bmotion operaestate 2013

#appuntidiunfestival pt.8: Ailuros & Color teatri

Lasciare le borse, dimenticarsi dei telefoni, liberarsi di ogni peso. Alleggerirsi. Mettersi spalle contro spalle. Attendere. E poi lasciarsi trascinare, farsi condurre. Inizia con un percorso sensoriale I am the passenger, continua con una camminata nei vicoli e nelle piazze, per le salite e le discese, in silenzio, mani fra le mani, a scoprire angoli nascosti.
Due momenti per una stessa performance, esito del progetto che Ailuros  realizza in collaborazione con Color teatri – in your shoes – sostenuto dall’Unione Europea. Il rapporto tra individuo e spazio urbano, la raccolta di testimonianze, le voci di stranieri che vivono nel territorio bassanese, il racconto di un’esperienza, degli incontri con le persone, dell’inserimento in una comunità.
Il ritrovo è al Teatro Remondini. Fuori piovigina. Dentro la stanza oggetti, doni che i partecipanti lasciano, in ricordo di sé. C’è chi sfila un braccialetto dal polso, chi fruga nelle tasche e trova un foglio, conservato o dimenticato, chi porta una penna, per nuove parole. Occhi bendati, si gira nello spazio, perdendo ogni riferimento, si toccano superfici, fredde, ferrose, si aprono scatole, si sentono profumi. E poi, una volta ritrovato lo sguardo, ci si riunisce in coppie, uno spettatore per un accompagnatore, si passeggia per la città, a guardare vetrine vuote e spiare oltre i cancelli. Auricolari nelle orecchie, si escludono i suoni della città, si ascoltano voci straniere.
E poi ci si ritrova in Piazza della Libertà, si riprendono i contatti con il mondo, si mette la borsa a tracolla, e si riprende la propria strada.  E per qualcuno che conclude il percorso, c’è qualcun altro che lo comincia, in direzione opposta, da Piazza della Libertà al Teatro Remondini, per nuove sensazioni, nuove scoperte, nuove passeggiate.

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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali

#appuntidiunfestival pt. 7: Fagarazzi e Zuffellato

In data 27 agosto 2013 Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato dichiarano, in qualità di fondatori, la nascita dello STATO di HEAVEnEVER.
Si può diventare cittadini dello STATO di HEAVEnEVER proponendo un’azione o una scena da aggiungere alla performance.
Lo STATO di HEAVEnEVER si costituisce nel suo essere progressivamente e in funzione dei contributi proposti dai cittadini. Uno Stato libero. Nessuna identità nazionale e nessuna lotta per essa. Una pluridentità che muti nel tempo.
Questo è ciò che dichiarano Fagarazzi e Zuffellato in conclusione dello spettacolo, consegnando al pubblico l’atto costitutivo dello Stato, che si può trovare anche sul blog http://heavenever.wordpress.com/.
Ciò che accade prima è la ricerca di una condizione di benessere, l’esplorazione di stati stupefacenti, il desiderio di abitare paradisi artificiali.
C’è un tappeto di erba finta, l’estasi di Santa Teresa d’Avila, l’ipossia, il sesso virtuale. C’è un Eden per Adamo e Eva, piume bianche per una danza celeste, aureole per angeli contemporanei. C’è la perdita di lucidità, la vertigine, l’ebbrezza.
I video si alternano alle letture, scene fisiche si avvicendano ai racconti. Molteplici quadri, che aumentano all’aumentare delle proposte del pubblico, si accostano senza intrecciarsi, per un percorso che si compone sempre diverso nella mente e nell’immaginario di chi lo osserva.
Un pic nic con il cervello. Diritto all’esistenza dell’errore. Diritto al dubbio. Autodistruzione.

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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali 

 

#appuntidiunfestival pt. 5: Alessandro Sciarroni

Occhi chiusi. Silenzio. Solitudine. Distanti i corpi, unica la clava. Inizia così Untitled_I will be there when you die di Alessandro Sciarroni, riflessione sull’arte della giocoleria, secondo capitolo di Will you still love me Tomorrow, indagine sul tempo e sulla sopravvivenza. Tante le clave manipolate, quattro gli interpreti selezionati dal coreografo marchigiano.

«Ho scelto i giocolieri più completi, per presenza fisica, potenziale tecnico, sensibilità, piacevolezza nel parlarci, intelligenza, onestà. Li ho scelti perché sono puri. E per loro è stato come entrare in un altro mondo»

Suono cupo. Suono felpato. Sguardo verso l’alto. Sguardo a destra. Sguardo a sinistra. Da verticale a orizzontale. Fragilità. Errore. Fermarsi e ripartire.

«A differenza del circo classico, dove non si sbaglia mai perché si impara un numero da bambini e ci si allena per tutta la vita, nel circo contemporaneo si cambia numero ogni anno, come accade nella danza. L’allenamento è molto più breve e la percentuale di errore molto più alta, si sbaglia di frequente. I giocolieri di fronte all’errore sono soliti velocizzare o risolverla in maniera comica. Ma a me non interessa nessuna delle due possibilità, perciò chiedo loro di non toccare la clava fino al suo arresto».


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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali 

 

#appuntidiunfestival pt.4: The Loose Collective

Sono sette. Hanno abiti color corallo e capelli posticci, biondi o bruni. Entrano in scena uno alla volta, accompagnati dal suono di una chitarra elettrica. Si dispongono nello spazio, fronte al pubblico, spalle larghe e sguardo avanti. Suonano. Cantano. Danzano.

Sono nati nel 2009. Hanno base in Austria. Sono al loro secondo lavoro. Si chiamano The Loose Collective. A BMotion Danza 2013 hanno presentato – in prima nazionale – The old Testament according to the Loose Collective, produzione del 2012 che rientra nel progetto quinquennale EDN Modul-Dance.

For they have even taken of the accursed thing, and have also stolen, and dissembled also, and they have put it even among their own stuff. (Joshua 7:11)

Si ispirano all’Antico Testamento, danno un’originale e personale visione delle storie bibliche, tra ambizione e frustrazione. Invadono il Garage Nardini con campionature, cori neo barocchi, beat boxing e musiche post punk.
Movimenti di gruppo, siparietti individuali, soli, duetti, e un coinvolgimento del pubblico esilarante quanto esasperante: uno spettacolo multicolore, un musical utopico, un melting pot brillante, sottolineato da un sapiente uso delle luci (lighting design di Peter Thalhamer).

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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali 

#appuntidiunfestival pt.2: Alma Söderberg

Fuori dal CSC Garage Nardini alcuni ritagli di giornale sono appesi al muro. Sono volti politici, immagini di cascate, frasi tagliate ed estrapolate da articoli. Il pubblico in attesa di vedere lo spettacolo Travail della coreografa Alma Söderberg si avvicina incuriosito. Solo una volta entrato nello spazio teatrale riuscirà a comprendere che cosa sono.

La performer svedese, diplomatasi al dipartimento di coreografia dell’SNDO di Amsterdam, mescola nel suo lavoro musica e canto esplorando le differenti possibilità di queste discipline in relazione al movimento e alla danza.
Dopo aver estrapolato delle frasi, o solamente delle parole, da alcuni giornali, la Söderberg crea un collage tutto personale fatto di movimenti precisi e intermittenti, suoni gutturali che vanno a formulare a poco a poco delle parole e ritmo prodotto con degli shaker dalla stessa coreografa.

Le parole pronunciate dalla performer, come per esempio “people / part / play” sono decontestualizzate e non rimandano tanto al loro significato ma alle loro possibilità sonore, al movimento vocale con cui la Söderberg gioca, ripetendo le iniziali, le lettere, mescolandole a una base elettronica, diventando suoni danzanti.

Non c’è contenuto, ma una sperimentale ricerca data da voce, suono, lettere, musica e movimento. Travail diventa una rassegna stampa di giornali alternativa e dalle infinite possibilità.

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 *La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali 

#appuntidiunfestival pt.1: Marco D’Agostin

Un recinto di neon disegna la scena. Un tappeto luminoso definisce lo spazio d’azione. Due corpi roteano, insieme. Suono dolce, luce blanda, movenze morbide: inizia lentamente Per non svegliare i draghi addormentati, ideato e condotto da Marco D’Agostin.

Sola, sul proscenio, giacca a coda, un sorriso sulle labbra, Floor Robert attende l’ingresso in sala del pubblico, prima di stendere, al centro del ring, una patina lucente. Mastro di fiabe che srotola una pagina bianca su cui scrivere storie.

Destati quasi da un sonno atavico, Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, un uomo e una donna, un principe e una principessa, un cavaliere e una dama, cominciano una danza per due, sfiorando braccia e gambe, confondendo arti e fondendo volti, specchiandosi l’uno nell’altra, (in)seguendo una il ritmo dell’altro. Un origami titanico, costruito dalla Robert, un drago silente, alla fine, ci osserva.

Silhouttes si stagliano, ombre crescono, luci pulsano. Posizione eretta, pose animalesche, posture eleganti, sguardo fiero, portamento regale. Tracciato della memoria, senza limiti di tempo.

“Non fate un buon viaggio, ma viaggiate lontano” diceva Eliot.

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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali