Recensioni

In bilico tra religione e affetto

Un piano che scivola continuamente tra finzione e realtà, tra sincerità e rappresentazione: colpisce per il carattere diretto e coinvolgente “Il mare in tasca”, spettacolo diretto e interpretato dall’argentino César Brie, andato in scena al Centro Culturale Candiani di Mestre.

Un mare di passione

Sono rari gli artisti che con sensibilità e tenacia vogliono provocare e smuovere lo spettatore e ancor meno sono quelli che riescono a farlo con abilità, cura e rispetto.
Uno di questi è l’argentino César Brie, che con “Il mare in tasca” apre mente e anima sul palco, offrendo un’articolata riflessione sulla vita in teatro e non solo.

Teatri di Vetro. Seconda giornata

Il secondo giorno di fermenti artistici per il festival Teatri di Vetro vede protagonisti nuove realtà della scena contemporanea

I primi frammenti di vetro

Ad aprire il festival Teatri di Vetro è la performance di e con Matteo Lanfranchi, produzione Effetto Larsen, dal titolo “TUO/OUT”.

Bertolt Brecht

No, diciamo noi, gli scontenti seduti sulle panche, basta!Questo non basta! Proprio non avete udito la voce ormai diffusa che questa rete è tessuta e gettata da esseri umani? Dovunque ormai, dalle città a cento piani, oltre i mari solcati da navi affollate, ai villaggi più lontani, è stato annunciato che il destino dell’ uomo

Un buon gioco dura poco

“And dancing and dancing and dancing”: sono queste le parole che continuano a girare in testa in modo ossessivo non appena usciti dal Teatro Fondamenta Nuove, dove si è tenuta una prova aperta del nuovo lavoro di Wendy Houstoun.

Un labirinto di musica

Giuseppe Bardari aveva solo 17 anni quando Gaetano Donizetti gli commissionò il libretto per “Maria Stuarda”: la sua inesperienza determinò numerose censure e rifacimenti del testo, che vide la luce ed il debutto con diversi mesi di ritardo, il 30 dicembre 1835 alla Scala di Milano.

“Le invisibili” storie di donne

Saira, Nasreen, Nassera, Tasneem, Mumtaz, Shanaz e Sabra sono sette giovanissime ragazze provenienti da paesi a noi lontani, sono cittadine indiane, pachistane e nepalesi. Ognuna di loro ha portato sul palco del Teatro Valle di Roma la propria storia.

Cosa resta di Questo buio feroce?

Pippo Delbono con “Questo buio feroce” parla di morte, dell’attesa consapevole di una morte inarrestabile. È la malattia a rendere diretto e inevitabile lo sguardo verso il buio. Ma la scena presentata, invece, è piena di una luce e di un vuoto accecanti, è uno spazio bianco dall’atmosfera fredda e asettica, una dimensione – curata da Claude Santerre – dalla quale vengono sprigionate visioni: di corpi, spettri, incubi.

Col braccio alzato e lo sguardo al pubblico

Quando le frontiere tra persona, attore e personaggio non sono più rigidamente chiuse, il coinvolgimento dello spettatore si fa meno convenzionale, la partecipazione diviene più sincera, magari più attiva, perché l’impressione è che la persona che ci sta di fronte ci stia parlando davvero di sé, senza recitare un testo a memoria. Questo avviene, con l’Accademia degli Artefatti, anche se mette fedelmente in scena un testo teatrale, di Tim Crouch, modificato solo in piccoli momenti di improvvisazione.