premio scenario infanzia 2012 nord est

Premio Scenario Infanzia 2012: gli artisti del Nord Est

Raccolto domestico, opera fotografica di Marco Caselli Nirmal

Nel corso delle intense giornate del Festival B.Motion Teatro di Bassano del Grappa (tenutosi dal 27 agosto al 01 settembre), le sedi di OperaEstate Festival Veneto si sono animate non solo per la vivace presenza di artisti, operatori e critici, ma anche grazie all’organizzazione di interessanti e inaspettati meeting. È in questa atmosfera che, venerdì 31 agosto, si è avuta l’opportunità di partecipare all’incontro tenuto da Carlo Mangolini (direttore artistico del Festival) e da Sergio Meggiolan della Piccionaia – I Carrara di Vicenza, con i tre gruppi del Nord Est selezionati per la semifinale del Premio SCENARIO infanzia 2012 – Nuovi linguaggi per nuovi spettatori. Questo momento di confronto, voluto dagli stessi Mangolini e Meggiolan in quanto soci dell’Associazione Scenario e membri della Commissione zonale, ha consentito ai giovani artisti di condividere e discutere lo sviluppo del progetto prima della semifinale nazionale del Premio che si tiene a La Città del Teatro di Cascina dal 26 al 28 settembre. In questa tappa di selezione è richiesto infatti, ai venti gruppi ammessi, di presentare degli studi scenici della durata di 20 minuti a un pubblico di giovani e adulti, che comprenderà in particolare i giovani spettatori (dai 3 ai 18 anni) ai quali sono rivolti i progetti. L’Osservatorio critico — formato dai soci dell’Associazione Scenario e da due membri esterni — selezionerà infine i partecipanti alla Finale del Premio SCENARIO infanzia, che sarà ospitata a Parma il 23 novembre 2012 nell’ambito di ZONA FRANCA InContemporanea Parma Festival (scarica il pdf  del programma del Premio).

In seguito all’incontro tenutosi a Bassano del Grappa, abbiamo chiesto agli artisti del Nord Est di presentare e approfondire i propri lavori attraverso due brevi domande. Rispondono: Marco Zoppello di Stivalaccio Teatro (in semifinale con Il Pifferaio di Hamelin, fascia d’età 5 – 10 anni, presentazione giovedì 27 settembre), Tommaso Rossi e Cecilia Ligorio (con QWE QWE, fascia d’età 3 – 5 anni, presentazione giovedì 27 settembre), e Alberto Giacon del gruppo I Tulpa (con Lupo, mi disegni una pecora…?, fascia d’età 5 – 10 anni, presentazione venerdì 28 settembre).

 

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?

Rossi/Ligorio: Rivolgendoci per la prima volta a un pubblico di bambini molto piccoli, stiamo cercando di precisare la nostra idea rispetto a quale sia la peculiarità dell’immaginario infantile. Quanto si possa, a quattro anni, credere alla finzione del teatro e quindi quanto il nostro intervento debba essere “delicato”, ma allo stesso tempo non rinunciare alla complessità di un dialogo tra individui. Una fase importante, ad esempio, è iniziata quando alcuni bambini hanno avuto una reazione di vivo interesse, successiva a un leggero spavento, vedendo – in un video delle prove – Cecilia indossare una maschera.

Studio sui profili e sul trucco per Il Pifferaio di Hamelin di Marco Zoppello

M. Zoppello: Nella mia immaginazione arrivano simultanei una storia e un luogo. La storia può essere antica o moderna, eterea o concreta ma con un inizio e una fine. Lo stesso vale per il luogo, reale o fantastico, spunto letterario o pittorico, in qualunque caso di una spanna distanziato dalla quotidianità. Ne seguono disegni e schizzi. Cerco di raccontare la storia così come mi piacerebbe ascoltarla, senza lasciarmi condizionare dai contenuti e dai significati che, nelle storie che valgono la pena di essere affrontate, germogliano spontanee nel terreno di lavoro. Condivido idee e bozze di testo con gli attori e con loro inizia il lavoro di cesello. In vari momenti delle prove invito alcuni ragazzi ad assistere e con carta e penna li invito a scrivere le prime cinque parole che gli vengono in mente.

I Tulpa: Difficile in un “processo creativo” rintracciare regole standard e decodificate. Un nuovo contenuto originale è la sintesi, del tutto personale, di una molteplicità di linguaggi (dalle parole pronunciate a quelle scritte, dalla musica fino al disegno, alla pittura, all’espressione corporea, alla danza). In un lavoro teatrale rivolto ai più piccoli ciò che è importante è la chiarezza, la semplicità del messaggio, a prescindere da come questo è declinato (noi per esempio ci affidiamo molto alla presenza scenica delle marionette). Bisogna, proprio come ci ha insegnato Antoine de Saint-Exupéry, ricordare che ognuno di noi, oggi adulto, è stato bambino. E provare a tornare a pensare come i bambini. Ascoltarli, usare le loro parole. Usare parole che loro conoscono. Provare a ricordare com’è, vedere il mondo con i loro occhi, con la loro insaziabile curiosità.
Nella stesura del copione ci siamo dunque affidati proprio a questo tipo di “abbandono” alla semantica dell’età infantile. Abbiamo realizzato le linee portanti della sceneggiatura come se questa fosse uno storyboard, immaginando i nostri personaggi già attivi in scena. E, nello scrivere i dialoghi, abbiamo cercato di utilizzare un lessico adatto e comprensibile a bambini tra i 6 e i 10 anni: una sfida difficile, perchè la scuola primaria abbraccia una fascia d’età dove lo sviluppo delle competenze logico-linguistiche e gli interessi del bambino sono fortemente diversificati a seconda dell’età.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?

Bozzetti di maschere per QWE QWE di Tommaso Rossi e Cecilia Ligorio

Rossi/Ligorio: Hai mai visto il tetto di una casa? Hai visto quante sono le tegole! Tutte uguali e tutte un pò diverse. Come il saluto che mi fai e il saluto che mi fa il tuo amico, come il tuo naso e il naso dei tuoi nonni, come il pranzo che ha preparato ieri la mamma e quelli che preparerà, come in un giardino c’è una margherita e anche un’altra margherita. Come le stanze in una casa o come i numeri dell’orologio.

M. Zoppello: Hamelin è una città dove tutti sono ricchi e tutti stanno bene. I problemi non esistono e, se esistono, vengono nascosti sotto il tappeto ad ammuffire con la polvere. Hamelin è un paese dove chi è povero non può entrare, dove chi è “diverso” viene guardato storto, dove chi possiede molto è migliore degli altri. Ma è davvero così? E quando un giorno arrivò una tremenda invasione di topi la gente cosa se ne fece di tutto quell’oro? In questa città accadde proprio questo! Topi nel caffè, nelle scarpe, nella cesta della biancheria. Il Sindaco chiese aiuto a tutte le città vicine ma nessuno li voleva aiutare. Con i loro modi e il loro egoismo erano diventati antipatici a tutti… Solo uno straniero, venuto da lontano, con un flauto e un vestito variopinto decise di aiutarli. Chiese in cambio una parte della ricchezza alla quale tanto tenevano e, a malincuore, il Sindaco gliela promise. Quando, grazie al suo flauto magico, il pittoresco straniero liberò la città dall’invasione dei roditori, il Sindaco gli sbatté la porta in faccia. Allora il Pifferaio, accortosi che il cuore di quella città era irrimediabilmente malato, decise di salvare chi in quel posto non aveva colpa e nessun motivo per rimanere: i bambini. Tra le risa dei marmocchi e il suono del suo flauto li portò lontano lontano dove, forse, ridono tuttora.

I Tulpa: La nostra fiaba presenta il tema dell’integrazione puntando su dialoghi vivaci e spesso ironici, utilizzando l’umorismo, un elemento che fa parte anche del linguaggio infantile. Questo stile ci permette di affrontare l’argomento dispensando alcuni principi senza ergerci a “guide” o a “maestri di vita” (ruolo che spetta invece ai familiari – prima di tutto – e agli insegnanti).
Dato che lo spettacolo che portiamo in scena è liberamente ispirato alle vicende, conosciutissime, di alcuni personaggi di fiabe e favole (c’è il lupo, c’è un principino biondo, cappuccetto rosso, la nonna, i tre porcellini) abbiamo scelto di recuperare alcuni tratti caratteristici di questi personaggi, sviluppando per loro dei dialoghi che attingono anche al linguaggio della quotidianità odierna. Il risultato è una fiaba che per un verso dovrebbe rassicurare i bambini – specie i più piccoli – perchè tutti ben conoscono i personaggi, d’altro canto dovrebbe incuriosirli e sorprenderli, perchè il filo della narrazione presenta vicende inedite. Saremo riusciti nel nostro intento? Lo scopriremo dalle reazioni dei bambini quando andremo in scena!