Due Biennali: festival internazionali con un occhio di riguardo alla formazione
Venerdì 6 maggio, a Roma, sono stati presentati i programmi 2011 di Biennale Danza e Teatro: rassegne che provano a intercettare una vocazione profondamente sentita dal panorama culturale veneziano, unendo visibilità internazionale e dimensione formativa. Se da un lato infatti entrambi i Festival si distinguono per la presenza di alcuni dei più interessanti artisti del mondo teatrale e coreutico, dall’altro si fanno portatori di un’intenzione orientata al confronto e allo scambio inter-generazionale, attraverso un’articolata proposta di workshop e la presentazione degli esiti dei laboratori svoltisi durante l’anno.«Fare di Venezia il laboratorio internazionale di tutte le arti è il progetto della Biennale: non soltanto il luogo privilegiato delle nuove tendenze, ma anche lo spazio aperto alla conoscenza e al confronto di professionisti e di un pubblico consapevole e un’officina del fare per quei giovani che si affacciano al mondo dell’arte e dello spettacolo», così vengono introdotti i programmi delle rassegne Danza e Teatro nel 2011, che pare abbiano trovato territorio di lavoro comune proprio nel contesto pedagogico e formativo.
Anche negli anni precedenti si potevano leggere comunque tentativi di confronto in tale senso, ad esempio con il grande laboratorio dell’Arsenale della Danza voluto da Ismael Ivo o le linee di lavoro pedagogiche della Biennale Teatro, perseguite anche dall’attuale direttore Alex Rigola, con un Festival interamente dedicato alla formazione nel 2010. Ma è quest’anno che entrambi i progetti trovano dichiarato terreno di lavoro comune (e la presentazione in contemporanea in una stessa conferenza stampa ne è gran sintomo), «convinti che Venezia e la Biennale – come sottolinea il Presidente Paolo Baratta – debbano essere un palcoscenico del presente e contemporaneo, ma debbano porsi anche con responsabilità il problema del domani».
La Biennale Danza si apre infatti con il nuovo spettacolo dell’Arsenale della Danza, compagnia di giovani danzatori provenienti da tutto il mondo diretta da Ismael Ivo che mercoledì 11 maggio debutta con Babilonia – Il terzo paradiso. Ma anche le altre creazioni in rassegna coltivano un rapporto profondo con la dimensione formativa. Due lavori sono composti attraverso la collaborazione di giovani allievi danzatori con coreografi la cui ricerca si è distinta negli ultimi anni all’avanguardia internazionale come “non-danza” o “anti-coreografia” – rispettivamente le allieve del corso di Teatrodanza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi con Michele Di Stefano di MK (Reform Club, 14 maggio) e quelli del Performing Arts Research and Training Studios di Bruxelles con Xavier Le Roy e Mårten Spångberg (Project, don’t look now, 15 maggio) – mentre un terzo è autonomamente presentato dalla Rotterdam Dance Academy, che propone con Talent On The Move (15 maggio) un attraversamento fra frammenti di coreografie d’autore e creazioni di giovani artisti. Altra esperienza che fa della pedagogia il suo momento di scarto è quella di Lia Rodrigues che, con la propria compagnia, porta a Venezia l’ultimo esito (Pororoca, 12 maggio) del pluriennale lavoro socio-pedagogico nelle favelas di Rio de Janeiro. Chiude la rassegna il 24 e 25 giugno Brilliant Corners di Emanuel Gat, danzatore e coreografo israeliano di grande fama internazionale.
La dimensione formativa prende invece altre forme all’interno del 41° Festival Internazionale del Teatro di Alex Rigola: a fianco degli spettacoli (buona parte in prima italiana) di alcuni dei più interessanti registi della scena, si trovano percorsi formativi ed esiti laboratoriali, incontri e workshop che fanno di questa Biennale Teatro una vera e propria occasione da non perdere per il pubblico italiano. I sette maestri della scena coinvolti nella Biennale 2010 (Romeo Castellucci, Rodrigo Garcia, Jan Lauwers, Ricardo Bartis, Thomas Ostermeier, Calixto Bieito, Jan Fabre) tornano a lavorare con una selezione degli allievi attori dello scorso anno in un percorso laboratoriale che si sviluppa durante i giorni di Festival e si conclude con una presentazione, in forma di spettacolo breve, che si snoderà in diversi spazi della città. Si tratta di «personalità dalla cifra artistica inconfondibile, molto diverse fra loro, ma che hanno tutte ripensato in termini radicali il modo di fare teatro, trovando un linguaggio nuovo e originale» e l’idea di Rigola, con il suo invito a lavorare sui peccati capitali della contemporaneità, si concretizza in un’occasione unica di poter vedere l’una di fianco all’altra alcune delle estetiche, delle poetiche e – perché no – delle politiche che hanno profondamente trasformato le scene e le platee negli ultimi anni. Ma, oltre a Sette peccati, ognuno dei registi sarà in scena, sera dopo sera, con un suo lavoro recente. Si comincia lunedì 10 ottobre con Hamlet della Schaubühne Berlin diretta da Thomas Ostermeier, per proseguire il giorno successivo con Prometheus Landscape II di Jan Fabre e Isabella’s room della Needcompany di Jan Lauwers; seguono lo Sportivo Teatral di Ricardo Bartis (El Box, 12 ottobre), la Socìetas Raffaello Sanzio con l’ultima creazione di Romeo Castellucci (Sul concetto di volto nel figlio di Dio, giovedì 13) e La Carniceria di Rodrigo Garcia (Muerte y reencarnación en un cowboy, sempre il 13), fino a Desaparecer di Calixto Bieito il 14 ottobre. Ma il percorso fra le avanguardie della scena contemporanea non si ferma con la presenza dei sette registi protagonisti della Biennale Teatro 2010, e rilancia negli ultimi giorni di Festival: fra venerdì 14 e domenica 16 altri artisti di spicco del teatro internazionale si avvicendano sui palcoscenici della Biennale, come a completare la mappatura dello stato dell’arte che il Festival 2011 sembra tentare di tracciare. Stefan Kaegi dei Rimini Protokoll è presente con due lavori: Bodenprobe Kasachstan – Soil Sample Kazakhstan (venerdì 14) e una nuova creazione site-specific appositamente pensata e realizzata a Venezia (Video Walking Venice, il 15); mentre la rassegna si apre anche a due esperienze di assoluto rilievo della danza contemporanea con Josef Nadj (Woyzeck ou l’ébauche du vertige, sabato 15) e Virgilio Sieni (Osso, domenica 16).
A fianco dei grandi, grandissimi nomi del teatro internazionale la Biennale dedica spazio anche ai giovani artisti, in una sezione dal nome Young Italian Brunch, che si svolgerà ogni giorno alle ore 13 al Teatro Fondamenta Nuove e vedrà protagoniste le realtà più interessanti della ricerca performativa italiana (i nomi ancora non sono stati resi noti) – offrendo loro un’occasione di visibilità internazionale. Quindici sono i laboratori in programma, che quest’anno non si concentrano esclusivamente su regia e recitazione, ma si aprono a tutte le diverse professionalità artistiche della scena – dalla scenografia al video al light design. E poi incontri con gli artisti nei giorni successivi al debutto e cicli di conferenze (uno su tutti quello dedicato alla grande scenografia internazionale, che vanta presenze come Anna Viebrock, Margherita Palli, Declan Donnellan), tavole rotonde, momenti di confronto e dibattito. La Biennale Teatro conferma poi il rapporto con la giovane critica italiana, richiamando a sé, in occasione del Festival e sempre con la direzione di Andrea Porcheddu, quegli studiosi e giornalisti che hanno seguito e documentato lo svolgimento dei laboratori nel 2010.
Con la Biennale di Alex Rigola ci si trova di fronte a un’occasione di rilancio preziosa per l’istituzione veneziana, che potrebbe riconfermarsi come punto di riferimento per la ricerca e l’esposizione delle pratiche performative contemporanee a livello nazionale e non solo. Certo, a causa dei tagli e della conseguente impossibilità produttiva, la programmazione vive di ospitalità non sempre inedite per la scena internazionale (comunque nella gran parte dei casi si tratta di debutti italiani). Ma, in un contesto di globale ristagnamento e nazionale costrizione, di ristrettezze e riassetti, va sottolineata l’agilità della strategia messa in atto da questa direzione che, pur non potendo permettersi commissioni o produzioni vere e proprie, è riuscita da un lato a dare vita a un programma di spessore davvero esplosivo, che rischia di tener impegnati pubblico e operatori dal mattino a notte fonda; e, dall’altro, anche tramite l’opzione formativa, è stata capace di riunire i nomi di punta di una certa generazione teatrale, che raramente si sono ritrovati insieme in un’unica rassegna, addirittura coinvolgendoli tutti in una nuova seppur minima produzione originale.
Roberta Ferraresi
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