Tra visioni e tradizioni a We Folk! Drodesera 2012

| 20/07/2012 | 0 Comments

Centrale Fies, centro di produzione di performing arts sito a Dro (in provincia di Trento), si è affermato nel panorama italiano – ma non solo – come punto nevralgico dello spettacolo dal vivo grazie all’originalità della proposta artistica e culturale, sempre caratterizzata da un approccio teso a scardinare i limiti e i confini delle arti, nel tentativo di ritrovare un nucleo più profondo – e a volte più intimo – attorno a cui sviscerare inediti percorsi riflessivi. In questa linea di pensiero si inserisce la trentaduesima edizione di Drodesera, il festival che anima gli spazi della centrale: dal 20 al 28 luglio le sale dell’ex-centrale elettrica – immersa nel verde delle montagne trentine – ospitano infatti We Folk!.

Pieter Ampe & Guilherme Garrido
(ph. PhileDeprez)

200 artisti, 39 compagnie per 33 spettacoli (di cui 14 prime nazionali), 5 site specific, 5 progetti speciali, 4 concerti e 9 dj set: questi i numeri della rassegna che esplora un filone centrale della contemporaneità, indagandone le differenti declinazioni e derivazioni. Il Folk si configura – nella visione della direttrice artistica Barbara Boninsegna, assistita da Jacopo Lanteri – come sfera in cui diviene possibile immaginare nuovi modi di appartenenza, punto ideale in cui individuare nuove comunità e forme di protezione. Il teatro, la performance, le installazioni, le mostre – e quindi le arti tutte – divengono uno spazio prezioso per la società, in quanto territorio della ricerca del sé – collettivo e individuale – in cui incontrarsi per riscoprire legami che nella realtà del tutto-virtuale-e-immateriale tendono a ridursi ai 160 caratteri (massimo) di un Tweet, ad un link su un Tumblr o a uno status di Facebook (per citare i più importanti). Strumenti potenti, capaci di creare reti che collegano luoghi distanti, ma di cui è necessario recuperare l’aspetto più concreto del social che portano nel nome. In questo senso, We Folk! sembra proporre stimoli e traiettorie tese al ritrovamento delle radici che hanno portato alla definizione delle comunità contemporanee. Ne è un segno evidente la scelta di valicare i confini della Centrale e invadere le strade della cittadina trentina, di mescolare media e forme espressive che spaziano dallo spettacolo di teatro alla performance, giungendo sino alla musica e alle esposizioni. La crew di Centrale Fies sceglie l’intermedialità e la multimedialità come strutture linguistiche in grado di parlare a un bacino ampio di utenti, assumendo gli schemi comunicativi contemporanei per individuarne falle e fratture che dischiudano nuovi immaginari possibili.

Il programma del festival vanta alcune delle eccellenze teatrali e performative del panorama italiano, ma anche realtà d’oltralpe che si sono imposte all’attenzione della critica internazionale. Oltre ai nuovi lavori di Dewey Dell, Anagoor, Marta Cuscunà, Codice Ivan e Francesca Grilli – compagnie attive all’interno della Factory, progetto attraverso il quale Centrale Fies sostiene da anni alcune tra le migliori nuove leve della scena italiana – ritornano alcuni nomi cari al festival affiancati da nuove realtà emergenti o poco conosciute in territorio nostrano: non mancano infatti i riminesi Motus, Accademia degli Artefatti, MK, il gruppo Cosmesi e Collettivo Cinetico, a cui si affiancano – tra i numerosi nomi– i belgi Peeping Tom e Andros Zins-Browne, i romeni Apparatus 22, gli austriaci Nadaproductions, il duo belga/portoghese Pieter Ampe & Guilherme Garrido, i tedeschi Invisible Playground, e di nuovo gli italiani Alterazioni Video (accompagnati da Arto Ushan and the Nice Music) e Zapruder filmmakersgroup. Tanti altri nomi costellano il cartellone di questo We Folk!, tra cui vanno sicuramente citati Heine Avdal & Yukiko ShinozakiMali Weil, Luigi Presicce Alessandro Sciarroni. Inoltre musica e dj-set, per trasformare il festival in vero e proprio spazio di aggregazione e discussione culturale. Lo conferma il sostegno di Centrale Fies per alcuni dei progetti speciali, tra cui vanno segnalati il lavoro fotografico di Codice Ivan e di Cesuralab, e DreamCatcher, piattaforma multimediale curata dalla redazione de Il Tamburo di Kattrin con il gruppo WorkOfOthers (composto da Chiara Pirri Matteo Antonaci), originale modello curatoriale che si serve di risorse della rete per creare mostre virutali attorno a temi definiti di volta in volta.

Il progetto si propone di costruire sul web una collezione di materiali che riesca a restituire quella necessità di gettare sguardi oltre ciò che vediamo, sentiamo e fruiamo, per creare un racconto immateriale che proceda parallellamente con gli appuntamenti del festival. Lo scopo è quello di fondere realtà fisica e virtuale, servendosi delle potenzialità 2.0 per proiettare ciò che accade all’interno della Centrale oltre lo spazio fisico di performance, spettacoli e concerti: le stanze, il giardino, gli uffici di Fies e la stessa cittadina di Dro appariranno sulla piattaforma come luoghi da esplorare e in cui perdersi, tra fotografie, video, brani musicali e testi che sappiano creare attorno agli eventi di We Folk! un terreno fertile di discussione partecipata e che metta in luce il processo che porta alla nascita di una visione.

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Category: News

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