Souvenir#1 dal Premio Scenario 2013

Sono sette. Presentano lavori corali e soli. Vengono dal Veneto, dalla Basilicata, da Roma. Hanno partecipato alla finale del Premio Scenario 2013. Parlano della provincia, del sud e del nord est, affrontano prove di resistenza, sono soli e disambientati, hanno la rabbia del branco. Fra di loro ci sono i segnalati della Generazione Scenario, i vincitori del Premio Ustica e  i vincitori del Premio Scenario. Dai lavori visti a B.Motion, ancora in progress, abbiamo rubato immagini, frasi, suggestioni. Un souvenir dal Premio Scenario 2013. Dalla serata di mercoledì 28 agosto i Fratelli Dalla Via, Valerio Malorni, Silvia Costa & Giacomo Garrafoni, Ilaria Dalle Donne.

polentaFratelli Dalla Via Mio figlio era come un padre per me
primo studio / VINCITORE PREMIO SCENARIO 2013

Dieci boeri al giorno. Polenta istantanea. Giri di spritz. È la dieta di una generazione che ha fame, che vuole ingoiare i padri e prendere il loro posto. Non per aspirazione borghese. Non per appropriarsi dei beni, dei privilegi, degli immobili. Non per possedere ma per proseguire. Non per guadagnare ma per lavorare. Figli in eterno, progenie marcia di un nordest virtuoso, che prima ha lavorato, poi ha risparmiato, e infine ha sfondato, lasciando in eredità pile di cassette di plastica. Giri di spritz: scolare. Polenta istantanea: mordere. Boeri: inghiottire senza gustare. Ingerire senza assimilare. Lasciarsi vivere. O gettarsi sui binari. Noncuranti di chi quel treno lo prende per tirare a campare.

ramoSilvia Costa & Giacomo Garaffoni Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra
primo studio / FINALISTA PREMIO SCENARIO 2013

«È come se ci chiedessero di descrivere a un cieco che cos’è una cattedrale». Silvia Costa sceglie queste parole di Carver per avvicinare il tema del suo ultimo lavoro Quello che di più grande l’uomo ha realizzato sulla terra: quei «grandi compiti dell’esistenza» che è impossibile afferrare del tutto con gesti o parole. Lo studio si muove proprio lungo questi fronti: qualcosa di estremamente famigliare – la modularità della forma del cubo, gli abiti di colori tenui, le sfumature di luce, le relazioni fra le persone – diventa un mistero di densità estrema, difficile da sgrovigliare. Ma tale dimensione enigmatica non è mai esplicitata, didascalica, dichiarata; piuttosto è una presenza latente, di cui si avvertono tensione e potenza, sempre in agguato dietro l’angolo.

OrologioMalorni

Valerio Malorni L’Arca è di Noé
primo studio / FINALISTA PREMIO SCENARIO 2013

Lancette segnano il tempo che scorre. Scorre inesorabile per Valerio Malorni che in scena sa, e dichiara spassionatamente, di avere poco tempo. Poco tempo per capire che fare della sua vita, per esprimere il suo malessere, per decidere se restare in Italia o se andare a Berlino. Tutti a Berlino. Poco tempo per leggere un libro che spiega come poter sopravvivere nella capitale tedesca. Per chiarirsi le idee, se gettare tutto ciò che si è costruito in 30 anni e ricominciare in un altro posto, in un altro Paese, con un’altra lingua, da zero. E soli 30 secondi per decidere cosa salvare della propria vita, immersa nel diluvio. Come Noé a 600 anni. Come la generazione italiana dei trentenni di oggi.

elettrocardiogramma_Quadrato

Ilaria Dalle DonneAlice disambientata
primo studio / FINALISTA PREMIO SCENARIO 2013

Polsi fasciati con bende da pugilato, una corda, un ring delimitato agli angoli da quattro fari e una lattina di redbull. Alice on stage round 1. 2. 3. Ad occupare un ipotetico spazio di scontro solo Ilaria Dalle Donne, a terra lo scotch disegna una linea discontinua che ricorda la frequenza di un elettrocardiogramma: è il percorso che la performer attraverserà durante il lavoro; è il tracciato del suo viaggio. Il ritmo scenico e musicale immettono alle viscere di Alice. Scuote e disorienta lo smarrimento di colei che, mentre cerca riparo là dove “everything is fine”, proietta la sua ombra verso il prossimo round, aggrappata al compagno di viaggio ormai senza vita: un nastro stringe il (bian-)coniglio alla sua schiena lasciando che i due corpi divengano una sola cosa. In heaven everyting is fine.

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