Redazione

Una “casa” per gli artisti di tutta Europa

Fabbrica Europa è una realtà particolare all’interno del panorama italiano dei festival. Attivo a Firenze dal 1994, il progetto è stato ideato da Maurizia Settembri, che negli anni ha coinvolto una serie di figure diverse, fino a farne oggi uno dei punti di riferimento per le arti performative.
Ha un centro importante e pulsante, la bellissima Stazione Leopolda, ma agisce anche attraverso una rete di spazi gestiti da diversi artisti della città; invita giovani coreografi e artisti affermati; ospita spettacoli italiani, europei, internazionali. In questa conversazione con Maurizia Settembri, alla Direzione danza, multimedia e progetti internazionali, andiamo a scoprire il terreno da cui si è originata Fabbrica Europa, le sue linee culturali, le scelte di progetto iniziali e le trasformazioni che hanno attraversato, negli anni, questo “cantiere aperto”.

Un ritratto di Maurizia Settembri

Un ritratto di Maurizia Settembri

Il nostro paese è popolato di moltissimi festival, di diverse dimensioni, poetiche, intenti. Qual è la specificità di Fabbrica Europa all’interno di questo scenario? Lo ha definito un festival “in ascolto”…
Intanto, bisogna dire che Fabbrica Europa non nasce come festival: nasce a Firenze nel 1994 come progetto di formazione, a partire da una richiesta locale di otto giovani coreografi. Era un momento di “deserto” : dopo Firenze Capitale Europea della Cultura, si era conclusa l’esperienza del Teatro Regionale Toscano, organismo di produzione, ed era finita da qualche anno la Rassegna dei Teatri Stabili. Nel frattempo, a livello cittadino, si era sviluppata molto la danza, a partire dall’esperienza del Teatro Comunale, Maggio Danza, il Progetto Martha Graham che avrebbe dovuto concludersi con la nascita di una scuola, mai realizzata. Erano presenti alcune importanti scuole come il Centro Danza diretto da Cristina Bozzolini e Rosanna Brocanello. Molti teatri storici erano chiusi per restauro (Affratellamento, Goldoni, Niccolini). Così una città che era stata piena di teatri, se ne trovava priva. Ma c’erano molti palazzi con sale che si prestavano facilmente ad essere trasformate in scuole e spazi per la danza. Così, è venuta l’idea di proporre un grande progetto, che potesse coinvolgere artisti della danza e anche di altre discipline, dalle arti visive alla musica, al teatro.
Dopo un’esperienza di lavoro al Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale di Pontedera, avevo iniziato un’attività indipendente: curavo tournée di compagnie internazionali e giravo molto. Quando sono ritornata a Firenze avevo voglia di lavorare su uno spazio che non fosse un teatro – in Belgio ero rimasta affascinata dagli spazi di archeologia industriale utilizzati ai fini culturali – e durante una visita alla alla Sovrintendenza di Firenze, alla ricerca di spazi, una persona mi parlò della Stazione Leopolda, che nessuno conosceva a Firenze.

Uno spazio in disuso?
Era una stazione del 1850, adibita a magazzino degli oggetti smarriti, di proprietà delle Ferrovie dello Stato. La Sovrintendenza alle Belle Arti la stava registrando fra i beni di interesse artistico da tutelare. Quando ha preso avvio l’idea di lavorare con gli otto giovani coreografi, sono tornata a vedere lo spazio insieme ad Andrés Morte (fondatore della Fura dels Baus e direttore del Mercat des Flors), che ho voluto subito coinvolgere, non avendo io esperienza su questi spazi. Alessandro Certini, poi, che veniva da un’esperienza di lavoro a Berlino con Charlotte Zerbey, propose di intitolare il progetto al “disordine delle arti” perché condiviso da artisti diversi. E, all’inizio, partì come progetto di formazione con due finanziamenti europei (il festival non si chiama “Fabbrica Europa” per caso). Ai dirigenti delle Ferrovie dello Stato – che gestivano lo spazio – l’idea piacque molto. E ci hanno subito appoggiato. Ma c’era una certa resistenza da parte del Comune e altri enti. Ritenevano questo progetto impossibile. Non c’erano soldi; pensavano che la nostra idea fosse un bluff. Ma a Firenze c’erano invece molti operatori che avevano voglia di fare qualcosa di nuovo: il progetto nasceva dalla città, dalle persone che ci lavoravano e da quelle se n’erano andate, e che poi sono tornate. Erano soprattutto artisti, tecnici, danzatori, musicisti.

E dopo questo primo momento?
Il primo anno è stato veramente un grande laboratorio, di incontri e formazione. Avevamo i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, con il progetto regionale Arte e Cultura che ha permesso di organizzare un corso di formazione triennale per 20 giovani operatori, ogni anno, coinvolgendo professionisti internazionali e grandi artisti. C’era inoltre il Progetto Europeo Caleidoscopio attraverso il quale è stato possibile realizzare delle produzioni invitando a lavorare insieme una trentina di artisti italiani e stranieri. A questi si aggiungevano un grande numero di altri artisti locali e volontari. Dopo il primo anno ci siamo subito posti il problema di come trovare risorse e coinvolgere altri attori della realtà culturale fiorentina, mantenendo il tratto distintivo di Fabbrica Europa: essere un porto franco. Un luogo di creazione e formazione: non era importante che lo spettacolo fosse bello o brutto, bisognava rischiare nuovi processi. Questa la linea culturale: fare alla Stazione Leopolda per un mese, durante il festival, una casa per artisti di tutta Europa.

La Stazione Leopolda

La Stazione Leopolda

La Stazione Leopolda è rimasta un luogo di riferimento per il festival in tutti questi anni. Come si è intervenuti sullo spazio, è stata restaurata?
Non è mai stata ristrutturata, nel senso stretto del termine: è stata ripulita e messa in sicurezza. E si è lavorato sulla facciata, recuperandola con un intervento di Gae Aulenti. Nonostante fosse così centrale, a pochi metri dalla Stazione di Santa Maria Novella, era piuttosto abbandonata. Abbiamo cominciato noi, poi è arrivata la moda, Pitti Immagine, con cui abbiamo collaborato su obiettivi comuni. Né loro né noi volevamo un restauro interno che ne stravolgesse le possibilità infinite di uso. A noi piacerebbe tantissimo farne uno spazio di creazione permanente, un luogo stabile di produzione per gli artisti indipendenti, soprattutto adesso che ha alle sue spalle il grande teatro dell’Opera di Firenze.

L’idea è sempre stata quella di un luogo di rischio? O ci sono state diverse fasi, negli anni?
L’idea è che sia un luogo d’incrocio: di culture e discipline. E di portare la creazione contemporanea a confronto con una città come Firenze, dove ogni anno si inaugura un nuovo Museo. Anche se ora l’apertura del festival alla città vuol dire anche occupare luoghi diversi, e anche spazi del Polo Museale. L’anno scorso, il convegno “Emergenze”, è stato organizzato al Rondò di Bacco, teatrino storico di Palazzo Pitti che negli anni passati ha ospitato Bob Wilson e Meredith Monk. È stato bellissimo, anche dal punto di vista della memoria storica.

Piano piano anche in Italia si sta affermando la figura del curatore per le arti performative: non è un regista, che porta avanti le proprie scelte artistiche e poetiche, ma nemmeno soltanto un organizzatore con competenze gestionali. Quali sono, a suo avviso, le qualità che dovrebbe e non dovrebbe avere un curatore?
Per me è facile rispondere, perché è quello che facciamo da vent’anni: la figura è quella del direttore artistico-esecutivo. Penso che potrebbe essere anche un coreografo o un regista, ma la prima regola dovrebbe essere quella di non presentare i propri lavori quando si ricopre questo ruolo. E poi deve essere una persona capace di creare un ambiente di lavoro continuativo, un’équipe efficiente e autonoma. Vi sono altre figure importanti: penso, ad esempio, al ruolo di presidenza che a Fabbrica Europa è svolto da Luca Dini, una persona che ascolta e che lascia libertà d’azione. Il curatore deve poter essere indipendente nelle sue scelte, non deve sentirsi condizionato e deve portare avanti il suo progetto senza troppi compromessi. Dunque, le qualità fondamentali sono l’indipendenza e la continuità di lavoro. Poi deve essere una persona disponibile, avere il tempo di viaggiare, incontrare persone e vedere tanto, tantissimo. E deve avere una grande capacità di ascolto verso i suoi collaboratori e verso il proprio territorio.

Fabbrica Europa attraversa tutto il mese di maggio. Ma cosa succede durante l’anno? Come si muove un curatore?
Vi sono molti progetti che vanno oltre il mese di maggio: ad esempio, quest’anno, Era delle Cadute, che si realizza a Pontedera con una fase di preparazione in residenza al Teatro Era tra diversi gruppi di teatro e che viene presentato al pubblico il 13 e 14 giugno; oppure il progetto con il coreografo tibetano Sang Jijia, danzatore e assistente per molti anni di Forsythe, e la City Contemporary Dance Company di Hong Kong organizzato in collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino al nuovo teatro dell’Opera di Firenze dove sono previsti incontri, workshop e la presentazione in prima europea di As If To Nothing nei giorni 27 e 28 giugno.
È terminata da poco NID Platform, la piattaforma della danza italiana che è stata organizzata dal 22 al 25 maggio a Pisa e Pontedera, dove mi sono occupata in particolare, con Dominique Martin, della promozione internazionale . Questo progetto sostenuto dal Ministero, dalle Regioni su proposta dell’RTO composta da 17 strutture, festival e circuiti italiani, in collaborazione con Federdanza/Agis, comporta un sostanziale lavoro di coordinamento con strutture italiane. Ma non solo, importante per un curatore di danza è anche essere presente nei vari meeting a giro per l’Europa. Il prossimo sarà il “Focus Danse” durante la Biennale della Danza di Lione. Ve ne sono di continui ogni mese in un Paese diverso. Ricevo diversi inviti. Faccio parte dell’IETM, network internazionale sulle performing arts che nel marzo 2015 si svolgerà a Bergamo, e anche questo sarà un progetto al quale collaborerò attivamente insieme alle Rete delle Residenze Lombarde ETRE. A Febbraio vorrei tornare nuovamente al TPAM di Yokohama in Giappone, un incontro euro-asiatico di notevole interesse. Ma anche partecipare ai vari festival estivi italiani è molto importante e da giugno fino a settembre questa sarà una delle principali attività, mentre penso al programma del nuovo anno e alle produzioni da sostenere. Altra attività fondamentale di un curatore mentre progetta e costruisce il piano di lavoro dell’anno o degli anni prossimi è il fund-raising, la ricerca dei fondi attraverso tutte le vie possibili: progetti europei, bandi delle istituzioni locali e nazionali, fondazioni bancarie, fondazioni internazionali, co-produzioni a vario livello e sponsor.

Altre idee collaterali?
Cercheremo di far partire un progetto alle Murate, ex carcere di Firenze, ristrutturato recentemente. Un progetto di residenze artistiche per la danza in collaborazione con CAB 008, con Cristina Rizzo e Marina Giovannini. Vorremmo diventasse uno spazio per una nuova generazione di coreografi e danzatori italiani con base a Firenze, e dintorni, che però hanno studiato a Londra o Amsterdam e che si muovono fra Barcellona e Reykjavik, Londra, Parigi e Bruxelles. Si definiscono Attivisti della danza. Sono circa 35-40 e stanno portando avanti un discorso di spazio comune per la danza. Cercheranno di creare una Casa della Danza.
C’è una grande diversità fra questa generazione e la precedente: prima, gli artisti cercavano di creare una propria compagnia, mentre adesso l’obiettivo è l’indipendenza, soprattutto dalle pastoie burocratiche. Forse una struttura unica che si occupi di loro dal punto di vista amministrativo è un’idea sana. A Firenze, da 5 anni, nell’ambito dell’Estate Fiorentina, sviluppiamo un progetto di incontro con la musica, attualmente coordinato da Maurizio Busia. Il Festival au Désert/Presenze d’Africa apre la quinta edizione con un’anteprima con protagonisti Amadou & Mariam, ambasciatori della musica del Mali, due straordinari musicisti che hanno contagiato il mondo con i ritmi e le melodie solari della propria terra. Il Progetto prosegue a luglio a Le Murate.

Nei vent’anni di Fabbrica Europa, c’è un ricordo, un’immagine o un aneddoto che è capace di raccontare la storia del festival?
Ce n’è uno in particolare. E risale proprio all’inizio. Qualcuno ha detto che questo progetto era impossibile, che la Stazione Leopolda non esisteva; e che, se esisteva, non era utilizzabile. Di preciso, ha detto: «non è possibile che esista un posto come la Stazione Leopolda e che nessuno abbia pensato di utilizzarlo prima». C’è stato anche chi ha detto che a Firenze “non si può lavorare” e che non si può lavorare in un sistema di collaborazione fra diversi operatori. Fabbrica Europa l’ha fatto (ed è stato un esempio seguito da molti), probabilmente perché fin dall’inizio tutti si sono sentiti partecipi e protagonisti. Credo che sia questo il motivo per cui siamo riusciti a “r”esistere 20 anni.

intervista a cura di
Roberta Ferraresi e Rossella Porcheddu

Nutrire e creare relazioni: la vocazione di un festival

Che cosa è un festival? Una vetrina per spettacoli? O piuttosto un’occasione per creare relazioni? E, più in generale, fare teatro equivale a produrre spettacoli? O piuttosto ad attivare reti, e a contaminare territori? Sono alcune delle domande che Roberto Bacci si pone nel ripercorrere le tappe del proprio percorso curatoriale, dalla prima direzione artistica a Santarcangelo all’ultima di Fabbrica Europa, passando per Volterra e Pontedera, dal 1978 al 2014. Un presente che vede connessa la figura di Bacci tanto alla Fondazione Pontedera Teatro quanto a Fabbrica Europa, legate da una collaborazione di lunga data e dalla nascita, nel 2003, del nuovo soggetto giuridico, la Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee (che vede anche la partecipazione dell’Associazione Music Pool e il sostegno di Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di Firenze). La riflessione, e il racconto di Bacci partono, dunque, da lontano…

«Ho sempre cercato di fuggire con tutte le forze dal festival formato rassegna, sin dal primo festival che ho diretto, a Santarcangelo. Lì, nel 1978, ho inventato un grande spettacolo sulla messinscena di una città, con temi che si alternavano ogni sera; negli anni successivi ho portato il festival nei paesi intorno, e l’ho ‘rovesciato’, facendolo partire con la chiusura e finire con il debutto. Era il teatro nella città, e la città dentro il teatro. Quei primi anni, per me, sono stati un personale tentativo – devo ammetterlo – di nutrirmi, di capire cosa potesse essere l’esperienza teatrale denominata festival».

Un ritratto di Roberto Bacci

Un ritratto di Roberto Bacci

E qual è la conclusione?
«È un tema che ho sempre portato avanti, quello della ricerca su che cosa sia un festival. Otto edizioni di Santarcangelo, dieci di Volterra Teatro e i progetti di Pontedera, anche l’ultimo, L’Era delle cadute, e, più recenti, i due anni a Lari, per me sono stati ossigenanti. Certo Santarcangelo è molto diverso da Fabbrica Europa. Fabbrica ha da una parte Firenze, con i pro e con i contro, i costi di una città, che non sono i costi artigianali di Santarcangelo, o Lari, o Pontedera stessa; e dall’altra la possibilità di invitare a Firenze eccellenze e di coltivare i rapporti internazionali, Anatolij Vassiliev, Jan Fabre, l’Odin Teatret. Trovo interessante questo, ciò che trovo meno interessante e dispendioso è fare tre o quattro spettacoli necessari ad avere l’attenzione, del pubblico e della stampa. Il teatro regala possibilità attraverso le persone. È fondamentale continuare a nutrire le relazioni, umane e artistiche».

Quest’anno ne sono nate di nuove?
«Sì, la collaborazione con Tomi Janežič, che al festival ha portato in scena Il Gabbiano, e che a Pontedera farà una produzione con attori italiani. Mi interessano i rapporti personali, come quelli che ho coltivato, negli anni, con Eugenio Barba, con Peter Brook, o con Jan Fabre, anche per motivi extra-teatrali. Questo è essenziale per me: ciò che il teatro può essere al di là dello spettacolo. Spettacoli e teatro non corrispondono: si possono fare tanti spettacoli senza fare teatro».

Prima parlava di differenze fra diversi luoghi, come Lari, Pontedera, Volterra. Firenze non lo è? Non c’è un vero dialogo tra la città e il festival?
«La domanda è: perché Pontedera è nata a Pontedera? Semplice, perché non è Firenze, perché non è Milano, perché non è Roma. Perché è possibile costruire un isolamento, un nutrimento che in una città non hai. In quei luoghi le persone si incontrano automaticamente, a Firenze no, bisogna rivolgersi agli operatori, a un pubblico teatralizzato… lo capisco ma non mi basta. Firenze è una città che divora se stessa, una macchina che deve produrre – turismo, cultura, consenso. Il luogo di Fabbrica Europa non è Firenze, è la Stazione Leopolda».

In Italia, c’è, in questo momento una rifioritura della cultura di gruppo. Com’è cambiata negli anni?
«Faccio solo un esempio. Molti anni fa abbiamo organizzato una sorta di “università viaggiante” del teatro, in cui si tenevano lezioni e conferenze, si organizzavano seminari e si proiettavano film, insieme ai più grandi studiosi di teatro. C’era un rapporto organico con gli intellettuali, con la storia del teatro – Ferdinando Taviani, Claudio Meldolesi, Fabrizio Cruciani, Franco Ruffini. Qualcosa che oggi manca».

Non c’è, oggi, un’attenzione comune nel costruire la propria storia, nell’interrogare la propria geneaologia?
«No, credo che non ci sia la coscienza della propria storia. Maggiori abilità linguistiche portano a dare attenzione alla forma e alimentano tentativi di differenziarsi attraverso i linguaggi; spesso sono tentativi che mancano, però, di una consapevolezza interiore. Ho l’impressione che tante forme teatrali non parlino, non dialoghino con se stesse, non si pongano interrogativi. La domanda fondamentale non è “come lo faccio?”, ma “perché lo faccio?”; e questo interrogativo non lo trovo spesso dentro il teatro. Perché le domande più importanti con le quali interrogare il teatro nascono fuori da esso, come le grandi rivoluzioni».

E allora dove nascono le domande del teatro?
«Sono le domande sulla conoscenza di sé, ovvero: chi sono? perché ci sono? qual è il mio funzionamento? come mi pongo nei confronti del termine ultimo? È il teatro che mi obbliga a pormi certe domande. Già trent’anni fa avevo diretto Il giardino dei ciliegi di Cechov, e l’ho rifatto quest’anno, in Romania, in un teatro da mille posti che si riempie tutte le sere, con venti tecnici, musicisti, dodici attori meravigliosi; ho lavorato proiettando le mie domande su un testo come quello, e ho scoperto che tutti quei personaggi mi appartengono. Io sono tutti quei personaggi, anche minori, come Epichodov, il contabile, che vive passando di disgrazia in disgrazia senza battere ciglio. Io sono Epichodov? Assolutamente sì, perché ogni giorno ci sono disgrazie in cui inciampo. Sono Lopachin? Assolutamente sì, perché, se non fossi Lopachin, Pontedera non ci sarebbe. Sono Ljuba Andreevna? Sono totalmente Ljuba Andreevna».

Il teatro è uno strumento che dà l’opportunità fisica, biologica, di riflettere costantemente sulle relazioni umane. cosa significa fare un viaggio attraverso lo spettacolo?
«Attraverso il teatro inciampo in cose che mi tengono sveglio. È un ostacolo permanente, se lo sai usare. Dumas diceva “se potessi inventare la penna che ogni volta che scrivi si rompe e ti macchia di inchiostro per ricordarti che stai scrivendo”. Per me il teatro è la penna che si rompe e ti sporca. Chi scrive? Cosa scrive? E perché?»

Intervista a cura di
Roberta Ferraresi e Rossella Porcheddu

Rassegna stampa 3 – 9 marzo

 

SPETTACOLI   RECENSIONI
 otello_locascio Otello
regia Luigi Lo Cascio
Otello di Paolo Randazzo (Dramma)
Il male dentro di Otello di Gianfranco Capitta (Il Manifesto)
OTELLO – di e con Luigi Lo Cascio di Gigi Giacobbe (Sipario)
 gassman_imm RIII – Riccardo III
regia Alessandro Gassman
Il mostruoso Riccardo III di Shakespeare con Alessandro Gassmann tra Frankestein e Lord Fener di Paolo Paganini (Lo spettacoliere)
Riccardo III di Alessandro Gassman di Mattia Palma (Potato Pie Bad Business)
RIII RiccardoTerzo – Piccolo Teatro Strehler di Ilaria Guidantoni (SaltinAria)
 tempesta La Tempesta
regia Valerio Binasco
Valerio Binasco e l’umano nella Tempesta di Viviana Raciti (Teatro e Critica)
La Tempesta di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it)
 circoequestre2 Circo Equestre Sgueglia
di Raffaele Viviani
Circo Equestre Sgueglia – regia di Alfredo Arias di Patrizia Iovine (Sipario)
L’Argentina di Arias nella Napoli di Viviani di Simone Nebbia (Teatro e Critica)
 familie_floz INFINITA
Familie Flöz
Il successo di Familie Flöz al Valle Occupato di Andrea Porcheddu (L’onesto Iago – Linkiesta.it)
Familie Flöz, l’emozione Infinita di Simone Nebbia (Teatro e Critica)
 servitore_latella Il Servitore di due padroni
regia Antonio Latella
Il rivoluzionario Arlecchino di Latella di Laura Bevione (Amandaviewontheatre)
Latella e il Servitore smascherato che non t’aspetti di Davide Sannia (Krapp’s Last Post)
 educazione_siberiana Educazione siberiana
regia Giuseppe Miale di Mauro
Educazione siberiana: “un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare” di Francesca Saveria Cimmino (Corriere dello Spettacolo)
Educazione siberiana di Emanuela Ferrauto (Dramma)
parkinson-300x200 Parkin’son
di Giulio D’Anna
Creazione come atto di guarigione: intervista a Giulio D’Anna di Carlotta Tringali (Abracadamat)
Parkin’son di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it)

ALTRI SPETTACOLI

L’untuosità della provincia: sull’Ispettore generale di Michieletto Laura Bevione Amandaviewontheatre
«Criminali onesti» nella torre di Babele Enrico Fiore Controscena
Tra Beatles e Nord Est: il teatro della domenica/3 Massimo Marino Controscene – CorrierediBologna.it
Anne Sexton Cleaning the house Renato Palazzi Del Teatro
Nuda proprietà Maria Grazia Gregori Del Teatro
Giduglia Maria Dolores Pesce Dramma
Coltelli nelle galline Angela Villa Dramma
L’arte di Eduardo nei campus del sud Italia Emanuela Ferrauto Dramma
La vita arrugginita di Woyzeck secondo Tamás Ascher Giulia Menegatti Krapp’s Last Post
Patres. Il Telemaco di Calabria di Scenari Visibili Elisabetta Reale Krapp’s Last Post
L’algida denuncia grigio-gialla di Fanny&Alexander Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
Mattia (che fu): un felice caso di serendipity Renzo Francabandera Paneacquaculture.net
Quotidiana.com: se l’ironia sfida (e batte) la pennichella Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
Scheriani, diario intimo di Sarah Kane Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
Arte&impresa, con l’associazione “Silvia dell’Orso” Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it
Paolo Rossi, Arlecchino servitore di Arlecchino Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it
La Borto: Saverio La Ruina riveste la pelle del suo personaggio e offre emozioni pure Emilio Nigro Rumor(s)cena
Barbonaggio teatrale: Ippolito Chiarello e la forza del cambiamento Tommaso Chimenti Rumor(s)cena
Pantani: ascesa e caduta di un mito Rossella Menna Rumor(s)cena
Invidia: sentimento umano per eccellenza Tommaso Chimenti Rumor(s)cena
La metamorfosi – regia Luca Micheletti Nicola Arrigoni Sipario
Peli Francesca Serrazanetti Stratagemmi
I Giuffrè riscrivono La lista di Schindler Andrea Pocosgnich Teatro e Critica

INTERVISTE

Resistenza e auto-apprendimento: Paola Bianchi racconta Kairòs Agnese Doria Altre Velocità
Dieci anni di Buone Pratiche – Conversazione con Oliviero Ponte di Pino Maddalena Giovannelli Doppiozero
Cinque allegri ragazzi, morti ma non troppo. Musica e teatro in contaminazione vincente Simone Pacini Krapp’s Last Post
Chiara Stoppa: «Ho fatto della mia malattia uno spettacolo Laura Santini Mentelocale

APPROFONDIMENTI

Dieci anni di Buone Pratiche del Teatro. Documentazione: i riscontri 2004-2013 Redazione Ateatro
Il Teatro delle Albe negli States. Seconda lettera-diario di Marco Martinelli Massimo Marino Controscene – CorrierediBologna.it
Il poeta muratore, l’attrice partigiana Massimo Marino Doppiozero
Lettere a Romeo Castellucci | Le visioni di Orfeo Luca Del Pia Doppiozero
Visioni di teatro Visioni di futuro a Bologna Mario Bianchi Eolo
Il coraggio dell’educazione-Il futuro dei Servizi educativi/il convegno al Testoni di Bologna Cira Santoro Eolo
Il ritorno dei corsari! Andrea Porcheddu L’onesto Iago – Linkiesta.it

 

a cura di Elena Conti, Maddalena Peluso e Rossella Porcheddu

Per una donna e per altre alterità

Per una donna – di Letizia Russo, regia di Serena Sinigaglia

Visto nell’ambito del Festival Wonderland. Un articolo di Maddalena Giovannelli

imagesNel cartellone del festival Wonderland molte proposte hanno raccontato, attraverso linguaggi artistici differenti, storie di inclusione e diversità, hanno dato voce a chi si sente un po’ fuori dal coro, non del tutto aderente ai modelli proposti e condivisi. Crisi, piccole crepe, prese di coscienza della propria alterità hanno trovato il proprio posto sulla scena, dal fenomeno Hikikomori alla ricerca di un’identità sessuale, dalla precarietà lavorativa alla violenza sulle donne. Il protagonista di La mia massa muscolare magra – uno spettacolo di Cronos3 presentato lo scorso 7 marzo e firmato da Manuel Renga – è un attore gay che utilizza la propria sessualità come efficace capitale relazionale. Anche L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi di Teatri di Vita (6 marzo) attraversa il testo di Copi per dare spazio, tra risate e spaesamenti, a nevrosi e pulsioni contemporanee.

Per una donna, andato in scena il 5 marzo presso lo Spazio Teatro Idra, si segnala per l’interesse della proposta drammaturgica: Letizia Russo – una tra le più significative giovani autrici attive in Italia, classe 1980 e premio Tondelli nel 2001 – conferma la sua capacità di indagare tematiche complesse e delicate attraverso l’efficace filtro dell’ironia. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Atir e allestito in forma di studio da Serena Sinigaglia, entra nell’intimità di una donna sposata in preda al turbamento imprevisto per una sconosciuta. A dare voce alla protagonista è la brava Sandra Zoccolan, che conduce il suo personaggio tra un erotismo à la Adele e una concretezza ben meno estetizzante: la donna vaga tra il microfono e il tavolo, scrivendo una lettera alla parte meno disciplinabile di se stessa e cercando di riportarla alla ragione.

Continua a leggere l’articolo su Stratagemmi

Questo contenuto è parte di un progetto condiviso con Stratagemmi

Rassegna stampa 24 febbraio – 2 marzo

SPETTACOLI   RECENSIONI
peli Peli
regia Veronica Cruciani
Peli di Renato Palazzi (Del Teatro)
Peli. Cruciani e Corradi oltre il gender di Martina Melandri (Krapp’s Last Post)
INVIDIATEMI COME IO HO INVIDIATO VOI / Tindaro Granata Invidiatemi come io ho invidiato voi
di Tindaro Granata
Tindaro Granata: quando scrivo penso al pubblico di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post)
Granata allo stomaco: lo spettatore faccia a faccia con la crudeltà di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net)
Il limite fra cronaca, poesia e pornografia. Il caso Granata di Cosima Paganini (PAC – Paneacquaculture.net)
Tindaro Granata intervista di Costanza Meli (Succo Acido)
educazione_siberiana Educazione siberiana
regia Giuseppe Miale di Mauro
Educazione siberiana di Valeria Palumbo (Persinsala)
Educazione siberiana: fra testo, cinema e teatro di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net)
Educazione siberiana dei Robin Hood della steppa, criminali, sì, ma onesti di Paolo Paganini (Lo Spettacoliere)
figli_senza_volto Figli senza volto
di Animanera
—-
L’insonne
regia Claudio Autelli
All’Arte/Triennale: due disperati e bellissimi spettacoli, dagli anni di piombo alla rivoluzione ungherese di Paolo Paganini (Lo Spettacoliere)
Inquietanti quegli anni: i «Figli senza volto» di Animanera di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net)
«L’insonne» d’amore di Claudio Autelli di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net)
celestina Celestina
di Luca Ronconi
Il “buon teatro”: su Celestina e I pilastri della società di Laura Bevione (Amandaviewontheatre)
Celestina (di Michel Garneau), regia di Luca Ronconi di Mattia Palma (Potato Pie Bad Business) 
quartett_malosti Quartett
regia Valter Malosti
Quartett, ovvero autopsia dell’amore di Andrea Porcheddu (L’onesto Iago – Linkiesta.it)
Tra seduzione e morte, nel Quartett di Malosti di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica)
 M.e.d.e.a_7piccola M.E.D.E.A. Big Oil
di Collettivo InternoEnki
M.E.D.E.A. Big Oil di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it)
MEDEA BIG OIL e il Giasone della Basilicata di Viviana Raciti (Teatro e Critica)
 vertigine_drago La vertigine del drago
regia Michele Riondino
Michele Riondino e la vertigine dentro di sé di Felice Carlo Ferrara (Krapp’s Last Post)
Nazi e rom, ballata senza vertigine né drago di Tommaso Chimenti (Rumor(s)cena)
La vertigine neonazista di Michele Riondino di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica)
 inquilino L’inquilino
di Fabio Banfo
L’inquilino di Renato Palazzi (Del Teatro)
L’inquilino del nostro tempo abita al Franco Parenti di Francesca Romana Lino (Rumor(s)cena)
 riminiailoviu Rimini Ailoviù
di Tamara Balducci e Linda Gennari
Le storie di Rimini di Andrea Porcheddu (L’onesto Iago – Linkiesta.it)
Rimini Ailoviù, voglia di fuga e canto d’amore di Tommaso Chimenti (Rumor(s)cena)
 Woyzeck_IMG_6578v Woyzeck
regia Tamàs Ascher
La tragica illusione del soldato Woyzeck di Gianfranco Capitta (Il Manifesto)
Il Woyzeck di Tamàs Ascher: uno spettacolo sincero e potente di Claudia Provvedini (Rumor(s)cena)

INTERVISTE

Valerio Binasco, la magia del teatro è un favola politica Cristina Piccino Il Manifesto
Oltre l’osceno e la censura nell’arte: intervista a Luigi de Angelis Francesca Giuliani Paneacquaculture.net
Il bagliore della retorica nei “Discorsi” di Fanny & Alexander: intervista a Chiara Lagani Elena Conti, Rossella Porcheddu Il Tamburo di Kattrin

APPROFONDIMENTI

L’attore e il suo doppio digitale: la scena dei nuovi media secondo Anna Maria Monteverdi Anna Maria Monteverdi Annamonteverdi.it
Il filo rosso della cultura da mordere Andrea Paolucci Ateatro
Salti mortali fra le parole e le cose Enrico Fiore Controscena
Il fascino (in)discreto della politica (Domenicale teatro/2) Massimo Marino Controscene – CorrierediBologna.it
Krypton, il teatro e la critica Matteo Brighenti Doppiozero
Il ‘nuovo teatro’ fra storia e memoria Nicola Arrigoni Paneacquaculture.net
Il palazzo senza scale della critica teatrale italiana Marcella Mastroianni Paneacquaculture.net
Piera degli Esposti non dimentica Campanile Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it
Gli “illegali” del Teatro Valle Graziano Graziani Stati d’Eccezione

ALTRI SPETTACOLI

Roberto Zappalà. Quando “il piacere di sentirsi terroni” è un virus contagioso Giuseppe Distefano Artribune
Tre atti unici da Anton Cechov Valentina De Simone Che teatro fa – Repubblica.it
Un festival dell’Eiar nel circo di Viviani Enrico Fiore Controscena
Cirano di Bergerac visto da Corrado d’Elia Silvia Belfanti Mentelocale
Elio De Capitani e Ferdinando Bruni in Frost/Nixon alla Corte Laura Santini Mentelocale
Un Goldoni postmodern alla Tosse. Che vi stupirà Laura Santini Mentelocale
Magazzino 18: Cristicchi tra le masserizie storiche istriane Elena Scolari Paneacquaculture.net
Angelo della gravità (un’eresia) Costanza Carla Iannacone Persinsala
L’ispettore generale di Gogol, regia di Damiano Michieletto Mattia Palma Potato Pie Bad Business
Scena madre e Parkin’son: Generazioni allo specchio Tommaso Chimenti Rumor(s)cena
La bisbetica domata – Teatro Argentina (Roma) Ilaria Guidantoni SaltinAria
Io sono Sarah Kane – Teatro Out Off (Milano) Daniela Cohen SaltinAria
Sik Sik, il primo degli umanissimi, tragicomici personaggi di Eduardo, oggi ha perso l’ingenuità Paolo Paganini Lo Spettacoliere
Operette morali – regia Mario Martone Mario Mattia Giorgetti Sipario
L’impresario delle Smirne – regia Roberto Valerio Nicola Arrigoni Sipario
Non voltarti indietro Maddalena Giovannelli Stratagemmi
Babygang, siamo noi la Quinta Mafia d’Italia Enrico Piergiacomi Teatro e Critica

 

la Rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti, Maddalena Peluso e Rossella Porcheddu

Il bagliore della retorica nei “Discorsi” di Fanny & Alexander: intervista a Chiara Lagani

«In tanti ambiti della vita umana ci sono discorsi pubblici attraverso i quali un individuo si rivolge a un gruppo sociale e questo dispositivo lega per un attimo i suoi protagonisti». Fanny & Alexander si interroga sull’ordigno retorico-letterario e lo lascia approdare in teatro con il progetto Discorsi (2011/2014); questa forma viene indagata in tutte le sue declinazioni per riflettere sul senso della comunità in teatro, oggi. Ne abbiamo parlato con Chiara Lagani – fondatrice della compagnia ravennate assieme a Luigi De Angelis – che abbiamo incontrato a Vicenza, in occasione della presentazione di Discorso Giallo al Teatro Astra. Da questa sera, 28 febbraio, e fino a sabato 1 marzo in scena al Teatro Studio di Scandicci.

Discorso Giallo_Foto di Enrico Fedrigoli

Discorso Giallo, Fanny & Alexander – foto di Enrico Fedrigoli

Discorso Giallo è il secondo spettacolo del progetto Discorsi. È già stato presentato Discorso Grigio con Marco Cavalcoli, mentre le future declinazioni riguarderanno l’ambito religioso, sindacale, militare e giuridico. Come nasce questo progetto?
Il progetto nasce per indagare il tema specifico del rapporto tra un individuo e una comunità, parola residuale e quasi difficile da pronunciare oggi e della quale non si riesce a ricostruire più il senso possibile. Forse, nell’ipotesi di questo percorso di ricerca, il teatro è uno dei luoghi in cui è ancora pronunciabile perché in teatro c’è sempre un gruppo di persone che si riunisce in quanto comunità – anche solo provvisoria – alla ricerca di un senso comune. Abbiamo quindi deciso di portare in teatro questa indagine e lo abbiamo fatto attraverso una forma retorica e pubblica: il discorso. In tanti ambiti della vita umana ci sono discorsi pubblici – nella politica, nella giustizia, nell’educazione – attraverso i quali un individuo si rivolge a un gruppo sociale e questo ordigno retorico-letterario lega per un attimo i suoi protagonisti. Ci siamo domandati: come si crea questo legame? Che tipo di questione comunitaria si crea? E questa questione può essere rilanciata come nuova domanda sul senso della comunità, del senso comune, in teatro, oggi?

I Discorsi, distribuiti in più anni e in diverse tappe, sono associati a sei colori diversi…
Sei più uno, si è infatti aggiunta la declinazione economica di Discorso Verde. Ogni Discorso è associato a un colore, e questa associazione, da un lato simbolica, dall’altro emotiva e connotativa, ha a che fare con una sfera tematica della quale cerchiamo di carpire il bagliore. In Discorso Giallo il colore sembra associato alla coercizione – il giallo dell’arbitro, le righe gialle della strada che non possono essere superate – ma è anche il colore della luce e del sole, così come si lega a cose acide, al bagliore che fa stringere gli occhi, alla malattia. È quindi un colore che è sia portatore di vita che del suo opposto.

E in che relazione sono le tematiche affrontate rispetto agli artisti coinvolti nel progetto?
Gli attori sono stati scelti per intuizione: a volte ci sono dei motivi specifici che ci legano a determinate persone che lavoreranno con noi a questi temi, motivi legati a predisposizioni e qualità; altre volte si sono presentate associazioni in maniera molto più empatica.

Discorso Giallo, Fanny & Alexander - foto di Enrico Fedrigoli

Discorso Giallo, Fanny & Alexander – foto di Enrico Fedrigoli

Soffermandoci su Discorso Giallo e sulla televisione come strumento pedagogico, se il maestro Alberto Manzi – che è il primo personaggio televisivo che incontriamo – ci racconta una possibilità di alfabetizzazione che passa attraverso il piccolo schermo, Maria De Filippi ci racconta tutta un’altra storia. Viene quindi da chiedersi, con le parole di David Foster Wallace che ripresentate anche nel progetto: “Cos’è esattamente che odiamo così tanto nella cultura televisiva? Perché ci siamo così immersi se la odiamo tanto?”
La tv è un medium che ha un potere assoluto. Non c’è nessun mezzo che di per sé sia malvagio, in questo lavoro non vuole esserci giudizio morale e non si tratta nemmeno di una parabola degenerativa; siamo davanti a delle questioni che sono avvenute nella nostra storia, dagli anni ’60 ad oggi.
C’è una frase di Manzi che mi torna sempre in mente, è tratta da un’intervista curata da Roberto Farnè, il quale constatava quanto fosse stata straordinaria l’azione compiuta dal maestro, rendendo possibile a milioni di italiani di imparare a leggere e scrivere. Manzi rispondeva: «Il merito non è stato soltanto mio, sono stato il pupazzo televisivo, quello che stuzzicava la gente».
C’è una grande umiltà nella dichiarazione del maestro, però vi è anche la consapevolezza che questo medium, con tutto il bene e il male che può portare ogni cosa, ha un potere che va al di là del singolo individuo, anche se quel singolo sa magnetizzare l’attenzione di così tante persone con la sua qualità etica e umana.

Fanny & Alexander sta da tempo indagando e sperimentando il dispositivo drammaturgico dell’eterodirezione. Di cosa si tratta?
È un dispositivo di ricerca nato a partire dallo spettacolo West che indagava il tema della persuasione occulta. L’attrice in scena (Francesca Mazza, ndr) pronunciava parole e compiva gesti senza sapere prima quali sarebbero stati, aveva due auricolari attraverso i quali riceveva ordini gestuali e testuali da due attori fuori scena, da me e Marco Cavalcoli.
Da un punto di vista prettamente teatrale e interpretativo questa tecnica può apparire come una gabbia feroce, in realtà vi è una libertà immensa: l’attore è innanzitutto liberato improvvisamente e violentemente da tutta la questione che ha a che vedere con la memoria di quello che si deve dire e fare. Questo meccanismo alleggerisce il performer che deve (pre)occuparsi esclusivamente della qualità sentimentale della sua azione. Se qualcuno mi dice “alza un braccio”, posso fare questo gesto in un milione di modi, la mia scelta in quel momento sta nel decidere che colore dare al movimento in relazione a una partitura che si va componendo. C’è una percentuale di improvvisazione molto forte, sia da parte di chi dà l’ordine, sia di chi lo riceve, è un meccanismo di condizionamenti reciproci.
Nei Discorsi l’eterodirezione indaga un’altra questione, quella che noi chiamiamo la tossicità del contemporaneo. C’è un elemento tossico nella cultura televisiva, che non ha a che fare unicamente con la tv ed è dentro di noi ormai, anche quando la nostra coscienza critica lo rifiuta. Non esiste nessuno che in questa società e in questo contesto storico sia immune dalla televisione. Il progetto indaga proprio questa forma di sottile inavvertita contaminazione, perché solo riconoscendola si potrà forse ricominciare a costruire qualcosa.
Qualunque discorso che proviene da questo meccanismo televisivo ci pone di fronte a uno strano specchio anamorfico che in qualche modo ci raffigura, e più ci disgusta più ci raffigura.

foto di Enrico Fedrigoli

foto di Enrico Fedrigoli

Colpisce l’attenzione al dettaglio che caratterizza i personaggi di Discorso Giallo: dai baffetti ai tacchi e alle paillettes… E poi c’è il personaggio storico che ha un’immagine molto forte e più grande rispetto al resto. C’è una volontà di sottolineare la diversità tra il personaggio televisivo e Maria Montessori?
C’è innanzitutto un personaggio che lega tutti questi: è una strana bambina-adulta, inguardabile perché è una bambina in tutto e per tutto, con i suoi fiocchetti e il suo grembiulino, ma ha un volto da adulta. Questa società-bambina che se da un lato è incapace di crescere, dall’altro impedisce all’infanzia di essere infanzia e quindi la rende mostruosa, come hanno fatto negli anni ’80 i programmi per bambini che dovevano trovarsi di fronte a un pubblico adulto incapace di accettare questo essere bambino del bambino.
Dall’altro lato vi è Maria Montessori che nello spettacolo è un emblema, una maschera. È molto difficile trovare oggi qualcuno che sappia veramente, nonostante la diffusione della metodologia montessoriana, chi sia la Montessori e che cosa abbia fatto davvero con la sua rivoluzione pedagogica. È molto difficile trovare cioè riscontro concreto di quella notorietà anche simbolica di cui questa figura della nostra storia è certo portatrice: non a caso è la sola donna a campeggiare sulle mille lire italiane. Ma al di là dell’identificazione con l’immagine di quella signora che campeggia sulla nostra moneta fuori corso – e anche questo a suo modo è un fatto simbolico, poiché si tratta di una moneta che oggi non serve più a nulla – poco sembra restare. E quel che resta è per così dire impigliato nella cultura o nella memoria dei più, quasi il residuo evanescente di un ritratto d’epoca, quello famoso della signora dell’educazione che da personaggio pare esser diventata prima simbolo e poi soltanto immagine. Esce dalla tv allora, e dalla tv per come è ritratta in Discorso Giallo, questo strano fantasma disossato che ci ricorda – forse – un pezzo del nostro passato, di quello che è stato.

La progettualità di Fanny & Alexander si sviluppa attraverso una molteplicità di forme che non riguardano unicamente la produzione di uno spettacolo. A Discorso Giallo si è affiancato Giallo_Radiodramma dal vivo e anche dei progetti laboratoriali realizzati al Teatro delle Briciole di Parma e all’Ardis Hall di Ravenna con bambini tra i 5 e i 10 anni. Come si sono sviluppati i laboratori e come è stato utilizzato il materiale nel progetto sonoro che avete realizzato?
Ad un certo punto, dopo aver letto molti i classici della pedagogia, l’incontro con i bambini, soggetti privilegiati dell’educazione, si è reso necessario. La forma di questo incontro è stata il laboratorio: abbiamo deciso di incontrare alcuni bambini tentando di trovare la maniera per rivolgere loro le questioni legate all’educazione che noi per primi ci stavamo ponendo.
Abbiamo fatto questo attraverso piccoli moduli narrativi, anche per presentare loro la componente del gioco propria del teatro. Erano moduli molto semplici, un esempio: «Qualche giorno fa in un bosco ho incontrato una creatura, malata e ferita. L’ho curata e portata qui, in questo teatro ma c’è un problema perché lei non vuole stare con me e non riusciamo a comunicare. Quando entro nella stanza lei si rifugia in un angolo. Ho pensato allora di chiamare dei bambini perché loro hanno delle idee più belle, vanno a scuola e forse sanno insegnare a leggere e scrivere. Potete aiutarmi?». Superata la paura e lo stupore, i bambini accettavano di incontrare la creatura e entravano nella stanza buia in cui c’era un gorilla enorme, che ero io naturalmente, travestita. A poco a poco il panico si trasformava in amicizia e amore verso questa creatura; le insegnavano a parlare e contare; condividevano la loro idea di comunicazione e di conoscenza.
All’interno dei laboratori nascevano inoltre dei momenti di incontro. La domanda più ricorrente era come io facessi a essere Chiara e il gorilla, nello stesso tempo. Evitavo tutte le risposte legate alla finzione e rispondevo loro che era una questione molto difficile e misteriosa, anche per me, che in teatro chiamiamo interpretazione. Accettavano sempre con rispetto questa definizione, e una volta una bambina mi ha detto che avrebbe pensato ancora a questa parola.
Tutto ciò che accadeva in questi incontri è stato registrato, dopo mesi ci siamo trovati con ore e ore di materiale dal quale abbiamo tratto una partitura testuale utilizzata in seguito nel radiodramma “Giallo”.

Intervista a cura di Elena Conti e Rossella Porcheddu

Rassegna stampa 17 – 23 febbraio

SPETTACOLI RECENSIONI

Uso umano di esseri umani
di Romeo Castellucci
Uso umano di esseri umani di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it)
Castellucci: esercizi sulla lingua della morte di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it)
Uso umano di esseri umani. Castellucci e la parola biblica di Azzurra D’Agostino (Krapp’s Last Post)
Uso umano di esseri umani, la parola di Romeo Castellucci al progetto: E la volpe disse al corvo di Claudia Provvedini (Rumor(s)cena)
Romeo Castellucci. Sommario di decomposizione di Attilio Scarpellini (Teatro e Critica)
itmoi
iTMOi (in the mind of igor)
di Akram Khan Company
iTMOi di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it)
Akram Khan e Stravinsky:immagini di sguardi diversi di Viviana Raciti e Lucia Medri (Teatro e Critica)
INVIDIATEMI COME IO HO INVIDIATO VOI / Tindaro Granata
Invidiatemi come io ho invidiato voi
di Tindaro Granata
Invidiatemi come io ho invidiato voi di Angela Villa (Dramma)
Tindaro Granata e la pedofilia. Negli abissi dell’orrore umano di Erika Seghetti (Krapp’s Last Post)
Così Tindaro balla con i lupi di Valeria Palumbo (Persinsala)
Gloriababbi
A Slow Air
regia Giampiero Rappa
A slow air  di Caterina Matera (Dramma)
A slow air. Con Rappa vibra la Scozia di Harrower di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica)
flagrante_delicto
In Fragrante Delicto
di Francesco Niccolini
In flagrante delicto di Mauro Patruzziello (Alfabeta2)
In Flagrante Delicto. Niccolini tra storia e leggenda di Marianna Masselli (Teatro e Critica)
servitore_latella
Il servitore di due padroni
regia Antonio Latella
Finisce nell’incesto il Goldoni di Latella di Enrico Fiore (Controscena)
Latella riforma il riformatore Goldoni con Il servitore di due padroni di Valentina Cirri (Rumor(s)cena)
INTERVISTE
Un attore all’erta. Conversazione con Mario Perrotta Serena Terranova Altre Velocità
Echi dalla frana. Conversazione con L. Delogu e Strasse F. Bini, L. Donati, A. Giuzio Altre Velocità
Michele Riondino: «Noi attori, animali strani». L’intervista Lorenza De Lucchi Mentelocale
La sfida sovversiva di Pirate Jenny Maddalena Giovannelli Stratagemmi

POLITICHE CULTURALI

Teatro Valle. Ecco perché Matteo Renzi ha ragione da vendere Helga Marsala Artribune
La tristezza e l’euforia. Bifo sul Teatro Valle Redazione Artribune
Perché condivido l’appello sul “Teatro assente” Renato Palazzi Del Teatro
Al Valle! Al Valle! Al Valle! Andrea Porcheddu L’onesto Iago – Linkiesta.it

ALTRI SPETTACOLI

Giornalismo e politica: su Frost/Nixon del Teatro dell’Elfo Laura Bevione Amandaviewontheatre
Affrontare la morte: su Il diario di Mariapia Laura Bevione Amandaviewontheatre
Domenicale teatro Massimo Marino Controscene – CorrierediBologna.it
Emma Dante tra i vivi e i morti Ilenia Carrone Doppiozero
Shylock Maurizio Giordano Dramma
Il Padiglione troppo sfavillante di Verdastro Marco Menini Krapp’s Last Post
Nord Est (In)felix. La società della prestazione nel teatro riflessivo dei Fratelli Dalla Via Laura Gemini L’incertezza Creativa
«Il teatrante», grandezze e miserie del mattatore Gianfranco Capitta Il Manifesto
Quartet, la sconfitta oltre l’eros Gianfranco Capitta Il Manifesto
«Pretty» e «La cantatrice calva»: amore e conflitto in scena Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
AUT aut: la scelta di Impastato a teatro R. Francabandera, E. Scolari Paneacquaculture.net
C’era una volta un re: Facchetti e la follia del potere Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
Mattia: a life-changing experience Ilaria Guidantoni SaltinAria
Il Teatrante – Teatro Quirino (Roma) Andrea Cova SaltinAria
Il giuoco delle parti – Teatro Eliseo (Roma) Isabella Polimanti SaltinAria
HEDDA GABLER – regia Antonio Calenda Angelo Pizzuto Sipario
Celestina laggiù vicino alle concerie in riva al fiume – regia di Luca Ronconi Nicola Arrigoni Sipario
Non è quel che sembra – regia Virginio Liberti Marianna Norese Sipario
Diss(è)nten Alice Patrioli Stratagemmi
O a Palermo o all’inferno. Ovvero lo sbarco di Garibaldi in Sicilia Redazione Succo Acido
Čechov e l’attualità dell’esserci Lucia Medri Teatro e Critica

 

la Rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti, Maddalena Peluso e Rossella Porcheddu

La sfida sovversiva di Pirate Jenny

Intervista a Davide Manico a cura di Maddalena Giovannelli

foto di Alessia Fanutti

foto di Alessia Fanutti

“Fare questo lavoro, oggi, è un atto di coraggio e di responsabilità”. Ne sono convinti Sara Catellani, Elisa Ferrari e Davide Manico alias Collettivo Pirate Jenny: la compagnia, fondata nel 2011 e già con un percorso ricco alle spalle, sarà in scena oggi 21 febbraio alle 21 nell’ambito Wonderland Festival. Allo Spazio Teatro Idra di Brescia il collettivo presenterà Vanity fair’s Snow White (finalista al premio Equilibrio 2012), una riscrittura scanzonata e ironica della favola di Biancaneve.

La ricetta di Pirate Jenny per sconfiggere le difficoltà della crisi? Non isolarsi, fare lavoro di squadra e non perdere la curiosità. Ecco come Davide Manico racconta la sfida.

Perché parlare di Biancaneve oggi? Come è nata l’idea dello spettacolo?
“Il nostro percorso creativo è sempre interamente condiviso. Dalla partitura fisica a quella musicale, firmiamo insieme ogni aspetto della messa in scena. Anche in questo caso è andata così: siamo partiti da una storia nota e popolare come Biancaneve e ci siamo divertiti a riscriverla, a ribaltare i punti di vista. Una trama molto nota permette un gioco di echi con ciò che il pubblico conosce già, e da questo nasce l’ironia. La fiaba, in particolare, offre molte possibilità per questo meccanismo di stravolgimento; il nostro prossimo lavoro – strettamente collegato a Vanity fair’s Snow White – si chiamerà non a caso Pollicino 2.0”.

Continua a leggere l’articolo su Stratagemmi.it

Questo contenuto è parte di un progetto condiviso con Stratagemmi

Rassegna Stampa 10 – 16 febbraio

SPETTACOLI RECENSIONI
 pace_perpetua La Pace Perpetua
di Jacopo Gassman
La pace perpetua di Maria Grazia Gregori (Del Teatro)
Pillole di filosofia, un pesce di nome Wanda e Immanuel Can di Cosima Paganini (PAC – Paneacquaculture.net)
 Gloriababbi A Slow Air
regia Giampiero Rappa
Scene di precaria vita inglese di Gianfranco Capitta (Il Manifesto)
A Slow Air di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it)
sorelle_macaluso Le sorelle Macaluso
di Emma Dante
Emma Dante: i vivi, i morti di Massimo Marino (Controscene – ilCorrierediBologna.it)
Le sorelle Macaluso di Giacomo Curti (SaltinAria)
Le sorelle Macaluso di Emma Dante: la vita, la morte e la via di mezzo
di Rossella Menna (Rumo(s)cena)
Emma Dante e la fragile perfezione delle sorelle Macaluso
di Michele Ortore (Krapp’s Last Post)
Emma Dante, con «Le sorelle Macaluso», ritorna a parlare di vita e di morte di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24ore.com)
 gallery_gioco_04 Il giuoco delle parti
di Roberto Valerio
Quel velenoso Pirandello di Gianfranco Capitta (Il Manifesto)
Il giuoco delle parti – regia Roberto Valerio di Patrizia Iovine (Sipario)
Il giuoco delle parti: Orsini per tradire Pirandello di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica)
 orfani_kronoteatro Familia_Una trilogia
di Kronoteatro
La famiglia secondo Kronoteatro, una prigione di odio e violenza di Erika Seghetti (Krapp’s Last Post)
Il tentativo di coesistenza fra bellezza e crudezza: la fatica di Kronoteatro
di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net)
 quartett_malosti Quartett
regia Valter Malosti
QUARTETT di Heiner Müller. Nuova versione italiana di Agnese Grieco e Valter Malosti di Daria D. (Corriere dello Spettacolo)
Quartett – Piccolo Teatro Grassi (Milano) di Raffaella Roversi (SaltinAria)
 celestina Celestina
di Luca Ronconi
L’erotismo nero di Celestina di Maddalena Giovannelli (Doppiozero)
Celestina di Corrado Rovida (Stratagemmi)
 FESTIVAL_EQUILIBRIO Equilibrio. Festival della Nuova Danza Genesis di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it)
Kaori Ito e gli Adult Game da Equilibrio di Simone Pacini (Krapp’s Last Post)
La danza riflessa di Kaori Ito di Lucia Medri (Teatro e Critica)

INTERVISTE

Per un teatro verticale e collettivo. Conversazione con Claudio Longhi Lorenzo Donati Altre Velocità
Interview to SANTASANGRE-digital performance Annamaria Monteverdi Annamonteverdi.it
Di crisi, pinguini e quotidianità. Deflorian e Tagliarini si raccontano Katia Tamburello Krapp’s Last Post
Da Ettore Scola al fan club. Incontro con Giulio Forges Davanzati Giacomo D’Alelio Krapp’s Last Post
Italia mia Italia, Maddalena Crippa al Duse Laura Santini Mentelocale
I Baccalà Clown Stefania Cordone Succo Acido
Il Ratto d’Europa. Uno stato dell’arte Sergio Lo Gatto Teatro e Critica

POLITICHE CULTURALI

Dieci mesi ministro. Tutto Massimo Bray giorno per giorno Massimo Mattioli Artribune
Emio Greco nuovo direttore del Ballet de Marseille Silvia Poletti Del Teatro
Italiani all’estero/2: ricci/forte, Delbono, le Albe di Ravenna Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it
Roma, il prefetto boccia la Fondazione del Valle Occupato Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it

APPROFONDIMENTI

Dentro l’immagine. Un esercizio a cuore aperto di Romeo Castellucci e Silvia Rampelli Attilio Scarpellini Artribune
Teatro tautologico Massimo Marino Controscene – CorrierediBologna.it
Lettere a Romeo Castellucci / L’infanzia del poeta Franco Quadri Doppiozero
Le Albe a New York Marco Martinelli Dramma
Cauteruccio e la prigionia trentennale di un grande artista Laura Novelli Paneacquaculture.net

ALTRI SPETTACOLI

Discorso grigio (politico) Valentina Valentini Alfabeta2
Figli senza volto e L’Insonne Renato Palazzi Del Teatro
Robinson Rossella Porcheddu Che teatro fa – Repubblica.it
Giulietta e Romeo lettere dal mondo liquido Maria Dolores Pesce Dramma
La vertigine del drago Maurizio Giordano Dramma
La morte e la fanciulla Daniele Stefanoni Dramma
Storia di solitudine e alienazione di una donna nel «Week-end» di Annibale Ruccello Giuseppe Distefano Domenica – ilSole24ore.com
Quinta mafia: quando una Babygang parla di ‘ndrangheta Martina Melandri Krapp’s Last Post
Grande teatro al Valle Occupato Andrea Porcheddu L’onesto Iago – Linkiesta.it
La fast ironia “suicida” dei Sacchi di Sabbia Matteo Brighenti Paneacquaculture.net
L’Orfeo e la Mite: César Brie tra Eros e Thanatos Vincenzo Sardelli Paneacquaculture.net
Il teatro, la Storia, e il rischio dell’imboscata del bigino Elena Scolari Paneacquaculture.net
“RIII – RICCARDOTERZO”, il braccio armato della volontà di potenza Matteo Brighenti Recensito
La Furia avicola si abbatte e travolge. Lasciando tutto intatto com’è Tommaso Chimenti Rumor(s)cena
Niente si crea, niente si distrugge ma tutto è Alchemy Tommaso Chimenti Rumor(s)cena
Sudvirus, il piacere di sentirsi terroni, l’ultima coreografia di Roberto Zappalà Paolo Randazzo Rumor(s)cena
Il malato immaginario Rosanna Saracino SaltinAria
Il tormento e l’estasi di Steve Jobs Enrico Vulpiani SaltinAria
Giocando con Orlando – regia Marco Baliani Francesca Camponero Sipario
Vocazione – di e con Danio Manfredini Giulia Morelli Sipario
Be Legend! – concept e regia Teatro Sotterraneo Giulia Morelli Sipario
Enrico IV Claudio Facchinelli Stratagemmi
Due eroi da Israele al Nord Europa per il Wonderland Festival di Brescia Maddalena Peluso Il Tamburo di Kattrin
Valerio Malorni nel diluvio, guida l’arca di Noè Simone Nebbia Teatro e Critica

 

la Rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti, Maddalena Peluso e Rossella Porcheddu

Rassegna stampa 3 – 9 febbraio

SPETTACOLI RECENSIONI
sorelle_macaluso Le sorelle Macaluso
di Emma Dante
Lo struggente rito di morte creato da Emma Dante di Andrea Porcheddu (L’onesto Iago – Linkiesta.it)
Le sorelle” di Emma Dante sette morte (molto) viventi di Anna Bandettini (Post Teatro – Repubblica.it)
celestina Celestina
di Luca Ronconi
La commedia nera di Celestina di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it)
La Celestina di Ronconi: sì e no. Due giudizi a confronto di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post)
Celestina di Francesco Mattana (SaltinAria)

Morte di commesso viaggiatore
regia Elio De Capitani
Elio De Capitani in viaggio nel teatro di Laura Mariani (Ateatro)
De Capitani e la morte del sogno americano di Carlotta Tringali (Il Tamburo di Kattrin)
orfani_kronoteatro Familia_Una trilogia
di Kronoteatro
Dissezionare la figura materna: su Hi Mummy di Kronoteatro di Laura Bevione (Amandaviewontheatre)
“Hi Mummy”, un saluto funebre di Tommaso Chimenti (Rumo(s)cena)
Esplode la famiglia, il “Pater familias” non ha più poteri di Tommaso Chimenti (Rumo(s)cena)
Familia_una trilogia di Alessia Calzolari (Stratagemmi)
lingua_imperii L.I. Lingua Imperii
di Anagoor
L.I. | Lingua Imperii di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it)
Lingua Imperii di Claudio Facchinelli (Stratagemmi)
servitore_latella Servitore di due padroni
e A.H.
di Antonio Latella
La solitudine di Hitler di Sergio Buttiglieri (Giudizio Universale)
Uno spettro s’aggira…etica, politica ed estetica del Servitore di Latella di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net)
Il Servitore di due padroni – regia di Antonio Latella di Nicola Arrigoni (Sipario)
mk300 Robinson
di mk
Una danza per imparare il mondo. Parla il coreografo di mk di Michele Pascarella (Artribune)
Robinson di Rosanna Saracino (SaltinAria)
Robinson di MK, la danza naufraga al Teatro di Roma di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica)
pranzo Pranzo d’artista
di Teatro Alkaest
Pranzo d’artista… quando si incontrano misericordia e libertà di Daria D. (Corriere dello Spettacolo)
Il Pranzo d’Artista di Alkaest: insieme, a tavola, pubblico e attori di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net)
 Visita-al-padre Visita al padre
regia Carmelo Rifici
Le mancate eredità dei padri. Rifici alle prese con Schimmelpfennig di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post)
Visita al padre: Rifici per un classico contemporaneo dal sapore persistente di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net)
Adamo sconfigge Dio: l’ultima “Visita al padre” di Tommaso Chimenti (Rumo(s)cena)
furia_avicola Furia avicola
di Rafael Spregelburd
Le apocalissi di Spregelburd di Massimo Marino (Doppiozero)
La fine del mondo per Raphael Spregelburd di Gianfranco Capitta (Il Manifesto)

INTERVISTE

Un attore all’erta. Conversazione con Mario Perrotta Serena Terranova Altre Velocità
Interview to KONIC THTR: interactive and telematic performances Anna Maria Monteverdi Annamonteverdi.it

APPROFONDIMENTI

A proposito di Hamlet: Wilson e Lepage Anna Maria Monteverdi Annamonteverdi.it
Mitiche costellazioni tra etica ed estetica Daniela Sacco Ateatro
Il Teatro delle Albe a New York. Una lettera-diario Marco Martinelli Ermanna Montanari Controscene – CorrierediBologna.it
Lettere a Romeo Castellucci | Cinema Gianluca Farinelli Doppiozero
Tavoli | Fabrizio Gifuni Massimo Marino Doppiozero
Il ritorno di Sik Sik Emanuela Ferrauto Dramma
La memoria nei corpi. Appunti mediologici sugli Italianesi di Saverio La Ruina Laura Gemini L’incertezza creativa
La realtà elencata di Babilonia Teatri: parole e corpi per resurrezioni possibili Nicola Arrigoni Paneacquaculture.net
Frammenti della scomparsa Simona Polvani Simonapolvani
La Torre d’avorio” di Ronald Harwood, regia Luca Zingaretti. Uno spettacolo su cui discutere Annalaura Pau Sipario

POLITICHE CULTURALI

In Sardegna la cultura scende in campo Paola Masala Ateatro
Il pasticciaccio brutto del Palladium  Andrea Porcheddu L’onesto Iago – Linkiesta.it
Il Palladium di Roma e la politica culturale romana Anna Bandettini Post Teatro – Repubblica.it
Il Palladium torna a casa. La versione di Romaeuropa Sergio Lo Gatto Teatro e Critica

ALTRI SPETTACOLI

Se il boss lascia un figlio imbranato Enrico Fiore Controscena
Non si sa come. Regia di Federico Tiezzi, drammaturgia di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi Daria D. Corriere dello Spettacolo
“La coscienza di Zeno” Confessioni su un palcoscenico: mi chiamo Zeno. Memorie dell’Uomo, dal Novecento al 2014 Flavia Severin Corriere dello Spettacolo
“Girotondo”, di Arthur Schnitzler. Un classico geniale, una sfida per il futuro Paolo Leone Corriere dello Spettacolo
Il “Tandem” tragico di Civilleri-Lo Sicco Renato Palazzi delTeatro.it
Bastavamo a far ridere le mosche Emanuela Ferrauto Dramma
Il convegno Maria Dolores Pesce Dramma
Di resistenze e suoni. Il nuovo battito di Marta Cuscunà Giulia Menegatti Krapp’s Last Post
Il Nord Est dei Fratelli Dalla Via, tra polenta e Padania Simona Cappellini Krapp’s Last Post
Reading Club: culture numérique à Paris entre spectacle et lecture Simona Polvani Paneacquaculture.net
Adamo ed Eva nel giardino del loden Elena Scolari Paneacquaculture.net
“Una pura formalità”, la ricerca del ricordo perduto Matteo Brighenti Recensito
Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio Enrico Vulpiani SaltinAria
Sexmachine – di e con Giuliana Musso Carlo Titomanlio Sipario
La cantatrice calva – regia di Massimo Castri in collaborazione con Marco Plini Nicola Arrigoni Sipario
Vera vuz Alessandra Cioccarelli Stratagemmi
Macelleria Ettore. Il buio tra Amleto e Alice Marianna Masselli Teatro e Critica
Fascisti su Marte? No, in teatro a Roma Simone Nebbia Teatro e Critica
Genesis, danza dei contrari di Sidi Larbi Cherkaoui Viviana Raciti Teatro e Critica

 

la Rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti, Maddalena Peluso e Rossella Porcheddu