Note Inequilibrio
Dopo un’estate davvero travagliata, tra tira e molla conferme e rimandi, il festival Inequilibrio è sopravvissuto e anche quest’anno è andato in scena. Anche se un po’ fuori stagione, Armunia riesce a portare a Castiglioncello ancora una volta il teatro, tra nuovi studi, work-in-progress e opere ormai consolidate. Vincitore del Premio Speciale Ubu 2009, l‘ultimo anno della storica direzione artistica di Massimo Paganelli, il festival – che per molti è stato punto di riferimento produttivo ed etico – rischiava di chiudere. Bene, non è stato così e ce l’ha fatta sul filo del rasoio, appena in tempo per passare il testimone al critico teatrale Andrea Nanni, che sarà il prossimo direttore di Armunia.
Non si poteva certo salutare Massimo Paganelli lasciando passare in sordina questo cambiamento – certamente valido ma pur sempre traumatico – quantomeno per chi è abituato ad andare “da Massimo” al Castello Pasquini; così moltissimi operatori sono giunti da tutta Italia per partecipare al festival. Risultato: quattro interessantissime giornate di teatro e incontri; forse l’unico a mancare è stato proprio il pubblico più comune (salvo per qualche spettacolo pomeridiano molto gradito anche dai più piccoli). Senza niente togliere alla rassegna, che ha sempre avuto una vocazione per il coinvolgimento della comunità, quest’anno – probabilmente a causa del maltempo e del periodo – di spettatori se ne sono visti ben pochi. Sale piene sì, ma di addetti ai lavori! La sottoscritta compresa, ovviamente.
Nelle due serate del 18 e 19 novembre molti i lavori messi in scena tra l’applauditissimo Roberto Abbiati con Una tazza di mare in tempesta e il sempre-tutto-esaurito Delitto e Castigo di Gaetano Ventriglia, che ogni sera proponeva un episodio differente tratto da Dostoevskij, due studi di Korekané e TRENTA – Un pezzo di teatro civile di Gogmagog. Sono proprio questi due lavori ad aver catturato la mia attenzione.
Primo frammento di un quotidiano disfatto è uno dei due studi del progetto C R E P A dove Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi di Korekané esplorano emotività e dinamiche dell’isolamento sociale. Nel buio due donne percorrono lo stesso tragitto, un percorso da A a B e viceversa, seguono il tracciato di una spirale con regolarità e ritmo.
Un’azione che si ripete più volte, ad ogni “giro” si incontrano senza neanche guardarsi, entrambe tengono il conto del tempo che passa, dei giorni, delle ore, forse degli incontri. Poi finalmente il silenzio si rompe, qualcosa accade e le due alzano lo sguardo e si vedono, iniziano a dialogare. Si tratta di quotidianità, di rapporti sociali, in questo piccolo studio semplicissimo e senza alcuna pretesa; si delineano pochi ed chiari aspetti della contemporaneità, e dello stare umano in un mondo completamente rivolto alla contingenza e all’individualità. Un quadro stilizzato di due vite che scorrono in parallelo. Essenziale come potrebbe esserlo la linea della vita, schematico come un diagramma di flusso, una funzione che si ripete all’infinito, finché i numeri sballano e la forma collassa.
«Sono nei tuoi passi» due anime distanti e sconosciute che condividono lo stesso spazio, che sia una stanza, una strada, una città, che sia anche solo lo stesso cielo. Accade tutti i giorni e Korekané ne fa un piccolo dipinto: stilizza, astrae, inquadra la situazione, senza lasciare spazio alla parola e senza sprofondare nell’oblio delle immagini. Un lavoro equilibrato che per il suo slancio poetico merita d’essere sviluppato, sperando che non ne paghi le conseguenzema resti coerente a questa piccola cartolina da un altro mondo quale quello che è stato.
Su tutt’altra linea lavora Gogmagog: i testi di Luca Scarlini si ispirano alla quotidianità ma quella più nera, quella della cronaca, farcita dai fatti più ferali e assurdi. La struttura drammaturgica di TRENTA è efficace, undici episodi per un’ora di spettacolo. Confessioni, delitti, fatti, violenza e perversioni sono il centro delle parole dei tre attori: ugualmente vestiti e schierati, una banda, una setta, un trio. Cristina Abati, Carlo Salvador e Tommaso Taddei presentano un lavoro – Un pezzo di teatro civile recita il sottotitolo – che basa le sue fonti sulla cronaca del Belpaese. Lo stile ricorda quello di un recente testo di Massini, l’Italia s’è desta: anche lì erano tre gli oratori, si sprofondava in scandali e notizie tratte dai giornali locali, un vero e proprio gioco al massacro regione per regione. Il testo di Scarlini è decisamente più analitico e mirato intorno alla tematica della cronaca nera, entrando spesso nel dettaglio di violenze e perversioni. Di tutt’altro genere anche l’impianto di messinscena: gli attori non si limitano a narrare ma agiscono e interpretano i personaggi di ogni singola storia. Su questo fronte conoscevamo già Tommaso Taddei, che con il suo Quanto mi piace uccidere – dal testo di Virginio Liberti – aveva dato prova di un impressionante talento nell’interpretazione del lato oscuro della psiche; anche qui spicca la sua incredibile capacità di emozionare il pubblico con personaggi raccapriccianti, forse proprio per questo resta più efficace in solitaria. TRENTA rimane infatti un po’ sospeso tra il comico e l’ironico, a volte cade in qualche riferimento politico ma subito dopo ritratta senza approfondire, del resto il tempo scorre e ad attendere c’è subito un altro delitto, l’ennesimo.
Visto a Castiglioncello, Inequilibrio.10
Camilla Toso
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About the Author (Author Profile)
Camilla Toso, friulana di nascita, romana di sangue, veneziana d’adozione. Il suo spirito pragmatico le fa subito intuire di essere portata più per l’organizzazione che per la scena: durante gli anni di università lavora presso il Css di Udine collaborando a progetti di spettacolo e di formazione internazionale. Si dedica con alcune colleghe alla creazione de “Il Tamburo di Kattrin”, progetto che ancora persegue ostinatamente pur dedicandosi al lavoro di organizzatrice.







