spettacoli leonardo gambardella

Ultima serata di festival

Un italiano a Macondo

Un italiano a Macondo

Si conclude, la serata del 5 giugno, il Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari giunto quest’anno alla sua XXII edizione. Dopo ben dodici spettacoli, incontri, concerti e aperitivi, il Protoconvento francescano, animato per una settimana da tanto pubblico, entusiasmo e frizzante energia, ospita gli ultimi due spettacoli della rassegna. Ma prima di entrare nella Sala 14 – dove ha luogo la prima messinscena – alle 18.00 è prevista la presentazione del libro Invisibili realtà di Pierfrancesco Giannangeli a cura di Piergiorgio Cinì: un volume che indaga la storia dei Teatri Invisibili e del laboratorio teatrale Re Nudo.

Mentre nel chiostro del Protoconvento si potrà gustare l’ultimo aperitivo offerto dall’azienda vitivinicola ‘A Vita, alle ore 19 nella Sala 14 Leonardo Gambardella mette in scena e dirige una sua drammaturgia ispirata a un calabrese emigrato in Colombia a cui lo scrittore Màrquez si è rifatto per il personaggio italiano presente in Cent’anni di solitudine. Interpretato da Chiara Cimmino, Elena Fazio e lo stesso regista, Un italiano a Macondo racconta la storia di un uomo partito dal suo piccolo paesino nella periferia mediterranea per fare fortuna e arrivare a Macondo, un luogo dell’anima in cui solo chi conosce la nostalgia può sostare. Con l’aiuto del Prof. Vittorio Cappelli esperto di emigrazione, le musiche originali di Guido Sodo, le scene e i costumi di Vittoria Gallori e Pasquale Lanzillotti, lo spettacolo di Gambardella restituisce valore a quella terra troppo spesso dimenticata ma che produce splendidi frutti che anche in luoghi lontani si possono “assaggiare”.

Ad andare in scena alle ore 20.30 al Teatro Sybaris è La brocca rotta a Ferramonti, un testo che parte dal capolavoro di Heinrich von Kleist e che viene qui riadattato dal drammaturgo Francesco Suriano, con l’aiuto di Franziska Van Elten, per diventare punto di partenza di uno spettacolo metateatrale. A Ferramonti, una località tra la Salerno-Reggio Calabria, un gruppo di internati, per lo più ebrei, mette in scena nel 1942 l’opera di Kleist. Questa diventa il principio di una tragedia ben più grande che va dalle persecuzioni razziali al mondo della menzogna, dall’inconsapevolezza del pericolo alla crudezza della realtà. Realtà e finzione si incontrano e si scontrano a teatro per mostrare come la tragedia sia nascosta dietro ogni angolo, soprattutto quando meno la si aspetta. Uno spettacolo che vede in scena diverse energie: Marilù Prati, Giuseppe Murdaca, Francesco Spinelli, Francesco Aiello, Marcello D’Angelo, Egizia Scopelliti, Lorenzo Praticò, Adele Rombolà e Maria Marino sono diretti da Francesco Suriano e da Renato Nicolini; le scene sono di Aldo Zucco, le musiche curate da Evelina Meghnagi, i costumi di Milly Basile Rognetta e da Simona Sicari, mentre le luci sono di Gennaro Dolce e Iris Balzano.

Carlotta Tringali