Tra visioni e tradizioni a We Folk! Drodesera 2012
Centrale Fies, centro di produzione di performing arts sito a Dro (in provincia di Trento), si è affermato nel panorama italiano – ma non solo – come punto nevralgico dello spettacolo dal vivo grazie all’originalità della proposta artistica e culturale, sempre caratterizzata da un approccio teso a scardinare i limiti e i confini delle arti, nel tentativo di ritrovare un nucleo più profondo – e a volte più intimo – attorno a cui sviscerare inediti percorsi riflessivi. In questa linea di pensiero si inserisce la trentaduesima edizione di Drodesera, il festival che anima gli spazi della centrale: dal 20 al 28 luglio le sale dell’ex-centrale elettrica – immersa nel verde delle montagne trentine – ospitano infatti We Folk!.
200 artisti, 39 compagnie per 33 spettacoli (di cui 14 prime nazionali), 5 site specific, 5 progetti speciali, 4 concerti e 9 dj set: questi i numeri della rassegna che esplora un filone centrale della contemporaneità, indagandone le differenti declinazioni e derivazioni. Il Folk si configura – nella visione della direttrice artistica Barbara Boninsegna, assistita da Jacopo Lanteri – come sfera in cui diviene possibile immaginare nuovi modi di appartenenza, punto ideale in cui individuare nuove comunità e forme di protezione. Il teatro, la performance, le installazioni, le mostre – e quindi le arti tutte – divengono uno spazio prezioso per la società, in quanto territorio della ricerca del sé – collettivo e individuale – in cui incontrarsi per riscoprire legami che nella realtà del tutto-virtuale-e-immateriale tendono a ridursi ai 160 caratteri (massimo) di un Tweet, ad un link su un Tumblr o a uno status di Facebook (per citare i più importanti). Strumenti potenti, capaci di creare reti che collegano luoghi distanti, ma di cui è necessario recuperare l’aspetto più concreto del social che portano nel nome. In questo senso, We Folk! sembra proporre stimoli e traiettorie tese al ritrovamento delle radici che hanno portato alla definizione delle comunità contemporanee. Ne è un segno evidente la scelta di valicare i confini della Centrale e invadere le strade della cittadina trentina, di mescolare media e forme espressive che spaziano dallo spettacolo di teatro alla performance, giungendo sino alla musica e alle esposizioni. La crew di Centrale Fies sceglie l’intermedialità e la multimedialità come strutture linguistiche in grado di parlare a un bacino ampio di utenti, assumendo gli schemi comunicativi contemporanei per individuarne falle e fratture che dischiudano nuovi immaginari possibili.
Il programma del festival vanta alcune delle eccellenze teatrali e performative del panorama italiano, ma anche realtà d’oltralpe che si sono imposte all’attenzione della critica internazionale. Oltre ai nuovi lavori di Dewey Dell, Anagoor, Marta Cuscunà, Codice Ivan e Francesca Grilli – compagnie attive all’interno della Factory, progetto attraverso il quale Centrale Fies sostiene da anni alcune tra le migliori nuove leve della scena italiana – ritornano alcuni nomi cari al festival affiancati da nuove realtà emergenti o poco conosciute in territorio nostrano: non mancano infatti i riminesi Motus, Accademia degli Artefatti, MK, il gruppo Cosmesi e Collettivo Cinetico, a cui si affiancano – tra i numerosi nomi– i belgi Peeping Tom e Andros Zins-Browne, i romeni Apparatus 22, gli austriaci Nadaproductions, il duo belga/portoghese Pieter Ampe & Guilherme Garrido, i tedeschi Invisible Playground, e di nuovo gli italiani Alterazioni Video (accompagnati da Arto Ushan and the Nice Music) e Zapruder filmmakersgroup. Tanti altri nomi costellano il cartellone di questo We Folk!, tra cui vanno sicuramente citati Heine Avdal & Yukiko Shinozaki, Mali Weil, Luigi Presicce e Alessandro Sciarroni. Inoltre musica e dj-set, per trasformare il festival in vero e proprio spazio di aggregazione e discussione culturale. Lo conferma il sostegno di Centrale Fies per alcuni dei progetti speciali, tra cui vanno segnalati il lavoro fotografico di Codice Ivan e di Cesuralab, e DreamCatcher, piattaforma multimediale curata dalla redazione de Il Tamburo di Kattrin con il gruppo WorkOfOthers (composto da Chiara Pirri e Matteo Antonaci), originale modello curatoriale che si serve di risorse della rete per creare mostre virutali attorno a temi definiti di volta in volta.
Il progetto si propone di costruire sul web una collezione di materiali che riesca a restituire quella necessità di gettare sguardi oltre ciò che vediamo, sentiamo e fruiamo, per creare un racconto immateriale che proceda parallellamente con gli appuntamenti del festival. Lo scopo è quello di fondere realtà fisica e virtuale, servendosi delle potenzialità 2.0 per proiettare ciò che accade all’interno della Centrale oltre lo spazio fisico di performance, spettacoli e concerti: le stanze, il giardino, gli uffici di Fies e la stessa cittadina di Dro appariranno sulla piattaforma come luoghi da esplorare e in cui perdersi, tra fotografie, video, brani musicali e testi che sappiano creare attorno agli eventi di We Folk! un terreno fertile di discussione partecipata e che metta in luce il processo che porta alla nascita di una visione.
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