Cori e monadi per Santarcangelo 41
41 anni e non li dimostra. Il Festival più anziano dell’Emilia Romagna, riferimento imprescindibile fra le rassegne estive nazionali, «non avrebbe bisogno di presentazioni», come dice anche l’Assessore regionale alla Cultura Massimo Mezzetti in apertura della conferenza stampa che presenta l’edizione 2011. E invece, in coincidenza della conclusione del triennio che ha visto alternarsi alla direzione artistica di Santarcangelo dei Teatri (8-17 luglio) alcune delle figure-chiave della scena e della politica teatrale nazionale, qualche parola è d’obbligo. Perché questo triennio, in opera dal 2009 (con Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio, Enrico Casagrande di Motus, Ermanna Montanari delle Albe), ha riportato con decisione alla ribalta un Festival che di recente sembrava aver fatto qualche passo indietro. Di qui l’idea di restituire la rassegna agli artisti di quei luoghi, che a Santarcangelo hanno portato i primi lavori e che qui hanno potuto confrontarsi e crescere. Una scommessa riuscitissima che, complice il coordinamento critico-organizzativo di Silvia Bottiroli, Rodolfo Sacchettini e Cristina Ventrucci, in questi tre anni ha riportato il pubblico in teatro, la critica in città, i cittadini al Festival.
Proprio questo radicamento a più livelli si mostra come elemento distintivo con cui si vuole inaugurare un breve percorso all’interno dell’edizione 2011 (diretta da Ermanna Montanari), lasciando emergere i nodi dell’intero lavoro triennale, fra continuità e innovazione. Certo Santarcangelo non si sottrae all’apertura di nuovi orizzonti internazionali – quest’anno rilanciati anche da un’inedita collaborazione con la Quadriennale di Praga – né ad accogliere il lavoro di giovani artisti (da quelli ormai riconosciuti come Teatro Sotterraneo e Menoventi, fino a proposte decisamente emergenti); è casa-teatro per i nuovi lavori della ricerca italiana (presente ad esempio con Accademia degli Artefatti e Roberto Latini) e ospita laboratori (non solo teatrali), incontri, concerti e feste. Ma la dimensione del lavoro sulla città, sul radicamento, è indubbiamente quella attraverso cui è più efficace leggere il percorso di questo impegno triennale e dell’edizione 2011. C’è stato l’anno inaugurale, affidato a Chiara Guidi, che in consonanza alla ripresa del tradizionale (e abbandonato) sottotitolo “Festival Internazionale del Teatro in Piazza” ha promosso un’invasione delle strade con Santarcangelo Immensa; nel 2010 Enrico Casagrande ha programmato eventi e performance che, abitando diversi spazi della città, hanno voluto ripensare i rapporti fra teatro e realtà. Per quest’edizione, il segno è, se possibile, ancora più netto: è il Sindaco stesso, Mauro Morri, ad annunciare che addirittura gli uffici comunali si presteranno a luoghi di spettacolo, anche in questo caso recuperando una tradizione originaria del Festival. Ma saranno soprattutto i molteplici differentissimi Cori voluti dalla direttrice a costellare la vita teatrale e quotidiana della città. Ermanna Montanari, alla conferenza stampa, racconta come abbia deciso di passare lungo tempo a Santarcangelo, organizzando forum e occasioni di confronto con le persone che vivono la città tutto l’anno, per tentare di individuare gli allontanamenti e ricucirne i limiti. Da qui nasce l’idea dei Cori: quello gregoriano di 70 cittadini (diretti da Elena Sartori); quello doppio, forte di diverse provenienze (diretto da Dario Giovannini) e quello di videomakers; il coro di sedie, ognuna inviata da un teatro italiano, con cui il Festival vuole manifestare in Piazza Ganganelli la necessità di un confronto in un momento così difficile per la cultura. E, infine, Eresia della felicità: «un plotone di duecento adolescenti provenienti da tante città e paesi del mondo» riuniti a Santarcangelo per un esito epocale della non-scuola delle Albe dedicato al poeta Majakovskij.
Ma il rapporto fra il Festival e la città non si risolve soltanto nelle numerose riunioni svolte con i cittadini durante l’anno o con il loro coinvolgimento nelle iniziative spettacolari: terrazzi e finestre di Santarcangelo saranno abitati da interventi musicali e canori, per un Festival che cerca di invadere concretamente ogni spazio della città. Tutti i giorni, infine, si chiudono con i “grazie” di un poeta-muezzin: Mariangela Gualtieri sarà ogni sera, al crepuscolo, sulla torre campanaria di Santarcangelo e i suoi ringraziamenti in versi rieccheggeranno dal punto più alto della città.
Attorno a quella che Ermanna Montanari ha voluto come figura-guida, l’attore, si sono riuniti i molteplici Cori del 41° Festival di Santarcangelo, ma anche delle monadi, «figure-mondo di artisti il cui lavoro solitario ci interroga prepotentemente», per un’indagine sulle trasmutazioni di quella sapienza che ne costituisce l’irriducibilità. Da questo approccio è scaturito il «peregrinare tortuoso» che ha portato alla composizione della rassegna, che si manifesta nei suoi differenti nodi e che è ben visibile, fra l’altro, nella bella immagine “murenica” creata da Leila Marzocchi per Santarcangelo 41.
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