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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Gabriele Lavia</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>&#8220;Molto rumore&#8221; per una protesta!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Toso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lavia]]></category>

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Ad aprire la stagione del Teatro Goldoni di Venezia Molto rumore per nulla, per la regia classica  ma divertente di Gabriele Lavia; un cast giovane per una tragicommedia frizzante e piena di ritmo. Non manca una riflessione iniziale sulla drammatica situazione dei lavoratori dello spettacolo in Italia.





Recensione a Molto rumore per nulla regia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/rumore450.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4737" title="Molto rumore per nulla" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/rumore450-150x150.jpg" alt="Foto di T. Le Pera" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ad aprire la stagione del <strong>Teatro Goldoni</strong> di Venezia <em>Molto rumore per nulla</em>, per la regia classica  ma divertente di <strong>Gabriele Lavia; </strong><span style="font-weight: normal;">un cast giovane per una tragicommedia frizzante e piena di ritmo. Non manca una riflessione iniziale sulla drammatica situazione dei lavoratori dello spettacolo in Italia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span id="more-4726"></span><span style="color: #000000;">Recensione a <em>Molto rumore per nulla</em> regia di <strong>Gabriele Lavia</strong></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<div id="attachment_4737" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/rumore450.jpg"><img class="size-medium wp-image-4737" title="Molto rumore per nulla" src="http://www.iltamburodikattrin.com/files/iltamburodikattrin.com/2009/11/rumore450-300x199.jpg" alt="Foto di T. Le Pera" width="300" height="199" /></a></span><p class="wp-caption-text">Foto di T. Le Pera</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una compagnia giovane, guidata da un grande attore, <strong>Gabriele Lavia</strong>, ora regista; un palco, quello del <strong>Teatro Goldoni </strong>di Venezia, e un comunicato per i diritti dei lavoratori dello spettacolo. È così che si apre la nuova stagione del Teatro Stabile del Veneto. «Viene letto da dicembre 2008, in tutti luoghi di spettacolo d'Italia». Un comunicato per i diritti dei lavoratori dello spettacolo dove si chiedono garanzie sociali, ripristino delle risorse destinate allo spettacolo, una regolamentazione trasparente ed un'equa distribuzione dei fondi. Questa protesta è nata proprio un anno fa durante le prove di <em>Molto rumore per nulla</em>, è stata ed è tutt'ora inoltrata da <strong>Zeropuntotre</strong>, un gruppo di operatori teatrali che insieme ai colleghi della compagnia ha deciso di portare questo comunicato in ogni teatro che li avrebbe ospitati. Giunta a Venezia, a quasi un anno di distanza, questa voce non ha ancora trovato ascolto; applausi, casomai da parte del pubblico. Gli stessi applausi che aprono la scena e che danno  il via allo spettacolo.<br />
Il governatore di Messina, Leonato, ospita il principe Don Pedro tornato dalla guerra e il suo rivale Don Juan. Li accompagnano Claudio, fedele amico, e Benedetto. Ero, figlia di Leonato, si innamora ricambiata da Claudio. Beatrice, ironica e focosa cugina, s'innamora di Benedetto, in un costante gioco di derisione e desiderio. Claudio e Ero stanno per sposarsi quando Don Juan calunnia la futura sposa accusandola di tradimento; Claudio, di conseguenza, la rifiuta. L'inganno sarà smascherato, e tutto finirà bene.<br />
Un musical, un'operetta, una tragicommedia. Musiche incalzanti e danze di gruppo, intrecci amorosi e sotterfugi, false morti e duelli per un perfetto condensato dei temi chiave della commedia shakespeariana. Attori tutti in scena, da subito: l'atmosfera è quella di una sala prove, tuta nera e scarpe sportive sotto, abito di broccato e velluto sopra. Sembrano grandi vestaglie i costumi di <strong>Andrea Viotti</strong>, ma arricchiscono la scena pur lasciando spazio all'azione e alla danza. Cinque atti di puro ritmo, accompagnati dalle canzoni e dalle musiche originali di <strong>Andrea Nicolini</strong>, sonorità che restano in testa per tutta la serata fino al mattino seguente.<br />
La regia di Lavia penetra a fondo nel testo di Shakespeare, lo analizza e lo svolge per renderlo chiaro in tutti i suoi snodi. A scandire il tempo del testo l'esatta divisione in scene e l'alternarsi delle storie tra personaggi principali e ruoli minori. Spicca <strong>Lorenzo Lavia</strong>, nella calzante parte di Benedetto, restituito in una fresca ed intensa interpretazione; bravi tutti gli attori sia nelle singole parti che nel lavoro di gruppo, cori e danze forse un po' troppo enfatizzati ma certamente coinvolgenti. Una nota di merito va alle interpretazioni dei ruoli minori, le sciagurate e divertentissime guardie della ronda, i musici e tutta la corte. Uno spettacolo fresco e movimentato, di stampo classico ma ben calibrato. Applausi e saluti finali durante i quali non si può non pensare  alla riflessione iniziale: «forse l’arte non è la cosa più importante al mondo ma provate a immaginare un mondo senza arte». (<em>dal testo del comunicato</em>) </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Visto al Teatro Goldoni, Venezia</em></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;">Camilla Toso</span></p>
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		<title>Un Macbeth amletico</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 05:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Gatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Lavia]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione di Macbeth - regia di Gabriele Lavia

William Shakespeare, nell'Amleto, chiede agli attori di dire la battuta "danzata sulla lingua", rapida, fluente, sposando "l'azione alla parola, la parola all'azione". Nel Macbeth di e con Gabriele Lavia questa lezione viene presa alla lettera: il testo scorre rapido, le parole nascono l'una dall'altra in un fiume di emozioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recensione di <em>Macbeth</em> - regia di Gabriele Lavia</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_297" class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><img class="size-full wp-image-297" title="lavia" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/03/lavia.jpg" alt="www.blumedia.info" width="245" height="369" /><p class="wp-caption-text">www.blumedia.info</p></div>
<p style="text-align: justify;">William Shakespeare, nell'<em>Amleto</em>, chiede agli attori di dire la battuta "danzata sulla lingua", rapida, fluente, sposando "l'azione alla parola, la parola all'azione". Nel <em>Macbeth </em>di e con Gabriele Lavia questa lezione viene presa alla lettera: il testo scorre rapido, le parole nascono l'una dall'altra in un fiume di emozioni che, in poco più di due ore - il tempo di una candela di consumarsi -, tessono la trama del capolavoro drammaturgico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è soprattutto un'altra affermazione del Principe di Danimarca a fare da filo conduttore a tutto lo spettacolo: nelle sue indicazioni, che potremmo definire quasi registiche, afferma che il compito del teatro è "porgere, per così dire, uno specchio alla natura". In un palcoscenico ricoperto di torba, la scena è divisa da un <em>tulle</em> nero: davanti, sui lati, sono disposti un camerino scalcinato e altri oggetti polverosi di attrezzeria, sul fondo vengono invece allestiti diversi spazi che, in un gioco di cambi rapidissimi, vanno a costruire una scenografia - ideata da Alessandro Camera - di una bellezza tutta teatrale: non superficialmente estetica ma di grande forza e coerenza:<br />
La sanguinosa, turpe, vicenda del re Macbeth e della sua consorte diventa una riflessione sulla falsità e l'ipocrisia del mondo, specie se in gioco c'è il potere, la carriera, la politica. I due sono continuamente costretti ad "andare in scena"; solo nell'angusto spazio del camerino possono dare libero sfogo alle loro paure. E quello dell'eccezionale Gabriele Lavia è un Macbeth che ha "tanta paura", come spesso ripete.<br />
Quando sono 'dall'altra' parte, invece, indossano costumi - di Andrea Viotti - ingombranti al punto di risultare quasi ridicoli, indossano tacchi alti e una corona che sembra diventare sempre più pesante e fastidiosa da portare man mano che prosegue la storia, per tornare a essere, alla fine, di cartone, come all'inizio, quando ancora la carriera di monarca era solo un desiderio.
</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che il regista-attore costruisce è un personaggio fin da subito titubante, spaventato spesso quasi come un bambino; la sua fame di potere non è mai vera audacia, ma sempre folle delirio incalzato da una irresistibile Giovanna di Rauso - Lady Macbeth. Il loro rapporto è morbosamente erotico, in lei sangue, potere e sesso si mescolano creando un personaggio perverso, sensuale e al tempo stesso androgino. L'ambiguità dell'aspetto, resa dal taglio di capelli corti e chiarissimi e dal corpo filiforme, la rende simile per figura e atteggiamenti alle tre streghe.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Macbeth umanissimo quindi, corroso dal senso di colpa e terrorizzato dai dubbi, e una Lady quasi disumana, una creatura notturna e nottambula che sembra aver venduto l'anima agli inferi, tanto da non temere di vedersi riflessa in tutte le sue nefandezze sugli enormi specchi che non di rado compaiono in scena, su cui invece il consorte si riflette con enorme turbamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella seconda parte dello spettacolo, la divisione tra davanti e dietro le quinte si fa meno netta. I due regnanti non riescono più, lentamente, a fingere gioia e rettitudine: i confini di fanno più labili, insicuri. Lady Macbeth si mette a nudo, non solo metaforicamente, nel suo folle sonno, mentre Macbeth è devastato dall'impossibilità di dormire. In questo limbo tra incubo e veglia la loro messa in scena crolla, fino alla sconfitta finale. Malcom (Patrizio Cigliano) rivendica il trono, condannando a morte il traditore Macbeth: ma il potere torna a manifestarsi come qualcosa di profondamente vacuo e finto, fatto di rigidi cerimoniali, ipocrite rappresentanze ed abusi resi in figura da una forte, invincibile corazza che, calata dall'alto nel mezzo del palcoscenico, appare più che altro come una ridicola marionetta. Una corazza che, dopo tutto il sangue versato nel corso del dramma, appare inutile da indossare.</p>
<p style="text-align: justify;">D'altronde: « La vita non è altro che un'ombra in cammino; un povero attore che s'agita e pavoneggia per un'ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato. »</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al Teatro Goldoni, Venezia.</em></p>
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