Una necessità impellente di fare teatro, affrontare i problemi della società  di oggi, esternare e affermare la propria esistenza. Una recitazione  che arriva diretta allo stomaco, una finzione scenica superata che  si fonde con la realtà. Diventa riduttivo parlare dei <strong>Belarus Free  Theatre</strong>, la compagnia bielorussa formatasi a Minsk nel 2005 da<span style="color: #000000;">l</span><span style="color: #000000;">l'incontro tra il </span><span style="color: #000000;">gio</span>rnalista <span style="color: #000000;"><strong>Nikolai  Khalezin</strong></span>, l<span style="color: #000000;">a</span> produttrice teatrale <strong>Natalia</strong><strong> Koliada</strong> e il<span style="color: #ff0000;"> </span>regista <strong>Vladimir Scherban</strong>. Complice <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la dittatura</span> </span>sotto cui vivono, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">che</span></span> li costringe ad andare in scena in clandestinità, il teatro dei  Belarus è agito, sentito: trasuda un'energia impressionante, difficilmente  riscontrabile in altre realtà teatrali. Assistere a <em>Being Harold  Pinter</em> e <em>Zone of silence</em>, presentati per la prima volta in  Italia a VIE- Scena Contemporanea Festival  di Modena, è un'esperienza da vivere sulla propria pelle.</p>
<p align="justify">In entrambe  le pièce bastano pochi mezzi per creare spettacoli di forte impatto  emotivo: un piccolo quadrato disegnato in terra per delimitare lo spazio,  attori preparatissimi che tramite il corpo, lo sguardo e le parole taglienti  – pronunciate in russo e bielorusso sovratitolato in italiano –  tolgono il fiato.</p>
<p align="justify">“Non vi  è una rigida distinzione tra ciò  che è reale e ciò che è irreale. Non  è necessario che una cosa sia vera o falsa, può  essere entrambi”. Con queste parole, sospese tra la vita e l'arte,  si apre <em>Being Harold Pinter</em>: un concitato susseguirsi di frammenti tratti da alcune drammaturgie  dell'autore inglese, che si alternano al suo discorso di accettazione  del Premio Nobel per la letteratura nel 2005 e a lettere di prigionieri  politici bielorussi.</p>
<p align="justify">La violenza  – in tutte le sue sfaccettature, dalla famigliare a quella politica  e sociale – fa da collante alle situazioni rappresentate, ma non è  ostentata realisticamente, viene suggerita. Le immagini riprodotte in  scena hanno una potenza evocativa, come la sensazione di claustrofobia  data dal telo di plastica agitato sopra i corpi degli attori, mentre  un crescendo di canti si trasforma in impercettibili grida. Disturba  il suono stridente prodotto dalle dita che strisciano sull'orlo di bicchieri,  mentre il linguaggio diventa sempre più crudo.</p>
<p align="justify">“La ricerca  della verità non può essere rimandata, ma cercata subito. La reale  verità delle nostre vite e delle nostre società  è un compito decisivo che incombe su noi tutti. Se una tale determinazione  non si incarna nella nostra visione politica, non avremo nessuna speranza  di ripristinare ciò che per noi è  così prossimo ad essere perduto: la dignità  dell’uomo”. Una verità che i Belarus fanno sfociare nel volo  di un aeroplanino fatto di carta e che alle sopracitate parole di Pinter  viene dato alle fiamme: libertà di volo negata che diventa un'esplicita  provocazione riguardante la situazione politica bielorussa, ma che abbraccia  una realtà più ampia e che interessa il mondo intero.</p>
<p align="justify"><a rel="attachment wp-att-3983" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zone-of-silence/"><img class="alignleft size-full wp-image-3983" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/zone-of-silence.jpg" alt="Zone of Silence" width="333" height="500" /></a>L'atmosfera  diventa colloquiale in<em> Zone of silence</em> - moderna epopea bielorussa  in tre capitoli, dove differenti personaggi raccontano uno spezzato  significativo della propria vita. Anche qui è labile il confine tra  ciò che è reale o fittizio: l'infanzia difficile e la diversità diventano  oggetto di analisi ma anche un modo per affrontare ed espiare, tramite  l'atto scenico, delle verità che pesano come macigni. Si incontrano  storie di bambini umiliati e mortificati, come quella di Vika Moroz,  strappata a chi considerava essere i suoi genitori, nonostante fossero  italiani: la ragazzina di dieci anni, diventata un caso per la stampa  internazionale, prende vita con i Belarus attraverso un corpo fatto  di giornali, tanti pezzi di carta costretti ad accartocciarsi di fronte  a un amore negato. Se nel secondo capitolo si alternano personaggi ai  margini della società, i cosiddetti 'diversi', e si passa dal nero  omosessuale alla signora solitaria innamorata di Lenin, nella terza  parte dello spettacolo vengono denunciate, attraverso semplici gesti  e dati statistici, le condizioni esasperanti e preoccupanti di un paese  che nega l'esistenza di gravi problematiche sociali come l'alto numero  di aborti e di suicidi e le scarse condizioni di salute e di lavoro.</p>
<p align="justify">
<p align="justify">
<p align="justify">In <em>Zone  of silence</em> il linguaggio corporeo è il vero protagonista: il silenzio  verbale,<span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">a loro imposto</span> in Bielorussia, non riesce ad impedire  a questi attori straordinari di trovare attraverso la loro espressività  gestuale un contatto con il pubblico, che diventa così ancora più  potente. <span style="color: #000000;">Il teatro diventa l'unico strumento che dà la possibilità a questo contatto di esistere, lasciando ai Belarus un ultimo spazio per affermare la propria dignità umana. </span></p>
<p><em>Visto a VIE  – Scena Contemporanea Festival, Modena</em></p>
<p align="right">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Allucinazioni e spazi metamorfici in scala di ori</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 19:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Tirelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Dewey Dell]]></category>

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		<description><![CDATA[Epifanie su schermi d’oro e spazi immersi in luci crepuscolari: in scena a VIE – Scena Contemporanea Festival dal 9 all’ 11 ottobre, le compagnie Dewey Dell e Circolando regalano al pubblico immagini e suoni in grado di condurlo in territori tanto ignoti quanto familiari.


Recensione  a Mansarda – Circolando e a Baldassare –  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3979" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/allucinazioni-e-spazi-metamorfici-in-scala-di-ori/attachment/baldassarre/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3979" title="Baldassarre e Mansarda" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/baldassarre-300x228.jpg" alt="Baldassarre" width="180" height="137" /></a>Epifanie su schermi d’oro e spazi immersi in luci crepuscolari: in scena a <em>VIE – Scena Contemporanea Festival</em> dal 9 all’ 11 ottobre, le compagnie <strong>Dewey Dell</strong> e <strong>Circolando </strong>regalano al pubblico immagini e suoni in grado di condurlo in territori tanto ignoti quanto familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span id="more-3948"></span>Recensione  a<em> Mansarda </em>– <strong>Circolando</strong> e a <em>Baldassare</em> – <strong> Dewey Dell</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong> </strong></span>Epifanie su schermi d’oro e spazi immersi in luci crepuscolari: in scena a<em> </em><em>VIE</em><em> –</em><em> Scena Contemporanea Festival</em> dal 9 all’ 11 ottobre - le compagnie <strong>Dewey Dell</strong> e <strong>Circolando </strong>regalano al pubblico immagini e suoni in grado di condurlo in territori tanto ignoti quanto familiari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3978" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/allucinazioni-e-spazi-metamorfici-in-scala-di-ori/attachment/mansarda/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3978" title="mansarda" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/mansarda-300x200.jpg" alt="mansarda" width="300" height="200" /></a>Lo spazio del sogno, esperienza comune a tutti gli esseri umani, diversamente dalla realtà che ci circonda, considerata – a torto o ragione – materiale e palpabile, si presenta come un luogo ignoto per l’impossibilità di ricondurlo a leggi definibili, nonostante gli sforzi di studiosi e scienziati di individuarne tratti razionali e leggi universali. Eppure proprio questa sua caratteristica impalpabilità costituisce il punto di partenza del processo creativo di <em>Mansarda,</em> messo in scena a Ponte Alto dalla compagnia portoghese Circolando. Un viaggio che parte dal Teatro delle Passioni, dove un autobus conduce gli spettatori in un luogo lontano dal caos, seppur minimo, della città di Modena, in una sorta di epurazione dalla contingenza della vita quotidiana. Al pari di un sogno, nello spazio scenico si materializza un tempo distaccato,  una dimensione dove le immagini in tutta la loro fisicità si sostituiscono alla parola in quanto veicolo comunicativo privilegiato. Corpi di oggetti e attori si inseriscono in un tempo sospeso tra il sogno e il ricordo, dove una luce surreale traccia i profili di quadri metafisici in continua metamorfosi e sette maschere ci accolgono in questo mondo buio e come guide sacre iniziano il nostro viaggio. Nessuna legge gravitazionale impedisce agli attori di sondare lo spazio scenico in tutte le sue dimensioni, rivelandosi anche abili performer: la struttura di una mansarda lignea, circondata da terra fresca dalla quale sorgono alberi e sgorga acqua, si configura come metafora della ricerca dell’uomo di uno spazio che lo possa accogliere e con il quale interagire. Un estremo rispetto reciproco caratterizza la relazione tra uomo e ambiente: nessun protagonista domina la scena, ogni corpo si presenta come un elemento essenziale per dar vita ad un sogno ad occhi aperti, in un tempo chiuso, limitato, dal quale le stesse maschere ci risvegliano.  Un sogno forse troppo lungo per permettere ad ogni immagine di fissarsi con la stessa potenza e incisività nella mente dello spettatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/baldassarre.jpg"><img class="size-medium wp-image-3979 alignleft" title="Baldassarre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/baldassarre-300x228.jpg" alt="Baldassarre" width="300" height="228" /></a>Abbandonando il tempo onirico e dilatato dello spettacolo della compagnia portoghese, <em>Baldassarre </em>dura il tempo di un’allucinazione collettiva. In una stanza dell’ex-ospedale Sant’Agostino, per opera dei Dewey Dell, la mitica figura del re magio che rese omaggio a Gesù Cristo il giorno della sua nascita si manifesta nella sua natura mistica, ancestrale e celeste: una danza sciamanica, a tratti primitiva, ci riporta ad una dimensione religiosa ormai persa nella società contemporanea. Quattro minuti sono sufficienti per recuperare un contatto con il divino, intimo, personale e sconvolgente quanto può esserlo l’apparizione di una figura priva di tratti fisici umani: una sfera superiore non regolata da leggi a cui sottostare, ma uno spazio in cui l’ignoto si manifesta a noi in una contingenza accattivante e inquietante nello stesso tempo. Al pari della definizione data dalle scienze fisiche, il corpo nero si presenta come un oggetto che, assorbendo tutta la radiazione elettromagnetica incidente e per il principio di conservazione dell’energia, irradia tutta la quantità di energia assorbita: non una sagoma disegnata su un fondo dorato, ma un concentrato di energia che  genera campi energetici tanto intensi da invadere lo spazio circostante, liberati da <span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">una danza ipnotica</span> su una musica che nasce dalla sintesi di ritmi tribali e suoni elettronici. Dalla mano del re, la fede in qualcosa di Superiore/Altro rispetto al mondo umano ci investe senza bisogno di contatto fisico. Tutto rimane impermeabile al mondo esterno. E qualcosa si risveglia nel nostro Io più profondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a VIE - Scena Contemporanea Festival, Modena</em></p>
<p style="text-align: right;">Giulia Tirelli</p>
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		<title>Borkman risuona ancora per le strade d&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 15:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ferraresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Ostermeier]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può definire un allestimento dal gusto decisamente “espositivo”, quello che vede Thomas Ostermeier, regista tedesco poco più che quarantenne, confrontarsi per la terza volta in pochi anni con la scrittura di Henrik Ibsen. Dopo Casa di bambola ed Hedda Gabler, è la volta di John Gabriel Borkman, che, dopo quasi un anno di tournée [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3907" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/borkman-risuona-ancora-per-le-strade-deuropa/attachment/john-gabriel-borkman_/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3907" title="John Gabriel Borkman" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/John-Gabriel-Borkman_-150x150.jpg" alt="John Gabriel Borkman_" width="150" height="150" /></a>Si può definire un allestimento dal gusto decisamente “espositivo”, quello che vede <strong>Thomas Ostermeier</strong>, regista tedesco poco più che quarantenne, confrontarsi per la terza volta in pochi anni con la scrittura di Henrik Ibsen. Dopo <em>Casa di bambola</em> ed <em>Hedda Gabler</em>, è la volta di <strong><em>John Gabriel Borkman</em></strong>, che, dopo quasi un anno di tournée europea, apre la quinta edizione del festival VIE di Modena.<span id="more-3903"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <strong><em><span style="font-weight: normal;">John Gabriel Borkman</span></em><em> - </em></strong><strong>Thomas Ostermeier</strong></p>
<div id="attachment_3907" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-3907" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/borkman-risuona-ancora-per-le-strade-deuropa/attachment/john-gabriel-borkman_/"><img class="size-medium wp-image-3907" title="John Gabriel Borkman_" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/John-Gabriel-Borkman_-300x199.jpg" alt="John Gabriel Borkman_" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>La densità della parola di Henrik Ibsen è pienamente intercettata nella struttura e nel ritmo dall'allestimento di <strong>Thomas Ostermeier</strong>, in cui spiccano celebri attori tedeschi fra cui <strong>Angela Winkler</strong> e <strong>Josef Bierbichler</strong>. Tanto nel testo, quanto nello spettacolo, è la parola a creare personaggi e ambienti, a stabilire relazioni: mai evocativa né fluida, si presenta in scena in tutta la sua solidità, protagonista assoluta della vicenda. Di più, la rarefazione delle azioni, i movimenti minimali e il grande spazio in cui si muove il testo, creano una corrispondenza duplice fra la scrittura di Ibsen e il lavoro del regista tedesco:  il carattere “espositivo” di questo allestimento si può considerare anche come una presa di posizione nettissima nei confronti della vicenda rappresentata. La scena svuotata, i movimenti ridotti all'osso, la fissità espressiva, il temperamento “esecutivo” dei personaggi, danno luogo proprio a quello di cui i Borkman hanno più paura, cioè il fatto di essere mostrati. Intrappolati fra le mura di casa e quelle, ben più invalicabili, della loro mente, un po' per obbligo e un po' per scelta, i Borkman affrontano una sorta di esilio, da quando è uscito di prigione John Gabriel, ex banchiere condannato per una truffa che ha provocato il tracollo dei suoi clienti. Gunhild, sua moglie, e la sorella Ella, che un tempo si contesero l'amore per l'uomo, ora si trovano a lottare per quello di Erhart, figlio dei Borkman. La vergogna e l'ossessione di rivalsa sono la danza di morte – anche suonata al pianoforte, a un certo punto – che coinvolge tutti e tre i personaggi: le sorelle sorprese da una mania quasi edipica per il figlio-nipote, John Gabriel esasperato nella possibilità di un riscatto sociale. Ed è proprio contro tutto questo che si muove il raffinato allestimento di Ostermeier, esponendo in una regia praticamente “esecutiva” le debolezze dei suoi protagonisti, in una dilatazione verbale impegnativa (che va riaddomesticata, dopo tanti sketch mordiefuggi cinematografici e televisivi) e in un delicatissimo lavoro sulla modulazione delle distanze fra i personaggi.</p>
<div id="attachment_3908" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-3908" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/borkman-risuona-ancora-per-le-strade-deuropa/attachment/john-gabriel-borkman/"><img class="size-medium wp-image-3908" title="John Gabriel Borkman" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/John-Gabriel-Borkman-300x199.jpg" alt=" " width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Il ritorno sistematico del regista tedesco, affermatosi giovanissimo fra i maestri del teatro internazionale, alla drammaturgia ibseniana può essere indice di un pericoloso avvicinamento del tutto attuale a quella società dedita rovinosamente all'apparenza, ritratta dall'autore norvegese quasi centocinquant'anni fa. Lo spettacolo è immerso in arcipelaghi di nuvole spesse, quasi nebbie solide, sempre sullo sfondo e che, di frequente, invadono la scena per arrivare, addirittura, a divorare le prime file della platea. È un'inconsistenza minacciosa che mette in relazione la borghesia delirante di fine Ottocento con gli eccessi attuali, ed è davvero inquietante, infine, uscire dal teatro con un dubbio che confonde spettacolo e realtà. Ostermeier, in tutta la sua cura per la parola ibseniana, ha disegnato un Borkman sospeso fra un senso di umanità che è possibile comprendere (e, forse, invidiare) e i crimini – sociali, personali, ideali – ingiustificabili che, mano a mano, emergono nello sviluppo della vicenda, in una spirale di violenza ed egoismo che sembra inarrestabile e si concluderà solo con la sua morte. Viene da interrogarsi sulla possibilità che il protagonista dello spettacolo, per la maggior parte del tempo fuori scena, sia davvero un criminale da denunciare o un piccolo uomo coraggioso che ha tentato la fortuna. Immedesimazione e critica, comprensione e riscatto: un dondolarsi atroce e senza risoluzione fra gli opposti (e tutto il grigio che vi esiste in mezzo) è la provocazione di questo spettacolo che, spostando continuamente il limite del senso di giustizia, mostra come una certa <em>Totentanz</em> tutta occidentale fra denaro, delirio di onnipotenza e vocazione distruttiva possa continuare, dopo più di un secolo, a risuonare con forza per le strade d'Europa e non solo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a VIE - Scena Contemporanea Festival, Modena</em></p>
<p style="text-align: right;">Roberta Ferraresi</p>
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		<title>Le VIE del teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 12:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>

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		<description><![CDATA[Divenuto in pochi anni un crocevia obbligatorio nel panorama nazionale dei festival teatrali, VIE Scena Contemporanea Festival 2009 aprirà la strada al teatro in 18 luoghi diversi nelle città di Modena, Carpi e Vignola dal 9 al 17 ottobre.
Presentazione di VIE Scena Contemporanea Festival 2009 - Modena, Carpi e Vignola
Collegano i luoghi, le città tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/vie_2009.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3415" title="vie 2009" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/vie_2009.jpg" alt="vie_2009" width="105" height="177" /></a>Divenuto in pochi anni un crocevia obbligatorio nel panorama nazionale dei festival teatrali, <strong>VIE Scena Contemporanea Festival 2009</strong> aprirà la strada al teatro in 18 luoghi diversi nelle città di Modena, Carpi e Vignola dal 9 al 17 ottobre.<span id="more-3409"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Presentazione di <em>VIE Scena Contemporanea Festival 2009 </em>- Modena, Carpi e Vignola</p>
<p style="text-align: justify;">Collegano i luoghi, le città tra di loro; permettono alle persone di incontrarsi, conoscersi, scoprire nuove realtà; sono occasioni di avventure e scambi; o modo per cambiare un po' aria e divertirsi. Sono le <em>vie</em>, le strade, che uniscono un continente, ma si può dire lo stesso del teatro, dell'arte, della cultura - e, infatti, entrambe hanno bisogno di cure, manutenzione, finanziamenti: altrimenti un Paese si blocca.<br />
Problemi finanziari a parte - o nonostante essi - questa metafora si concretizza, anche quest'anno, grazie a <strong>VIE Scena Contemporanea Festival 2009</strong>, che aprirà la strada al teatro in 18 luoghi diversi nelle città di Modena, Carpi e Vignola dal 9 al 17 ottobre. Divenuto in pochi anni un crocevia obbligatorio nel panorama nazionale dei festival teatrali,  VIE offre una programmazione di altissimo livello e di grande varietà: il pubblico potrà, infatti, assistere a grandi eventi ma anche soffermarsi su piccole performances, passando dai grandi nomi della scena contemporanea alle giovani compagnie più promettenti.<br />
Non ci sono strade considerate principali e altre secondarie: per <strong>Pietro Valenti</strong> ed il suo staff sia le grandi autostrade che le piccole vie meritano di essere percorse . Così, al fianco di <strong>Pippo Delbono</strong>, la <strong>Socìetas Raffaello Sanzio</strong>, <strong>Virgilio Sieni</strong> o  il <strong>Belarus Free Theatre</strong> - vincitore, lo scorso anno, del Premio Europa per il Teatro - ci saranno gli <strong>Orthographe, Teatrino Clandestino </strong>e le quattro compagnie che compongono la <strong>Generazione Scenario 2009</strong>. Ma questi sono solo alcuni dei numerosi artisti che parteciperanno a questa nuova edizione di VIE: per 9 giorni saranno più di 30 gli spettacoli in programmazione, che andranno sicuramente a tessere una fitta rete di emozioni, impegno, divertimento e momenti di teatro indimenticabili.
</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
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