Un Leone di diamante per William Forsythe
Nel susseguirsi di spettacoli del programma del 7. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, un avvenimento ha provocato grandissima emozione, una sorta di euforia e fremito ancora mai provato durante le rappresentazioni, ma certamente pertinente all’occasione che ha visto William Forsythe ricevere, al Piccolo Teatro dell’Arsenale di Venezia, il Leone d’oro alla carriera. Il nome del coreografo va ad aggiungersi a quello di grandi maestri della danza premiati negli scorsi anni quali Merce Cunningham (1995), Carolyn Carlson (2006), Pina Bausch (2007) e Jirí Kylián (2008). La motivazione della giuria recita:
«Artista totale, William Forsythe ha rivoluzionato il mondo della danza rigenerandone il linguaggio classico, di cui ha ricostruito e decostruito le forme dall’interno, diventando punto di riferimento per le giovani generazioni, che ha contribuito a plasmare in quel vivaio di nuovi talenti che è stato il Ballet Frankfurt per vent’anni ed oggi è la Forsythe Company. [...] William Forsythe è artista in continuo rinnovamento, capace di spaesare con progetti che rappresentano continue svolte, esplorano tutto l’esplorabile, varcano le soglie del teatro per investire altre discipline, riaffermando il ruolo della danza nello sviluppo dell’arte contemporanea».
Marinella Guatterini, nel corso dell’incontro tenutosi a Ca’ Giustinian antecedente la premiazione, lo ha definito «sperimentatore ad oltranza, artista che uccide ogni volta se stesso per andare oltre, per consegnare al suo lavoro una brillantezza e freschezza di proposte». Il primo pensiero di Forsythe nel corso della cerimonia è andato ai danzatori e a tutti coloro che gli forniscono un «benessere artistico, perché – ricorda il coreografo – il successo è dato da chi lavora con te, danzatori, produttori e organizzatori. Sono qui per quello che ho fatto e per tutto quello che i danzatori hanno fatto per il mio lavoro». All’intelligenza di questo grande artista si è aggiunto prontamente un pizzico di ironia e Forsythe, nel definire cosa possa rappresentare per lui questo riconoscimento, ha risposto: «questo Leone servirà a convincere i miei bambini che il loro babbo è famoso».
Accanto a un premio d’eccellenza come il Leone d’oro alla carriera, quest’anno, per la prima volta, il CdA della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha istituito il Leone d’argento per i settori dello spettacolo dal vivo. Il riconoscimento per il settore danza è stato attribuito al Performing Arts Research and Training Studios (PARTS) di Bruxelles, fondato nel 1995 dalla compagnia Rosas e dalla National Opera De Munt/La Monnaie per iniziativa di un’esponente fra i più importanti della coreografia europea, Anne Teresa de Keersmaeker, che ancora oggi lo dirige. In sintonia con l’attenzione posta dalla Biennale sul tema della formazione, così come dimostrato dal progetto Arsenale della Danza di Ismael Ivo, al PARTS è stata riconosciuta la peculiare caratteristica di essere «un centro di innovazione pedagogica – come recita la motivazione – [...] un laboratorio sul movimento che mette al centro non solo lo sviluppo delle competenze del danzatore, ma anche la ricerca di un’identità artistica». A ritirare il premio erano presenti Theophiel Van Rompay, vice direttore del PARTS e Salva Sanchis, docente del ciclo di ricerca all’interno della scuola. Assente, per impegni di lavoro, Anne Teresa de Keersmaeker, ma i suoi collaboratori hanno riportato un suo commento che suonava in questi termini: «per Forsythe occorrerebbe un Leone di diamante piuttosto che d’oro».
A conclusione della cerimonia il palcoscenico del Teatro ha ospitato un frammento intitolato Aron e Mikko thinking duet, con gli allievi diplomati al PARTS, seguito da N.N.N.N., un quartetto di Forsythe in cui bellezza, ironia e concettualità convivono efficacemente.
Un quaderno marrone, “diario di una vita” di William Forsythe, ha segnato profondamente la cerimonia. In esso il coreografo si è appuntato nel corso della carriera tutta una serie di domande. Il loro valore va al di là della specificità della danza e vale la pena ricordarne alcune per continuare a riflettere:
La danza è un processo di civilizzazione della società?
Chi ci ha fatto credere che ci siano dei modi corretti per fare le cose?
Credo davvero in ciò che credo?
Intendiamo davvero dire ciò che diciamo?
Perché c’è una resistenza nel trarre conclusioni?
Qual è la politica del vocabolo esatto da adottare?
Che cosa significa ambiente di lavoro rispettoso?
Perché si crede che lo sforzo abbia un potere illimitato?
Qual è il rapporto tra autonomia e dignità?
W.F.
Elena Conti
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About the Author (Author Profile)
Elena Conti laureata in Storia dell’Arte al Dams di Firenze, sta conseguendo la laurea magistrale in Scienze e tecniche del teatro all’Università Iuav di Venezia. Ha lavorato con la Compagnia Virgilio Sieni e con il centro di ricerca artistica CANGO Cantieri Goldonetta di Firenze. Collabora con la redazione dal 2010.







il mio preferito… leone meritatissimo