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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Teatro Fondamenta Nuove</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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	<language>en</language>
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		<item>
		<title>Il cortocircuito di Fibre Parallele</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 07:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Fibre Parallele Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Un Cristo improbabile, una sorta di zingaro con accento slavo, scende dalla croce chiamato da una donna sola, meridionale e fortemente religiosa: nasce un amore e si consuma fino alla sua purificazione. La giovane compagnia Fibre Parallele manda in cortocircuito la passione di Gesù con Mangiami l'anima e poi sputala mescolando il vissuto di coppia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8261" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-8261" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-cortocircuito-di-fibre-parallele/attachment/02/"><img class="size-thumbnail wp-image-8261" title="Mangiami l'anima e poi sputala" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/02-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Carlo Quartararo</p></div>
<p>Un Cristo improbabile,<span style="color: #ff0000;"> <span style="color: #000000;">una sorta di zingaro con accento slav<span style="color: #000000;">o</span></span><span style="color: #000000;">,</span></span> scende dalla croce chiamato da una donna sola, meridionale e fortemente religiosa: nasce un amore e si consuma fino alla sua purificazione. La giovane compagnia Fibre Parallele manda in cortocircuito la passione di Gesù con <em>Mangiami l'anima e poi sputala</em> mescolando il vissuto di coppia alla spettacolarizzazione della religione.</p>
<p><span id="more-8248"></span></p>
<p>Recensione a <em>Mangiami l'anima e poi sputala</em> – <strong>Fibre Parallele</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_8261" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-8261" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-cortocircuito-di-fibre-parallele/attachment/02/"><img class="size-medium wp-image-8261" title="Mangiami l'anima e poi sputala" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/02-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Carlo Quartararo</p></div>
<p style="text-align: justify;">Altarini e immagini religiose da venerare, programmi radiofonici di preghier<span style="color: #000000;">e e ossessioni spirituali, un Cristo in croce e una stereotipata donna meridionale vestita di nero. Non è una messa cristiana.</span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> Non è una sacra rappresentazion</span><span style="color: #000000;">e</span></span><span style="color: #000000;">.</span> <em>Mangiami l'anima e poi sputala </em>del giovane gruppo pugliese <strong>Fibre Parallele</strong> è il ritratto di un vissuto di coppia, di un innamoramento che nasce e poi esplode, ma che si mescola con dogmi religiosi mandandoli in cortocircuito. Prendendo le mosse dalla passione di Cristo e ribaltandola, i fondatori della compagnia <strong>Licia Lanera</strong> e <strong>Riccardo Spagnulo</strong> sono due personaggi, non del tutto sconosciuti – fra tradizione biblica e luoghi comuni – che si incontrano: lei, sola e devota, invoca chi sulla croce è morto immolandosi<span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">per amore</span><span style="color: #000000;">;</span> lui si pulisce le macchie di sangue che hanno<span style="color: #000000;"> identificato</span> il suo costato per più di duemila anni e scende dalla croce per rispondere alla chiamata della povera donna. È l'inizio di un amore e, proprio come dice timidamente Licia Lanera «i fiori spuntano dalle crepe dell'asfalto»; nessuno se lo aspetta: se Cristo è una sorta di<span style="color: #ff0000;"> <span style="color: #000000;">zingaro dall'accento slavo</span><span style="color: #000000;">, più dedito alle passioni carnali che a una divina spiritualità, </span></span>la protagonista femminile personifica tutti gli stereotipi di un Meridione fortemente attaccato alla religione e dalla devozione assidua.</p>
<div id="attachment_8262" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-8262" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-cortocircuito-di-fibre-parallele/attachment/13/"><img class="size-medium wp-image-8262" title="Mangiami l'anima e poi sputala" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/13-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Carlo Quartararo</p></div>
<p style="text-align: justify;">I bravi attori divertono con la loro irriverenza  mettendo in scena un Gesù che cerca una sigaretta, si piazza sulla poltrona di casa della giovane, sfrutta la sua cucina; ma allo stesso tempo tenta di liberarla dalla sua ristrettezza mentale, cercando di farle ascoltare le proprie pulsioni: sembra riuscirvi a tratti, in momenti pieni di ironia, convincendola che il loro è un vero amore che va consumato e vissuto a pieno. Ma neanche Cristo riesce a far cambiare idea alla donna che dopo essersi concessa massacra senza pietà con una mannaia il corpo del figlio di Dio che vive per una seconda volta la sua storia, la sua passione,  tornando così sulla croce. Tra canzoni kitsch e romantiche, trasmissioni radiofoniche religiose date da preghiere e ossessioni spirituali, momenti di ilarità ed emozioni – in cui vien fuori tutta la solitudine di una donna cresciuta tra dogmi e bigottismo – <em>Mangiami l'anima e poi sputala </em>riesce a stupire, divertire e insieme far riflettere su quelle imposizioni <span style="color: #000000;">morali</span><span style="color: #ff0000;"> </span>che continuano a dettare legge nella vita di molti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Fondamenta Nuove, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Poetiche a confronto. Silvia Gribaudi e Chiara Frigo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 18:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Conti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Frigo]]></category>
		<category><![CDATA[Gribaudi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendi due corpi, unisci ironia e poesia. Mescola il tutto e ponilo in uno spazio. La ricerca sul movimento di Chiara Frigo e Silvia Gribaudi, come pozione mistica, fornisce l'antidoto al rigore che imperversa ancora nella danza.Recensione alla prova aperta della residenza al Teatro Fondamenta Nuove di Silvia Gribaudi e Chiara Frigo
 
Teatro Fondamenta Nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/silvia-gribaudi-foto-white.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7523" title="gribaudi/frigo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/silvia-gribaudi-foto-white.jpg" alt="" width="113" height="150" /></a>Prendi due corpi, unisci ironia e poesia. Mescola il tutto e ponilo in uno spazio. La ricerca sul movimento di Chiara Frigo e Silvia Gribaudi, come pozione mistica, fornisce l'antidoto al rigore che imperversa ancora nella danza.<span id="more-7476"></span>Recensione alla prova aperta della residenza al Teatro Fondamenta Nuove di <strong>Silvia Gribaudi</strong> e <strong>Chiara Frigo</strong></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<div id="attachment_7523" class="wp-caption alignleft" style="width: 123px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/silvia-gribaudi-foto-white.jpg"><img class="size-full wp-image-7523" title="gribaudi/frigo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/04/silvia-gribaudi-foto-white.jpg" alt="" width="113" height="150" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Teatro Fondamenta Nuove continua a stupire. Dopo aver arricchito l'arido inverno appena passato con la sua programmazione, risponde questa volta ai sempre maggiori tagli alla cultura proponendo una “co-residenza” all'interno del progetto <em>Resi/Dance</em>. Le protagoniste dell'operazione combinatoria sono state <strong>Silvia Gribaudi</strong> e <strong>Chiara Frigo</strong>, vincitrici delle ultime due edizioni del premio Giovane Danza D'Autore Veneto. <span style="color: #000000;">Nel corso della residenza le coreografe hanno inizialmente lavorato singolarmente, sviluppando le proprie ricerche fatte a partire dal progetto Choreoroam 2009,  per poi giungere ad un'ultima fase in cui hanno lasciato comunicare i loro linguaggi fino alla presentazione, in una prova aperta, di un unico lavoro.</span> <span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"> </span></span>L'ironia della Gribaudi si è accostata alla sacralità della Frigo con fare addizionale che tutto lascerebbe pensare tranne che la messinscena sia il risultato di un così breve incontro, di una collaborazione che ha consentito alle giovani artiste di confrontare le proprie estetiche in uno stesso spazio e in unico studio. <span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca di <strong>Silvia Gribaudi</strong> si concentra sulla comunicabilità, sulla relazione tra il corpo umano e i materiali in scena e tra questi e il pubblico, in una tripartizione di sguardi complici e dipendenti l'uno dall'altro. <em>Waiting </em>è il titolo del suo ultimo progetto. Ciò che emerge fin dall'inizio, pur considerando lo stato embrionale del lavoro e la presentazione di questo in condizioni differenti rispetto alla concezione originaria (il lavoro è pensato per più danzatori e non come solo)<span style="color: #ff0000;"> </span>, è il livello di attenzione richiesto. La danzatrice occupa la scena coprendosi il corpo con un pannello di polistirolo forato. Indaga il materiale, interagisce con esso, guarda il pubblico e “aspetta”. Attende che l'unione tra corpo e materia le permetta un'evoluzione: una reale e brusca rottura del materiale che a Fondamenta Nuove ha fatto sobbalzare lo spettatore. All'attesa e all'evanescenza di una meta finale fa da contrappunto la successiva sequenza in cui la Frigo, in una corsa circolare attorno ai resti di polistirolo, diviene ostacolo tra la Gribaudi e il materiale. Il progetto di <strong>Chiara Frigo</strong>, <em>Non so stare, </em>emerge gradualmente dal lavoro<span style="color: #000000;"> d'insieme. </span> Come nella sua poetica, il movimento, per non apparire meccanico e artefatto, deve partire da gesti quotidiani, per poi potersi esprimere in tutta la sua bellezza e ritualità. Ed è proprio in chiusura che il corpo nudo della danzatrice accovacciato a terra, abbandona la sua materialità e attraversa lo spazio scenico come in un percorso estatico.<span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p>L'iniziale <em>Chi pensi che io sia?</em> posto come interrogativo dalla Frigo rimane aperto, così come altre affascinanti tematiche solo accennate. Che queste rientrino nel progetto dell'una o dell'<span style="color: #000000;">altra artista no</span>n ha importanza perché la serata ha incuriosito così tanto che non si può che restare in attesa di vedere entrambi i lavori completi.</p>
<p>Visto al Teatro Fondamenta Nuove, Venezia</p>
<p style="text-align: right;">Elena Conti</p>
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		<title>A chi entra a teatro non&#8230;</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/eventi/2010/a-chi-entra-a-teatro-non/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 19:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>

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		<description><![CDATA[
Presentata a Ca'Farsetti nella mattinata di giovedì 25 febbraio la seconda parte della stagione 2009-2010 del Teatro Fondamenta Nuove.  Anche per la primavera il teatro si conferma luogo di produzione, scambi e vetrina per i nomi più innovativi della ricerca teatrale, musicale e coreografica.

Presentazione della stagione primaverile del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
 
...va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6606 alignleft" title="Teatro Fondamenta Nuove" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2-209x300.jpg" alt="" width="146" height="210" /></a></p>
<p>Presentata a Ca'Farsetti nella mattinata di giovedì 25 febbraio la seconda parte della stagione 2009-2010 del Teatro Fondamenta Nuove. <span style="color: #ff0000;"> </span>Anche per la primavera il teatro si conferma luogo di produzione, scambi e vetrina per i nomi più innovativi della ricerca teatrale, musicale e coreografica.</p>
<p><span id="more-6597"></span></p>
<p>Presentazione della stagione primaverile del <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia</p>
<div id="attachment_6600" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-6600" title="a chi" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/a-chi1-210x300.jpg" alt="Grafica: Tankboys" width="210" height="300" /><p class="wp-caption-text">Grafica: Tankboys</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>...va svelato il finale.</em> Ma i nomi che andranno a comporre la seconda parte della stagione 2009-2010 del<strong> Teatro Fondamenta Nuove,</strong> quelli sì, vengono finalmente svelati dal direttore <strong>Enrico Bettinello</strong> e da <strong>Carlo Mangolini</strong>, consulente artistico per la sezione <em>Movimenti</em>, in una delle sale di Ca' Farsetti, sede del Comune di Venezia. A fare gli "onori di casa" la dott.ssa Angela Fiorella, dirigente dell'area delle produzioni culturali e dello spettacolo e primo sostenitore, insieme alla Provincia, del teatro lagunare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche per i mesi primaverili il teatro si conferma essere non solo luogo di rappresentazione, ma uno spazio ben più prolifico e polivalente, andando ad ospitare residenze, momenti di confronto tra artisti e pubblico, fino a divenire sala di registrazione. Mantenendo, infatti, la divisione in sezioni risultata vincente, nelle scorse edizioni, − <em>Risonanze</em> per la musica, <em>Movimenti </em>per il teatro e <em>Resi/Dance</em> per la danza − Bettinello, insieme ai suoi collaboratori, riafferma la volontà di fare del Teatro Fondamenta Nuove un luogo di produzione e sostegno delle realtà più innovative delle varie espressioni artistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Già domenica 28 febbraio, infatti, il teatro ospiterà per il secondo anno consecutivo le semifinali di <strong>Giovane Danza d'Autore</strong> della Regione Veneto, premio che fa parte della rete <em>AnticorpiXL</em>. Con i coreografi in lizza, il teatro si propone di instaurare un legame che va ben aldilà di un evento di un solo giorno, invitandoli a partecipare a workshop, lezioni e momenti di confronto. <strong>Silvia Gribaudi </strong>e <strong>Chiara Frigo</strong>, infatti, vincitrici delle ultime due edizioni del Premio GD'A, saranno in residenza per una settimana e ne presenteranno l'esito in una prova aperta il 25 marzo. In maggio sarà, invece, il danzatore e coreografo norvegese <strong>Stian Danielsen </strong>ad abitare gli spazi del teatro tenendo anche una <em>open class </em>aperta a coreografi e danzatori.</p>
<div id="attachment_6606" class="wp-caption alignright" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-6606" title="va svelato" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text">Grafica: Tankboys</p></div>
<p style="text-align: justify;">Inizio in grande stile anche per <em>Risonanze</em>, con un duo tra il batterista olandese <strong>Han Bennink</strong> ed il sassofonista e clarinettista <strong>Daniele D'Agaro</strong> il 13 marzo. Si resta nel magico sound del jazz anche in aprile con gli <strong>Orange Room</strong>, gruppo italiano che fa capo al collettivo/etichetta <em>Al Gallo Rojo</em>, che durante la residenza nel teatro incideranno il loro nuovo disco. Tutta un'altra musica − elettronica e rock − quella dei <strong>To Rococo Rot</strong>, che a Venezia presenteranno dal vivo la loro ultima fatica discografica: <em>Speculation</em>. La stagione si chiude con un grande ospite internazionale, la band made in USA <strong>Parenthetical Girls</strong>, guidata da Zac Pennington: il loro concerto, previsto per il 6 maggio, sarà occasione di ascoltare, in anteprima, alcuni brani del loro nuovo progetto <em>Privilege</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Carlo Mangolini il compito di presentare, invece, la sezione<em> Movimenti,</em> che sarà segnata, in questa sua seconda tranche, da un ritorno alla parola − ma non per questo alla tradizione, tutt'altro − grazie agli emiliani <strong>Menoventi</strong> con <em>Invisibilmente,</em> ai pugliesi <strong>Fibre Parallele</strong> con <em>Mangiami l'anima e poi sputala</em> e i veneti − per la prima volta in Veneto! − <strong>Fagarazzi&amp;Zuffellato</strong> con<em> Desert/Dessert</em> (serata lounge condotta da Jacopo Lanteri e Wen Ting Yang il 4 marzo)<span style="color: #ff0000;"> </span> e <em>Eminirc</em> (11 marzo). Coerente con lo slogan scelto per questa stagione, Mangolini non svela molto degli spettacoli in cartellone, lasciando al pubblico la curiosità e la sorpresa di scoprire queste innovative realtà della scena nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece tiene, giustamente, a sottolineare, è l'impegno assunto,<span style="color: #000000;"> anche con la sezione di teatro contemporaneo<em> B.Motion</em> di Bassano che dirige,</span> con il sostegno e la promozione per i gruppi emergenti che, negli ultimi anni, sono potuti crescere ed affermarsi. Quattro delle compagnie che l'anno passato hanno fatto parte della stagione del Teatro e sono state coprodotte da B.Motion − Santasangre, Teatro Sotterraneo, Muta Imago e Babilonia Teatri − hanno <span style="color: #ff0000;"> </span>recentemente vinto il Premio Speciale Ubu 2009, uno dei massimi riconoscimenti del teatro italiano. Non solo un mero seppur assolutamente comprensibile motivo<span style="color: #000000;"> </span>di orgoglio, ma un chiaro segnale di star procedendo nella direzione giusta per dare un sostegno concreto e una forte impronta al teatro di domani.</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;cuore&#8221; degli Anagoor</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, Anagoor ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: Cuore. 
Approfondimento del laboratorio Cuore tenuto da Anagoor al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
Pulsazione, ritmo, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5900" title="Cuore - Anagoor" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore-300x200.jpg" alt="" width="210" height="140" /></a>All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, <strong>Anagoor</strong> ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: <em>Cuore.</em> <span id="more-5871"></span></p>
<p>Approfondimento del laboratorio<em> Cuore</em> tenuto da <strong>Anagoor </strong>al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">Pulsazione, ritmo, ma anche sede privilegiata, per tradizione, dei sentimenti e delle emozioni: il C<em>uore</em> viene, così, eletto dalla compagnia <strong>Anagoor</strong> a metafora e sintesi dell'allenamento del performer. E per l'omonimo laboratorio condotto negli spazi del Teatro Fondamenta Nuove, in collaborazione con Giovani a Teatro della Fondazione di Venezia, a un piccolo gruppo di studenti viene data la possibilità di sperimentare il training che la compagnia impiega abitualmente nel suo processo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5901" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><strong> </strong><strong><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera.jpg"><img class="size-large wp-image-5901  " title="schiera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></strong></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Simone Derai - al quale è affidata la direzione del laboratorio con la collaborazione di Marco Menegoni e Moreno Callegari - svela fin da subito le sue "origini" che affondano nel Teatro Settimo e nelle figure di Mirko Artuso, Laura Curino e Gabriele Vacis<span style="color: #ff0000;"> </span>, riproponendone "la schiera" come training di partenza del lavoro con i ragazzi. In fila l'uno affianco all'altro, i passi di dieci ragazzi si trasformano lentamente in quelli di un unico corpo: il semplice camminare in sincronia diviene elemento base per il sentire ed il muoversi di un gruppo e strumento privilegiato di concentrazione. Solo dopo aver trovato la compattezza ci si possono permettere delle singole variazioni; una volta che il ritmo è condiviso e fatto proprio da tutti i membri, l'iniziativa personale è libera di agire all'interno di quelle pulsazioni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelo e complementare al lavoro della schiera è la ricerca di un'intensità ed un'emozionalità sentite e restituite dall'intero gruppo. Attraverso un lavoro di virtuali e molteplici specchi, i partecipanti si muovono nello spazio compatti, imitandosi a vicenda alla ricerca di un gesto ed un incedere comuni.<br />
Il lavoro di mimesi - intesa non come imitazione pedissequa di una postura, ma come restituzione fisica di un'emozione trasmessa dal gesto a cui si deve far riferimento - viene portato avanti, oltre che a coppie o in gruppo, anche in relazione a delle <span style="color: #000000;">immagini</span>: ai partecipanti era stato infatti richiesto di presentarsi in teatro con "un'icona di riferimento" che per loro avesse una qualche rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5903" class="wp-caption alignright" style="width: 340px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni.jpg"><img class="size-large wp-image-5903     " title="costellazioni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni-1024x682.jpg" alt="Foto di Alvise Nicoletti" width="330" height="220" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come i nostri lontani antenati, nella notte dei tempi, osservando il cielo hanno unito con l'immaginazione stelle tra loro lontanissime disegnando nella volta celeste animali, figure umane, miti e storie, così gli Anagoor chiedono di trattare le immagini raccolte. I ragazzi compongono le loro personali ed emotive costellazioni, che vedono collegata alla <em>Pietà</em> di Michelangelo magari un'immagine di superman, e poco più in là <em>l'Urlo</em> di Munch, o il <em>Mara</em>t di David insieme ad Arlecchino. Queste mappe di immagini accompagnano i ragazzi tutti i tre giorni di laboratorio e divengono fonte di ispirazione per la ricerca emotiva di una gestualità, in scena, carica di senso e sentimento. Una gestualità che fa dell'equilibrio e dell'appoggio i suoi canoni fisici privilegiati per poter passare dal lavoro individuale (in cui il performer interagisce con un muro) a quello collettivo - con il contatto fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5905" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro.jpg"><img class="size-large wp-image-5905  " title="muro" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tre lavori paralleli, quindi, che trovano il loro punto di contatto in una costante ricerca di una pulsazione comune, solo dalla quale può prendere vita un atto scenico sincero ed emozionante.</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Collezionando insieme ai Pathosformel</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[pathosformel]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si è concluso al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia Pathosformel. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5551" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5551 " title="Laboratorio La collezione" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931-150x150.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Si è concluso al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia <strong>Pathosformel</strong>. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale tecnico, anzi una collezione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5610"></span></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5548" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_5962.jpg"><img class="size-medium wp-image-5548" title="la Collezione" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_5962-200x300.jpg" alt="Foto di Alvise Nicoletti" width="200" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Si è concluso al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia il laboratorio di tre giorni curato dalla compagnia <strong>Pathosformel</strong>. Ultimo di un percorso di ricerca iniziato a maggio, il laboratorio ha esplorato le diverse possibilità del gesto anatomico, più precisamente la possibilità di "collezionare gesti" analizzandoli e studiandoli fino a creare un vero e proprio manuale tecnico, anzi una collezione.<br />
Noi Italiani siamo famosi all'estero per il nostro "gesticolar parlando", è frequente addirittura trovare nei libri d'italiano per stranieri vere e proprie traduzioni dei gesti che utilizziamo più di frequente: gesti codificati e con precisi significati e riferimenti ad azioni. Non sono questi i gesti che interessano ai <strong>Pathosformel</strong>. La giovane compagnia, formatasi a Venezia, ha iniziato a maggio un percorso di laboratori  intorno al concetto di "collezione di gesti", una ricerca che si conclude proprio in questi giorni e che darà i suoi frutti a marzo prossimo con il debutto a Milano della nuova produzione dal titolo provvisorio: <em><strong>Una collezione anatomica.</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">È possibile considerare i nostri gesti come oggetti? Ogni essere umano nasce e, crescendo,<span style="color: #ff0000;"> </span><span style="color: #ff0000;"> </span>crea un suo personalissimo linguaggio del corpo, a volte inconsapevole e automatico, ma che dice molto del proprio modo di essere. Sfiorarsi i capelli, stropicciarsi gli occhi, sfregarsi le mani, guardarsi le unghie: sono movimenti che si collezionano nell'arco di una vita.<br />
In tre giorni <strong>Paola Villani</strong> e <strong>Daniel Gubbay</strong> hanno guidato una decina di ragazzi alla ricerca di un manuale tecnico, esplorando i concetti di "gesto" e di "collezione", condividendo e confrontando i passi di un percorso artistico destinato a crescere.<br />
Un lavoro che si avvicina molto a quello di un anatomista: studio e definizione di oggetti e concetti, sezionando e scavando il <em>fare quotidiano</em> fino ad arrivare agli strumenti del <em>fare performativo</em>. Il gesto viene così definito come semplice angolazione degli arti creata dalla contrazione e il rilascio dei muscoli del corpo. I parametri della ricerca vanno dalla frammentazione scientifica del movimento per uno studio di precisione e conoscenza dell'atto in sé, alla ripetizione meccanica fino alla creazione di una partitura fisica.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5551" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931.jpg"><img class="size-medium wp-image-5551" title="Laboratorio" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_59931-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo è quello di svuotare il gesto da ogni intento espressivo o mimetico, renderlo consapevole e scomponibile in unità riproducibili. Punto fondamentale di questo lavoro è la concezione che un movimento, anche se privo di identità, mantenga comunque una certa intimità, la stessa intimità che gli permette di far parte dell'insieme. Il gesto in quanto oggetto perde il suo valore d'uso per entrare nell'anonimato della collezione; altro concetto fondamentale che ha guidato il lavoro di questi tre giorni. Una forma compositiva aperta, ma anche un sistema fragile che, basato sull'accostamento e l'enumerazione, è in continuo mutamento e costante ridefinizione di se stesso. «Affianco due oggetti: ecco la mia collezione, quella a cui ora posso finalmente attribuire un titolo. Ne accosto un terzo e d'improvviso il lavoro fatto fino ad ora è distrutto: dovrò per forza riformulare da capo quello che permette ai tre oggetti di stare all'interno di questa nuova collezione».</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5553" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_6012.jpg"><img class="size-medium wp-image-5553" title="La Collezione laboratorio" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/MG_6012-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti" width="300" height="200" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Come comporre una partitura partendo da questi presupposti? Sulla scena un continuo accostamento di "og-gesti" che, proprio per la loro vicinanza, portano l'occhio umano a legarli e relazionarli creando quadri, immagini, storie. Lo sguardo dello spettatore sarebbe sempre coinvolto nel processo creativo: sarà la mente a completare la collezione dandole un titolo ogni volta diverso. Un procedimento di risignificazione del visivo, che si compie grazie alle fessure lasciate aperte nella produzione. <span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">È</span> la spersonificazione del gesto che lo rende aperto, accostabile e pronto ad accogliere sempre un nuovo significato.<br />
Questo <em>modus operandi </em><span style="font-style: normal;">è stato </span>centro del laboratorio, un momento di scambio e confronto ricco, basato sulla condivisione di esperienze più che sull'insegnamento di saperi, una finestra aperta a sguardi sempre nuovi.
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Pathosformel</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[pathosformel]]></category>

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		<description><![CDATA[
Abbiamo incontrato Daniel Blanga Gubbay e Paola Villani  della compagnia Pathosformel dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al Teatro Fondamenta Nuove. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della collezione di gesti, tematica sulla quale lavora dal maggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/intervista-a-pathosformel/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Daniel Blanga Gubbay</strong> e <strong>Paola Villani </strong> della compagnia Pathosformel<strong> </strong>dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong>. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della<em> collezione di gesti</em>, tematica sulla quale lavora dal maggio di quest'anno e che sarà punto focale della nuova produzione che debutterà a Milano nel marzo prossimo.<span id="more-5533"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/intervista-a-pathosformel/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Daniel Blanga Gubbay</strong> e <strong>Paola Villani </strong> della compagnia Pathosformel<strong> </strong>dopo il laboratorio di tre giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong>. Il gruppo, nato a Venezia nel 2004 e formatosi a partire da diverse discipline, ha tenuto l'ultimo laboratorio intorno il tema della<em> collezione di gesti</em>, tematica sulla quale lavora dal maggio di quest'anno e che sarà punto focale della nuova produzione che debutterà a Milano nel marzo prossimo.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;astrattismo entra a teatro con Pathosformel</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/lastrattismo-entra-a-teatro-con-pathosformel/</link>
		<comments>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/lastrattismo-entra-a-teatro-con-pathosformel/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 07:32:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[pathosformel]]></category>

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		<description><![CDATA[
 
La giovane compagnia Pathosformel, formatasi a Venezia da una volontà di sperimentazione artistica e performativa, torna alla città natia e al Teatro Fondamenta Nuove con La timidezza delle ossa e Concerto per harmonium e città, due brevi performance ispirate alle teorie proprie dell'arte astratta e qui trasposte in forma scenica.






 
Recensione a La timidezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> </span></span></p>
<div id="attachment_5526" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Pathosformel.jpeg"><img class="size-thumbnail wp-image-5526" title="La timidezza delle ossa" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Pathosformel-150x150.jpg" alt="foto di Paola Villani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Paola Villani</p></div>
<p>La giovane compagnia Pathosformel, formatasi a Venezia da una volontà di sperimentazione artistica e performativa, torna alla città natia e al Teatro Fondamenta Nuove con <em><span style="font-weight: normal;">La timidezza delle ossa</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> e </span></span><em><span style="font-weight: normal;">Concerto per harmonium e città,</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> due brevi performance ispirate alle teorie proprie dell'arte astratta e qui trasposte </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">i</span></span></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">n forma scenica.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></span>
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><span id="more-5523"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> </span></span></p>
<div id="attachment_5526" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Pathosformel.jpeg"><img class="size-medium wp-image-5526" title="La timidezza delle ossa" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Pathosformel-199x300.jpg" alt="foto di Paola Villani" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Paola Villani</p></div>
<p>Recensione a <em><span style="font-weight: normal;">La timidezza delle ossa</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> e </span></span><em><span style="font-weight: normal;">Concerto per harmonium e città –</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> </span></span><span style="font-style: normal;"><strong>Pathosformel</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Giovani e intellettuali. Intellettuali sì, ma senza l'eccessivo accademismo che li renderebbe  incomprensibili. Il teatro di </span></span><span style="font-style: normal;"><strong>Pathosformel</strong></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, compagnia formatasi a Venezia nel 2004 dall'incontro di  <strong>Daniel Blanga Gubbay</strong><strong> </strong>e<strong> Paola Villani</strong>, arriva allo spettatore in maniera diretta  e con semplice stupore nonostante si serva, per farlo, di differenti strumenti teorici non sempre di facile accesso. Arte concettuale, astrattismo, costruttivismo e decostruttivismo sono solamente alcuni fattori che hanno ispirato </span></span><em><span style="font-weight: normal;">La timidezza delle ossa</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, breve spettacolo che implica una totale messa in gioco dell'immaginazione dello spettatore. Centrale diventa la sottrazione di quegli elementi che solitamente costituiscono il nucleo primario degli spettacoli teatrali: il corpo dell'attore e la parola qui sono completamente negati, mentre si indaga lo spazio vuoto attraverso un potente impatto visivo, fatto di improvvisi e rapidi riempimenti. Un </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">telo</span></span></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> bianco e illuminatissimo, posto al centro del palco, abbandona a poco a poco la sua prerogativa di superficie piatta per far trasparire delle membra, parti del corpo riconoscibili o non. Un braccio, una mano, una gamba mostrano per pochi istanti la loro consistenza, la loro ossatura filtrata da</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">l materiale</span></span></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> plastico che si frappone tra corpo e pubblico. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">La superficie deformata ricorda lo spazialismo di Lucio Fontana e gli esperimenti sul movimento del</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">le tele</span></span></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> di Enrico Castellani. Non ci sono però disegni geometrici, ma protuberanze che trasformano la dimensionalità in tridimensionalità: timidamente si assiste al contatto tra due mani, all'abbraccio rapsodico di due toraci, a una spina dorsale che percorre tutto lo spazio, nelle diverse direzioni. Sta allo spettatore trovare gli incastri, immaginare cosa possa spingere quei corpi a cercarsi o a respingersi. La storia da ricostruire spetta a chi osserva seduto in platea, diventando così soggettiva. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> </span></span></p>
<div id="attachment_3062" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/08/FoPa_2_002.jpg"><img class="size-medium wp-image-3062" title="Concerto per harmonium e città" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/08/FoPa_2_002-300x200.jpg" alt="foto di Alvise Nicoletti dal Fopa09" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Alvise Nicoletti dal Fopa09</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se <em><span style="font-weight: normal;">La timidezza delle ossa</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"> rivela una ricerca completa e originale, suscitando emozioni inaspettate e  percorsi associativi personali in chi guarda, meno riuscito sembra </span></span><em><span style="font-weight: normal;">Concerto per harmonium e città</span></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">. Daniel Blanga Gubbay esegue una musica minimale che allo stesso tempo è sacrale, grazie all'uso di uno strumento particolarmente legato a melodie liturgiche come l'harmonium. Il suono del piccolo strumento a pedali tenta di stabilire un legame con il tracciarsi delle linee proiettate sulla faccia anteriore dell'harmonium. Ad accompagnare Gubbay, <strong>Lorenzo Senni</strong> che, al sintetizzatore, riproduce alcuni rumori di città. Il video di Paola Villani, che dovrebbe evocare il tessuto urbano in movimento, e l'interazione di quest'ultimo con la musica risultano deboli ed eccessivamente astratti, forse da approfondire ricercando relazioni più accessibili al pubblico.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="JUSTIFY"><em>Visto a Teatro Fondamenta Nuove, Venezia</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal;" align="RIGHT">Carlotta Tringali</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Corpo a corpo con Bach</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/corpo-a-corpo-con-bach/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 11:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Cesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio Sieni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pianoforte è l’abbecedario ritmico del danzatore, lo strumento musicale e pedagogico che raccoglie il corpo del ballerino e lo mette in musica, seguendone il percorso di formazione fin dai primi passi. Recuperare sulla scena questo cordone ombelicale tra corpo danzante e pianoforte è un atto di necessità quasi fisiologica. Virgilio Sieni, con Suites Bach, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Virgilio-Sieni11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5491" title="Suites Bach" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Virgilio-Sieni11-211x300.jpg" alt="Suites Bach" width="127" height="180" /></a>Il pianoforte è l’abbecedario ritmico del danzatore, lo strumento musicale e pedagogico che raccoglie il corpo del ballerino e lo mette in musica, seguendone il percorso di formazione fin dai primi passi. Recuperare sulla scena questo cordone ombelicale tra corpo danzante e pianoforte è un atto di necessità quasi fisiologica. <strong>Virgilio Sieni</strong>, con <em>Suites Bach</em>, si inscrive in questo contesto di recupero dialogico tra danza e musica pianistica, con l’asciuttezza gestuale che gli è propria.<span id="more-5481"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <strong><em>Suites Bach</em></strong> – coreografia e interpretazione di Virgilio Sieni</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Virgilio-Sieni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5492" title="Virgilio Sieni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Virgilio-Sieni.jpg" alt="Virgilio Sieni" width="567" height="260" /></a>Il pianoforte va. I piedi bitorzoluti del danzatore sembrano due radici d’albero, ma si muovono con l’agilità sferzante di un muscolo nudo. Solleticano le note, le ascoltano, le rilanciano. Le mani, come farfalle impazzite, galvanizzano lo spazio. Il cranio liscio del danzatore comincia presto a luccicare. Il corpo è un ricamo delirante vestito di nero da cui spunta, in una fluttuante epilessia gestuale, il bianco delle mani e dei piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbattute le quinte, il pianoforte è a ridosso del muro di mattoni. Il pianista suona brani di per sé sufficienti a reggere un concerto: le <em>Variazioni Goldberg</em> sono musica autonoma, non si lasciano ingabbiare da strutture coreografiche chiuse. Il danzatore lo sa. Non attacca l’autosufficienza della musica, ma si concentra sulla sua disponibilità: mani e piedi si arrampicano sulle note coccolandole in abbracci mobili e irrequieti. Sembra un assolo ma è più semplicemente un duetto corpo-musica, formula non originale ma sempre gradevole, soprattutto se condotta con una gestualità preparata e rispettosa del materiale che coinvolge, e con un’esecuzione pianistica di adeguata corposità. Il duetto ha quasi il sapore disinvolto del cabaret, ma è frenetico nel gesto e minimale nell’emotività.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sezioni coreografiche sono concertate con respiro preciso sulle note. Il danzatore lancia agli spettatori poche parole, dette con immancabile palato toscano, che tracciano brevi silhouettes esplicative attorno alle singole composizioni gestuali. La performance progredisce in una dimensione quasi confidenziale con il pubblico, che verso la fine dello spettacolo è chiamato a collaborare: quattro volontari supportano le ultime variazioni del danzatore sulle ultime variazioni di Bach, in un piccolo contact di commiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pianista smette di suonare. Il danzatore sorride.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Suites Bach</em></strong>, sabato 5 dicembre: al pianoforte <strong>Riccardo Cecchetti</strong>, sul palco <strong>Virgilio Sieni</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Fondamenta Nuove, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;"><em></em>Agnese Cesari</p>
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		<title>Rosari e trecce d’aglio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 14:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Cesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Teatrofficina Zerogrammi]]></category>

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		<description><![CDATA[INRI - Teatrofficina Zerogrammi. All’uscita da teatro afferro l’opinione di uno spettatore: «C’era molto della Bausch nello spettacolo». Colgo questa affermazione innocua per un piccolo commento: a volte, l’insistenza nel voler dare un pedigree nobiliare a tutto ciò che si vede a teatro, pena la qualità della rappresentazione, è esasperante. Si rischia di trasformarsi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/Teatrofficina-Zerogrammi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5096" title="INRI" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/Teatrofficina-Zerogrammi-150x150.jpg" alt="INRI" width="150" height="150" /></a><em>INRI</em> - <strong>Teatrofficina Zerogrammi. </strong>All’uscita da teatro afferro l’opinione di uno spettatore: «C’era molto della Bausch nello spettacolo». Colgo questa affermazione innocua per un piccolo commento: a volte, l’insistenza nel voler dare un pedigree nobiliare a tutto ciò che si vede a teatro, pena la qualità della rappresentazione, è esasperante. Si rischia di trasformarsi in giudici di una gara per cani. Se lo spettatore non riesce ad etichettare tutto quello che vede va in tilt, come un commesso quando si accorge che non ci sono i prezzi sugli scaffali della pasta. Forse è un problema del pubblico italiano, con il suo ergersi sulla poltrona dello spettatore come un maestrino che aspetta di dare un voto allo spettacolo. Con la sua smania di costruire alberi teatral-genealogici per concedere il sigillo di legittimità a quello che sta guardando.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-5095"></span>Recensione a<em> INRI </em>di <strong>Teatrofficina Zerogrammi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5096" class="wp-caption alignleft" style="width: 282px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/Teatrofficina-Zerogrammi.jpg"><img class="size-medium wp-image-5096" title="INRI" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/Teatrofficina-Zerogrammi-272x300.jpg" alt="Foto di Photophilla" width="272" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Photophilla</p></div>
<p style="text-align: justify;">All’uscita da teatro afferro l’opinione di uno spettatore: «C’era molto della Bausch nello spettacolo». Colgo questa affermazione innocua per un piccolo commento: a volte, l’insistenza nel voler dare un pedigree nobiliare a tutto ciò che si vede a teatro, pena la qualità della rappresentazione, è esasperante. Si rischia di trasformarsi in giudici di una gara per cani. Se lo spettatore non riesce ad etichettare tutto quello che vede va in tilt, come un commesso quando si accorge che non ci sono i prezzi sugli scaffali della pasta. Forse è un problema del pubblico italiano, con il suo ergersi sulla poltrona dello spettatore come un maestrino che aspetta di dare un voto allo spettacolo. Con la sua smania di costruire alberi teatral-genealogici per concedere il sigillo di legittimità a quello che sta guardando.</p>
<p style="text-align: justify;">A parer mio, il <strong>Teatrofficina Zerogrammi</strong> se la cava anche da solo. Con questo non voglio negare l’importanza di ricerche e contaminazioni che sono alla base di un lavoro oculato, ma spostare l’attenzione sul contrassegno dello spettacolo piuttosto che su eventuali parentele artistiche. La compagnia è un giovane duo maschile, <strong>Stefano Mazzotta</strong> ed <strong>Emanuele Sciannamea</strong>, entrambi diplomati alla <em>Paolo Grassi</em> di Milano, il lavoro che presentano è <strong>INRI</strong>, coprodotto dal Festival <em>Oriente Occidente</em> di Rovereto. Premesse interessanti, messinscena soddisfacente. In un’oretta di spettacolo i due danzatori agiscono<em> en travesti</em>, abbigliati da comari di chiesa. La contraddizione tra il corpo maschile e le sottane nere è sempre evidente, mai mascherata. Si punta l’indice sul rito: non su quello del sacerdote, ma sulla liturgia 'minore' di chi ascolta e riceve la messa. Il dito è puntato più con il polpastrello che con l’unghia: è una parodia affettuosa e cadenzata, un gioco di atteggiamenti e travestimenti che ripercorre la liturgia del fedele e le figure dell’iconologia cattolica. La coppia è ben calibrata nonostante le diverse corporeità, e lo si nota quando, piuttosto che concentrarsi sull’una o sull’altra, l’occhio va ad appoggiarsi nello spazio che le separa, sorvegliandole entrambe. Le due comari si scrutano tenendosi strette le borse, si fanno qualche dispettuccio, pregano, rovesciano soldi nella cassetta delle offerte, fanno schioccare la lingua quando ricevono l’ostia. Sono due devote sgangherate del Cristo in croce sull’altare (che non si vede mai). Buono il ritmo, interessante la meccanica coreografica, l’unica pecca si riscontra nell’accompagnamento sonoro: efficaci i rumori di sottofondo, così come i belati delle pecorelle nella stalla, ma forse troppi momenti sono lasciati al silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il soggetto è rischioso: lo stereotipo del fedele cattolico è uno dei punti nevralgici dell’italianità. Ma i due danzatori riescono ad essere pungenti senza offendere, forse proprio in virtù di quella tenerezza di cui rivestono le loro figure. Strappando un sorriso, forse, anche a chi il giorno dopo andrà ad ascoltare la messa con la borsa stretta tra le mani, versando offerte come gesto scaramantico e ingurgitando l’ostia con qualche difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Teatro Fondamenta Nuove, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Agnese Cesari</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Videointervista a Santasangre</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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Abbiamo incontrato Roberta Zanardo e Luca Brinchi della compagnia romana Santasangre dopo il laboratorio di due giorni tenuto al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/videointervista-a-santasangre/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Roberta Zanardo</strong> e <strong>Luca Brinchi</strong> della compagnia romana <strong>Santasangre </strong>dopo il laboratorio di due giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e la presenza, fisica e non, dell'attore.<br />
In questa intervista, un piccolo bilancio del Laboratorio tenuto dell'ambito di <strong>Esperienze Chance to Change</strong> e una riflessione più ampia sul concetto di corpo e performer.<span id="more-4969"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato <strong>Roberta Zanardo</strong> e <strong>Luca Brinchi</strong> della compagnia romana <strong>Santasangre </strong>dopo il laboratorio di due giorni tenuto al <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia. Il gruppo, nato nel 2004 e lanciatosi sulla scena con una poetica molto vicina alla body-art, oggi esplora i limiti della performance, indagando la relazione tra suono e immagini digitali e la presenza, fisica e non, dell'attore.<br />
In questa intervista, un piccolo bilancio del Laboratorio tenuto dell'ambito di <strong>Esperienze Chance to Change</strong> e una riflessione più ampia sul concetto di corpo e performer.
</p>
<p style="text-align: justify;"><p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/videointervista-a-santasangre/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p></p>
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