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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Recensioni</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Collegamenti “sotterranei” tra calcio e teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Sotterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno stadio, quello di Johannesburg, seguito da milioni di persone e uno stadio, quello di Santarcangelo di Romagna, fuori dall'attenzione mondiale. Una partita che si gioca ogni quattro anni, un radiodramma, dei tifosi sugli spalti, alla tv e alla radio. L'energica compagnia Teatro Sotterraneo unisce tutti questi fattori per regalare agli spettatori/uditori collegamenti inaspettati.
Recensione a Finale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-10013" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/collegamenti-%e2%80%9csotterranei%e2%80%9d-tra-calcio-e-teatro/attachment/finale-del-mondo_valentinabianchi/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10013" title="Finale del mondo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/FINALE-DEL-MONDO_valentinabianchi-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>Uno stadio, quello di Johannesburg, seguito da milioni di persone e uno stadio, quello di Santarcangelo di Romagna, fuori dall'attenzione mondiale. Una partita che si gioca ogni quattro anni, un radiodramma, dei tifosi sugli spalti, alla tv e alla radio. L'energica compagnia Teatro Sotterraneo unisce tutti questi fattori per regalare agli spettatori/uditori collegamenti inaspettati.<span id="more-9992"></span></p>
<p>Recensione a <em>Finale del mondo</em> – <strong>Teatro Sotterraneo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_10013" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-10013" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/collegamenti-%e2%80%9csotterranei%e2%80%9d-tra-calcio-e-teatro/attachment/finale-del-mondo_valentinabianchi/"><img class="size-medium wp-image-10013" title="Finale del mondo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/FINALE-DEL-MONDO_valentinabianchi-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Valentina Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Collegamenti ricercati e casuali, temporalità sottese e inaspettate in una rete che unisce il teatro al mondo calcistico, il pubblico televisivo a quello radiofonico, in una serie di rimandi a catena che si incrociano tutti su uno stesso piano: il presente.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il Festival di Santarcangelo, diretto quest'anno da Enrico Casagrande, il giovane collettivo fiorentino <strong>Teatro Sotterraneo</strong> ha creato un evento particolare che <span style="color: #000000;">agiva</span> su più livelli: solo uditivo per chi da casa ascoltava il radiodramma in diretta su Radio 3 Rai e uditivo/visivo per chi lo seguiva seduto sugli spalti dello stadio della cittadina romagnola. Con un titolo che parla già da sé, <em>Finale del mondo</em> ha dato vita a un cortocircuito più che a un vero e proprio collegamento: mentre a Johannesburg si giocava il secondo tempo per decretare i vincitori della coppa del mondo, nel campo di calcio di Santarcangelo due uomini – <strong>Iacopo Braca</strong> e <strong>Daniele Villa</strong> – si fronteggiavano la palla; nel frattempo dagli spalti due speaker – <strong>Matteo Ceccarelli</strong> e <strong>Sara Bonaventura</strong> – raccontavano in radiocronaca l'ipotetico avvicinamento di un attentatore allo stadio sudafricano. Troppo semplice chiudere qui la ragnatela di legami, tanto che Sotterraneo ha alzato la posta in gioco: <strong>Claudio Cirri</strong> chiedeva continuamente ai due speaker un collegamento per poter aggiornare i radioascoltatori di Radio 3 Rai e gli spettatori di Santarcangelo sugli spostamenti del terrorista, mentre dalla tribuna degli ospiti uno <span style="color: #000000;">pseudo-tifoso </span>seguiva, sventolando una bandiera con tanto di fumogeni giallo/rossi, la vera finale mondiale calcistica da un piccolo televisore portatile.<span style="color: #ff0000;"> </span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Pseudo-collegamento anche</span> </span>per Cirri, che avrebbe parlato in diretta da Johannesburg, stadio in cui lo spettatore si è trovato ipoteticamente catapultato quando l'annunciato ingresso dell'eventuale attentatore nel campo sudafricano è avvenuto realmente nello stadio sì, ma di Santarcangelo. Dalla sua borsa fortunatamente è uscita solo un'asta e un microfono da cui è scaturito il suo potente “credo”: <em>The show must go on. </em>Lo spettacolo della vita deve continuare, il mondo deve andare avanti nonostante i mondiali, superato il momento di euforia e di sospensione che vede milioni e milioni di persone seguire tutte quante sintonizzate lo stesso evento. Una parentesi che ogni quattro anni si ripete, che decreta un popolo vincitore, una festa obbligata di una nazione che si paralizza.</p>
<div id="attachment_10015" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-10015" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/collegamenti-%e2%80%9csotterranei%e2%80%9d-tra-calcio-e-teatro/attachment/teatro-sotteraneo2-finale-del-mondo-ph-valentina-bianchi-2/"><img class="size-medium wp-image-10015" title="Finale del mondo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Teatro-Sotteraneo2-Finale-del-Mondo-ph-Valentina-Bianchi1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Valentina Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il fascino del “pallone” ha vinto anche la maggior parte degli spettatori che a Santarcangelo hanno seguito dagli spalti la <em>Finale del mondo</em>, ma quella raccontata da Teatro Sotterraneo: nonostante i due speaker e il cronista in collegamento raccontassero con foga e con convinzione gli spostamenti dell'uomo misterioso, il pubblico non riusciva a staccare gli occhi dall'azione dell'uno contro uno di Braca-Villa che avveniva nel piccolo campo, tanto da esultare ad ogni goal, anche nei momenti più delicati e agghiaccianti della storia. Chissà se gli ascoltatori di Radio 3 Rai – inconsapevoli di ciò che veniva nel campo di Santarcangelo – hanno seguito il radiodramma ad occhi chiusi immaginandosi la storia, o se nel frattempo guardavano le immagini della finale in diretta da Johannesburg. Tutto è possibile. Anche il collegamento più improbabile. O la realtà più amara e sconcertante del giorno successivo, quando la radio dava la vera notizia di un attentato avvenuto in Uganda mentre più di settanta tifosi seguivano su un maxi schermo la finale del mondo in diretta da Johannesburg. Una sospensione dallo scorrere della vita che durerà purtroppo per loro più di 90 minuti.</p>
<p><em>Visto a Santarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Dieci declinazioni della Fine</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con This Is the End My Only Friend the End. Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. Recensione a This Is the End My Only Friend the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con <em>This Is the End My Only Friend the End. </em>Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. <span id="more-9976"></span>Recensione a<strong> <em><span style="font-weight: normal;">This Is the End My Only Friend the End<span style="color: #000000;"> </span></span><span style="color: #000000;">- </span></em></strong><span style="color: #000000;"><strong>Babilonia Teatri</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_10006" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="size-medium wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></span><p class="wp-caption-text">foto di Valentina Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si aspettava il ritorno in scena di<strong> Babilonia Teatri</strong> dall'ultimo sconcertante <em>Pornobboy</em>, che con la sua staticità aveva diviso le platee, portando la ricerca del gruppo veronese ad un estremo che sembrava difficile poter superare o sviluppare. Lo stile della compagnia si è, infatti, andato definendo sempre più verso l'uso predominante di una parola urlata e monocorde per testi mixati in un <em>blob </em>apocalittico di fatti di cronaca, desideri, istinti assemblati in liste brutalmente elencate da performer sempre più spinti verso l'immobilità totale. Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 l'anno in cui il festival si volge allo spettatore – chiamandolo in gioco e provocandolo – e apre il proprio lavoro al pubblico, appunto. La poetica caustica del gruppo si concretizza in azione, sfruttando il web Enrico e Valeria lanciano un bando su YouTube: cercano dieci performer che lavorino insieme a loro intorno al tema della morte. Un centinaio i video di risposta inviati alla compagnia, solo dieci quelli selezionati. Dieci persone con una loro visione della vita e della morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>This Is the End My Only Friend the End</em> è il risultato dell'incontro di Babilonia Teatri con dieci individui: Chiara, Fabio, Anna, Maria Teresa, Adriano, Eleonora, Anna, Lucia, Alessio, Giuseppe. Lo spazio è ampio, rispetto i piccoli palcoscenici ai quali siamo abituati, le Corderie offrono cemento bianco, mura e colonne sulle quali sudare. La morte è uno stato di purificazione ed esaurimento, sfinimento e sfogo. Tutti in scena, uguali e diversi agiscono all'unisono e in faccia al pubblico, urlano in faccia quale sarebbe la morte perfetta. Alcuni dei testi sono nati proprio negli ultimi giorni di prove, si ripetono come un circuito rotto, fino a crescere ed esaurirsi in un climax di ululati, grida e pianto. Alla fine tutti si muore, come animali. La morte di cui parla Babilonia Teatri, la morte che tutti temiamo, quella di cui si sente tanto parlare negli ultimi mesi, è la morte lenta, quella che ti consuma su un letto d'ospedale. L'unica soluzione è comprarsi un boia, qualcuno che prema il grilletto a ritmo dei The Doors.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In<em> This Is the End My Only Friend the End</em> non c'è nulla che non conoscessimo già della compagnia veneta, ma al contempo non sono i Babilonia Teatri. L'apertura del gruppo verso l'esterno, ha fatto sì che la loro poetica diventasse una necessità comune. Quelli in scena non sembrano semplici performer che “recitano come i Babilonia Teatri” ma piuttosto dieci compagni di viaggio con lo stesso bisogno di urlare contro il mondo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Visto a Santarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Maternità, ma non a tutti i costi</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/maternita-ma-non-a-tutti-i-costi/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Linea42 — intrecci di teatro e musica, rassegna organizzata da Pantakin (per il teatro) e da Vortice (per la musica), che unisce in questa calda estate i Teatri Fondamenta Nuove e Junghans, regala al pubblico veneziano, dopo una parentesi-aperitivo circense,  una divertente e commovente riflessione sulla sterilità femminile: Stasera Ovulo, monologo tragicomico affidato alla bravura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Stasera-Ovulo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9996" title="Stasera Ovulo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Stasera-Ovulo-300x200.jpg" alt="" width="180" height="120" /></a>Linea42 — intrecci di teatro e musica,</em> rassegna organizzata da Pantakin (per il teatro) e da Vortice (per la musica), che unisce in questa calda estate i Teatri Fondamenta Nuove e Junghans, regala al pubblico veneziano, dopo una parentesi-aperitivo circense,  una divertente e commovente riflessione sulla sterilità femminile: <em>Stasera Ovulo</em>, monologo tragicomico affidato alla bravura di Antonella Questa.<span id="more-9978"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Recensione a <em>Stasera Ovulo</em> – regia di <strong>Virginia Martini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9997" class="wp-caption alignleft" style="width: 168px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Senza-Che.jpg"><img class="size-medium wp-image-9997  " title="...Senza Che?" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Senza-Che-283x300.jpg" alt="" width="158" height="168" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">La serata,  inizia decisamente nel migliore dei modi, con un "aperitivo" di circo-teatro offerto dalla compagnia <strong>Piano C</strong> fuori dal Teatro Junghans: tra scatoloni e sacchi dell'immondizia, i due bravissimi acrobati e performer <strong>Giovanna Bolzan</strong> e <strong>Luca Tresoldi</strong> alternano momenti di virtuosismo circense (l'una alla pertica, l'altro alla corda molle) ad altri di manipolazioni d'oggetti e trasformismo. Sfruttando al massimo tutta la magia insita nel teatro di strada, <em>...Senza che?</em> si rivela uno spettacolo in grado di affascinare, divertire e far tornare tutti un po' bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma entrati in teatro, si viene immediatamente ricatapultati nel mondo degli adulti.<em> Stasera Ovulo</em> di <strong>Carlotta Clerici</strong> <em>— </em>testo serrato, ben strutturato, in grado di calibrare perfettamente dramma e comicità affrontando un tema così complesso e delicato — inizia con una caustica freddura: <em>teatro? mi piacerebbe, ma non posso, stasera ovulo</em>.</p>
<div id="attachment_9996" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Stasera-Ovulo.jpg"><img class="size-medium wp-image-9996" title="Stasera Ovulo" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Stasera-Ovulo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p style="text-align: justify;">Chiara inizia così il suo racconto, fatto di tentativi per riuscire ad avere un figlio: un desiderio che la porterà a intraprendere un percorso sempre più arduo e sofferto, fatto di consigli contraddittori di medici ed amiche, medicine ed effetti collaterali, in un climax costruito ad arte che scivola lentamente dalla comicità al dramma. Al ritmo di mutandine tolte con regolarità per controllare se finalmente il ciclo non è arrivato o per subire l'ennesimo controllo ginecologico, l'ironica e commovente <strong>Antonella Questa</strong> regala una performance attoriale garbata ma diretta, coinvolgendo il pubblico in questa triste storia, che accomuna moltissime donne, in cui un'ombra sinistra si staglia sempre più violentemente sulla sua esistenza: la sterilità. <em>Stasera Ovulo</em> — non a caso duplicemente premiato al <em>Premio Calandra 2009</em> come Miglior Spettacolo e Migliore Interprete — è uno spettacolo forte, tutto al femminile, che, grazie alla minimale ed efficace regia di <strong>Virginia Martini</strong>, porta alla ribalta un tema attualissimo ma che raramente viene pubblicamente affrontato, perché l'infertilità genera pregiudizi e stigmatizzazioni primordiali: "ignominia" è il termine usato, e ricordato nell'intelligente e sottile drammaturgia, nella Bibbia per le donne che non riescono a procreare. È "il terrore atavico dell'estinzione della specie", spiega la protagonista, che crea attorno  queste donne una sottile e subdola diffidenza.<br />
Succede allora che si è disposte a infliggere al proprio corpo cure e umiliazioni pur di poter uscire da questa situazione: le gambe e il ventre si gonfiano, nausee e tensioni con il marito si susseguono; il sesso si svuota di qualsiasi piacere e sentimento per divenire puro e obbligatorio atto procreatore. Un processo che non sembra avere mai fine, ma proprio quando la situazione rasenta l'assurdità, di fronte all'ennesimo tentativo  con una bassissima percentuale di riuscita e devastanti effetti collaterali, Chiara dice basta: «voglio avere un figlio, ma non a tutti i costi. Questo è accanimento terapeutico». La scelta è dolorosa ma definitiva, e apre le porte a una rinnovata consapevolezza: ingoiata da questo vortice di paure ed esami medici, aveva concentrato tutta la sua attenzione sul suo corpo — colpevole e vuoto —, dimenticandosi del vero obiettivo, un figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutte le peripezie raccontate, rispetto alle innumerevoli tecniche per aumentare la fertilità o assistere la procreazione, una soluzione non presa fino a quel momento in considerazione risuona immediatamente più <em>naturale</em>: l'adozione. In un finale carico di dolcezza materna, alla luce di una candelina su una torta di compleanno, Chiara può finalmente festeggiare il primo compleanno di suo figlio, nato a Nairobi «per la gioia di mamma e papà».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Junghans, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il pubblico di Bernat</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 07:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa anche tu se hai coraggio! è il motto di Santarcangelo 40, quest'anno sotto la direzione di Enrico Casagrande. La partecipazione è anche al centro del lavoro di Roger Bernat, regista spagnolo di Domini Públic, uno spettacolo che coinvolge il pubblico in giochi e messe in scena guidati dalla casualità dell'esistenza.Recensione a Domini Públic – Roger [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9955" title="Domini Public " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Partecipa anche tu se hai coraggio!</em> è il motto di Santarcangelo 40, quest'anno sotto la direzione di Enrico Casagrande. La partecipazione è anche al centro del lavoro di Roger Bernat, regista spagnolo di <em>Domini Públic</em>, uno spettacolo che coinvolge il pubblico in giochi e messe in scena guidati dalla casualità dell'esistenza.<span id="more-9948"></span>Recensione a <em>Domini Públic</em> – <strong>Roger Bernat</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico è da sempre soggetto dell'interazione teatrale, destinatario del portato intellettuale e artistico dell'opera, chiamato a interpretare e leggere la scena. Non ci sarebbe teatro senza pubblico, si sostiene – nonostante alcune posizioni estreme – poiché lo spettacolo esiste in quanto osservato, in quanto oggetto di interpretazione da parte dello spettatore. Negli ultimi decenni la relazione con lo spettatore è andata progressivamente mutando, aderendo a confini sempre più labili e instabili fino a superarli portando lo spettatore al centro della scena. <strong>Roger Bernat</strong>, regista ispanico, da anni lavora su questo crinale, sviluppando ricerche sul coinvolgimento della platea all'interno dello spettacolo teatrale.<a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-3.jpg"><img class="size-large wp-image-9956 aligncenter" title="Domini Public" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/R.-Bernat-Domini-Public-3-1024x306.jpg" alt="" width="502" height="150" /></a></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A Santarcangelo 40 Bernat porta <em>Domini Públic,</em> difficile definirlo spettacolo più che altro sembra essere un'azione sociale.  In uno spazio pubblico, una piazza, si riunisce un insieme eterogeneo di persone – potrebbe sembrare un'assemblea. Sono gli spettatori a cui vengono date delle cuffie attraverso le quali riceveranno una serie di informazioni e ascolteranno alcune domande: una lunghissima sequenza di quesiti più o meno personali, su dati anagrafici, opinioni, fatti, esperienze lavorative ed emotive, ricordi o casualità, ai quali il pubblico è chiamato a rispondere con semplici azioni, che vengono descritte dalla voce narrante (<span style="font-family: Times New Roman,serif;">«</span>se sei nato in Emilia spostati a destra<span style="font-family: Times New Roman,serif;">»</span>). È o sembra essere un gioco-test di carattere socio-antropologico: saranno tutti sinceri? Quanti risponderanno in base alle risposte degli altri? Lo spettatore è costantemente preso a guardarsi intorno, la curiosità è forte e conoscere l'altro attraverso un quiz a risposta multipla sembra davvero divertente. Tutti partecipano, e questo gioco si trasforma ben presto in una messinscena. Le domande diventano ordini e la pura casualità della vita entra drammaticamente in ballo, trasformando il gruppo eterogeneo in tre gruppi di una rivolta sotto una dittatura immaginaria: poliziotti, prigionieri e crocerossini. Il meccanismo resta lo stesso, domande e risposte alle quali corrisponde un'azione; questa volta però si tratta di un'azione scenica che implica un contesto narrativo all'interno del quale la risposta del <span style="color: #000000;">singolo comporta una variazione dell'intero racconto. Esattamente come avviene in un gioco di ruolo: si lancia il dado e in base al numero che esce si dovrà affrontare il drago o entrare nel castello.<br />
L'effetto è decisamente straniante, si sta al gioco, consapevoli che l'essere "attore", l'interpretare quel personaggio, non è che frutto del caso. Più sottile e raccapricciante è scoprirsi a pensare che in fondo poteva essere stato così anche negli anni del nazismo. Lo</span></span><span style="color: #000000;"> spettacolo segue un principio di messa in atto della casualità di un sistema probabilistico, trovando però nel modo e non nel risultato il suo scopo ultimo. La partecipazione, fare qualcosa in comunità senza doversi necessariamente scoprire come individui è il fulcro del lavoro di Bernat. Lo spettatore non è più parte della rappresentazione ma piuttosto di un'azione che riunisce e produce pensiero condiviso. È proprio su questa linea che è nato il progetto DOMINI PUBLIC - (CONTROL REMOT) un sistema attraverso il quale lo spettacolo può essere messo in scena ovunque, senza la presenza fisica della compagnia in collegamento diretto da Barcellona. Un metodo che abbatte i costi dell'allestimento e lo rende esportabile, favorendone una fruizione democratica e assolutamente in linea con i principi di condivisione e partecipazione del regista spagnolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em><span style="color: #000000;">Visto a S</span></em><em>antarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>All&#8217;ombra degli alberi</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cesar Brie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla sua seconda edizione il festival SCENE DI PAGLIA diretto da Fernando Marchiori presenta l'ultimo lavoro di César Brie. Albero senza ombra, quarto monologo dell'artista argentino, esplora le vite e le morti di un gruppo di campesiños assaliti da uno squadrone nella giungla boliviana. Recensione a Albero senza ombra - César Brie
Dopo un lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9934" title="Albero senza ombra" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Alla sua seconda edizione il festival SCENE DI PAGLIA diretto da <strong>Fernando Marchiori</strong> presenta l'ultimo lavoro di César Brie. <em>Albero senza ombra,</em> quarto monologo dell'artista argentino, esplora le vite e le morti di un gruppo di campesiños assaliti da uno squadrone nella giungla boliviana. <span id="more-9926"></span>Recensione a <em>Albero senza ombra</em><strong> - </strong><strong>César Brie</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un lavoro di indagine durato quasi due anni, dopo essere stato cacciato dalla sua città lo stesso giorno in cui veniva dichiarato cittadino boliviano, <strong>César Brie </strong>giunge in Italia al <strong>Festival Scene di Paglia</strong>, per raccontare gli episodi di una tragedia di cui si è fatto testimone e portatore di memoria. L'11 settembre 2008 nella profonda giungla boliviana, nella regione del Pando, decine di <em>campesiños</em> che andavano a manifestare per poter avere le terre che gli spettavano, vennero uccisi in un massacro che fu fatto passare totalmente inosservato. Arrivato sul luogo del disastro il regista argentino si rese conto che nessuno aveva veramente idea di che cosa fosse successo, i famigliari delle vittime chiedevano indietro i corpi degli scomparsi; delle centinaia di persone coinvolte pochissime tornarono a casa e solo undici furono dichiarati ufficialmente morti. Dalla minuziosa e pericolosa indagine iniziata due anni fa César Brie è riuscito a ricostruire, in un documentario di tre ore, gran parte dei fatti di quel terribile giorno, portando alla luce verità inespresse e scomode per entrambe le parti e lasciandosi dentro un enorme vuoto. Lo spettacolo portato in scena a Piove di Sacco non è un'inchiesta ma piuttosto quel che resta della <em>pietas</em> di César Brie, un atto d'umanità nei confronti di una vicenda inumana.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9934" title="Albero senza ombra" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Cesar-Brie-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a><span style="font-weight: normal;">Albero senza ombra </span></strong></em>come fa notare Fernando Marchiori – che segue ormai da anni l'artista – è l'ennesimo monologo attraverso il quale Brie cerca di superare la crisi: durante gli anni di lavoro con il Teatro de Los Andes i ritorni al monologo sono sempre stati segno di un periodo di riflessione e riscoperta di sé. Con questo lavoro Brie – da sempre impegnato nella difesa dei valori degli indigeni boliviani – riporta in scena le vite-attraverso-la-morte di quelli che non sono personaggi di un mito, ma eroi del quotidiano. E lo fa con il suo linguaggio fatto di racconti, di colori e panni stesi, di miglio e foglie. Una scena circolare vede un Brie ancora capace di stupire con le sue performance attoriali, i fatti si avvicendano avvolgendo attore e pubblico in una spirale sempre più stretta. Brie usa linguaggio conosciuto e strutturato su metafore e allegorie, immagini frequenti e che un pubblico appassionato riconosce come stilemi della poetica dell'artista. Oggetti-pendolo, sacchi di miglio, bacinelle d'acqua, stracci e abiti, tutto diviene qualcos'altro: uomini, armi, strade, fiumi, case, bambini. La relazione attore-oggetto è sempre chiara e definita, è l'azione dell'attore che definisce l'oggetto agito e in un gesto lo violenta, lo uccide, lo salva, lo muta di significato. Brie parla e fa parlare i suoi personaggi facendosi portavoce delle loro verità con una cronaca dal respiro brechtiano, prende parola il <em>campesiño</em> in fuga, il boia, il soldato e il medico, tutti con la propria ragione, tutti con la loro versione della storia. Ecco allora il grande sforzo di Brie sta nel ricomporre il puzzle raccogliendo i frammenti, lo spettacolo non è dunque un'inchiesta, ma il riflesso della luce puntata su quei frammenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All'incontro con il pubblico condotto da Marchiori, Brie si dice non ancora soddisfatto dello spettacolo «Forse avrei dovuto parlare della ricerca, dell'indagine, di come siamo arrivati a ricostruire tutti i fatti attraverso le autopsie e le interviste». Si prospetta una possibile svolta dello spettacolo, raccontare come è stata scoperta la verità a volte può essere ancora più agghiacciante e toccante della verità stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a Scene di Paglia, Piove di Sacco</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>HERE: memorie contemporanee</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 20:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.

Teatro contemporaneo in forma di festival è il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9918" title="La conigliera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.<span id="more-9914"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9922" title="Insorta distesa" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Teatro contemporaneo in forma di festival</em> è il progetto che la compagnia teatrale <strong>Anagoor</strong> porta avanti dal 2003 con lo scopo di contaminare "per contagio" la realtà circostante, spesso lontana dalle forme del teatro contemporaneo. Isolato nella pace della campagna veneta, vicino a Castelminio di Resana, nel cuore della provincia trevigiana, è stato allestito da due anni e mezzo nel magnifico spazio della Conigliera<span style="color: #ff0000;"> </span> un luogo che per la sua conformazione e struttura si presta alle pratiche performative, al ritiro e allo studio; ma al contempo è profondamente calato in quella realtà rurale che caratterizza il Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un progetto che pone quest'anno al centro del discorso le trasformazioni della memoria: come sono trasfigurate nei secoli le modalità di archiviazione <span style="color: #000000;">della memoria</span>? Che cosa è cambiato dalla pergamena al dvd, dal dipinto al video? Quali sono i "materiali" che scegliamo di ricordare e quali quelli che invece tralasciamo? La società contemporanea è fatta al contempo di ciò che ricorda e di ciò che sceglie di dimenticare. In questo frangente si inserisce la breve rassegna messa a punto da Anagoor: una piccola raccolta di cinque compagnie contemporanee, cinque modi diversi di affrontare la realtà, di registrare e percepire il presente. La rassegna ha ospitato tre gruppi ormai affermati del panorama nazionale: i Babilonia Teatri con l'ultimo intransigente lavoro <em>Pornobboy;</em> Muta Imago con <em>Lev, </em>se<span style="color: #000000;">condo episodio di una trilogia sulla memoria; Teatro Sotterraneo con <em>Dies Irae</em>, cinque impronte archeologiche sull'esistenza umana. A queste compagnie, che stanno letteralmente spopolando, </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">sono stati affiancati due gruppi altrettanto validi ma ancora in cerca di afferma</span>zione: Fagarazzi &amp; Zuffellato e Plumes dans la tête. Il primo con</span> <em>Io Lusso</em> ha proposto una riflessione sulla società contemporanea e sulla "democratizzazione del lusso".</p>
<p style="text-align: justify;">A chiudere la rassegna il lavoro di Silvia Costa che, con la sua compagnia <strong>Plumes dans la tête</strong>, mette in scena <em>FORMAZIONE PAGANA fase uno. Insorta distesa.</em><strong><em> </em></strong>Un'opera dal forte impatto iniziale, che attraversa diversi linguaggi, dal sonoro al visivo, per soffermarsi nella ricerca archeologica e minuziosa misurazione di una società ormai scomparsa e seppellita nella polvere. I cui resti si perdono – bianchi su fondo bianco – in uno spazio asettico e incolore suggestivamente illuminato, spazio a-temporale e a-formale per eccellenza, dove ogni strumento di misurazione sembra restare inutilmente in attesa d'essere usato. Un lavoro forse al primo impatto di difficile comprensione, che rimane sospeso nelle mente del pubblico ancora per svariati secondi prima dell'applauso finale.<br />
All'uscita dalla sala, l'organizzazione offre un rinfresco, un'occasione conviviale per stimolare la conversazione e il confronto, due punti fondamentali per far sedimentare il pensiero e la memoria, invogliare gli spettatori meno assidui a tornare, creare un contesto leggero in cui arte e piacere si mescolino e si influenzino a vicenda. Un progetto valido in uno spazio fuori dal comune,  che ha raggiunto il suo obiettivo di diffusione e contaminazione, sicuramente da ripetere e non dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a La Conigliera, Castelminio di Resana</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Accade anche quando meno lo si aspetta…</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 06:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Danza]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Alle maratone di solito si va preparati. Ma se, come in questo caso, ha un titolo così invitante, ossia Marathon of the Unexpected, ci si lascia coinvolgere dal gioco e si va senza una preparazione, o meglio un pre-programma, per farsi sorprendere. L'ultima giornata del 7. Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia lascio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-9868" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/accade-anche-quando-meno-lo-si-aspetta%e2%80%a6/attachment/shirochan2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9868" title="Marathon of the Unexpected" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/shirochan2-150x150.jpg" alt="" width="135" height="135" /></a>Alle maratone di solito si va preparati. Ma se, come in questo caso, ha un titolo così invitante, ossia <em>Marathon of the Unexpected</em>, ci si lascia coinvolgere dal gioco e si va senza una preparazione, o meglio un pre-programma, per farsi sorprendere. L'ultima giornata del 7. Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia lascio spazio – e soprattutto tempo – alla giovane danza che anima la sezione “off”, tra stupore e novità.<span id="more-9809"></span></p>
<p>Recensione a <em>Marathon of the Unexpected</em> – Sezione “off” del 7. Festival di Danza Contemporanea</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9866" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-9866" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/accade-anche-quando-meno-lo-si-aspetta%e2%80%a6/attachment/_mg_2306/"><img class="size-medium wp-image-9866 " title="Il gioco del gregge di capre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_2306-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Fabrizio Favale - foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sei ore di maratona per ventuno performance di breve durata: con questa esperienza dal titolo più che azzeccato, ossia <em>Marathon of the Unexpected</em>, si inaugura la piacevolissima sezione “off” del 7.Festival di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia. Un'iniziativa lodevole che ha dato spazio alle nuove generazioni e che ha funzionato come un orologio svizzero: una carrellata di giovani corpi danzanti si sono avvicendati sul palco del Teatro Piccolo Arsenale senza mai cadere in tempi morti di montaggio tra un gruppo e l'altro; ma soprattutto non è mai sopraggiunta la noia per chi ha preso parte all'intera giornata dato che ogni nome aveva al massimo 15 minuti per esibirsi. Amata od odiata, ogni performance era breve ma al punto giusto: in caso di interesse si aveva una sorta di promo tale da stuzzicare e ricordare il nome appena visto per una prossima volta; nel caso opposto la breve durata non lasciava scappare lo spettatore che rimaneva immobile per non rischiare di perdersi il danzatore successivo, che sarebbe sempre potuto essere quello preferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte quindi le proposte da cui si possono trarre degli elementi comuni come l'uso della musica elettronica che è andata per la maggiore: ad effetto e curata in alcuni casi, come per esempio ne <em>Il gioco del gregge di capre, </em>un curioso solo del bravissimo <strong>Fabrizio Favale </strong>realizzato<strong> </strong>in collaborazione con <strong>Le Supplici</strong> che ne ha curato appunto il set, o monotematica e piatta in altre performance.</p>
<div id="attachment_9882" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a rel="attachment wp-att-9882" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/accade-anche-quando-meno-lo-si-aspetta%e2%80%a6/attachment/_mg_1869-2/"><img class="size-medium wp-image-9882" title="Ma-shalai" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_18691-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ma-shalai foto di Biennale Venezia/A.Myake</p></div>
<p style="text-align: justify;">Una tendenza diffusa forse dovuta dal pensiero che la musica elettronica sia una perfetta sposa della danza contemporanea; vero in diversi casi, ma sicuramente non unica strada percorribile come ha dimostrato il magnifico trio siciliano di <strong>Petranura Danza</strong>/ <strong>Megakles Ballet</strong>: sulle sognanti note di violoncello del compositore Giovanni Sollima, Valeria Ferrante, Adalgisa Polopoli e Salvatore Romania hanno dato vita a una poetica rincorsa di intenso trasporto con <em>Ma-shalai, </em>termine dialettale che indica una goduria raggiunta dai danzatori e arrivata vibrante fino al  pubblico che ha fortemente applaudito dopo questo rapimento completo.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro filone, purtroppo notato in questa vetrina di giovane danza, è quello del non impegno sociale. In molti preferiscono trarre ispirazione da episodi di vita quotidiana o indagare sentimenti o situazioni della propria esistenza. Che la danza sia vista come una via di fuga da una società in cui è sempre più difficile riconoscersi? Forse semplicemente si punta una lente su se stessi, sulla propria individualità, indagando le proprie emozioni o relazioni con l'altro. Un esempio efficace di vissuto si ritrova nel duo olandese di <strong>Gotra Ballet</strong> in <em>Koffie verkeerd</em>: Joost Vrouenraets e Maïté Guérin con le loro impeccabili coreografie senza sbavature mostrano l'impossibilità di un amore che sia eterno in una relazione iniziata con passione ma che finisce in violenza e rabbia reciproca.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9864" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-9864" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/accade-anche-quando-meno-lo-si-aspetta%e2%80%a6/attachment/shirochan/"><img class="size-medium wp-image-9864 " title="ShiroKuroChan" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/Shirochan-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">ShiroKuroChan - foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Se l'atleticità e l'azione irruenta dominano la danza della coppia nordeuropea, il movimento impercettibile e caricato di grande ritualità caratterizza <em>ShiroKuroChan</em> di e con <strong>Motoya Kondo</strong> e <strong>Tiziana Longo</strong>: uno stile completamente opposto per indagare lo stesso tema, quello amoroso, attraverso la danza butoh giapponese, dove due anime nascondono il viso dietro una grande rosa, una bianca e una nera per cercare un incontro tra spiriti contrastanti in un rituale pieno di poesia e magia.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a lenti di ingrandimento poste sul sé, un grande plauso spetta alla <strong>Compagnia COLAPS</strong>, l'unica a presentare un lavoro-denuncia che è <em>XX</em>: in scena la bravissima Jessica Maria Bellarosa insieme a Maurizio Mauro – accompagnati da Sara Santoro e Marco Di Stefano che immobili e seduti a un lungo tavolo non spostano i loro occhi dai computer – indaga la differenza tra maschile e femminile, ma soprattutto cerca la risposta al perché il genere “XX”, appunto, venga sfruttato, usato, violentato e distrutto; domanda che rimane aperta.</p>
<div id="attachment_9865" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-9865" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/accade-anche-quando-meno-lo-si-aspetta%e2%80%a6/attachment/xx/"><img class="size-medium wp-image-9865" title="XX" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/XX-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">XX - foto di Alvise Nicoletti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il pretesto da cui parte COLAPS è la dichiarazione, piena di ironia, fatta dal Presidente del Consiglio Italiano rispetto agli scafisti che dall'Albania portano clandestini nel Bel Paese, dichiarazione che parla di un'eccezione che si farebbe nel caso in cui ad arrivare siano “belle ragazze”. Una scrittrice albanese, Elvira Dones, piena di indignazione ha scritto in risposta una lettera aperta per denunciare come queste “belle ragazze” subiscano violenze sessuali o si ritrovino a vivere su un marciapiede. Una lettera le cui parole risuonano nel Teatro Piccolo Arsenale mentre Jessica Maria Bellarosa dà vita a movimenti che si ripetono fino allo sfinimento e che si placano solo al contatto con Maurizio Mauro, che in pochissimi gesti placa l'impeto della compagna e ne mostra il corpo come fosse merce.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte altre le proposte interessanti dal punto di vista tecnico tra cui l'impegnativo <em>Umanocontrocanto</em> di Sabrina Massignani – Venezia Balletto con ben sei ballerini sul palco, l'immaginifico<em> &lt;Seize&gt;</em> di Ming-Wha Yeh (direttamente dal Taiwan) o lo spiritoso <em>Spot</em> di Matteo Carvone, Alessio Attanasio e Valeria Galluccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una maratona da cui si esce senza fiatone grazie anche alla acuta e perfetta organizzazione di cui si deve sottolineare la serietà e l'impegno per tutto ciò che è stato inaspettato, ma che è piacevolmente accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Piccolo Arsenale, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Una serata tra Bill T. Jones e Virgilio Sieni</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bill T. Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Virgilio Sieni]]></category>

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		<description><![CDATA[In una stessa serata due spettacoli completamente diversi tra loro hanno animato il penultimo appuntamento con la Biennale Danza di Venezia. L'afro-americano Bill T. Jones con la sua compagnia ha creato un evento site specific per la città lagunare, mentre l'italiano Virgilio Sieni con atmosfere mistiche ha trasportato il pubblico in territori inesplorati con Tristi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-9750" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/una-serata-tra-bill-t-jones-e-virgilio-sieni/attachment/tristi-tropici-sieni3-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9750" title="Tristi Tropici" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/tristi-tropici-sieni31-150x150.jpg" alt="" width="105" height="105" /></a>In una stessa serata due spettacoli completamente diversi tra loro hanno animato il penultimo appuntamento con la Biennale Danza di Venezia. L'afro-americano Bill T. Jones con la sua compagnia ha creato un evento <em>site specific</em> per la città lagunare, mentre l'italiano Virgilio Sieni con atmosfere mistiche ha trasportato il pubblico in territori inesplorati con <em>Tristi Tropici</em>.</p>
<p><span id="more-9660"></span></p>
<p>Recensione a <em>Another Evening: Venice/Arsenale</em> – <strong>Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company</strong> e 			<em>Tristi tropici </em>– <strong>Compagnia Virgilio Sieni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Due compagnie molto diverse tra loro hanno dato vita nella stessa serata a spettacoli in anteprima, conducendo lo spettatore verso l'estremo, catturando o meno emozioni, proprio come indica il titolo di quest'anno della Biennale Danza di Venezia: <em>Capturing emotions</em>. L'afro-americano <strong>Bill T. Jones</strong> con la compagnia <strong>Arnie Zane Dance Company</strong> punta all'atleticità e alle coreografie di forte impatto dei suoi bravissimi ballerini con l'evento <em>site specific</em> <em>Another Evening: Venice/Arsenale. </em>L'italiano <strong>Virgilio Sieni</strong> porta la sua compagnia in territori inesplorati con <em>Tristi Tropici</em>, ispirato liberamente al testo omonimo di Claude Lévi-Strauss.</p>
<div id="attachment_9751" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-9751" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/una-serata-tra-bill-t-jones-e-virgilio-sieni/attachment/_mg_1417/"><img class="size-medium wp-image-9751 " title="Bill T.Jones - Another Evening: Venice/Arsenale" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/MG_1417-300x171.jpg" alt="" width="300" height="171" /></a><p class="wp-caption-text">Biennale di Venezia - foto di A. Miyake</p></div>
<p style="text-align: justify;">Con un cappello di paglia, una camicia a scacchi e dei grandi occhiali, il coreografo <strong>Bill T. Jones</strong> scruta i suoi ballerini che, al Teatro alle Tese, accompagnano il movimento del pubblico all'ingresso: costretto lungo un corridoio, lo spettatore si trova da un lato una donna e una bambina sedute su un sofà veneziano, ignare del passaggio di chi subito volta loro le spalle per soffermarsi ad ammirare le evoluzioni tecniche di alcuni danzatori della compagnia dall'altro lato.<em> Another Evening: Venice/Arsenale </em>esplora lo spazio di un teatro all'interno dell'arsenale lagunare: un evento <em>site specific </em>in cui la compagnia Arnie Zane Dance Company dà prova di tutta la propria bravura. Attraverso una passerella a vista, i nove ballerini intrecciano i propri corpi con una delicatezza sublime, creando una catena umana fatta di anelli/braccia allacciati, ma non in contatto tra loro: incredibile come nella parte successiva cambi la loro corporalità. Gli atleti-danzatori danno vita, sotto la supervisione di Bill T. Jones e di Janet Wong a delle coreografie di forte impatto, si sollevano, si scontrano, in un gioco di <em>contact </em>che li porta quasi fino allo sfinimento. Un'esasperazione cercata e trasmessa anche allo spettatore messo a dura prova con le musiche elettroniche e il sound design del bravo Sam Crawford e le voci urlate ai microfoni di cui si impossessano i ballerini. Una sorta di sogno-incubo, una schiera che avanza sotto un fascio di luce mentre una ballerina si ribella e frantuma un muro di corpi che indifferenti continuano nel loro cammino. «I do not know the meaning of that», dice una voce; e forse è proprio questo che manca a uno spettacolo tecnicamente perfetto: un legame, un senso, un intreccio sfiorato all'inizio e alla fine  ma non raggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversissimo per coreografia e intensione <em>Tristi Tropici</em> della <strong>Compagnia Virgilio Sieni</strong>: atmosfere mistiche,</p>
<div id="attachment_9752" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-9752" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/una-serata-tra-bill-t-jones-e-virgilio-sieni/attachment/tristi-tropici-sieni/"><img class="size-medium wp-image-9752" title="Tristi Tropici - Compagnia Virgilio Sieni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/tristi-tropici-sieni-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Biennale di Venezia - foto di A.Miyake</p></div>
<p style="text-align: justify;">corpi immersi in un controluce opaco e annebbiato, simboli che appaiono per improvvisi frammenti. Ispirandosi a <em>Tristes Tropiques</em> dell'antropologo Claude Lévi-Strauss, Sieni apre a un mondo onirico, di difficile e criptico accesso: un mondo che attrae per la bellezza di alcune immagini corporee portate in scena dalle splendide ballerine che rendono questo spettacolo magico e disturbante allo stesso tempo. <strong>Simona Bertozzi</strong> e <strong>Michela Menguzzi</strong> compiono gesti rallentati e identici: sembrano esseri totemici provenienti da luoghi lontani e ancestrali, si stringono, come se volessero recuperare un'unità perduta. Se le due donne si sostengono a vicenda, <strong>Elsa De Fanti</strong> riesce invece ad aumentare l'apporto mistico semplicemente tramite la sua presenza corporea di incredibile potenza nonostante l'età di settant'anni: la sua figura si contrappone a una magnifica <strong>Ramona Caia</strong> che contorce il suo corpo, lo lacera, lo sfinisce. Sembra di trovarsi di fronte un rito antico, di natura oscura e inesplorata e ad aumentare questa sensazione aiuta la musica originale di <strong>Francesco Giomi</strong>: un continuo vibrare di note elettroniche che rimangono sospese su un vuoto senza mai aumentare di intensità. Il filosofo Lévinas parlava dei <em>Tristi Tropici</em> di Strauss come del «libro più disorientato e disorientante, un grande libro sulla desolazione umana». Qui, con Sieni, che cura ideazione, coreografia, scene e luci, il pubblico è disorientato, ma attratto da questo mondo inspiegabilmente fuori dal tempo e di altra ritualità.</p>
<p><em>Visto al Teatro alle Tese e al Teatro Piccolo Arsenale, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Nightmare before dawn</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 13:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Cesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Splintergroup]]></category>

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		<description><![CDATA[Roadkill del collettivo Splintergroup. Un piccolo Triangolo delle Bermude nel mezzo dell’entroterra australiano, una notte di isolamento on the road: da qui prende le mosse un avvincente nightmare thriller danzato, ben riuscito, che sfascia la linea di demarcazione tra delirio allucinatorio e realtà.Recensione a Roadkill – Splintergroup


Un piccolo Triangolo delle Bermude nel mezzo dell’entroterra australiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_332.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9779" title="ROADKILL " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_332-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><em>Roadkill</em> del collettivo <strong>Splintergroup. </strong>Un piccolo Triangolo delle Bermude nel mezzo dell’entroterra australiano, una notte di isolamento <em>on the road:</em> da qui prende le mosse un avvincente <em>nightmare thriller</em> danzato, ben riuscito, che sfascia la linea di demarcazione tra delirio allucinatorio e realtà.<span id="more-9776"></span>Recensione a <em>Roadkill</em> – <strong>Splintergroup</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9781" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_511.jpg"><img class="size-medium wp-image-9781" title="ROADKILL " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_511-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Jeff Busby</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo Triangolo delle Bermude nel mezzo dell’entroterra australiano, una notte di isolamento on the road: da qui prende le mosse un avvincente <em>nightmare thriller</em> danzato, ben riuscito, che sfascia la linea di demarcazione tra delirio allucinatorio e realtà. <strong>Splintergroup</strong>, collettivo australiano con sede a Brisbane, è un gruppo relativamente recente composto principalmente da <strong>Sarah Jayne Howard</strong>, <strong>Grayson Milwood </strong>e <strong>Gavin Webber</strong>, i tre interpreti di <em>Roadkill</em> (nella tournée italiana, Howard è sostituita da Gabrielle Nankivell).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un’automobile scassata tossisce e non vuol saperne di ripartire, la fauna notturna squittisce incurante, una coppia è addormentata sui sedili dell’auto, in attesa del mattino. Poco più in là, nel vuoto notturno, spunta una cabina telefonica illuminata da un fastidioso chiarore biancastro. È rotta, e i cellulari non funzionano. Unica presenza confortante, la radio dell’auto che scandisce momenti di sconforto e giochi di seduzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ansia dell’isolamento si scava in un cantuccio la paura latente dell’uomo nero. Che arriva, balzando fuori all’improvviso, accanto alla macchina. Ha l’aspetto di un boscaiolo nerboruto. Da qui si innesca un gioco di inseguimenti, sadici nascondini per trovare un rifugio sicuro, acquattarsi dentro l’auto e alzare le sicure delle portiere. A turno i danzatori escono e rientrano nell’auto, coperti dal fumo della marmitta, spuntando improvvisamente dentro e fuori come un gruppetto di <em>Jack in the Box</em> impazziti. Ognuno cerca di far partire l’auto, a rischio di investire chi è rimasto fuori in strada, ma la macchina si scuote solamente, spalancando i vecchi fanali gialli come occhi stanchi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9779" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_332.jpg"><img class="size-medium wp-image-9779" title="ROADKILL " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/ROADKILL-C2-A9JEFF-BUSBY_332-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di  Jeff Busby</p></div>
<p style="text-align: justify;">La fatiscente cabina telefonica diventa un punto di osservazione, un bunker in ferro e cemento in cui rifugiarsi, una gabbia, un partner per una lenta danza circospetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Raro e curioso il soggetto del <em>thriller on the road </em>trasposto in danza, che presenta una sorta di innocui Easy Riders, vittime forse solo delle proprie angosce, che però si materializzano in una presenza molesta con la stessa rapidità e perversità degli incubi. Il tutto, in bilico tra il realismo scenografico e interpretativo, e un forte grado di surrealtà nell’angoscia dei presentimenti, nelle situazioni di allarme e fuga, nel bellissimo assolo dell’ “uomo nero” nella claustrofobia della cabina telefonica. Le atmosfere sono incalzanti, accelerazioni e pause si alternano fluidamente, spinte con il pedale giusto. L’audio inglese, presente soprattutto nei commenti della radio, non è sottotitolato, ma ciò non toglie smalto alla struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">Avvincenti i momenti di danza che prendono avvio dal contact – sia con le superfici esterne che con il partner –, in cui il peso viene ri-strutturato in favore di una singolare fluidità coreografica. Efficace il modo con cui i danzatori gestiscono la propria massa corporea, che diventa incredibilmente disinvolta ed elastica creando, in questa dimensione di vuoto notturno, una sovradimensione quasi lunare senza necessariamente ricadere nel rallentamento del moto.</p>
<p style="text-align: justify;">Unica piccola incrinatura: all’inizio la danza fatica lievemente ad agganciarsi al racconto, e sembra invece prendere avvio come accessorio a un’immagine già compiuta in sé, ma questo piccolo neo si dissolve presto nella sensibilità dell’ossatura narrativa. <em>Roadkill </em>diventa infatti uno di quei (rari) casi in cui il rapporto tra coreografia e narrazione è stimolante e funzionale, e, nonostante all’inizio si debbano un po’ scaldare i motori per dare alla danza il suo ruolo-guida, la coreografia non inciampa in retoriche gestuali e riesce a narrare in prima persona i fatti, anziché commentarli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Toniolo, Mestre</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Agnese Cesari</p>
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		<title>De divina proportione</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 13:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agnese Cesari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biennale di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marie Chouinard]]></category>

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Il concetto di sezione aurea è stato indagato e saccheggiato abbondantemente nel corso dei secoli, ma continua ad essere tutt’oggi un’influente calamita per chi si vuole confrontare con gli scogli di granito dell’armonia e della proporzione. Quest’anno, alla Biennale Danza di Venezia, è la volta di Marie Chouinard, che presenta una creazione fresca di debutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/mariechouinard-foto-129.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-9789" title="Le nombre d’or" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/mariechouinard-foto-129-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di sezione aurea è stato indagato e saccheggiato abbondantemente nel corso dei secoli, ma continua ad essere tutt’oggi un’influente calamita per chi si vuole confrontare con gli scogli di granito dell’armonia e della proporzione. Quest’anno, alla <strong>Biennale Danza</strong> <strong>di Venezia</strong>, è la volta di <strong>Marie</strong> <strong>Chouinard</strong>, che presenta una creazione fresca di debutto, <em>Le nombre d’or (Live).</em><span id="more-9787"></span>Recensione a <em>Le nombre d’or</em> <em>(Live)</em> – <strong>Compagnie Marie Chouinard</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_9789" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/mariechouinard-foto-129.jpg"><img class="size-medium wp-image-9789" title="Le nombre d’or" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/06/mariechouinard-foto-129-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Sylvie-Ann Paré</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di sezione aurea è stato indagato e saccheggiato abbondantemente nel corso dei secoli, ma continua ad essere tutt’oggi un’influente calamita per chi si vuole confrontare con gli scogli di granito dell’armonia e della proporzione. Quest’anno, alla <strong>Biennale Danza</strong> <strong>di Venezia</strong>, è la volta di <strong>Marie</strong> <strong>Chouinard</strong>, che presenta una creazione fresca di debutto, <em>Le nombre d’or (Live)</em>, in tandem con l’assolo <em>Gloire du matin</em>, danzato dalla stessa coreografa canadese dopo vent’anni di assenza dal palcoscenico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>nombre d’or</em> è essenzialmente il numero irrazionale che esprime la sezione aurea, nel quale viene riconosciuto un canone di armonia che ha fatto perdere la testa all’arte innumerevoli volte. Ciò che, in questo caso, la coreografa recupera dall’idea di numero aureo, è il suo essere indicativo del rapporto tra due lunghezze diseguali legate da un rapporto proporzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inizio dello spettacolo slitta su due livelli: mentre gli spettatori raggiungono i loro posti, l’ensemble dei danzatori si scalda sul palcoscenico, in tuta, come se fosse in sala prove. Giunta l’ora, i ballerini si avviano verso le quinte con nonchalance, sistemando gli oggetti di scena. Si spengono le luci e lo spettacolo inizia: due enormi lampade metalliche con il fusto piegato a quarantacinque gradi, manovrate dai ballerini, puntano il loro occhio su due danzatori avvolti in un manto di seta rigida e trasparente, che pian piano ne escono come due pulcini dall’uovo. Gradualmente la scena viene popolata dagli altri ballerini: un folto gruppo di creature bislacche con calzamaglie a rete color crema, frange da cowboy sulle gambe e parrucche bionde spettinate ad aculei. Giocano, sorridono, curiosano, come una comitiva di alieni ingenui e beffardi che ha appena messo piede sulla Terra. Alcuni indossano l’intelaiatura nera di un paio di occhiali, sproporzionata e fuori luogo. Il gruppo dei danzatori instaura un vivace dialogo con alcune telecamere, piazzate in diversi punti del palco e collegate a schermi, che restituiscono la coreografia da differenti angolazioni, causando qualche sfasamento nella percezione. Ridono e piangono fastidiosamente, si provocano, si accoppiano, si infilano grandi maschere con volti di anziani, con evidenti effetti comici o satirici, per poi arrivare ai neonati, terminando su due danzatori nudi che indossano volti da bimbo pasciuto, annegando l’atmosfera in una lieve linea di tenerezza. Gli accoppiamenti hanno sempre un forte sapore animale, di voluttà guerriera e spinosa, con un retrogusto di dolore. La coreografia sembra quasi scandire il tempo biologico di questi esseri estranei e infantili, che dal nulla modulano la propria età e la propria vitalità a seconda della faccia che indossano o del rapporto con il partner. Unico spacco in mezzo al delirio di corpi travestiti, il brillante assolo di Carole Prieur, unica a mostrarsi senza maschera, che con i capelli umidi e sciolti lancia frasi dall’aria strafottente contagiando meravigliosamente lo spazio con la forza del suo corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">La confezione visiva è avvolgente, ma manca una precisa connessione con il titolo. Se effettivamente si legge l’intero spettacolo come modulazione di legami tra grandezze diverse e proporzionali, si avverte che nell’aria manca qualcosa, una pasta più densa che sia in grado di fare da collante strutturale a un’operazione coreografica dotata comunque di un suo vigore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Toniolo, Mestre</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;">Agnese Cesari</p>
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