stArt up a Taranto: un nuovo festival a cura di Crest
C’è agitazione sulla scena italiana. Per un teatro che chiude, un festival in pericolo, una stagione mancata, ovunque sembrano fiorire iniziative per cominciare a interrogare e costruire alternative possibili. Perché se da un lato l’austerity o l’incuria mettono a serio repentaglio lo svolgimento stesso delle manifestazioni, dall’altro è pur sempre vero che da qualche anno a questa parte la scena nazionale sembra ribollire di nuove estetiche, slanci, idee: giovani e giovanissime compagnie che hanno saputo giocare una trasversalità (linguistica, organizzativa) che in breve tempo ha attirato in teatro un pubblico tutto nuovo, che rifugge le categorie consuete; poi strutture che cercano di fare di necessità virtù, scommettendo su un profilo glocal che, obbligato a dimenticare in parte il centralismo del Fus, si muove fra percorsi tagliati sulle comunità locali e l’ampio respiro europeo e internazionale; per non parlare infine, essendo di parte, della gran vivacità che ha anima la critica, quel mestiere che sembrava un po’ a rischio di estinzione e che invece si vede riscattato dalla moltiplicazione di spazi sul web.
È in questa singolare coincidenza – che da un lato schiaccia e dall’altro sembra rilanciare – che si inserisce stArt up, nuovo progetto del Crest di Taranto che, sotto le ciminiere dell’Ilva, la più grande industria siderurgica d’Europa, prende le forme di una mini-maratona teatrale tutta da scoprire: 2 giorni (25 e 26 maggio) per una prima edizione popolata da spettacoli, incontri e un laboratorio di didattica della visione diretto da Massimo Marino. A parte la formula piuttosto originale, che invita il pubblico a una full-immersion dal primo pomeriggio a notte fonda, ci sono un paio di questioni nodali.
Il primo punto riguarda gli spettacoli: nella programmazione la scelta del direttore artistico Gaetano Colella si mostra quanto mai decisa. Lo scopo è quello, per il primo anno, di fotografare l’esistente, come nel tentare di afferrare un’immagine precisa, seppur mossa e mutevole, di quello che sta accadendo nella scena emergente. Ma senza i soliti vincoli produttivi e di circuito, di tendenza, di linguaggio o generazione – lasciando che sui palcoscenici di Taranto si succedano e si incrocino lavori maturi e altri freschi di debutto, opere prime ed esiti di percorsi più consolidati, giovani e giovanissimi artisti. Dalla performatività di Anagoor al nuovo spettacolo di Daniele Timpano, passando per il Premio Scenario 2011 Matteo Latino/teatrostalla, il Premio Tuttoteatro.com Costa/Arkadis e lo stesso Crest; poi le ricerche multidisciplinari di compagnie come Santasangre e Ima®gini ma anche il lavoro shakespeariano di Fatti d’Arte, i pugliesi Santi Teatri Primitivi e i friulani Ballata dei Lenna. C’è tutta l’Italia – in senso geografico, ma anche linguistico ed estetico – che si incontra nella mini-maratona di stArt up.
Il secondo pensiero va agli incontri: visti come due “capitoli” di uno stesso discorso, sono pensati per interrogarsi sulle buone pratiche a sostegno e accompagnamento della scena contemporanea. Il 25 la parola ai critici: Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica), Massimo Marino (Corriere della Sera), Roberta Ferraresi (Tamburo di Kattrin) e Nicola Viesti (Corriere del Mezzogiorno e Hystrio). Il giorno dopo, in mattinata, c’è L’ORTO D’ARTE_occasioni d’impresa teatrale, titolo singolare per una discussione che vede assieme operatori come Dino Sommadossi (direttore Centrale Fies), Franco D’Ippolito (consulente per il teatro Regione Puglia), Stefano Cipiciani (presidente Scenario), Mariateresa Surianello (Premio Tuttoteatro.com «Dante Cappelletti») e i rappresentati delle residenze teatrali pugliesi. A seguire nel pomeriggio un terzo incontro, con i partecipanti del laboratorio di visione Allenare lo sguardo.
Un’ultima considerazione va al filo che lega le due precedenti, che forse può indovinare in parte i propositi che hanno spinto il Crest in questa nuova avventura battezzata stArt up: artisti, critici e operatori si trovano in questi anni schiacciati e stimolati da una condizione di precariato e instabilità senza precedenti. Da un lato, dicevamo in apertura, si trovano rinunce e rese; ma anche una vitalità straordinaria che spesso deve assumere le forme di un ammutinamento o di sacca di resistenza e lancia nuove idee, formule e soluzioni alternative. Condividere queste buone pratiche di operatività culturale – che hanno forse a che fare con questioni come la sostenibilità della produzione e le potenzialità dell’imprenditorialità artistica, con nuove strategie di relazione nell’etica della rete – è un’urgenza che travalica le consuete divisioni e gerarchie che hanno finora separato scena e platea, così come le solite modalità di rapporto che le hanno legate. Occorre un confronto concreto e di lunga durata, uno sharing aperto a tutte le figure che fanno e che sono lo spettacolo contemporaneo. Il Crest e stArt up hanno lanciato l’invito: critici, operatori e artisti saranno assieme per due giorni a Taranto… come suggerisce il comunicato della manifestazione, «all’ombra delle ciminiere dell’Ilva cova il teatro del futuro».
Roberta Ferraresi
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About the Author (Author Profile)
Roberta Ferraresi si occupa di teatro dal 2004. Svolge attività didattica presso il Dams di Bologna, dove sta concludendo un dottorato; ha lavorato nelle redazioni di festival e teatri nazionali e curato laboratori di critica teatrale presso diverse rassegne di arti performative. Collabora dal 2009 con “Il Tamburo di Kattrin” e scrive su “Doppiozero”.






