associazione etre silvia bovio

LC14 Play with… Silvia Bovio: il racconto dell’organizzazione

Al termine del Festival Luoghi Comuni 2014 Play With Us a Mantova, dopo aver intervistato Laura Valli [leggi l’intervista], abbiamo incontrato Silvia Bovio, responsabile organizzativa di Associazione Être. Un insolito e interessante sguardo sull’evento, raccontato da chi ne ha curato l’organizzazione.

Quanti mesi di lavorazione sono serviti per costruire la tre giorni mantovana?
S.B. Per organizzare Luoghi Comuni, che si svolge a marzo, si comincia in luglio partendo dalla scelta della città. Si iniziano a fare tra luglio e settembre i primi incontri con le istituzioni locali e ci si divide il lavoro con la residenza. Être fa la supervisione generale, si occupa della comunicazione, della raccolta fondi e sponsor, della scrittura del bando interno e della giuria che sceglie gli spettacoli. Fatto questo si costruisce il palinsesto. La residenza invece segue autonomamente la parte legata agli spazi, alla tecnica e alla logistica, preoccupandosi delle convenzioni con alberghi, ristoranti e spazi da utilizzare.

foto di Pietro Colombo Leoni e Flavio Moriniello

foto di Pietro Colombo Leoni e Flavio Moriniello

Gli artisti propongono il contenuto, ma l’organizzazione allestisce il format e il concept dell’evento nel suo complesso. Qual è il suo punto di vista sulla formula di Luoghi Comuni 2014, in relazione alla presenza di pubblico e addetti ai lavori?
S.B. Anche se quest’anno ci siamo concentrati sul pubblico, ci siamo resi conto che il Festival ha ormai raggiunto un certo grado di affezione tra gli operatori. In quest’edizione abbiamo inserito anche il biglietto a pagamento per loro che è senza dubbio un fattore motivante. Certamente sarebbe stato efficace e forse più vincente aprire il festival solo al pubblico, ma è stato comunque utile per notare alcune differenze di reazione tra addetti ai lavori e non: nello spettacolo di Ilinx Machine ad esempio (performance per quattro spettatori e tre attori che compiono assieme un viaggio in macchina, ndr) c’è un momento in cui i performer rimangono immobili e l’azione sembra interrompersi. In quella “pausa” il pubblico aspetta curioso l’azione successiva degli attori, l’addetto ai lavori in molti casi pensa che sia la compagnia ad aspettarsi una reazione dello spettatore.

In questa edizione si sono visti molti spettacoli in spazi non teatrali; da un punto di vista strettamente organizzativo questo cosa comporta?
S.B. Quest’anno il tema ci ha naturalmente portati in spazi in cui il teatro non si fa mai. Abbiamo fatto inizialmente dei sopralluoghi prima ancora di sapere quali sarebbero stati gli spettacoli e chiedendo alla residenza di mostrarci tutti i luoghi della città che a loro avviso potessero essere utilizzati. Siamo partiti da quelli teatrali, luoghi legati all’arte o spazi chiusi come sale comunali. Poi abbiamo dato alle residenze le foto degli spazi raccolti, chiedendo loro di comunicarci se avessero avuto bisogno di spazi specifici. A quel punto abbiamo cercato altri spazi come il bar, il ristorante, il circolo ufficiali. In alcuni casi c’è stato bisogno di riadattare gli spettacoli: Teatro delle Moire ad esempio ha concepito Elvis’ Stardust come performance da svolgere in un distributore di benzina, ma a Mantova avevamo l’esigenza di proporre lo spettacolo in centro storico quindi l’abbiamo inserito in un negozio di arredamento.

Che tipo di lavoro fa con le compagnie e qual è il suo punto di vista nei loro confronti?
S.B. Il presupposto da cui partire è che l’associazione non è il primo impegno delle compagnie. Il loro lavoro è innanzitutto la residenza e per questo noi che lavoriamo in Être spesso ci troviamo a rincorrere le singole residenze. La cosa più difficile è raccogliere le informazioni utili per organizzare al meglio il festival. Dipende poi molto dal motivo per cui le varie residenze partecipano all’associazione. Alcune l’hanno fondata, altre hanno vinto il bando Cariplo in un secondo momento, c’è chi crede molto nel lavoro di rete e riesce a farlo bene, chi invece è più in difficoltà perché non ha un organizzatore o ha fasi artistiche ed economiche alternate.

foto di Pietro Colombo Leoni e Flavio Moriniello

foto di Pietro Colombo Leoni e Flavio Moriniello

Come sarà organizzato il prossimo Luoghi Comuni/Spring Meeting IETM?
S.B. È ancora davvero presto per poterlo dire. Sicuramente non sarà riservato solo alle compagnie di Être perché il meeting non è un evento provinciale o regionale, ma nazionale. Presenteremo una selezione della proposta artistica che ci sarà in Italia il prossimo anno: una sfida davvero dura! Dallo scorso novembre abbiamo chiamato degli operatori, degli organizzatori e dei direttori artistici che ci dessero dei consigli. Abbiamo creato dei tavoli di lavoro focalizzati sulla diffusione del progetto che deve essere incisivo già da ora e sulla gestione dei rapporti che vogliamo avere con gli operatori internazionali.
Ci siamo poi chiesti che ruolo dovessero avere le residenze e stiamo pensando di organizzare un Social Program: un tour delle residenze in Lombardia da fare prima dei tre giorni di meeting.

Anche nell’edizione appena conclusa ci sono stati molti eventi collaterali: Play the map, Play with food, Play around, Play with Mentor, Play the Music. Perché avete deciso di farli?
S.B. Dopo l’edizione 2012 a Bergamo (Let’s Keep in Touch, ndr) abbiamo approntato un questionario interno alle compagnie della residenza e nella parte di consiglio molte di loro ci hanno detto che erano mancate proprio le occasioni informali di incontro: tra di noi, tra gli operatori, con il pubblico. Forti dell’esperienza maturata in questi anni di partecipazione in IETM, dove la parte di Social Program è fondamentale, abbiamo inserito nel programma tutta questa serie di eventi legati al pubblico e alla scoperta del territorio. Abbiamo pensato che, oltre al teatro, fosse giusto valorizzare le specificità della città che ci ha ospitati. Anche perché, a ben pensarci, Être è prima di tutto un insieme di compagnie che lavorano con il loro territorio.

Intervista a cura di Margherita Gallo