Al via Kilowatt Festival 2011

| 22/07/2011 | 0 Comments

Al via dal 22 al 30 luglio la nona edizione di Kilowatt Festival, rassegna che si svolge a Sansepolcro (AR) e che si distingue nel panorama nazionale per un’inedita formula di rapporto alla creazione teatrale. Da un lato il radicamento nel territorio e l’attenzione per il pubblico: gli spettacoli in programma sono stati selezionati dagli ormai celebri “Visionari”, un gruppo di spettatori che si riunisce settimanalmente da dicembre a maggio per valutare i lavori inviati al bando per la successiva edizione del Festival. Tutti non professionisti della scena, ma grandi esperti della platea, per andare a comporre un programma che ogni anno riserva alcune novità decisive per la nuova teatralità italiana. Perché l’altra polarità d’attenzione di Kilowatt, infatti, è quella della creatività emergente: i Visionari selezionano il nucleo del programma attraverso un bando rivolto a giovani artisti e compagnie, mentre il resto della rassegna è dedicato a presentare quei lavori che l’anno scorso si sono distinti in tale processo e hanno conquistato un apporto produttivo da parte del Festival.

I lavori selezionati dal bando sono presentati dal 22 al 24 luglio: ogni sera trovano spazio la nuova drammaturgia, con creazioni inedite (il monologo musicale di Giovanni Scifoni, una nuova creazione di Instabili Vaganti e A tua immagine di Odemà, segnalato al Premio Scenario 2009) e altre che sono originali omaggi a figure-chiave della cultura novecentesca: Misfit like a clown di Linda Dalisi, dalle Confessioni di un clown di Henrich Böll e un Ubu re nella plastica versione della Compagnia degli Scarti. Il panorama a Kilowatt, così come nei palcoscenici di tutto il Paese, è quantomai vario e differenziato; si trovano anche, infatti, esiti di alcune inedite ricerche performative, dall’ironico teatro-danza di Matteo Fantoni (Leoni) alla ricerca pittorica di LABit (Ogni cosa viva), alla danza (Marco D’Agostin con Viola).

Poi, durante i giorni di rassegna, il teatro incontra le altre arti, con due mostre e diversi appuntamenti dedicati alla musica. La seconda parte del programma presenta spettacoli più maturi, fra cui diverse coproduzioni volute dal Festival. Perché Kilowatt non si offre solo come vetrina e momento di confronto per nuove creazioni, ma, anche in tempi come questi, intende mantenere il proprio sforzo produttivo contribuendo a ben 6 progetti originali. L’elemento evidente, che accomuna ma soprattutto differenzia questi (e gli altri) lavori si trova nella diversità creativa che il Festival intende accogliere, senza alcuna predilezione stilistica o concettuale, ma riservando attenzione e risorse a quei percorsi di ricerca che – dal teatro-immagine di Vincenzo Schino alla nuova danza di Francesca Foscarini, dalla drammaturgia fisica di Carrozzeria Orfeo al teatro post-politico di Emme’A – dimostrano una specificità e una capacità di approfondimento considerevole. Una prospettiva di tutto rilievo per una rassegna quest’anno dedicata al critico Franco Quadri, «viaggiatore di centri e periferie alla ricerca del nuovo teatro, con la fiducia nelle prossime generazioni».
In questa selezione figurano, in una grande varietà scenica, alcune delle esperienze più interessanti della scena contemporanea (come Schino con Sonno e Margine Operativo con Omicidi, jazz e black power), nuovi esperimenti di scrittura per il teatro (Carrozzeria Orfeo con Idoli e Emme’A con Schiavi in mano!) e una particolare attenzione per la creazione coreografica, con Francesca Foscarini (Cantando sulle ossa), il singolare teatro-danza di Progetto Brockenhaus (La menta sul pavimento) e Zaches Teatro (Malbianco).

Ma il lavoro di Kilowatt, fra spettatori e giovani artisti, non finisce qui: durante i prossimi giorni i Visionari parteciperanno a tutti gli spettacoli e, assieme a un gruppo di critici e studiosi denominato “Fiancheggiatori”, incontreranno i singoli gruppi e produrranno per ognuno una scheda di analisi, che resta a disposizione di ogni artista con impressioni e suggestioni legate al lavoro presentato.

“Aspetta e spera…”, ironico e polemico sottotitolo con cui si presenta il Festival quest’anno, è il ritornello che il potere rivolge quotidianamente ai giovani, alla forza delle loro idee, allo slancio dei loro progetti; non sembra trovare casa certo a Sansepolcro, dove, nonostante il clima e l’andamento generale nei confronti della creazione teatrale emergente (e non solo), si continua a dedicare attenzione ai giovani, ad offrire loro opportunità di esposizione e confronto. Kilowatt conferma dunque la propria vocazione nella ricerca del nuovo teatro, anzi forse fa un passo in più, facendosi riferimento politico (oltre che estetico) per tutta una nuova generazione di artisti.

Roberta Ferraresi

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About the Author (Author Profile)

Roberta Ferraresi si occupa di teatro dal 2004. Svolge attività didattica presso il Dams di Bologna, dove sta concludendo un dottorato; ha lavorato nelle redazioni di festival e teatri nazionali e curato laboratori di critica teatrale presso diverse rassegne di arti performative. Collabora dal 2009 con “Il Tamburo di Kattrin” e scrive su “Doppiozero”.

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