Come si affronta la crisi in Fondamenta

| 16/01/2011 | 0 Comments

«Perché la crisi sia un’opportunità, c’è bisogno che tutti rimaniamo uniti». Queste le parole che si incontrano in chiusura del comunicato stampa redatto da Enrico Bettinello, direttore del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, per la presentazione del cartellone del nuovo anno. La semplicità di una simile richiesta di unione e collaborazione è sufficiente e necessaria per comprendere nel miglior modo la situazione che ha permesso al Teatro di presentare il calendario degli eventi per il trimestre gennaio>marzo, in una stagione che si dice così tripartita per la densità della proposta culturale ma che lascia intravedere l’instabilità generale della macchina teatrale – considerando tuttavia che questa è la formula adottata anche nelle passate edizioni di Fondamenta Nuove. Ma andiamo con ordine.

Trattato dei manichini foto di Claudia Papini

In quel «c’è bisogno che tutti rimaniamo uniti», Bettinello chiama a raccolta ognuno di noi, dal lavoratore dello spettacolo all’osservatore silenzioso, ma dice anche qualcosa di più. Motiva, e non intendo “giustifica”, la numerosa serie di collaborazioni avviate in questo anno con importanti realtà territoriali come – da elenco – la Fondazione di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia, l’Istituto Confucio presso l’Università Ca’ Foscari e il Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali, tralasciando quelle già consolidate. A sottolineare la questione è la stessa Angela Fiorella, dirigente del Settore Produzioni Culturali e dello Spettacolo del Comune di Venezia che, introducendo la stagione di questo teatro fulcro dell’offerta culturale della città, sottolinea come l’aumento delle collaborazioni sia sintomatico della crisi del settore e come l’ampliamento di orizzonti possa consentire a Fondamenta Nuove di mantenere l’eccellenza. Sono parole che arrivano ben definite ai presenti nella Saletta Conciliare di Ca’ Farsetti.

Per quanto i tre punti cardine del teatro lagunare – musica, danza e teatro – si ripresentino sotto linguaggi multipli e mescolati, si avverte in questo trimestre l’assenza della danza e una maggiore attenzione per la musica. A risaltare in questo versante sono nomi come quello della pianista svizzera Irène Schweizer, poi i Digital Primitives fino a giungere a Murcof e ad affidare l’apertura di questo anno al pianista Anthony Coleman, in un evento nato dalla relazione tra il Teatro e il Centro Veneziano di Studi Ebraici che ha ospitato in residenza per un mese il musicista statunitense.

La Metamorfosi foto di Angelo Maggio

Ma buone notizie in ambito performativo arrivano già la prossima settimana, se martedì la studiosa Federica Muzzarelli dialogherà con Claudio Angelini di Città di Ebla attorno alla fotografia in teatro e al progetto Pharmakos, giovedì andrà in scena La Metamorfosi (Leggi la recensione), il racconto kafkiano rivisitato dalla compagnia forlivese.
La collaborazione al progetto Parole in forma scenica di Giovani a Teatro – promosso dalla Fondazione di Venezia – porta a Fondamenta Nuove Babilonia Teatri con The End nel mese di febbraio; mentre in marzo sarà la volta di Mariangela Gualtieri con Il buio era me stesso, una lettura di testi tratti da Caino, nuovo progetto del Teatro Valdoca.
In una trasferta fugace ma probabilmente imperdibile consentita dai Musei Civici, a febbraio ci sposteremo a Palazzo Fortuny per assistere all’evento site specific di Anagoor, Ballo Venezia, e chiudere infine il mese di marzo in teatro per la duplice presenza di Teatropersona. La compagnia infatti, oltre a presentare lo spettacolo Trattato dei manichini (Leggi la recensione), sarà in residenza a Fondamenta Nuove dove terrà un laboratorio per Esperienze di Giovani a Teatro, concludendo il soggiorno veneziano con una prova aperta al pubblico del nuovo lavoro A U R E.

Buona visione!

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