Redazione

Rassegna stampa 4 – 10 marzo

rassegna 4-10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Drugs Kept Me Alive di Jan Fabre (Arena del Sole, Bologna 5 – 6 marzo)
La farmacia danzante di Jan Fabre: Drugs kept me alive! di Giulia Taddeo (Krapp’s Last Post, 7 marzo)
Jan Fabre: danze di un futuribile medioevo di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 10 marzo)

Su Il Don Giovanni. Vivere è un abuso, mai un diritto di Filippo Timi (Teatro Franco Parenti, Milano 27 febbraio – 24 marzo)
Filippo Timi torna al Teatro Franco Parenti di Milano con Il Don Giovanni di Tamara Malleo (Recensito, 6 marzo)
Don Giovanni. Vivere è un abuso, mai un diritto di Martina Melandri (Che teatro fa – Repubblica.it, 7 marzo)
Don Giovanni. Vivere è un abuso, mai un diritto di Nicoletta Fabio (Persinsala, 7 marzo)

Su Infinita di Familie Flöz (Teatro Politeama, Viareggio 4 marzo)
Il teatro della Familie Flötz e la magia del silenzio di Francesca Cecconi (LaGazzettadiViareggio.it, 5 marzo)
Infinita di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 8 marzo)

Su La vita cronica di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret (Teatro Vascello, Roma 27 febbraio – 17 marzo)
La vita cronica dell’Odin Teatret di Ilenia Carrone (Doppiozero, 7 marzo)
La vita cronica di Andrea Cova (SaltinAria, 9 marzo)

Su La torre d’avorio di Ronald Harwood, regia di Luca Zingaretti (Teatro Eliseo, Roma 26 febbraio – 24 marzo)
La torre d’avorio di Andrea Cova (SaltinAria, 4 marzo)
Arte e potere. Il conflitto irrisolto di Harwood secondo Luca Zingaretti di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 8 marzo)
La torre d’avorio di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 10 marzo)

Su L’origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Teatro Franco Parenti, Milano 13 – 28 febbraio)
Tre sguardi su “L’origine del mondo” di Lucia Calamaro di Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti, Gioia Zenoni (Stratagemmi, 9 marzo)
L’origine del mondo: non maschile singolare di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 10 marzo)

Su Antigone regia di Maurizio Panici (Teatro Italia, Roma 19 – 24 febbraio)
L’essenziale Antigone di Maurizio Panici di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 4 marzo)
Antigone di Ida Alessandra Vinella (Che teatro fa – Repubblica.it, 6 marzo)

Su La moglie del soldato di Pasquale Marrazzo (Teatro Litta, Milano 19 febbraio – 10 marzo)
“La moglie del soldato” a teatro di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 5 marzo)
La moglie del soldato: il teatro di Pasquale Marrazzo e le infinite sfumature dell’animo umano di Francesco Mattana (SaltinAria, 7 marzo)

Su La modestia di Rafael Spregelburd, regia di Luca Ronconi (Teatro Verdi, Pisa 2 – 3 marzo)
La complessa modestia di Spregelburd nello sguardo di Ronconi di Marco Menini (Krapp’s Last Post5 marzo)
La modestia di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 10 marzo)

… altri spettacoli

Voracità devastatrice della dittatura di Gianni Poli (Drammaturgia, 4 marzo)
Maros. Le tre sorelle di Renata Palminiello di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 4 marzo)
I troppi Discorsi alla nazione di Ascanio Celestini di Marco Menini (Krapp’s Last Post, 4 marzo)
Italianesi di Chiara Patitucci (Persinsala, 4 marzo)
Il Riccardo Terzo di Alessandro Gassmann di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 4 marzo)
La voce umana di Carmen Albanese (SaltinAria, 4 marzo)
L’Odyssey di Wilson ad Atene di Gilda Tentorio (Stratagemmi, 4 marzo)
Le ultime parole di Igor Vazzaz (Giudiziouniversale.it, 5 marzo)
Dentro e fuori dalla gabbia. Experti con i detenuti dei Due Palazzi a Padova di Fernando Marchiori (Ateatro, 6 marzo)
Il Bergman in bianco di Daniele Pecci e Federica Di Martino di Igor Vazzaz (LaGazzettadelSerchio.it, 6 marzo)
L’alienazione secondo Instabili Vaganti: il lavoro rende macchine di Franco Cappuccio (Krapp’s Last Post, 6 marzo)
Don Giovanni, metafora dell’attore? di Laura Novelli (PAC – Paneacquaculture.net, 6 marzo)
Noi non siamo qui di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 6 marzo)
L’amore è un cane blu di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 6 marzo)
Ticket & Tac. Divagazioni in pillole semiserie su salute e benessere di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 6 marzo)
Milano: al Teatro Grassi passa “Un tram che si chiama desiderio” di Adele Labbate (Recensito, 6 marzo)
Il prestigio dell’illusione di De Filippo: La grande magia da Eduardo a Luca di Marianna Masselli (Teatro e Critica, 6 marzo)
Così lontano, così vicino. La politica di Fanny & Alexander di Michele Pascarella (Artribune, 7 marzo)
Eduardo fra Pirandello e Duchamp di Enrico Fiore (Controscena, 7 marzo)
La merda siamo noi di Igor Vazzaz (Giudiziouniversale.it, 7 marzo)
Rezza e Mastrella coppia al fulmicotone al Teatro Out Off di Francesca Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 7 marzo)
Il sapore dell’anguria di Civica-Pirozzi di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 7 marzo)
The shape of things di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 8 marzo)
Una donna sola al comando: Pamela Villoresi racconta Coppi di Igor Vazzaz (LaGazzettadiLucca.it, 8 marzo)
Resistenza e resistenze al femminile. L’esempio “dal” passato secondo Marta Cuscunà di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 8 marzo)
Il Proust di Lombardi-Tiezzi: un amore a metà di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 8 marzo)
La giornata di una sognatrice di Monica De Giuli (Persinsala, 8 marzo)
La Società per Attori porta in scena “Romeo e Giulietta” di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 9 marzo)
Berlinguer di Serena Lietti (SaltinAria, 9 marzo)
Fumo negli occhi di Maurizio Giordano (Dramma, 10 marzo)
È (solo) teatro… but I like it, il Servo di scena di Franco Branciaroli di Igor Vazzaz (LaGazzettadiLucca.it, 10 marzo)
Troppa carne per Amleto di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 10 marzo)
Macbeth. Biography of a killer di Claudia Schirripa (Persinsala, 10 marzo)
Al Piccolo Bellini “Malacrescita” di Mimmo Borrelli di Antonio Tedesco (Teatrocult, 10 marzo)

INTERVISTE

L’occhio di PAC | Tardito Rendina alla Caduta di Torino – video di Andrea Ciommiento (PAC – Paneacquaculture.net, 4 marzo)
“Ho la testa confusa ci metto sopra un fiore”, intervista a Giovanni Tudino di Antonia De Francesco (Recensito, 4 marzo)
Creazione come atto di guarigione: intervista a Giulio D’Anna di Carlotta Tringali (Abracadamat.org, 4 marzo)
Gianni Celati, Ulisse e le fughe di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 6 marzo)
Cronaca della fine: Zapruder e Ejzenstejn. Gli audiocast delle interviste realizzate con gli artisti che hanno preso parte al progetto: Luigi de Angelis, Rinaldo Censi e Kinkaleri di Altre Velocità (Altre Velocità, 7 marzo)
Tommaso Amadio e Alice Redini: Un Girotondo di piacere al Filodrammatici di Milano di Francesco Mattana (SaltinAria, 7 marzo)
Con Marco Martinelli a parlare della bellezza politica di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 8 marzo)
Infactory a Milano. Video intervista a Matteo Latino di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 8 marzo)
“Portate le scarpe pulite sulla terra”, intervista ad Ulderico Pesce di Antonia De Francesco (Recensito, 10 marzo)
Arturo Cirillo e il gioco delle passioni nel Ferdinando di Ruccello “Ho reinserito battute che 25 anni fa erano considerate troppo audaci” di Maurizio Vitiello (Teatrocult, 10 marzo)

POLITICHE e APPROFONDIMENTI

What? Theatre? Life before, after, and during Living (Part II) di Hans Echnaton Schano – a cura di Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 4 marzo)
Dal mercurio a Mercuzio: il valore di una consonante di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 5 marzo)
Lettera da Londra di Michele Manzotti (Drammaturgia, 6 marzo)
E il teatro delle donne? di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 8 marzo)
Elogio delle pietose bugie di Katia Ippaso (Le storie di Katia, 9 marzo)
La Casa dei Teatri e il teatro pubblico. E se non avesse vinto nessuno? di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 9 marzo)

EVENTI e RASSEGNE

L’eco femminile. Inizia la Scena Sensibile di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 7 marzo)
Aldo Morto: la reclusione di Timpano per ripercorrere quella di Moro di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 9 marzo)

La provincia in scena – Nuove drammaturgie in scena (Teatro Palladium, Roma 26 febbraio – 3 marzo)
Sterili – Radici – Peli di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 5 marzo)
Sterili – Radici – Peli di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 8 marzo)

Parabole fra i Sanpietrini (Forte Fanfulla, Roma 8 febbraio – 25 maggio)
Parabole fra i sanpietrini: il teatro off al Forte Fanfulla di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 5 marzo)
Una notte con Bukowski e il Teatro dei Limoni di Manuela Rossetti (Krapp’s Last Post, 7 marzo)
Prima ero schizofrenica… ora siamo guarite di Alfredo Agostini (Persinsala, 9 marzo)

Short Latitudes (Milano, Fabbrica del Vapore 4 – 6 marzo; Officine Creative Ansaldo 19 marzo)
Kattrin, Stratagemmi, Teatro e Critica sulle tracce di Short Latitudes di Redazione (Stratagemmi, 4 marzo)
Short Latitudes: nell’officina della creazione con Caroline Jester di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 10 marzo)

 

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti


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Rassegna stampa teatrale quotidiani 4 – 10 marzo 2013. A cura di Fogliodisala

Rassegna stampa 25 febbraio – 3 marzo

rassegna 25 febbraio-3marzo

 

 

 

 

 

 

 

Su Ferdinando di Annibale Ruccello, regia di Arturo Cirillo (Tieffe Teatro Menotti, Milano 12 – 17 febbraio; Teatro Goldoni, Venezia 23 – 24 febbraio)
La fine di un mondo: ecco l’aspro “Ferdinando” di Annibale Ruccello di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 27 febbraio)
Nella camera della tortura di Ruccello di Massimo Marino (Doppiozero, 28 febbraio)

Su Notre-Dame de Paris coreografia e libretto Roland Petit / produzione Teatro Bol’šoj, Mosca (Teatro alla Scala, Milano 10 febbraio – 5 marzo)
Notre Dame de Paris di Petit alla Scala di Antonella Poli (PAC – Paneacquaculture.net, 25 febbraio)
Roberto Bolle si trasforma nel deforme gobbo di Notre-Dame de Paris di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 2 marzo)

Su Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard, regia Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano 12 febbraio – 3 marzo)
Famiglie austriache e famiglie russe di Elena Scolari (PAC – Paneacquaculture.net, 25 febbraio)
Ritter, Dene, Voss di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 26 febbraio)

Su È stato così di Natalia Ginzburg, regia Valerio Binasco (La Città del Teatro, Cascina 23 febbraio)
È stato così di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 28 febbraio)
È stato così di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net, 2 marzo)

Su L’Origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Teatro Franco Parenti, Milano 13 – 28 febbraio)
L’origine del mondo di Carla Veccia (SaltinAria, 27 febbraio)
Dall’ Origine del mondo al Ritratto di un interno, la solitudine del mondo al Parenti di Francesca Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 1 marzo)
“L’Origine del mondo” è dentro un frigorifero e una lavatrice dove la vita di tre donne si complica. Prova magistrale per Daria Deflorian protagonista di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 2 marzo)

Su EXIT di Fausto Paravidino (Piccolo Eliseo Patroni Griffi, Roma 5 – 24 febbraio; Teatro Elfo Puccini, Milano 27 febbraio – 10 marzo)
Exit di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 28 febbraio)
Milano: crisi coniugale e altro in scena al Teatro Elfo Puccini di Adele Labbate (Recensito, 1 marzo)

Su Dopo la battaglia di Pippo Delbono (Teatro Bellini, Napoli 26 febbraio – 3 marzo)
Pippo Delbono tra la follia e l’amore di Enrico Fiore (Controscena, 1 marzo)
Dopo la battaglia di Italia Santocchio (SaltinAria, 2 marzo)

Su Biglietti da camere separate. Uno sguardo di Andrea Adriatico su Pier Vittorio Tondelli – Teatri di Vita (Teatro Litta, Milano 28 febbraio – 10 marzo)
Biglietti da camere separate di Angela Villa (Dramma)
Biglietti da camere separate di Andrea Dispenza (SaltinAria, 2 marzo)

Su La vita cronica di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret (Teatro Vascello, Roma 27 febbraio – 17 marzo)
Il rito di Barba di Mario Mattia Giorgetti (Sipario, 27 febbraio)
L’Odin a Roma. E porta con sé la guerra di Roberta Lombardi (Artribune, 1 marzo)
La Vita Cronica di Alfredo Agostini (Persinsala, 1 marzo)

… altri spettacoli

Fuga – In ascolto di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 25 febbraio)
Il “nuovo corso” dell’Aterballetto di Gabriella Gori (Drammaturgia, 25 febbraio)
Don Giovanni condannato di Nicola Arrigoni (Giudiziouniversale.it, 25 febbraio)
Corpi impuri di Maria Dolores Pesce (Dramma)
In albergo con Animanera. Vuoi venire a letto con me? di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 25 febbraio)
Sandra Mangini con “Parfumul Starzilor” al Teatro Cà Foscari a Venezia di Filomena Spolaor (NonSoloCinema, 25 febbraio)
Petitoblok di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 25 febbraio)
Roma: la guerra di Klamm in scena al Valle Occupato di Enrica Orlando (Recensito, 25 febbraio)
Con le “Rhyth.mix” al Manzoni, la ginnastica ritmica si trasforma in danza di Patrizia Binco (Rumor(s)cena, 25 febbraio)
Un sogno di giustizia. Antigone pìetas di Ilaria Drago di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 25 febbraio)
Riviva Verdi! di Sergio Buttiglieri (Giudiziouniversale.it, 26 febbraio)
Scaparro e l’amore proibito della Governante di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 26 febbraio)
Il Don Giovanni di Filippo Timi, dissacrante in chiave pop di Erika Seghetti (Krapp’s Last Post, 26 febbraio)
Il Pantani delle Albe – videoreport di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 26 febbraio)
Un omaggio originale e appassionato al mondo del Signor G. di Claudio Facchinelli (Persinsala, 26 febbraio)
Originale e inquietante. È l’Anello palermitano di Giuseppe Pennisi (Artribune, 27 febbraio)
La belle joyeuse di Alice Gussoni (Che teatro fa – Repubblica.it, 27 febbraio)
Le deliranti memorie della signorina DuBois di Lorenzo Galletti (Drammaturgia, 27 febbraio)
Il Giulio Cesare metafisico di Andrea Baracco di Davide Raitano (Krapp’s Last Post, 27 febbraio)
Da Napoli a Firenze: Isa Danieli si fa abissina per Ugo Chiti di Francesca Cecconi (LaGazzettadiViareggio.it, 27 febbraio)
OPEN | Daniel Ezralow’s New Show di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net, 27 febbraio)
Il corvo Drogo, nel Deserto di Buzzati di Enrico Piergiacomi (Teatro e Critica, 27 febbraio)
Spettri di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 28 febbraio)
I leggeri tocchi del senso di colpa di “The Suit” di Peter Brook di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 28 febbraio)
Prima Ero Schizofrenica… Ora Siamo Guarite di Maria Dolores Pesce (Dramma)
Il burattinaio Rezza di Igor Vazzaz (Giudiziouniversale.it, 28 febbraio)
Pop-up. I Sacchi di Sabbia tra le pieghe di un libro di Andrea Alfieri (Krapp’s Last Post, 28 febbraio)
Come graffia il Pornofunerale di Bavastro di Renato Palazzi (Myword, 28 febbraio)
“Experti” di Tam Teatromusica di Marianna Sassano (NonSoloCinema, 28 febbraio)
L’Ibsen inespresso di Sergio Buttiglieri (Giudiziouniversale.it, 1 marzo)
Nicolai Lilin. Reportage di viaggio da una triplice Educazione siberiana di Daniela Arcudi (Krapp’s Last Post, 1 marzo)
La moglie perfetta di Molière di Laura Landolfi (Myword, 1 marzo)
La solitudine dell’onestà – Giorgio Ambrosoli: cronaca di un omicidio annunciato di Igor Vazzaz (LaGazzettadiLucca.it, 1 marzo)
Un amore di Swann di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 1 marzo)
Antigone, o dell’eutanasia di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 2 marzo)
The living room di Thomas Richards: tra emozioni arcaiche e ripetitività rituale di Marco Menini (Krapp’s Last Post, 2 marzo)
Teatro: una questione di vita o di morte? di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 2 marzo)
Mio padre Ulisse di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 2 marzo)
“L’Agnello”: al Piccolo Eliseo va in scena il sacrificio di Elisa Silvestrin (Recensito, 2 marzo)
Impeto e timori nell’Homburg di Cesare Lievi di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 2 marzo)
L’universo dolente d’una ragazza di Baviera di Gianni Poli (Drammaturgia, 3 marzo)
Riccardo non andare al cinema di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 3 marzo)
Il giullare Lo Monaco e il berretto a sonagli di Francesca Cecconi (LaGazzettadiLucca.it, 3 marzo)
La merda / Decalogo del disgusto di Daniele Rizzo (Persinsala, 3 marzo)
La bambola perfetta di Mariella Lo Sardo di Vincenza Di Vita (Rumor(s)cena, 3 marzo)
Il vecchio e il mare, il malinconico Hemingway di Michelangelo Campanale di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 3 marzo)

INTERVISTE

Digerire il teatro. Una conversazione con Elvira Frosini a margine di Digerselz di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 25 febbraio)
Per un teatro del non detto: Rodolfo di Giammarco presenta Nuove drammaturgie in scena di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 25 febbraio)
Rallentando il tempo: intervista a Alessandro Sciarroni di Carlotta Tringali (Abracadamat, 25 febbraio)
Siamo zombi ingozzati distrattamente. Intervista a Elvira Frosini di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 26 febbraio)
Anna Bonaiuto, l’antidiva di Katia Ippaso (Le storie di Katia, 27 febbraio)
Radio Zolfo #rvia: ascese, cadute e altre utopie di Redazione (Altre Velocità, 28 febbraio)

POLITICHE e APPROFONDIMENTI

Lazio: una legge per lo spettacolo o si chiude di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 25 febbraio)
Il Paolo Pini a Milano è a rischio di chiusura di Redazione (Altre Velocità, 27 febbraio)
Shakespeare per spiegare le elezioni di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 28 febbraio)
Teatro Stabile del Veneto: all’arrembaggio? di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 1 marzo)
Edipo, re nella terra selvaggia di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 1 marzo)
Il debutto di Korsunovas a Pontedera: il videoreport di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 2 marzo)

RASSEGNE e EVENTI

Quando Wagner diventa un quadro di Paolo Marella (Artribune, 27 febbraio)
Wim Vandekeybus e la danza di ieri, oggi e domani di Stefania Zepponi (Krapp’s Last Post, 28 febbraio)
La creatività che fa “scintille” di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 28 febbraio)
Poli, Luzzati e il secolo che fu di Angela Madesani (Artribune, 1 marzo)
Ultima Vez e l’avanguardia belga di Bruna Monaco (PAC – Paneacquaculture.net, 1 marzo)
A louer di Peeping Tom: in affitto in una casa che non esiste di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 1 marzo)
Fulgori e stridori della scena contemporanea: una rassegna a Forlì di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 3 marzo)

 

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Rassegna stampa 18 – 24 febbraio

rassegna 18-24 febbraio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su The Suit di Peter Brook (Teatro Palladium, Roma 13 – 17 febbraio)
The Suit di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 19 febbraio)
La lezione di Peter Brook a Roma di Michele Ortone (Krapp’s Last Post, 20 febbraio)

Su Finale di partita di Samuel Beckett, regia di Giancarlo Cauteruccio / Teatro Studio Krypton (Teatro Studio, Scandicci 6 – 10 febbraio)
A quindici anni da “Finale di partita”. Un nuovo Beckett di Krypton di Giuseppe Distefano (Artribune, 21 febbraio)
Un Finale di partita ben inciso da Giancarlo Cauteruccio di Graziano Graziani (Myword, 21 febbraio)
La Compagnia Krypton gioca di nuovo il Finale di partita di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 21 febbraio)
Finale di partita. L’approdo sicuro dei fratelli Cauteruccio di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 22 febbraio)

Su Ferdinando di Annibale Ruccello, regia di Arturo Cirillo (Tieffe Teatro Menotti, Milano 12 – 17 febbraio)
Crudele e intenso Ferdinando di Arturo Cirillo di Carlotta Tringali (Il Tamburo di Kattrin, 19 febbraio)
Ferdinando di Francesca Serrazanetti (Stratagemmi, 21 febbraio)
Il Ferdinando di Arturo Cirillo. Una regia attenta a non prenderle di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 23 febbraio)

Su L’origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Teatro Franco Parenti, Milano 13 – 28 febbraio)
L’origine del mondo è donna di Maria Grazia Gregori (Myword, 19 febbraio)
Milano: al Teatro Franco Parenti fino al 28 febbraio L’origine del mondo, ritratto di un interno di Tamara Malleo (Recensito, 20 febbraio)
Introversione geometrica di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 24 febbraio)

Su EXIT di Fausto Paravidino (Teatro Eliseo, Roma 5 – 24 febbraio)
Seguendo un’insegna per fuggire dal quotidiano: Paravidino si diverte con Woody Allen di Laura Novelli (PAC – Paneacquaculture.net, 20 febbraio)
EXIT di Fausto Paravidino di Gussaysdontdothat (GusSaysDontDoThat!, 24 febbraio)

Su Napoli milionaria – Dramma lirico in tre atti di Eduardo De Filippo, direzione d’orchestra di Matteo Beltrami, regia di Fabio Sparvoli (Teatro del Giglio, Lucca 21 – 24 febbraio)
E “Napoli milionaria” si tinge di scuro, tra commedia e melodramma di Igor Vazzaz (LaGazzettadiLucca.it, 24 febbraio)
Una “Napoli milionaria” vera e propria rarità ritrovata di Oriano De Ranieri (LaGazzettadiLucca.it, 24 febbraio)

Su I Bassifondi regia di Oskaras Koršunovas (Teatro Era, Pontedera 16 febbraio)
I Bassifondi di Daniele Rizzo (Persinsala, 19 febbraio)
Nei bassifondi di Koršunovas un laboratorio di verità di Claudia Manini (Krapp’s Last Post, 21 febbraio)

Su Prima di andar via di Filippo Gili, regia di Francesco Frangipane (Teatro Argot Studio, Roma 12 febbraio – 3 marzo)
Prima di andar via di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 19 febbraio)
Prima di andar via di Alfredo Agostini (Persinsala, 22 febbraio)

Su La vita cronica di Ursula Andkjær Olsen e Odin Teatret (Teatro Studio Auditorium Parco della Musica, Roma 16 febbraio)
I maestri del teatro: l’Odin Teatret un mese a Roma di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 19 febbraio)
Il podcast: Eugenio Barba e l’etica del teatro
di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 21 febbraio)
La vita cronica di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 22 febbraio)
La vita cronica: tra antropologia e favola è L’Odin Teatret di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 22 febbraio)

Su Macbeth regia di Andrea De Rosa (Piccolo Teatro Strehler, Milano 12 febbraio – 3 marzo)
Milano: al Teatro Strehler è di scena la brama del potere di Macbeth di Adele Labbate (Recensito, 20 febbraio)
Macbeth in versione «pulp» al Piccolo Strehler di Milano di Francesco Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 22 febbraio)

Su Il Pellegrino di Pierpaolo Palladino (Teatro dell’Angelo, Roma 5 – 24 febbraio)
Il pellegrinaggio di Wertmuller nella Roma di Palladino di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 19 febbraio)
Il Pellegrino di Michela Staderini (SaltinAria, 21 febbraio)

Su Calore. 1982 – 2012 di Enzo Cosimi (Teatro Palladium, Roma 2 – 3 febbraio)
Spandere Calore. Trent’anni di danza di Enzo Cosimi di Francesca Magnini (Teatro e Critica, 18 febbraio)
Calore. Nel rifiuto del codice, la grande rivoluzione di Enzo Cosimi di Paolo Ruffini (Teatro e Critica, 18 febbraio)

… altri spettacoli

La storia che serve oggi. Aldo Morto/Tragedia e il teatro saggistico di Daniele Timpano di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 18 febbraio)
La rosa bianca. Rifici per un teatro della memoria di Laura Timpanaro (Krapp’s Last Post, 18 febbraio)
Il colore rosso sangue che attraversa la storia dell’uomo in “Aneis in Italia”, originale versione del Lenz Rifrazioni di Parma di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 18 febbraio)
Freak and frog: buone pratiche calabresi di Emilio Nigro (Il Tamburo di Kattrin, 18 febbraio)
Avanguardia da Cesaroni di Igor Vazzaz (Giudiziouniversale.it, 19 febbraio)
Ginepro Nannelli al limite del bosco di Manuela Rossetti (Krapp’s Last Post, 19 febbraio)
La Tempesta di Binasco di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net, 19 febbraio)
Digerseltz di Monica De Giuli (Persinsala, 19 febbraio)
Antigone ovvero una strategia del rito di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 19 febbraio)
Forma e contenuto: un discorso che porterebbe lontano, eppure… di Claudio Facchinelli (Persinsala, 19 febbraio)
C come Chanel di Andrea Dispenza (SaltinAria, 19 febbraio)
Infinita di Ilaria Santocchio (SaltinAria, 19 febbraio)
Frankenstein come un divo di Hollywood di Enrico Fiore (Controscena, 20 febbraio)
Tre famiglie di Maria Dolores Pesce (Dramma)
Mai stata sul cammello? di Maurizio Giordano (Dramma)
La donna è mobile: difatti, sparisce la Miconi di Francesca Cecconi (LaGazzettadiViareggio.it, 20 febbraio)
Ritter Dene Voss. Il Bernhard en travesti di Renato Sarti di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 20 febbraio)
748 quaderni dove la vita viene catalogata per raccontare quanto sia “Reality”. Prova eccelsa di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 20 febbraio)
Mimicry (Simona Bertozzi)  – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 20 febbraio)
Il quadro delle menzogne fra amici di Enrico Fiore (Controscena, 21 febbraio)
Isolario: la danza atmosferica di Fabrizio Favale di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 21 febbraio)
Una riflessione sul “Fratto X” di Antonio Rezza di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 21 febbraio)
La Guerritore convince nei panni della Garland di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 21 febbraio)
Nema problema di Emanuela Ferrauto (Dramma)
Gabriele d’Annunzio, tra amori e battaglie di Maurizio Giordano (Dramma)
Fernando Suels Mendosa: dittico sul desiderio e la mancanza di Stefania Zepponi (Krapp’s Last Post, 21 febbraio)
Piccole paure di esseri non illustri: la scena di Carrozzeria Orfeo di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 21 febbraio)
La moglie del soldato di Daniela Cohen (SaltinAria, 21 febbraio)
La grande magia di Serena Lena (SaltinAria, 21 febbraio)
Siamosolonoi, drammaturgia di Marco Andreoli. Lui, lei e un’incombente quotidianità. La storia di una coppia raccontata attraverso la metafora del gioco di Sara Nocciolini (Corriere dello Spettacolo, 22 febbraio)
Sabrina Impacciatore: “Uccido gli uomini in teatro e al cinema” di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 22 febbraio)
Maros. Ovvero tutti a casa delle Tre sorelle di Renato Palazzi (Myword, 22 febbraio)
Teatro e carcere a Padova: una questione di dignità di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 23 febbraio)
Spettri di Carlo Studer (SaltinAria, 23 febbraio)
Corpi parlanti, corpi nudi, corpi muti. La Creation di Dave St. Pierre di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 23 febbraio)
Ostermeier a Bologna. Con un fotoracconto di Futura Tittaferrante di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 24 febbraio)
Rumori fuori scena di Maria Dolores Pesce (Dramma)
Non sappiamo chi amiamo: le “Variazioni enigmatiche” in scena al Teatro dell’Olivo di Francesca Cecconi (LaGazzettadiViareggio.it, 24 febbraio)
In a dark house di Laura Sales (SaltinAria, 24 febbraio)

INTERVISTE

Cronaca della fine: Zapruder e Ejzenstejn di Altre Velocità (Altre Velocità, 18 febbraio)
Chi ha paura della danza? Intervista a Livia Patrizi di Stefania Zepponi (Krapp’s Last Post, 18 febbraio)
Elio De Capitani: The History Boys di Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 19 febbraio)
Andrea Fontana: retorica e discorso politico di Altre Velocità (Altre Velocità, 20 febbraio)

APPROFONDIMENTI

Il verbalone delle Buone Pratiche del Teatro.Tutto quello che è successo il 9 febbraio a Firenze (con il video di Paolo Rossi ministro della Cultura “a sua insaputa”) di Maddalena Giovannelli e Roberta Ferraresi (Ateatro, 18 febbraio)
Delle Buone Pratiche (e buon governo) del teatro. A dispetto del Fus di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 19 febbraio)
A lezione di commedia dell’arte con Carlo Boso e Claudio De Maglio – videoreport di Andrea Ciommiento (PAC – Paneacquaculture.net, 19 febbraio)
Quattro incroci delle Buone Pratiche 2013 di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 20 febbraio)
Attaccati alla poltrona di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 21 febbraio)
Quando i linguaggi si mescolano e sovrappongono di Claudio Facchinelli (PAC – Paneacquaculture.net, 21 febbraio)
Ripartire dalla cultura: attenti al voto di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 23 febbraio)
Il ratto che collega l’Europa di Antonio Audino (Domenica – ilSole24Ore.com, 24 febbraio)

 

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti


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Rassegna stampa teatrale quotidiani 18-24 febbraio 2013. A cura di Fogliodisala

Rassegna stampa 11 – 17 febbraio

rassegna 11-17 febbraio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Modì. L’ultimo inverno di Amedeo Modigliani di Gipo Gurrado (Teatro Leonardo Da Vinci, Milano 12 – 17 febbraio)
“Modì”, l’ultimo inverno di Amedeo Modigliani. Libretto, musica e testo di Gipo Gurrado di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 14 febbraio)
Modì – L’ultimo inverno di Amedeo Modigliani di Angela Villa (Dramma)

Su Ora non hai più paura di Cesare Ronconi / Teatro Valdoca (Teatro Palladium, Roma 6 – 10 febbraio)
Ora non hai più paura di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 11 febbraio)
L’infinita realtà di Cesare Ronconi ovvero Ora non hai più paura di Marianna Masselli (Teatro e Critica, 11 febbraio)
Valdoca non ha più paura. Seconda parte della trilogia della gioia di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 14 febbraio)

Su Petitoblok di Punta Corsara (Teatro Elfo Puccini, Milano 12 – 17 febbraio)
Con Punta Corsara Antonio Petito incontra Aleksandr Blok di Emma De Luca (Krapp’s Last Post, 15 febbraio)
Il raffinato Petitblok di Punta Corsara di Renato Palazzi (Myword, 16 febbraio)
Petitoblok di Emanuele Marconi (Persinsala, 17 febbraio)

Su Nabucco regia di Daniele Abbado, direttore Nicola Luisotti (Teatro alla Scala, Milano 1 – 20 febbraio)
Il Nabucco e l’olocausto di Sergio Buttiglieri (Giudiziouniversale.it, 13 febbraio)
Essenziale Nabucco alla Scala di Piero Gelli (Myword, 15 febbraio)

Su Macbeth regia Bob Wilson, direttore Roberto Abbado (Teatro Comunale, Bologna 5 – 12 febbraio)
A Bologna un Macbeth illuminato dal genio di Wilson e Abbado di Davide Annachini (Myword, 14 febbraio)
“Macbeth” di Giuseppe Verdi: incanta la regia di Robert Wilson di Enrico Silvano (NonSoloCinema, 14 febbraio)

Su Miseria e Nobiltà regia di Geppy Gleijeses (Teatro del Giglio, Lucca 8 – 10 febbraio)
Finalmente… Miseria e nobiltà di Igor Vazzaz (LaGazzettadiLucca.it, 11 febbraio)
Miseria e Nobiltà di Sharon Tofanelli (Persinsala, 15 febbraio)

Su Ferdinando di Annibale Ruccello regia di Arturo Cirillo (Tieffe Teatro Menotti, Milano 12 – 17 febbraio)
Riso amaro per “Ferdinando” di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 15 febbraio)
Ferdinando di Nicoletta Fabio (Persinsala, 15 febbraio)

Su Il Principe di Homburg regia di Cesare Lievi (Teatro Quirino, Roma 12 – 17 febbraio)
Il Principe di Homburg di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 15 febbraio)
Il Principe di Homburg di Oriana Russo (SaltinAria, 15 febbraio)

Su La palestra ore 18:00 di Giorgio Scianna, regia di Veronica Cruciani (Teatro Elfo Puccini, Milano 7 – 10 febbraio)
La palestra
di Renato Palazzi (Myword, 12 febbraio)
La palestra ore 18:00 di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 12 febbraio)

Su Reality di e con Daria Deflorian e Antonio Tagliarini (Pim Off, Milano 9 – 11 febbraio)
Reality di Corrado Rovida (Stratagemmi, 14 febbraio)
Reality di Serena Cirini (Persinsala, 15 febbraio)

Su Solo gli ingenui muoiono d’amore di e con César Brie (Teatro Filodrammatici, Milano 7 – 9 febbraio)
Solo gli ingenui muoiono d’amore di Gloria Frigerio (Stratagemmi, 12 febbraio)
Solo gli ingenui muoiono d’amore di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 15 febbraio)

Su The Suit di Peter Brook (Teatro Palladium, Roma 13 – 17 febbraio)
The Suit di Sara Benvenuto (SaltinAria, 15 febbraio)
The Suit. L’abito leggero del teatro di Peter Brook di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 15 febbraio)

… altri spettacoli

“Il Diavolo Custode”. La divertente maschera del Diavolo di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 11 febbraio)
Una divertente domenica di corna di Francesca Cecconi (LaGazzettadiViareggio.it, 11 febbraio)
Flavia Mastrella e Fratto_X di Cristina Gattamorta (Persinsala, 11 febbraio)
Un po’ di Tutto, Spregelburd spettatore incluso di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 12 febbraio)
Le rimozioni senza respiro di Angelin Preljocaj di Giulia Taddeo (Myword, 12 febbraio)
L. I. Lingua imperi di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net, 12 febbraio)
Il corpo abusato del ballerino in “Sexxx”, la nuova creazione di Matteo Levaggi di Patrizia Binco (Rumor(s)cena, 12 febbraio)
Il Panico di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 13 febbraio)
Quell’amore di Paula Spencer…che la faceva sbattere nelle porte di Tiziano Montrasio (Domenica – ilSole24Ore.com, 13 febbraio)
I Cupidi nudi di St-Pierre, bruciati d’amore di Giulia Taddeo (Krapp’s Last Post, 13 febbraio)
L’origine del mondo (Lucia Calamaro) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 13 febbraio)
Se il dubbio diventa cabaret di Enrico Fiore (Controscena, 14 febbraio)
Il metodo di Tiezzi applicato al Woyzeck di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 14 febbraio)
L’eremita contemporaneo di Emanuela Ferrauto (Dramma)
Tra rivolta e servilismo: una violenta educazione fisica di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 14 febbraio)
Focus Trentino – Bottiglie contro bottiglie. Il teatro “poetico-civile” di Andrea Brunello di Enrico Piergiacomi (Teatro e Critica, 14 febbraio)
Lo spirito ironico nella fisicità di Moveo Teatro di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 15 febbraio)
La gelosia di Molière a ritmo di tango di Enrico Fiore (Controscena, 15 febbraio)
Il ballo degli elefanti: “Elephant Man” di Giorgio Marinelli di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 15 febbraio)
Weporn. Ispirato a Girotondo di Arthur Schnitzler. Regia di Bruno Fornasari di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 15 febbraio)
I Momix danzano «Alchemy»: illusionisti o ballerini? di Marianna Peluso (Domenica – ilSole24Ore.com, 15 febbraio)
L’emozionante volo de «Il gabbiano» di Frédéric Bélier-Garcia di Paolo Bignami (Domenica – ilSole24Ore.com, 15 febbraio)
C come Chanel con una straordinaria Milena Vukotic al Parenti di Francesca Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 15 febbraio)
Maternity Blues: dentro al dramma della donna di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 15 febbraio)
Il Piccolo Principe di Simona Ventura (Persinsala, 15 febbraio)
È Stato la Mafia di Isabella Polimanti (SaltinAria, 15 febbraio)
In treno con Albert di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 15 febbraio)
Furtwängler fra la musica e il nazismo di Enrico Fiore (Controscena, 16 febbraio)
Notre Dame de Paris. Il bello del ballo anche al cinema di Silvia Poletti (Myword, 16 febbraio)
Se Riccardo III diventa un grande gigante. La nuova regia di Alessandro Gassmann si confronta con Shakespeare di Silvia Aufiero (NonSoloCinema, 16 febbraio)
“Art” di Yasmina Reza. Un triangolo (im)perfetto di Giacomo Sebastiano Pistolato (NonSoloCinema, 16 febbraio)
Exit di Fausto Paravidino: quello che so sull’amore di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 16 febbraio)
Il Brancusi di Laminarie: l’infinito della materia di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 17 febbraio)
La partita non era finita di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 17 febbraio)
Macbeth di Silvana Costa (Persinsala, 17 febbraio)
Oscillazioni: l’asfissiante negazione affettiva di Trevisan-Marini di Marianna Masselli (Teatro e Critica, 17 febbraio)

INTERVISTE

Cronaca della fine: conversazione con Nadia Ranocchi di Zapruder e con Francesco ‘Fuzz’ Brasini di Redazione (Altre Velocità, 12 febbraio)
Peter Brook in Toscana – parla Marie Hélène Estienne di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 14 febbraio)
Teatro Minimo – videoreport di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 14 febbraio)
Il sipario s’alza a Sud. L’edizione 2013 di “Paradosso sull’Autore” alla Sala Laudamo di Messina, con una intervista a Dario Tomasello di Vincenza Di Vita (Ateatro, 16 febbraio)
Ascanio Celestini a Chi è di Scena con “Discorsi alla nazione” – Ospite Armando Punzo di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 16 febbraio)
La città fragile di Gigi Gherzi – videoreport di Renzo Francabandera (PAC – Paneacquaculture.net, 17 febbraio)
Donatella Massimilla. Libera Università Del Teatro: Dentro/Fuori San Vittore. Quando il teatro è necessità di Emanuela Mugliarisi (Persinsala, 17 febbraio)

APPROFONDIMENTI

Salta il Pirandello di Magelli al Metastasio di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 15 febbraio)
What theatre? Life before, after, and during Living (Part I) di Hans Echnaton Schano (a cura di Anna Maria Monteverdi) (Ateatro, 16 febbraio)
Premi Ubu dal passato al futuro. Le proposte di modifica: la giuria, il regolamento, i rapporti istituzionali di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro, 17 febbraio)
La buona volontà non basta: ecco perché la politica se ne frega della cultura. Alcune riflessioni sulla campagna elettorale 2013 di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro, 17 febbraio)

RASSEGNE e EVENTI

Scendere da cavallo”, a Pontedera di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 11 febbraio)
Anton Cechov nella foresta dei ricordi di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 12 febbraio)
Invito di Sosta e la necessità della danza di Claudia Manini (Krapp’s Last Post, 14 febbraio)
Paolo Rossi alle Buone Pratiche del Teatro 2013 di Giovanni Perypezye (Studio28.tv, 13 febbraio)
Riflettori su Ambra Senatore e Caterina Sagna di Antonella Poli (PAC – Paneacquaculture.net, 14 febbraio)
Stati generali del teatro italiano di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 15 febbraio)

Equilibrio – Festival della nuova danza (Auditorium Parco della Musica, Roma 2 – 27 febbraio)
A Gleni Çaçi e Francesca Foscarini il Premio Equilibrio 2013 di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 11 febbraio)
Se gli attori danzano al Festival Equilibrio di Bruna Monaco (PAC – Paneacquaculture.net, 11 febbraio)
La costruzione di pietre vive nel «Puzzle» di Sidi Larbi Cherkaoui di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 15 febbraio)
Puz/zle di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 16 febbraio)
Puz/zle di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 16 febbraio)

 

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Rassegna stampa teatrale quotidiani 11-17 febbraio 2013. A cura di Fogliodisala

Rassegna stampa 4 – 10 febbraio

rassegna 4-10 febbraio

 

 

 

 

 

 

 

Su La serata a Colono di Elsa Morante, regia di Mario Martone (Teatro Argentina, Roma 30 gennaio – 17 febbraio)
La serata a Colono di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 4 febbraio)
Il teatro impossibile di Elsa Morante di Bruna Monaco (PAC – Paneacquaculture.net, 4 febbraio)
Metti una serata a Colono con Mario Martone e Elsa Morante di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 5 febbraio)
La serata a Colono di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 6 febbraio)
Dove dovete parcheggiare? Serata a Colono di Elsa Morante di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 8 febbraio)
La serata a Colono di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 10 febbraio)

Su Servo di scena regia di Franco Branciaroli (Teatro della Corte, Genova 5 – 10 febbraio)
Al servizio di un mattatore al tramonto di Gianni Poli (Drammaturgia4 febbraio)
Servo di scena di Maria Dolores Pesce (Dramma)

Su Macbeth di Giuseppe Verdi, direttore Roberto Abbado, regia di Bob Wilson (Teatro Comunale, Bologna 5 – 12 febbraio)
Il Macbeth, la peste, Bob Wilson, Verdi di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 9 febbraio)
Cara Lady, per fortuna c’era Bob di Carla Moreni (Domenica – ilSole24Ore.com, 10 febbraio)

Su Il Naso di Dmitrij Šostakovič, regia di Peter Stein (Teatro dell’Opera, Roma 27 gennaio – 2 febbraio)
Eleganze formali, sberleffi grotteschi di Paolo Patrizi (Drammaturgia, 4 febbraio)
Il Naso di Šostakovič: per Peter Stein un Gogol allegro con brio di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 7 febbraio)

Su Tutto di Rafael Spregelburd, regia di Alessio Nardin / Evoè!Teatro (Teatro Aurora, Marghera 31 gennaio)
Burocrazia, arte e religione: il “Tutto” di Spregelburd in scena di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 5 febbraio)
Evoè!Teatro Spregelburd banco di prova (per la scena indipendente italiana) di Silvia Mei (Culture Teatrali, 6 febbraio)

Su Balkan Burger di Stefano Massini (Teatro Litta, Milano 29 gennaio – 6 febbraio)
Balkan Burger, la macelleria balcanica di Stefano Massini di Maria Grazia Gregori (Myword, 5 febbraio)
Balkan Burger. Amore e odio nei Balcani di Stefano Massini di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 6 febbraio)

Su Chicago boys di Renato Sarti (Teatro Ringhiera, Milano 7 – 10 febbraio)
Chicago boys di Angela Villa (Dramma)
La strampalata lezione di liberismo di Renato Sarti di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 8 febbraio)

Su La Tempesta regia di Valerio Binasco (Teatro Era, Pontedera 2 febbraio)
La Tempesta di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 6 febbraio)
I classici per una nuova etica del teatro: conversazione con Valerio Binasco di Nicola Arrigoni (PAC – Paneacquaculture.net, 8 febbraio)
La Tempesta delle anime di Valerio Binasco di Davide Raitano (Krapp’s Last Post, 10 febbraio)

Su ‘Na specie de cadavere lunghissimo regia di Giuseppe Bertolucci e Un’amicizia in versi. Attilio Bertolucci Pier Paolo Pasolini da un’idea di Fabrizio Gifuni (Teatro Vascello, Roma 29 gennaio – 3 febbraio / 4 febbraio)
‘Na specie de cadavere lunghissimo di Maria Rita Di Bari (Che teatro fa – Repubblica.it, 6 febbraio)
‘Na specie de cadavere lunghissimo di Andrea Cova (SaltinAria, 9 febbraio)
Un’amicizia in versi, Attilio Bertolucci e Pier Paolo Pasolini di Simona Ventura (Persinsala, 10 febbraio)

Su Solo gli ingenui muoiono d’amore di César Brie (Teatro Filodrammatici, Milano 7 – 9 febbraio)
“Solo gli ingenui muoiono d’amore”, testo regia e interpretazione di César Brie di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 9 febbraio)
Solo gli ingenui muoiono d’amore di Daniela Cohen (SaltinAria, 10 febbraio)

Su Ora non hai più paura di Cesare Ronconi / Teatro Valdoca (Teatro Palladium, Roma 6 – 10 febbraio)
Ora non hai più paura di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 9 febbraio)
Ora non hai più paura di Sara Benvenuto (SaltinAria, 10 febbraio)

Su Il Panico di Rafael Spregelburd, regia di Luca Ronconi (Piccolo Teatro Strehler, Milano 15 gennaio – 10 febbraio)
Ronconi e il panico di chi si sottomette di Stefano Castelli (Artribune, 6 febbraio)
Il Panico di Spregelburd: al Piccolo il nuovo Ronconi di Francesca Gambarini (Teatro e Critica, 7 febbraio)

… altri spettacoli

Banquo: Crouch e Arcuri per un altro punto di vista sul Macbeth di Davide Sannia (Krapp’s Last Post, 4 febbraio)
“Improvvisamente” L’Orrore che è nell’Altro, che è in Noi di Federica Sustersic (Rumor(s)cena, 4 febbraio)
L’amore ai tempi della ragione permanente: LOVE! di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 5 febbraio)
Il Falstaff anni ’50 e avvincente di Robert Carsen di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 5 febbraio)
Alma di Silvana Costa (Persinsala, 5 febbraio)
PopEconomy: tra una crisi e una banca (etica) ci sta il teatro di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 6 febbraio)
Invidiatemi come io ho invidiato voi di Renato Palazzi (Myword, 6 febbraio)
Pantani, uomo, campione o eroe tragico? di Graziano Graziani (Myword, 6 febbraio)
Milano: un’intensa Marina Massironi ne “La donna che sbatteva nelle porte” di Adele Labbate (Recensito, 6 febbraio)
Milena Vukotic interpreta Chanel in “C come Chanel” al Teatro Franco Parenti di Tamara Malleo (Recensito, 6 febbraio)
Lenòr di Simona Lomolino (Stratagemmi, 6 febbraio)
La Rivincita di Francesca Serrazanetti (Stratagemmi, 6 febbraio)
È stato così. Le parole trattenute della Ginzburg di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 6 febbraio)
Discorsi alla nazione di Celestini di Massimo Marino (Doppiozero, 7 febbraio)
Babilonia Teatri: il Pinocchio risvegliato e lo spettatore commosso di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 7 febbraio)
Exit di Valentina De Simone (Che teatro fa – Repubblica.it, 8 febbraio)
Turbinio d’emozioni nelle “Variazioni enigmatiche” di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 8 febbraio)
Il “Tram” di Latella seduta psicoanalitica da battimano di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 8 febbraio)
Petitoblok – Il baraccone della morte ciarlatana di Maria Dolores Pesce (Dramma)
L’eternità di Romeo e Giulietta all’Elfo di Francesco Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 8 febbraio)
La regina degli Elfi di Elena Scolari (PAC – Paneacquaculture.net, 8 febbraio)
La critica teatrale – per fortuna o purtroppo – non è una scienza esatta di Claudio Facchinelli (Persinsala, 8 febbraio)
Malastrada di Emanuela Ferrauto (Dramma)
Illusione e poesia, Nel Bosco dell’età adulta di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 8 febbraio)
Clinica Mammut: Col tempo, superiamo anche la fine di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 9 febbraio)
Il campo della discordia di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 10 febbraio)
“L’origine del mondo”: ordinario declino di una donna comune di Rossella Menna (Rumor(s)cena, 10 febbraio)
Occidente solitario di Alessandra Cioccarelli (Stratagemmi, 10 febbraio)

INTERVISTE

Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino: l’arte non tollera la menzogna di Marco Menini (Krapp’s Last Post, 4 febbraio)
Incontro con Azzurra Antonacci, attrice impegnata a teatro in “Occidente Solitario” di Tamara Malleo (Recensito, 4 febbraio)
Oltre il confine fra scena e platea: intervista a Fagarazzi e Zuffellato di Redazione (Il Tamburo di Kattrin, 4 febbraio)
Gisella Szaniszlò: un talento parte-nopeo e parte ungherese di Francesco Mattana (SaltinAria, 5 febbraio)
Mimmo Cuticchio: io ballo con i pupi di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 6 febbraio)
Gisella Szaniszlò, un’attrice che non ha paura di mettersi in gioco di Tamara Malleo (Recensito, 6 febbraio)
Cue Press, edizioni digitali verso un libro multimediale di Lorenzo Donati (Altre Velocità, 8 febbraio)
Parabole fra i sanpietrini 2013: c’è bisogno di teatro di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 8 febbraio)

APPROFONDIMENTI

Rifugiarsi nella certezza. Art you lost? a Roma di Alex Giuzio (Altre Velocità, 4 febbraio)
Quel teatro giovane dalla forza esplosiva di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 4 febbraio)
Nuovo podcast con il Centro il Funaro di Pistoia (WS con J.G. Lecat) di Redazione (PAC – Paneacquaculture.net, 6 febbraio)
Laura Mariani: Ermanna Montanari. Fare-disfare-rifare nel Teatro delle Albe di Rodolfo di Giammarco e Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 9 febbraio)

EVENTI E RASSEGNE

Bob Wilson al Franco Parenti di Valentina Gamna (Dramma)
Il contemporaneo a Forlì: si comincia con Muta Imago e MK di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 5 febbraio)
London a Cappella Festival di Michele Manzotti (Drammaturgia, 8 febbraio)

Equilibrio – Festival della nuova danza (Auditorium Parco della Musica, Roma 2 – 27 febbraio)
Sylvie Guillem: un’étoile per la contemporary dance di Bruna Monaco (PAC – Paneacquaculture.net, 7 febbraio)
Rayahzone di Rossella Porcheddu (Che teatro fa – Repubblica.it, 8 febbraio)
Sylvie Guillem apre al Parco della Musica il Festival Equilibrio. E trionfa di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 8 febbraio)

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Rassegna stampa 28 gennaio – 3 febbraio

rassegna 28gennaio-3febbraio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su The rerum natura e Pinocchio di Babilonia Teatri (Teatro Palladium, Roma 24 – 25 gennaio / 26 – 27 gennaio)
The rerum natura di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 28 gennaio)
Al punto di svolta di Pinocchio, con Babilonia Teatri di Redazione (Il Tamburo di Kattrin, 28 gennaio)
The rerum natura – Pinocchio di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 29 gennaio)
Il Pinocchio dei Babilonia, tra pietà e sogni di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 2 febbraio)

Su Soprattutto l’anguria regia di Massimiliano Civica (Teatro Argot Studio, Roma 29 gennaio – 3 febbraio)
Soprattutto l’anguria di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 31 gennaio)
Soprattutto l’anguria di Alfredo Agostini (Persinsala, 31 gennaio)
Soprattutto l’anguria di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 1 febbraio)

Su Pantani di Marco Martinelli / Teatro delle Albe (Teatro delle Arti, Lastra a Signa 17 gennaio; Teatro Rasi, Ravenna)
Il peso dell’essere Pantani per il Teatro delle Albe di Maddalena Peluso (Il Tamburo di Kattrin, 29 gennaio)
Teatro delle Albe: ecco il nostro Pantani di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 30 gennaio)

Su Oscura immensità di Massimo Carlotto, regia di Alessandro Gassmann (Teatro Verdi, Padova 8 – 13 gennaio; Arena del Sole, Bologna 29 – 30 gennaio)
L’oscura immensità della vendetta. Un noir di Massimo Carlotto a teatro di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 31 gennaio)
Il sollievo della vendetta rimane nelle parole di Carlotto di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 2 febbraio)

Su La Merda di Cristian Ceresoli (Teatro Valle Occupato, Roma 23 – 27 gennaio)
Viviamo proprio ne “La Merda”! di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 28 gennaio)
La Merda – Decalogo del disgusto di un paese di Laura Santelli (Corriere dello Spettacolo, 31 gennaio)

Su Qui e Ora di Mattia Torre (Teatro Franco Parenti, Milano 23 gennaio – 3 febbraio)
«Qui e Ora» impatto frontale al Parenti di Francesco Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 1 febbraio)
Qui e ora: i due “Valeri” (Mastandrea e Aprea) accendono il dramma tutto da ridere di Mattia Torre di Maria Grazia Gregori (Myword, 1 febbraio)

Su La Rosa Bianca di Lilian Groag, regia di Carmelo Rifici (Piccolo Teatro Paolo Grassi, Milano 21 – 27 gennaio)
La rosa bianca di Maria Grazia Gregori (Myword, 28 gennaio)
Una rosa bianca tra i capelli di Sophie Scholl per il Giorno della Memoria di Paolo Bignamini (Domenica – ilSole24Ore.com, 1 febbraio)

Su Indolore di César Brie (Campo Teatrale, Milano 24 gennaio – 10 febbraio)
Indolore. L’incontro di boxe di César Brie di Felice Carlo Ferrara (Krapp’s Last Post, 30 gennaio)
“Indolore” di César Brie: quando l’amore diventa violenza di Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 30 gennaio)
Indolore di Serena Cirini (Persinsala, 30 gennaio)

Su Occidente solitario regia di Juan Diego Puerta Lopez (Tieffe Teatro Menotti, Milano 29 gennaio – 10 febbraio)
Claudio Santamaria e Filippo Nigro ospiti su PAC/Video: “l’occidente solitario a modo nostro” di Renzo Francabandera e Vincenzo Sardelli (PAC – Paneacquaculture.net, 1 febbraio)
Milano: “Occidente solitario”, commedia nera al Tieffe Teatro Menotti di Tamara Malleo (Recensito, 1 febbraio)
Occidente solitario di Serena Lietti  (SaltinAria, 2 febbraio)
Occidente solitario di Silvana Costa (Persinsala, 3 febbraio)

Su Caina di Davide Morganti, regia di Stefano Amatucci (Sala Assoli, Napoli 25 – 26 gennaio)
Caina di Italia Santocchio (SaltinAria, 30 gennaio)
Caina di Emanuela Ferrauto (Dramma)

Su La serata a Colono di Elsa Morante, regia di Mario Martone (Teatro Argentina, Roma 30 gennaio – 17 febbraio)
La serata a Colono di Enrico Bernard (SaltinAria, 31 gennaio)

Edipo in psichiatria di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 3 febbraio)

Su L’arte del dubbio regia di Sergio Fantoni (Teatro Vittoria, Roma 29 gennaio – 10 febbraio)
L’arte del dubbio di Alessio Neroni (Persinsala, 30 gennaio)
L’arte del dubbio di Alice Palombarani (SaltinAria, 1 febbraio)

Su Art di Yasmine Reza, regia di Giampiero Solari (Teatro Ambra Jovinelli, Roma 31 gennaio – 10 febbraio)
Art di Dino De Bernardis (SaltinAria, 1 febbraio)
Art di Michela Di Michele (Persinsala, 3 febbraio)

Su Grimmless di ricci/forte (Teatro Bellini, Napoli 1 – 3 febbraio)
Ricci/Forte, l’impossibilità della fiaba di Enrico Fiore (Controscena, 3 febbraio)
Grimmless di Italia Santocchio (SaltinAria, 3 febbraio)
Grimmless il messaggio della fiaba contemporanea di Daniela Morante (Teatrocult, 3 febbraio)

Su Sonata per ragazza solaomaggio a Irène Némirovsky regia di Francesco Villano (Casa delle Culture, Roma 24 gennaio – 3 febbraio)
Quella musica che si fa sfida. Sonata per ragazza sola di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 1 febbraio)
Sonata per ragazza sola di Michela Staderini (SaltinAria, 2 febbraio)

Su L’origine del mondo, ritratto di un interno di Lucia Calamaro (Teatro Rasi, Ravenna 2 febbraio)
L’origine del mondo – Ritratto di un interno di Lucia Calamaro di Matteo Vallorani (Altre Velocità, 2 febbraio)
Ma non chiamatelo teatro al femminile! Intervista a Lucia Calamaro di Matteo Cavezzali (Krapp’s Last Post, 2 febbraio)

… altri spettacoli

È stato così di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 28 gennaio)
Vittime o colpevoli? La zona grigia della memoria di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 28 gennaio)
Laura Curino e la Passione che fa vivere di Silvia Limone (Krapp’s Last Post, 28 gennaio)
La protesta. La fiaba italiana della Ballata dei Lenna di Davide Sannia (Krapp’s Last Post, 28 gennaio)
Quel Vantone, re da avanspettacolo di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 28 gennaio)
Coi “Masnadieri” la Fenice celebra il Verdi minore di Diego Mantoan (NonSoloCinema, 28 gennaio)
Sunset Limited di Alessandra Cioccarelli (Stratagemmi, 28 gennaio)
Nazional Popolare di Francesca Gambarini (Stratagemmi, 28 gennaio)
CK e il Teatro dell’Orologio. Un altro tipo di amore di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 28 gennaio)
Carmelo Bene visto da Claudio Abate. Giganti a Roma di Lori Adragna (Artribune, 29 gennaio)
Cosa è accaduto ad Arezzo di questi tempi? “Una notte in Tunisia” e “Aquiloni” di Sara Nocciolini e “Archivio sincronico familiare” di Laura Santelli (Corriere dello Spettacolo, 29 gennaio)
Gli Ebrei sono matti di Serena Lena (SaltinAria, 29 gennaio)
Sexmachine (Giuliana Musso) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 29 gennaio)
Il Panico di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 30 gennaio)
La rivincita: una ruvida tragedia della normalità per il Teatro Minimo di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 30 gennaio)
Danzando il giro del mondo di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 31 gennaio)
Otello minimalista al Petruzzelli di Giovanni Fornaro (Drammaturgia, 31 gennaio)
Anima errante. Rifici ridà vita al dramma di Seveso di Laura Timpanaro (Krapp’s Last Post, 31 gennaio)
Balkan Burger di Daniela Cohen (SaltinAria, 31 gennaio)
Il testamento poetico di Luca Trezza di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 31 gennaio)
Performare a Parigi. In italiano di Marco Villari (Artribune, 1 febbraio)
Ho visto Nina volare di Angela Villa (Dramma)
Wordstar(s) di Riccardo Tribuiani (Persinsala, 1 febbraio)
La nave fantasma di Fabio Di Todaro (Persinsala, 1 febbraio)
Giorgio Rossi danza le poesie di Pavese e Neruda al Teatro Pim Off di Milano di Patrizia Binco (Rumor(s)cena, 1 febbraio)
American Buffalo di Mamet. A caccia della drammaturgia americana di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 1 febbraio)
Robert Lepage moltiplicato per quattro. Le jeux de cartes #1: Pique debutta a Chalons en Champagne di Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 2 febbraio)
Nel bosco_ secondo studio di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 2 febbraio)
Necessità della parola nel solco di Beckett di Enrico Fiore (Controscena, 2 febbraio)
“Trovarsi” di Luigi Pirandello. Adattamento e regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 2 febbraio)
Essere è niente, essere è farsi: “Come tu mi vuoi” in prima alla Sala Umberto di Roma di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 2 febbraio)
Un’impresa difficile di Paolo Randazzo (Dramma)
L’eterno ritorno di Oscar Wilde di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 2 febbraio)
Desiderio a due: Raimund Hoghe a Teatri di Vita di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 3 febbraio)
A teatro con gli asini di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 3 febbraio)
Digerseltz: mangiare o essere mangiati? di Katia Ippaso (Le storie di Katia, 3 febbraio)

INTERVISTE

Il senso di Virgilio Sieni per la Laguna di Pietro Gaglianò (Artribune, 28 gennaio)
Rafael Spregelburd incontra Luca Ronconi di Valentina Gamma (Dramma)
Caos (remix): intervista a Andrea e Isabella, giovani attori di Quelli di Grock di Camilla Lietti (Stratagemmi, 28 gennaio)
Intervista alla Prima Ballerina della Scala Sabrina Brazzo di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 29 gennaio)
Dalla danza a Buñuel, per un gioco divertente che non farò mai più di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 31 gennaio)
La O di Robert Lepage. Circolarità e verticalità: l’intervista al regista canadese di Giancarla Carboni e Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 2 febbraio)
Maestri di teatro a 1 € l’ora. Una intervista a Barbara Toma sulla nuova gestione del PIM Off di Milano di Redazione Ateatro (Ateatro, 3 febbraio)
Guidare i corpi all’espressione profonda. Intervista a Virgilio Sieni di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 3 febbraio)

POLITICHE e APPROFONDIMENTI

In Sicilia le Buone Pratiche del cambiamento di Filippa Ilardo (Teatro e Critica, 29 gennaio)
Le residenze teatrali: storia e prospettive. L’articolo per il “Dossier Residenze Teatrali” di “Hystrio” di Mimma Gallina (Ateatro, 2 febbraio)
Milano perde un altro teatro. Il San Babila sfrattato da una parrocchia di Giuditta Mosca (Domenica – ilSole24Ore.com, 2 febbraio)

EVENTI e RASSEGNE

Dance Weekend: II edizione del focus sui giovani danzautori di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 29 gennaio)
Il Contemporaneo a Forlì: l’innesto e la cesura di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 30 gennaio)
La lezione di Barenboim in Università Cattolica di Vito Lentini (Sipario, 3 febbraio)

 

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Oltre il confine fra scena e platea: intervista a Fagarazzi e Zuffellato

Un tardo pomeriggio di fine agosto, incontriamo Andrea Fagarazzi e I-Chen Zuffellato per un aperitivo a pochi giorni dalla presentazione di Kitchen of the future, al tempo il loro ultimo lavoro. Il duo, che si è fatto conoscere dalle scene italiane con un minuzioso lavoro sulla sostanza della performatività fatto di esplorazioni fuori e dentro il teatro, è a B.Motion con un progetto particolare, sviluppato con il Centro di riabilitazione psico-sociale “Arcobaleno” di Arzignano e che coinvolge in scena 36 fra operatori e utenti.
Mentre la giornata sfuma nella terza serata di festival, il gruppo ci racconta e si racconta, discutendone anche con Roberto Rinaldi, direttore della webzine Rumor(s)cena, e con Carlo Mangolini, co-direttore di Operaestate Festival Veneto. Quello che ne viene fuori è il ritratto, mosso e vivido, di un percorso di grande determinazione, dove non è il mezzo o una cifra particolare a distinguere il processo di lavoro, quanto piuttosto la pressione dei contenuti: il progetto performativo si sviluppa, di volta in volta, a partire dall’individuazione di una serie di urgenze, il cui trattamento si esprime poi attraverso una propria irriducibile forma, sia essa fotografica o video, teatrale o installativa. Forse, al fondo di questa vivace trasversalità che carezza i limiti dell’espressione transmediale e si mantiene aperta a possibilità di collaborazione trasversali, c’è un’ampia estetica dell’ascolto (dell’arte e del teatro, certo, ma anche e soprattutto della società e del mondo in cui agiscono); si potrebbe dire, un orientamento civile di spessore, magari addirittura un approccio del tutto attuale alle possibilità del teatro politico, continuamente rilanciato oltre i confini di scena e platea.

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FAGARAZZI & ZUFFELLATO: CHI SONO, DA DOVE VENGONO E PERCHÉ IL TEATRO

Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): Cominciamo da voi. Come avete iniziato a lavorare insieme?
Andrea Fagarazzi:
Ero studente all’Accademia di Belle Arti di Brera, nei miei lavori c’è sempre stato l’utilizzo di diversi linguaggi, dal video alla foto alla danza. Io e I-Chen ci conosciamo da molti anni. Ci siamo rincontrati ad Amsterdam per coincidenze professionali.
I-Chen Zuffellato: Io lavoravo e facevo l’università ad Amsterdam, arti performative.
Andrea Fagarazzi: In un periodo in cui entrambi eravamo in Italia le ho chiesto se aveva voglia di collaborare per alcuni miei lavori. Poi nel 2007 alcune foto della serie vita_mina sono state acquisite da OperaEstate, che le ha utilizzate come immagini promozionali e poi ce ne ha commissionate altre, nuove, per B.Motion. Sin dall’inizio abbiamo visto che assieme riuscivamo a indagare degli aspetti che ci interessavano all’interno di uno spazio diverso, e che non avevamo avuto opportunità di fare nei progetti con altre persone. Così abbiamo deciso di continuare a lavorare insieme, nonostante ognuno sviluppi anche progetti e collaborazioni individuali. Questo è stato un po’ l’inizio.
Spesso ancora adesso partiamo da punti di vista molto diversi: piano piano, si trova un filo conduttore, un canale comune dove far interagire i diversi segni e prospettive. Negli anni si sta costruendo sempre di più un humus e si definisce il linguaggio proprio del gruppo, anche se in realtà non amiamo definire se facciamo arte visiva, teatro o performance… Arrivavamo principalmente dal mondo della danza contemporanea e siamo stati assorbiti in ambito teatrale forse perché in Italia – il panorama europeo è molto diverso – era quello che aveva maggiormente apertura.

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UN VIAGGIO NEL PERCORSO DEL GRUPPO: DAI PRIMI LAVORI A OGGI

"Io Lusso" foto di Camilla Bernardinetti

“Io Lusso” foto di Camilla Bernardinetti

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Com’è avvenuto il passaggio dalla bidimensionalità – quindi dalla fotografia o dal video – alla performance, quindi all’arte dal vivo?
I-Chen Zuffellato: Abbiamo sviluppato in parallelo i percorsi della danza e delle arti visive.
Andrea Fagarazzi: Non c’è mai stato un vero e proprio passaggio. Diciamo che il gruppo ha iniziato a lavorare dal vivo nel 2007, in coincidenza di un bando di residenza e coproduzione del festival di Terni: questa è stata la nostra prima performance come co-autori e fin dall’inizio abbiamo cercato di importare metodi e tempistiche drammaturgiche appartenenti all’arte visiva.
I-Chen Zuffellato: Ci diamo la possibilità di scegliere, a seconda della tematica che si vuole trattare, quale sia il medium migliore: prima viene il contenuto e poi, a seconda, decidiamo il mezzo.
Andrea Fagarazzi: Non siamo molto per la distinzione dei generi. Ovviamente riconosciamo che esistono dei generi a cui ognuno si dedica come vuole, però ci piace vederla così: qualcosa dove non cambia niente. Io posso essere performativo nella scrittura o nei metodi di approccio o nell’interazione…
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin):
Possiamo chiedervi qualche esempio, attingendo ai vostri lavori precedenti?
I-Chen Zuffellato: Per esempio Enimirc è un meccanismo performativo che utilizza il video come azione per manipolare l’atto performativo stesso e la percezione della realtà.
Andrea Fagarazzi: In Io lusso, la produzione precedente, c’è un momento in cui ci muoviamo indossando delle buste dorate, quindi c’è una dimensione di movimento e interazione in cui non possiamo vedere né l’altro performer né lo spazio: quando ci si copre la vista, c’è tutta una dimensione che si apre e viene amplificata; ci chiedevamo come potesse lo spettatore percepire tutto questo mondo vissuto unicamente dal performer. È un grande dilemma. C’è chi considera l’azione del performer come un qualcosa che può vivere soltanto lui. Questa è una delle ragioni per cui in Enimirc abbiamo voluto porre lo spettatore in quella stessa condizione, però va sottolineato che non è un percorso sensoriale.

"Enimirc" - foto di Fagarazzi & Zuffellato

“Enimirc”

I-Chen Zuffellato: Da un certo punto di vista, per noi era importante che lo spettatore venisse coinvolto totalmente, anche fino alla mimesi, complice come testimone, carnefice o vittima dello stesso “crimine”: da una parte c’è lo spettatore mascherato che agisce/subisce, dall’altra lo spettatore che guarda altri spettatori compiere/subire azioni – un tipo di partecipazione completamente diversa, dal momento che stai vedendo spettatori come te in scena e il coinvolgimento emotivo, il livello di empatia, si acuisce. Contemporaneamente ci interessava lavorare sulle manipolazioni – per altro in quel periodo molto eclatanti – dei media rispetto alla cronaca, alla politica e altro: abbiamo deciso di utilizzare il video per poter dimostrare quanto la realtà possa essere vista da diverse prospettive e come tutte le stratificazioni dei media possano in qualche modo segmentarla.
Andrea Fagarazzi: …come non ci sia una realtà univoca, ma che varia a seconda del punto di vista da cui la guarda. Non era un atto con ambizioni scientifiche, però era un modo per stimolare lo spettatore e dargli altre chiavi di lettura.

IL RUOLO DELLO SPETTATORE FRA SCENA E REALTÀ

Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): Enimirc è l’unico lavoro in cui avete coinvolto il pubblico?
Andrea Fagarazzi: In maniera così forte e diretta, sì. Già in Io lusso c’è un momento in cui le telecamere che in scena riprendono noi performer, a un certo punto, ruotano verso gli spettatori e li inquadrano…
I-Chen Zuffellato: Quindi anche in quel caso lo spettatore rivede se stesso su degli schermi in scena.
Andrea Fagarazzi: E c’è un distacco, un cambiamento di percezione.
I-Chen Zuffellato: Poi c’è un altro lavoro Lezione di MoshPit, un video girato al Garage Nardini. Il MoshPit è la zona dove avviene il pogo nei concerti. L’abbiamo presentato alla galleria Xing di Bologna con una performance in cui indossiamo un’armatura in gommapiuma con su scritto “Mosh On Me” e invitiamo il pubblico a pogare su di noi.
Andrea Fagarazzi: Ci sono tutta una serie di pratiche performative in cui lo spettatore è direttamente partecipe all’evento, come nel caso del concerto rock. Ci interrogavamo sul fatto che un certo teatro sperimentale ricerca così tanto la partecipazione, mentre in altri contesti avviene già radicalmente e in maniera del tutto “organica”.

"Lezione di Moshpit"

“Lezione di Moshpit”

Roberto Rinaldi (Rumorscena): Andate in qualche modo sempre a contestualizzare la dualità fra spettatore passivo e attivo, che può diventare anche interprete. Le tematiche che scegliete indagano, oltre l’ambito performativo, anche quello delle reazioni che si innescano nella psicologia dello spettatore partecipe e della manipolazione che ne consegue?
I-Chen Zuffellato: Più che per cercare di analizzare le varie reazioni, è un modo per scardinare lo sguardo. E in parte sì, volevamo far capire – magari in modo radicale – che comunque sia, nell’evento che si va a vedere, si è in qualche modo tutti partecipi, complici. Ma non è tanto il cercare una reazione particolare quanto piuttosto porre in bilico la nostra visione della realtà, o per questionare ciò che sembra. Alla fine la partecipazione del pubblico diventa un pretesto per parlare d’altro, Enimirc è un microcosmo che rappresenta la società anche al di fuori delle mura del teatro.
Roberto Rinaldi (Rumorscena): Quindi si tratta di un piano, fra virgolette, “democratico”?
I-Chen Zuffellato: È una condizione di dipendenza tra il pubblico e il performer.
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin):
Per rendere consapevole il pubblico dell’importanza della sua presenza?
I-Chen Zuffellato: Sì, e per mostrare che è possibile essere partecipi anche senza essere “attivi”. Volevamo sottolineare i sentimenti contrapposti e contraddittori all’interno di ognuno singolarmente.
Andrea Fagarazzi: Un punto importante è quello di non voler compiacere lo spettatore. Spesso lo usiamo appositamente. Se ci rendiamo conto che qualcosa potrebbe andare a compiacere un gusto dello spettatore, cerchiamo di sottrarla. Ovviamente questo è un grande rischio, perché può succedere…
I-Chen Zuffellato: …che non piaccia a nessuno.
Andrea Fagarazzi: Ma finché c’è la possibilità di farlo, continuiamo a sperimentare questa dimensione che mira a attivare altri punti di vista, a mostrare altre modalità di partecipazione.
I-Chen Zuffellato:
Volevo però specificare un aspetto: non ci piace abbandonare e sfruttare il pubblico nella condizione di improvvisare, ma preferiamo dargli delle indicazioni precise all’interno delle quali lo spettatore si possa sentire più sicuro, tranquillo e per questo più libero di agire. In Enimirc la condizione del buio rendeva ogni gesto più fragile e le nostre indicazioni erano il più oggettive possibili anche perché cercavamo una crudezza del gesto spoglio da emotività e intenzione attoriale.
Andrea Fagarazzi: Quando, come in Enimirc, hai una persona bendata, questa è sotto il tuo controllo, in tuo potere: sarebbe troppo facile sfruttare lo spettatore. Invece si tratta anche di riuscire a stabilire un rapporto di fiducia: dare delle indicazioni in modo che accetti di farsi guidare – e non, ad esempio, togliersi la maschera e scappare via…
I-Chen Zuffellato: …che poi anche quella era una delle opzioni possibili!

CHE SUCCEDE CON “KITCHEN OF THE FUTURE”

"Kitchen of the Future" - foto di Riccardo Fochesato

“Kitchen of the Future” – foto di Riccardo Fochesato

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Il filone della partecipazione del pubblico, avete detto, vi ha accompagnato fino a Enimirc. E invece adesso cosa sta succedendo?
I-Chen Zuffellato: Era da tempo che volevamo fare uno spettacolo solamente come registi e non essere affatto in scena. Un giorno una giovane psicologa, che lavora nel Centro di riabilitazione psico-sociale “Arcobaleno” di Arzignano, ha visto Enimirc e ne è rimasta molto colpita, così ci ha fatto la proposta di occuparci della regia del loro spettacolo annuale. Si è finalmente presentata l’occasione di fare una prima regia da esterni ma non ci aspettavamo di dover mettere in scena 36 persone!
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): Da quanto tempo è iniziato questo nuovo progetto?
I-Chen Zuffellato: Abbiamo iniziato a giugno del 2011.
Andrea Fagarazzi: Poi a dicembre c’è stata una prima presentazione per gli studenti delle scuole superiori, quindi il progetto si è sviluppato nell’arco di sei mesi. Facciamo una premessa. Loro avrebbero voluto fare un musical, sul modello di X-Factor: gli operatori avrebbero rappresentato la giuria e i ragazzi i concorrenti-cantanti. Invece noi abbiamo realizzato Kitchen of the Future: gli abbiamo detto che se desideravano il nostro intervento non è che dovessero lasciarci carta bianca, però…
I-Chen Zuffellato: Il nostro lavoro è partito proprio dall’idea di scardinare alcune gerarchie, che in parte sono comprensibilmente presenti nel centro. Ma per la nostra indagine era importante che sia operatori che utenti fossero posti sullo stesso piano.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Perché in scena ci sono tutti e due.
Andrea Fagarazzi: Sì, abbiamo cercato di creare un’orizzontalità. Il progetto, per come ci era stato commissionato, aveva lo scopo di abbassare il pregiudizio sulla malattia mentale: abbiamo preso in considerazione questa domanda interessante che ci era stata proposta, ma inizialmente l’abbiamo accantonata perché avvertivamo il rischio di cadere nel compassionevole. Ci siamo focalizzati su di loro e su quello che poteva essere sviluppato, in modo che il lavoro non servisse soltanto per una serata o uno spettacolo, ma potesse essere utile a loro come processo.
I-Chen Zuffellato: Una delle questioni emerse durante il processo di ricerca è stato “normale o anormale”. Per noi era assurdo dare una risposta. Abbiamo quindi lavorato sulla specificità, sulla particolarità del singolo. Il che diventa universale: ognuno è diverso e vive i propri disagi – e a conoscerli, succede che ci si rende conto che alcuni possono essere gli stessi che affrontiamo anche noi e questo ci accomuna, poi nella vita entrano in gioco molti fattori che ti possono aiutare o meno a superare o gestire situazioni difficili.

IL PROCESSO DI LAVORO NEL CENTRO ARCOBALENO

"Kitchen of the Future" - foto di Riccardo Fochesato

“Kitchen of the Future” – foto di Riccardo Fochesato

Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): Avviciniamo il processo di lavoro. Vorrei sapere come avete lavorato, fin dal primo giorno; come vi siete avvicinati a loro…
I-Chen Zuffellato
: Nel centro ci sono circa 50 utenti. Abbiamo incontrato tutti individualmente, per conoscere le loro storie; all’inizio erano sempre accompagnati da un operatore, perché il centro temeva che toccando – e in qualche caso è successo – dei ricordi traumatici, qualcuno potesse avere una crisi.
Andrea Fagarazzi: Poi abbiamo chiesto degli incontri in cui non fosse presente l’operatore e hanno accettato; alcuni si sono sentiti più liberi di confidarsi, dandoci delle risposte diverse rispetto agli incontri precedenti. Però non è così facile per loro riuscire a raccontare la loro storia e i loro traumi. Alcuni proprio si sono rifiutati, un paio di persone non sono riuscite; cerchi di instaurare con ognuno di loro un dialogo.
I-Chen Zuffellato
: Poi tutti assumono farmaci e questo influisce molto sul loro stato psicofisico, sulla loro energia, umore e concentrazione.
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Gli incontri avevano dei contenuti di tipo biografico?
I-Chen Zuffellato: Sì. Poi con alcuni abbiamo anche discusso dello spettacolo, perché non avevano voglia di parlare di se stessi.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Quindi avete anche indirizzato ognuno rispetto a stare o meno in scena: chi non se la sentiva ha potuto lavorare alle scene o ai costumi…
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): Quindi, oltre alle 36 in scena, ci sono anche altre persone che hanno collaborato?
Andrea Fagarazzi: Tutto il centro.
I-Chen Zuffellato: Qualcuno ha collaborato alla costruzione del fondale…
Andrea Fagarazzi: …che è costruito con le scatole dei farmaci che hanno utilizzato nell’arco di sei mesi…
I-Chen Zuffellato:
…quattro metri per quattro e ottanta.
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): …che si costruiva man mano che lavoravate.
I-Chen Zuffellato: Poi c’era una ragazza di 26 anni laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, che da nove mesi non disegnava più: con lei abbiamo provato a realizzare una video-animazione, che è presente nella performance. Era la sua prima volta, sono quasi duecento disegni.
Andrea Fagarazzi: Le abbiamo chiesto di fare dei disegni riferendosi alla sua crisi psicotica, poi riguardandoli assieme ne abbiamo deciso la sequenza: una drammaturgia che non fosse cronologica rispetto ai suoi ricordi, ma che seguisse un filo metamorfico e di iperassociazione onirica. Solo successivamente lei ci ha detto che, attraverso questo video e questi disegni, è riuscita a tornare a quei ricordi, dei quali aveva paura, e a guardarli con una maggiore serenità perché aveva – diciamo così – oggettivato il trauma. Ma questo risultato “terapeutico” – come altre cose – è emerso dopo, non ce l’eravamo prefissati.

"Kitchen of the Future" - foto di Riccardo Fochesato

“Kitchen of the Future” – foto di Riccardo Fochesato

Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Immagino che i risultati siano stati discontinui. A volte, lavorando sull’individualità, può accadere che quando si va in scena alcuni possano essere convincenti e altri no: avvertite un tipo di dislivello come questo o avete trovato un equilibrio?
I-Chen Zuffellato: Non so bene come rispondere. Diciamo che in generale con la maggior parte delle persone con cui abbiamo lavorato la continuità non esiste: spesso si raggiunge qualcosa oggi e domani bisogna ricominciare da capo. E anche l’equilibrio è un concetto molto precario. A volte qualcuno è molto presente, il giorno dopo invece non riesce a concentrarsi. Cose che valgono per chiunque, ma che in questo caso è tutto molto più amplificato. Il lavoro in scena li aiuta anche a imparare a gestire da soli emozioni forti e esperienze nuove, ma questo è sempre per tutti un work in progress.
Andrea Fagarazzi: Ad alcuni abbiamo dovuto insegnare come si impara a memoria un testo. Abbiamo fatto un po’ di fonetica: l’utilizzo della voce e del suono… Ci siamo scontrati con problemi neurologici. E poi ci sono i farmaci che assumono, che influiscono sul modo di parlare…
I-Chen Zuffellato: …sulla concentrazione. E poi la percezione del proprio corpo, in alcuni, è molto difficile. Anche solo il camminare o sorridere: lo sanno fare normalmente, ma quando gli si chiede di ripeterlo in scena non riescono a trovarne le coordinate.
Gestire cosi tante persone non è stato facile: ognuno aveva esigenze e disagi diversi e quindi la sfida eè diventata trovare per ciascuno l’approccio più idoneo, il metodo e le parole più adatte per aiutarlo a imparare, memorizzare, spronarlo o anche solo rassicurarlo.
Andrea Fagarazzi: In un certo ambito professionale ci sono cose che si danno per scontate. Qui, invece, oltre al fatto che questa è la nostra prima esperienza nell’ambito della riabilitazione psico-sociale, abbiamo dovuto mettere in discussione tutta una serie di informazioni e cambiare le nostre aspettative. D’altro canto, va tenuto conto che per la maggior parte di loro era la prima volta che andavano in scena, e di conseguenza gli abbiamo chiesto un grandissimo sforzo e impegno. A un certo punto, per noi è diventato interessante resettare il nostro linguaggio e la nostra metodologia di lavoro.
I-Chen Zuffellato: Come sempre c’è del lavoro invisibile. Se si vede lo spettacolo si potrebbe pensare che abbiano semplicemente imparato un testo o delle azioni, ma in verità molti di loro hanno fatto dei progressi che sembravano impossibili: dal balbettare, dal non riuscire a imparare una sola frase, dal non riuscire a ricordare una posizione, tutti alla fine, e qualcuno in particolare, sono riusciti a lavorare intensamente per restituirci una forte presenza e intensità performativa.
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): Avete lavorato con piccoli gruppi o con sempre tutti e 36?
I-Chen Zuffellato: Alla fine l’aspetto più difficile non è stato tanto il lavoro in sé, ma l’organizzazione delle prove, perché c’è chi lavora al mattino, chi tutto il giorno, chi solo il pomeriggio; c’è chi non lavora, c’è chi va in vacanza, c’è chi ha dei momenti di crisi…
Quindi sì, li abbiamo divisi in gruppi e abbiamo lavorato singolarmente con chi aveva un monologo. Le prove tutti insieme sono state pochissime.
Andrea Fagarazzi: Oltre alla dimensione organizzativa ci sono anche stati dei momenti di difficoltà interna; ad esempio, ci siamo confrontati con una famiglia che faticava ad accettare quello che raccontava la propria figlia sul palcoscenico, perché esponeva degli eventi che li riguardava personalmente. Si scopre come traumi e disagi abbiano a che fare con una serie di fattori – la scuola, la famiglia, la società – e ci si confronta con la dimensione della percezione di responsabilità rispetto alla malattia, che magari non si riesce ancora a elaborare o gestire. Lì però il nostro ruolo finisce…
I-Chen Zuffellato: È necessario essere consapevoli che sono comunque persone in riabilitazione e sotto la responsabilità degli psicologi. Il lavoro va riconsiderato rispetto a questo, dunque occorre porre un limite fra qual è la terapia e quale il lavoro artistico, che – per quanto il teatro per certi versi possa essere utile – si possono supportare, ma rimangono due criteri di decisione indipendenti e non possono intervenire troppo pesantemente l’uno sull’altro.

"Kitchen of the Future" - foto di Riccardo Fochesato

“Kitchen of the Future” – foto di Riccardo Fochesato

DA “KITCHEN OF THE FUTURE” IN AVANTI: ALCUNE IPOTESI PER IL FUTURO

Giulia Tirelli (Il tamburo di Kattrin): A me piacerebbe capire come avete reagito voi, non solo come persone ma a livello artistico: se quest’esperienza abbia modificato il vostro approccio, se sia andata a toccare dei nodi su cui già lavoravate, se ve ne abbia aperti altri…
Andrea Fagarazzi: Beh, è molto diverso dai lavori precedenti, questo sì: c’è una scrittura e un lavoro sul testo – ed è la prima volta in cui è così presente. Ma cercando il più possibile di non immetterlo nell’uso di un codice teatrale. Andare a sottrarre delle strutture per mantenere la crudezza nel modo di recitare ed essere in scena, indagare i concetti di identità e alterità – questo invece appartiene al nostro percorso.
I-Chen Zuffellato: Anche l’esperienza di essere totalmente fuori scena per noi è un passo molto grande: c’è la difficoltà di riuscire a comunicare il proprio pensiero, un tuo immaginario, a qualcun altro. Mentre lavorando su di noi e sul nostro corpo, c’è una sintonia acquisita per cui non c’è bisogno di spiegare ogni cosa; con gli altri devi ovviamente trovare un modo di comunicare un tuo mondo.
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): E ora, cosa vi verrebbe voglia di fare?
Andrea Fagarazzi
: Sicuramente ci interessa, se possibile, continuare a lavorare con altre persone.
I-Chen Zuffellato: E continuare a indagare, in altri aspetti, la tematica del disagio…
Andrea Fagarazzi
: Dov’è un punto nevralgico e problematico all’interno di un contesto sociale, di una comunità? Andare a individuare e intercettare la problematica. Ed esporla.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Infatti c’è già un’idea di lavorare con adolescenti immigrati di seconda generazione. La mia sensazione su quest’esperienza – che è arrivata “per caso”, non è stata cercata – è che abbia indirizzato il loro percorso verso una riflessione sulla società che non si realizza più soltanto tramite il rapporto artista-spettatore, ma si è allargata a un senso civico ancora più profondo.
Andrea Fagarazzi: Sì, faccio un esempio, anche se ancora non so se poi andremo avanti in questa direzione. A Lonigo, il paese in cui viviamo, c’è una grossa comunità di bangladesi e la piccola città della provincia vicentina ha difficoltà ad accettare l’interazione, se non attraverso i propri ragazzi, i propri figli. Qui c’è una questione da indagare, che va affrontata, anche se intercettare punti politici e di pensiero come questi, implica assumersi dei rischi. Questo ci interessa. Oppure un’altra possibilità su cui stiamo riflettendo è quella legata al tema del disagio, dell’ombra, dell’oscuro che appartiene alla dimensione del “buio” del soggetto…
I-Chen Zuffellato: …in relazione anche alla città: la città di notte…
Andrea Fagarazzi: …è un contesto fortemente presente, però è accantonato, non è esposto.
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Forse alcuni germi di questa direzione erano già presenti nei lavori precedenti…
I-Chen Zuffellato: Sì sì, c’è una continuità. Noi volutamente non abbiamo e non cerchiamo uno stile – dal punto di vista estetico; questo spettacolo e, ad esempio Enimirc, sono molto diversi –, ma in tutti i nostri lavori c’è una continuità di pensiero.

Rassegna stampa 21 – 27 gennaio

rassegna 21-27 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Il panico di Rafael Spregelburd, regia di Luca Ronconi (Piccolo Teatro Strehler, Milano 15 gennaio – 10 febbraio)
Sette riflessioni critiche per “Il Panico” diretto da Luca Ronconi di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 21 gennaio)
Il Panico di Renzo Francabandera (Paneacqua, 21 gennaio)
Il Panico di Spregelburd spiegato da Ronconi di Renato Palazzi (Myword, 23 gennaio)
Il Panico di Ronconi di Massimo Marino (Doppiozero, 24 gennaio)
Il folle mondo in bilico di Spregelburd e Ronconi conquista il Piccolo di Francesco Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 25 gennaio)

Su Corsia degli Incurabili regia di Valter Malosti (Teatro Elfo Puccini, Milano 16 – 20 gennaio)
Il canto di corvo degli incurabili di Andrea Ciommiento (Paneacqua, 21 gennaio)
Corsia degli incurabili: il pulsante monologo di Federica Fracassi di Emma De Luca (Krapp’s Last Post, 22 gennaio)

Su La nave fantasma regia di Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano 22 – 27 gennaio)
La nave fantasma di Vincenzo Sardelli (Paneacqua, 21 gennaio)
La nave fantasma di Angela Villa (Dramma)

Su Pantani di Marco Martinelli / Teatro delle Albe (Teatro Nuovo, Napoli 22 – 27 gennaio)
Ascesa e rovina del “Pirata” Pantani di Enrico Fiore (Controscena, 25 gennaio)
Podcast: Marco Martinelli e il suo Pantani di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 26 gennaio)

Su Tutto per bene regia di Gabriele Lavia (Teatro Argentina, Roma 16 – 27 gennaio)
Tutto per bene di Andrea Cova (SaltinAria, 21 gennaio)
Tutto per bene: salvare le apparenze pirandelliane di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 22 gennaio)

Su La serata a Colono di Elsa Morante, regia di Mario Martone (Teatro Carignano, Torino 15 – 27 gennaio)
Serata a Colono per Cecchi e Martone, celebrando i 100 anni dalla nascita di Elsa Morante di Maria Rossa (Krapp’s Last Post, 26 gennaio)
Un Edipo che è lo specchio di tutti noi di Enrico Fiore (Controscena, 27 gennaio)

… altri spettacoli

Emozione e paradosso dell’ironia nel Makropulos di Wilson di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 21 gennaio)
Nazionalpopolare di Angela Villa (Dramma)
Menzogne e verità nella coppia (in)perfetta di Gianni Poli (Drammaturgia, 21 gennaio)
La materialità dell’anima di Gabriella Gori (Drammaturgia, 21 gennaio)
Cdt: oltre Pina Bausch, immersi nella natura di Davide Sannia (Krapp’s Last Post, 21 gennaio)
Il “Re Lear” di Michele Placido tra tradizione e modernità di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 21 gennaio)
Rito sonoro che si fa anima di Vincenzo Sardelli (Paneacqua, 21 gennaio)
Falstaff alla Scala di Piero Gelli (Myword, 22 gennaio)
Don Giovanni di Molière. Al Goldoni, un Don Giovanni in borghese di Leonardo Ebner (NonSoloCinema, 22 gennaio)
A nome tuo di Nicoletta Fabio (Persinsala, 22 gennaio)
Milano: al Teatro Grassi in scena gli ideali giovanili della libertà di Adele Labbate (Recensito, 22 gennaio)
Anima errante di Camilla Lietti (Stratagemmi, 22 gennaio)
Seppur voleste colpire (Roberto Latini) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 22 gennaio)
Il poetico risveglio di Pinocchio dal coma di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 23 gennaio)
Se Eliza non fa che strillare “camurria” di Enrico Fiore (Controscena, 23 gennaio)
“Imitationofdeath”: avvicinarsi alla morte come unico modo di vivere di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 23 gennaio)
Set Suspend State. Fiorenza Menni tra imbrattamenti, violoncello e sintetizzatori di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 23 gennaio)
“La felicità ingannata” di Marta Cuscunà di Chiara Poloni (NonSoloCinema, 23 gennaio)
Malapolvere: “leggera come la polvere, pesante come la verità” di Andrea Massironi (NonSoloCinema, 23 gennaio)
Filippo furioso di Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 24 gennaio)
ll viaggio è lungo ma non si vede ancora la fine. “Wordstar(s)” e “Il grande mago”, due spettacoli visti a Roma di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 24 gennaio)
L’arte del dubbio di Maurizio Giordano (Dramma)
Il sogno di Rosa Luxemburg. Dalla storia alla favola di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 24 gennaio)
Aquiloni di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 25 gennaio)
Dall’alto dei Pali di Adela Gjata (Drammaturgia, 25 gennaio)
Responsabilità e compromessi dell’arte col potere di Gianni Poli (Drammaturgia, 25 gennaio)
La danza di morte di Antigone di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 25 gennaio)
Lui, lei e l’altra: oggetti da supermercato di Enrico Fiore (Controscena, 26 gennaio)
Banquo di Maria Dolores Pesce (Dramma)
Coppia aperta… Quasi spalancata di Alessio Neroni (Persinsala, 26 gennaio)
Peau! Pelle d’asino di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 26 gennaio)
Amleto – Teatro Out Off Milano di Francesco Mattana (SaltinAria, 26 gennaio)
Il Vantone – Teatro Mercadante Napoli di Italia Santocchio (SaltinAria, 26 gennaio)
Qui e Ora – Teatro Franco Parenti Milano di Andrea Dispenza (SaltinAria, 26 gennaio)
“Indolore”, drammaturgia e regia di César Brie, con Adalgisa Vavassori e Gabriele Ciavarra di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 27 gennaio)
“Iancu”: il Salento tagliato dal sole, ferito dal vento di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 27 gennaio)
Guerra di Daniele Stefanoni (Dramma)

INTERVISTE

A Casa dei Topi Dalmata. A Siena un nuovo spazio per il teatro di Simona Cappellini (Krapp’s Last Post, 21 gennaio)
Renata Palminiello: “Maros Gelo”, audioconversazione di Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 22 gennaio)
Il nuovo corso del Teatro Tordinona. Conversazione con Dario Aggioli di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 22 gennaio)
Il corpo non mente. Intervista a Teri Weikel di Chiara Alborino (Krapp’s Last Post, 23 gennaio)
Un viaggio con Anagoor dentro L.I. e oltre di Redazione (Il Tamburo di Kattrin, 23 gennaio)
Duda Paiva. Quando i pupazzi incontrano la danza di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 24 gennaio)
I discorsi dei tiranni di Ascanio Celestini di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 27 gennaio)

POLITICHE e APPROFONDIMENTI

TOTONOMINE Lo (s)bando della Spezia. Chi sarà il “non-direttore” del Teatro Civico? di Perfida de Perfidis (Ateatro, 21 gennaio)
Il paradosso della cuoca. Pagare per lavorare al tempo della crisi di Winnie Pliz (Ateatro, 21 gennaio)
Quanta Europa alle Buone Pratiche di Ravenna! di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 21 gennaio)
Il teatro di guerra del Kosovo di Anna Maria Monteverdi (Post teatro – Repubblica.it, 22 gennaio)
#bp2013  C’è del marcio in quell’occupazione? Alcune provocatorie note sul futuro del Teatro Garibaldi di Palermo di Matteo Bavera (Ateatro, 25 gennaio)
#bp2013 La migliore delle selezioni possibili. La responsabilità di chi sceglie, la responsabilità di chi viene scelto di Giovanna Marinelli (Ateatro, 25 gennaio)
A cena con gli artisti: da Teatrino Zero si fa così di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 25 gennaio)
Detriti della Roma sommersa – Il teatro subacqueo di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 26 gennaio)

IN RICORDO DI MASSIMO CASTRI

Endgame: Massimo Castri di Redazione (Krapp’s Last Post, 21 gennaio)
Teatro, la scomparsa di Massimo Castri maestro della regia contemporanea di Antonio Audino (Domenica – ilSole24Ore.com, 21 gennaio)
Addio a Massimo Castri, regista del dramma borghese di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 21 gennaio)
In memoria di Massimo Castri di Enrico Fiore (Controscena, 22 gennaio)
L’occhio dissacrante e ribaltatore di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 27 gennaio)

RASSEGNE e EVENTI

Radio Zolfo #rvia In ombra: doppi, idoli, parvenze di Lorenzo Donati e Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 21 gennaio)
Bologna Updates: la bellezza secondo Masbedo alla Pinacoteca Nazionale. Allestimento da teatro d’avanguardia per un duo a cui la sola video arte sta sempre più stretta; e che si affida, per l’occasione, ai testi di Walter Siti di Francesco Sala (Artribune, 25 gennaio)
Anticorpi Explo e la mancanza del tempo della crescita di Stefania Zepponi (Krapp’s Last Post, 25 gennaio)

 

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Al punto di svolta di Pinocchio, con Babilonia Teatri

Dopo la presentazione al pubblico di B.Motion di Pinocchio, in cui Babilonia Teatri lavora insieme a tre persone con effetti di esito da coma, in collaborazione con Gli Amici di Luca di Bologna, abbiamo incontrato Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Luca Scotton, per una colazione assieme a Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival) ed Enrico Bettinello (direttore Teatro Fondamenta Nuove di Venezia). A Bassano, gli spettatori vedono uno studio che poi diventerà l’ultimo spettacolo della compagnia, che ha debuttato a dicembre al Teatro Storchi di Modena: dopo spettacoli lancinanti e possenti, capaci di illuminare di una luce diversa le contraddizioni dei nostri tempi con allestimenti che vedevano in scena i componenti della compagnia, anche autori e registi di se stessi, in macro-personaggi le cui silhouettes riecheggiavano da un lavoro all’altro, questa volta, Enrico e Valeria non sono in scena. In questa conversazione “a caldo”, capiamo cos’è successo: da dove nasce la volontà di lavorare con altre persone e di sperimentare la presenza di non-attori, vediamo cos’è cambiato e cosa è rimasto, in attesa del nuovo progetto Lolita, che debutterà nel 2013 e che sembra continuare a percorrere la strada che si intravvede in questa conversazione.

DALLA FINE DI THE END ALL’INCONTRO CON GLI AMICI DI LUCA

The end - foto di Marco Caselli Nirmal

The end – foto di Marco Caselli Nirmal

Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): Pinocchio sembra segnare una svolta all’interno del vostro percorso artistico: volevamo chiedervi come siete arrivati a questo punto.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Volevamo fare Pinocchio a prescindere dal lavoro con Gli Amici di Luca. Dopo The end avevamo deciso di fare un progetto che affrontasse le età della vita – dall’infanzia all’adolescenza alla vecchiaia –, lavorando anche con persone-non attori che le incarnassero.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): È un’idea che arriva dalla fine di The end: l’ingresso di Ettore è uno spartiacque, è un baratro. Sentivamo che quando arrivava questa presenza viva, vera, tutto prendeva senso: riempiva in un altro modo la scena. È da questa figura vera sul palcoscenico che nasce la voglia di lavorare con le persone.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Anche prima la ricerca era quella di provare a trovare una forma che avesse una sua autenticità sulla scena, che non passasse dalla finzione. Però avevamo voglia di scardinare quella forma che avevamo trovato e di provare a indagarne altre.
Poi abbiamo incontrato Gli Amici di Luca: la Casa dei Risvegli fa parte dell’Ospedale Bellaria di Bologna, ci sono 10 posti letto in cui sono ricoverate altrettante persone in coma, che possono vivere lì con i loro familiari.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Sono dieci micro-case, più che posti letto.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Poter vivere con i propri familiari, a contatto con il proprio mondo, è uno degli elementi di stimolo più importanti per una persona in coma. È un luogo che non è come l’ospedale, dove c’è la possibilità di vivere un’affettività che in genere non è permessa. I ragazzi con cui abbiamo lavorato sono persone che non vivono lì: abitano a casa propria, ma hanno quello come punto di riferimento. È il luogo dove settimanalmente si trovano per svolgere attività teatrali.
Siamo arrivati senza neanche sapere bene dove stessimo andando. Quando li abbiamo incontrati per la prima volta, abbiamo chiesto loro perché facessero teatro e cosa li spingesse a continuare a farlo, nonostante il trauma risalga anche a molti anni fa; hanno risposto che, dopo quell’evento, la loro vita è cambiata radicalmente e, in qualche modo, il teatro rappresenta una possibilità di incontro e di ritrovare un contatto con la realtà. Generalmente lavorano con degli operatori, che, pur non essendo attori, sono sempre in scena con loro durante gli spettacoli. Ma per noi è stato subito lampante che lo spettacolo dovessero farlo loro.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Ciò avviene spesso nel teatro di questo tipo: in scena c’è qualcuno abile che aiuta, perché effettivamente loro – dipende poi dalle varie gravità – alcune cose non possono farle. È qualcosa che ci ha messo profondamente in crisi: come giustifico queste altre presenze in scena? Chi sono?

AL LAVORO SU PINOCCHIO: PRIMI PASSI

Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Faccio un passo indietro. L’idea, inizialmente, era quella di affrontare ogni età della vita accostandola a un testo, qualcosa con una base letteraria forte e che si ponesse in stretta connessione con quell’età. Volevamo partire dall’infanzia e per noi Pinocchio era una dedica a quest’età, anche se doveva ancora prendere una forma. Poi abbiamo incontrato loro. E abbiamo deciso di accostare le due cose, senza sapere che forma avrebbero assunto: non sapendo se avremmo o meno raccontato la fiaba, quanto avremmo raccontato di loro… Solo col tempo – conoscendoli e frequentandoli – abbiamo capito quale potesse essere la forma in cui entrambe le cose potevano convivere.
Pinocchio ci dava la possibilità di non dover raccontare fedelmente la storia: fa parte dell’immaginario collettivo, così quando vai a toccarlo e muoverlo è sempre all’interno di qualcosa leggibile per tutti. Al di là del fatto che quando lo rileggi – almeno per noi è stato così – scopri di non sapere quasi nulla della storia. Ma non è importante: tutti conoscono le parti salienti, tutti vi trasferiscono qualcosa. Questo ci dava una bella libertà.
Il lavoro con loro è avvenuto attraverso un laboratorio che si è svolto da gennaio a maggio a Bologna, articolato in incontri settimanali. Abbiamo lavorato con tutto il gruppo: 8 ragazzi e altrettanti operatori – 16 persone. A metà percorso abbiamo deciso di formalizzare un quarto d’ora da presentare a un concorso, è stato un passaggio importante…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): È successo dopo quindici giorni. Ci sembrava importante perché volevamo vederli in scena.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): L’impatto con loro, per noi, è stato fortissimo. Dopo pochissimo ci siamo resi conto che tutta una serie di sfere – fra cui l’affettività, la sessualità – sono completamente cancellate: non le vivono e non riescono a viverle, ma ne parlano molto. La prima cosa che abbiamo fatto è stata prendere questo elemento e sbatterlo in faccia a chi veniva a vedere lo spettacolo.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Siamo rimasti molto sconvolti dall’incontro con loro, così per questa prima uscita ci siamo trovati ad avere a disposizione del materiale incandescente, che però non riuscivamo a gestire.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): È successo che abbiamo creato una chiusura rispetto a chi guardava lo spettacolo, quindi, in qualche modo, avevamo fallito. È stato un passaggio fondamentale.
L’altra grande questione è che loro portano la propria autenticità – il loro vissuto, i loro corpi, la loro parola, tutto – sul palco e la difficoltà sta nel farla vivere sulla scena, senza chiuderla dentro una forma che poi finisce in qualche modo per ucciderla. Loro non sono attori: se assegni battute prestabilite o gli appuntamenti in modo troppo netto, quello che fai è vedere degli automi…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): …degli attori che recitano male.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): In qualche modo qualcosa di amatoriale. Questo è stato un grande nodo: un po’ alla volta si sono delineati i contenuti che volevamo far emergere e consegnare allo spettatore, ma allo stesso tempo ci serviva una griglia morbida, che vive della relazione che si è instaurata fra noi e loro. In questo è stato fondamentale una seconda fase di lavoro, in cui stavamo insieme per una intera settimana; poi per due settimane sono stati a casa nostra, per cui si è creata una dimensione….

Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal

Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Solo loro tre?
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Loro tre e Stefano, che è la persona che lavora con loro da sempre. È psicologo.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Psicoterapeuta.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Una persona assolutamente fondamentale, per noi è stata una sponda importantissima. Li conosce da lungo tempo e dà sicurezza a noi e a loro: confrontandoti con lui hai la tranquillità che quello che stai facendo non è un sasso che lanci e poi togli la mano, senza preoccuparti di quello che può lasciare. È un continuo fermarsi, raccogliere, parlare, capire…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Poi c’è da dire che noi non ci occupiamo degli aspetti riabilitativi del teatro, però Stefano dice che può fare molto bene… ma anche molto male: infatti, a fine spettacolo, lui li fa tornare coi piedi per terra. Continuiamo a dire che non sono attori, questo è un discrimine: la struttura li sta accompagnando in un percorso di riabilitazione e se li considerassimo attori, dal punto di vista terapeutico sarebbe una follia. Su questo punto, all’inizio, non avevamo un’idea molto chiara e Stefano ci ha fatto ragionare molto. Il loro è un cammino psicologico terapeutico che non compete a noi…

UNA NUOVA FASE PER I BABILONIA: COME “ESSERE ALL’INIZIO”

Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Infatti ci siamo molto battuti perché ci fosse questa persona: c’è sempre stato alle prove, ci sarà sempre, perché è fondamentale – non tanto per lavarcene le mani – una persona con una competenza e un ruolo che loro conoscono e riconoscono.
Aggiungo un’ultima cosa. Il nostro tentativo è quello di raccontare la realtà attraverso i nostri occhi. E anche qui è così: ha la possibilità di vivere direttamente sulla scena, con dei corpi che portano un loro vissuto. Certamente, anche in questo caso, facciamo da filtro, ma in modo molto diverso: quella realtà è lì e porti in scena delle persone che normalmente non frequenti e che, se non fosse per il trauma che li ha uniti, non si frequenterebbero nemmeno fra loro. Si tratta di creare un’empatia con le persone e porsi in una posizione di ascolto. C’è una condizione che è sufficiente ad attirare la mia attenzione, a convincermi del fatto che forse se anche il resto del mondo se ne accorgesse, alcune dinamiche potrebbero cambiare. Per noi, questo, sulla scena è dirompente: loro sono un pezzo di mondo, filtrato molto meno rispetto a quando ci siamo noi, che ci mettiamo in bocca le parole che abbiamo raccolto.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Abbiamo sensazioni molto diverse fra loro, siamo in una fase molto nuova, in cui stiamo rimaneggiando tutto. Ieri sera è stato un appuntamento molto importante, che ha bisogno di sedimentare e probabilmente ci vorrà un bel po’. Mi sembra di essere all’inizio, quando abbiamo fatto Panopticon Frankestein, in cui usavamo il “coro” e ancora non ne sapevamo parlare: mi sembra di non avere ancora le parole. Sono molto contenta, perché mi sembra che abbiamo toccato qualcosa che per noi potrà essere importante, però è ancora lì… Proprio adesso, sentendo parlare Enrico, mi rendevo conto che un po’ lo capivo e un po’ non lo capivo neanch’io.

UNA CONDIVISIONE DELL’AUTORIALITÀ

Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal

Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Quello che ho apprezzato molto è stata la delicatezza e il rispetto con cui portate in scena i ragazzi e li raccontate attraverso il filtro di una fiaba popolare come Pinocchio. Credo abbiate trovato una misura che a volte è difficile anche per artisti eccellenti: la forza è proprio quella di portarli in scena, con le loro vite, così come sono – questo definisce già una metafora precisa. È tutto molto chiaro, leggibile, lineare e in questa semplicità di forma, rispetto ai lavori precedenti, credo ci sia invece una potenza. Volevo chiedervi quanto sia stato importante, se lo è stato, il supporto dello psicoterapeuta nel trovare questa misura.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): In realtà Stefano è molto più estremo di noi: ci ha provocato “al contrario”, perché conosceva il nostro lavoro e perché dice che il primo impatto, di solito, è il pietismo, nessuno riesce a uscirne. Per cui ci dice: sappiate che c’è dentro di voi, fateci i conti. Stefano è stato fondamentale, all’interno di questi rapporti, quasi di più per noi, su come noi vediamo il diverso. Dal punto di vista teatrale pungolava al contrario, come per dirci di non avere paura di fare delle cose: abbiamo provato tutto.
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Quanto di componente autoriale c’è da parte loro?
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Tutto quello che dicono è loro. Poi magari ci sono elementi che sono stati più o meno fermati, comunque molto labilmente. Ad esempio, nelle musiche c’è molto di Riccardo: arriva agli incontri con pile e pile di cd… E poi, in generale, hanno portato il loro bisogno di raccontarsi: qualsiasi sia l’argomento, tendono a riportare tutto al trauma. È qualcosa di molto importante, è la loro vita e continua ad esserlo nonostante siano passati molti anni. Questo abbiamo deciso di rispettarlo.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): C’è moltissimo di loro: abbiamo 20 ore di parole e sappiamo che, chiedendo questo o quello, possiamo selezionare e in qualche modo pilotare. Durante i laboratori abbiamo provato tutto, come per avere un campionario di emozioni, logiche e testi.

CHE COSA NE È DELLA STORIA DI PINOCCHIO

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Ma invece il percorso su Pinocchio come ha reagito con questa esperienza?
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): L’idea che ci siamo fatti è che simbolicamente Pinocchio si è fatto da parte, mettendosi al loro servizio. È un po’ una sponda. Anzi, sono una sponda reciproca, perché anche loro con le loro vite ci aiutano a portare avanti Pinocchio. Però, per noi, loro sono così forti che in qualche modo schiacciano Pinocchio
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): …schiacciano tutto.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Pinocchio si mette da una parte…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): …dà loro gli strumenti per potersi raccontare.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Diventa una metafora.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Diventa la metafora. Però è una cosa molto semplice.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Ma non è didascalica.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Senza aver un significato univoco.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Una lettura di Pinocchio sarebbe stata una forzatura.
Carlo Mangolini (co-direttore Operaestate Festival): Un materiale da cui partire per poi portarci dentro…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Sì, in maniera molto semplice, senza voler costruire una teoria.

UN INDIZIO PER IL FUTURO: AL LAVORO CON NON-ATTORI?

Pinocchio - foto di Marco Caselli Nirmal

Pinocchio – foto di Marco Caselli Nirmal

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Forse è un po’ prematuro, ma volevo chiedervi se questa esperienza ha o avrà delle ricadute sul vostro modo di lavorare e sul vostro approccio al teatro.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Credo proprio di sì.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Beh, sì, decisamente. A giugno, al festival di Napoli, abbiamo presentato una nuova versione di The end, in cui, in scena, non c’è soltanto Valeria, ma anche una bimba e una persona anziana. Con quest’ultima siamo stati benissimo, ma ci accorgevamo che entravamo in una dinamica di ricerca delle intenzioni, quando per noi non è mai stato quello il centro del lavoro; mentre con la bimba – anche se le abbiamo consegnato testi che esistevano già – ci siamo messi in una dinamica completamente diversa dalla nostra. Ugualmente, lavorare con questi ragazzi ti sposta completamente su un altro piano, quello di lavorare con delle persone che non si pongono come attori e non hanno quel tipo di formazione. Non è che penso che non sia interessante o che non lo faremo mai, però in questo momento…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): È una cosa proprio che ci lascia… che non sappiamo che cos’è. Quando lavoriamo con Olga – questa bimba con cui abbiamo anche intenzione di continuare a lavorare – non sappiamo che cosa succederà. Ci proviamo, cominciamo a lavorare e non abbiamo idea di quello che succede; se ci mettiamo a lavorare noi o con degli attori, sappiamo già dove andremo a finire.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Quello che rimane, rispetto a quello che facevamo prima, è secondo me una ricerca a priori di contenuti da far emergere; quindi poi la ricerca della “forma-per”, la ricerca di una serie di immagini e di suoni che hanno un’assonanza con quello. Assieme alla disponibilità, nell’incontro, di buttare via tutto. Per esempio, per questo spettacolo avevamo moltissime musiche, ma ora non ce n’è più neanche una; però ci sono servite per attivare la relazione con la persona, per creare un confronto.
In particolare, con Pinocchio, è cambiata la scrittura: alcuni testi che loro dicono sono stati scritti e, per certi aspetti, hanno la nostra forma; però c’è stata anche la volontà di buttare via quella forma, per trovarne una che potesse stare con loro, quella giusta perché loro potessero parlare. È rimasta molto la dialettica tra “provo” e poi, in un momento separato, mi fermo e cerco di tornare a quel punto di origine per cui ho deciso di fare questo spettacolo, senza perdermelo per strada nella ricerca della forma. Forse la continua dialettica fra questi due piani è l’elemento di continuità principale. Per il resto invece è cambiato molto: noi non siamo sulla scena e restare fuori a guardare è molto diverso e anche molto affascinante.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Che fra l’altro poi è la cosa che a me personalmente è sempre piaciuta di più. Non amo stare in scena, preferisco stare fuori. Abbiamo costruito e fatto un teatro che eravamo e siamo noi perché comunque non avevamo neanche la possibilità di lavorare con qualcun altro: la difficoltà è anche quella che, pur volendo magari lavorare con altri, non hai neanche i soldi per pagare te stesso, quindi come fai a chiedere ad altri di lavorare con te? La forma nasce anche da una condizione. E, nel momento in cui c’è la possibilità di stare con altri, ci piace di più.
Enrico Bettinello (Teatro Fondamenta Nuove): In questo, c’è tanto di Ettore (il figlio di Enrico e Valeria, ndr)… Penso alla dimensione di avere una forma che funziona e poi rapportarsi a una nuova persona e non sapere cosa succederà…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Infatti non è casuale, i piani coincidono in maniera profonda. Con l’arrivo di lui in scena, è cambiato qualcosa. È successo tempo fa – ormai The end ha 2 anni –, per cui c’è stato tutto un tempo di maturazione in cui questo è diventato sempre più evidente.

QUALCOSA CHE PUÒ CAPITARE DAVVERO

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Vorrei chiedervi qualcosa della figura di Luca Scotton, che è un elemento di Babilonia in scena, rimasto dentro lo spettacolo.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): All’inizio avrei dovuto esserci io in scena: avevo una mia postazione, che era quella della fatina. Vivo questa figura molto a livello di protezione…
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Non solo a livello fisico, ma anche a livello astratto e concettuale: sai che è uno spettacolo, ti tiene nel mondo della rappresentazione. Anche con gli altri elementi di finzione: il naso finto…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Infatti, finché non c’era Luca, avevamo questo enorme Pinocchione dietro che avevamo costruito in un laboratorio, che ci serviva proprio per questo: vedere loro 3 con questa figura dietro, ti continuava a far rimanere lì. Poi però era una presenza molto ingombrante.
Elena Conti (Il tamburo di Kattrin): A questo proposito volevo condividere con voi un’emozione forte che mi resta ancora da ieri sera: nonostante fosse chiaro che fosse uno spettacolo e ci fossero molti elementi a sottolinearlo, io, in certi momenti, ho avuto paura.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Anche un’altra persona ieri sera mi diceva: in certi momenti non sapevo cosa sarebbe successo. Poi non so se succede sempre a tutti, però secondo me è già una cosa, una grande possibilità bella che il teatro ha: uno esce dalla tranquillità pura di essere seduto sulla sedia…
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Beh, la paura. Mi viene in mente – che secondo me è geniale – la scena dei Tony Clifton quando girano con la torta… lo trovo uno dei momenti più alti del teatro italiano. Io lì ho avuto paura vera. Non so quante volte mi sia successo a teatro. C’è qualcosa che è vero, che può capitare davvero.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Quella dimensione di cui si parlava all’inizio – che sono comunque persone che vivono una realtà parallela alla tua, che è lontana, distante – ha un certo impatto. È una cosa che di per sé è violenta, forte. E in qualche modo deve passare. Bisogna trovare la forma che ti permetta di fare questo senza creare una chiusura in chi guarda, però neanche fingere che sia un idillio in cui va tutto bene.
Valeria Raimondi (Babilonia Teatri): Non è assolutamente quello che vogliamo fare.
Enrico Castellani (Babilonia Teatri): Mi piace anche questa cosa: paura, inquietudine… Riconosci un modo che abbiamo tutti di guardare questa cosa e che ci mette in difficoltà. È un dato di fatto.

Rassegna stampa 14 – 20 gennaio

rassegna stampa 14-20 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Amleto regia di Lorenzo Loris (Teatro OutOff, Milano 9 gennaio – 10 febbraio)
Quel vecchio Amleto di Lorenzo Loris di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 15 gennaio)
L’Amleto dai capelli bianchi di Lorenzo Loris di Maria Grazia Gregori (Myword, 15 gennaio)

Su Il panico di Rafael Spregelburd, regia di Luca Ronconi (Piccolo Teatro Strehler, Milano 15 gennaio – 10 febbraio)
Il Panico. Ritratto ronconiano sul terrore di vivere di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 18 gennaio)
La verità è senza parole di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 20 gennaio)

Su Oscura immensità di Massimo Carlotto, regia di Alessandro Gassmann (Teatro Elfo Puccini, Milano 15 – 20 gennaio)
Oscura immensità di Angela Villa (Dramma)
Oscura immensità di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 19 gennaio)
Le oscure immensità di Alessandro Gassmann di Renato Palazzi (Myword, 20 gennaio)
L’oscura immensità – il noir di Carlotto che interroga i nostri abissi di Federica Sustersic (Rumor(s)cena, 20 gennaio)

Su La Rivincita di Michele Santeramo, regia di Leo Muscato (Teatro Valle Occupato, Roma 9 – 20 gennaio)
La rivincita (riuscita) di Teatro Minimo di Michele Ortore (Krapp’s Last Post, 17 gennaio)
La Rivincita di Maria Rita Di Bari (Che teatro che fa – Repubblica.it, 19 gennaio)
La Rivincita di Valeria Merola (Dramma)

Su Canta o sparo di Manlio Santanelli, regia di Fabio Cocifoglia (Teatro Piccolo Bellini, Napoli 11 – 20 gennaio)
“Canta o sparo”, musicoterapia per boss di Enrico Fiore (Controscena, 16 gennaio)
Canta o sparo di Emanuela Ferrauto (Dramma)

Su Jucatùre regia di Enrico Ianniello (Piccolo Teatro Studio, Milano 10 – 18 gennaio)
Storie di catalani-napoletani di Renato Palazzi (Myword, 14 gennaio)
Jucatùre di Renzo Francabandera (Paneacqua, 18 gennaio)

Su Sunset Limited di Cormac McCarthy, regia di Fabio Sonzogni (Elsinor – Teatro Stabile d’Innovazione, Sala Fontana, Milano 15 – 25 gennaio)
Prima nazionale di “Sunset limited” di Cormac McCarthy, con Fabio Sonzogni e Fausto Iheme Caroli di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 16 gennaio)
Sunset Limited di Vincenzo Sardelli (Paneacqua, 18 gennaio)
Sunset Limited di Serena Lietti (SaltinAria, 19 gennaio)
Sunset Limited di Emanuele Marconi (Persinsala, 20 gennaio)

Su Occidente Solitario di Martin McDonagh, regia di Juan Diego Puerta Lopez (Teatro dei Differenti, Barga 15 gennaio; Teatro Puccini, Firenze 18 – 19 gennaio)
Occidente Solitario di Daniele Rizzo (Persinsala, 17 gennaio)
Due fratelli ed un odio incolmabile di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 20 gennaio)

Su La Regina degli Elfi di Angela Malfitano (Teatro Oscar, Milano 18 – 27 gennaio)
La Regina degli Elfi di Daria D. (Corriere dello Spettacolo, 20 gennaio)
La Regina degli Elfi di Serena Cirini (Persinsala, 20 gennaio)

Su Aquiloni di Paolo Poli (Teatro Elfo Puccini, Milano 18 dicembre – 13 gennaio)
Aquiloni di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 18 gennaio)
Aquiloni di Harry K. Richmond (Stratagemmi, 20 gennaio)

Su La variante E.K. regia di Luca Ruocco e Ivan Talarico (Teatro dell’Orologio, Roma 8 – 13 gennaio)
La variante E.K.: come spezzare il filo del senno di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 18 gennaio)
Il Doppio Senso – Unico – de La variante E. K. di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 19 gennaio)

Su Qui e ora di Mattia Torre (Teatro Massimo, Cagliari  9 – 13 gennaio; Arena del Sole, Bologna 17 – 20 gennaio)
Qui e ora di Renzo Francabandera (Paneacqua, 14 gennaio)
“Qui e ora” di Mattia Torre. Cronaca di un incidente (in)evitabile di Enrico Silvano (NonSoloCinema, 20 gennaio)

… altri spettacoli

Wordstar(s) di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 14 gennaio)
Oltraggio alle donne nell’assurdità della guerra di Gianni Poli (Drammaturgia, 14 gennaio)
RedReading. Appunti per un viaggio con Erri De Luca di Michele Ortore (Krapp’s Last Post, 14 gennaio)
Siamosolonoi – La coppia secondo Circo Bordeaux di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 14 gennaio)
Non si uccidono così anche i cavalli? Danza vitale della disperazione di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 15 gennaio)
L’Osborne di Melchionna: Ricorda con rabbia. Oppure dimentica e non t’arrabbiare di Marco Menini (Krapp’s Last Post, 16 gennaio)
Il doppio sguardo di Don Giovanni di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 16 gennaio)
Caos (remix) di Gloria Frigerio (Stratagemmi, 16 gennaio)
Fratto_X: la macchina di ritmo di Rezza/Mastrella di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 16 gennaio)
Con gli occhiali di Anna Maria Ortese di Enrico Fiore (Controscena, 17 gennaio)
Il Macbeth pulp di Andrea De Rosa di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 17 gennaio)
Trio CDT, dalla compagnia di Pina Bausch tre danzatori firmano nuove coreografie d’autore di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 17 gennaio)
Il Don Giovanni di Manuela Kustermann, una sfida alla decadenza di Filomena Spolaor (NonSoloCinema, 17 gennaio)
Ferdinando di Mariacristina Bertacca (Persinsala, 17 gennaio)
La cena di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 18 gennaio)
Il grande mago di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 18 gennaio)
VERONICA, divorzio e vendetta di una regina dalla gabbia dorata di Alessandra Volpe (Corriere dello Spettacolo, 18 gennaio)
L’impatto delle Troiane nel “Crash Troades” dei Krypton di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 18 gennaio)
Amleto². La Tempesta prima della quiete di Gianluca Stefani (Drammaturgia, 18 gennaio)
Impeccabile Haber per l’epilogo esistenziale di Craxi in “Una notte in Tunisia” di Paolo Bignamini (Domenica – ilSole24Ore.com, 18 gennaio)
Risate (amare) dalla fine all’inizio con O’Casey di Maria Grazia Gregori (Myword, 18 gennaio)
Gaber se fosse Gaber di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 18 gennaio)
Pierre Notte al Teatro di Castel Maggiore di Nicoletta Lupia (Artribune, 19 gennaio)
Don Chisciotte e il suo scudiero Beckett di Enrico Fiore (Controscena, 19 gennaio)
“Militante d’Occidente”: la parola diventa viva sul palco di Paola Abenavoli (Cultural life, 19 gennaio)
Warum Warum di Peter Brook e i mucchietti di seta rossa di Vincenza Di Vita (Rumor(s)cena, 19 gennaio)
Un giorno tutto questo sarà tuo di Ilaria Santocchio (SaltinAria, 19 gennaio)
Vita da cani. La Pace Perpetua da Mayorga a Gassman di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 19 gennaio)
Orestea. Uno studio di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 20 gennaio)
Una balbuzie regale e cinematografica di Enrico Fiore (Controscena, 20 gennaio)
Corsia degli incurabili di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 20 gennaio)
Il “Pantani” delle Albe, spettacolo politico ed etico di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 20 gennaio)
Stalker Teatro: sognando una nuova età dell’oro di Maria Rossa (Krapp’s Last Post, 20 gennaio)
“La torre d’avorio” di Ronald Harwood. Quando anche l’arte diventa politica di Laura Berlinghieri (NonSoloCinema, 20 gennaio)
La merda di Emanuela Mugliarisi (Persinsala, 20 gennaio)
Milano: al Teatro Studio va in scena l’intenso Chiove di Adele Labbate (Recensito, 20 gennaio)
Ex cathedra: le Palladium Lectures di Alessandro Baricco di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 20 gennaio)

INTERVISTE

Gabriele Lavia: “Arte, sesso e teatro, nessuno te li può insegnare” di Katia Ippaso (Le storie di Katia, 14 gennaio)
Come si lavora a Operaestate: scouting, collaborazioni e progettualità europea di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 15 gennaio)
Conversazione con Giancarlo Cauteruccio – Trent’anni all’avanguardia di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 16 gennaio)
I 40 anni del Franco Parenti di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 17 gennaio)

POLITICHE e APPROFONDIMENTI

Blog o non blog… questo è il dilemma! di Paola Rosi (Eventando, 14 gennaio)
Credere nella finzione: Rafael Spregelburd di Lorenzo Donati (Altre Velocità, 16 gennaio)
Due sale teatrali, due spettacoli, due attrici di Claudio Facchinelli (Persinsala, 17 gennaio)
Lavoro gratis. No grazie! di Paola Rosi (Eventando, 18 gennaio)
Le parole del corpo di Rodolfo di Giammarco e Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 20 gennaio)
P.P.P. dietro le quinte di Camilla Tagliabue (Domenica – ilSole24Ore.com, 20 gennaio)
I primi 40 anni del Parenti: un anniversario e un nuovo inizio di Pia Vittoria Colombo (Stratagemmi, 20 gennaio)

 

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti