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Francamente me ne infischio di Latella, o dell’euforia infelice
Dopo “Un tram che si chiama desiderio” – altro saggio teatrale sugli Stati Uniti e la loro decadenza –, Antonio Latella torna sul soggetto: ancora l’America, ancora Vivien Leigh, ancora uno spettacolo ispirato a un film. In un impianto scenico semplice, Latella muove i suoi personaggi sovrascrivendoli a una drammaturgia ragionatissima.
Tra Molière e Frisch c’è Latella
“Each man kills the thing he loves” cantava una struggente Jean Moreau in “Querelle de Brest” di Fassbinder. Un motivo che torna come un monito nel “Don Giovanni, a cenar teco”, spettacolo diretto da Antonio Latella
Il Tram di Latella: realtà, finzione e America
Antonio Latella dichiara in un’intervista che al cuore della propria versione di “Un tram che si chiama desiderio” c’è una frase di Blanche, protagonista del dramma di Tennessee Williams: «Non lo voglio il realismo». Si può partire da qui per parlare dell’allestimento e del lavoro di un artista che, negli anni, continua a confermarsi fra le eccellenze della regia.
La foresta urbana di Antonio Latella
La terza edizione del festival Prospettiva di Torino si apre con il debutto della nuova compagnia di Antonio Latella, Stabile/Mobile: “Die Nacht Kurz vor den Wäldern” intrappola lo spettatore in una morsa di dolore intimo e privato, e di disagio politico senza tempo.
La povera patria di Latella
Tra clownerie, canzoni in falsetto, incursioni in platea e scheletri sospesi, Antonio Latella rilegge “Le nuvole” di Aristofane scagliando l’antica commedia nella nostra povera Patria: il lieto fine lascia così il posto ad un’amarezza che prende la forma di un sindaco-scimpanzé.





