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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Babilonia Teatri</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Dieci declinazioni della Fine</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>
		<category><![CDATA[Santarcangelo Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con This Is the End My Only Friend the End. Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. Recensione a This Is the End My Only Friend the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 con <em>This Is the End My Only Friend the End. </em>Dopo aver diffuso il bando su YouTube e aver selezionato dieci persone, il gruppo veronese mostra il risultato di un intenso periodo di lavoro nella suggestiva cornice delle Corderie. <span id="more-9976"></span>Recensione a<strong> <em><span style="font-weight: normal;">This Is the End My Only Friend the End<span style="color: #000000;"> </span></span><span style="color: #000000;">- </span></em></strong><span style="color: #000000;"><strong>Babilonia Teatri</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_10006" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi.jpg"><img class="size-medium wp-image-10006" title="THIS IS THE END MY ONLY FRIEND " src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/07/THIS-IS-THE-END-MY-ONLY-FRIEND-2-ph-Valentina-Bianchi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></span><p class="wp-caption-text">foto di Valentina Bianchi</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si aspettava il ritorno in scena di<strong> Babilonia Teatri</strong> dall'ultimo sconcertante <em>Pornobboy</em>, che con la sua staticità aveva diviso le platee, portando la ricerca del gruppo veronese ad un estremo che sembrava difficile poter superare o sviluppare. Lo stile della compagnia si è, infatti, andato definendo sempre più verso l'uso predominante di una parola urlata e monocorde per testi mixati in un <em>blob </em>apocalittico di fatti di cronaca, desideri, istinti assemblati in liste brutalmente elencate da performer sempre più spinti verso l'immobilità totale. Babilonia Teatri arriva a Santarcangelo 40 l'anno in cui il festival si volge allo spettatore – chiamandolo in gioco e provocandolo – e apre il proprio lavoro al pubblico, appunto. La poetica caustica del gruppo si concretizza in azione, sfruttando il web Enrico e Valeria lanciano un bando su YouTube: cercano dieci performer che lavorino insieme a loro intorno al tema della morte. Un centinaio i video di risposta inviati alla compagnia, solo dieci quelli selezionati. Dieci persone con una loro visione della vita e della morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>This Is the End My Only Friend the End</em> è il risultato dell'incontro di Babilonia Teatri con dieci individui: Chiara, Fabio, Anna, Maria Teresa, Adriano, Eleonora, Anna, Lucia, Alessio, Giuseppe. Lo spazio è ampio, rispetto i piccoli palcoscenici ai quali siamo abituati, le Corderie offrono cemento bianco, mura e colonne sulle quali sudare. La morte è uno stato di purificazione ed esaurimento, sfinimento e sfogo. Tutti in scena, uguali e diversi agiscono all'unisono e in faccia al pubblico, urlano in faccia quale sarebbe la morte perfetta. Alcuni dei testi sono nati proprio negli ultimi giorni di prove, si ripetono come un circuito rotto, fino a crescere ed esaurirsi in un climax di ululati, grida e pianto. Alla fine tutti si muore, come animali. La morte di cui parla Babilonia Teatri, la morte che tutti temiamo, quella di cui si sente tanto parlare negli ultimi mesi, è la morte lenta, quella che ti consuma su un letto d'ospedale. L'unica soluzione è comprarsi un boia, qualcuno che prema il grilletto a ritmo dei The Doors.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In<em> This Is the End My Only Friend the End</em> non c'è nulla che non conoscessimo già della compagnia veneta, ma al contempo non sono i Babilonia Teatri. L'apertura del gruppo verso l'esterno, ha fatto sì che la loro poetica diventasse una necessità comune. Quelli in scena non sembrano semplici performer che “recitano come i Babilonia Teatri” ma piuttosto dieci compagni di viaggio con lo stesso bisogno di urlare contro il mondo.</span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Visto a Santarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna</em></p>
<p style="text-align: right;">Camilla Toso</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Zapping teatrale</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania Taddeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Un flusso di coscienza collettivo irriverente e ironico. L’ultima provocazione di Babilonia Teatri mette in scena una riflessione sulla contemporaneità senza moralismi.
Recensione a Pornobboy - Babilonia Teatri


Tra sperimentazione, performance e impegno sociale, i Babilonia Teatri emergono ancora come una delle più interessanti e audaci rivelazioni della scena italiana. L’ultima provocazione della giovane compagnia veronese, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_6498" class="wp-caption alignleft" style="width: 147px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/pornobboy-le.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6498  " title="Babilonia Teatri" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/pornobboy-le-150x150.jpg" alt="" width="137" height="137" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Marco Caselli Nirmal</p></div>
<p>Un flusso di coscienza collettivo irriverente e ironico. L’ultima provocazione di Babilonia Teatri mette in scena una riflessione sulla contemporaneità senza moralismi.<span id="more-6490"></span></p>
<p>Recensione a <em>Pornobboy</em> - <strong>Babilonia Teatri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6500" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/m-1130.jpg"><img class="size-medium wp-image-6500" title="pornobboy" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/m-1130-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Adriano Boscato</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra sperimentazione, performance e impegno sociale, i <strong>Babilonia Teatri</strong> emergono ancora come una delle più interessanti e audaci rivelazioni della scena italiana. L’ultima provocazione della giovane compagnia veronese, <em>Pornobboy</em>, è un'opera travolgente e intensa nella sua essenzialità, un abilissimo lavoro di costruzione linguistica e di decostruzione scenica. Lo spettacolo deriva, infatti, da due studi preliminari; tolti i water, tolte le stampanti, tolti i palloncini, resta l’ossatura, una cascata di parole. Scritto da <strong>Enrico Castellani</strong> e <strong>Valeria Raimondi</strong>, <em>Pornobboy</em> è uno zapping isterico e convulso, un condensato del bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti quotidianamente. È dedicato alla carta stampata, segno ridondante attraverso i manifesti sullo sfondo, alla politica, alla religione, al gossip, ai media.</p>
<p style="text-align: justify;">Al centro della scena, sguardo fisso nel vuoto, i tre protagonisti, non personaggi, ma anch’essi solo mezzi di espressione; la loro fissità, l’immobilismo che li caratterizza, rispecchia perfettamente lo stato ipnotico in cui cade il pubblico. In contrasto con questa paralisi scenica, l’irruenza della parola.</p>
<p style="text-align: justify;">A metà del duro e sarcastico monologo a tre, viene voglia di alzarsi e gridare storditi dal suono monotono delle voci cantilenanti, ma la cosa più fastidiosa è che man mano che procedono ti accorgi che è proprio così, quello che dicono è davvero il mondo in cui viviamo: l’ossessione per i dettagli raccapriccianti invece di un rispettoso silenzio, la ricerca forsennata dell’ultima foto scandalo invece della dovuta discrezione, chi sciorina la propria vita privata e chi specula su quella degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">I Babilonia Teatri si confermano eccellenti interpreti della realtà e intelligenti sperimentatori e con <em>Pornobboy</em> disegnano con tratti freddi e lucidi le ossessioni, le contraddizioni e le follie del nostro tempo, permettendo al pubblico di scontrarsi con questa realtà e di riflettere un po' anche su se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Aurora, Marghera</em></p>
<p style="text-align: right;">Stefania Taddeo</p>
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		<title>Verba manent</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2010/verba-manent/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovani a Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Teatro Universitario Giovanni Poli di Venezia registra il tutto esaurito per Babilonia Teatri, che riportano nella città lagunare il loro successo made in italy per la rassegna "Declinazioni di Drammaturgia" organizzata dalla Fondazione di Venezia.
Recensione a Made in Italy - Babilonia Teatri

Sineddoche di tutta Italia, il natio Nord Est viene usato da Babilonia Teatri come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-6318" title="Made in Italy" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/babilonia_madeinitaly-199x300.jpg" alt="" width="119" height="180" />Il Teatro Universitario Giovanni Poli di Venezia registra il tutto esaurito per <strong>Babilonia Teatri</strong>, che riportano nella città lagunare il loro successo <em>m</em><em>ade in italy</em> per la rassegna "Declinazioni di Drammaturgia" organizzata dalla Fondazione di Venezia.<span id="more-6316"></span></p>
<p>Recensione a <em>Made in Italy</em> - <strong>Babilonia Teatri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6318" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-6318" title="Made in Italy" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2010/02/babilonia_madeinitaly-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">foto di Marco Caselli Nirmal</p></div>
<p style="text-align: justify;">Sineddoche di tutta <span style="color: #ff0000;"></span>Italia, il natio Nord Est viene usato da <strong>Babilonia Teatri</strong> <span style="color: #000000;">come luogo privilegiato di raccolta d'espressioni vernacolari e pregiudizi - ormai divenuti intercalari  - per costruire una panoramica che riflette l'intero stivale.  L'ipocrisia</span> ed i luoghi comuni captati nella loro città, Verona, divengono punto di partenza per una tragicommedia punk tutta <em>m</em><em>ade in italy</em> - che è valsa alla compagnia il Premio Scenario 2007.</p>
<p style="text-align: justify;">Frasi razziste, bestemmie, modi di dire, testi di canzonette ed espressioni giuridiche si aggrovigliano come i neon della scena svelando, illuminandosi a intermittenza, significati altri e spiazzanti accostamenti. Attraverso una non-recitazione urlata e ritmata, <strong>Valeria Raimondi</strong> ed <strong>Enrico Castellani </strong>vomitano un testo che, procedendo per collegamenti stupidamente  e genialmente<span style="color: #000000;"> logici</span>, restituisce una fotografia del nostro Paese nauseante. Un'Italia fatta di tifo calcistico sfegatato, strisciante xenofobia mascherata da "sacrosanta difesa dell'identità nazionale" e funerali in diretta televisiva nella disperata ricerca di un eroe e di un'<em>audience <span style="color: #ff0000;"></span></em>di cui andare orgogliosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Le scene</span> </span>si susseguono con lo stesso criterio apparentemente illogico della struttura drammaturgica, <span style="color: #000000;">alternate</span> a momenti in cui i due bravissimi attori si abbandonano a manifestazioni di incontrollabile energia, ballando con incredibile autoironia canzonette (come <em>Acida</em> dei Prozac+, un vero cult demenziale da "pogo" di un'intera generazione).<span style="color: #ff0000;"> </span> Una sorta di <em>Blob</em> teatrale non volto alla costruzione di un racconto, ma di <span style="color: #000000;">un</span> senso. Un <em>Blob</em>, però, non fatto di immagini, ma soprattutto di parole.<br />
Anche la vittoria degli azzurri ai mondiali <span style="color: #000000;">di calcio</span> e il funerale di Pavarotti vengono ricordati in scena solo attraverso la registrazione audio della diretta: immagini presenti in qualche antro della nostra mente, ormai assuefatta dalla quotidiana overdose<span style="color: #000000;"> a</span> potenziare la memoria visiva. Ma chi ricorda le parole che sono state dette in quelle occasioni?<br />
Nell'<span style="color: #ff0000;"> </span>"era della riproducibilità tecnica"<span style="color: #ff0000;"> </span>, l'antico motto "verba volant" non è più così effettivo: con un'operazione  di elevazione al quadrato, Babilonia Teatri conclude lo spettacolo con la voce degli attori stessi registrata e prestata a un coretto kitsch di nani e biancanevi da giardino, simbolo per eccellenza del benpensante qualunquista. Ciononostante nessuno sembra dare più peso alle parole: riascoltarle senza avere nulla da guardare – i due attori restano pressoché immobili, in <em>tableau vivant</em><span style="color: #ff0000;"> </span>, durante la riproduzione audio – restituisce alle parole la loro capacità di significare, smascherando il populismo, la finta enfasi e la vacuità della comunicazione televisiva imperante.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello dei Babilonia è un teatro innovativo, irriverente, tagliente, grottesco, divertente e di parola: se, negli anni, quest'ultima espressione è divenuta sinonimo di "tradizionale", in contrapposizione al teatro "di ricerca" che ha sviluppato maggiormente l'aspetto immaginifico e visuale della scena, alla giovane compagnia si deve riconoscere anche il merito di aver contribuito a sgretolare, con irruente semplicità, questa sterile categorizzazione.<br />
La parola non è mai invecchiata: è il modo di portarla in scena che può soffrire di accademismi ormai superati nella sensibilità comune. Babilonia Teatri ha inventato un modo tutto suo di farlo, in un'Italia in cui la televisione è al potere la loro operazione è quanto mai necessaria e profondamente intelligente, perché non si chiude in una nicchia di filosofici concettualismi e alte espressioni, ma sfrutta proprio il linguaggio televisivo per porgere agli spettatori uno specchio limpido nel quale riflettersi, riconoscersi e scoprire cosa si è diventati.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Universitario Giovanni Poli, Venezia</em></p>
<p style="text-align: right;">Silvia Gatto</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Videointervista a Valeria Raimondi &#8211; Babilonia Teatri</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 16:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Babilonia Teatri è stata fondata da Valeria Raimondi e Enrico Castellani. Da un progetto del 2005 sulla guerra in Iraq intitolato Cabaret Babilonia è nato il nome della compagnia: Babilonia Teatri. Il primo spettacolo, Panopticon Frankenstein, è il risultato del lavoro svolto all’interno del carcere di Montorio.

Babilonia Teatri è stata fondata da Valeria Raimondi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/video/2009/videointervista-a-valeria-raimondi-babilonia-teatri/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Babilonia Teatri è stata fondata da Valeria Raimondi e Enrico Castellani. Da un progetto del 2005 sulla guerra in Iraq intitolato <em>Cabaret Babilonia</em> è nato il nome della compagnia: Babilonia Teatri. Il primo spettacolo, <em>Panopticon Frankenstein</em>, è il risultato del lavoro svolto all’interno del carcere di Montorio.</p>
<p><span id="more-2539"></span></p>
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/video/2009/videointervista-a-valeria-raimondi-babilonia-teatri/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">Babilonia Teatri è stata fondata da Valeria Raimondi e Enrico Castellani. Da un progetto del 2005 sulla guerra in Iraq intitolato <em>Cabaret Babilonia</em> è nato il nome della compagnia: Babilonia Teatri. Il primo spettacolo, <em>Panopticon Frankenstein</em>, è il risultato del lavoro svolto all’interno del carcere di Montorio. Lo spettacolo nel 2006 è finalista della prima edizione del Premio Scenario Infanzia e nel 2007 è vincitore di Piattaforma Veneto di Operaestate Festival Veneto. Sempre nel 2007 la compagnia debutta con <em>Underwork-</em>s<em>pettacolo precario per tre attori tre vasche da bagno tre galline </em>e vince l’undicesima edizione del Premio Scenario con <em>Made in italy</em>, che nel 2008 è stato in nomination ai Premi Ubu come miglior novità italiana/ricerca drammaturgica. Nel 2009 debuttano due nuovi spettacoli <em>Pornobboy</em> e <em>Pop star</em>.<br />
Per un teatro pop. Per un teatro rock. Per un teatro punk.<br />
<a href="http://www.babiloniateatri.it/" target="_blank">www.babiloniateatri.it</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(dal catalogo del Festival Teatri delle Mura)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Solitudini estreme</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 12:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Furlan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione a Pop Star - di Babilonia Teatri

La prima regionale di Pop Star, nuovo spettacolo della compagnia Babilonia teatri, strappa ripetuti ed entusiasti applausi alla quasi totalità del pubblico del Bastione Alicorno, dove si è svolta la performance. In scena solo tre bare rigorosamente sigillate. Sulle note di Sei Ottavi (Rino Gaetano), Simone Brussa, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione a <em>Pop Star</em> - di <strong>Babilonia Teatri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2602" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2602 " title="Pop Star " src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-1-199x300.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Andrea Cravotta</p></div>
<p style="text-align: justify;">La prima regionale di <em>Pop Star</em>, nuovo spettacolo della compagnia <strong>Babilonia teatri</strong>, strappa ripetuti ed entusiasti applausi alla quasi totalità del pubblico del Bastione Alicorno, dove si è svolta la performance. In scena solo tre bare rigorosamente sigillate. Sulle note di <span style="color: #000000;"><em>Sei Ottavi</em></span> (Rino Gaetano), <strong>Simone Brussa</strong>, che agli occhi degli spettatori appare alla consolle come tecnico audio, avvitatore alla mano, scoperchia le bare scoprendo tre corpi. I colori sgargianti degli eccentrici costumi ideati da <strong>Franca Piccoli</strong>, fanno da contraltare al minimalismo dell'impianto scenografico, precorrendo visivamente il clima di vorticosa follia che si imporrà da subito come tratto dominante e matrice comune dei tre personaggi.<br />
<strong>Enrico Castellani</strong>, <strong>Valeria Raimondi</strong> e <strong>Ilaria Dalle Donne</strong>, imprigionati in una fissità che appartiene solo al rigore mortuale, snocciolano parole atone, metà in italiano e metà in dialetto veneto, tramite le quali il pubblico ricostruisce le deliranti vicende di una madre che seduce il fidanzato della figlia per impedire che lei se ne vada con lui, di una ragazza che trova nell'alcool e nella compagnia di false amicizie l'unico mezzo per fuggire alla monotonia della vita e di un giovane "sfigato" che per sentirsi qualcuno, infrantosi il sogno di diventare famoso, preda della psicosi, inizia ad uccidere.<br />
Poi, accompagnata dalle parole di Pippo Baudo che annuncia Laura Pausini come la vincitrice del seguitissimo Festival di San Remo, una montagna di scintillanti fiori finti piove sull'essenziale scenografia di <strong>Gianni Volpe</strong>, creando un variopinto tappeto nel quale si rotoleranno euforici gli attori a fine spettacolo, in un'atmosfera da delirio collettivo.<br />
A differenza dei precedenti spettacoli di Babilonia Teatri, costruiti sulla martellante ripetizione di parole ordinate per associazione di idee, qui ogni personaggio presenta un ritmo proprio. Si passa così dall' incisiva e tagliente velocità di Valeria, alla tragica rassegnata lentezza di Ilaria, alle urlate peripezie di Enrico, gridate fino a rimanere quasi senza fiato. La cantilena è una forma necessaria, l'unica possibile ai protagonisti per convincersi e convincere, agli attori per richiamare una realtà drammatica e smarrita senza scadere nel patetismo o nella banalità.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2603" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-6.jpg"><img class="size-medium wp-image-2603 " title="Pop Star " src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-6-300x199.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="300" height="199" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Andrea Cravotta</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Le costanti litanie del trio sono spezzate solo da alcuni stacchetti musicali che vedono gli attori improvvisarsi in comici balletti sexy e dissacranti. Gli inserti sonori curati da <strong>Luca Scotton</strong>, uniscono e separano, riuscendo abilmente a non far mai calare la tensione. Valeria Raimondi e Enrico Castellani firmano una regia al vetriolo, che con acume e sarcasmo porta sul palcoscenico paure e speranze di individui vittime dei propri sogni (siano essi il principe azzurro o il raggiungimento della fama), specchi della società, caratterizzati da una sconcertante incapacità di superare i propri piccoli grandi drammi personali e andare avanti.</p>
<p>Visto al Bastione Alicorno, Padova</p>
<p style="text-align: right;">Sara Furlan</p>
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		<title>Nuovo passo per i Babilonia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 12:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Popstar - Babilonia Teatri

I giovani ed esplosivi Babilonia Teatri abbandonano alcuni elementi caratterizzanti del proprio lavoro per confrontarsi per la prima volta con un testo e una storia. Piuttosto che prendere una tematica, sviscerarla e analizzare in modo irriverente tutto ciò che gira intorno al mondo da loro preso in considerazione - che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recensione di <em>Popstar</em> - Babilonia Teatri</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2588" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2588 " title="Pop Star " src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-2-300x199.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">foto di Andrea Cravotta</p></div>
<p style="text-align: justify;">I giovani ed esplosivi <strong>Babilonia Teatri</strong> abbandonano alcuni elementi caratterizzanti del proprio lavoro per confrontarsi per la prima volta con un testo e una storia. Piuttosto che prendere una tematica, sviscerarla e analizzare in modo irriverente tutto ciò che gira intorno al mondo da loro preso in considerazione - che è per lo più l'universo del Nord Est italiano da cui provengono - <strong>Valeria Raimondi</strong>, <strong>Enrico Castellani</strong> e <strong>Ilaria Dalle Donne</strong> compiono un grande passo, iniziando anche a prendere piccole distanze da uno stile che li ha lanciati. Non sono più in tre a urlare in maniera martellante, all'unisono, rafforzando ciò che viene detto, ma, rappresentando tre diversi personaggi in scena, provano a differenziarli attraverso vari stili del loro parlato. Se Enrico urla sia verbalmente che fisicamente - dato che il suo corpo non riesce a contenere la sua agitazione -, Valeria rigetta tutte le sue parole sul pubblico in modo serratissimo, ma senza gridarlo; l'unica a cambiare quasi totalmente tendenza è Ilaria che, sempre senza alcuna intonazione, sembra recitare una litania: rallenta il ritmo e per questo andrebbe più frequentemente alternata agli interventi degli altri due interpreti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dialetto veneto rimane protagonista del loro parlato, che diventa ancora più ironico e colorito nella sua quotidianità. Assente il linguaggio decostruito e rimontato in maniera divertente e allusiva che era proprio dei lavori precedenti: con <em>Popstar</em> lasciano più spazio alle storie delle tre identità in scena, ciascuna rinchiusa dentro una bara, che raccontano della loro personale realizzazione raggiunta solo nel momento del trapasso. I tre non rappresentano dei personaggi approfonditi: protagonisti del racconto  sono tre lettere, A, B e C, ossia una madre che fa volontariato, una figlia depressa e un serialkiller.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2589" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-7.jpg"><img class="size-medium wp-image-2589 " title="Pop Star " src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/babilonia_popstar-7-300x199.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="300" height="199" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Andrea Cravotta</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Ad unirli un destino grottesco proprio nel momento del passaggio in un aldilà poco consono ai canoni dell'immaginazione classica. Il testo totalmente spersonalizzato acquista un'ennesima potenza reinterpretato dai Babilonia, attraverso l'aiuto drammaturgico anche di <strong>Vincenzo Todeschi</strong>. I giovani veronesi creano un cortocircuito interno: rendono ancora più anonimi i personaggi, non dandogli spessore, intonazione e immobilizzandoli nella loro gestualità. il testo dei tre defunti diventa con il loro stile, ancora più surreale e straniante, raggiungendo il massimo dell'assurdità quando i tre si gettano sopra il letto di fiori finti, in terra, cantando a squarcia gola la canzone di Laura Pausini,<em> L</em><em>a solitudine</em>. Inserendo il testo irlandese di O'Rowe in un contesto italianissimo come quello del festival di San Remo si apre uno spiraglio verso qualcosa di nuovo per il loro percorso; ma che ancora deve essere rodato per non perdere troppo la carica esplosiva che li ha contraddistinti finora, che qui tende un poco a diminuire per lasciare più spazio alla narrazione della storia.</p>
<p align="justify"><em>Visto al Bastione Alicorno, Padova</em></p>
<p align="right">Carlotta Tringali</p>
<p align="left">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Valeria Raimondi -Babilonia Teatri</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Valeria Raimondi di Babilonia Teatri, a cura di Camilla Toso


I vostri lavori iniziano a farsi spazio tra quelle che possiamo definire Nuove Drammaturgie, sono ricchi di materialei proveniente dai media contemporanei, usano un linguaggio diretto e  sintetico. Qual'è il tipo di ricerca che fate quando iniziate a lavorare su un testo, come trovate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Intervista a <strong>Valeria Raimondi</strong> di Babilonia Teatri, a cura di Camilla Toso<strong><br />
</strong></em>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I vostri lavori iniziano a farsi spazio tra quelle che possiamo definire Nuove Drammaturgie, sono ricchi di materialei proveniente dai media contemporanei, usano un linguaggio diretto e  sintetico. Qual'è il tipo di ricerca che fate quando iniziate a lavorare su un testo, come trovate ed assemblate i materiali, come nasce un copione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Noi non arriviamo mai  a provare con un copione scritto, arriviamo con tanto materiale, che può essere una canzone, una pubblicità, un testo da noi scritto, un'immagine, una suggestione, un assemblaggio. A volte fotocopiamo, prendiamo i risultati delle ricerche su google, ad esempio per la parola ITALIA, le sparpagliamo tutto su un tavolo e iniziamo ad assemblarle in una playlist. Una serie di pezzi, accostati con canzoni e telecronache registrate. E' un lavoro di montaggio tutto fatto a tavolino, il che fa pensare al vecchio teatro a quando il regista si sedeva a tavolino con gli attori e discutevano sulle intenzioni; invece il nostro è un lavoro completamente diverso. Non c'è un lavoro di improvvisazione, su palcoscenico ma tutto il <em>pre</em> in cui accumuliamo parole accumuliamo immagini che è fondamentale. Il lavoro di scrittura procede di pari passo con tutto quello che succede nella scena, il tutto però deve essere provato e testato, perché usando la tecnica dell'unisono i testi devono essere detti, e quindi ciò che sulla carta può funzionare molto bene  nel momento in cui la devi dire, nel modo in cui noi diciamo le battute, la devi tagliare o ricontrollare la metrica.<br />
<strong><br />
Come è nato PopStar?</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente era <em>Terminus </em>e ci era stato commissionato da Rodolfo di Gianmarco per la sua rassegna di Teatro anglosassone. Il lavoro è partito con la suggestione di un testo di uno scrittore irlandese che però abbiamo completamente abbandonato, perché era molto lontano dal nostro immaginario. Era ambientato in Irlanda a Dublino: un testo bellissimo ma che non parlava la nostra lingua, ed era troppo letterario. A noi interessava invece parlare di quello che ci preme addosso. Questo spunto iniziale ci ha messo a confronto con una storia. Abbiamo deciso di raccontare una storia, che non ha più nulla a che fare con l'Irlanda, abbiamo abbandonato molti riferimenti iconografici di O'Rowe che non appartengono al nostro mondo, per trasportare la trama nella nostra realtà. Quindi è diventata una storia di osterie venete, in cui raccontiamo tre solitudini tipicamente  nostrane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vostra è una recitazione-non recitazione, che tipo di lavoro fate sull'attore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Noi cerchiamo di non recitare, il tentativo è quello di essere veri, di trovare un modo per cui la gente ti stia ad ascoltare e creda alle cose che tu dici, ben sapendo di trovarsi a teatro. Secondo noi la recitazione tradizionale non riesce più ad arrivare a questo. Così abbiamo trovato questa possibilità del parlare all'unisono ed in un tono neutro. In <em>PopStar</em> questa modalità viene declinata in un modo completamente diverso, perché se negli altri spettacoli c'è questo tentativo di secchezza, in quest'ultimo lavoro, siamo riusciti veramente a creare dei personaggi. Per cui la tecnica attoriale c'è, ed è fatta di rigore e caos, precisione ed esplosione, in ogni nostro lavoro ci sono dei momenti di esplosione che cerchiamo di non codificare. Ad esempio in <em>Made in Italy </em>e <em>Underwork,</em> si lavora su blocchi di lavoro quadrati e precisi, alternati a momenti di pura follia e improvvisazione. C'è tanto allenamento e lavoro di gruppo, che è alla base dello stare in scena.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Termine ultimo: lavoro</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 09:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Underwork – Babilonia Teatri
L'attesa: questo elemento che caratterizza spesso le nostre vite diventa uno dei principali protagonisti in Underwork, spettacolo che i provocatori Babilonia Teatri hanno portato in scena nel paesino lagunare di Chioggia, rendendo il pubblico felice e contento di aver riso delle sue stesse disgrazie.
Tre attori, seduti come se si trovassero in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Recensione di<em> Underwork </em>– Babilonia Teatri</p>
<div id="attachment_510" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/baby52.jpg"><img class="size-medium wp-image-510 " title="baby52" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/baby52-300x203.jpg" alt="Foto di Antonella Tarvascio" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Antonella Tarvascio</p></div>
<p align="justify">L'attesa: questo elemento che caratterizza spesso le nostre vite diventa uno dei principali protagonisti in <em><strong>Underwork</strong></em>, spettacolo che i provocatori <strong>Babilonia Teatri</strong> hanno portato in scena nel paesino lagunare di Chioggia, rendendo il pubblico felice e contento di aver riso delle sue stesse disgrazie.</p>
<p align="justify">Tre attori, seduti come se si trovassero in una sala d'aspetto, rimangono in silenzio mentre in platea si prende posto rumorosamente. Accompagnati da tre galline libere di girare sul palco, indifferenti alle parole pungenti che investono lo spettatore, i tre giovani veronesi danno vita a un vero e proprio <em>show</em> ironico e intelligente, semplice ed efficacissimo.</p>
<p align="justify">È il tema del lavoro a passare sotto la lente di ingrandimento: viene analizzato in ogni suo aspetto, a partire dalla legge Biagi, dai giovani laureati che si ritrovano con un inutile pezzo di carta, dagli anziani che in dialetto veneto rimproverano i propri nipoti di perdere tempo anziché andare a lavorare. Come se fosse facile. Il fiume di parole, con cui la compagnia consegna immagini di una società sospesa tra sfrenato consumismo ludico e difficoltà di trovare un lavoro, si riempie di stereotipi, luoghi comuni, stacchetti musicali di programmi televisivi retrò. La fotografia riprodotta è desolante, ma perfetta a ritrarre un Bel Paese dove i giovani disoccupati non risultano neanche essere tali: infatti cercare un impiego è già un lavoro di per sé.</p>
<p align="justify">I fondatori del gruppo, nonché interpreti e autori, <strong>Enrico Castellani </strong>e <strong>Valeria Raimondi</strong>, sono ormai noti per il loro stile inconfondibile che, insieme alla terza attrice in scena <strong>Ilaria Dalle Donne</strong>, sviscera un linguaggio privo di qualsiasi intonazione, ripetuto in coro in perfetta sincronia, urlato ed esasperato. Non accusano, non giudicano, ma 'sputano' la fredda verità, senza veli e senza inganni, semplicemente dicendo ciò che è e non ciò che appare o che potrebbe essere. Traendo ispirazione dalla cronaca italiana e dalla realtà che li circonda, i <em>Babilonia Teatri</em> riescono a mettere in luce tutte le incongruenze di un paese dove le leggi, che dovrebbero migliorare la vita di un cittadino, non fanno altro che complicarla ancora di più. Di fronte all'esposizione senza pause e senza interruzioni delle caratteristiche che ritraggono un tipico giovane in cerca di lavoro, si ride ma si rimane anche impietriti sulla poltrona: si inizia a riflettere sulla propria condizione, sui paradossi tipici di un'Italia dove purtroppo politica e realtà viaggiano su rette parallele che non si incontrano mai. È incredibile come i testi riescano a dar vita a giochi esasperanti di parole; ad esempio il geniale inserimento di termini uguali in contesti semantici diversi, fino all'esplosione divertente della frase:<strong> </strong>"Un centro di gravità permanente/Un lavoro permanente/una casa permanente/un uomo, una donna, qualcuno permanente/un parrucchiere!". Ma nel momento in cui è il vocabolo 'contratto' a passare sotto i riflettori, questo meccanismo acquista un sapore amaro: si realizza come le varie declinazioni di questa parola non appartengano ad ambiti diversi, perchè il contratto diventa a chiamata, a progetto, occasionale, intermittente, interinale... tutte sfumature che sostituiscono il temuto termine 'precariato'.</p>
<p align="justify">L'alienazione riprodotta dai Babilonia è continua, ma raggiunge l'apice quando sotto le note dell'inno 'menomale che Silvio c'è', il tecnico del gruppo si traveste da Babbo Natale e regala ai tre attori costumi da bagno e maschere: dimostrazione che ai giovani qualcuno pensa; peccato che questo sia un personaggio di illusione, che fornisce, a chi cerca lavoro, strumenti per sopravvivere solamente per poco in un mare in continua mutazione, proprio come il mondo del lavoro.</p>
<p align="justify">Si esce dal teatro con la sensazione di avere assistito a uno spettacolo con dinamiche che ricordano per certi versi quelle teatrali ottocentesche: provocatorie nei confronti di quella classe sociale, la borghesia, che osservava seduta in platea, comunque indifferente, sorda alle critiche.</p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em>Visto all'Auditorium San Nicolò, Chioggia</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Underwork: una Generazione Sotto</title>
		<link>http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/n%c2%b02-underwork-una-generazione-sotto-ok-dani/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 08:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Babilonia Teatri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Underwork - Babilonia Teatri

Diretti, spregiudicati, violenti: li conosciamo ormai, i Babilonia Teatri. Dopo essere stati impegnati in una lunga tournée, si riavvicinano al Veneto, con un argomento scottante: si parla di lavoro, o meglio del lavoro che non c'è. Ancora una volta si dimostrano all'altezza, ancora una volta sanno scegliere il punto dolente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione di <em>Underwork</em> - Babilonia Teatri</p>
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/03/baby4.jpg"></a></p>
<div id="attachment_515" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/baby4.jpg"><img class="size-medium wp-image-515 " title="baby4" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/baby4-300x206.jpg" alt="Foto di Antonella Tarvascio" width="300" height="206" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Antonella Tarvascio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Diretti, spregiudicati, violenti: li conosciamo ormai, i <strong>Babilonia Teatri</strong>. Dopo essere stati impegnati in una lunga <em>tournée</em>, si riavvicinano al Veneto, con un argomento scottante: si parla di lavoro, o meglio del lavoro che non c'è. Ancora una volta si dimostrano all'altezza, ancora una volta sanno scegliere il punto dolente e colpire. Mai quanto oggi la compagnia nata a Verona, nel 'motore imprenditoriale d'Italia', sa sfruttare l'occasione e trasportarci nella cruda realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">È un'operazione semplice, a prima vista: linguaggio scarno, alternarsi di scene mute accompagnate dalla voce di Liza Minelly e lunghe sequenze di parole, frasi, frammenti di verità, urlati tra i denti e sputati per terra.<span id="more-275"></span><br />
Il linguaggio diretto e secco esprime fin troppo chiaramente i disagi di una generazione precaria, una generazione 'in cerca di', una generazione 'sotto'. Lo stile drammaturgico impone un ritmo serrato, un bombardamento di immagini e situazioni, che ricorda vagamente le lunghe sequenze di <em>Milano is burning</em>. Una nuova drammaturgia che ritrae la società, ma non è un acquarello o un bel ritratto ad olio, è piuttosto un graffito, un insieme di schizzi talmente veloci e rapidi da ritrarre solo una piccola parte, un quadro cubista fatto di polaroid che tutt'insieme formano il soggetto fotografato. Non ci si dimentica infatti dei diversi punti di vista dai quali questi tre giovani guardano l'Italia. Metafore e ossimori sono le forme espressive più efficaci: la vasca in cui sguazzi nello champagne è la stessa nella quale ti anneghi; la corona d'alloro per la quale hai tanto faticato, è la stessa che mangi ruminando quando non sai come sfamarti; i <em>cocktail</em> e <em>drink</em> che ti ostini a ingoiare, sono gli stessi che servi  dietro il bancone del bar.</p>
<p style="text-align: justify;">Un'operazione di negazione per affermazione è quanto propongono <strong>Enrico Castellani, Valeria Raimondi </strong>e<strong> Ilaria Dalle Donne</strong>; ed è lo stesso senso espresso nella legge Biagi: "Ce n'è/ lavoro ce n'è/ se esci di casa e cerchi lavoro/lavori. Non più chi cerca-trova/ma chi cerca-ha". Non si parla di disoccupazione, non si parla di non-lavoro, si parla di giovani imprenditori che brindano, si parla di soldi, di cieca determinazione. Si torna spesso su un'affermazione, una definizione: "Bisognerebbe rivedere il termine sul vocabolario: 'Lavoratore' è qualsiasi persona che lavora o che è in cerca di un lavoro". Implicita in quest'affermazione, c'è la negazione totale dell'esistenza di una categoria, o meglio di una generazione al completo. E questa assenza si afferma con la presenza muta sul palco di un attore nei panni di Marco Biagi, allungato in poltrona, per tutta la durata dello spettacolo, immobile ad osservare i frutti del suo lavoro.<br />
Questo non è uno spettacolo di denuncia, non cerca e non propone soluzioni. È uno schiaffo alla realtà. La risposta non è nella formulazione della domanda, ma sta proprio nell'impatto della mano, in quel segno rosso che resta sul volto e non se ne va.
</p>
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<div mce_tmp="1"><i>Visto all'Auditorium San Nicolò, Chioggia</i></div>
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