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Il pubblico di Bernat

Recensione a Domini Públic – Roger Bernat

Il pubblico è da sempre soggetto dell’interazione teatrale, destinatario del portato intellettuale e artistico dell’opera, chiamato a interpretare e leggere la scena. Non ci sarebbe teatro senza pubblico, si sostiene – nonostante alcune posizioni estreme – poiché lo spettacolo esiste in quanto osservato, in quanto oggetto di interpretazione da parte dello spettatore. Negli ultimi decenni la relazione con lo spettatore è andata progressivamente mutando, aderendo a confini sempre più labili e instabili fino a superarli portando lo spettatore al centro della scena. Roger Bernat, regista ispanico, da anni lavora su questo crinale, sviluppando ricerche sul coinvolgimento della platea all’interno dello spettacolo teatrale.

 

A Santarcangelo 40 Bernat porta Domini Públic, difficile definirlo spettacolo più che altro sembra essere un’azione sociale.  In uno spazio pubblico, una piazza, si riunisce un insieme eterogeneo di persone – potrebbe sembrare un’assemblea. Sono gli spettatori a cui vengono date delle cuffie attraverso le quali riceveranno una serie di informazioni e ascolteranno alcune domande: una lunghissima sequenza di quesiti più o meno personali, su dati anagrafici, opinioni, fatti, esperienze lavorative ed emotive, ricordi o casualità, ai quali il pubblico è chiamato a rispondere con semplici azioni, che vengono descritte dalla voce narrante («se sei nato in Emilia spostati a destra»). È o sembra essere un gioco-test di carattere socio-antropologico: saranno tutti sinceri? Quanti risponderanno in base alle risposte degli altri? Lo spettatore è costantemente preso a guardarsi intorno, la curiosità è forte e conoscere l’altro attraverso un quiz a risposta multipla sembra davvero divertente. Tutti partecipano, e questo gioco si trasforma ben presto in una messinscena. Le domande diventano ordini e la pura casualità della vita entra drammaticamente in ballo, trasformando il gruppo eterogeneo in tre gruppi di una rivolta sotto una dittatura immaginaria: poliziotti, prigionieri e crocerossini. Il meccanismo resta lo stesso, domande e risposte alle quali corrisponde un’azione; questa volta però si tratta di un’azione scenica che implica un contesto narrativo all’interno del quale la risposta del singolo comporta una variazione dell’intero racconto. Esattamente come avviene in un gioco di ruolo: si lancia il dado e in base al numero che esce si dovrà affrontare il drago o entrare nel castello.
L’effetto è decisamente straniante, si sta al gioco, consapevoli che l’essere “attore”, l’interpretare quel personaggio, non è che frutto del caso. Più sottile e raccapricciante è scoprirsi a pensare che in fondo poteva essere stato così anche negli anni del nazismo. Lo
spettacolo segue un principio di messa in atto della casualità di un sistema probabilistico, trovando però nel modo e non nel risultato il suo scopo ultimo. La partecipazione, fare qualcosa in comunità senza doversi necessariamente scoprire come individui è il fulcro del lavoro di Bernat. Lo spettatore non è più parte della rappresentazione ma piuttosto di un’azione che riunisce e produce pensiero condiviso. È proprio su questa linea che è nato il progetto DOMINI PUBLIC – (CONTROL REMOT) un sistema attraverso il quale lo spettacolo può essere messo in scena ovunque, senza la presenza fisica della compagnia in collegamento diretto da Barcellona. Un metodo che abbatte i costi dell’allestimento e lo rende esportabile, favorendone una fruizione democratica e assolutamente in linea con i principi di condivisione e partecipazione del regista spagnolo.

Visto a Santarcangelo dei Teatri, Santarcangelo di Romagna

Camilla Toso