#appuntidiunfestival pt.1: Marco D’Agostin

Un recinto di neon disegna la scena. Un tappeto luminoso definisce lo spazio d’azione. Due corpi roteano, insieme. Suono dolce, luce blanda, movenze morbide: inizia lentamente Per non svegliare i draghi addormentati, ideato e condotto da Marco D’Agostin.

Sola, sul proscenio, giacca a coda, un sorriso sulle labbra, Floor Robert attende l’ingresso in sala del pubblico, prima di stendere, al centro del ring, una patina lucente. Mastro di fiabe che srotola una pagina bianca su cui scrivere storie.

Destati quasi da un sonno atavico, Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, un uomo e una donna, un principe e una principessa, un cavaliere e una dama, cominciano una danza per due, sfiorando braccia e gambe, confondendo arti e fondendo volti, specchiandosi l’uno nell’altra, (in)seguendo una il ritmo dell’altro. Un origami titanico, costruito dalla Robert, un drago silente, alla fine, ci osserva.

Silhouttes si stagliano, ombre crescono, luci pulsano. Posizione eretta, pose animalesche, posture eleganti, sguardo fiero, portamento regale. Tracciato della memoria, senza limiti di tempo.

“Non fate un buon viaggio, ma viaggiate lontano” diceva Eliot.

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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali

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