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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN</title>
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	<description>Giornale Online di Critica Teatrale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Mar 2010 18:33:50 +0000</lastBuildDate>
	
	<language>en</language>
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		<title>A lezione di Maieutica con Pessoa</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 17:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Da Rin Puppel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arsenale-lab]]></category>

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		<description><![CDATA[
«Sacrificare un piacere con un altro piacere, questo è naturale!». Paradossali affermazioni echeggiano sul palcoscenico del Teatro Arsenale di Milano. Il testo teatrale Il banchiere anarchico, scritto e pubblicato nel 1922 dal poeta portoghese Ferdinando Pessoa, viene sapientemente rielaborato dalla regista Marina Spreafico con il gruppo teatrale Arsenale-lab adattandolo allo spazio scenico con dinamicità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6929" title="il Banchiere anarchico" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/Banchiere-5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />«</span><em>Sacrificare un piacere con un altro piacere, questo è naturale!</em><span style="font-family: Arial;"><em>»</em></span><em>.</em> Paradossali affermazioni echeggiano sul palcoscenico del Teatro Arsenale di Milano. Il testo teatrale <em>Il banchiere anarchico, </em>scritto e pubblicato nel 1922 dal poeta portoghese Ferdinando Pessoa, viene sapientemente rielaborato dalla regista <strong>Marina Spreafico </strong>con il gruppo teatrale <strong>Arsenale-lab</strong> adattandolo allo spazio scenico con dinamicità e ironia.</p>
<p><span id="more-6896"></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <em>Il banchiere anarchico –</em> regia di<strong> Marina Spreafico</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_6930" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6930" title="Il Banchiere anarchico" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/Banchiere-7-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">foto di Giacomo Tincani</p></div>
<p style="text-align: justify;">Flusso di persone all’entrata: il pubblico si accomoda su rigide sedie nere e, senza quasi badarci troppo, si trova seduto attorno ad un tavolo, sotto ad un lampadario in vetro bianco in perfetto stile rococò veneziano.  Il palco è nascosto da un drappo di velluto rosso. La scena si sviluppa nel mezzo della sala: un lungo tavolo nero ricoperto di carta da rotocalco irrompe a zig-zag lo spazio solitamente dedicato al pubblico; in questo modo le persone che assistono allo spettacolo prendono parte attiva, partecipando come comparse e divengono così clienti di un lussuoso ristorante.<span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">La regista de <em>Il banchiere anarchico</em>, <strong>Marina Spreafico</strong>, ha<span style="color: #000000;"> sapientemente </span>rielaborato il testo in prosa del poeta Ferdinando Pessoa, scritto e pubblicato nel 1922. Si tratta di un testo di stampo filosofico e politico non certo facile, ma abilmente tradotto e reinterpretato dagli attori <strong>Mario Ficarazzo</strong>, nella parte del banchiere, <strong>Mattia Maffezzoli</strong>, un giornalista e <strong>Vanessa Korn </strong>nell’allegoria dell’Anarchia. Il protagonista – Mario Ficarazzo –,<strong> </strong>dirige come un maestro i giovani attori in scena che lasciano intravedere la loro preparazione artistica ancora <em>work in progress</em>, ma le piccole imperfezioni tecniche di timbri vocali non  vanno a smorzare lo scambio di battute e di energie, che presenta un ritmo sostenuto durante tutto l’arco della diatriba sull’Anarchia.<br />
Il gioco dialettico è perfettamente bilanciato dal piatto scenico, gli attori si muovono sulla spazio e lo plasmano abilmente. Lo scambio delle battute si basa sulla struttura del <span style="color: #000000;">dialogo platonico</span>: muovendosi attraverso difficili giochi di tensione dialettica, ogni affermazione è il contrario di se stessa, ogni risposta presuppone l’insorgere di un'ulteriore questione. E così<span style="color: #ff0000;"> </span>banchiere e giornalista tengono il pubblico impegnato e attento, e rendono l’interessante dialogo estremamente veloce e movimentato grazie ad un ulteriore espediente tecnico: il tavolo<span style="color: #000000;">, che</span> viene spezzato, spostato, trascinato in continuazione dagli attori. <span style="font-family: Arial, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;">È</span> un tavolo che va a creare situazioni scenografiche, come una<span style="color: #ff0000;"> </span>diapositiva di cambio scena,<span style="color: #ff0000;"> </span>simbolo delle finzioni sociali e<span style="color: #ff0000;"> <span style="color: #000000;">del</span></span><span style="color: #000000;">la</span> rottura delle convenzioni sociali. Messaggio insito nello spettacolo reso con l’oggetto scenico.</p>
<div id="attachment_6929" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6929" title="il Banchiere anarchico" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/Banchiere-5-300x199.jpg" alt="foto di Giacomo Tincani" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">foto di Giacomo Tincani</p></div>
<p style="text-align: justify;">Assistendo allo spettacolo di <strong>Arsenale-lab,</strong> il pubblico si rende conto improvvisamente di prendere parte allo spazio scenico, ma non solo; ben presto realizza anche che sta assistendo ad una lezione di maieutica, in cui gli attori, come arguti sofisti, stanno presentando delle verità assolute, attuali, vere, paradossali. Marina Spreafico definisce Pessoa come “<em>una mente lucida del Novecento</em>”; traducendolo nuovamente e reinterpretandolo in scena, rende lo scrittore portoghese estremamente attuale e vero. La verità assoluta propinata al pubblico è la finzione sociale più influente del nostro tempo: il denaro. E averne in quantità sembra essere l’unico modo per soggiogare in modo del tutto anarchico questo colosso. Il pubblico esce di scena con un sorriso ironico <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">e </span><span style="color: #000000;">con </span></span><span style="color: #000000;"> </span>una consapevolezza nel volto che riflette i terribili paradossi del nostro tempo e di sempre, dal tempo di Platone, di Pessoa e del teatro d’oggi. <span style="font-family: Arial;">«</span><em>Gran finanziere, faccendiere: io sono anarchico in teoria e in pratica</em><span style="font-family: Arial;"><em>»</em></span><em> </em>afferma l'anarchico banchiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro piccolo Arsenale, Milano</em></p>
<p style="text-align: right;">Elisa Da Rin Puppel</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il riscatto della badante</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 13:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il drammaturgo e regista Cesare Lievi porta in scena La badante, testo vincitore del Premio Ubu 2008 come migliore novità italiana, che affronta una problematica attuale e che vede protagonista una eccellente Ludovica Modugno. 

Recensione a La badante – di Cesare Lievi

Quel dito medio non riesce più a distendersi. Rimane piegato e rigidamente immobile mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6842" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-6842" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-riscatto-della-badante/attachment/la-badante-scena-i_003/"><img class="size-thumbnail wp-image-6842" title="La badante" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/LA-BADANTE-SCENA-I_003-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Ludovica Modugno</p></div>
<p>Il drammaturgo e regista Cesare Lievi porta in scena <em>La badante,</em> testo vincitore del Premio Ubu 2008 come migliore novità italiana, che affronta una problematica attuale e che vede protagonista una eccellente Ludovica Modugno. <span style="color: #ff0000;"><br />
</span></p>
<p><span id="more-6841"></span>Recensione a <em>La badante</em> – di <strong>Cesare Lievi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6842" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a rel="attachment wp-att-6842" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-riscatto-della-badante/attachment/la-badante-scena-i_003/"><img class="size-medium wp-image-6842" title="La badante" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/LA-BADANTE-SCENA-I_003-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ludovica Modugno</p></div>
<p style="text-align: justify;">Quel dito medio non riesce più a distendersi. Rimane piegato e rigidamente immobile mentre il resto delle altre dita e la mano destra tentano di afferrare una tazzina di caffè con tanto, tanto zucchero. E quelle gambe: non sono più in grado di eseguire passi stabili e sicuri, ma arrancano, a stento riescono a sostenere il peso del corpo dell'anziana Signora; una camminata incerta da una sedia all'altra della stanza, un continuo rimbalzo di movimenti che portano con sé il peso dell'età. Artrosi e vecchiaia: un'accoppiata perfetta e che in maniera magistrale <strong>Ludovica Modugno</strong>, protagonista de <em>La badante</em>, riesce a trasmettere allo spettatore che, lontano dal vedere il suo viso ancora giovane, quasi crede alla sua veneranda età e solo al momento degli applausi capisce che è stato ingannato.</p>
<p style="text-align: justify;">Scritto e diretto da <strong>Cesare Lievi</strong> e vincitore del Premio Ubu 2008 come migliore novità italiana, <em>La badante</em> si rivela un testo tremendamente attuale e realistico che affronta un tema presente spesso nei giornali di cronaca. <span style="color: #ff0000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei panni di una vecchia Signora testarda, la Modugno si ritrova a dover vivere con una badante, una donna straniera che amorevolmente si prende cura dell'anziana e con cui a un tratto deve condividere la casa. Piena di diffidenza e di pregiudizi nei confronti di Ludmilla – questo il nome della donna ucraina interpretata da <strong>Giuseppina Turra</strong> – la protagonista sfoga il suo rancore verso i suoi due figli che le hanno messo, secondo lei, una “ladra” in<em> </em>casa. Proprio come diverse situazioni a noi vicine e reali potrebbero testimoniarci, la Signora rifiuta la necessità di avere qualcuno su cui fare affidamento non ammettendo che la sua memoria <em>“fa buchi da tutte le parti”</em>. Un personaggio ben delineato e approfondito che per alcuni aspetti ricorda i protagonisti amareggiati dell’autore austriaco Thomas Bernhard: con le sue fisse, le sue paranoie e i suoi ricordi; il padre fascista, la guerra e i morti da cui non riesce a liberarsi e che abitano il paesino di Salò dove la Signora ormai da più di cinquant’anni vive. Ma dei suoi fantasmi ne parlerà proprio con Ludmilla, con cui si confiderà e in cui troverà l’unica persona vera e viva, diversamente da quei figli che lei definisce “cadaveri”. <strong>Emanuele Carucci Viterbi</strong>, <strong>Leonardo De Colle</strong> e <strong>Paola Di Meglio</strong> sono i due figli e la nuora della Signora, personaggi che risultano deboli sia dal punto di vista drammaturgico che recitativo: troppo ripetitiva nei dialoghi la parte in cui sono sconvolti più che dalla morte della anziana madre dal fatto che la donna abbia fatto scomparire inaspettatamente tutto il suo capitale non lasciando nulla in eredità.</p>
<div id="attachment_6843" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-6843" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/il-riscatto-della-badante/attachment/la-badante-scena-i_002/"><img class="size-medium wp-image-6843" title="La badante" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/LA-BADANTE-SCENA-I_002-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Ludovica Modugno e Leonardo De Colle</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Una storia essenziale che Cesare Lievi dirige registicamente in maniera chiara e semplice, mettendo in gioco delle macrosequenze narrative non lineari ma che si incastrano tra loro rincorrendosi in una circolarità puntuale. La scenografia di <strong>Josef Frommwieser</strong> ricrea un ambiente casalingo spoglio dove le pareti alte, claustrofobiche e color sabbia riflettono l'aridità dei rapporti familiari che si risolvono solamente nella presenza di alcuni ritratti di persone non più in vita.  Uno spettacolo che ha il pregio di portare in scena un tema molto discusso oggigiorno ma che senza la presenza di Ludovica Modugno lascia per lo più indifferenti.</span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Visto al Teatro Goldoni, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esperimenti al Teatro Universitario G. Poli</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/eventi/2010/esperimenti-al-teatro-universitario-g-poli/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 10:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Finalmente dopo anni di attività intermittente prende vita una stagione teatrale al Teatro Universitario G.Poli a Santa Marta, Venezia. Proprio dietro il complesso universitario dove ha sede il polo scientifico di Ca' Foscari il piccolo teatro inizierà i suoi Esperimenti teatrali.A Venezia c'è un quartiere, studentesco per eccellenza, una zona in cui quando vedi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6854" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-medium wp-image-6854 " title="Eldorado al Teatro G.Poli" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/eldorado-foto-di-scena1-300x199.jpg" alt="" width="180" height="119" /><p class="wp-caption-text">Eldorado </p></div>
<p style="text-align: justify;">Finalmente dopo anni di attività intermittente prende vita una stagione teatrale al <strong>Teatro Universitario G.Poli</strong> a Santa Marta, Venezia. Proprio dietro il complesso universitario dove ha sede il polo scientifico di Ca' Foscari<strong> </strong>il piccolo teatro inizierà i suoi <strong><em>Esperimenti</em> </strong>teatrali.<span id="more-6852"></span>A Venezia c'è un quartiere, studentesco per eccellenza, una zona in cui quando vedi un turista, sai per certo che si è perso... O che sta cercando di arrivare alla Costa Crociere che si vede in lontananza, tra i tetti dei palazzi. È il quartiere dei panni stesi e dei giardini nascosti, in coda a Dorsoduro, tra la zona marittima e le carceri: è Santa Marta, una zona divisa tra lo zoccolo duro degli anziani veneziani e l'entusiasmo studentesco degli universitari.</p>
<div id="attachment_6857" class="wp-caption alignright" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-6857" title="la Borto" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/Saverio-La-ruina-in-la-Borto.-foto-A.-Maggio-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text"> la Borto foto di A. Maggio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Proprio dall'entusiasmo sembra nascere questa piccola stagione teatrale, organizzata dall'<strong>Ateneo di Ca' Foscari</strong>, che ridà vita ad un piccolo teatro rimasto per anni inattivo e ora rispolverato da un recente restauro; il <strong>Teatro Giovanni Poli </strong>di Santa Marta, ospiterà una stagione tutta all'insegna del fermento universitario. Grazie alla consulenza di Carmelo Alberti, professore presso l'ateneo veneziano e al sostegno del Rettore Carlo Carraro, gli studenti veneziani avranno finalmente uno spazio a disposizione dove esprimere la loro creatività. È questo l'intento della stagione organizzata principalmente intorno all'attività di alcuni centri teatrali universitari, come quello di Ferrara che debutta oggi con <strong><em>Eldorado</em></strong> e quello di Ca' Foscari che porta in scena <em>H2O NON POTABILE</em> il 14 aprile prossimo. Interessante anche il progetto del gruppo Elettrofoscari che vedrà il teatro sede delle prove aperte per un laboratorio di musica elettronica con concerto finale. Ora sta agli studenti accogliere il richiamo di questo piccolo teatro e iniziare a frequentarlo come luogo di aggregazione; ci auguriamo che possa diventare anche un luogo di confronto tra i diversi atenei veneziani e accogliere anche le proposte degli studenti della vicina Facoltà di Design e Arti IUAV che da tempo si cimentano nella messa in scena di spettacoli teatrali.</p>
<p style="text-align: justify;">A fianco a questi <em>Esperimenti</em> studenteschi il Teatro G.Poli ospiterà anche rassegne di teatro contemporaneo: i prossimi appuntamenti sono lunedì 8 Marzo con <strong><em>La Borto</em> </strong>di Saverio la Ruina di Scena Verticale, e <em><strong>La leggenda di Redenta Tiria</strong></em>, portato in scena da Corrado d'Elia. Infine la rassegna<em> <strong>Teatro in tempo di Crisi </strong></em>sotto la direzione di Adriano Iurissevich, vedrà lo svolgersi a fine aprile di un convegno <em><strong>La drammaturgia contemporanea europea</strong></em> accompagnato da una serie di spettacoli e incontri con gli autori.</p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Otello emozionale del Balletto di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 19:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Conti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Su tonalità romantiche e psicologiche, Fabrizio Monteverde propone la sua lettura dell’Otello. Le suggestioni dell’opera colpiscono il pubblico che ne decreta il successo.
Recensione a Otello – Balletto di Roma

Mentre le tragedie shakespeariane continuano a porsi al centro dell'attenzione di registi e coreografi, la loro rilettura diviene fonte di aspettative e curiosità dello spettatore. Il coreografo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6686" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/otello21-Foto-di-G.Orlandi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Su tonalità romantiche e psicologiche, Fabrizio Monteverde propone la sua lettura dell’<em>Otello</em>. Le suggestioni dell’opera colpiscono il pubblico che ne decreta il successo.<span id="more-6667"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <em>Otello</em> – <strong>Balletto di Roma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6838" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6838 " title="Otello" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/03/otello03-Foto-di-G.Orlandi1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Foto di G.Orlandi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Mentre le tragedie shakespeariane continuano a porsi al centro dell'attenzione di registi e coreografi, la loro rilettura diviene fonte di aspettative e curiosità dello spettatore. Il coreografo <strong>Fabrizio Monteverde</strong>, alla guida del Balletto di Roma, è tornato, a distanza di quindici anni dal primo lavoro sul tema creato con il Balletto di Toscana, a confrontarsi con l'<em>Otello</em>, in una lettura che approda alle dinamiche emozionali e psicologiche del soggetto. Lo spettacolo comincia mescolando e lasciando nell'ambiguità la tradizionale triade Otello-Cassio-Jago, interpretati rispettivamente da <strong>Giovanni</strong> <strong>Ciracì</strong>,<strong> Placido Amante</strong> e <strong>Marco Bellone</strong>. Danzatori e danzatrici si presentano in lunghi cappotti neri che, foderati di tessuto rosso, vengono rivoltati dalle ballerine come a porre in gioco la dualità uomo-donna, passione-dolore. Una pluralità di “Otelli” e “Desdemone” sembra affollare la scena. Le danze di insieme lasciano scivolare in secondo piano le vicende della tragedia shakespeariana, focalizzandosi invece su relazioni umane, come l’amore, la passione e la conflittualità, analoghe al rapporto tra i due amanti. Solo con l’ingresso del fazzoletto bianco, simbolo dell'alluso<span style="color: #ff0000;"> </span>tradimento, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la coreografia di Monteverde consentirà </span> </span>allo spettatore di tracciare un filo rosso con l’opera originale. La scena è caratterizzata da un'unica passerella vicino al fondale a identificare un porto di mare in cui intrecciare le vicende del generale e della sua amata, fino al tragico epilogo.</p>
<div id="attachment_6685" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6685" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/image_4-300x200.png" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di G.Orlandi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questo luogo ospiterà infatti il corpo senza vita di Desdemona, interpretata da <strong>Claudia Vecchi</strong>, e sempre qui avverrà il pentimento del furioso Otello. Di notevole bellezza la scena finale dell'<em>uccisione</em> e del <em>(rim)pianto</em>, in cui il resto della compagnia si accosta ai protagonisti con fare corale, con accumulazione di gesti ripetuti che lasciano trasparire dai corpi, per un breve istante, un’interiorità bauschiana. L'opera non manca di scene in cui la retorica classica sembra prendere il sopravvento anche a causa dell'eccessiva enfasi musicale, sulle pagine di Antonín Dvořàk, ma l'<em>Otello</em> di Monteverde si aggiunge alle possibilità di rappresentazione della tragedia, in cui la danza continua ad affermare il suo primato nel rivelare gli impulsi dell’animo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Toniolo, Mestre</em></p>
<p style="text-align: right;">Elena Conti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un ostinato tramonto veneto</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/un-ostinato-tramonto-veneto/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 06:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il regista Damiano Michieletto porta in scena Tramonto, testo scritto dal veronese Renato Simoni all’inizio del ‘900, che mette in luce un veneto inedito, un mondo dove un’atmosfera asfittica caratterizza una vita costruita su una serie di illusioni. Il tutto proposto in un linguaggio reale e vero, come il dialetto proprio della sua   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6658" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-6658" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/un-ostinato-tramonto-veneto/attachment/somaglino-previati/"><img class="size-thumbnail wp-image-6658" title="Tramonto" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Somaglino-Previati-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Somaglino, Previati</p></div>
<p>Il regista Damiano Michieletto porta in scena <em>Tramonto</em>, testo scritto dal veronese Renato Simoni all’inizio del ‘900, che mette in luce un veneto inedito, un mondo dove un’atmosfera asfittica caratterizza una vita costruita su una serie di illusioni. Il tutto proposto in un linguaggio reale e vero, come il dialetto proprio della sua <span style="color: #ff0000;"> </span> terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6652"></span></p>
<p>Recensione a <em>Tramonto</em> – regia di <strong>Damiano Michieletto</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></p>
<div id="attachment_6658" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-6658" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/un-ostinato-tramonto-veneto/attachment/somaglino-previati/"><img class="size-medium wp-image-6658" title="Tramonto" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Somaglino-Previati-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Somaglino, Previati</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il tempo scorre inesorabile ma quell’orologio, su cui cade l’occhio appena le luci sul palco si accendono, continua a girare intorno alle sei, orario che segna il procedere della giornata verso la sua fine, al suo tramonto. E proprio <em>Tramonto</em> è il titolo dello spettacolo di cui <strong>Damiano Michieletto </strong>firma la regia, scegliendo di riportare alla luce un testo di un autore interessante come il veronese che visse a cavallo tra ‘800 e ‘900 <strong>Renato Simoni</strong>. La storia vede Cesare, un politico di un paesino veneto, comportarsi in maniera despotica nei confronti di tutti quelli che lo circondano a partire dalla moglie Eva fino al nipote Carlino, ma anche verso sua madre, la baronessa, e i suoi colleghi. Se nella prima parte dello spettacolo, lentamente e affannosamente, si delinea questa situazione dove tutti i personaggi sono oppressi dall’alto egoismo autoritario del protagonista, solo più tardi si profila un’atmosfera asfittica e in disfacimento in cui la forte personalità di Cesare crolla in seguito alla scoperta del tradimento della moglie accaduto ben vent’anni prima. Mentre la frase disvelatoria “<em>no go dito che la verità</em>” riecheggia nella mente del bravo attore <strong>Giancarlo Previati</strong> – che veste i panni del protagonista –, le lancette del grande orologio posto in scena tornano indietro velocissime per fermarsi di nuovo e segnare inesorabilmente l’ora del tramonto. Quel tramonto che ha sempre segnato la misera esistenza di Eva – interpretata dalla convincente <strong>Nicoletta Maragno </strong>– che rinfaccia al marito di aver “<em>recitato quel monologo eterno <span style="font-style: normal;"><em>che è la tua vita, un’adorazione estetica del sé!</em>” e che ora caratterizza l’esistenza di Cesare, che troppo tardi comprende di aver vissuto nella falsità, dove <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l’amore dei suoi cari</span> <span style="color: #000000;">nei suoi confronti</span></span><span style="color: #000000;"> </span>non era che una mera imposizione dettata dalla paura. <em>Tramonto,</em> scritto nel 1906, diventa così un dramma che ben si avvicina ai testi pirandelliani dove il protagonista deve fare i conti con la sua coscienza e la sua esistenza passata; assume allo stesso tempo i toni di denuncia ibseniani, di situazioni immobili e di falsi equilibri che si spezzano quando ormai è troppo tardi per poterli ricucire. La vera sconfitta di Cesare trova il suo apice, infatti, nel confronto con sua madre, la baronessa: nella figura materna egli tenta di trovare il riscatto della propria persona cercando amore e comprensione, una sicurezza che appare subito fallace tanto è l’orgoglio di quella donna. <strong>Dorotea Aslanidis</strong> interpreta una irremovibile nobildonna per cui non mostrare le proprie debolezze diventa essenziale a un punto tale che pronuncia parole tremende a suo figlio come <em>“voria che non fossi mai nato si devi esser disonor de ta casa”. </em></span></em></p>
<div id="attachment_6659" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-6659" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/un-ostinato-tramonto-veneto/attachment/previati-casarin-plos-spadaro/"><img class="size-medium wp-image-6659" title="Tramonto" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/Previati-Casarin-Plos-Spadaro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Previati, Casarin, Plos, Spadaro</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: normal;">Il testo di Simoni è impregnato di rancori e <span style="color: #ff0000;"> </span>amarezza,<span style="color: #ff0000;"> </span>che fuoriescono, anche, grazie alla lingua veneta: il dialetto diventa infatti essenziale per credere a quelle emozioni, che non sono artificiali, ma vengono dal profondo e solo così possono trovare espressione. Bravo anche il resto del cast – Massimo Somaglino, Lino Spadaro, Pino Costalunga, Michele Modesto Casarin, Maria Grazia Plos, Andrea Pennacchi ed Eleonora Bolla – che copre parti minori e meno tragiche rispetto a quelle del triangolo familiare. Un <em>Tramonto</em> che risulta registicamente troppo didascalico nella rappresentazione della fine, tramite foglie secche e orologio bene in vista. Ma che fa arrivare la sensazione di malessere profondo, dal quale non c’è alcuna possibilità di riscatto.</span></em></p>
<p><em>Visto al Teatro Goldoni, Venezia</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dialogare nella Danza</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Silvestrelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Danza]]></category>

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		<description><![CDATA[È nato il primo gruppo autogestito che organizza jam di contact improvisation in Friuli Venezia Giulia: iniziativa da incoraggiare per lo sviluppo della danza in questa regione. Cos’è una jam? Jam è possibilità di incontrarsi e dialogare attraverso il linguaggio non della parola ma del corpo. Accessibile a danzatori e non, di ogni età, nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/contact11.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6725" title="Gruppo Contact FVG" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/contact11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>È nato il primo gruppo autogestito che organizza <em>jam</em> di <em>contact improvisation</em> in Friuli Venezia Giulia: iniziativa da incoraggiare per lo sviluppo della danza in questa regione. Cos’è una <em>jam</em>? <em>Jam</em> è possibilità di incontrarsi e dialogare attraverso il linguaggio non della parola ma del corpo. Accessibile a danzatori e non, di ogni età, nello spazio circolare della <em>jam</em> non c’è leader, ciò che occorre sono solo apertura d’animo e voglia di mettersi in gioco.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6655"></span>Appunti sul <strong>Gruppo Contact Improvisation Friuli Venezia Giulia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Occorre solo uno spazio adatto ad accogliere la danza ed il movimento, affinché un gruppo di persone possa dare vita ad una <em>jam</em>. Questo tipo di evento non nasce a scopo performativo: è invece un momento di incontro tra individui che decidono di dialogare con il linguaggio della danza, più specificatamente della <em>contact improvisation</em>. Per il desiderio di danzare insieme, per mettersi in gioco, per conoscersi ed interagire a partire dalla materia, dalla tangibilità del corpo.</p>
<div id="attachment_6731" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/contact31.jpg"><img class="size-medium wp-image-6731" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/contact31-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gruppo Contact FVG</p></div>
<p style="text-align: justify;">La <em>contact improvisation</em> si basa infatti sulla ricerca del costante contatto con l’altro. È una danza d’improvvisazione, in cui il movimento non si accorda verbalmente ma emerge da solo, naturalmente, attraverso l’ascolto degli impulsi del corpo, in un continuo scambio di ruoli tra chi offre il proprio peso e chi lo riceve. Un travaso di energie, un gioco in cui diversi elementi si mescolano tra loro: la fluidità e l’abbandono dell’acqua, la tenuta della terra, l’equilibrio e la sospensione dell’aria.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In Friuli Venezia Giulia assai rilevante è l’attività di <strong>Debora Sbaiz</strong> (danzatrice, danza-movimento terapeuta, professional counselor). Quest’ultima, dopo anni di studio negli Stati Uniti, paese natale della <em>contact improvisation</em>, ha infatti piantato il seme di questa danza in regione, operando vivacemente per la sua divulgazione attraverso seminari ed eventi – primo fra tutti e di richiamo internazionale l’<em>Adriatic Jam</em>, a Lignano: estiva e suggestiva esperienza residenziale, tra <em>contact improvisation</em> ed aria di mare. Importante è anche l'impegno nell’unico corso settimanale in regione, interamente dedicato a questa forma di danza.</p>
<p style="text-align: justify;">È dall’impulso di Debora ed alcuni dei suoi più fedeli allievi (<strong>Caterina Gottardo, Marco Pericoli, Leonardo Bianchi Quota, Valentina Rivelli, Ivan Vergendo</strong>, <strong>Enzo Uliana</strong>) che è nato il <em>Gruppo Contact Improvisation Friuli Venezia</em> <em>Giulia</em>. Il gruppo da qualche mese organizza periodicamente <em>jam</em> nel territorio. Gli incontri durano circa 3 ore: prima di dare il via alla <em>jam</em> libera, i componenti del gruppo guidano una sorta di riscaldamento che introduce alla <em>jam</em> e funge da guida a chi si approccia per la prima volta all’iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza della <em>jam</em>, per la sua capacità di aggregazione e parità di ruoli tra i partecipanti, racchiude in sé valori positivi anche a livello sociale. Questa danza infatti è possibile solo nella dimensione del Noi: l’Io ed il Tu trovano soluzioni di movimento nell’interdipendenza, creando così flusso e circolarità. Il messaggio che la <em>contact improvisation</em> porta, va ben oltre al piacere del movimento, all’utilizzare il proprio corpo per danzare con altre persone; è bensì – come afferma Steve Paxton, padre di questa forma d’espressione: <em>"una filosofia di cooperazione e comunicazione trasposta in danza"</em>. <em>Contact improvisation</em> è affidarsi all’altro e permettere che l’altro si fidi a sua volta, senza coinvolgere il pensiero ma scoprendo ed affinando l’intuito, la sensazione, la percezione.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-6698" href="http://www.iltamburodikattrin.com/approfondimenti/2010/dialogare-nella-danza/attachment/contact4/"><img src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/contact4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gruppo Contact FVG</p></div>
<p style="text-align: justify;">Abituati a relazionarsi ponendo muri, attraversabili soltanto da un ponte fatto di aria e parole, si ha spesso paura <span style="color: #000000;">di quanto possa essere terreno, concreto, diretto e soprattutto reale, un confronto che parte dalla materia – pelle, muscoli, ossa – e di come attraverso di essa l’incontro possa raggiungere un livello di grande profondità.</span></p>
<p style="text-align: justify;">È da alimentare con entusiasmo la nascita del giovane G<em>ruppo Contact Improvisation Friuli Venezia Giulia</em> che, attraverso il circuito delle <em>jam</em>, permette alla danza di esistere in regione in una formula libera, facilmente accessibile a chiunque creda che la danza possa essere non soltanto  movimento ma sincera forma di comunicazione.</p>
<p style="text-align: right;">Laura Silvestrelli</p>
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		<title>Danza macabra</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 11:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Tirelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Immersi nel buio e nel nulla di uno spazio non definito, non descrivibile, Carrozzeria Orfeo, con Sul confine, cerca di portare alla luce il vuoto di esistenze profondamente segnate dalla guerra.
Recensione a Sul confine – Carrozzeria Orfeo
La guerra e la violenza: due temi che hanno fortemente segnato ogni epoca storica, sconvolgendola e rigenerando nuove umanità che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6675" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/carrozzeria-orfeo1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Immersi nel buio e nel nulla di uno spazio non definito, non descrivibile, <strong>Carrozzeria Orfeo</strong>, con <em>Sul confine</em>, cerca di portare alla luce il vuoto di esistenze profondamente segnate dalla guerra.<span id="more-6643"></span></p>
<p>Recensione a <em>Sul confine</em> – <strong>Carrozzeria Orfeo</strong></p>
<div id="attachment_6675" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><img class="size-medium wp-image-6675 " title="Sul Confine" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/carrozzeria-orfeo1-299x300.jpg" alt="" width="299" height="300" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">La guerra e la violenza: due temi che hanno fortemente segnato ogni epoca storica, sconvolgendola e rigenerando nuove umanità che risorgono dalle ceneri e dalle polveri lasciate dalla brutalità degli eventi. Polveri che, nonostante tutto, continuano ad aleggiare nell'aria, turbando la memoria e la serenità delle popolazioni coinvolte. Eppure, mai come oggi la distanza temporale e spaziale che si è creata nella società europea dall'esperienza concreta dell'evento bellico ha generato un immaginario che solo per il valore storico che portiamo culturalmente con noi ci permette di riconoscerne la crudeltà e, di conseguenza, condannarla: tutto rimane in superficie, solo suggerito da immagini che si insinuano in noi attraverso telegiornali e documentari. È necessario liberarsi dalle visioni imposte da un sistema che si deve necessariamente proclamare contro le atrocità per recuperare un contatto più intimo con un'esperienza che sconvolge in primo luogo i suoi protagonisti. Ricordiamo tutti i quadri degli artisti dell'espressionismo tedesco che, ritornati dalla prima guerra mondiale, hanno sentito l'esigenza di esprimere i loro fantasmi più oscuri dando così vita ad una nuova arte in grado di rappresentare le ombre create da un evento di cui non riuscivano a percepire la grandezza, ma di cui portavano tracce nella loro psiche e nel loro corpo. <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carrozzeria Orfeo</strong> con <em>Sul confine </em>cerca di indagare proprio questa dimensione nascosta e raramente svelata, servendosi di tre personaggi immersi in uno spazio nero: è solo attraverso le parole provenienti dalla mente dei tre soldati che si possono costruire immagini grazie alle quali lo spettatore possa non capire, ma perlomeno immaginare, l'impatto della guerra su di un essere umano. Una scenografia inesistente si presta quindi a illuminare questa zona nascosta nell'animo umano attraverso fasci di luce che svelano la realtà solo per frammenti, gli stessi attraverso i quali i tre protagonisti possono ricostruire la loro personale esperienza a partire da uno stato di shock e incredulità: la luce, ideata da <strong>Diego Sacchi</strong>, in scena diventa elemento fondamentale per definire uno spazio della memoria di cui non si potrà mai percepire la totalità, in perfetta consonanza con l'idea che la guerra, per quanto indagata e sviscerata, rimane sempre qualcosa di inconcepibile da una mente razionale. <strong><br />
Gabriele Di Luca</strong>, <strong>Massimiliano Setti </strong>e <strong>Alessandro Tedeschi </strong>appaiono persi in uno spazio della memoria alla ricerca delle cause che li hanno portati ad accettare di essere parte di un evento di cui non avrebbero mai immaginato la brutalità e la crudeltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, il testo (di <strong>Gabriele Di Luca</strong>) e l'impianto dello spettacolo ostacolano la potenza di un messaggio che viene solo accennato. Gli argomenti toccati sono molti: l'esperienza tragica dell'uranio impoverito; l'impossibilità di riconoscere nei propri compagni persone incontrate nella vita prebellica, quando tutto scorreva fluido nella quotidianità di un'esistenza serena; l'incapacità di riconoscere perversioni e soprusi in un clima di totale violenza. Temi che rimangono solo accennati e che si perdono nelle coreagrafie di luci e corpi che danzano all'interno di una struttura narrativa eccessivamente cinematografica e che ricorda, nel modo di narrare la vita antecedente alla guerra dei tre soldati, le sceneggiature scritte da Guillermo Arriaga per la trilogia del regista <span style="color: #ff00ff;"><span style="color: #000000;">A</span><span style="color: #000000;">lejandro González Iñárritu (<em>Amores Perros</em>, <em>Babel</em>, <em>21 Grammi</em>): intrecci che si snodano a partire da un punto centrale per il quale i protagonisti sono passati, incrociandosi</span></span>. Una costruzione eccessivamente artificiosa che non permette agli episodi evocati di imporsi con forza nella mente dello spettatore e di avvicinarsi alla condizione interiore dei personaggi: la bellezza delle immagini innalza un muro che impedisce di percepire la portata disumana di un evento quale lo è la guerra che, ancora una volta, appare inenarrabile e distante dalla nostra vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro delle Maddalene, Padova</em></p>
<p style="text-align: right;">Giulia Tirelli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A chi entra a teatro non&#8230;</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/eventi/2010/a-chi-entra-a-teatro-non/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 19:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>

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		<description><![CDATA[
Presentata a Ca'Farsetti nella mattinata di giovedì 25 febbraio la seconda parte della stagione 2009-2010 del Teatro Fondamenta Nuove.  Anche per la primavera il teatro si conferma luogo di produzione, scambi e vetrina per i nomi più innovativi della ricerca teatrale, musicale e coreografica.

Presentazione della stagione primaverile del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
 
...va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6606 alignleft" title="Teatro Fondamenta Nuove" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2-209x300.jpg" alt="" width="146" height="210" /></a></p>
<p>Presentata a Ca'Farsetti nella mattinata di giovedì 25 febbraio la seconda parte della stagione 2009-2010 del Teatro Fondamenta Nuove. <span style="color: #ff0000;"> </span>Anche per la primavera il teatro si conferma luogo di produzione, scambi e vetrina per i nomi più innovativi della ricerca teatrale, musicale e coreografica.</p>
<p><span id="more-6597"></span></p>
<p>Presentazione della stagione primaverile del <strong>Teatro Fondamenta Nuove</strong> di Venezia</p>
<div id="attachment_6600" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><img class="size-medium wp-image-6600" title="a chi" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/a-chi1-210x300.jpg" alt="Grafica: Tankboys" width="210" height="300" /><p class="wp-caption-text">Grafica: Tankboys</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>...va svelato il finale.</em> Ma i nomi che andranno a comporre la seconda parte della stagione 2009-2010 del<strong> Teatro Fondamenta Nuove,</strong> quelli sì, vengono finalmente svelati dal direttore <strong>Enrico Bettinello</strong> e da <strong>Carlo Mangolini</strong>, consulente artistico per la sezione <em>Movimenti</em>, in una delle sale di Ca' Farsetti, sede del Comune di Venezia. A fare gli "onori di casa" la dott.ssa Angela Fiorella, dirigente dell'area delle produzioni culturali e dello spettacolo e primo sostenitore, insieme alla Provincia, del teatro lagunare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anche per i mesi primaverili il teatro si conferma essere non solo luogo di rappresentazione, ma uno spazio ben più prolifico e polivalente, andando ad ospitare residenze, momenti di confronto tra artisti e pubblico, fino a divenire sala di registrazione. Mantenendo, infatti, la divisione in sezioni risultata vincente, nelle scorse edizioni, − <em>Risonanze</em> per la musica, <em>Movimenti </em>per il teatro e <em>Resi/Dance</em> per la danza − Bettinello, insieme ai suoi collaboratori, riafferma la volontà di fare del Teatro Fondamenta Nuove un luogo di produzione e sostegno delle realtà più innovative delle varie espressioni artistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Già domenica 28 febbraio, infatti, il teatro ospiterà per il secondo anno consecutivo le semifinali di <strong>Giovane Danza d'Autore</strong> della Regione Veneto, premio che fa parte della rete <em>AnticorpiXL</em>. Con i coreografi in lizza, il teatro si propone di instaurare un legame che va ben aldilà di un evento di un solo giorno, invitandoli a partecipare a workshop, lezioni e momenti di confronto. <strong>Silvia Gribaudi </strong>e <strong>Chiara Frigo</strong>, infatti, vincitrici delle ultime due edizioni del Premio GD'A, saranno in residenza per una settimana e ne presenteranno l'esito in una prova aperta il 25 marzo. In maggio sarà, invece, il danzatore e coreografo norvegese <strong>Stian Danielsen </strong>ad abitare gli spazi del teatro tenendo anche una <em>open class </em>aperta a coreografi e danzatori.</p>
<div id="attachment_6606" class="wp-caption alignright" style="width: 219px"><img class="size-medium wp-image-6606" title="va svelato" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/va-svelato2-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /><p class="wp-caption-text">Grafica: Tankboys</p></div>
<p style="text-align: justify;">Inizio in grande stile anche per <em>Risonanze</em>, con un duo tra il batterista olandese <strong>Han Bennink</strong> ed il sassofonista e clarinettista <strong>Daniele D'Agaro</strong> il 13 marzo. Si resta nel magico sound del jazz anche in aprile con gli <strong>Orange Room</strong>, gruppo italiano che fa capo al collettivo/etichetta <em>Al Gallo Rojo</em>, che durante la residenza nel teatro incideranno il loro nuovo disco. Tutta un'altra musica − elettronica e rock − quella dei <strong>To Rococo Rot</strong>, che a Venezia presenteranno dal vivo la loro ultima fatica discografica: <em>Speculation</em>. La stagione si chiude con un grande ospite internazionale, la band made in USA <strong>Parenthetical Girls</strong>, guidata da Zac Pennington: il loro concerto, previsto per il 6 maggio, sarà occasione di ascoltare, in anteprima, alcuni brani del loro nuovo progetto <em>Privilege</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Carlo Mangolini il compito di presentare, invece, la sezione<em> Movimenti,</em> che sarà segnata, in questa sua seconda tranche, da un ritorno alla parola − ma non per questo alla tradizione, tutt'altro − grazie agli emiliani <strong>Menoventi</strong> con <em>Invisibilmente,</em> ai pugliesi <strong>Fibre Parallele</strong> con <em>Mangiami l'anima e poi sputala</em> e i veneti − per la prima volta in Veneto! − <strong>Fagarazzi&amp;Zuffellato</strong> con<em> Desert/Dessert</em> (serata lounge condotta da Jacopo Lanteri e Wen Ting Yang il 4 marzo)<span style="color: #ff0000;"> </span> e <em>Eminirc</em> (11 marzo). Coerente con lo slogan scelto per questa stagione, Mangolini non svela molto degli spettacoli in cartellone, lasciando al pubblico la curiosità e la sorpresa di scoprire queste innovative realtà della scena nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che invece tiene, giustamente, a sottolineare, è l'impegno assunto,<span style="color: #000000;"> anche con la sezione di teatro contemporaneo<em> B.Motion</em> di Bassano che dirige,</span> con il sostegno e la promozione per i gruppi emergenti che, negli ultimi anni, sono potuti crescere ed affermarsi. Quattro delle compagnie che l'anno passato hanno fatto parte della stagione del Teatro e sono state coprodotte da B.Motion − Santasangre, Teatro Sotterraneo, Muta Imago e Babilonia Teatri − hanno <span style="color: #ff0000;"> </span>recentemente vinto il Premio Speciale Ubu 2009, uno dei massimi riconoscimenti del teatro italiano. Non solo un mero seppur assolutamente comprensibile motivo<span style="color: #000000;"> </span>di orgoglio, ma un chiaro segnale di star procedendo nella direzione giusta per dare un sostegno concreto e una forte impronta al teatro di domani.</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>SEMIRAMIS: rosso su bianco</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 13:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Da Rin Puppel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spettacolo  SEMIRAMIS di Menoventi, vincitore del secondo premio al Concorso Extra 2008 e Co-produzione al festival es.terni 2007, ruota attorno ad una Semiramide sfacciata, impulsiva, al limite della follia. Lo spettacolo rivisita il mito dell’imperatrice di Babilonia in chiave contemporanea e fortemente astratta, lo racchiude tutto in una stanza bianca, ad una velocità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6572" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><img class="size-thumbnail wp-image-6572" title="SEMIRAMIS" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/piccola-320x200-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo  SEMIRAMIS di <strong>Menoventi</strong>, vincitore del secondo premio al Concorso Extra 2008 e Co-produzione al festival es.terni 2007, ruota attorno ad una Semiramide sfacciata, impulsiva, al limite della follia. Lo spettacolo rivisita il mito dell’imperatrice di Babilonia in chiave contemporanea e fortemente astratta, lo racchiude tutto in una stanza bianca, ad una velocità convulsiv<span style="font-size: small;">a.</span><img src="https://docs.google.com/File?id=djpzvxc_24d44dbtfn_b" alt="" width="1" height="1" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-6569"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a<em> SEMIRAMIS</em> - <strong>Menoventi</strong></p>
<div id="attachment_6573" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6573" title="SEMIRAMIS" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/semiramis-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Menoventi</strong>: temperatura e compagnia teatrale. «– 19: <em>guardando</em> <em>al contrario il termometro del proprio salotto</em>. – 18: <em>in realtà sta a capo all’ingiù la realtà</em>. – 17». E così via, a scalare<em>: «il pubblico esiste? I temi ricorrenti ci rincorrono. Qui ed ora» </em>fino allo zero «<em>ancora un po’ freddino».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo di <strong>Menoventi</strong> diretto da <strong>Gianni Farina</strong> è un crescendo di temperatura,<span style="color: #ff00ff;"> </span>azioni e pathos. La scena: una stanza, pareti bianche e fredde, luce al neon. Semiramide al centro fasciata di bianco, scrive per terra con le dita dei piedi: “<em>QUI?”.</em> Uno scatto improvviso, l’unica protagonista si alza affondando i piedi nello spazio scenico, ogni suo movimento provoca un suono sordo nella stanza <span style="color: #000000;">completamente spoglia, si lancia contro la parete e inizia ad inciderla con scritte atroci, a completare la profezia: “<em>Sei da violenza, violenza, e con violenza.</em>” </span>È questo che farà durante tutto lo spettacolo: imbratterà le pareti bianche con colore carminio, con il rossetto, con il mascara, con il fondotinta, lo farà anche su di sé, sul suo viso. Il pubblico assiste a questo stupro volontario, della donna e delle candide pareti <em>–</em> proiezioni del proprio io <em>– </em>di una Semiramide imprigionata dentro uno spazio vuoto che diviene la culla delle sue paure e perversioni, rimembro del suo passato indelebile.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo <em>SEMIRAMI<span style="color: #000000;">S </span></em><span style="color: #000000;">prevede che il pubblico conosca già la storia</span><span style="color: #000000;">:</span> il mito della ninfa Derceto violentata da un cacciatore, il mito di una bellissima figlia rinchiusa per vent’anni in una grotta e sorvegliata dal profeta Tiresia, poi fuggita con Menone, per divenire imperatrice di Babilonia. È un gioco di potere e lussuria, che ha insito in sé qualche cosa di sporco e perverso. È un’opera di Calderon de la Barca, drammaturgo barocco della Spagna del ‘600, autore in bilico tra fantastico e mitologico. La compagnia Menoventi sotto la direzione di Gianni Farina riesce a rielaborarne lo scritto prolisso, e a farlo scorrere senza respiro.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spettacolo ripercorre le tappe del mito in modo del tutto autonomo: il pubblico assiste alla follia di una donna nata dal dolore, spia nelle stanze bianche della sua memoria. <strong>Consuelo Battiston</strong>, alias Semiramide, riesce a rendere la storia mitica dell’imperatrice completamente sola, con l’ausilio della propria immaginazione e follia. Crea delle vie di fuga sfondando le pareti, parla con se stessa, si rivolge al pubblico, ottiene  risposte precise come <span style="color: #000000;">un'eco, un battito di ciglia, un applauso indeciso, una linea rossa nel test di gravidanza</span><span style="color: #000000;">: sì. “<em>Sono sempre io</em>”,  ghigna Semiramide.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico non può che restare esterrefatto dalla potenza dell’immaginazione, dal continuo richiamo simbolico dei pochi oggetti presenti in scena, che si trasformano, colorano, truccano, sono creazioni della mente che storpiano la realtà. Semiramide corre verso la fuga, la soluzione dell’enigma: “<em>Sei nata da violenza – capita. Semini violenza – qualche volta. E con violenza morirai</em>”.<span style="color: #ff00ff;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Teatro i, Milano </em></p>
<p style="text-align: right;">Elisa da Rin Puppel</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La notte degli Ubu 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 22:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Come, ormai, da più di trent'anni, oggi sono stati conferiti i Premi Ubu 2009 presso la storica sede di via Rovello del Piccolo Teatro di Milano. 
Come, ormai, da più di trent'anni, oggi sono stati conferiti i Premi Ubu 2009 presso la storica sede di via Rovello del Piccolo Teatro di Milano. I numerosi giurati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/piccolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6576" title="Ubu 2009" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/piccolo-290x300.jpg" alt="" width="174" height="180" /></a>Come, ormai, da più di trent'anni, oggi sono stati conferiti i <strong>Premi Ubu</strong> <strong>2009</strong> presso la storica sede di via Rovello del Piccolo Teatro di Milano. <span id="more-6575"></span></p>
<p>Come, ormai, da più di trent'anni, oggi sono stati conferiti i <strong>Premi Ubu</strong> <strong>2009</strong> presso la storica sede di via Rovello del Piccolo Teatro di Milano. I numerosi giurati - circa una sessantina - hanno assegnato il <em>P</em><em>remio Speciale </em>a:</p>
<p><strong>Inequilibrio</strong>, <strong>Primavera dei Teatri</strong>, <strong> Santasangre</strong> e <strong>Babilonia Teatri </strong></p>
<p>e hanno sancito i vincitori delle varie categorie:</p>
<p>Miglior spettacolo straniero: <strong><em>Die Dreigroschenope</em></strong><strong>r</strong> (<em>L’opera da tre soldi</em>) di Bertolt Brecht e Kurt Weill (Robert Wilson, Berliner Ensemble)</p>
<p>Miglior novità straniera:  <em><strong>Giusto la fine del mondo</strong></em> di Jean-Luc Lagarce</p>
<p>Miglior attrice under 30: <strong>Silvia Calderoni </strong>(per il lavoro svolto con Motus)</p>
<p>Miglior attrice non protagonista: <strong>Francesca Ciocchetti </strong>(<em>I pretendenti</em>, <em>Giusto la fine del mondo</em>, <em>La cimice</em>,<em> Sogno di una notte di mezza estate</em>, <em>Un altro Gabbiano)</em></p>
<p>Miglior attrice: <strong>Ermanna Montanari </strong>per <em>Rosvita</em></p>
<p>Miglior attore non protagonista: <strong>Fausto Russo Alesi </strong><strong> </strong>(<em>I demoni</em> e <em>Sogno di una notte di mezza estate)</em></p>
<p>Miglior scenografia: ex aequo <strong>Margherita Palli</strong> e <strong>Daniela Dal Cin</strong></p>
<p>Miglior novità italiana: <em><strong>Pali</strong></em> di Spiro Scimone</p>
<p>Miglior attore: <strong>Giuseppe Battiston </strong>per <em>Orson Welles' roast</em></p>
<p>Miglior regia: <strong>Valter Malosti</strong> per <em>Quattro atti profani</em></p>
<p>Spettacolo dell'anno: <em><strong>I demoni </strong></em>di Peter Stein</p>
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