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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; anagoor</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 14:56:34 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>HERE: memorie contemporanee</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 20:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.

Teatro contemporaneo in forma di festival è il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9918" title="La conigliera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/Conigliera-Long-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Si è chiuso il festival YOU ARE HERE organizzato dalla compagnia veneta Anagoor, rassegna che dal 2003 raccoglie appassionati e curiosi della provincia trevigiana e non solo. Cinque appuntamenti con il teatro contemporaneo intorno alla tematica dell'archiviazione del presente e del passato attraverso linguaggi e poetiche d'oggi.<span id="more-9914"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9922" title="Insorta distesa" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/17-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Teatro contemporaneo in forma di festival</em> è il progetto che la compagnia teatrale <strong>Anagoor</strong> porta avanti dal 2003 con lo scopo di contaminare "per contagio" la realtà circostante, spesso lontana dalle forme del teatro contemporaneo. Isolato nella pace della campagna veneta, vicino a Castelminio di Resana, nel cuore della provincia trevigiana, è stato allestito da due anni e mezzo nel magnifico spazio della Conigliera<span style="color: #ff0000;"> </span> un luogo che per la sua conformazione e struttura si presta alle pratiche performative, al ritiro e allo studio; ma al contempo è profondamente calato in quella realtà rurale che caratterizza il Veneto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un progetto che pone quest'anno al centro del discorso le trasformazioni della memoria: come sono trasfigurate nei secoli le modalità di archiviazione <span style="color: #000000;">della memoria</span>? Che cosa è cambiato dalla pergamena al dvd, dal dipinto al video? Quali sono i "materiali" che scegliamo di ricordare e quali quelli che invece tralasciamo? La società contemporanea è fatta al contempo di ciò che ricorda e di ciò che sceglie di dimenticare. In questo frangente si inserisce la breve rassegna messa a punto da Anagoor: una piccola raccolta di cinque compagnie contemporanee, cinque modi diversi di affrontare la realtà, di registrare e percepire il presente. La rassegna ha ospitato tre gruppi ormai affermati del panorama nazionale: i Babilonia Teatri con l'ultimo intransigente lavoro <em>Pornobboy;</em> Muta Imago con <em>Lev, </em>se<span style="color: #000000;">condo episodio di una trilogia sulla memoria; Teatro Sotterraneo con <em>Dies Irae</em>, cinque impronte archeologiche sull'esistenza umana. A queste compagnie, che stanno letteralmente spopolando, </span><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">sono stati affiancati due gruppi altrettanto validi ma ancora in cerca di afferma</span>zione: Fagarazzi &amp; Zuffellato e Plumes dans la tête. Il primo con</span> <em>Io Lusso</em> ha proposto una riflessione sulla società contemporanea e sulla "democratizzazione del lusso".</p>
<p style="text-align: justify;">A chiudere la rassegna il lavoro di Silvia Costa che, con la sua compagnia <strong>Plumes dans la tête</strong>, mette in scena <em>FORMAZIONE PAGANA fase uno. Insorta distesa.</em><strong><em> </em></strong>Un'opera dal forte impatto iniziale, che attraversa diversi linguaggi, dal sonoro al visivo, per soffermarsi nella ricerca archeologica e minuziosa misurazione di una società ormai scomparsa e seppellita nella polvere. I cui resti si perdono – bianchi su fondo bianco – in uno spazio asettico e incolore suggestivamente illuminato, spazio a-temporale e a-formale per eccellenza, dove ogni strumento di misurazione sembra restare inutilmente in attesa d'essere usato. Un lavoro forse al primo impatto di difficile comprensione, che rimane sospeso nelle mente del pubblico ancora per svariati secondi prima dell'applauso finale.<br />
All'uscita dalla sala, l'organizzazione offre un rinfresco, un'occasione conviviale per stimolare la conversazione e il confronto, due punti fondamentali per far sedimentare il pensiero e la memoria, invogliare gli spettatori meno assidui a tornare, creare un contesto leggero in cui arte e piacere si mescolino e si influenzino a vicenda. Un progetto valido in uno spazio fuori dal comune,  che ha raggiunto il suo obiettivo di diffusione e contaminazione, sicuramente da ripetere e non dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto a La Conigliera, Castelminio di Resana</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
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		<title>Il &#8220;cuore&#8221; degli Anagoor</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 17:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Fondamenta Nuove]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, Anagoor ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: Cuore. 
Approfondimento del laboratorio Cuore tenuto da Anagoor al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
Pulsazione, ritmo, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5900" title="Cuore - Anagoor" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/cuore-300x200.jpg" alt="" width="210" height="140" /></a>All'interno della settimana appena conclusa che il Teatro Fondamenta Nuove gli ha dedicato, <strong>Anagoor</strong> ha anche condotto un laboratorio sul battito e il sentimento, il cui titolo riassume perfettamente questi due elementi fondamentali del week end di lavoro: <em>Cuore.</em> <span id="more-5871"></span></p>
<p>Approfondimento del laboratorio<em> Cuore</em> tenuto da <strong>Anagoor </strong>al Teatro Fondamenta Nuove di Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">Pulsazione, ritmo, ma anche sede privilegiata, per tradizione, dei sentimenti e delle emozioni: il C<em>uore</em> viene, così, eletto dalla compagnia <strong>Anagoor</strong> a metafora e sintesi dell'allenamento del performer. E per l'omonimo laboratorio condotto negli spazi del Teatro Fondamenta Nuove, in collaborazione con Giovani a Teatro della Fondazione di Venezia, a un piccolo gruppo di studenti viene data la possibilità di sperimentare il training che la compagnia impiega abitualmente nel suo processo di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5901" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><strong> </strong><strong><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera.jpg"><img class="size-large wp-image-5901  " title="schiera" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/schiera-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></strong></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Simone Derai - al quale è affidata la direzione del laboratorio con la collaborazione di Marco Menegoni e Moreno Callegari - svela fin da subito le sue "origini" che affondano nel Teatro Settimo e nelle figure di Mirko Artuso, Laura Curino e Gabriele Vacis<span style="color: #ff0000;"> </span>, riproponendone "la schiera" come training di partenza del lavoro con i ragazzi. In fila l'uno affianco all'altro, i passi di dieci ragazzi si trasformano lentamente in quelli di un unico corpo: il semplice camminare in sincronia diviene elemento base per il sentire ed il muoversi di un gruppo e strumento privilegiato di concentrazione. Solo dopo aver trovato la compattezza ci si possono permettere delle singole variazioni; una volta che il ritmo è condiviso e fatto proprio da tutti i membri, l'iniziativa personale è libera di agire all'interno di quelle pulsazioni comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Parallelo e complementare al lavoro della schiera è la ricerca di un'intensità ed un'emozionalità sentite e restituite dall'intero gruppo. Attraverso un lavoro di virtuali e molteplici specchi, i partecipanti si muovono nello spazio compatti, imitandosi a vicenda alla ricerca di un gesto ed un incedere comuni.<br />
Il lavoro di mimesi - intesa non come imitazione pedissequa di una postura, ma come restituzione fisica di un'emozione trasmessa dal gesto a cui si deve far riferimento - viene portato avanti, oltre che a coppie o in gruppo, anche in relazione a delle <span style="color: #000000;">immagini</span>: ai partecipanti era stato infatti richiesto di presentarsi in teatro con "un'icona di riferimento" che per loro avesse una qualche rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5903" class="wp-caption alignright" style="width: 340px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni.jpg"><img class="size-large wp-image-5903     " title="costellazioni" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/costellazioni-1024x682.jpg" alt="Foto di Alvise Nicoletti" width="330" height="220" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Come i nostri lontani antenati, nella notte dei tempi, osservando il cielo hanno unito con l'immaginazione stelle tra loro lontanissime disegnando nella volta celeste animali, figure umane, miti e storie, così gli Anagoor chiedono di trattare le immagini raccolte. I ragazzi compongono le loro personali ed emotive costellazioni, che vedono collegata alla <em>Pietà</em> di Michelangelo magari un'immagine di superman, e poco più in là <em>l'Urlo</em> di Munch, o il <em>Mara</em>t di David insieme ad Arlecchino. Queste mappe di immagini accompagnano i ragazzi tutti i tre giorni di laboratorio e divengono fonte di ispirazione per la ricerca emotiva di una gestualità, in scena, carica di senso e sentimento. Una gestualità che fa dell'equilibrio e dell'appoggio i suoi canoni fisici privilegiati per poter passare dal lavoro individuale (in cui il performer interagisce con un muro) a quello collettivo - con il contatto fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_5905" class="wp-caption alignleft" style="width: 440px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro.jpg"><img class="size-large wp-image-5905  " title="muro" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/01/muro-1024x682.jpg" alt="" width="430" height="286" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Foto di Alvise Nicoletti</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tre lavori paralleli, quindi, che trovano il loro punto di contatto in una costante ricerca di una pulsazione comune, solo dalla quale può prendere vita un atto scenico sincero ed emozionante.</p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>500 anni dopo Giorgione</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 21:42:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[A Venezia il nuovo anno si apre all'insegna del teatro contemporaneo con Anagoor: la compagnia di Castelfranco Veneto, recentemente insignita della Segnalazione Speciale del Premio Scenario 09, sarà ospite della città lagunare per volontà della Fondazione di Venezia per un vero e proprio percorso guidato attraverso spettacoli, incontri, prove aperte e laboratori.
A Venezia il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3124" title="Anagoor" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/09/anagoor-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />A Venezia il nuovo anno si apre all'insegna del teatro contemporaneo con <strong>Anagoor</strong>: la compagnia di Castelfranco Veneto, recentemente insignita della Segnalazione Speciale del Premio Scenario 09, sarà ospite della città lagunare per volontà della Fondazione di Venezia per un vero e proprio percorso guidato attraverso spettacoli, incontri, prove aperte e laboratori.<span id="more-5687"></span></p>
<div id="attachment_3124" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3124" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/09/anagoor-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">  </p></div>
<p style="text-align: justify;">A Venezia il nuovo anno si apre all'insegna del teatro contemporaneo con <strong>Anagoor</strong>: la compagnia di Castelfranco Veneto, recentemente insignita della Segnalazione Speciale del Premio Scenario 09, sarà ospite della città lagunare per volontà della Fondazione di Venezia per un vero e proprio percorso guidato attraverso spettacoli, incontri, prove aperte e laboratori. Se il 2010 è destinato per il cinquecentenario dalla morte ad elogiare Giorgione, il genio che ha incantato - e continua a farlo - migliaia di amanti dell'arte pittorica, allora Anagoor dedica al maestro un viaggio speciale attraverso l'arte teatrale partendo dallo spettacolo <em>Tempesta</em> fino ad arrivare a <em>Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo appuntamento è segnato per giovedì <strong>14 gennaio</strong> alle ore 21 al Teatro Fondamenta Nuove dove è proprio la performance che prende il nome da uno dei più famosi quadri del pittore veneto ad inaugurare la settimana giorgioniana. Dopo <em>Tempesta,</em> il giorno seguente, arrivano tre intense giornate con <em>Cuore -</em> laboratorio teatrale curato dalla compagnia e previsto all'interno del progetto <em>Chance to change/ Esperienze - </em>che fa già segnalare il tutto esaurito di presenze da parte dei partecipanti<em>. </em>Sempre venerdì <strong>15 gennaio</strong>, alle ore 17 nella sede della Fondazione di Venezia, avviene l'incontro con <strong>Simone Derai</strong>, il regista di Anagoor che affronta il tema di <strong>Arte classica e teatro contemporaneo</strong>, mettendo in luce gli aspetti che legano questi due mondi. La residenza della compagnia nel Teatro Fondamenta Nuove viene invece approfondita dalla finestra guidata su  <em>Anagoor/Giorgione </em>martedì <strong>19 gennaio</strong> alle ore 16.</p>
<p style="text-align: justify;">La conclusione di questo particolare viaggio tra arte e teatro è affidata alla prova aperta <em>Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione </em>giovedì 21 gennaio alle ore 21 sempre al Teatro Fondamenta Nuove, a cui segue un incontro con la compagnia.</p>
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		<title>Percorsi per immagini fra ieri e oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 15:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Ferraresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro Aurora]]></category>
		<category><![CDATA[anagoor]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempesta, ultimo lavoro di Anagoor e segnalazione speciale al Premio Scenario 2009, sta girando l'Italia e riscuotendo consensi ed entusiasmi. Il lavoro della compagnia di Castelfranco, forte di un solido percorso di ricerca che attraversa le immagini più varie della cultura occidentale (dalla Genesi biblica alla prospettiva ai linguaggi della contemporaneità), tenta di riconnettere l'antichità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Tempesta-Long.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5385" title="Tempesta " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Tempesta-Long-150x150.jpg" alt="Tempesta " width="150" height="150" /></a>Tempesta</em>, ultimo lavoro di Anagoor e segnalazione speciale al Premio Scenario 2009, sta girando l'Italia e riscuotendo consensi ed entusiasmi. Il lavoro della compagnia di Castelfranco, forte di un solido percorso di ricerca che attraversa le immagini più varie della cultura occidentale (dalla Genesi biblica alla prospettiva ai linguaggi della contemporaneità), tenta di riconnettere l'antichità con il moderno e il contemporaneo.<span id="more-5341"></span></p>
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Tempesta-Long.jpg"><img class="size-full wp-image-5385" title="Tempesta " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/12/Tempesta-Long.jpg" alt="Tempesta " width="567" height="188" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Recensione a <em>Tempesta -</em> <strong>Anagoor</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tempesta </em>di <strong>Anagoor</strong>, segnalazione speciale al Premio Scenario 2009, è uno spettacolo complesso, che intende fare i conti con tante mitologie occidentali – dall’Ebraismo alla Grecia classica al Rinascimento, dalla Genesi all’Apocalisse fino alla prospettiva e alla proporzione aurea – senza però sottrarsi ai cortocircuiti del contemporaneo, in linea con quella che si è riconosciuta essere l’etica e l’estetica della compagnia di Castelfranco Veneto. Il contesto, annuncia la presentazione dello spettacolo, è quello «della nostalgia di un'età della terra e della polvere e il tentativo di conciliarla con la modernità», nell’obiettivo di rendere conto della frattura che si è realizzata fra queste due epoche, con i loro differenti modi di vivere e di rappresentare. Elemento decisamente interessante – <span style="color: #000000;">e presente visibilmente a livello tematico e non tecnico, in senso iconografico</span> in tutto il percorso di Anagoor, segnala il foglio di sala –  senza affondi metodologici particolari.<br />
Una scena divisa a metà annuncia già le non-corrispondenze di simmetria fra antichità, moderno e contemporaneo. Da un lato, due monitor lcd sospesi in verticale, utilizzati per evidenziare passaggi scenici altrimenti evanescenti o condurre l’attenzione su dettagli (soprattutto mimici, corporei, gestuali), ma anche per raccontare – il termine, certo, non è appropriato in questo caso – di divagazioni non riprodotte in scena (la preparazione del performer, ad esempio). L’altra metà del palcoscenico è occupata da una grande scatola opaca, da cui, in base alla modulazione luminosa, si possono vedere o meno le azioni del performer che la abita, nell’ambito di una complessa varietà della visione che conduce lo spettatore attraverso diverse possibilità percettive. La zona monitor è lo spazio di un giovane uomo, quella della scatola di una giovane donna: i performer sono fratelli, la cui somiglianza e differenza sono dichiarate essere – sempre, irresistibilmente, nel programma di sala – il cuore stesso del lavoro, che si sviluppa, con evidenza, lungo dicotomie a volte pregnanti, altre didascaliche: quella, già accennata, della visione (e ben riuscita, nell’esplorazione della vastità della gamma percettiva), ma anche maschile/femminile, interno/esterno e così via.<br />
Si vedono dal vivo o registrate – ma la differenza non è così sostanziale, in questa impostazione scenica – immagini che evocano personaggi e situazioni da dipinti di Giorgione (non a caso alla vigilia del cinquecentenario dalla morte, nel 2010), dalla <em>Tempesta </em>alla <em>Venere dormiente</em>, antenata di tante Maya moderne; i corpi dei performer variamente abbigliati in un discreto mix di classicità immaginata e modelli di contemporaneità; contesti naturali miniaturizzati, anche temporaleschi, con presagi acquei mortiferi all’insegna di Bill Viola. Immagini al centro di operazioni di sintesi, di modellizzazione, di rimodellamento fino a sfiorare, in certi casi, un livello preoccupante di innocenza.<br />
E qui un altro nodo, avvertito con forza alla base di questo spettacolo, capace, in certi momenti di nuocere ad alcuni passaggi performativi, ma anche emotivi, sensoriali, interpretativi: una sorta di dimensione analogica (di contro al digitale, in questo senso) che sembra governare l’opera. Una prospettiva sequenziale chiusa in se stessa, come nell’elenco di immagini sopra descritto, in una carrellata raffinata di riferimenti estetici (perché no etici, forse biografici) e dunque forse prossima alla nostalgia di certo postmodernismo, fra la citazione, invocazioni auratiche, sinestesia performativa: la piega di tanta pittura rinascimentale, gestualità e pose giorgionesche in tableaux (nemmeno troppo vivants), sguardi opacizzati della prima Raffaello Sanzio, atmosfere inquietanti di Bill Viola. Naturalmente, probabilmente: molto altro ancora. Basta, ancora una volta, sbirciare le righe copiose del foglio di sala per immaginare o almeno annusare l’ampiezza e la profondità dei riferimenti sottesi a questo lavoro. Ma la struttura è, appunto, analogica: un susseguirsi di tagli netti che godono di innesti fragili l’uno sull’altro – quando si trovano. Anche per questa ragione la testimonianza può ridursi a elencazione, a passione tassonomica e classificatoria – nemmeno a descrizione – rispetto a una wunderkammer personalissima e confusa, varia e caotica, ripetitiva pur con la sensazione di poter scovare meraviglie dietro il prossimo angolo (o cambio luci).<br />
Non è solo una questione di relazione fra opera e spettatore: lo stesso discorso, del piano analogico che intercetta (e a volte rischia di inghiottire) la potente stratificazione di pensiero e immagini proposta da Anagoor, si può fare sul piano dei rimandi interni allo spettacolo. La formazione del performer, ad esempio, è mostrata con scarpette da danza e libri, la presenza della natura con alberi e acque, in un dispositivo che può semplificare la vivacità e la profondità interpretative ed estetiche della compagnia. Il problema, se ci si può permettere l’azzardo di un’ipotesi, sta proprio nel principio del dispositivo, di deleuziana memoria, che qualche tempo fa era tornato di moda: esso contiene uno stimolo, irresistibile, a realizzare una certa azione, e l’uomo non può sottrarvisi. Il rischio è nell’automatismo, nell’omogeneità, nella prevedibilità e in un percorso di ripetizione un po’ anni Sessanta: la stratificazione, si potrebbe dire grandiosa, in senso verticale ed orizzontale, che sta all’origine del lavoro in termini di pensiero, di estetica, di performance, è spesso inafferrabile e, purtroppo, emerge solo a tratti nella resa scenica. Anche nel caso della relazione fra i performer, fra cui non c’è nemmeno una parola: l’affondo nella relazione, (la messa in crisi delle sue strutture, dei suoi stilemi, delle sue convenzioni), l’incomunicabilità senza riscatto, l’impossibilità sia di dialogo che di intreccio sostanziale sono tutte idee che si trovano più nella complicità col foglio di sala che nella presenza sul palcoscenico.</p>
<p><em>Visto al Teatro Aurora, Marghera</em></p>
<p style="text-align: right;">Roberta Ferraresi</p>
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		<title>Incroci: intervista a (tutta) la Generazione Scenario &#8217;09</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 07:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3133" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/09/pink_anna_scheda.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3133 " title="Generazione Scenario 09" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/09/pink_anna_scheda-150x150.jpg" alt="Codice Ivan" width="120" height="120" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>Abbiamo imparato a conoscerli, in quest'estate di festival, i nuovi quattro di <strong>Generazione Scenario</strong>: a Volterra, a Dro, a Bassano, impegnati in tournée fittissime a mostrare quei primi venti minuti di spettacolo che gli sono valsi la segnalazione al Premio fra i più ambiti dalle compagnie di teatro emergente. Qui di seguito, in bottaerisposta davvero fitti, quattro modi di dire e di fare il teatro, quattro modi di parlare (e forse più) che si intrecciano - serratissimi - fra auto-presentazioni minimal, prospettive per lo spettacolo, esperienza di Scenario e rapporto col pubblico.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff00ff;"> </span>Abbiamo imparato a conoscerli, in quest'estate di festival, i nuovi quattro di Generazione Scenario: a Volterra, a Dro, a Bassano, impegnati in tournée fittissime a mostrare quei primi venti minuti di spettacolo che gli sono valsi la segnalazione al Premio fra i più ambiti dalle compagnie di teatro emergente. Sono quattro nuclei completamente diversi: <strong>Codice Ivan,</strong> i vincitori, in tre che si conoscono da anni ma sono insieme in un progetto comune per la prima volta con <em>Pink, Me &amp; The Roses</em>; <strong>Anagoor</strong>, che da anni lavorano insieme; <strong>Marta Cuscunà</strong>, Premio Scenario per Ustica, sola in scena; e, infine, un altro terzetto, <strong>Odemà</strong>, anche qui, riunitosi ad hoc intorno al nuovo progetto.  Quattro "venti minuti" spiazzanti, da quanto sono differenti, dal delicato e micidiale interrogarsi intorno al fare teatrale di Codice Ivan, all'originale percorso di narrazione della Cuscunà, fra burattini e storia, dalla grazia delle immagini di Anagoor al dirompente lavoro sul divino di Odemà: estetica calcolatissima e affondo nel teatro, poi nuove forme di narrazione, un altro teatro-immagine destinato a restare sospeso nella mente dello spettatore e, infine, un teatro d'attore come non se ne vedeva da un po'.<br />
Allora li abbiamo cercati, fra uno spettacolo e l'altro, in questa prima estate di festival per la nuova Generazione Scenario. E li abbiamo trovati, in forma scritta, per queste poche rapidissime domande, che vogliono tracciare un ritratto - o almeno un invito al ritratto - del teatro emergente proposto dal Premio Scenario 2009. Li mostriamo,<strong> </strong> in frammenti, alla vigilia dell'atteso debutto modenese, dove, a VIE Festival, presenteranno il lavoro completo.<br />
Qui di seguito, in bottaerisposta davvero fitti, quattro modi di dire e di fare il teatro, quattro modi di parlare (e forse più) che si intrecciano - serratissimi - fra auto-presentazioni minimal, prospettive per lo spettacolo, esperienza di Scenario e rapporto col pubblico. Quattro modi, in fondo, di pensare il teatro che, in questi anni di riferimenti precisati e accostamenti prevedibili, non ci aspettavamo proprio.</p>
<p><strong>Il primo spettacolo visto, e il primo fatto?<br />
</strong><strong>Codice Ivan</strong>: <em>Pink</em> è il primo lavoro di Codice Ivan… Il resto sono storie personali…<strong><br />
Anagoor</strong>: Il nucleo principale di Anagoor è composto da sei persone quindi esiste un “primo spettacolo visto” per ciascuno di noi. Piuttosto è stata fondamentale la condivisione e certi viaggi (passate edizioni dei festival di Dro e Santarcangelo; Cesena, Terni o Roma andata e ritorno in una notte; Avignone 2005…). Il primo fatto è un lavoro su <em>Baccanti</em> di Euripide.<br />
<strong>Marta Cuscunà</strong>: <em>Che faccia fare</em> di Lella Costa, regia di Vacis. <em>Rito d'autunno</em>, creazione collettiva del Laboratorio Fare Teatro di Monfalcone, condotto da Luisa Vermiglio.<br />
<strong>Odemà</strong>: Il primo visto è <em>Sorelled</em><em>i</em>, regia di Claudio Orlandini, il primo fatto <em>Lo zoo di vetro </em>di Tennessee Williams (Davide Gorla); il primo visto <em>Arlecchino servitore di due padroni,</em> regia di Strehler, il primo fatto <em>Anything goes</em> di Cole Porter (Giulia D'Imperio); il primo visto è <em>La sirenetta</em> di Andersen; il primo fatto <em>La gatta sul tetto che scotta </em>di Tennessee Williams (Enrico Ballardini).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Qual è lo spettacolo dell'anno?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Il concerto di Nada Malanima a CanGo.<br />
<strong>Anagoor:</strong> <em>La Natura delle Cose</em> di Virgilio Sieni.<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> Spero sarà il mio! A parte gli scherzi, per me è <em>Sonja</em>, diretto da Alvis Hermanis.<br />
<strong>Odemà:</strong> <em>Odissea</em> di César Briè (Enrico Ballardini), <em>Le Pulle</em> di Emma Dante (Giulia D'Imperio), quest'anno purtroppo ho visto solo i lavori di Scenario e concordo con la giuria: <em>Pink, Me &amp; The Roses </em>(Davide Gorla).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong><strong>Il vostro, è un processo creativo collettivo o esiste una suddivisione dei ruoli?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> È un processo creativo collettivo.<br />
<strong>Anagoor: </strong>Le due cose coesistono.<br />
<strong>Marta Cuscunà</strong>: È un progetto nato in solitaria: l'ho ideato, scritto e iniziato a mettere in scena da sola. In un secondo momento, ho coinvolto Marco Rogante che si è occupato di luci e musiche e Belinda De Vito che ha costruito pupazzi e oggetti di scena.<br />
<strong>Odemà:</strong> La nostra ricerca espressiva si basa proprio sul non dare limiti di ruolo, tutti devono essere in grado di partecipare attivamente al processo creativo. Nel teatro che facciamo l'attore diventa anche autore e regista.</p>
<p><strong>In una parola, cos'è il vostro teatro? E cosa non è?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Un tentativo liquido. Non è solido.<br />
<strong>Anagoor:</strong> È un manifestarsi. Non è un riprodurre.<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> Spero sia necessario, per me lo è, mi auguro lo sia anche per il pubblico. Non è intrattenimento.<br />
<strong>Odemà: </strong>Il nostro teatro è domanda. Non è un'idea preconcetta.</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong><strong>Tre parole o immagini per descrivere il vostro progetto?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Un palloncino che scoppia, la scena bianca, il trashironicometateatrale.<br />
<strong>Anagoor:</strong> <em>La Venere dormiente</em> di Dresda, l’autoritratto di Giorgione in forma di David e la <em>Giuditta</em> di San Pietroburgo.<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> Teatro di figura, giovani schierati e straordinariamente felici, irrefrenabile bisogno di libertà.<br />
<strong>Odemà:</strong> Partoriente, spietato, cialtrone.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 26px;"><strong>Quali erano i materiali di partenza?<br />
</strong></span><strong>Codice Ivan:</strong> Gli studi sull’apprendimento di Pavlov. I video dei suoi esperimenti. La favola della rana e dello scorpione.<br />
<strong>Anagoor:</strong> Il Fregio di Giorgione conservato a Castelfranco; i libri, l’immensa bibliografia su Giorgione in particolare i contributi critici di Augusto Gentili, Silvio D’Amicone e Manlio Pastori Stocchi che hanno permesso il delinearsi di una nuova visione di Giorgione.<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> La biografia di Ondina Peteani scritta dalla storica Anna Di Giannantonio, materiali e documenti inediti di Ondina, memorie di altri partigiani.<br />
<strong>Odemà:</strong> Lo spazio, un telo, due sedie, una chitarra rotta, un cappello e noi stessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi o cos'è il protagonista dello spettacolo? Cosa volete dire?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Lo spettacolo stesso… alla fine, o all’inizio,  si scopre come finzione, e noi siamo solo qualcuno che fa qualcosa davanti  ad altre persone che guardano. Niente, non vogliamo dire niente. Così  possiamo dire qualcosa, forse…sulla difficoltà delle relazioni e  della comunicazione. Sulla difficoltà di essere sempre presenti a se  stessi, di non disciogliersi come cartoons dentro la salamoia…Il protagonista?…il  fallimento della comunicazione …e l’inevitabile bisogno di riprovarci.  Sempre. <strong>Anagoor:</strong> L’Apocalissi personale.<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> Ondina Peteani che, a 17 anni, scopre i valori dell'antifascismo e decide con entusiasmo di partecipare alla Resistenza per cambiare il proprio Paese. Dato che oggi viviamo in uno stato di rassegnata apatia in cui ci lamentiamo ma non facciamo nulla, vorrei ricordare che il contributo di ciascuno è fondamentale per la vita della società.<br />
<strong>Odemà: </strong>L'umanità del divino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una citazione dal vostro spettacolo che sia rappresentativa del lavoro:<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> «Lo vorrei fare ma non lo farei mai. Cioè lo vorrei fare…»<br />
<strong>Anagoor:</strong> Due motti che compaiono nel Fregio di Castelfranco ci hanno guidato: «Fortior qui cupiditatem vincit quam qui hostem subiecit» (È più forte chi vince il desiderio di chi sconfigge il nemico) e «Si prudens esse cupis in futura prospectum intende» (Se vuoi essere saggio volgi lo sguardo alle cose future).<br />
<strong>Marta Cuscunà:</strong> Nel titolo c'è tutto: « È bello vivere liberi!»<br />
<strong>Odemà:</strong> «Mi hai detto che mi avresti dato potere e gloria!» «E te li darò... ma ricordati del nostro accordo: li avrai ma dopo la tua morte».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il prossimo passo, in una parola?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Terminare <em>Pink</em>…<br />
<strong>Anagoor:</strong> Saga.<br />
<strong>Marta Cuscunà</strong>: Andareinscena.<br />
<strong>Odemà:</strong> Resistere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In cosa vi ha cambiato il processo di lavoro del Premio Scenario?<br />
</strong><strong>Codice Ivan:</strong> Quando abbiamo deciso di partecipare alla prima selezione, eravamo all'inizio del lavoro su <em>Pink</em>, ma anche all'inizio del nostro lavorare assieme come Codice Ivan, e l'avere un percorso da affrontare, da seguire in tappe successive è stato veramente fondamentale. Ci è servito per trovare una nostra modalità operativa, che sicuramente sarebbe emersa, comunque, ma probabilmente con più difficoltà ed inceppi.<br />
<strong>Anagoor</strong>: Costruiamo passo dopo passo, con urgenza, ma senza fretta. Lasciando sedimentare. Una lezione importante.<br />
<strong>Marta Cuscunà</strong>: A livello personale non mi ha cambiata ma ha influenzato molto il lavoro pratico. Quando mi sono iscritta avevo già il copione completo. Dovendo mettere in scena solo venti minuti, ho dovuto selezionare il materiale. È nato un collage degli elementi distintivi del mio progetto: la commistione di monologo civile, teatro popolare di burattini e linguaggi evocativi del teatro di figura con pupazzi.<br />
<strong>Odemà:</strong> Non ha cambiato il nostro modo di lavorare, ci troviamo frequentemente per allenarci e buttare nuova carne al fuoco. Aver vissuto questa esperienza è stato certamente incoraggiante, grazie anche alla sensibilità umana e artistica di coloro che costituiscono l'associazione Scenario. Abbiamo vissuto e viviamo ogni tappa con entusiasmo e sorpresa. Siamo felici di poter presentare il nostro progetto in teatri e rassegne a cui difficilmente avremmo avuto accesso.</p>
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