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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Belarus Free Theatre</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Video-intervista a Belarus Free Theatre</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Belarus Free Theatre]]></category>

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		<description><![CDATA[È nel 2004 che Nikolai Khalezin, autore teatrale, e Natalia Koliada, organizzatrice, dopo un concorso di drammaturgia, decidono che è ora di fare qualcosa in Bielorussia: a loro si unisce il regista Vladimir Scherban, con cui fondano, l’anno successivo, il Teatro Libero.

È nel 2004 che Nikolai Khalezin, autore teatrale, e Natalia Koliada, organizzatrice, dopo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/belarus/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-4454" href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/belarus/attachment/belarus-2/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4454" title="Belarus free theatre" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/belarus-150x150.jpg" alt="Belarus free theatre" width="150" height="150" /></a>È nel 2004 che <strong>Nikolai Khalezin</strong>, autore teatrale, e<strong> Natalia Koliada</strong>, organizzatrice, dopo un concorso di drammaturgia, decidono che è ora di fare qualcosa in Bielorussia: a loro si unisce il regista<strong> Vladimir Scherban</strong>, con cui fondano, l’anno successivo, il Teatro Libero.</p>
<p><span id="more-4440"></span></p>
<p>È nel 2004 che <strong>Nikolai Khalezin</strong>, autore teatrale, e<strong> Natalia Koliada</strong>, organizzatrice, dopo un concorso di drammaturgia, decidono che è ora di fare qualcosa in Bielorussia: a loro si unisce il regista<strong> Vladimir Scherban</strong>, con cui fondano, l’anno successivo, il Teatro Libero. La ricerca drammaturgica che mescola citazioni da testi teatrali e frammenti di vita vissuta – dalle esperienze personali più comuni alle testimonianze di prigionieri politici del loro paese –, l’azione travolgente, la magia scenica realizzata con pochissimi elementi sono i caratteri di questo teatro, segnalato con una menzione speciale nella sezione nella sezione Nuove Realtà dell’ultimo Premio Europa per il Teatro.</p>
<p>Osteggiato in patria (le performance del Teatro Libero avvengono in totale segreto), il lavoro di questo ensemble ha ottenuto enorme riconoscimento all’estero, con il sostegno di artisti come Harold Pinter, Vaclav Havel, Mark Ravenhill.</p>
<p>Dall’ultima dittatura d’Europa, il Teatro Libero arriva per la prima volta in Italia a VIE di Modena, dove è presente con ben quattro spettacoli.</p>
<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/2009/belarus/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Il teatro necessario dei Belarus</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[VIE09]]></category>
		<category><![CDATA[Belarus Free Theatre]]></category>

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		<description><![CDATA[ Un teatro agito, una recitazione che arriva diretta allo stomaco: la compagnia bielorussa Belarus Free Theatre presenta per la prima volta in Italia Being Harold Pinter e Zone of silence, due lavori che hanno già riscosso il successo internazionale.
Recensione  di Being Harold Pinter e Zone of silence – Belarus Free  Theatre
 Una necessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong> </strong><a rel="attachment wp-att-3984" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zoneofsilence/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3984" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/ZoneofSilence-300x200.jpg" alt="Zone of Silence e Being" width="180" height="120" /></a>Un teatro agito, una recitazione che arriva diretta allo stomaco: la compagnia bielorussa <strong>Belarus Free Theatre</strong> presenta per la prima volta in Italia <em>Being Harold Pinte</em><em>r</em> e <em>Zone of silence</em>, due lavori che hanno già riscosso il successo internazionale.<span id="more-4046"></span></p>
<p align="justify">Recensione  di <em>Being Harold Pinter</em> e <em>Zone of silence</em> – <strong>Belarus Free  Theatre</strong></p>
<p align="justify"><strong> </strong><a rel="attachment wp-att-3984" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zoneofsilence/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3984" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/ZoneofSilence-300x200.jpg" alt="Zone of Silence" width="300" height="200" /></a>Una necessità impellente di fare teatro, affrontare i problemi della società  di oggi, esternare e affermare la propria esistenza. Una recitazione  che arriva diretta allo stomaco, una finzione scenica superata che  si fonde con la realtà. Diventa riduttivo parlare dei <strong>Belarus Free  Theatre</strong>, la compagnia bielorussa formatasi a Minsk nel 2005 da<span style="color: #000000;">l</span><span style="color: #000000;">l'incontro tra il </span><span style="color: #000000;">gio</span>rnalista <span style="color: #000000;"><strong>Nikolai  Khalezin</strong></span>, l<span style="color: #000000;">a</span> produttrice teatrale <strong>Natalia</strong><strong> Koliada</strong> e il<span style="color: #ff0000;"> </span>regista <strong>Vladimir Scherban</strong>. Complice <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la dittatura</span> </span>sotto cui vivono, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">che</span></span> li costringe ad andare in scena in clandestinità, il teatro dei  Belarus è agito, sentito: trasuda un'energia impressionante, difficilmente  riscontrabile in altre realtà teatrali. Assistere a <em>Being Harold  Pinter</em> e <em>Zone of silence</em>, presentati per la prima volta in  Italia a VIE- Scena Contemporanea Festival  di Modena, è un'esperienza da vivere sulla propria pelle.</p>
<p align="justify">In entrambe  le pièce bastano pochi mezzi per creare spettacoli di forte impatto  emotivo: un piccolo quadrato disegnato in terra per delimitare lo spazio,  attori preparatissimi che tramite il corpo, lo sguardo e le parole taglienti  – pronunciate in russo e bielorusso sovratitolato in italiano –  tolgono il fiato.</p>
<p align="justify">“Non vi  è una rigida distinzione tra ciò  che è reale e ciò che è irreale. Non  è necessario che una cosa sia vera o falsa, può  essere entrambi”. Con queste parole, sospese tra la vita e l'arte,  si apre <em>Being Harold Pinter</em>: un concitato susseguirsi di frammenti tratti da alcune drammaturgie  dell'autore inglese, che si alternano al suo discorso di accettazione  del Premio Nobel per la letteratura nel 2005 e a lettere di prigionieri  politici bielorussi.</p>
<p align="justify">La violenza  – in tutte le sue sfaccettature, dalla famigliare a quella politica  e sociale – fa da collante alle situazioni rappresentate, ma non è  ostentata realisticamente, viene suggerita. Le immagini riprodotte in  scena hanno una potenza evocativa, come la sensazione di claustrofobia  data dal telo di plastica agitato sopra i corpi degli attori, mentre  un crescendo di canti si trasforma in impercettibili grida. Disturba  il suono stridente prodotto dalle dita che strisciano sull'orlo di bicchieri,  mentre il linguaggio diventa sempre più crudo.</p>
<p align="justify">“La ricerca  della verità non può essere rimandata, ma cercata subito. La reale  verità delle nostre vite e delle nostre società  è un compito decisivo che incombe su noi tutti. Se una tale determinazione  non si incarna nella nostra visione politica, non avremo nessuna speranza  di ripristinare ciò che per noi è  così prossimo ad essere perduto: la dignità  dell’uomo”. Una verità che i Belarus fanno sfociare nel volo  di un aeroplanino fatto di carta e che alle sopracitate parole di Pinter  viene dato alle fiamme: libertà di volo negata che diventa un'esplicita  provocazione riguardante la situazione politica bielorussa, ma che abbraccia  una realtà più ampia e che interessa il mondo intero.</p>
<p align="justify"><a rel="attachment wp-att-3983" href="http://www.iltamburodikattrin.com/recensioni/2009/il-teatro-necessario-dei-belarus/attachment/zone-of-silence/"><img class="alignleft size-full wp-image-3983" title="Zone of Silence" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/10/zone-of-silence.jpg" alt="Zone of Silence" width="333" height="500" /></a>L'atmosfera  diventa colloquiale in<em> Zone of silence</em> - moderna epopea bielorussa  in tre capitoli, dove differenti personaggi raccontano uno spezzato  significativo della propria vita. Anche qui è labile il confine tra  ciò che è reale o fittizio: l'infanzia difficile e la diversità diventano  oggetto di analisi ma anche un modo per affrontare ed espiare, tramite  l'atto scenico, delle verità che pesano come macigni. Si incontrano  storie di bambini umiliati e mortificati, come quella di Vika Moroz,  strappata a chi considerava essere i suoi genitori, nonostante fossero  italiani: la ragazzina di dieci anni, diventata un caso per la stampa  internazionale, prende vita con i Belarus attraverso un corpo fatto  di giornali, tanti pezzi di carta costretti ad accartocciarsi di fronte  a un amore negato. Se nel secondo capitolo si alternano personaggi ai  margini della società, i cosiddetti 'diversi', e si passa dal nero  omosessuale alla signora solitaria innamorata di Lenin, nella terza  parte dello spettacolo vengono denunciate, attraverso semplici gesti  e dati statistici, le condizioni esasperanti e preoccupanti di un paese  che nega l'esistenza di gravi problematiche sociali come l'alto numero  di aborti e di suicidi e le scarse condizioni di salute e di lavoro.</p>
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<p align="justify">In <em>Zone  of silence</em> il linguaggio corporeo è il vero protagonista: il silenzio  verbale,<span style="color: #000000;"> </span><span style="color: #000000;">a loro imposto</span> in Bielorussia, non riesce ad impedire  a questi attori straordinari di trovare attraverso la loro espressività  gestuale un contatto con il pubblico, che diventa così ancora più  potente. <span style="color: #000000;">Il teatro diventa l'unico strumento che dà la possibilità a questo contatto di esistere, lasciando ai Belarus un ultimo spazio per affermare la propria dignità umana. </span></p>
<p><em>Visto a VIE  – Scena Contemporanea Festival, Modena</em></p>
<p align="right">Carlotta Tringali</p>
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