alessandro sciarroni

Mobilità artistica. Internazionalizzazione: i progetti europei della Casa della Danza di Bassano del Grappa

Marco D'agostin

Marco D’agostin

Una riflessione sulle migrazioni. Un progetto che coinvolge sedici artisti provenienti da Italia, Croazia, Francia e dalle province canadesi del Quèbec e della British Columbia. Migrant Bodies è solo l’ultimo di una serie di progetti europei che vedono protagonista il Comune di Bassano del Grappa e il CSC/Casa della Danza, che riporta alla memoria quello che fu il primo progetto realizzato da Operaestate nel 2006, The Migrant Body, approfondito alcuni mesi fa in un incontro con Roberto Casarotto, responsabile del Progetto Danza Internazionale (leggi l’intervista).
Si è concluso da poco Choreoroam Europe, il percorso biennale di ricerca coreografica e mobilità artistica, nell’ambito del quale sono nati gli spettacoli di Giorgia Nardin, All dressed Up With Nowhere To Go, e di Marco D’Agostin, Per non svegliare i draghi addormentati, presentati durante l’ultima edizione di B.Motion Danza. «Nel 2011, in una delle tappe di Choreoroam – racconta D’Agostin – siamo stati impegnati in un workshop a Londra con Rosemary Butcher, nostra mentore. Questa coreografa eccezionale guidava delle improvvisazioni molto belle e aperte, in una delle quali ci ha chiesto di partire dall’idea di lasciare delle tracce nella stanza dove eravamo; l’indicazione precisamente era “leave prints” e io ho capito “prince”, cioè principe: ho fantasticato per circa un’ora, non sulle tracce nella stanza, ma su un principe abbandonato su una spiaggia da cui è nata l’immagine per la nuova creazione». Grazie a questo progetto, ideato da Operaestate Festival Veneto/CSC con The Place di Londra e Dansateliers di Rotterdam, si sono sviluppate inoltre molteplici collaborazioni artistiche, come quella tra Alessandro Sciarroni, Pablo Esbert Lilienfeld (per Folk-s e UNTITLED) e Marco D’Agostin (Folk-s), e tra Giorgia Nardin, D’Agostin e Amy Bell, che hanno dato vita a All dressed Up With Nowhere To Go. Finito Choreoroam, sono sette i progetti attualmente in corso. Azioni di mobilità artistica, di formazione, di creazione e produzione cui prenderanno parte professionalità artistiche e manageriali, attive sul territorio regionale e nazionale. L’obiettivo? L’internazionalizzazione.

Comunità locali e comunità di immigrati s’incontrano in Migrant Bodies, che intende riflettere sull’impatto sociale e culturale delle migrazioni. Promuove il dialogo intergenerazionale Act Your Age, progetto biennale realizzato in collaborazione con il reparto di neurologia dell’ospedale di Bassano, una ricerca sull’impatto che la pratica della danza contemporanea può avere sul sistema neurologico e in particolare sulle persone con il morbo di Parkinson. Gli italiani coinvolti sono Chiara Frigo, Silvia Gribaudi e Marco D’Agostin; quest’ultimo ha presentato al festival bassanese Last day of all, un lavoro ispirato a Le Sacre du Printemps di Straviskij nato dall’incontro con non professionisti di diverse età: Maria (75), Federico (19), Clara (65), Elena (19) e Serenella (15). «Trovavo molto interessante che il progetto chiedesse il punto di vista dei più giovani – racconta il danz’autore – ma io sentivo una grossa responsabilità perché non sapevo cosa volesse dire invecchiare. Ho deciso allora di declinare il compito che ci veniva dato a favore del racconto dello scambio tra generazioni, e del corpo che invecchia. Quando ho fatto un workshop all’interno di Act Your Age in Austria, dove ho conosciuto Maria – la signora che c’è nel lavoro –, ho capito che il modo in cui volevo andare a fondo era rendere possibile un incontro tra le diverse generazioni, partendo dal lavoro con il gruppo e non sviluppando prima il progetto. Ho cercato di far tradurre a loro qualcosa di molto personale conservando tuttavia l’autenticità di questo incontro. Il progetto ha fornito una cornice dentro alla quale ho trovato qualcosa che sarà utile al di fuori».

Untitled_I will be there when you die di Alessandro Sciarroni

Untitled_I will be there when you die di Alessandro Sciarroni

Progetto quinquennale articolato in quattro fasi – ricerca, residenza, produzione e presentazione – Modul Dance è promosso da EDN, il network europeo delle Case della Danza di cui il CSC di Bassano del Grappa è partner dal 2011. Alessandro Sciarroni, selezionato per la trilogia Untitled_I will be there when you die, ci ha raccontato le fasi del progetto: «UNTITLED_I will be there when you die (secondo capitolo della trilogia) ha ricevuto il sostegno del Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa – che ci ha proposto –, del Mercat de les Flors di Barcellona, del Dance Ireland di Dublino, della Maison de la Danse di Lione, del Dansehallerne di Copenhagen. Abbiamo fatto due settimane di casting – in un’atmosfera fantastica – presso El Graner di Barcellona, che è collegato al Mercat de les Flors, e che ha ospitato tutti i giocolieri (i dodici da cui sono stati selezionati i quattro interpreti attuali, ndr). La Maison de la Danse di Lione ci ha prodotto; il Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa, oltre ad avere fornito una quota di produzione, ci ha ospitato in residenza. Le fasi non sono scandite dai partner, gli artisti possono scegliere i propri tempi. Nel mio caso, ero già avanti con la ricerca, e quindi sono partito subito con la residenza, cui ha fatto seguito la produzione, la circuitazione e la presentazione, e adesso continuo la ricerca con S.P.O.R.T, che è parte del progetto Will you still love me tomorrow? (terzo capitolo della trilogia avviata con Folk-s, ndr)».

La danza contemporanea e le nuove tecnologie: Spazio_A European network for dance creation indaga il carattere multidisciplinare della danza contemporanea, offrendo ai giovani artisti cinque residenze nell’arco di un anno. Nasce nell’ambito di questo progetto Forms changed into new bodies di Tiziana Bolfe e Matteo Maffesanti, presentato a B.Motion Danza il 24 agosto.
Programma di cooperazione tra cinque Case della danza europee, LEIM intende individuare nuovi operatori culturali nella danza contemporanea, e investire su di essi. L’obiettivo è quello di costruire una comunità di operatori della cultura in grado di giocare ruoli diversi in differenti organizzazioni orizzontali (multi-players) e stimolare lo sviluppo creativo attraverso lo scambio e l’interazione con le istituzioni, gli artisti e le comunità al di fuori del contesto culturale abituale in cui operano.
Viaggi coreografici nel mondo di Bosch, altri modi di abitare le sale museali: è B PROJECT, un progetto che collega diverse organizzazioni alla città olandese di ’sHertogenbosch. Realizzato dalla Fondazione Jheronimus Bosch 500, in collaborazione con il Comune di Bassano del Grappa, CSC, il festival Dance Umbrella di Londra, il Centre de Développement Chorégraphique / Biennale de danse du Val-de-Marne e D.ID Danza Identity, coinvolge gli spazi che ospitano opere del pittore olandese, dal Museo di Palazzo Grimani a Venezia al Louvre di Parigi, dal Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam alla National Gallery di Londra.
Si rivolge infine a giovani danzatori e coreografi (tra i 16 e 20 anni) LIFT, il progetto di accompagnamento alla formazione professionale internazionale. Incontri con direttori di accademie e scuole, insegnanti internazionali, la partecipazione a rassegne e festival, l’orientamento ai diversi programmi di studio all’estero e due incontri al mese a Bassano per una durata totale di 24 mesi.
Una città in ascolto pronta ad accogliere gli stimoli e le progettualità del CSC/Casa della Danza come è accaduto lo scorso 17 agosto quando i coreografi di B Project hanno abitato Palazzo Sturm assieme ai giovani danzatori di LIFT, in un evento che ha trasformato le sale museali in palcoscenico, e gli osservatori in pubblico attivo.

*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali

#appuntidiunfestival pt. 5: Alessandro Sciarroni

Occhi chiusi. Silenzio. Solitudine. Distanti i corpi, unica la clava. Inizia così Untitled_I will be there when you die di Alessandro Sciarroni, riflessione sull’arte della giocoleria, secondo capitolo di Will you still love me Tomorrow, indagine sul tempo e sulla sopravvivenza. Tante le clave manipolate, quattro gli interpreti selezionati dal coreografo marchigiano.

«Ho scelto i giocolieri più completi, per presenza fisica, potenziale tecnico, sensibilità, piacevolezza nel parlarci, intelligenza, onestà. Li ho scelti perché sono puri. E per loro è stato come entrare in un altro mondo»

Suono cupo. Suono felpato. Sguardo verso l’alto. Sguardo a destra. Sguardo a sinistra. Da verticale a orizzontale. Fragilità. Errore. Fermarsi e ripartire.

«A differenza del circo classico, dove non si sbaglia mai perché si impara un numero da bambini e ci si allena per tutta la vita, nel circo contemporaneo si cambia numero ogni anno, come accade nella danza. L’allenamento è molto più breve e la percentuale di errore molto più alta, si sbaglia di frequente. I giocolieri di fronte all’errore sono soliti velocizzare o risolverla in maniera comica. Ma a me non interessa nessuna delle due possibilità, perciò chiedo loro di non toccare la clava fino al suo arresto».


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*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali