Redazione

Un viaggio con Anagoor dentro L.I. e oltre

Il pomeriggio in cui incontriamo Anagoor è quasi autunno. Negli ultimi giorni di B.Motion, come ogni anno, l’estate scivola via pezzo per pezzo: piove a dirotto e ci rifugiamo al Samsara, fra cuscini, tavoli di legno e teiere cariche di tè caldo. Siamo qui per parlare del loro ultimo lavoro, all’epoca, Lingua Imperii, che ha aperto la sezione teatro del Festival il 27 agosto, assieme a Roberto Rinaldi di Rumor(s)cena ed Enrico Bettinello, direttore del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, realtà che ha collaborato e collabora in varie forme e diversi livelli alla progettualità di OperaEstate: a Venezia, durante la stagione invernale, il teatro ospita alcuni artisti che saranno poi presenti al Festival in una fortunata formula (presentazione di uno spettacolo, residenza, studio aperto al pubblico con discussione) che è diventata ormai distintiva.
A B.Motion, che Il tamburo di Kattrin segue con un progetto intensivo e site-specific da diverso tempo, non si tratta solo di recensioni e interviste: a Bassano, ogni anno, si ricrea un ambiente prezioso, una comunità di persone che si occupano di arti performative in diversi sensi e livelli: artisti, critici, spettatori curiosi, operatori si incontrano e si confrontano in conversazioni aperte, organizzate nei giorni di Festival nei tanti locali della città vicentina.
Moreno Callegari, Simone Derai, Marco Menegoni ci raccontano il lavoro di ricerca, le fonti e i viaggi, i testi, l’incontro coi canti armeni e la messa a punto della struttura drammaturgica, un dispositivo che intreccia parola, immagine e storia. Ma non solo: Lingua Imperii rappresenta un punto di trasformazione “caldo” della loro ricerca; così, lo spettacolo e il processo creativo diventano, in un percorso che tocca diversi momenti di lavoro del gruppo, spunto per andare molto oltre. Ad esempio, verso le potenzialità che può esprimere oggi l’idea (ma anche la concretizzazione) di un concetto vibrante come “teatro politico”.

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TEMPESTA, FORTUNY, LINGUA IMPERII: UN PERCORSO POLITICO

Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin): Visto che ci siamo incontrati tante volte, in questa conversazione volevamo concentrarci su Lingua Imperii – anche se la prima domanda mira a contestualizzare questo ultimo lavoro rispetto ai precedenti, che vivono di un immaginario molto ricco e, per quanto riguarda più strettamente il piano dei contenuti, di un rapporto preciso con la dimensione artistico-culturale. Quest’ultimo spettacolo, invece, mi sembra abbia un taglio decisamente politico e di relazione con la storia “con la S maiuscola”. Anche per quanto riguarda il recupero della memoria – ben presente anche negli altri lavori, ma che qui si esplicita tramite una scarnificazione di segni e del contesto che li accoglie. Per cui volevo chiedervi: cos’è successo?
Simone Derai (Anagoor): Gli intenti politici erano dichiarati anche negli altri lavori; sappiamo che non sempre sono stati letti – e questa è stata per noi una lezione. Non che Lingua Imperii rappresenti in qualche modo un rifiuto o un’abiura: è un percorso, il nostro, che fa sempre i conti col passo precedente e prosegue. C’è sempre una forma di consapevolezza in questo senso. In Fortuny è come se avessimo provato a tendere, a spingere, i limiti del lavoro sulle immagini. Fortuny è un lavoro sull’eccesso, politico, economico, culturale: fare i conti con un bagaglio sterminato di memoria – quello del nostro Paese – e rendersi conto che non si riesce a gestirlo, a farlo fruttare. Anche questo ha a che fare con una reazione rispetto al lavoro precedente: allora, dopo Tempesta, si sentiva la pressione di un’aspettativa: un lavoro ancora improntato al minimalismo, all’essenzialità del segno; in realtà, si è voluti andare al polo opposto: ossia far bruciare le immagini per peso.
Non credo, invece, che le motivazioni e i presupposti teoretici siano cambiati: si tratta probabilmente di risultati più o meno vibranti rispetto a chi guarda.

ANAGOOR | FORTUNY from Anagoor on Vimeo

Moreno Callegari (Anagoor): Abbiamo parlato molto di questo desiderio di scarnificare la scena, che poi ha anche a che fare con la materia di cui si tratta: in Tempesta si era partiti da un immaginario che ci perviene in forma pittorica che abbiamo voluto far esplodere – rendere tutto bianco, come la tavola bianca su cui nulla è scritto – per scrivere la nostra visione su Giorgione; il personaggio di Fortuny, con la sua ossessione collezionistica, abbiamo tentato di renderlo in un racconto per sovrapposizione di segni – è quello che faceva anche lui.
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Quindi in una sintonia fra forma e contenuto?
Simone Derai (Anagoor): Sì. E poi – per continuare un dialogo avviato con voi tempo fa – il percorso di Fortuny è stato vissuto totalmente nella sua dimensione di viaggio a tappe; però, significativamente, non è stato un lavoro per studi: è costituito di episodi; di conseguenza, l’approdo e il lavoro di sintesi ci hanno messo di fronte a una serie di problematiche che inevitabilmente ci hanno condotto a fare i conti con l’abbandono di alcune idee e il tentativo di mantenerne molte altre. Una grande differenza rispetto a Lingua Imperii è che per quest’ultimo abbiamo deciso di tenere fermo il desiderio di arrivare con un lavoro compiuto. Così è avvenuto tutto sotto una spinta urgente. Avevamo già cominciato a parlarne a Dro, nel 2011: al centro di tutto c’erano già gli animali, la violenza… Poi ci siamo buttati sul lavoro a capofitto. E si è anche trattato di accettare che le cose che funzionavano non dovessero essere limate e rielaborate all’infinito – che non è pressapochismo, ma accettare una loro essenza immediata.
Enrico Bettinello (Teatro Fondamenta Nuove): Lingua Imperii è un lavoro straordinario, però mi dispiace molto che non sia emersa la dimensione politica anche di Fortuny, che per me era fortissima.
Roberto Rinaldi (Rumorscena): E come si spiega che non sia emersa?
Enrico Bettinello (Teatro Fondamenta Nuove): Beh, quando le cose non vengono dette in modo esplicito c’è sempre una difficoltà. È un problema tutto italiano per quanto riguarda la dimensione politica. Pensiamo al nostro cinema: per esempio si fanno docu-fiction in cui il politico diventa didascalico… Abbiamo forse una sorta di pudore a spostare lo sguardo, per mostrare il politico all’interno di qualcos’altro, sebbene – sempre a livello cinematografico – abbiamo avuto registi come Petri o Rosi. Ricordo che alla Biennale Teatro ho discusso con Maja, una giornalista spagnola, che diceva che il loro teatro è molto più politico; e lo stesso si potrebbe dire di quello argentino, che ha un rapporto molto più intenso con questa dimensione. In Italia c’è come una sorta di reticenza o disabitudine a recepire la forza politica di un’azione, se non è esplicita.

CHE SUCCEDE CON L.I.: UNA TRASFORMAZIONE FRA PAROLA E IMMAGINE

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Quando un lavoro si concentra sulla memoria credo ci sia sempre una spinta politica. In questo, anche Fortuny e Tempesta. Ma quest’ultimo spettacolo va a toccare delle corde… più individuali? Forse ti riguarda più da vicino?
Marco Menegoni (Anagoor): Forse ha una dimensione individuale diversa. Come diceva prima Moreno, c’è da aggiungere che Fortuny aveva scelto anche deliberatamente il segno dell’enigma; di conseguenza, obiettivamente si dava in modo meno diretto.
Enrico Bettinello (Teatro Fondamenta Nuove): È anche che una cifra estetica altamente formalizzata non viene assolutamente letta in quel senso.
Simone Derai (Anagoor): Però questo è un problema.
Marco Menegoni (Anagoor): Quando presentiamo Rivelazione contestualmente a Tempesta, l’esplicitazione diretta della nostra ricerca documentale e testuale, poi confluita in Tempesta, ha un effetto particolare: le persone ci dicono che così apprezzano molto meglio il lavoro.

Rivelazione from Anagoor on Vimeo

Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin): Ma secondo voi è un problema di linguaggio, di registro, di forma di comunicazione? Una fruizione che è abituata a comprendere solo se viene messa di fronte al materiale in maniera molto diretta?
Simone Derai (Anagoor): Sì, io penso di sì. Ma è anche una forma di abitudine. In questo senso è un problema italiano. Recentemente ho riguardato Prove d’orchestra di Fellini e sono andato a leggere le recensioni dell’epoca: dicevano che finalmente il regista alludeva alla realtà italiana, abbandonando il narcisismo. Oggi un’affermazione simile fa ridere. Però è un’abitudine di lunga data.
Enrico Bettinello (Teatro Fondamenta Nuove): Assolutamente. È sempre stata nel dna dell’intellettuale italiano. Però questo – sicuramente insieme ad altri elementi – vi ha spinti a una rimessa in gioco di alcuni segni e processi.
Marco Menegoni (Anagoor): A una rimessa in gioco e anche, secondo me, a una condensazione del nostro percorso. Chi ci conosce come voi dai tempi di Orestea, si sarà accorto che in verità non c’è niente di veramente nuovo: abbiamo semplicemente condensato la nostra ricerca e, allo stesso tempo, l’abbiamo sublimata.
Simone Derai (Anagoor): Va anche detto che dopo Orestea ci eravamo prefissi una scissione del lavoro.
Moreno Callegari (Anagoor): Da una parte si continuava a indagare la parola…
Simone Derai (Anagoor): …separata da qualsiasi tipo di azione scenica; mentre dall’altra si era sviluppato un percorso di indagine sulla visione, che non era un rifiuto della parola, tutt’altro: con *jeug-, con cui è cominciato, questo processo era dichiarato esplicitamente. Ci si proponeva di lavorare sull’immagine come testo, come sintassi, addirittura come radice linguistica stessa delle parole. In questo caso, appunto, abbiamo in qualche modo riunito le due parti.

UN VIAGGIO FRA LE FONTI DI LINGUA IMPERII: DA PRIMO LEVI ALLA TENUTA DI CACCIA DI GÖRING

foto di Alessandro Sala (B-Fies)

foto di Alessandro Sala (B-Fies)

Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): Volevo chiedervi qualche apertura sulle fonti di Lingua Imperii: come sono state selezionate, intrecciate fra loro, lavorate in senso drammaturgico?
Simone Derai (Anagoor): Tutto è cominciato l’estate scorsa. Dopo il debutto di Fortuny a Dro ci siamo presi dei giorni di pausa: al mare ho cominciato a leggere I sommersi e i salvati di Primo Levi… C’è una certa omogeneità nei lavori: il problema era ancora una volta quello della trasmissione. Nei lavori precedenti si trattava della trasmissione del bagaglio culturale, delle forme della tradizione e del nostro modo di guardare alla storia dell’arte – in particolare Giorgione e il Rinascimento – e alla sua intrinseca problematicità. Non è mai stato una mera questione di…
Moreno Callegari (Anagoor): …di “ci piace il Rinascimento”…
Simone Derai (Anagoor): …ma di individuare all’interno di certi percorsi una vibrazione dolorosa fortissima, o un disagio, che sentivamo vicini. In questo caso, questo aspetto si acuiva, perché il problema posto da Levi nell’introduzione è: noi testimoni stiamo scomparendo, cosa succederà dopo? Come potrà essere trasmessa la nostra testimonianza? Come potrà non essere riletta, alterata, mutilata, sbiadita, fraintesa? Ovviamente I sommersi e i salvati affronta principalmente un problema altro, che è quello della zona grigia. Levi è perentorio: la linea di demarcazione fra la vittima e il carnefice c’è e non dev’essere confusa – io non sono un assassino. Punto. Infatti, ad esempio, è polemico nei confronti del lavoro di Liliana Cavani, Il portiere di notte: il pericolo è che, decenni dopo, il fascino del carnefice possa far vincere un’idea di vertigine del male. È fondamentale, per Levi, che questa linea di demarcazione sia stabile; ciò nonostante, l’esperienza estrema dei campi di concentramento pone le persone che la subiscono di fronte a scelte inconciliabili, tragiche e non giudicabili. Non abbiamo indagato questo aspetto nello spettacolo, tuttavia Levi è stato una guida fondamentale: all’inizio volevamo stare alle costole del cacciatore – e in questo senso gli scritti di Levi ci hanno, in qualche modo, spostato. A dicembre siamo stati in residenza a Berlino: quando siamo arrivati, il primo giorno, siamo andati con la telecamera in una foresta a nord della città, nei pressi di Carine Halle, la tenuta di caccia di Göring.
Marco Menegoni (Anagoor): Di cui non è rimasto nulla, è stata rasa al suolo.
Moreno Callegari (Anagoor): Se non un portale enorme in pietra.
Simone Derai (Anagoor): Ed è diventata meta di pellegrinaggio di naziskin. All’inizio chiamavamo questo progetto Nimrod, che è il nome biblico del fondatore di Babele: un cacciatore di uomini, che si distingue da Abramo perché, invece che essere il pastore-guida del popolo, caccia all’esterno della città; la sua è un’azione di potere che va verso l’esterno, cattura e porta all’interno. Un’operazione di conquista e accumulo. E Göring si faceva chiamare come Nimrod, il Grande Cacciatore; ma, mentre Nimrod è il Grande Cacciatore al cospetto di Dio, Göring lo era del Reich. E guarda caso era un grande appassionato di caccia e di animali: paradossalmente fece abolire la vivisezione.
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): E che lavoro avete sviluppato lì?
Simone Derai (Anagoor): Abbiamo filmato il luogo e la foresta.
Marco Menegoni (Anagoor): Poi le immagini sono state scartate.
Moreno Callegari (Anagoor): Non che lì non si respirasse una cosa…
Simone Derai (Anagoor): …anzi troppo. C’era un altro tipo di energia: plumbea, con queste persone che…
Moreno Callegari (Anagoor): …portavano i propri molossi in giro e fotografavano i ruderi.

ANAGOOR | L.I. LINGUA IMPERII promo 2 from Anagoor on Vimeo.

… ATTRAVERSO LA ARENDT, LA NAUSSBAUM, LANZMANN, LITTELL FINO A LINGUA TERTII IMPERII DI KLEMPERER

Simone Derai (Anagoor): Eravamo un po’ confusi: sospettavamo potesse essere il percorso sbagliato. Non volevamo per noi nessun tipo di ambiguità o rischiare un’involontaria celebrazione del male. Finché non ci siamo convinti che, per ritrovare il cuore, il centro, della questione, fosse necessario stare con i morti; quindi spostare il focus dal cacciatore alla vittima, in modo da farne un discorso continuo, insistente sulla necessità di conservare la memoria… un po’ come l’ostinato lutto di Amleto.
Marco Menegoni (Anagoor): …esatto, il lutto. Per tornare alla domanda di Carlotta: in realtà le letture si sono susseguite, una ha chiamato l’altra. Tutti i rimandi presenti nello spettacolo sono stati incontri: Levi, Hannah Arendt, la Naussbaum, l’opera di Lanzmann…
Simone Derai (Anagoor): Lingua Imperii non nasce come un lavoro sulla shoah – il discorso è più ampio –, ma, al tempo stesso, sapendo che saremmo arrivati a toccare l’argomento, ci sentivamo di dover studiare. Continuavano a esserci interrogativi: perché è argomento centrale? Perché quello è uno sterminio diverso dagli altri? Perché abbiamo il diritto di considerarlo diverso dagli altri? Sono “solo” i numeri? Il sistema? Quello che facevano dei corpi? Quanto ci riguarda? Perché è ovvio che ci riguarda. Possiamo smettere di farci i conti? Più studiavamo, più gli interrogativi aumentavano…
Moreno Callegari (Anagoor): …tanto da chiederci se avessimo il diritto di parlarne.
Simone Derai (Anagoor): I punti di vista sono diversissimi: c’è quello antropologico, quello politico, sociale, psicologico individuale e delle masse. Le benevole di Jonathan Littell era stato letto già nel 2010 ed era rimasto tra gli appunti come un’idea significativa da esplorare, soprattutto quell’episodio che confluisce nello spettacolo: l’incontro fra l’ufficiale SS Aue e il linguista Voss e il loro ragionare di linguistica, originarietà, identità e razza…
Roberto Rinaldi (Rumorscena): Questa dialettica appartiene solo alle Benevole o l’avete ritrovata anche altrove?
Simone Derai (Anagoor): Nella selva di libri sul Reich che abbiamo letto, uno ha donato il titolo allo spettacolo: LTI (Lingua Tertii Imperii) di Victor Klemperer. Linguista di Dresda ebreo, filologo che insegnava francese all’università, era sposato con una donna tedesca; viene ovviamente estromesso, ma, grazie alla moglie, non finisce mai in campo di concentramento e sviluppa un senso di colpa inaudito. Così comincia a scrivere dei diari, che sono una documentazione della trasformazione del tedesco, anno dopo anno, con la comparsa di una lingua nuova, che è quella del Reich: una lingua che impoverisce il tedesco, le sue tradizioni; che urla, che suggerisce parole, le infila nella testa delle persone…
Moreno Callegari (Anagoor): …e mira all’impoverimento delle lingue altrui per imporre un dominio.
Simone Derai (Anagoor): In questo senso – anche se estremo – non siamo lontanissimi da Tempesta e da Fortuny: alla base lo stesso odio per le propagande e questo veder trasformare le menti, il pensiero, il giudizio.
Roberto Rinaldi (Rumorscena): Qui lo esplicitate in modo molto netto.
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): C’è un immaginario che tocca forse delle corde più private…
Marco Menegoni (Anagoor): Sì, e anche il tema è più universalmente noto.

SEBALD: UN INCONTRO CHE DÀ LA FORMA A LINGUA IMPERII

LI 1Simone Derai (Anagoor): Per concludere la risposta, l’altro caposaldo è un altro incontro letterario. Patrizia Vercesi ci ha fatto conoscere Sebald, che personalmente non avevo ancora mai letto e che per noi è stato folgorante: in qualche modo ha suggerito una modalità di struttura all’intera scrittura scenica, oltre a fornire parole in alcuni passaggi del testo: quello di San Giuliano è un racconto di Flaubert che Sebald rinarra ne Le Alpi nel mare; il racconto delle cerve sul selciato di fronte alla macelleria è suo – in questa catena di ricordi in cui a partire da…
Marco Menegoni (Anagoor): …da un episodio, a cascata, ne arrivano mille altri.
Simone Derai (Anagoor): Questo passaggio per contagio ha fornito la struttura a tutto lo spettacolo.
Marco Menegoni (Anagoor): È un precipizio.
Moreno Callegari (Anagoor): È una forma letteraria che suggerisce una forma di racconto dei contenuti: anche Vollmann – da cui è tratto il testo della scena finale in cui ci si avvicina continuamente a un crinale friabile sempre sull’orlo di una fossa – suggerisce un movimento fisico, un avvicendarsi continuo sempre sull’orlo del precipizio. Anche questo è stato forte: ci ha suggerito un modo di raccontare la violenza.

“DUE PERLE INCASTONATE” NEL TESSUTO SONORO DI L.I.

Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): In Lingua Imperii sono presenti alcuni canti armeni: volevo chiedervi da dove vengono, come li avete scelti e poi inseriti nello spettacolo.
Marco Menegoni (Anagoor): Sulle musiche, abbiamo sempre operato di accumulo e di suggestione. Anche questa volta abbiamo collaborato con Mauro Martinuz – lo stesso musicista di Magnificat – e, parallelamente, ci sono gli incontri che capitano nella vita: i magici incontri che il destino ti riserva. Abbiamo conosciuto Gayanée Movsisyan, un’interprete straordinaria e una artista sensibilissima. Da questo incontro è nata subito la condivisione del progetto ed è stata lei stessa a suggerirci un repertorio, che per lei ha un enorme significato – in primo luogo emotivo e ovviamente legato all’olocausto del popolo armeno –; in particolare l’ultimo canto che sposa l’immagine del cervo.
Simone Derai (Anagoor): Tutto l’intreccio musicale è guidato da Paola Dallan: le proposte sono sue e sono state poi sviluppate con Monica Tonietto, Gayanée, Marco e Moreno; Mauro Martinuz arriva in un secondo momento per armonizzare il tutto dal punto di vista elettronico, portando un sound che contribuisce ad arricchire, in modo omogeneo, l’intero ambiente acustico. Gayanée ha donato, come interpretazione personale, due canti, due perle incastonate all’interno di uno schema musicale più ampio: quello legato alla scena dei “suggeritori” e l’ultimo, sull’immagine del cervo. Il primo è un canto religioso antico, Mother, in cui Cristo chiede alla madre: “dove sei/perché ho chiesto aiuto allo straniero e non mi viene dato/non mi si dà risposta/dove sei/dove sei”. L’altro invece è un canto folk di Komitas Vardapet, religioso armeno, compositore, musicologo e etnologo musicale che raccolse e riorganizzò il patrimonio musicale folklorico armeno e che impazzì dopo essere stato testimone del genocidio del suo popolo nel 1915. Parte di questo patrimonio musicale della tradizione armena scandisce – senza che ne siano esplicitati i contorni storici – l’andamento drammaturgico di Lingua Imperii, riverberando così questo lavoro della voce fantasmatica di un popolo ferito. Il testo di questo ultimo canto parla di una casa senza più fondamenta, chi canta si sente senza la casa e si augura di potersi dissolvere: desidera immergersi nell’acqua del fiume e diventare cibo per i pesci. Al termine questa voce svanisce nel silenzio allo stesso modo.
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): Sono molto belli, mi piaceva sapere cosa raccontassero.
Simone Derai (Anagoor): Avevamo il desiderio che fossero espliciti. Poi forse si potrebbe fare una sorta di regalo…
Marco Menegoni (Anagoor): …di foglio…
Simone Derai (Anagoor): Perché scenicamente diventerebbe l’ennesimo segno da leggere e tradurre.
Marco Menegoni (Anagoor): Comunque l’interpretazione di Gayanée, che secondo noi è una creatura straordinaria, comunica tutto quello che c’è da comunicare.

ANAGOOR | L.I. LINGUA IMPERII promo 1 from Anagoor on Vimeo.

UN’IDEA PARTICOLARE DI MONTAGGIO

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Abbiamo parlato di selezione delle fonti. Invece per quanto riguarda il montaggio?
Moreno Callegari (Anagoor): Questo lavoro ha delle parti ben definite: i dialoghi dei tedeschi posti in alto; il cosiddetto Coro, noi: la scena che si fa di canto, di parola e anche di azione; e poi questo grande schermo verticale che porta il volto delle vittime – prima una serie di ritratti e poi il cervo, nonché anche un luogo, la montagna.
Nella prima parte – i due schermi in alto con il dialogo dei tedeschi – è come se ci fossero due attori allo stesso tempo presenti e non presenti: sono figure reali ma allo stesso tempo letterarie. Sono due guardiani della scena. Nonché ciò che più distante c’è dallo spettatore, perché non si pongono in nessun modo in contatto con esso.
Sotto invece, c’è la scena: il Coro che canta, parla e agisce, tenta invece un contatto, una mediazione con lo spettatore.
Simone Derai (Anagoor): In questo senso la struttura non è distante da quella della tragedia classica: anzi la ricalca fedelmente. Uno o più episodi – in cui due protagonisti duellano, ponendo una questione – e, su un altro piano, una collettività che rispecchia quella che assiste alla rappresentazione.
Moreno Callegari (Anagoor): In questo senso anche è politico, perché…
Simone Derai (Anagoor): …perché interroga direttamente…
Moreno Callegari (Anagoor): Inoltre, il video sullo schermo più grande ci permette, ancora una volta, di aprire una finestra non su una singola contingenza, ma su di un mondo più ampio: attraverso l’utilizzo – sia astratto che concreto – dei volti, miriamo a dare al Coro un oggetto di cui parlare e, allo stesso tempo, a estendere quella collettività stessa.
Rispetto alla domanda precedente, non c’è solo il recupero della parola, ma anche del canto – uno degli elementi che Anagoor ha sempre indagato. Entrambi ritornano qui, utili a intessere un unico grande canto della memoria, che è quello a cui più tenevamo.
Marco Menegoni (Anagoor): Infatti questo lavoro è proprio un canto per chi non c’è più.
La scrittura scenica segue un andamento necessario: perché è vero che i due schermi posti sopra alla scena la informano e ne dettano il tempo – lo scandiscono in modo assolutamente freddo, perché sono dispositivi non umani –, ma contemporaneamente compiono il movimento di cui parlavamo prima: un avvicinamento e uno sprofondamento che seguono lo stesso ritmo e la stessa direzione ricreati nello svolgersi delle immagini interne ai testi; un avvicinarsi sempre più, in modo sempre più esplicito, all’oggetto. Lo stesso si può dire per i dialoghi. E, alla fine, si ha un disvelamento inequivocabile. Faccio un esempio: nel primo dialogo si ascoltano i due tedeschi disquisire dell’infinita quantità di etnie che popolano le regioni caucasiche – ci si potrebbe chiedere di che cosa stiamo parlando; nella scena immediatamente successiva viene descritto un sacrificio compiuto migliaia di anni fa. Quindi, come dire, è una consecuzione in cui un medium informa l’altro; e, allo stesso tempo, entrambi precipitano verso un’esplicitazione.
Carlotta Tringali (Il tamburo di Kattrin): E poi si ricollegano?
Simone Derai (Anagoor): Sì ma non nel senso di una soluzione, nel senso che non si sciolgono l’uno dall’altro, al contrario è come se si intrecciassero insieme.

foto B-Fies

foto di Sara Bugoloni (B-Fies)

UN ESEMPIO: DA IFIGENIA ALL’ANIMALITÀ E RITORNO

Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Infatti è nella sovrapposizione, nel cortocircuito, fra queste narrazioni che si ritorna appieno al tema originario. Volevo chiedervi anche qualcosa sulla memoria: come il dispositivo della rappresentazione agisce sugli elementi che vengono estratti dall’immaginario per partecipare alla forma scenica?
Moreno Callegari (Anagoor): Come rientrano poi i singoli elementi?
Roberta Ferraresi (Il tamburo di Kattrin): Faccio un esempio concreto. Le ghirlande che vengono intrecciate e poi poste sul capo: è un elemento che viene selezionato per? Affinità? Assonanza?
Moreno Callegari (Anagoor): Di certo un elemento conduce all’altro, perché il sacrificio conduce alla corona di fiori…
Simone Derai (Anagoor): …quindi alla ritualità, alla decorazione rituale…
Moreno Callegari (Anagoor): …così come al racconto di Marco, quello dei rametti finti delle macellerie…
Simone Derai (Anagoor): Compare Ifigenia e l’idea che se ne ha, classicamente, è di una ragazza incoronata all’altare, pronta ad offrire il collo. In questo caso il prepararsi da sé la corona è un collettivo preparare la decorazione per un lutto – chiaramente non il proprio –, poi la si indossa, per infine rifiutarla. Oggi “olocausto” si usa meno, perché “shoah” è ben più chiarificatore, anche rispetto a una disposizione d’animo di chi ha subito questa offesa: “olocausto” rimanda a un’idea di sacrificio giusto. Così, da un punto di vista molto letterale, c’è un rifiuto dell’idea di sacrificio, è una presa di posizione netta; ma anche, da un punto di vista invece meta-teatrale, un assumersi la responsabilità della memoria altrui, “mettersi nei panni di”: è un gioco molto infantile, un’idea di teatro in cui, sostanzialmente, ci si fa fantasmi.
Roberto Rinaldi (Rumorscena): Per curiosità: la scena finale del cervo che si guarda intorno, che non ha paura…
Moreno Callegari (Anagoor): In quel momento è anche solo di fronte a una selva di microfoni.
Simone Derai (Anagoor): E di fronte a un mirino…
Moreno Callegari (Anagoor): …quello della telecamera.
Roberto Rinaldi (Rumorscena): Dove l’avete filmato?
Simone Derai (Anagoor): Siamo stati tre giorni sulle Dolomiti. Era quasi il tramonto, stavamo scendendo, avevamo già caricato quasi tutto in macchina ed è sbucato fuori dal bosco… C’era anche il desiderio di chiudere il cerchio, in modo non esplicito, rispetto a Ifigenia. All’inizio, lo schermo centrale doveva portare il volto del cacciatore: l’idea era quella di creare una sorta di processo, di grande tribunale. Invece, spostando ancora una volta lo sguardo, quello è diventato il luogo del molteplice volto della vittima.
Moreno Callegari (Anagoor): Tanto più che Euripide…
Simone Derai (Anagoor): …in Euripide un nunzio tranquillizza Clitemnestra, dicendo che la dea ha sostituito Ifigenia con un cervo. Clitemnestra chiude dicendo: “E io devo crederci?”. Oggi noi forse riformuleremo la domanda: pensare che avvenga questa sostituzione ci sta bene? Ci consola?
Qualcuno ci ha anche chiesto se questa chiusura non sia troppo animalista. Io credo che siamo in una fase della storia in cui forse possiamo fare un passo ulteriore di coscienza: le divisioni non sono soltanto fra gruppi di esseri umani, e c’è sempre qualcuno sotto di noi – ad esempio gli animali –, il resto del pianeta sta sempre a nostra disposizione. Questo era anche il tema centrale di Tempesta: il predominio – sentirsi autorizzati e legittimati a credersi i re del mondo. Il cervo finale ci permette di spostare ancora una volta il limite e mantenere un’ulteriore fascia di mondo all’interno del cerchio collettivo o del cuore e, in questo caso specifico, di questo lavoro teatrale, dove la dimensione animale e quella umana sono sempre intrecciate.

Quanta Europa alle Buone Pratiche di Ravenna!

Le Buone Pratiche di ateatro, a cura di Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina, arrivano al Teatro Rasi di Ravenna: uno dei numerosi incontri preparatori e collaterali dell’appuntamento annuale (nel 2013 a Firenze, il 9 febbraio), che ha scelto proprio questa città, che da tempo sta lavorando intensamente per la propria candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019, per parlare di Europa. Un pomeriggio denso quello al Rasi, in cui artisti e operatori si avvicendano con interventi che parlano di Italia e di dimensione internazionale, di progettualità indipendente e di relazioni, di esperienze fatte, di vittorie, fallimenti e di pensieri futuri.
Quello che ne esce è un vivace spaccato dell’operatività emiliano-romagnola: a partire dall’appassionato intervento di Alberto Cassani e Lorenzo Donati (rispettivamente coordinatore e componente del comitato artistico) sulle attività fatte e che si faranno in vista della candidatura di Ravenna 2019, un lungo impegno che parte fin dal 2007 e arriva a oggi, fra rapporti città-territori, trasversalità culturale e istituzionale, coinvolgimento diretto dei cittadini. Ma la storia europea dell’Emilia Romagna non si ferma qui: anzi, dagli interventi e dai contributi, emerge un autoritratto preciso di una comunità varia e molteplice di artisti che ha scelto la propria identità europea da tempo – contesto all’interno del quale la candidatura di Ravenna è l’esito più attuale.

Il Teatro Rasi di Ravenna

Il Teatro Rasi di Ravenna

La cultura italiana in Europa: qualche dritta per il futuro
Cominciamo questo tentativo di avvicinamento e di sintesi a partire dal futuro: con Giovanni Sabelli Fioretti di Perypezye Urbane – cui è affidato un intervento sulle nuove politiche culturali dell’Unione, ora in fase di discussione e messa a punto – si parla dei prossimi bandi, di opportunità e di obiettivi, di analisi di ciò che è stato fatto e di proposte (fra cui non poche “buone pratiche”) per gli anni a venire. Buone notizie per un budget che, proprio in tempi di crisi, si propone (ancora non è confermato) addirittura oggetto di un aumento del 37%: tante novità ancora in fase di ultimazione, che però si annunciano già interessanti, con un particolare accento sui processi formativi, finanziari (l’idea è quella di una creazione di rete di istituti bancari disponibili ad agevolare gli investimenti in cultura) e non solo. Sul crinale della terza generazione di una politica culturale condivisa, quella che andrà dal 2014 al 2020, l’Europa ha individuato 4 punti cruciali da affrontare: digital shift, accesso ai finanziamenti, frammentazione e diversità linguistica, settorializzazione – un nodo, quest’ultimo, ripetutamente sollevato anche dalle Buone Pratiche stesse nelle passate edizioni.
L’altro elemento che merita indubbiamente attenzione è quello dell’audience development, ovvero del lavoro sul pubblico. Secondo l’Europa, non solo è importante avviare interventi che permettano di incrementare i numeri dei fruitori di cultura, ma quello che è fondamentale è che questi non siano più soltanto “consumatori”: lo spettatore, nella visione europea, non può più essere soltanto considerato un elemento passivo, ma deve essere direttamente e attivamente coinvolto tanto nelle dinamiche della progettazione culturale, che in quelle della creazione artistica.

Cosa si fa di europeo in Emilia Romagna
Un buon punto di partenza, oltre che una preziosa occasione di incontro e approfondimento, è la folta e densa carrellata di quello che si fa già di “europeo” in Emilia Romagna: una dimensione di lavoro e di stimolo radicata ben oltre e ben in precedenza rispetto alla candidatura di Ravenna a Capitale Europea della Cultura 2019. È una lunga storia di bandi, programmi ed esperienze quella portata da Micaela Casalboni del Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena (BO), di approfondimenti sempre ulteriori delle realtà africane quella di Franco Masotti del Ravenna Festival, di quartieri cosmopoliti che entrano in reciproca relazione quella di Laura Gambi del ravennate CISIM.
Ma rispetto al discorso dell’audience development – che nell’ottica europea già ricopre un ruolo-chiave in termini di partecipazione e cittadinanza attiva e, come abbiamo visto, sarà sempre più al centro dell’attenzione – un discorso a parte va fatto per Il ratto d’Europa, progetto ideato e diretto da Claudio Longhi che sarebbe ridotto definire “teatrale”: non solo uno spettacolo (ma anche: l’allestimento è previsto per la primavera 2013), quanto piuttosto un lungo percorso in forma di atelier, realizzato assieme a numerosi collaboratori, che mira a ricostruire un’archeologia dei saperi comunitari, come recita il sottotitolo. Come? Andando a cercare i termini e la storia dell’identità europea con i cittadini, all’interno di una fitta costellazione di eventi (letture, laboratori, concerti…) e di un processo drammaturgico che intende sperimentare nuove modalità di relazione fra la pratica scenica e la sua comunità di riferimento, con il coinvolgimento di associazioni e scuole, gruppi e istituzioni culturali fra Modena e Roma.
Facciamo un passo indietro: 2011. In coincidenza all’esplosione del «caso spread», il regista – anche docente al Dams di Bologna – saggia le reazioni dei propri studenti: la dimensione della cittadinanza e dell’identità europee scarseggiano. Quello che lo ha colpito è lo «scarto enorme» che, a quell’altezza, era possibile osservare fra l’incidenza di una condizione non solo finanziaria che metteva a rischio addirittura la sovranità nazionale e il senso comune e diffuso di (poca) appartenenza alla realtà dell’Unione. E proprio da qui si potrebbe far partire l’urgenza con cui si è proposta e si sta sviluppando l’articolata progettualità del Ratto, un percorso polifonico e multilivellare che fa delle potenzialità del teatro uno strumento per stimolare proprio la cittadinanza attiva e la partecipazione, i processi identitari e di condivisione.

Parlando di collaborazioni: reti? Piuttosto relazioni, persone, condivisione
È Silvia Bottiroli, direttrice del Festival di Santarcangelo, a introdurre, in concreto, di cosa si tratti oggi quando si parla di collaborazioni internazionali, in un intervento densissimo di spunti e di domande. Si parte da «cos’è e che ruolo può avere un festival in questo momento?», per rivendicare la necessità di una linea di ricerca curatoriale, capace di porsi continuamente interrogativi sull’arte (ma anche e soprattutto sul mondo), di creare contesti, con tempi (lunghi) e spazi (articolati) di confronto reale. È, del resto, quello che abbiamo visto succedere alle rigenerate ultime edizioni del festival romagnolo: una intensa operatività annuale costruita da percorsi di creazione, confronto tanto col territorio che con la dimensione internazionale, incontri, in cui «ciò che accade intorno agli spettacoli è fondamentale per creare un terreno in cui poi possa succedere qualcosa». In questo senso, si ripresenta la dimensione del lavoro internazionale secondo un’ottica e un approccio diversi: Santarcangelo non fa parte dei network più celebri, ma sceglie di volta in volta i propri interlocutori, «alcuni punti» da approfondire (pare che un esito di tale curiosità sarà presente, con uno sguardo sulla Lettonia, nell’edizione 2013) e «le relazioni con alcune persone», perché, più che appartenere a una rete a priori, è importante «riconoscersi», «scegliersi», «approfondire il proprio lavoro», per avviare «pratiche comuni» e processi di condivisione reali.

Europa per necessità…
«Si potrebbe raccontare la storia del teatro italiano – lo spunto è di Laura Mariani – dal punto di vista delle costrizioni economiche che l’hanno segnato, e di come queste siano sempre diventate basi per rilanciarlo». È vero, in questo caso, che nella condizione di progressiva incuria in cui vessano le arti (non solo performative) nostrane, tanti artisti si trovano davanti alla scelta obbligata della migrazione, seppure temporanea o intermittente. Scelgono le Americhe, il Nord Europa, il Belgio, alcuni l’Oriente, alla ricerca di un sostegno e di nuove opportunità, soprattutto di una situazione in cui il loro venga, a tutti gli effetti e livelli, considerato quel che è, cioè un lavoro. Così, fin dalla nascita del teatro professionista nel Cinquecento, gli artisti italiani eleggono altri luoghi, altre lingue, altri modi a proprio territorio d’adozione. Intanto, le cose cambiano e l’identità transnazionale la fa ovunque da padrona: se inizialmente le produzioni straniere erano relegate, con qualche punta di «curiosità anche esotica», in spazi e rassegne ad hoc, oggi esistono ampie zone di sensibilità comune che prescindono dalla provenienza. È così per Marco Cavalcoli di Fanny & Alexander che parla di «fasce linguistiche orizzontali», per Daniela Nicolò di Motus, per cui il punto di incontro si trova nell’urgenza delle tematiche trattate e nel loro assorbimento nei dispositivi drammaturgici. E, in molti casi, l’esperienza all’estero diventa stimolo irrinunciabile: ne parla Benedetta Briglia (Socìetas Raffaello Sanzio), fra l’individuazione di un aumento delle richieste di creazione site-specific e del singolare invito al riallestimento di vecchie produzioni della compagnia, «un’operazione di disseminazione culturale che permette poi altre iniziative produttive», che, forse, altrimenti, non si riuscirebbe in tutto a sostenere.

Eresia della felicità (Santarcangelo 2011)_foto di Claire Pasquier

Eresia della felicità (Santarcangelo 2011)_foto di Claire Pasquier

…ma non solo: «i bandi non servono solo per vincerli»
Ma non sono solo la necessità, la difficoltà o l’istinto di sopravvivenza – pure sempre più pressanti – a portare gli artisti italiani a guardare (e lavorare) fuori dal proprio Paese. Lo dicono un po’ tutti: da Fiorenza Menni di Teatrino Clandestino, che racconta la propria esperienza presso una comunità rom in Macedonia come originata da una necessità di guardare un panorama sconosciuto, di andare lontano, di coltivare uno sguardo da fuori, per poter poi spiegare la propria scelta dell’arte in Italia, fino a chi considera la progettualità europea – si abbia o meno vinto il bando in questione – un’opportunità per crescere, conoscere, cambiare. Andare in Europa non è solo un’urgenza, «un discorso di mercato e produzione»: a sottolinearlo è Daniela Nicolò di Motus, che, attraverso la propria esperienza, ha trovato altrove innanzitutto grandi opportunità di ascolto. Si parla di persone e di incontri, di vicinanza e condivisione, via via, fino alla – non è esagerato definirla “capitale” – esperienza del Teatro delle Albe con Eresia della felicità a Santarcangelo 2011, creazione a cielo aperto allo Sferisterio cui hanno preso parte le tantissime non-scuole che Marco Martinelli e le sue guide hanno attivato negli anni. Non volendo attingere ai fondi del festival, racconta Marcella Nonni, si è tentata la partecipazione a un bando europeo per finanziare l’iniziativa; quando quest’ultimo non è andato a buon fine, sono state coinvolte le singole città – dalla piccola Seneghe in Sardegna alla belga Mons, da Rio de Janeiro al Senegal a Scampia –, che si sono attivate nella messa in campo di mezzi e opportunità.
Ancora relazioni vive, concrete, innanzitutto umane e biunivoche, per artisti e cittadini che l’Europa, pezzo per pezzo, la stanno costruendo davvero.

Roberta Ferraresi

Rassegna stampa 7 – 13 gennaio

rassegna7-13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Non si uccidono così anche i cavalli? regia di Gigi Dall’Aglio (Teatro Argentina, Roma 3 – 13 gennaio)
“Non si uccidono così anche i cavalli?” di Horace McCoy. Quell’atroce talent show ai tempi della Grande depressione di Alessio Pesce (NonSoloCinema, 7 gennaio)
Non si uccidono così anche i cavalli? di Andrea Cova (SaltinAria, 7 gennaio)

Su Pinocchio di Babilonia Teatri (spettacolo in tournée)
Pinocchio fuori dal coma di Massimo Marino (Doppiozero, 10 gennaio)
Pinocchio di Babilonia Teatri di Francesca Berardi (Myword, 10 gennaio)

Su Jucatùre di Pau Mirò, regia di Enrico Ianniello (Piccolo Teatro Studio, Milano 10 – 18 gennaio)
Al Piccolo Teatro Studio i quattro giocatori di Pau Mirò alle prese con la partita della vita di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 10 gennaio)
Napoli come Barcellona, parola di Ianniello
di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 13 gennaio)

Su Siamosolonoi regia di Circo Bordeaux (Teatro Poliziano, Montepulciano 5 gennaio; Piccolo Eliseo Patroni Griffi, Roma 8 – 20 gennaio)
Siamosolonoi. L’amore claustrofobico per Circo Bordeaux di Claudia Manini (Krapp’s Last Post, 10 gennaio)
Siamosolonoi di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 11 gennaio)
Siamosolonoi di Andrea Cova (SaltinAria, 13 gennaio)

Su La Rivincita di Michele Santeramo, regia di Leo Muscato (Teatro Valle Occupato, Roma 9 – 20 gennaio)
La Rivincita di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 10 gennaio)
La Rivincita di Michele Santeramo regia di Leo Muscato di GusSaysDontDoThat! (GusSaysDontDoThat!, 11 gennaio)
Per una drammaturgia del presente, La rivincita di Teatro Minimo di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 11 gennaio)

Su Lohengrin di Richard Wagner, direttore d’orchestra Daniel Barenboim, regia di Claus Guth (Teatro alla Scala, Milano 7 – 27 dicembre)
Lohengrin. L’uomo dei sogni di Vincenzo Borghetti (Drammaturgia, 10 gennaio)
Un Lohengrin-Forrest Gump alla Scala di Davide Cornacchione (Myword, 10 gennaio)

Su Assalto ai bambini di Corrado Accordino (Teatro Filodrammatici, Milano 8 – 27 gennaio)
Assalto ai bambini di Angela Villa (Dramma)
Assalto ai bambini di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 13 gennaio)

Su Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan (Teatro Vascello, Roma 8 – 20 gennaio)
Wordstar(s) di Alice Gussoni (Che teatro che fa – Repubblica.it, 9 gennaio)
Wordstar(s)
di Enrico Bernard (SaltinAria, 12 gennaio)
Wordstar(s). Trevisan racconta gli ultimi giorni di Beckett di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 12 gennaio)

Su L’armadio di famiglia di Nicola Zavagli (Teatro della Cometa, Roma 8 – 27 gennaio)
Mai fuori moda parlare di antifascismo di Maria Pia Monteduro (Paneacqua, 10 gennaio)
L’armadio di famiglia di Serena Lena (SaltinAria, 12 gennaio)

… altri spettacoli

Guerrin Meschino di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 7 gennaio)
Lo stupro di Lucrezia. Il ritorno di Valter Malosti al verso di Shakespeare di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 7 gennaio)
A Parigi, in una notte che sarà calma, Jacques Gamblin è Romain Gary di Valeria Nicoletti (Krapp’s Last Post, 7 gennaio)
Jago, il nuovo capitolo shakespeariano di Oscar De Summa di Franco Cappuccio (Krapp’s Last Post, 8 gennaio)
Arlecchino e la danza dell’anima di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 8 gennaio)
Riso amaro per Fratto_X. Sotto le forme, la demenza quotidiana
di Silvia Mei (Culture Teatrali, 9 gennaio)
Novecento. Il classico di Baricco firmato Vacis e Allegri di Maria Rossa (Krapp’s Last Post, 9 gennaio)
Si può ridere a teatro? Escalation di bugie e comicità nello spettacolo diretto da Gianluca Guidi di Laura Landolfi (Myword, 9 gennaio)
Trionfale chiusura della stagione lirica del circuito lombardo con Ernani di Davide Cornacchione (Myword, 9 gennaio)
Parenti terribili a Bologna di Elena Scolari (Paneacqua, 9 gennaio)
Otello e Jago in giro sulla spiaggia di Enrico Fiore (Controscena, 10 gennaio)
Undine. L’opera anfibia di Paolo Patrizi (Drammaturgia, 10 gennaio)
Roméo et Juliette. Sasha Waltz regista alla Scala di Gabriella Gori (Drammaturgia, 10 gennaio)
C’era una volta il ’68 di Romina Attianese (SaltinAria, 10 gennaio)
Occidente Solitario in scena al Toniolo. Il teatro mestrino ospita la commedia irlandese di Maicol Viale (NonSoloCinema, 11 gennaio)
La resistibile ascesa di Arturo Ui di Simona Maria Frigerio (Persinsala, 12 gennaio)
Angelica di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 12 gennaio)
Sardegna, Quartu di Sant’Elena. Gli Actores Alidos in scena con un “grido angoscioso” per affermare la loro esistenza di Mario Mattia Giorgetti (Sipario, 12 gennaio)
Un utero in affitto per la Marturano di Enrico Fiore (Controscena, 13 gennaio)
Pasquarosa: Oltre il conformismo nell’Italia del Novecento di Alessandra Volpe (Corriere dello Spettacolo, 13 gennaio)
La Signora Baba e il suo servo Ruba di Maria Dolores Pesce (Dramma)
Pali di Luciano Ugge e Simona Maria Frigerio (Persinsala, 13 gennaio)
Acquasanta di Italia Santocchio (SaltinAria, 13 gennaio)

INTERVISTE

Alessandro Panzavolta: Una settimana di bontà _ Stagione 2 di redazione (Altre Velocità, 8 gennaio)
Abeliano: nuova vita a un teatro per la comunità di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 8 gennaio)
La nostra Birmania. Teatro Deluxe tra Oriente e Occidente di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 11 gennaio)
Intervista alle Sorelle Marinetti di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 11 gennaio)
Roberto Bacci: ritratti d’autore di Simona Maria Frigerio (Persinsala, 11 gennaio)
Le macchine teatrali di Ilinx. Un giovane gruppo teatrale lombardo di Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 13 gennaio)
In scena i territori della vita e della morte. Due conversazioni con Luca Ronconi a proposito del Panico di Rafael Spregelburd di Oliviero Ponte di Pino (Ateatro, 13 gennaio)
La voce incantata: un libro di Laura Mariani su Ermanna Montanari di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 13 gennaio)

APPROFONDIMENTI

Atlante XXV – Twitter a teatro e il tempo dell’auto-critica di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 9 gennaio)
Repertorio: cosa buona e giusta? di Valentina Gamma (Dramma)
Addio a Mariangela Melato di Enrico Fiore (Controscena, 11 gennaio)
Mariangela Melato, una donna tutta sola di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 11 gennaio)

FESTIVAL E RASSEGNE

Il videoreportage: Autunno Danza di Renzo Francabandera (Paneacqua, 9 gennaio)
Nel cantiere di Perdutamente di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 9 gennaio)

La rassegna de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Rassegna stampa 17 dicembre – 6 gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su Non si uccidono così anche i cavalli? regia di Gigi Dall’Aglio (Teatro Argentina, Roma 3 – 13 gennaio)
Non si uccidono così anche i cavalli? di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 gennaio)
Non si uccidono così anche i cavalli? di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 6 gennaio)
Non si uccidono così anche i cavalli? Se non lo riempiamo noi con la vita vera il teatro chi lo riempie? di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 6 gennaio)

Su C’era una volta il ’68 di Carlo Cerciello (Teatro Elicantropo, Napoli 20 dicembre – 27 gennaio)
Un ’68 sospeso tra slogan e Berlusconi di Enrico Fiore (Controscena, 23 dicembre)
C’era una volta il ’68 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 28 dicembre)

Su La Cantata dei Pastori di Beppe Barra e Paolo Memoli (Teatro Argentina, Roma 18 – 22 dicembre; Teatro Trianon, Napoli 25 dicembre – 2 gennaio)
La Cantata dei Pastori di Enrico Bernard (SaltinAria, 20 dicembre)
La Cantata dei Pastori di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 22 dicembre)
Razzullo e Sarchiapone coppia da varietà di Enrico Fiore (Controscena, 28 dicembre)

Su Fratto_X di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (Teatro Vascello, Roma 4 dicembre – 6 gennaio)
Antonio Rezza, comico guerriero di un Io diviso di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 17 dicembre)
Fratto_X di Maria Rita Di Bari (Che teatro che fa – Repubblica.it, 18 dicembre)
Senza aspettare gli elogi postumi di Claudio Giunta (Domenica – ilSole24Ore.com, 23 dicembre)
Antonio Rezza e Flavia Mastrella: il potere ce l’ha chi lo subisce di Bruno Bianchini (Krapp’s Last Post, 24 dicembre)
Fratto_X. Antonio Rezza oltre ogni limite di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 24 dicembre)

Su Furioso Orlando regia di Marco Baliani (Teatro Nuovo, Napoli 18 – 23 dicembre)
Orlando confuso fra Dante e il sesso di Enrico Fiore (Controscena, 21 dicembre)
Furioso Orlando di Emanuela Ferrauto (Dramma)

Su Lo stupro di Lucrezia regia di Valter Malosti (Teatro i, Milano 12 – 17 dicembre)
Lo stupro di Lucrezia di Maria Grazia Gregori (Myword, 20 dicembre)
Lucrezia sa uccidere l’aguzzino di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 23 dicembre)

Su Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo, adattamento e regia di Fausto Russo Alesi (Piccolo Teatro Studio, Milano 13 – 23 dicembre)
Il Natale in casa Cupiello di Russo Alesi. Per voce sola di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 18 dicembre)
Natale in casa Cupiello di Renato Palazzi (Myword, 27 dicembre)

Su The Country di Martin Crimp, regia di Roberto Andò (Teatro Eliseo, Roma 27 novembre – 16 dicembre)
“The Country” di Martin Crimp al Teatro Eliseo. Segreti e bugie nella campagna inglese
di Alessandro Pesce (NonSoloCinema, 18 dicembre)
Lo humour troppo British di Martin Crimp
di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 26 dicembre)

Su Wordstar(s) di Vitaliano Trevisan (Teatro Carlo Goldoni, Venezia 1 – 2 dicembre)
Wordstar(s) Il tormento creativo dell’artista di Filomena Spolaor (NonSoloCinema, 21 dicembre)
Wordstar(s)
di Maria Dolores Pesce (Dramma)

Su Sinceramente Bugiardi di Alan Ayckbourn, regia di Antonio Syxty (Teatro Litta, Milano 12 – 31 dicembre / 8 – 13 gennaio)
Sinceramente Bugiardi di Francesco Mattana (SaltinAria, 19 dicembre)
Sinceramente Bugiardi. I ménage allargati di Alan Ayckbourn di Laura Timpanaro (Krapp’s Last Post, 4 gennaio)

Su Maternity Blues (From Medea) regia di Elena Arvigo (Teatro Argot, Roma 4 – 16 dicembre)
Maternity Blues (From Medea) di Laura Sales (SaltinAria, 17 dicembre)
Maternity Blues (From Medea)
di Alfredo Agostini (Persinsala, 21 dicembre)

Su Il convegno regia di Emanuele Valenti / Punta Corsara (Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma 13 dicembre)
Il convegno di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 17 dicembre)
Il convegno di Andrea Cova (SaltinAria, 25 dicembre)

Su Mea culpa / ovvero della Giurìa e dell’Ingiùria di Odemà (CRT Salone, Milano 18 – 23 dicembre)
Mea culpa di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 27 dicembre)
Mea culpa. Quella sottile linea rossa fra Giurìa e Ingiùria di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 28 dicembre)

Su Alice Underground regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (Teatro Elfo Puccini, Milano 3 – 31 dicembre)
Alice cartonata per Bruni e Frongia di Maddalena Peluso (Il Tamburo di Kattrin, 17 dicembre)
Podcast di Natale con l’Alice cartoon di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 24 dicembre)

… altri spettacoli

Elisabetta Pozzi e la Medea vista da Christa Wolf di Paola Abenavoli (Cultural life, 17 dicembre)
Un “Romanzo” che svela i segreti dell’infanzia a passi di danza. Abbondanza Bertoni raccontano una favola vera di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 17 dicembre)
Il Ratto d’Europa di Alice Palombarani (SaltinAria, 17 dicembre)
Pantani di Roberto Rizzente (Stratagemmi, 17 dicembre)
Il principe Amleto di Maddalena Giovannelli (Stratagemmi, 17 dicembre)
Peso piuma (Balletto Civile) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 18 dicembre)
Hay un no sé que no sé donde. La frenetica ripetizione che non trova luce di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 19 dicembre)
La bellezza della crisi d’identità secondo Sanpapié di Emilio Nigro (Il Tamburo di Kattrin, 19 dicembre)
Favole di Oscar Wilde di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 20 dicembre)
Un Pascoli mai visto rivisitato da Paolo Poli di Francesca Motta (Domenica – ilSole24Ore.com, 20 dicembre)
Il Muro di Turi Zinna oratorio sulla storia di una tortura per sbaglio di Vincenza Di Vita (Rumor(s)cena, 20 dicembre)
Welcome to my world: Enzo Cosimi e l’Apocalisse di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 21 dicembre)
Focus Sicilia – “Salvatore”, spettacolo fuori dall’ordinario di Filippa Ilardo (Teatro e Critica, 21 dicembre)
Il Padre al Teatro Out Off, Strindberg controcorrente
di Paolo Bignamini (Domenica – ilSole24Ore.com, 22 dicembre)
Cravattari di Ilaria Santocchio (SaltinAria, 22 dicembre)
Welcome to Hope: prima visita al Teatro dei Conciatori di Marianna Masselli (Teatro e Critica, 22 dicembre)
Lady Macbeth saggia e matura di Carla Moreni (Domenica – ilSole24Ore.com, 23 dicembre)
La città di plastica: non sempre il teatro è utile alla causa  di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 27 dicembre)
“Tutto quello che rimane” di Tam Teatromusica. Vent’anni di teatro in carcere
di Marianna Sassano (NonSoloCinema, 28 dicembre)
Questi fantasmi! di Andrea Cova (SaltinAria, 28 dicembre)
La bambina e il Cane Blu di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 28 dicembre)
Il gioco della coppia. Viviamo come destini di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 29 dicembre)
Il corpo oltre lo spettacolo: Jorge Dutor e Guillem Mont De Palo a Prato di Andrea Falcone (Myword, 29 dicembre)
La nostalgia estetizzante di una vita che puzza di morte di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 30 dicembre)
Una bella famiglia da suicidio: Pierre Notte a Castel Maggiore (Bo) di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 31 dicembre)
Ehi! La surreale poesia del teatro di figura di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 31 dicembre)
Rodin, l’uomo, la sua musa di Paolo Randazzo (Rumor(s)cena, 1 gennaio)
Mythos. Messinscena frutto di una collazione di testi da Eschilo, Sofocle ed Euripide, a cura di Elena Bucci e Marco Sgrosso di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 2 gennaio)
Jucatùre di Ilaria Santocchio (SaltinAria, 2 gennaio)
Il discorso del re. Una riflessione sulla forza del linguaggio che trasforma la realtà e salva dall’abisso del nazismo la civilissima Inghilterra di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 3 gennaio)
Materiali per Medea. Carmelo Rifici alla prova di Heiner Müller, con l’interpretazione di Mariangela Granelli di Renzo Francabandera (Paneacqua, 3 gennaio)
Roméo et Juliette alla Scala di Marianna Peluso (Domenica – ilSole24Ore.com, 4 gennaio)
Le Troiane di Giancarlo Cauteruccio, dalla Grecia di ieri alle violenze di oggi in Rwanda e Cecenia di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 4 gennaio)
Guerrin Meschino
di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 gennaio)
Virgilio Sieni, Aristotele e l’anima di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 5 gennaio)
Comicità in palcoscenico di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 6 gennaio)
Totò e Vicè. Nell’intimità scenica di Vetrano e Randisi di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 6 gennaio)
No Escape – Dino Buzzati torna dall’America di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 6 gennaio)

INTERVISTE

Intervista a Elik Melikov, Direttore Artistico del Balletto di Mosca “La Classique” di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 21 dicembre)
In tutti i pensieri del mondo. Intervista a Vasco Mirandola su “Una testa piena di Farfalle” di Marianna Sassano (NonSoloCinema, 21 dicembre)
Il marchingegno performativo di age. Intervista a Francesca Pennini di Collettivo Cinetico di Ida Alessandra Vinella (Artribune, 27 dicembre)
Podcast, i versi di Strauss Kahn di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 29 dicembre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI

Premio Dante Cappelletti 2012 – Per tornare ad essere giardino di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 17 dicembre)
Teatro di guerra Cartoline dal Kosovo (seconda parte). Il debutto a Pristina di Qualcuno volò sul teatro del Kosovo, la controversa pièce sull’indipendenza di Jeton Neziraj
di Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 19 dicembre)
La Balena. Nove mesi di bene comune sotto sgombero di Francesco Bove (Krapp’s Last Post, 19 dicembre)
Isole Comprese Teatro: spazio per esaltare le diversità di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 20 dicembre)
Per un teatro politico? di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 20 dicembre)
Lettera aperta all’Associazione Ubu per Franco Quadri di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 20 dicembre)
Dancing Days. Cristina Rizzo / Speciale danza. Della piattaforma e altro a cura di Altre Velocità (Altre Velocità, 21 dicembre)
Il seminario di Massini su Oblomov al Florida di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 21 dicembre)
I primi passi del percorso di critica teatrale nelle scuole superiori di Redazione (Stratagemmi, 21 dicembre)
Disporre un arsenale contro il linguaggio. Intorno a All! di Kinkaleri di Lucia Amara (Artribune, 23 dicembre)
Scrivere e pubblicare per il teatro: l’esperienza di Aquilino di Redazione (Stratagemmi, 28 dicembre)
Focus Sicilia – Se gli Stabili scoprono il “teatro di ricerca” di Filippa Ilardo (Teatro e Critica, 28 dicembre)
Occasioni di crescita. Conversazione con Roberto Casarotto / Speciale danza. Della piattaforma e altro a cura di Altre Velocità (Altre Velocità, 29 dicembre)
Sparlando dei Premi Ubu 2012 – Il podcast di Mario Bianchi & Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 29 dicembre)
Theatre You Lost. Dalla perdita ci sarà un inizio? Riflessioni per un nuovo anno di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 3 gennaio)
Vent’anni fa moriva Nuryeyev di Gina Guandalini (Paneacqua, 3 gennaio)
Il teatro contemporaneo sceglie la tragedia? di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 4 gennaio)
La riforma dei teatri lirici di Giuseppe Pennisi (Artribune, 5 gennaio)
Fenomenologia della donna nuda di Claudio Facchinelli (Persinsala, 5 gennaio)

FESTIVAL E RASSEGNE

Perdutamente
3 – 21 dicembre, Teatro India – Roma
Perdutamente 6 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 17 dicembre)
Chi si è perso veramente con “Perdutamente”? di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 18 dicembre)
Perdutamente 7 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 21 dicembre)
Perdutamente di Alfredo Agostini (Persinsala, 21 dicembre)
Perdutamente. Dall’India variazioni e distrazioni sul tema della perdita di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 22 dicembre)
Tra Melville e John Cheever, noi, zombi di massa definitivamente perduti di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 27 dicembre)

InContemporanea Parma Festival / OvulO – Natura Déi Teatri
1 – 9 dicembre, Lenz Teatro – Parma
Barbara Kukovec, un riflettore su una presenza per un’assenza di Andrea Alfieri (Krapp’s Last Post, 17 dicembre)
Lenz Rifrazioni a Parma con l’Eneide del nostro tempo, tra Pasolini e Brigate Rosse
 di Giuseppe Distefano (Domenica – ilSole24Ore.com, 21 dicembre)
Aeneas in Italia. Intervista a Lenz Rifrazioni di Giuseppe Distefano (Artribune, 31 dicembre)

… altre dai festival

Exit – Emergenze per identità teatrali di Alfredo Agostini (Persinsala, 21 dicembre)
PalCo – Palcoscenici Contemporanei di Renzo Francabandera (Paneacqua, 3 gennaio)

 

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Rassegna stampa 10 – 16 dicembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STAGIONI TEATRALI 2012/2013

Su John Gabriel Borkman traduzione di Claudio Magris, regia di Piero Maccarinelli (Teatro Toniolo, Mestre 7 – 9 dicembre)
“John Gabriel Borkman”. Ibsen nostro contemporaneo di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 10 dicembre)
La violenza ctonia di Ibsen
di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 14 dicembre)

Su Un ispettore in casa Birling regia di Giancarlo Sepe (Teatro Diana, Napoli 5 – 16 dicembre)
“Un ispettore in casa Birling”. La Casa del “Delitto” di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 11 dicembre)
Quell’ispettore è la voce della coscienza
di Enrico Fiore (Controscena, 12 dicembre)
Al Teatro Diana “Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley con la regia di Giancarlo Sepe
di Mario Migliaccio (Teatrocult, 16 dicembre)

Su Le Cirque Invisible di Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin (Teatro Duse, Bologna 7 – 8 dicembre; Teatro Comunale Giuseppe Verdi, Pordenone 1 – 4 dicembre)
“Le Cirque Invisible” di Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thierrée ha incantato Bologna di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 11 dicembre)
Incanto e leggerezza del Cirque Invisible
di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 12 dicembre)

Su Arlecchino servitore di due padroni regia di Giorgio Strehler (Teatro Argentina, Roma 4 – 16 dicembre)
Arlecchino servitore di due padroni di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 10 dicembre)
Il segreto di Arlecchino di Laura Novelli (Paneacqua, 11 novembre)
Il teatro nel teatro di Giorgio Strehler di Bruna Monaco (Paneacqua, 13 novembre)

Su Alice Underground regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (Teatro Elfo Puccini, Milano 3 – 31 dicembre)
Alice Underground di Luca Ligato (Persinsala, 10 dicembre)
Cartoon e teatro la sorprendente Alice Underground dell’Elfo di Paolo Bignamini (Domenica – ilSole24Ore.com, 11 dicembre)
Alice Underground di Andrea Dispenza (SaltinAria, 12 dicembre)

Su Fratto_X di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (Teatro Vascello, Roma 4 dicembre – 6 gennaio)
Rezza/Mastrella: comici attentati all’ordine del mondo di Andrea Pocosgnich (Doppiozero, 12 dicembre)
Fratto_X di Silvia Ianniello (Persinsala, 12 dicembre)

Su Mythos di Elena Bucci e Marco Sgrosso (CTB Teatro Stabile di Brescia, 4 – 23 dicembre)
Mythos di Martina Treu (Stratagemmi, 12 dicembre)
Mythos: le radici della civiltà nella potenza del teatro greco di Felice Carlo Ferrara (Krapp’s Last Post, 14 dicembre)

… altri spettacoli

“La Traviata” dell’ottimo regista, non solo cinematografico, Ferzan Ozpetek di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 10 dicembre)
Pinocchio di Babilonia Teatri. Verso un nuovo umanesimo di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 10 dicembre)
Altri sguardi su Cechov. Il lavoro corale di Roberto Rustioni di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 10 dicembre)
Praticelli in fiore di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 11 dicembre)
Ascanio Celestini cammina in fila indiana. Contro il razzismo di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 11 dicembre)
Infinita-mente in infinito corpo per Familie Flöz di Paola Teresa Grassi (Krapp’s Last Post, 11 dicembre)
La lingua contesa del Friuli di Andrea Ciommiento (Paneacqua, 11 dicembre)
Amleto² (Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche). Sul trono siede e convince Filippo Timi di Vincenza Di Vita (Rumor(s)cena, 11 dicembre)
456 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 12 dicembre)
Maldamore
di Valeria Merola (Dramma)
La morte si sconta vivendo: dentro l’Ilva di Taranto L’eremita contemporaneo degli Instabili Vaganti
di Giada Russo (Ateatro, 13 dicembre)
Se l’attore e regista prevale sul filosofo di Enrico Fiore (Controscena, 13 dicembre)
Tiezzi e Lombardi maestri di teatro di Laura Novelli (Paneacqua, 13 novembre)
Le strade possibili per affrontare un classico di Claudio Facchinelli (Persinsala, 13 dicembre)
Vecchia a chi? E se lo dice Antonella Questa “Vecchia sarai tu!” non c’è altro da fare che ridere di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 13 dicembre)
“Il nipote di Rameau” di Dennis Diderot – regia di Silvio Orlando di Antonio Tedesco (Teatrocult, 13 dicembre)
Coinvolgimenti sociali: Mind Bombing di In_Ocula
di Alex Giuzio (Altre Velocità, 14 dicembre)
Il regista in scena di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 14 dicembre)
Viaggio dantesco nel mare di Greenaway di Enrico Fiore (Controscena, 14 dicembre)
Riccardo Goretti si fa in tre: è la nonna, il padre e la madre di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 14 dicembre)
Video, mimetica e tragedia per le Troiane di Marco Bernardi di Paolo Bignamini (Domenica – ilSole24Ore.com, 14 dicembre)
Imitationofdeath ovvero la rincorsa disperata di un senso da dare alla propria vita
di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 14 dicembre)
A proposito di Wordstar(s): due grandi attori per attraversare il 900 di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 15 dicembre)
Lo Stupro di Lucrezia di Nicoletta Fabio (Persinsala, 15 dicembre)
Sul nodo drammatico di Lohengrin alla Scala
di Giuseppe Pennisi (Artribune, 16 dicembre)
La cantatrice calva
di Simona Maria Frigerio e Luciano Ugge (Persinsala, 16 dicembre)
Giorni scontati
di Andrea Cova (SaltinAria, 16 dicembre)
Maternity blues: il dolore dalla porta di servizio di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 16 dicembre)

INTERVISTE

L’autunno sardo (e performativo) di Signal e Spazio Danza di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 12 dicembre)
Ex Lavanderia, Torino. Un luogo per le arti, la danza, al servizio dell’area torinese e non solo. Ne parliamo con Matteo Levaggi di Renzo Francabandera (Paneacqua, 12 novembre)
Il Vangelo secondo Odemà. Una conversazione con Enrico Ballardini, Giulia D’Imperio, Davide Gorla di Mariacristina Bertacca (Ateatro, 13 dicembre)
Intervista a Marco Tullio Giordana di Nicola Arrigoni (Sipario, 13 dicembre)
“Abbiamo divorato il teatro, ora lo vomitiamo. A modo nostro”. Intervista a Industria Indipendente di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 15 dicembre)
Intervista ad Alessandro Sciarroni. Attore e regista, sta avviando un nuovo progetto sull’arte della Giocoleria di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 15 dicembre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI

Andare a teatro è pericoloso. Francesca Pennini / Speciale danza. Della piattaforma e altro di Altre Velocità (Altre Velocità, 10 dicembre)
Ecco i bandi banditi: chi la occupa questa Casa dei Teatri? di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 10 dicembre)
35esimi Premi Ubu: il trionfo della Calamaro e Latella di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 10 dicembre)
E loro, quegli attori di una volta, dove sono? di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 10 dicembre)
Gli Ubu premiano il teatro italiano e portano un riconoscimento speciale al lavoro di Laminarie al Pilastro di Bologna di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 11 dicembre)
Saverio La Ruina migliore attore: premio Ubu per «Italianesi» di Paola Abenavoli (Cultural life, 11 dicembre)
“Il Novecento è il secolo nostro”: Paolo Poli e Lele Luzzati in un libro di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 12 dicembre)
In ricordo di Vittoria Ottolenghi di Silvia Poletti (Myword, 12 dicembre)
Un secolo di utopie in teatro di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 12 novembre)
Reggio Emilia, l’addio di Daniele Abbado e ora arriva Gabriele Vacis di Anna Bandettini (Post teatro, 15 dicembre)
Editoria e Teatro: dalla scena al libro di Redazione (Stratagemmi, 16 dicembre)

FESTIVAL E RASSEGNE

Perdutamente
3 – 21 dicembre, Teatro India – Roma
Perdutamente 4 di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 13 dicembre)
Rimanere o andarsene per sempre? Perdutamente Deflorian e Tagliarini di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 14 dicembre)
Non qui non ora di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 14 dicembre)
Perdutamente 5 di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 15 dicembre)

InContemporanea Parma Festival
→ OvulO – Natura Dèi Teatri (1 – 9 dicembre, Lenz Teatro)
Enea in Italia e Minore della premio Ubu Federica Santoro a Parma di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 12 dicembre)
Da “Aeneis in Italia” di Lenz Rifrazioni al metal di Lazyblood: Natura Dèi Teatri si tinge di rosso e di nero di Rossella Menna (Rumor(s)cena, 16 dicembre)

→ Festival Zona Franca (23 novembre – 8 dicembre, Teatro al Parco)
La poetica bambina dei fiammiferi di Chiara Guidi di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 13 dicembre)

… altre dai festival

Quattro vite possibili per Oscar De Summa: Chiusigliocchi debutta  a Castrovillari di Maddalena Peluso (Il Tamburo di Kattrin, 10 dicembre)
A Digitalife 3, lo spirito critico: il fantasma del Natale futuro di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 11 dicembre)
TU_TWO – Due alla fine del mondo di Anna Mazzoni (Persinsala, 12 dicembre)
100 anni nel passato giapponese di Francesca Sacco (Paneacqua, 15 novembre)

 

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Rassegna stampa 3 – 9 dicembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTIVAL e RASSEGNE

InContemporanea Parma Festival
→ Festival Zona Franca
23 novembre – 8 dicembre, Teatro al Parco – Parma
Dove torna chi torna dal coma? Il nuovo Pinocchio di Babilonia Teatri di Andrea Alfieri (Krapp’s Last Post, 3 dicembre)
La Cenerentola di Campanale. Per madri e figlie di ieri e di oggi di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 4 dicembre)

→ Teatro Festival 2012
14 novembre – 7 dicembre, Fondazione Teatro Due – Parma
Una serata di teatro-danza al festival del Teatro Due di Parma di Roberta Ferraresi (Il Tamburo di Kattrin, 6 dicembre)

→ OvulO 2012 – Natura Dèi Teatri
1 – 9 dicembre, Lenz Teatro – Parma
Natura Dèi Teatri. Intervista a Maria Federica Maestri di Renzo Francabandera (Paneacqua, 5 dicembre)
Dentro l’ovulo di Lenz. Natura Dèi teatri 2012 di Giada Russo (Ateatro, 6 dicembre)
Le simbiosi elettive. Antonia Baehr di Jennifer Malvezzi (Altre Velocità, 7 dicembre)

Perdutamente
3 – 21 dicembre, Teatro India – Roma
Perdutamente n°1 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 4 dicembre)
Perdutamente. Cartoline dal Teatro India di Pocosgnich/Nebbia/Lo Gatto/AA.VV. (Teatro e Critica, 4 dicembre)
Perdutamente n°2 di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 dicembre)
Perdutamente – 3 dicembre di Sara Benvenuto (SaltinAria, 5 dicembre)
Corpo a corpo. Il pugile e clown (scritto al buio e per il buio) di Attilio Scarpellini (Teatro e Critica, 5 dicembre)
Perdutamente n°3 di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 7 dicembre)

Exit – Emergenze per identità teatrali
26 novembre – 9 dicembre, Teatro dell’Orologio – Roma
Così vicino… tra terra e cielo di Alfredo Agostini (Persinsala, 4 dicembre)
Rivolta femminile di Silvia Ianniello (Persinsala, 4 dicembre)

… altre dai festival

Ripensando Beckett di Stefano Castelli (Artribune, 3 dicembre)
Claudia Caldarano e Daniele Ninarello: fra dialoghi in divenire e poetica dello spazio di Simona Cappellini (Krapp’s Last Post, 3 dicembre)
Deviazioni di danza 3 di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 6 dicembre)
La fioritura tardiva di Primavera dei Teatri sboccia in autunno per merito di Scena Verticale a Castrovillari di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 6 dicembre)
Arrabal e Piccola Compagnia della Magnolia attraverso un secolo d’avanguardia di Silvia Limone (Krapp’s Last Post, 7 dicembre)
In 17 per il mito di Oreste di Davide Cornacchione (Myword, 7 dicembre)

STAGIONI TEATRALI 2012/2013

Su Sono soltanto animali di Luciano Colavero e Federico Olivetti (Teatro delle Passioni, Modena 20 novembre – 9 dicembre)
“Sono soltanto animali”. Non siamo soltanto spettatori di Lorenzo Galletti (Drammaturgia, 4 dicembre)
Sono soltanto animali. La Shoah di Colavero e Olivetti di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 5 dicembre)

Su Alice Underground regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (Teatro Elfo Puccini, Milano 3 – 31 dicembre)
Alice Underground di Angela Villa (Dramma)
Alice Underground e gli attori animati di Renato Palazzi (Myword, 6 dicembre)
Alice, un sogno vissuto a occhi aperti di Serena Lietti (Sipario, 7 dicembre)

Su Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi; direttore Riccardo Muti, regia di Adrian Noble (Teatro dell’Opera di Roma, 27 novembre – 11 dicembre)
Tra le braccia del mare di Paolo Patrizi (Drammaturgia, 5 dicembre)
Aria di Oscar dietro le quinte del Teatro dell’Opera di Roma di Redazione (Chiediteatro, 6 dicembre)
Eccelsi bicentenari nel duello delle prime di Carla Moreni (Domenica – ilSole24Ore.com, 9 dicembre)

Su Tre atti unici da Anton Cechov regia di Roberto Rustioni (Teatro i, Milano 29 novembre – 10 dicembre)
Cechov ridotto all’osso di Renato Palazzi (Domenica – ilSole24Ore.com, 9 dicembre)
Tre atti unici da Anton Cechov di Maria Grazia Gregori (Myword, 9 dicembre)

Su Interno 3 regia di Francesco Saponaro (Teatro Vascello, Roma 23 novembre – 2 dicembre)
Le donne della Braschi innamorate di King Kong e Van Eyck di Laura Novelli (Paneacqua, 4 dicembre)
Chiude Le Vie de Festival – Tre interni in un Interno 3. Separati. di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 5 dicembre)

Su Arlecchino servitore di due padroni regia di Giorgio Strehler (Teatro Argentina, Roma 4 – 16 dicembre)
Arlecchino servitore di due padroni di Enrico Bernard (SaltinAria, 5 dicembre)
Arlecchino servitore di due padroni: la sottrazione dell’anima al tempo di Marianna Masselli (Teatro e Critica, 7 dicembre)

Su Fratto_X di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (Teatro Vascello, Roma 4 dicembre – 6 gennaio)
Fratto_X di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 5 dicembre)
Fratto_X di Antonio Rezza – Dell’uomo semplificato di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 8 dicembre)

… altri spettacoli

La Cena del Nulla di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 3 dicembre)
L’insolita lezione del professor O.T. di Emanuela Ferrauto (Dramma)
Discorsi alla nazione di Daniele Rizzo e Simona Maria Frigerio (Persinsala, 3 dicembre)
La grande magia di Francesca Gambarini (Stratagemmi, 3 dicembre)
Lehman Trilogy, l’epopea sussurrata di Stefano Massini di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 3 dicembre)
“Dall’altra parte della terra”. Le Indie di laggiù di Giovanni Fornero (Drammaturgia, 4 dicembre)
“Trovarsi”. Diverbio insanabile fra l’arte e la vita di Gianni Poli (Drammaturgia, 4 dicembre)
Gioele Dix nascosto fra essere e non essere di Maria Grazia Gregori (Myword, 4 dicembre)
“La fabbrica dei preti” di Giuliana Musso di Leonardo Ebner (NonSoloCinema, 4 dicembre)
Bis di Maddalena Giovannelli e Chiara Trifiletti (Stratagemmi, 4 dicembre)
Maternity Blues (from Medea)
di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 dicembre)
Ritorna La classe morta di Tadeusz Kantor con gli attori di Arte e Salute e la regia di Nanni Garella di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 5 dicembre)
WWWW_TESTAMENTO.EACAPO. Nelle stanze fredde della chat si fanno anche ottimi incontri di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 5 dicembre)
Padroni delle nostre vite di Paolo Randazzo (Dramma)
Garden: Nut e il teatro coreografico di Francesca Audisio (Krapp’s Last Post, 5 dicembre)
Anna Cappelli, vita precaria di Maria Grazia Gregori (Myword, 5 dicembre)
Come tu mi vuoi di Alessio Neroni (Persinsala, 5 dicembre)
Al Teatro Grassi una magnifico “Giardino dei ciliegi” di Adele Labbate (Recensito, 5 dicembre)
Andate via. Andate via tutti. Me lo avete ucciso voi! Pantani di Marco Martinelli per il Teatro delle Albe
di Fernando Marchiori (Ateatro, 6 dicembre)
Macbeth nella selva dei mai nati di Enrico Fiore (Controscena, 6 dicembre)
Journal d’un Corps. Cronaca di un corpo secondo Pennac di Valeria Nicoletti (Krapp’s Last Post, 6 dicembre)
Giovanna al rogo di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 7 dicembre)
Ribellioni possibili di Cristina Cecchi (Stratagemmi, 7 dicembre)
Leopardi fra dee-jay e X Factor di Enrico Fiore (Controscena, 8 dicembre)
Il clandestino di Paolo Randazzo (Dramma)
Zarathustra danza la storia del carcere minorile del Pratello nell’ultimo spettacolo di Paolo Billi di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 9 dicembre)
La scimmia molto umana di Areté Ensemble
di Franco Cappuccio (Krapp’s Last Post, 9 dicembre)
Il giorno del signore di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 9 dicembre)
Frankenstein Junior di Andrea Cova (SaltinAria, 9 dicembre)
Tre generazioni a teatro: il pascolo della Valle dei Ragazzi di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 9 dicembre)

INTERVISTE

Fosca: MIRA. Amazed playing people, audiontervista di Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 5 dicembre)
Radio Zolfo #rvia: Il gesto infinito fra arte e sport di Lorenzo Donati e Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, 6 dicembre)
La testimonianza di una concorrente al Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia Internazionale. Dubbi e interrogativi sull’esito di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 6 dicembre)
La complessità dell’essere umano: incontro con il Teatro delle Moire di Elena Conti (Il Tamburo di Kattrin, 6 dicembre)
Donatella Diamanti. Ritratti d’autore di Simona Maria Frigerio (Persinsala, 8 dicembre)
La verità dei corpi. Conversazione con Silvia Costa di Michele Pascarella (Artribune, 9 dicembre)
Tutto esaurito! Un bilancio con Laura Palmieri dell’esperimento che Radio 3 ha dedicato al teatro alla radio di Renzo Francabandera (Paneacqua, 9 dicembre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI

Sogni, orizzonti e pupazzi. Premio Scenario Infanzia 2012: vincitore e finalisti di Giada Russo (Ateatro, 3 dicembre)
Torna a casa il Lab Nove. Un nuovo spazio ed una monografia di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 6 dicembre)
La regia, i sofisti, la città di Massimo Marino (Doppiozero, 6 dicembre)
L’autore non abita + qui? di Valentina Gamma (Dramma)
Danza, una Piattaforma ancora instabile di Silvia Poletti (Myword, 6 dicembre)
Luci e Ombre di N.I.D. Platform di Giovanni Perypezye (Studio28.tv, 6 dicembre)
Dalla nona conferenza di Women Playwright International: il teatro declinato al femminile. 1/3 di Valentina Rapetti (Teatro e Critica, 6 dicembre)
Dalla nona conferenza di Women Playwright International: il teatro declinato al femminile. 2/3 di Valentina Rapetti (Teatro e Critica, 6 dicembre)
Dalla nona conferenza di Women Playwright International: il teatro declinato al femminile. 3/3 di Valentina Rapetti (Teatro e Critica, 6 dicembre)
NID. La piattaforma e gli stati generali della danza, all’italiana
di Lorenzo Donati (Altre Velocità, 7 dicembre)
Parlare su “Il declino della regia” di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 8 dicembre)

 

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Exister_12 Revolution

Exister_12 Revolution
14 – 16 dicembre 2012

Venerdì 14 dicembre
FABBRICA DEL VAPORE
ore 19.00
MOSTRA video dance moving virtual bodies
INCONTRO su Nigel Charnock
condotto da Maria Luisa Buzzi

ore 20.30 PERFORMANCE
Compagnia Lubbert Das
Beech, against intolerance(?)

Nicola Galli
O | proiezione dell’architettura ossea – Selezione AnticorpiXL

Sabato 15 dicembre
DANCEHAUS
ore 11.00
INCONTRO su centri coreografici e residenze

ore 16.00 e 17.00
PERFORMANCE
Compagnia TPO
Kindur – spettacolo per bambini dai 5 anni in su

ore 21.00 PERFORMANCE
Annalì Rainoldi
Diataraxia Noctuidae – Selezione AnticorpiXL

Helen Cerina
Du liebst mich zu viel – Selezione AnticorpiXL / Vetrina Matilde a Exister

Jan Martens
A small guide on how to treat your lifetime companion

Domenica 16 dicembre
DANCEHAUS
ore 20.30 PERFORMANCE
Francesca Gironi e Pamela Stortoni
The girl is missing – I don’t know who I am – Selezione AnticorpiXL / Vetrina Matilde a Exister

ore 21.00 PERFORMANCE
Compagnia Lubbert Das
1 1

7-8 chili
Replay – Selezione AnticorpiXL / Vetrina Matilde a Exister

Alessandro Sciarroni
Joseph – Selezione AnticorpiXL / Vetrina Matilde a Exister

 

INFORMAZIONI e PRENOTAZIONI
www.exister.it
prenotazioni@exister.it
telefono +39 334 9985224

LUOGHI
Fabbrica del Vapore
via Procaccini 4, 20154 Milano
Ingresso – gratuito

DanceHaus
via Tertulliano 70, 20137 Milano
Ingresso – intero – 15 euro
(scuole danza, over 60 – under 26) – ridotto 10 euro

Tropeafestival leggere&scrivere: dibattiti, spettacoli e laboratori

PRIMA EDIZIONE DEL TROPEAFESTIVAL LEGGERE&SCRIVERE (11-16 DICEMBRE)

Presentata presso la splendida sede del Sistema Bibliotecario Vibonese la prima edizione del TropeaFestival Leggere&Scrivere, in programma a Tropea dall’11 al 16 dicembre in una ricca sequenza di eventi fra incontri, dibattiti, focus, approfondimenti, itinerari e molto altro, abbinate a scrittori di fama, intellettuali, performers ed artisti di ogni genere. Fra gli ospiti citati in conferenza spiccano i nomi di Lidia Ravera, Mario Tozzi, Bice e Carla Biagi, Carmine Abate, Gian Arturo Ferrari e altri ancora. Tutte intelligenze chiamate a un confronto fra lettura e scrittura nell’epoca dei nativi digitali, per un percorso che non è quello di un tradizionale festival di letteratura. Da Tropea, incontaminata meta del turismo nazionale e primatista assoluta in merito di presenze straniere, gli appuntamenti del suo fitto cartellone andranno a toccare anche alcuni siti fondamentali del suo circondario ricco di storia e consapevolezze con gli Itinerari Culturali Vibonesi che, partendo proprio dal suo capoluogo, attraverso un suggestivo audio-viaggio, riallacceranno i fili della memoria allargandone la prospettiva a Serra San Bruno e Soriano, tramite le pagine più pregiate della letteratura di reportage nel ricordo di grandi scrittori passati per la Calabria e inevitabilmente toccati dal suo fascino.

Sabato 15 e domenica 16 il festival ospiterà le serate conclusive della sesta edizione del Premio Letterario Tropea, che è il primo riconoscimento nazionale ad aver adottato il formato e-book per veicolare presso la sua giuria tecnica (presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti) e popolare, la terna dei finalisti dalla quale uscirà il vincitore assoluto.
Particolarmente stimolante il programma della rassegna che prevede una full immersion di letteratura, riflessioni e spettacolo. Il TropeaFestival ha inoltre dedicato una qualificata sezione ai bambini e ragazzi, i quali saranno piacevolmente coinvolti in letture animate e matinée teatrali. Da segnalare inoltre un laboratorio di scrittura collettiva, con la collaborazione dell’innovativo sito www.20lin.es, che riguarderà i ragazzi dell’Istituto d’Istruzione superiore comprensivo di Tropea .Un progetto appassionante e aperto ad ogni stimolo creativo, che svela un’immagine quasi ideale della Calabria, con un team di esperienza integrato da giovani entusiasti e desiderosi di scambiarsi opinioni e condividere spazi, per stimolare le proprie conoscenze, accrescendo nel contempo la capacità di interpretare la realtà contemporanea attraverso le forme tradizionali della lettura e scrittura, quasi obbligatoriamente aggiornate alle necessità dei tempi moderni. Una proiezione ideale di quanto seminato nel suo giovane ma già significativo tempo dal Premio Letterario Tropea, che con umiltà ma altrettanta determinazione ha visto riconoscere gli scopi e le finalità ben oltre i suoi confini regionali, e che quest’anno allinea nella rosa dei finalisti le affilate penne di Benedetta Cibrario, Mimmo Gangemi e Alessio Torino.

Il TropeaFestival Leggere&Scrivere è finanziato dalla Regione Calabria, Assessorato alla Cultura, nell’ambito del bando “Calabria Terra di Festival”

POR CALABRIA FESR 2007/2013 (CCI N° 2007 IT 161 PO 008) Decisione della Commissione Europea C (2007) 6322 del 7 dicembre 2007 ASSE V – RISORSE NATURALI, CULTURALI E TURISMO SOSTENIBILE.

Scarica qui il programma completo dell’evento dall’11-16 dicembre: www.tropeafestival.it

 

 

 

Rassegna stampa 26 novembre – 2 dicembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTIVAL

Incontemporanea Parma Festival
14 novembre – 9 dicembre, Parma
32 rue Vandenbranden di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 26 novembre)
Teatro Festival Parma 2012
di Damiano Pignedoli (Dramma)

Romaeuropa Festival 2012
26 settembre – 25 novembre, Roma
Abbaiare all’esistenza. Mundruczó incontra Coetzee di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 26 novembre)
Disgrace. I fiori del male di Coetzee e Mundruczó di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 28 novembre)
The Dead di Città di Ebla. Il tempo presente del passato di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 29 novembre)
The Dead. Città di Ebla fra passato anteriore e futuro remoto di Salvatore Insana (Krapp’s Last Post, 30 novembre)
“Refuse the hour” di William Kentridge: rifiutare il tempo per rifiutare il colonialismo culturale di Rossella Menna (Rumor(s)cena, 30 novembre)

… altre dai festival

Clinica Mammut alla ricerca di un Tempo, intimo ma anche esteriore di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 27 novembre)
Occupato e illegale, l’Angelo Mai omaggia Pasolini con un mese di Petrolio di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 27 novembre)
Clôture de l’amour (Pascal Rambert) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 27 novembre)
Vergini ieri, impotenti oggi: Il sacro della primavera di Balletto Civile
di Giulia Taddeo (Krapp’s Last Post, 29 novembre)
Danio Manfredini abbraccia Il principe Amleto di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 2 dicembre)

 

STAGIONI TEATRALI 2012/2013

Su Pantani di Teatro delle Albe (Teatro Rasi, Ravenna 16 novembre – 2 dicembre)
Martinelli su Pantani: ecco come in Italia si costruisce la macchina del fango di Katia Ippaso (Le storie di Katia, 28 novembre)
Il sogno atroce di Pantani di Renato Palazzi (Domenica – ilsole24ore.com, 2 dicembre)
Pantani di Maria Dolores Pesce (Dramma)

Su Finale di partita diretto e interpretato da Teatrino Giullare (Teatrino Zero, Spinea 17 novembre)
“Finale di partita” di Teatrino Giullare di Marianna Sassano (NonSoloCinema, 26 novembre)
Finale di partita. Alle origini di Teatrino Giullare
di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 28 novembre)

Su Interno 3 regia di Francesco Saponaro (Teatro Vascello, Roma 23 novembre – 2 dicembre)
Interno 3
di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 27 novembre)
Interno 3 di Silvia Ianniello (Persinsala, 28 novembre)

Su Eva contro Eva regia di Maurizio Panici (Teatro Manzoni, Roma 27 novembre – 23 dicembre)
Eva contro Eva di Alessio Neroni (Persinsala, 28 novembre)
“Eva contro Eva” a teatro: firma Maurizio Panici di Andrea Ozza (Recensito, 1 dicembre)

Su The Country regia di Roberto Andò (Teatro Eliseo, Roma 27 novembre – 16 dicembre)
The Country di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 28 novembre)
The Country di Andrea Cova (SaltinAria, 29 novembre)
The Country: l’inquietante pièce di Crimp con la regia di Andò di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 30 novembre)

Su Hilda regia di Renzo Martinelli (Teatro i, Milano 7 – 26 novembre)
Hilda. Meravigliosa Federica Fracassi giustamente premiata con l’Ubu di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 27 novembre)
Hilda di Corrado Rovida (Stratagemmi, 27 novembre)

… altri spettacoli

Lei dunque capirà. Claudio Magris riscrive il mito classico di Teresa Vio (NonSoloCinema, 26 novembre)
Le città di plastica di Andrea Cova (SaltinAria, 26 novembre)
L’ambiguo rapporto fra Stalin e Bulgakov di Enrico Fiore (Controscena, 27 novembre)
L’alba del Terzo Millennio di Maurizio Giordano (Dramma)
Gioele Dix si confessa: «Nascosto dove c’è più luce» al teatro Parenti di Milano di Francesca Motta (Domenica – ilsole24ore.com, 27 novembre)
La vecchiaia in chiave comica secondo Antonella Questa di Laura Timpanaro (Krapp’s Last Post, 27 novembre)
Il padre. Il testo di Strindberg proposto dal giovane regista Alberto Oliva al Teatro Out Off di Milano di Renzo Francabandera (Paneacqua, 27 novembre)
Il destino di Anna Cappelli nelle mani di una grande Maria Paiato di Francesca Motta (Domenica – ilsole24ore.com, 28 novembre)
La grande magia di Eduardo continua con Luca di Renato Palazzi (Myword, 28 novembre)
Buon Otello in Fenice per l’apertura dell’anno verdiano di Diego Mantoan (NonSoloCinema, 28 novembre)
“Reality”: la realtà smascherata per mezzo della finzione di Rossella Menna (Rumor(s)cena, 28 novembre)
“Favole di Oscar Wilde (Per cominciare a leggerle)”, di Giancarlo Sepe. Il fluire del Sogno di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 29 novembre)
Un magistrale Umberto Orsini, Grande Inquisitore nella Ted conference di Giuseppe Distefano (Domenica – ilsole24ore.com, 29 novembre)
Giorni scontati di vite intrappolate dietro le sbarre di Celestina Dominelli (Domenica – ilsole24ore.com, 29 novembre)
Gelaberti/Azzopardi: da non perdere. Uno spettacolo che ha segnato la storia della danza negli anni Ottanta di Renzo Francabandera (Paneacqua, 29 novembre)
La dialettica immaginifica di Orrico di Emilio Nigro (Il Tamburo di Kattrin, 29 novembre)
Il trionfo della musica nel Tristan und Isolde di Diego Mantoan (NonSoloCinema, 30 novembre)
Just another normal day di Cristina Gattamorta (Persinsala, 30 novembre)
Alma
di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 1 dicembre)
“Grease” e rock’n’roll stagionati di Enrico Fiore (Controscena, 1 dicembre)
Paravidino, la vita e la morte fra parentesi di Enrico Fiore (Controscena, 1 dicembre)
Cronache da un quotidiano sconquasso. Lo struggente Binomio Passione e Sentimento di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 1 dicembre)
Per non morire di mafia, o andare a Teatro per vedere un documentario di Stefano Duranti Poccetti (Corriere dello Spettacolo, 1 dicembre)
Li romani in Russia di Maurizio Giordano (Dramma)
Ribellioni possibili di Angela Villa (Dramma)
La magia “invisibile” del nouveau cirque di Thierrée e Victoria Chaplin
di Giambattista Marchetto (ImmaginInscena, 1 dicembre)
Un grande attore a Elsinore di Elena Scolari (Paneacqua, 1 dicembre)
L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro di Simona Maria Frigerio (Persinsala, 1 dicembre)
Bis di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 1 dicembre)
La semantica ipertrofica fa appassire un Macbeth pulp di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 2 dicembre)
Il Sacro della Primavera di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 2 dicembre)
Sei donne nella Shoah: il Teatro dell’Argine mette in scena i diari di Pieve Santo Stefano di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 2 dicembre)
Il treno del sole di Maurizio Giordano (Dramma)
Le No man’s land di Iris Erez di Simona Cappellini (Krapp’s Last Post, 2 dicembre)
Tre Atti Unici da Anton Cechov di Nicoletta Fabio (Persinsala, 2 dicembre)

INTERVISTE

Gino Auriuso. Intervista di Daria Bellucco e Simona Ventura (Persinsala, 27 novembre)
Sovrumani Silenzi. Seconda traccia di un progetto di pensiero di Bruno Bianchini (Krapp’s Last Post, 30 novembre)
Caterina Mannello: talento calabrese tra cinema, teatro e tv di Paola Abenavoli (Cultural Life, 2 dicembre)
Podcast: Didattica&Teatro. Ne parla Salveti direttore della “Silvio D’Amico” di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 2 dicembre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI

Premio Scenario Infanzia 2012. Bei progetti, ma manca la prima infanzia di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 26 novembre)
Atlante XXIV – Il pranzo della domenica di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 26 novembre)
Patrick Woodroffe: “I love the romance of theatre” di Redazione (Chiediteatro, 27 novembre)
Passaggio a Nord Est di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 28 novembre)
Next, il meglio del teatro lombardo per la prossima stagione di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 28 novembre)
Qualche considerazione sul teatro veneziano di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 28 novembre)
NID Platform: considerazioni a latere sullo stato della danza italiana di Giulia Taddeo (Krapp’s Last Post, 29 novembre)
Il dibattito e la cultura di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 29 novembre)

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Teatro e danza al Comunale di Vicenza

21 Novembre 2012 ore 20:45
Una notte in Tunisia
di Vitaliano Trevisan
con Alessandro Haber

27  e 28 novembre 2012 ore 20:45
Un tram che si chiama desiderio
di Tennesse Williams
regia Antonio Latella
con Laura Marinoni, Vinicio Marchioni, Elisabetta Valgoi, Giuseppe Lanino, Annibale Pavone, Rosario Tedesco

1 Dicembre 2012 ore 20:45
Oscura immensità
tratto dal romanzo “L’Oscura immensità della morte” di Massimo Carlotto
con Giulio Scarpati, Claudio Casadio
regia di Alessandro Gassman

12 Gennaio 2013 ore 20:45
Occidente solitario
di Martin McDonagh
traduzione di Luca Scarlini
con Claudio Santamaria, Filippo Nigro, Nicole Murgia, Massimo de Santis
regia di Juan Diego Puerta Lopez

19 Gennaio 2013 ore 20:45
Calore
Compagnia Enzo Cosimi

30 e 31 Gennaio 2013 ore 20:45
Macbeth
di William Shakespeare
traduzione di Nadia Fusini
regia Andrea de Rosa
con Giuseppe Battiston, Frédérique Loliée, Ivan Alovisio, Marco Vergani, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Diana, Gennaro Di Colandrea

8 Febbraio 2013 ore 20:45
ARA!
Regia di Stéphane Lévy
Assistente di Regia Sophie Kasser
Con Evi Charalampidou, Olivier Décriaud, Anna Ripoll, Maria Sodemark, Valentina Temussi e Oscar Valsecchi

12 e 13 Febbraio 2013 ore 20:45
Il Discorso del Re
di David Seidler
con Luca Barbareschi e Filippo Dini

26 Febbraio 2013 ore 20:45
Moving with Pina
Conferenza danzata sulla poetica, la tecnica, la creatività di Pina Bausch di e con Cristiana Morganti

2 e 3 Marzo 2013 ore 20:45
Il ventaglio
di Carlo Goldoni
regia di Damiano Michieletto

16 Marzo 2013 ore 20:45
Progetto Motel
Gruppo Nanou

25 e 26 Marzo 2013 ore 20:45
La grande magia
di Eduardo de Filippo
con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Nicola Di Pinto e Carolina Rosi
regia di Luca de Filippo

16 e 17 Aprile 2013 ore 20:45
La torre d’Avorio
di Ronald Harwood
traduzione di Masolino d’Amico
con Peppino Mazzotta Gianluigi Fogacci
regia Luca Zingaretti