Giovani a Teatro: strategie di trattamento del Male

| 08/10/2010 | 0 Comments

Ha a che fare col male, l’edizione 2010/11 di Giovani a Teatro – questo il riferimento tematico dell’iniziativa e la sfida proposta ai curatori dei laboratori di quest’anno: è il male di quel «frullatore» che è la società dello spettacolo attuale, impegnata a cancellare ogni tentativo fuori norma, spiega, citando Marco Martinelli, la presentazione di Cristina Palumbo, curatrice del progetto. Un male con cui quei giovani a cui è dedicata l’iniziativa – coloro che saranno destinati ad assumere su di sé il futuro – devono fare i conti quotidianamente. Risulta quanto mai significativo il riferimento, da parte di un progetto culturale che fa della formazione uno dei suoi elementi-chiave, al lavoro pluriennale della non-scuola del Teatro delle Albe.

In questo contesto intende inserirsi Giovani a Teatro, progetto di promozione, diffusione e formazione performativa ideato da Fondazione di Venezia e realizzato da Euterpe, giunto alla sua ottava edizione: una proposta di esperienze dentro e fuori dai teatri che possano intervenire attivamente nell’ambiente culturale in cui vengono affrontate. È Gianpaolo Fortunati, Vicepresidente della Fondazione, ad introdurre la riflessione legata al concetto di cultura attiva che sta alla base del progetto: con Giovani a Teatro la Fondazione non intende offrire una rosa, seppur varia e di alto livello, di prodotti da fruire, ma di operare in quanto «agitatore culturale», non costruendo eventi, ma offrendo un’organizzazione affinché gli operatori del territorio possano costruirli, essi stessi, autonomamente. Si tratta, spiega ancora Fortunati, di fare riferimento a un diverso concetto di cultura – lontano al convenzionale significato legato al deposito di saperi di una comunità e prossimo all’idea di cultura come rivoluzione permanente di Zygmunt Bauman – e di spostare l’azione e l’attenzione dal prodotto al processo, di offrire la possibilità di entrare direttamente nei meccanismi per alimentare il tessuto connettivo del territorio. Teatro e non solo, al cuore del progetto Giovani a Teatro: come sottolinea lo stesso Vicepresidente, in un’epoca segnata dalla sovrabbondanza di stimoli e di informazioni, la funzione educativa delle arti può essere quella di fornire ai giovani gli strumenti per sviluppare uno spirito critico e produrre un proprio sistema autonomo di organizzazione del pensiero.

Piattaforma progettuale di respiro sempre più ampio, Giovani a Teatro è anche quest’anno articolato in due distinte sezioni: “Il teatro in tasca!“, che permette ai ragazzi fino ai 30 anni di frequentare gran parte della programmazione performativa provinciale al prezzo di 2,50 euro, e “Esperienze“, che comprende le opportunità dedicate alla formazione. Nell’edizione 2010/11, oltre ad importanti conferme e sviluppi di laboratori già presenti gli scorsi anni (dal circo-teatro di Pantakin a Parole in forma scenica curato da Leonardo Mello, dalla pedagogia del corpo di Monica Francia ai percorsi dedicati agli insegnanti), sono presenti alcune novità, destinate ad articolare ancora più profondamente la proposta formativa del progetto: l’ulteriore apertura ad altri generi dello spettacolo dal vivo (fra cui il teatro di figura e la danza) e il potenziamento dei percorsi dedicati a zone limitrofe della creazione teatrale, con il nuovo laboratorio Comunicare le arti della scena nell’era multimediale, a cura di Andrea Porcheddu, e Grammatiche della scena, percorso di avvicinamento al teatro che, in relazione agli spettacoli in programma, prevede incontri pre- e post-fruizione con artisti ed esperti; lo sconfinamento oltre-provincia che vede il coinvolgimento del Teatro Verdi di Padova e un ulteriore sviluppo dell’ambito musicale, con l’inserimento del veneziano Palazzetto Bru Zane – Centro di Musica Romantica Francese e la realizzazione di un laboratorio di canto corale, che va ad affiancare quello di critica musicale curato da Enrico Bettinello e il ciclo di incontri della Casa della Musica, già presenti dalla scorsa edizione.

Laboratori di scrittura (critica e drammaturgica), esperimenti di interpretazione e di creazione (dal circo alla prosa, dal teatro di figura al movimento, al canto), percorsi di riflessione che hanno origine nel teatro ma portano molto lontano (con le sezioni dedicate a spettatori e insegnanti); esperienze fra danza, musica e teatro con l’accompagnamento di personaggi di tutto rilievo della scena italiana, da Giuliana Musso ad Antonio Tarantino, da Vitaliano Trevisan a Marco Martinelli e Babilonia Teatri – fra queste polarità di azione e indagine si svilupperà la sezione 2010/11 di Esperienze di Giovani a Teatro. Da tre anni l’attività teatrale della Fondazione si declina anche attraverso l’offerta di laboratori che attraversano diversi generi dello spettacolo dal vivo, coinvolgendo bambini, studenti, giovani e docenti, in un duplice percorso di avvicinamento al mondo-teatro e di approfondimento e sviluppo di quelle potenzialità che il teatro può offrire anche a coloro che non ne sono parte professionalmente. La citazione da Marco Martinelli, che apre questo articolo e che è stata letta da Cristina Palumbo nel corso della conferenza stampa, si sviluppava oltre, segnalando come, nonostante la società contemporanea tenti di inghiottire e ammorbidire la vivacità delle anomalie che si creano al suo interno, i giovani corrispondano a «un’eretica speranza», a quella «primavera del mondo che continua a fiorire nelle rovine». Il teatro – questo elemento torna con continuità nei differenti interventi che hanno presentato il programma 2010/11 di Giovani a Teatro – rimane oggi uno dei pochi ambienti in cui è possibile sperimentare le proprie potenzialità e le relazioni con l’altro, andando a costituire un territorio privilegiato di formazione, ideazione e diffusione di un altro modo di fare cultura e, perché, no, di vivere la società.

Roberta Ferraresi

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About the Author (Author Profile)

Roberta Ferraresi si occupa di teatro dal 2004. Svolge attività didattica presso l’Università Iuav di Venezia e il Dams di Bologna; ha lavorato nelle redazioni di festival e teatri nazionali e curato laboratori di critica teatrale presso diverse rassegne di arti performative. Attualmente è dottoranda in Teatro presso l’Università di Bologna e collabora dal 2009 con “Il Tamburo di Kattrin”.

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