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	<title>IL TAMBURO DI KATTRIN &#187; Motus</title>
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	<description>Webzine di Critica Teatrale</description>
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		<title>Intervista al gruppo Motus</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 14:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Motus]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Enrico Casagrande e Daniela Nicolò - Motus - a cura di Carlotta Tringali
Come si è sviluppato il percorso/progetto partito da X(ics). Racconti crudeli della giovinezza, arrivato fino a Crac? Rispetto alle tappe precedenti c'è una sostanziale differenza in questo lavoro che risulta molto concettuale, essenziale...
Enrico: Siamo arrivati a Crac dopo aver sviluppato quattro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Intervista a Enrico Casagrande e Daniela Nicolò - Motus - a cura di Carlotta Tringali</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si è sviluppato il percorso/progetto partito da <em>X(ics). Racconti crudeli della giovinezza</em>, arrivato fino a <em>Crac</em>? Rispetto alle tappe precedenti c'è una sostanziale differenza in questo lavoro che risulta molto concettuale, essenziale...</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Enrico:</strong> Siamo arrivati a <em>Crac</em> dopo aver sviluppato quattro 'movimenti' intorno a <em>X</em> (nella periferia romagnola, francese, tedesca e napoletana). C'è una grande aderenza di tutto il progetto <em>X</em> alla città in cui stiamo e ci troviamo. C'è la volontà di vivere la città pienamente: vogliamo stare con la gente, con i ragazzi; vogliamo, in modo documentario, prendere l'umore della città in cui siamo e trasportarlo all'interno del teatro, sul palcoscenico. Ma forse la più grande sfida è poter ripresentare quello che è l'esterno, perché c'è sempre il rischio della finzione. Su questo abbiamo lavorato tanto, per cercare di decodificare questo fuori. Nel processo c'è stata un'inflazione dell'uso dell'immagine. Quello che si vede all'interno degli spettacoli di <em>X</em> è solo una parte delle 50/60 ore di girato fatto ogni volta sulle città, c'è una grande persistenza dell'immagine reale. All'interno di <em>X</em> c'è questa sintesi del girato e <em>Crac</em> deriva da quello, dal lavoro sulle immagine sintetiche. Con <em>Crac</em> ci siamo concentrati sul poter dare lo stesso un'idea di esterno, di città, però con un'immagine non più riconoscibile, non più palazzi o volti, ma semplicemente dei pixel, quello che è la materia base del video.  Per questo abbiamo utilizzato le linee geometriche che si compongono e scompongono, che però sono evocative di un 'mondo' attraverso un'azione, quella di Silvia Calderoni, che non interpreta nulla, ma vive un suo incedere, cadere, nascere, rinascere, crescere... La parte evocativa è qui più espressa rispetto a <em>X</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniela:</strong> Abbiamo fatto un lavoro di sintesi, ma sempre mantenendo un rapporto con il fuori, con il reale. In <em>Crac</em>, in ogni città in cui ci spostiamo arrivano delle registrazioni relative all'ambiente politico-sociale, alle pressioni della città. Rimangono queste testimonianze, questi frammenti che sono anche registrazioni prese da youtube quando non abbiamo la possibilità di fare una residenza nella città e quindi poter registrare direttamente sulle strade. Youtube è un archivio disorganico, libero, pieno di frammenti che parlano di tensioni o di momenti collettivi. Ogni volta Enrico acquisisce dalla città delle voci provenienti da comizi, manifestazioni, soprattutto dei momenti di tensione politica, legati alla città. Qui a Padova c'erano delle registrazioni agghiaccianti di Forza Nuova, a Torino c'era una parte relativa alla Thyssen e al G8 degli studenti, a Bologna una serie di interviste, fatte in via del Pratello, agli studenti in relazione al coprifuoco della città e alla chiusura dei locali notturni. C'è una base sonora che è sempre quella, che è legata al traffico, al rumore della città, ma vogliamo mantenere una finestra aperta sul luogo che ci ospita, accogliendo dialetti, voci di strade con la loro sporcizia, con le parolacce. C'è questo lavorare con l'astrazione, ma non vogliamo fare un lavoro puramente formale. Desideriamo mantenere un discorso e questo è un equilibrio molto difficile da trovare, perché si viene trascinati e affascinati dalla forma, dalle tecnologie, dal compiacimento puramente tecnico rischiando così di perdere il senso del discorso. <em>Crac</em> utilizza questi mezzi formali, ma senza lasciare fuori la parte concettuale del discorso; guarda a quelle che sono le fratture e le tensioni piuttosto che ai momenti di conciliazione: ma vogliamo anche dare un piccolo segno di resistenza con questa piantina che nasce dallo sfacelo. C'è questo desiderio di rinnovamento. Operazione che ha anche senso presentata non autonomamente, ma insieme a <em>X</em>....</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>...penso infatti che la percezione del pubblico sia molto diversa e che cambi a seconda dell'aver visto o meno in precedenza lo spettacolo <em>X (ics). Racconti crudeli della giovinezza.</em> Vedendo solamente <em>Crac</em> - che ha una poeticità anche autonoma - possono arrivare degli input circa i temi affrontati con <em>X</em> ma è più difficile fare un percorso mentale completo; forse solo chi ha visto le tappe precedenti di <em>X</em> riesce a svilupparlo...</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniela:</strong> In genere presentiamo insieme lo spettacolo <em>X</em> e poi <em>Crac</em>. A quel punto si capisce molto meglio il percorso fatto e sviluppato in precedenza. <em>Crac</em> a sé è una performance, non ha una velleità spettacolare, anche per la sua breve durata. Ma in molte situazioni, come qui a Padova, ha anche senso presentato autonomamente, inserendosi in un contesto o in un luogo particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>State sviluppando un nuovo progetto, sull'<em>Antigone</em>. Come mai ritornare a questo mito oggi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Enrico: </strong>Il mito è solo un pretesto di partenza e si può vedere una certa continuità dopo <em>X.</em> Riprendere questo mito è appunto un pretesto per riflettere su suo elemento cardine: sulla ribellione di Antigone, sull'idea di dire no al potere di Creonte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Daniela:</strong> Su questo punto stiamo sviluppando un processo di creazione che è molto diverso rispetto a tutto <em>X</em>. Siamo già partiti con questo progetto l'estate scorsa facendo un evento in Calabria, in un anfiteatro greco. C'è stata poi una residenza in Francia e lì abbiamo fatto un altro evento. Ora stiamo realizzando workshop - ne abbiamo già fatto uno a Torino - con tanti partecipanti, scrittori, musicisti, giovani attori...</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Enrico:</strong> Uno dei punti di ispirazione è la povertà di <em>Antigone</em>, mito che parte dalla sua precedente storia, nel viaggio con Edipo, dal suo mendicare, fino alla rinuncia di far parte della famiglia reale: concetti che parlati con la voce del mito possono sembrare arcaici e ridondanti ma che riportati a un contemporaneo sono delle spinte molto forti per noi, per capire cosa ci interessa in questo momento. E la povertà del teatro, un'umiltà sempre più forte del processo creativo ci interessa molto. A Torino la settima scorsa abbiamo fatto questo studio nel nulla, senza video, senza musica, con due corpi e molto testo, ma lavorato a modo nostro; non quello di Sofocle, ma un testo di riflessione dell'attore stesso su quello che sta facendo, un entrare e uscire dal 'perché'. L'attore stesso, proprio come noi, si domanda il perché fare certe cose sulla scena e perché <em>Antigone</em> oggi.</p>
<p><em></em></p>
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		<title>Adolescenza sintetica</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 12:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta Tringali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Motus]]></category>

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		<description><![CDATA[
Recensione di Crac - Motus
La perfetta geometria di linee e piccoli quadrati proiettati su due superfici speculari, coppia di spazi circoscritti in due cerchi bianchi, si scontra con il movimento volutamente impreciso, insicuro e destabilizzante di Silvia Calderoni, unica interprete di Crac, performance ideata e diretta dai Motus.
Il lavoro processuale sviluppatosi tra le periferie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_2219" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-2219 " title="Crac" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/motus_crac-2-199x300.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">foto di Andrea Cravotta</p></div>
<p style="text-align: justify;">Recensione di <em>Crac</em> - Motus</p>
<p style="text-align: justify;">La perfetta geometria di linee e piccoli quadrati proiettati su due superfici speculari, coppia di spazi circoscritti in due cerchi bianchi, si scontra con il movimento volutamente impreciso, insicuro e destabilizzante di <strong>Silvia Calderoni</strong>, unica interprete di <em>Crac</em>, performance ideata e diretta dai <strong>Motus</strong>.<br />
Il lavoro processuale sviluppatosi tra le periferie di città europee a partire dai primi 'movimenti' di <em>X (ics). Racconti crudeli della giovinezza</em>, ha condotto i due artisti fondatori della compagnia riminese, <strong>Enrico Casagrande</strong> e <strong>Daniela Nicolò</strong>, a sintetizzare al massimo l'esperienza precedente. Con <em>Crac</em> si raggiunge una poesia fatta di immagini virtuali, di piccole linee, di elementi propri dei videogames che si allontanano dalla realtà documentaristica dei <em>Racconti crudeli</em>. Ma il mondo fittizio di pixel cui lo spettatore è posto davanti è imbevuto di quotidianità, restituita tramite un tappeto sonoro che riporta i rumori di una città insonne: urla, risate, sirene, fischi di treni. Il cerchio bianco, su cui vengono proiettate queste figurine geometriche, si frantuma, riproducendo piccole fessure che aprono verso un suono altro, verso voci straniere, musiche appartenenti a culture differenti. Se video e sonorità sintetiche rimandano al mondo esterno, in terra disteso sul palco l'esile corpo di Silvia rappresenta la sfera dell'interiorità, del proprio Io. Vestita di bianco, l'androgina figurina cerca di dormire, nello spazio sempre delimitato in un cerchio, mentre il sound design curato da Enrico Casagrande e <strong>Roberto Pozzi</strong> rimanda incessantemente a manifestazioni politiche, a una violenza verbale agghiacciante e attuale, perfettamente riconoscibile.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_2220" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-2220 " title="Crac" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/06/motus_crac-5-300x199.jpg" alt="foto di Andrea Cravotta" width="300" height="199" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">foto di Andrea Cravotta</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Silvia Calderoni si spoglia dei pattini in linea, presenti nelle diverse tappe di <em>X</em>, per indossare quelli classici, con cui viene eseguito solitamente il pattinaggio artistico. Ma la sua non è una danza, non ha niente di propriamente 'artistico': è un movimento estenuante, fatto di cadute e risalite; è la continua ricerca di una stabilità lontana, specchio di un mondo fratturato. Pixel, registrazioni sonore e corpo umano interagiscono in un vertiginoso crescendo dove il mondo dell'interiorità cerca di allargare la sua dimensione, di conquistare un proprio spazio dietro le sbarre che vengono riprodotte nel cerchio. Ma le linee si fanno serrate, il cerchio è spezzato; tutto sembra crollare, collassare e rompersi: lo stesso telo bianco viene aperto da Silvia, che si infila al suo interno. Ma rimane la speranza di una rinascita, di una possibile nuova congiuntura, tramite una piccola piantina che spunta dalla frattura.</p>
<p style="text-align: justify;">Una performance fatta di emozioni digitali, che veicola la sua poeticità raggiunta con una perfetta interazione tra mondo virtuale e fisicità. Ma che forse riesce a parlare molto di più allo spettatore appassionato che abbia già seguito tappa per tappa il processo di ricerca sulla <em>giovinezza</em>, rispetto a chi vede <em>Crac</em> come una performance a sé stante, che rimane così all'oscuro dei tanti sottili rimandi all'adolescenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Visto al bastione Alicorno, Padova</em></p>
<p style="text-align: right;">Carlotta Tringali</p>
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		<title>Videointervista al gruppo Motus</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 16:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatri delle Mura 09]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Motus]]></category>

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		<description><![CDATA[MOTUS, fondato nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, si struttura sin dalle origini come nucleo di lavoro aperto alle ibridazioni fra arti e linguaggi. La follia d’amore, i meccanismi artificiosi della seduzione, i limiti del corpo e la sua indagine hanno da sempre invaso le scene del gruppo: O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.iltamburodikattrin.com/interviste/video/2009/videointervista-al-gruppo-motus/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">MOTUS, fondato nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, si struttura sin dalle origini come nucleo di lavoro aperto alle ibridazioni fra arti e linguaggi. La follia d’amore, i meccanismi artificiosi della seduzione, i limiti del corpo e la sua indagine hanno da sempre invaso le scene del gruppo: <em>O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus</em> (‘98), <em>Orpheus Glance</em> e <em>Visio</em><em> gloriosa</em> (2000), il progetto <em>Rooms</em> (‘02). Una lunga residenza in Francia ha condotto alle liriche d’amore di Pier Paolo Pasolini, alla sua irrinunciabile attrazione «per i corpi senz’anima» che popolano le notti delle periferie romane in <em>Come un cane senza padrone </em>(‘03) e <em>L’Ospite</em> (‘04). È stato poi con <em>Rumore rosa</em> (‘06) che il tema dell’amore e dell’abbandono è stato ancor più sviscerato. Il 2006 ha visto anche un ritorno a Samuel Beckett, con la video-performance <em>A place. That again</em>, ispirata a <em>All strange away</em>, l’unico testo ‘pornografico’ dello straordinario autore irlandese. Per la Biennale Danza 2007, Motus ha dato avvio a <em>X(ics) Racconti crudeli della giovinezza</em>, progetto che ruota attorno ai temi della giovinezza e delle periferie urbane. La stessa ricerca sul rapporto fra generazioni ha condotto al nuovo progetto ispirato alla figura di <em>Antigone</em>, che si svilupperà tra il 2009 e 2010.<br />
<a href="http://www.motusonline.com/" target="_blank">www.motusonline.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(dal Catalogo del Festival Teatri delle Mura)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ti cerco in ogni (non) luogo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Serlenga</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Motus]]></category>

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		<description><![CDATA[
Festival Danae. XI edizione
Recensione di Ics.racconti crudeli della giovinezza - Motus
"Mi sto cercando. E tu?" Questo il testo del volantino che il gruppo riminense Motus ha distribuito nelle piazze, nei centri commerciali, nelle strade delle periferie dov'è nato e cresciuto Ics. racconti crudeli della giovinezza. Un lavoro complesso e articolato, che è iniziato sulla costa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-761" title="l_2db813af9a73d0dde251d53cb12796351" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/l_2db813af9a73d0dde251d53cb12796351.jpg" alt="http://www.myspace.com/motus_x" width="480" height="360" /></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Festival Danae. XI edizione</strong></p>
<p style="text-align: left;">Recensione di <em>Ics.racconti crudeli della giovinezza -</em> Motus</p>
<p style="text-align: justify;">"Mi sto cercando. E tu?" Questo il testo del volantino che il gruppo riminense <strong>Motus</strong> ha distribuito nelle piazze, nei centri commerciali, nelle strade delle periferie dov'è nato e cresciuto <em>Ics. racconti crudeli della giovinezza.<strong> </strong><span style="font-style: normal;">Un lavoro complesso e articolato, che è iniziato sulla costa romagnola (primo movimento), per poi approdare a Valence, nelle banlieu francesi (secondo movimento) ed infine nell'ultima città della ex - DDR: Halle Neustadt, Germania (terzo movimento). <span id="more-745"></span>Il lavoro cerca l'anima di una giovinezza che non trova se stessa così come<span style="color: #ff00ff;"> </span>il senso dello stare nel mondo che gli è stato tramandato: un mondo vuoto, piatto come la piazza di fronte al centro commerciale; monotono come i grattacieli che segnano il profilo delle periferie europee; desolante, come la solitudine delle panchine piantate sul cemento.</span></em></p>
<p align="justify">È dall'inchiesta sui territori, dagli incontri con una giovinezza bella e creativa, diversa dall'immaginario mediatico che la dipinge disinteressata e abulica, che nasce <em>Ics</em>: un interessante esperimento di lavoro territoriale e poetico, ma anche di interazione dei linguaggi. In scena, <strong>Silvia Calderoni</strong>, storica attrice dei Motus, è accompagnata da una formazione giovanissima, creata a partire dai casuali incontri di strada. Sergio, giovane argentino da poco residente in Italia, incontrato a Rimini con il suo basso; Mario, breaker e musicista, filippino, ha vissuto a Parigi ed ora è cittadino italiano: a loro si unisce in ogni movimento una persona diversa. Il terzo movimento vede in scena <strong>Ines Quosdorf</strong>, giovane musicista tedesca che, insieme ai due compagni, compone la splendida base musicale del lavoro. Lo spettacolo parla attraverso i loro corpi in scena, attraverso la musica ed infine attraverso il video: ripres<span style="color: #000000;">e in </span>bianco e nero delle architetture, tanto desolate quanto potenti colossi della post modernità, e degli incontri con gruppi musicali, spazi prove nascosti in immensi palazzi vuoti; supermercati e scale mobili.</p>
<div id="attachment_769" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><img class="size-large wp-image-769" title="x03-pierre-borasci-8" src="http://www.iltamburodikattrin.com/wp-content/uploads/2009/04/x03-pierre-borasci-8-1024x681.jpg" alt="Silvia Calderoni: foto di Pierre Borasci" width="491" height="327" /><p class="wp-caption-text">Silvia Calderoni, foto di Pierre Borasci</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un testo in voice off corona il lavoro, poetico e asciutto insieme, a raccontare la strada, la noia e il gioco continuo con la morte, che punteggia le bandane e le cinture in piccoli teschi. Attraversare saltando le auto è sfidare il destino, è l'onnipotenza della salvezza, è la possibilità adrenalinica di decidere qualcosa, nel mondo; la sensazione di impotenza pervade tutto il racconto di una fisicità violenta e potente, di una necessità di riconciliazione, che, come nelle belle storie, arriva alla fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Una vecchia partigiana si alza dalla platea, si siede sulla panchina al centro della scena ed inzia a raccontare: forse solo quella memoria può dare un senso, sembra dire <em><strong>Ics</strong></em> alla sua gioventù; o forse così ci piacerebbe quantomeno pensare.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Visto al Teatro Franco Parenti, Festival Danae, Milano</em></p>
<p style="text-align: right;">Anna Serlenga</p>
<p style="text-align: left;"><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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