andrea trapani teatro

Il malessere di Porco Mondo

Recensione a Porco Mondo – di Compagnia Biancofango

foto di Marco Davolio

Un ambiente aperto, non delimitato da scenografie, ma contemporaneamente vuoto come i corpi che lo abitano, chiuso, malato e asfittico; l’aria è irrespirabile, le parole escono a fatica, balbettate, morsicate da due corpi che fanno gesti convulsi, nevrotici, reiterati, toccano un bestiale recondito, danno alito a impulsi viscerali che sono lì, innegabili nella loro crudezza. Da animali passano a esseri umani di bianco vestiti, puri come la neve sparata dai cannoni, artificiale, sostituta di una realtà che non esiste più.

La Compagnia Biancofango ha presentato al Festival Teatri di Vetro di Roma il nuovo intenso spettacolo Porco Mondo, una storia tra un uomo e una donna senza nome e senza tempo, senza un luogo di appartenenza e privi di un senso che li tenga legati l’uno all’altra. Lui, un bravissimo Andrea Trapani che firma anche la drammaturgia insieme a Francesca Macrì, è un frustrato che si eccita a parlare in chat con una ragazzina di 13 anni; lei, una superlativa Aida Talliente una donna nevrotica con la voglia disperata di sentirsi ancora attraente, pronta a travestirsi da Marilyn Monroe per essere bionda, per apparire bella almeno una notte, quella di Natale. Unici oggetti a far compagnia ai corpi sono due sedie, una radio, un panettone e uno spumante, feticci di una felicità ormai lontana e dimenticata.

foto di Matteo Ippolito

I desideri della donna si disattendono, o forse non erano mai realmente esistiti neanche nella sua intimità, e il risultato è diventare ancora più ridicola agli occhi di chi non la ama più, trasformando la serata in una vuota desolazione, disperatamente divertente nei gesti di lei, estremamente conturbante nelle parole di lui. I loro corpi, muscoli e volti compiono continuamente piccoli movimenti, gesti quasi automatici e autistici, sintomo di impulsi fisici reconditi e bestiali: in Porco Mondo i corpi abitano le parole che a poco a poco escono come impazzite, in un flusso di crudeltà e rancore celato dietro una storia finita con «la neve che tutto ricopre e tutto cancella». Le parole si bloccano e vengono restituite frammentate e sputate attraverso gesti impercettibilmente asserviti a un malessere che cova dentro le loro anime. Ma che non sa ribellarsi fino in fondo.

La regista Francesca Macrì e gli attori in scena realizzano un lavoro curato fino all’ultimo dettaglio, pieno di sfumature che rendono Porco Mondo uno scrigno di una manifattura preziosa, che inchioda alla sedia, fa ridere, stupisce e disturba per un logoramento lascivo, non portando a soluzioni ma a una morte interiore, lenta che si chiude con un immagine dolorosa, struggente, di una sconfitta che assorbe l’uomo.

Visto al Teatro Palladium, Festival Teatri di Vetro 6, Roma

Carlotta Tringali