Pre-visioni a Genova: il presente (e futuro) della giovane scena ligure

| 27/04/2011 | 0 Comments

Kronoteatro - Pater familias

Nell’epoca attuale le pratiche divinatorie, che hanno accompagnato la vita dell’uomo fin dalle origini, sembrano essere state accantonate, marginalizzate, dimenticate: ci sono le previsioni del tempo e la guerra preventiva, gli exit-poll e i pronostici sulle partite di calcio… Insomma l’uomo moderno continua ad agire e pensare in anticipo, ma nessuno si azzarda più a tentare di prevedere il futuro per quanto riguarda la vita concreta della società. Non c’è più molto tempo a disposizione per ascoltare (siano i comportamenti degli animali o le condizioni atmosferiche, numeri, stelle o sogni), figurarsi per l’interpretazione dei simboli o per la messa in relazione dei presagi in una rete capace di diventare significativa per una comunità.
Fuor di metafora, la scommessa del neonato Festival Pre-visioni del Teatro della Tosse di Genova si può leggere in questa dimensione: in un momento storico in cui la cultura in generale (e il teatro nello specifico) sono continuamente oggetto di tagli e riassetti che mettono il settore in gravi difficoltà e rischiano di escludere completamente quelle realtà che si stanno affacciando sui palcoscenici del Paese, la Tosse propone alle giovani compagnie del territorio una vetrina dai diversi propositi, che certo testimonia la situazione presente, ma con un occhio – lo si intuisce dal titolo stesso – rivolto al futuro.
Se ad un primo livello il percorso di Pre-visioni ha l’ottimo esito di inaugurare una mappatura della giovane creatività performativa ligure, offre anche un momento di visibilità di ampio respiro in un teatro che si distingue come riferimento per la teatralità cittadina e regionale; di più, come si accennava, la Tosse intende impegnarsi in un percorso di profondo lavoro sul territorio, che da un lato vuole sostenere quelle compagnie che rischiano di vedere di molto assottigliata la propria ricerca attraverso i recenti tagli alla cultura e, dall’altro, si propone di mettere in contatto le differenti polarità che agiscono in regione, con il proposito di dare slancio a un tessuto creativo e culturale tutt’altro che immobilizzato ma che il momento di crisi potrebbe mettere in condizioni di difficoltà.

Il cartellone di Pre-visioni, Festival alla sua prima edizione, nasce da una selezione operata dalle 51 proposte giunte in seguito alla divulgazione di un bando pubblico. La giuria – composta da Fabrizio Arcuri (neo-consulente artistico del Teatro), Laura Santini (critico) ed Emanuele Marenco (studioso di teatro) – ha così dato vita a una rassegna in cui i 7 progetti selezionati (più L’operazione di Rosario Lisma, vincitore del Premio ETI Nuove Sensibilità 2008), un programma quanto mai poliedrico e sfaccettato, capace di andare a fondo nelle diverse urgenze linguistiche e tematiche della scena contemporanea.
Questo, infatti, è il primo tratto che emerge dalla selezione di lavori presentata a Pre-visioni: una sostanziale, profondissima varietà, che potrebbe fare di ogni progetto un caso esemplare del frastagliato panorama delle avanguardie teatrali nazionali: ci sono gli esiti originali della grande tradizione dell’attore-autore comico (Vai, che sei forte! di Marco Arena e Paolo Fittipaldi), che oltre a proporsi come occasione di incontro fra diversi linguaggi, punta il dito su questioni profondamente legate al territorio in cui agisce; differenti sguardi al vetriolo sulla società contemporanea,  come la riflessione in stile spy-story sulla cultura del controllo di Salamander (Turno di notte) e la prospettiva anticatartica sulla generazione dei trentenni di Beppe Casales (La squadra di bowling), il lavoro della Compagnia Filò, che con Radio Aut propone un attraversamento dei conflitti legati al potere a partire dalla figura emblematica di Peppino Impastato e il progetto pluriennale di Kronoteatro, che qui si presenta con la sua seconda declinazione, Pater familias, dedicata ai rapporti padre-figlio e alla dimensione del branco. Si trovano poi proposte ibride, che coinvolgono diversi linguaggi espressivi nella propria creazione, dagli esperimenti performativi prossimi all’arte plastica e visiva (A4 di Suite-case) a rinnovate prospettive sul teatro-danza (Avidvoid del Gruppo S.A.N.), e fanno del teatro l’ambiente elettivo di incontro e confronto fra diverse arti; ma, come si accennava, la tentazione extra-teatrale è attiva anche in altri spettacoli in rassegna basti pensare ai linguaggi mediatici chiamati in causa da Arena e Fittipaldi, o al riferimento cinematografico per Salamander e a quello radiofonico della Compagnia Filò.

Suit-case

Ma, fra i promettenti estremi che vanno a richiamare una o l’altra tendenza performativa, è dall’individuazione dei tratti comuni che è possibile rintracciare tensioni e ossessioni, propositi e urgenze che sembrano incastonare profondamente questo spaccato della giovane scena ligure all’interno delle più recenti sperimentazioni teatrali nazionali. Anche ad una breve panoramica che come questa gioca d’anticipo, i nodi che emergono sono molti, e ci sarà modo di avvicinarli, interrogarli, seguirli durante i giorni di Festival: da un rinnovato atteggiamento nei confronti della vocazione multidisciplinare del mezzo teatrale a originali processi creativi che trasformano le modalità di elaborazione drammaturgica, agli sguardi disincantati sulle pressioni cruciali della contemporaneità, che si risolvono spesso in sperimentazioni inedite di relazione con il pubblico.

Fra l’intento di mettere in contatto le diverse strutture del territorio e il proposito di contribuire al sostegno di quelle giovani realtà che altrimenti rischierebbero spesso di venire escluse dai circuiti teatrali; fra l’esito che al momento attuale si mostra come una mappatura quantomai vivace della nuova performatività ligure, con le sue sostanziali specificità ma anche nodi di tensione creativa che mettono queste individualità in relazione con le avanguardie della scena nazionale – nasce una considerazione sul futuro che può essere considerata un manifesto d’intenzioni o una lezione di vita. Al di là delle sue specificazioni culturali e storiche, delle sue rappresentazioni affascinanti, la pratica divinatoria possedeva innanzitutto una sostanziale funzione sociale: un individuo si rivolgeva all’indovino in momenti particolarmente cruciali della vita (personale o collettiva) e quest’ultimo non possedeva solo le note capacità rivelatorie, ma spesso proponeva anche un rituale attraverso il quale garantire la realizzazione di tali auspici. Insomma, tanto nella tradizione quanto in teatro sembra che forse il modo più efficace di prevedere il futuro sia, oltre ad ascoltarne desideri e tensioni, aiutarlo, sostenerlo, cercarlo e inventarlo assieme. Staremo a vedere.

Roberta Ferraresi

Questo contenuto è parte del progetto Situazione Critica
in collaborazione con Teatro e Critica

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About the Author (Author Profile)

Roberta Ferraresi si occupa di teatro dal 2004. Ha da poco concluso un dottorato all’Università di Bologna; ha lavorato nelle redazioni di festival e teatri nazionali e curato laboratori di critica teatrale presso diverse rassegne di arti performative. È membro della Commissione Consultiva Teatro del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il triennio 2014/2017.
Collabora dal 2009 con “Il Tamburo di Kattrin” e scrive su “Doppiozero”.

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