ABQ: Le meccaniche invisibili

| 27/03/2009 | 0 Comments
Alessandro Carboni foto di Alvise Nicoletti

Alessandro Carboni foto di Alvise Nicoletti

Recensione di ABQ: Mechanical extention in four arithmetic operations – Ooffouro

Un uomo, un piano di sabbia, quattro metronomi e un pendolo. La prima immagine è l’assenza, un corpo ranicchiato su se stesso, illuminato dall’alto, sulla cui testa pende un peso. Poi il primo movimento, un tremito, un lento spostarsi, da movimenti minimi nasce una danza: precisa, codificata, fatta di rette e diagonali. Il pendolo inizia ad oscillare, un movimento che ricorda gli esperimenti di Focault sulla rotazione del globo terrestre. Ma a spostarsi non è la scena bensì il danzatore che delimita uno spazio in funzione del movimento del pendolo. Tutto nel silenzio più assoluto, poi si attiva il primo metronomo: si scandisce un tempo, poi un altro, poi un altro. In tutto quattro tempi sovrapposti che vanno a fare da contrappunto ai movimenti. Una scena essenziale per una danza essenziale: quella che compie Alessandro Carboni, coreografo e unico interprete di ABQ: Mechanical extention in four arithmetic operations. L’operazione è complessa, lo spettatore si ritrova a essere osservatore di un esperimento quasi scientifico, è chiaro che i movimenti sono creati in base ad un codice, che la danza si è spinta oltre la coreografia tradizionale per raggiungere ambiti non convenzionali. Ma non sappiamo a quali materie si fa riferimento, non viene data una chiave di lettura per risolvere il problema. Il risultato è un’ immagine a volte suggestiva, ma vuota; come se al quadro avessero tolto la cornice e insieme ad essa tutto il contesto storico. Perplessi i volti del pubblico all’uscita dallo spettacolo. Peccato, perché dietro questo lavoro ci sono un pensiero ed un’esperienza molto ricchi, c’è una ricerca filosofica e intelletuale molto interessante. Il lavoro coreografico infatti è basato sullo studio del testo Quad di Beckett: un algoritmo performativo per quattro interpreti, che si muovono lungo il perimetro e le diagonali di un quadrato seguendo le traiettorie stabilite da un numero limitato di variabili matematiche. Legato a questo è lo studio di pattern e sequenze di movimento di alcune danze classiche del sud dell’India. Carboni indaga in profondità la relazione tra il numero e il processo di composizione coreografica, prendendo come riferimento lo zero, e iniziando una ricerca basata sullo zero come non-numero, come entità spaziale nulla.
Uscita dallo spettacolo chiedo un foglio di sala, qualcosa che mi aiuti a decifrare, a decodificare il tutto, perché, purtroppo, i riferimenti sono molto lontani dalla cultura media di uno spettatore, anche per quanto possa essere interessato. Ci si chiede allora perché tanto studio e fatica se poi tutto questo risulta non arrivare al pubblico; la ricerca alla fin fine sembra perdersi, diventare autoriflessiva, ripiegarsi su se stessa.

Visto a Teatro Fondamenta Nuove, Venezia

Tags: , ,

Category: Recensioni

About the Author (Author Profile)

Camilla Toso, friulana di nascita, romana di sangue, veneziana d’adozione. Il suo spirito pragmatico le fa subito intuire di essere portata più per l’organizzazione che per la scena: durante gli anni di università lavora presso il Css di Udine collaborando a progetti di spettacolo e di formazione internazionale. Si dedica con alcune colleghe alla creazione de “Il Tamburo di Kattrin”, progetto che ancora persegue ostinatamente pur dedicandosi al lavoro di organizzatrice.

Leave a Reply