Seconda giornata di Pre-Visioni tra terroristi e carta strappata

| 28/04/2011 | 0 Comments

La squadra di bowling di Beppe Casales, che ieri apriva la prima edizione di Pre-visioni al Teatro della Tosse, fotografava la generazione dei trentenni alle prese con l’apatia e la sterilità di una situazione precaria, laddove per precaria non ci si riferisce soltanto alla condizione lavorativa, ma anche a quella sociale e ideologica. Uno smarrimento simile è quello rappresentato dalla sgangherata compagnia teatrale che ne L’Operazione di Rosario Lisma (in replica anche stasera) tenta in tutti i modi di trascinare il decano dei critici a vedere uno spettacolo sugli anni di piombo.

Ed è – curiosamente o forse programmaticamente – ancora il terrorismo ad essere protagonista in questa seconda giornata della rassegna dedicata alla nuova scena contemporanea ligure. Turno di notte è il titolo del testo scritto e diretto da Marco Ghelardi, incentrato sulle operazioni di intercettazione ad opera dei servizi segreti ai danni di un presunto collettivo sovversivo. Salamander, fondata a Savona nel 2005 come compagnia di produzione teatrale da Ghelardi insieme a Sara Ravetta e Simona Schito, approda alla drammaturgia originale dopo un accurato lavoro sui classici. La realizzazione di sei edizioni del Festival savonese “Shakespeare in Town!” ha messo la loro firma sotto i capolavori del Bardo. Il passo successivo è stato riversare quell’esperienza in un tentativo autoriale, andando a produrre diverse scritture di Ghelardi, ma anche traduzioni e regie. Turno di notte porta in scena una storia per certi versi simile al fortunato film di Florian Henckel von Donnersmarck, Le vite degli altri, presentata come un lavoro sulle atmosfere noir e sulle logiche del thriller all’americana, mutuate direttamente dal principio aristotelico di unità di tempo, luogo e azione. Protagonisti due attori e un paesaggio visivo e sonoro, segno tangibile di quelle vite ascoltate, di quei segreti da svelare, come codici da decifrare, riflettendo sulla possibilità, effettiva o negata, di definire i contorni del termine verità.

Il foyer ospiterà la performance A4 del gruppo Suite Case, fondato nel 2005 da Guia Del Favero e Francesco Cardarelli. Un «contenitore di progetti di vario genere legati all’immagine, al suono, allo spazio che li contiene e li attraversa», secondo quanto compare nella presentazione della compagnia. Il loro lavoro crea un cortocircuito tra installazione e performance. Della creazione in questione, A4, lasciamo un velo di sorpresa, su richiesta degli stessi autori, giunti a questo punto dopo un lungo percorso di esplorazione della materia artistica che li ha portati nei più svariati luoghi tra Italia ed Europa, fino all’apertura di uno spazio chiamato SP333, contenitore inteso come area laboratorio in cui le idee nascono e sono pronte ad autodistruggersi. Il percorso di Suite Case spazia tra fotoperformance, videoinstallazioni, disegni e azioni, alla ricerca della scintilla che fa detonare l’immagine, trasferendo il concetto. Un gioco sulla visione e sulla presenza del fruitore, chiamato alla testimonianza di un evento che rifiuta la didascalia di un messaggio diretto, scomponendolo piuttosto in una deflagrazione metaforica.

Sergio Lo Gatto

Questo contenuto è parte del progetto Situazione Critica
in collaborazione con Teatro e Critica

La squadra di bowling di Beppe Casales, che ieri apriva la prima edizione di Pre-Visioni al Teatro della Tosse, fotografava la generazione dei trentenni alle prese con l’apatia e la sterilità di una situazione precaria, laddove per precaria non ci si riferisce soltanto alla condizione lavorativa, ma anche a quella sociale e ideologica. Uno smarrimento simile è quello rappresentato dalla sgangherata compagnia teatrale che ne L’operazione di Rosario Lisma (in replica anche stasera) tenta in tutti i modi di trascinare il decano dei critici a vedere uno spettacolo sugli anni di piombo.
Ed è, curiosamente o forse programmaticamente, ancora il terrorismo ad essere protagonista in questa seconda giornata della rassegna dedicata alla nuova scena contemporanea ligure. Turno di notte è il titolo del testo scritto e diretto da Marco Ghelardi, incentrato sulle operazioni di intercettazione ad opera dei servizi segreti ai danni di un presunto collettivo sovversivo. Salamander, fondata a Savona nel 2005 come compagnia di produzione teatrale da Ghelardi insieme a Sara Ravetta e Simona Schito, approda alla drammaturgia originale dopo un accurato lavoro sui classici. La realizzazione di sei edizioni del Festival savonese Shakespeare in Town! ha messo la loro firma sotto i capolavori del Bardo. Il passo successivo è stato riversare quell’esperienza in un tentativo autoriale, andando a produrre diverse scritture di Ghelardi, ma anche traduzioni e regie. Turno di notte porta in scena una storia per certi versi simile al fortunato film di Florian Henckel von Donnersmarck Le vite degli altri, presentata come un lavoro sulle atmosfere noir e sulle logiche del thriller all’americana, mutuate direttamente dal principio aristotelico di unità di tempo, luogo e azione. Protagonisti due attori e un paesaggio visivo e sonoro, segno tangibile di quelle vite ascoltate, di quei segreti da svelare, come codici da decifrare, riflettendo sulla possibilità, effettiva o negata, di definire i contorni del termine verità. Il foyer ospiterà la performance A4 del gruppo Suite Case, fondato nel 2005 da Guia Del Favero e Francesco Cardarelli. Un “contenitore di progetti di vario genere legati all’immagine, al suono, allo spazio che li contiene e li attraversa”, secondo quanto compare nella presentazione della compagnia. Il loro lavoro crea un cortocircuito tra installazione e performance. Del lavoro in questione, A4, lasciamo un velo di sorpresa, su richiesta degli stessi autori, giunti a questo punto dopo un lungo percorso di esplorazione della materia artistica che li ha portati nei più svariati spazi tra Italia ed Europa, fino all’apertura di uno spazio chiamato SP333, contenitore inteso come area laboratorio in cui le idee nascono e sono pronte ad autodistruggersi. Il lavoro di Suite Case spazia tra fotoperformance, videoinstallazioni, disegni e azioni, alla ricerca della scintilla che fa detonare l’immagine, trasferendo il concetto. Un gioco sulla visione e sulla presenza del fruitore, chiamato alla testimonianza di un evento che rifiuta la didascalia di un messaggio diretto, scomponendolo piuttosto in una deflagrazione metaforica.

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