Redazione

Commenti su Grimmless di ricci/forte

05/06/2011 Castrovillari, Festival Primavera dei Teatri. I commenti a caldo del pubblico su Grimmless di ricci/forte

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10 Domande a… Stefano Ricci


Stefano Ricci - Gianni Forte

Incontriamo i registi presenti al festival Primavera dei Teatri per rivolgere le nostre “10 Domande a…”. Uno scambio di battute brevi ma prettamente significative per conoscerli meglio. Risponde Stefano Ricci per ricci/forte presente a Primavera dei Teatri con Grimmless.

 

 

 

 


1. Come definirebbe il suo/vostro teatro?

Biotico, necessario e mutante

2. Che cos’è il teatro di ricerca?
Non credo che esista un teatro di ricerca; esiste un teatro, un modo di esprimersi e di stabilire un contatto con qualcuno che guarda. Esiste un teatro che ha bisogno di porre degli interrogativi e un teatro che invece si limita a intrattenere. Credo che la ricerca, il dubbio e il punto interrogativo siano sempre indispensabili, siano la base di qualunque tipo di indagine. Il teatro di ricerca è semplicemente il teatro

3. Come lo spiegherebbe ad un profano?
Credo che sia un costringerlo, un legarlo ad una sedia e obbligarlo a vivere un’esperienza, perché di questo si tratta, di un’esperienza. In qualche modo siamo indotti a credere che il teatro sia sinonimo di noia, di sonnolenza e di attività postprandiale, di recupero di testi polverosi; qualcosa che ha a che fare molto con la scuola, e non è così. Quindi glielo spiegherei legandolo a una poltrona in platea e risvegliandolo a un ascolto, che poi è la funzione del teatro oggi

4. Grimmless in una frase.
Se siamo la degenerazione delle fiabe che ci hanno raccontato da bambini, andiamo a scoprire dove si nasconde questa bacchetta magica che è sicuramente dentro di noi

5. Che cos’è per lei/voi Primavera dei Teatri?
È
un luogo nuovo per noi, perché è la prima volta che siamo qua; ma è in qualche modo familiare: nonostante le differenze grammaticali, si respira una complicità che è legata comunque ad una sintonia sul presente oltre l’affetto che si percepisce, che ci viene mostrato, esposto, regalato dai direttori artistici della manifestazione. C’è veramente questo sentirsi in qualche modo, non dico a casa, però confortati da una sensazione di condivisione rispetto a quelli che possono essere gli esiti di un presente che è appunto mutevole e incerto

6. Se la sua vita fosse uno spettacolo teatrale chi sarebbe il regista?
Direi una trinità: Dio, Gaga e David Lynch

7. Lo spettacolo che le ha cambiato la vita?
Lo spettacolo che mi cambia la vita avviene quando il potere della fantasia irrompe nel quotidiano e ci consegna la storia; quando c’è la capacità di reazione; quando riusciamo a sorprenderci anche di come reagiamo rispetto a quello che ci accade. Credo che questo sia lo spettacolo più bello della mia vita

8. Uno scrittore che metterebbe in scena o a cui chiederebbe di scrivere una drammaturgia per lei?
Louis-Ferdinand Céline e Philippe Roth

9. Potendo scegliere: teatro come sede della compagnia o nomadismo?
Nomadismo a tutti i costi. Nomadismo è movimento, è trasformazione, è conoscenza e incontro. Nomadismo assoluto

10. Quali sono le possibilità che il teatro possiede e che lo fa essere un’arte fondamentale?
Il teatro possiede la capacità di esporsi in maniera diretta e autentica con qualcuno che ascolta e quindi la sua virulenza, il suo potere eversivo è proprio nel mostrarsi nudo, senza pelle, vulnerabile probabilmente; ma in qualche modo potente nella sua vulnerabilità, perché è nella fallibilità che ci riconosciamo e questo al di là del potere fascinoso del palcoscenico. È questa la vera arma che lo differenzia dagli altri media che restano invece rutilanti, ma fasulli

 

Biografia di ricci/forte
Si formano all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e alla New York University, studiano drammaturgia con Edward Albee. Vincono i Premi Studio 12, Oddone Cappellino, Vallecorsi, Fondi-La Pastora e Hystrio per la Drammaturgia. Stanislas Nordey, Elisabetta Pozzi, Maria Paiato e Massimo Popolizio sono stati, tra gli altri, interpreti dei loro testi e mise en scène. Rappresentano la scena italiana a Rouen, Marsiglia, Parigi. Partecipano a diversi festival in Francia, Romania, Inghilterra e Germania. Tra gli spettacoli ricordiamo troia’s discount, metamorpHotel, 100% furioso, ploutos (che ottiene il premio della Critica come miglior drammaturgia Biennale Teatro/Venezia), macadamia nut brittle, pinter’s anatomy, troilo Vs. cressida, some disordered christmas interior geometries. Nel 2011 debutta grimmless. (Biografia gentilmente concessa dal sito primaveradeiteatri.it)

10 Domande a… Paolo Mazzarelli


Paolo Mazzarelli

Incontriamo i registi presenti al festival Primavera dei Teatri per rivolgere le nostre “10 Domande a…”. Uno scambio di battute brevi ma prettamente significative per conoscerli meglio. Risponde Paolo Mazzarelli di Compagnia Musella/Mazzarelli presente a Primavera dei Teatri con Crack Machine.

 

 

 

 

 

1. Come definirebbe il suo teatro?
Intanto non è un mio teatro ma è un nostro teatro, perché siamo in due quindi posso parlare solo per il 50%. Il teatro che io e Lino Musella cerchiamo di fare è un teatro che parla della realtà contemporanea attraverso scritture originali però anche un teatro molto basato sull’attore. Gran parte del nostro lavoro nasce in scena, quindi è un teatro che ambisce ad essere semplice, efficace, diretto e possibilmente divertente

2. Che cos’è il teatro di ricerca?
Tutto e niente. Non lo so, una domanda difficilissima… Il teatro di ricerca diventa sempre il teatro di non-ricerca negli anni. I grandi registi classici come Ronconi, Castri, all’inizio erano considerati teatro di ricerca. Quindi forse è semplicemente il periodo in cui si indaga il proprio modo di fare teatro, quando si sperimentano delle vie meno battute e più personali

3. Come lo spiegherebbe ad un profano?
Direi esattamente questo

4. Crack Machine in una frase.
Un gioco a quattro personaggi che finisce con un crollo liberatorio, una piccola macchina a orologeria

5. Che cos’è per lei Primavera dei Teatri?
Intanto un bellissimo luogo. Poi uno dei pochi luoghi coraggiosi e liberi che ci sono in Italia, diretto da persone che godono della massima stima possibile. Purtroppo noi lo viviamo da fuggiaschi, però, da quello che abbiamo potuto “annusare”, è un luogo di incontro e di scambio di opinioni. E poi è un’opportunità per mostrare il proprio lavoro a tanti addetti ai lavori che possono aiutarti a farlo vivere

6. Se la sua vita fosse uno spettacolo teatrale chi sarebbe il regista?
John Cassavetes

7. Lo spettacolo che le ha cambiato la vita?
La vita no, la visione del teatro sì. È forse Tre sorelle di Nekrosius, per la prima volta ho visto che si potevano fare cose a teatro che non avrei mai immaginato. Poi Nekrosius, come tutti i geni, ha creato una serie di cloni che lo hanno distrutto e banalizzato. Però in luce c’era qualcosa che è rimasto nei suoi lavori, che io amo molto, uno spostamento del senso dell’immagine, da un naturalismo e da un realismo che rende le cose più profonde, più doppie. Io amo molto David Lynch; non dico che fanno le stesse cose ma cercano entrambi di creare delle piccole rotture di senso e di coerenza, dei piccoli abissi che si aprono qua e là durante il loro lavoro.

8. Uno scrittore che metterebbe in scena o a cui chiederebbe di scrivere una drammaturgia per lei?
Lino Musella! (sorride, ndr) Sicuramente è l’unico che ha la voglia e la capacità di farla

9. Potendo scegliere: teatro come sede della compagnia o nomadismo?
Nomadismo

10. Quali sono le possibilità che il teatro possiede e che lo fa essere un’arte fondamentale?
Intanto è rimasto in assoluto il più libero tra i mezzi di comunicazione, insieme a internet, il meno controllato, il meno invaso da meccanismi di potere di politica e, quindi, di controllo. Il teatro è un luogo dove si può rischiare più che altrove. Si può essere più arditi attraverso la forma con la quale si prova a comunicare un senso: nel teatro vale un po’ tutto, il non senso, l’astratto, gli elefanti con le ali… Un po’ come nel fumetto. Sono poche le arti in cui vale tutto. Si entra in gioco in quanto esseri umani; è più eccitante, per me che lo faccio da dentro, è più eccitante. Essere in ballo con il proprio corpo, con le proprie idee, le proprie fragilità, lo rende ancora più eccitante

 

Biografia di Compagnia MusellaMazzarelli
Esiste ufficialmente dal 2009 e nasce dall’incontro tra Lino Musella (diplomatosi alla Paolo Grassi di Milano, ha lavorato tra gli altri con Marcello Cotugno, Michela Lucenti, Walter Malosti, Virginio Liberti, Serena Sinigaglia) e Paolo Mazzarelli (diplomatosi alla Paolo Grassi di Milano, ha lavorato tra gli altri con Pippo Del Bono, Fura dels Baus, Cesar Brie, Eimuntas Nekrosius, Peter Stein). Dal 2010 entra a far parte della compagnia anche Luca Marengo in qualità di organizzatore. Dal 2008 ad oggi la compagnia ha dato vita agli spettacoli Due cani – ovvero la tragica farsa di Sacco e Vanzetti e Figlidiunbruttodio (premio In Box 2010) presentato nella scorsa edizione di Primavera dei Teatri. Crack Machine è il terzo spettacolo della compagnia. (Biografia gentilmente concessa dal sito primaveradeiteatri.it)

10 Domande a… Peppino Mazzotta

Peppino Mazzotta

Incontriamo i registi presenti al festival Primavera dei Teatri per rivolgere le nostre “10 Domande a…”. Uno scambio di battute brevi ma prettamente significative per conoscerli meglio. Risponde Peppino Mazzotta presente a Primavera dei Teatri con Radio Argo.

 

 

 

1. Come definirebbe il suo teatro?
Faccio un teatro d’attore. Ho sempre inseguito il concetto di attore medium, dove lo stile, la tecnica fosse una minima parte e dove si cercasse di essere un’antenna per rendere leggibile quello che normalmente non lo è ma che c’è (se non c’è un’antenna che lo catalizza non si vede). Essendo legato alla tragedia greca, penso a questo famoso hypocrisys, colui che rispondeva e diceva “mostra il sogno, rendi visibile a una platea di uditori qualcosa che fino a quel momento non lo era”; ecco la funzione medianica di antenna; in questa ottica la figura del regista può essere anche un elemento di disturbo: il cerchio medianico è quello fatto da un medium e da tutti quelli che tengono le mani unite (il pubblico). Un individuo che si mette fuori da questo cerchio potrebbe essere utile o potrebbe essere non utile.

2. Che cos’è il teatro di ricerca?
Non lo so, io non so come definire il teatro di nessuno. Hanno cercato tanti nomi… Penso che alla fine ci sia una differenza che si fa per ragioni di database; bisogna dare dei nomi e allora c’è il teatro classico e il teatro contemporaneo, poi più di questo non direi perché è difficile andare oltre.

3. Come lo spiegherebbe ad un profano?
Non lo spiegherei. Io penso che anche chi affronta un testo classico, come può essere Tartufo di Molière, deve porsi un problema con il proprio spirito di ricerca che si attiva con quel materiale. Ora, lo spirito di ricerca ce lo hanno tutti, gli attori, i registi e anche le persone che non fanno questo lavoro. È una specie di tendenza che ha l’essere umano che riesce a ragionare su di sé e avere coscienza di sé. Quindi, quando si attiva lo si esercita e nel nostro caso si attiva spesso perché abbiamo una cosa da mettere in scena o un testo o una scrittura scenica… Io la ricerca la intendo così, quanto profondo è lo spirito di ricerca in te come individuo e quanto vuoi andare a scavare in questo tuo bisogno.

4. Radio Argo in una frase.
È la riscrittura de L’Orestea da parte di un poeta vivente e anche giovane perché ha 35 anni. Prende in considerazione quasi tutti i personaggi che entrano nella vicenda anche se non ci sono ma se ne parla, come Elettra ed Elena; per il resto i personaggi ci sono tutti.

5. Che cos’è per lei Primavera dei Teatri?
È una realtà talmente consolidata che è inutile fare commenti. È uno dei festival più importanti e anche appetibili per chiunque fa questo mestiere, soprattutto in ambito di linguaggio “contemporaneo”. Sicuramente è uno dei festival a cui uno pensa subito o per primo quando deve presentare qualcosa al pubblico o alla critica. Poi – io sono calabrese – il fatto che sia qui in Calabria mi fa particolarmente piacere: abbiamo bisogno che ci siano persone che si impegnino a fare festival del genere perché è l’unico modo di entrare in contatto intanto tra di noi, poi anche con il pubblico – a parte con la critica che si incontra anche da altre parti. Insomma è molto importante, poi è organizzato molto bene.

6. Se la sua vita fosse uno spettacolo teatrale chi sarebbe il regista?
Nessuno, io non amo molto i registi; ci lavoro spesso e ci lavoro anche bene, ma non amo quei registi che vogliono fare in qualche modo i medici, che vogliono convincerti che per entrare nella loro idea devi capire che in te c’è qualcosa di sbagliato. Poi spesso lavoro con registi molto capaci che diventano stimolatori di processi con gli attori e questo mi piace molto. Se fosse un regista cinematografico la mia vita filmata e gestita da Kubrick non mi dispiacerebbe.

7. Lo spettacolo che le ha cambiato la vita?
Tartufo di Molière con la regia di Toni Servillo al Teatro Argentina di Roma perché è stato il primo impatto vero con la grande responsabilità in scena. Io facevo Tartufo, Toni era Orgone e io ero abbastanza giovane, avevo 27 anni. Lì ho capito quanta forza ci voleva per sostenere un certo tipo di responsabilità quando stai in scena, soprattutto quando hai un personaggio come Tartufo nel Tartufo di Molière: devi funzionare perché sennò tutto il resto… Mi ha cambiato la vita anche perché ho incontrato Toni che già era una figura importante nel teatro, era una persona che incontravi e ti rendevi conto che aveva un talento, una dote, un’intelligenza teatrale straordinaria che poi si è sempre più dimostrata negli anni. Poi l’altro spettacolo è Arrobbafumu, testo di Francesco Suriano, con cui sono venuto anche qui (a Primavera dei Teatri, ndr) ed è uno spettacolo in dialetto calabrese che ha avuto tanta fortuna, un testo veramente bello; abbiamo girato 5 anni e facevo il ruolo di una vecchietta calabrese.

8. Uno scrittore che metterebbe in scena o a cui chiederebbe di scrivere una drammaturgia per lei?
Io ultimamente faccio solo drammaturghi contemporanei da qualche anno, quindi già è successo. Ho fatto Tomba di cani di Letizia Russo, autrice giovanissima che poi ci hanno rubato gli inglesi perché è andata a scrivere per la Royal Shakespeare Company e che aveva vinto premi Ubu – c’era Franco Quadri che la amava molto. Poi subito dopo ho fatto il testo di Francesco Suriano, che è un drammaturgo molto molto bravo. Poi ho fatto il testo di Mimmo Borrelli, anche lui pluripremiato, dal titolo ‘Nzularchia scritto in dialetto napoletano arcaico, complicatissimo, tutto in endecasillabi. E ora Radio Argo che è un testo di Igor Esposito, un poeta napoletano.
Un po’ è un caso e un po’ me li vado a cercare perché ci tengo a fare la drammaturgia contemporanea; al di là di tutto, se poi viene bene o male, è importante che una comunità si confronti con quelle persone che sono delle antenne e che riescono a essere uno strumento di presenza sul presente; lo scrittore è questo. Poi se mi è piaciuto o non mi è piaciuto, se lo spettacolo era scritto malino o benino non importa perché senti la voce del presente, senti uno che lo fa di lavoro e che con la sua sensibilità riflette su quello che succede a lui in quel momento. Una comunità, oltre aver bisogno dei classici, che sono sempre degli ottimi maestri, ha bisogno anche di sentire che cos’è il presente. Poi una cosa molto curiosa: ieri ho visto quello di Bernhard (Il Presidente per la regia di Carlo Cerciello, ndr) ed è un testo che ragiona di potere, ragiona su un presidente dittatore che fa dei discorsi a un’ipotetica platea di uditori in cui si esprime sinceramente, si manifesta per quello che è. Casualmente Igor Esposito scrive praticamente una cosa sugli stessi temi, c’è un dittatore che parla… Significa che quando si sta nel presente coloro che hanno il compito o la vocazione – come gli scrittori – di ascoltare il presente, poi bisogna fare in modo che la gente li senta perché sono la Presenza e una comunità ha bisogno anche di questo. Per questo me li vado a cercare.

9. Potendo scegliere: teatro come sede della compagnia o nomadismo?
Il teatro come sede della compagnia a me non dispiacerebbe, è una cosa che si sta tentando da tanti anni; tutti dicono che bisogna cercare di creare luoghi dove avvengono delle cose piuttosto che andare in giro. Ma ciò non può accadere in Italia, c’è un impedimento, perché l’Italia è molto democratica per ciò che riguarda il teatro: in ogni paesino c’è un teatro; spostare tutto nei centri e fare in modo che poi il pubblico si sposti come succede in tutta Europa – perché in Europa non c’è il teatro di giro – rischia di fare in modo che una quantità di popolazione nonostante abbia il teatro lì non riesce a vedere nulla. Altro motivo per cui non si fa perché al teatro di giro è vincolata un’economia e quindi bloccare quell’economia significa subire le resistenze di chi quell’economia la vuole viva perché gli serve. Il Paese è abituato fortemente a un altro tipo di dinamica, anche del pubblico; in Germania per vedere Stein il pubblico si sposta, si fa anche 300 km perché è normale; in Italia il pubblico non è abituato, deve essere un evento altrimenti non si sposta.

10. Quali sono le possibilità che il teatro possiede e che lo fa essere un’arte fondamentale?
Io sono di quelli che pensa che il teatro è morto ma perché è nato morto. La cosa che ancora, sempre di più, renderà il teatro importantissimo è il fatto che è una seduta medianica, è una cosa che avviene in quel momento, non c’è più riproduzione dell’arte attraverso il video, la pellicola, la foto, il suono; è una cosa che ancora avviene solo lì, se stai lì mi senti, in quel momento il mio cuore batte e nello stesso momento batte anche il tuo, se io ho un incidente tu vivi il mio incidente insieme a me… Appena finisce, è finito; lo conserva la memoria che è un pessimo magazzino – si modifica troppo rapidamente ed è troppo legata alla soggettività di ognuno –; diventa un evento della memoria, inizia e finisce un’esperienza. Fare un ragionamento troppo elaborato sullo stile, sulla questione formale del teatro è una cosa secondaria; il ragionamento si deve fare su come far sì che ci sia quell’accadimento; se questa cosa dell’accadimento viene a mancare allora il teatro non serve più ed è meglio il cinema che ha un linguaggio legato al presente perché è giovane ed è nato nel presente.

 

Biografia di Peppino Mazzotta
Peppino Mazzotta è nato a Domanico, Cosenza. Dopo lo spettacolo Illuminato a morte,  è alla sua seconda regia teatrale. A teatro ha lavorato come attore con Toni Servillo, Francesco Saponaro, Carlo Cerciello, Francesco Suriano  ed altri. Per il cinema ha lavorato come attore in diversi film tra i quali: Noi credevamo di Mario Martone, Cado dalle nubi di Gennaro Nunziante, Il pugile e la ballerina di Francesco Suriano. Per la televisione è il volto dell’ispettore Fazio nei film Il commissario Montalbano. Ha vinto diversi premi come miglior attore, tra i quali: Prima Fila – Salvo Randone 2003, Film Lab Festival 2005, Corto Viterbo 2007. (Biografia gentilmente concessa dal sito primaveradeiteatri.it)

 

 

 

Commenti su Il paese delle ombre di Eventeatro

03/06/2011 Castrovillari, Festival Primavera dei Teatri. I commenti a caldo del pubblico su Il paese delle ombre di Eventeatro.

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Commenti su Crack Machine

03/06/2011 Castrovillari, Festival Primavera dei Teatri. I commenti a caldo del pubblico su Crack Machine di Musella Mazzarelli.

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10 Domande a… Rosario Mastrota

 

Rosario Mastrota

Incontriamo i registi presenti al festival Primavera dei Teatri per rivolgere le nostre “10 Domande a…”. Uno scambio di battute brevi ma prettamente significative per conoscerli meglio. Risponde Rosario Mastrota presente a Primavera dei Teatri con Fine.

 

 

 

1. Come definirebbe il suo teatro?
Un teatro semplice che possa arrivare a tutti

2. Che cos’è il teatro di ricerca?
Una grande trovata pubblicitaria

3. Come lo spiegherebbe ad un profano?
Non credere a tutto quello che ti raccontano

4. Fine in una frase.
Speriamo che quello che provo a raccontare non accada mai a una persona

5. Che cos’è per lei Primavera dei Teatri?
Una culla che mi ha dondolato nel tempo e adesso mi dà una possibilità

6. Se la sua vita fosse uno spettacolo teatrale chi sarebbe il regista?
Io

7. Lo spettacolo che le ha cambiato la vita?
L’Orlando Furioso di Motus e Macadamia Nut Brittle di Ricci/Forte

8. Uno scrittore che metterebbe in scena o a cui chiederebbe di scrivere una drammaturgia per lei?
Forse Fausto Paravidino

9. Potendo scegliere: teatro come sede della compagnia o nomadismo?
Nomadismo

10. Quali sono le possibilità che il teatro possiede e che lo fa essere un’arte fondamentale?
Il teatro è assolutamente magico. Lo fa essere universale il fatto che lo spettatore – per quello che mi riguarda – deve entrare in simbiosi con quello che accade sul palcoscenico; se si verifica questo, accade la magia del teatro

 

Biografia di Rosario Mastrota
Si forma presso i Corsi di Formazione Teatrali di Scena Verticale. Rosario Mastrota scrive e dirige per la compagnia da lui fondata, la Compagnia Ragli: OtelloSugarfree, Nuovo Ordine Mondiale, Ragli, L’imperatore, Fine. Appartengono al gruppo i giovanissimi Mauro Conte, Dalila Cozzolino e Laura Garofoli. (Biografia gentilmente concessa dal sito primaveradeiteatri.it)