Redazione

Aure di Teatropersona: vivono oggi le presenze del tempo perduto

Recensione a AURE – di Teatropersona

Il tempo perduto ha sempre quella qualità intimamente percepibile di evocazione, si avvale dei sensi che ne rintracciano la pensosa attiguità col presente, riportandone in luce sensazioni nascoste e che si credevano dimenticate, nella densa melassa della memoria. Non è un caso dunque che proprio attraverso le presenze – le sagome fuggevoli di vite odierne che ombreggiano vite passate – Alessandro Serra e Teatropersona compongano questo debutto di Aure, immaginato seguendo la linea proustiana di Alla ricerca del tempo perduto, ricerca letteraria tra i simboli più netti dell’intero Novecento.

Il loro intento è dunque intessere l’evocazione nello spazio che ad oggi pertiene, esprimendo quanto questa appartenga a chi ricorda, non al ricordo stesso, componendo quindi le presenze come marionette inanimate che tuttavia, d’improvviso, iniziano a seguire un percorso autonomo. Lo spazio scenico è invaso da una suggestione pittorica che rende la riconoscibilità della compagnia, quell’atmosfera di eleganza stilistica che traccia linee spesse e di colore denso, impenetrabile, tenendo fede a una capacità di comporre immagini cariche di consapevolezza significante; da tre aperture bianche nel nero diffuso, porte di una percezione sbiadita eppure viva, entrano ed escono le presenze, i corpi che restano installati in quel ricordo, almeno quanto il ricordo è in loro installato.

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Borgia mette in scena il teatro spietato di Tim Crouch

Sembra quasi non rimanga posto per gli attori. Entrando nella sala al secondo piano del Palazzo Ducale di Andria, sotto un soffitto affrescato, due piccole platee si guardano. Dopo qualche momento di attesa basta farsi due conti per capire che gli attori sono già in mezzo a noi, sono seduti tra di noi, anzi dall’ingresso del Palazzo Ducale si sono avviati con le maschere verso la piccola stanza mimetizzandosi nel gruppo di spettatori.

Spettatori e Attori. Soprattutto verso questi due poli della comunicazione teatrale si dirige lo sguardo del drammaturgo britannico Tim Crouch in The Author, messo in scena dal Teatro dei Borgia, compagnia operante anche nel circuito dei Teatri Abitati, tra Barletta e Corato. In realtà lo spettacolo ha debuttato a Trend, rassegna di nuova drammaturgia Britannica, organizzata da Rodolfo Di Giammarco al Teatro Belli di Roma. Difficilmente però Giampiero Borgia avrebbe trovato uno spazio migliore.

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Questo contenuto è parte del progetto Situazione Critica
in collaborazione con Teatro e Critica

Ultimo giorno a B.Motion 2011…

foto di Simone Nebbia

Com’è bella l’acqua di un fiume, corre lungo una direzione che nessuno sguardo saprà mai contrastare: si potrà guardare controcorrente, ma lei continuerà a scorrere via; così bella è l’acqua del fiume, così bella che non te ne accorgi nemmeno di quanto la sua esistenza sia sempre intimamente connaturata alle terre che divide, ma senza mai dividerle davvero. Con Tommaso l’abbiamo percorse entrambe, correndo accanto a quell’acqua dal primo fino all’ultimo giorno di questo B.Motion 2011, abbiamo graffiato di passi e di parole la traccia sconnessa di lungofiume, abbiamo immaginato mondi calcandone altri,intrecciato tensioni ed ebbrezze che la scena ci consegnava a questo groviglio della natura, come se quel che accadeva in teatro dovessimo cercarlo altrove, negli spazi consegnati dalla bassa sotto il Monte Grappa, per davvero sentirli veri.

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Special guest: Roberto Rinaldi su The end

foto di Adriano Boscato

Per il Diario di Bordo di B.Motion 2011 la redazione del Tamburo di Kattrin si apre ad accogliere contributi e segni degli ospiti del Festival: critici, studiosi, operatori che passano per Bassano del Grappa in questi giorni sono invitati a lasciare un intervento sulle nostre webzine, per raccontare, tramite i diversi canali del web, quello che accade a B.Motion.

Ultimi articoli per B.Motion 2011: un nuovo special guest, Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena), ha pubblicato una recensione a The end di Babilonia Teatri.

THE END: QUANDO LA MORTE NON DEVE FAR PAURA
di Roberto Rinaldi

“Finché morte non vi separi”, recita il sacerdote officiante dall’altare, mentre unisce in matrimonio gli sposi. Un contratto che non lascia scampo. La morte questa sconosciuta o negata. The End dei Babilonia visto al B.Motion di Bassano del Grappa, parla di morte in tutte le sue accezioni: morali, etiche, religiose, sociali, culturali. “Oggi la morte non esiste. Non se ne parla. Non la si affronta, né la si nomina. È un tabù. La morte viene occultata, nascosta. La consideriamo come qualcosa che non fa parte della vita”, si legge nella presentazione del lavoro dei Babilonia. Valeria Raimondi ed Enrico Castellani della morte ne parlano eccome. Con coraggio, con il loro consueto linguaggio tagliente, dissacrante, ironico. Crudele nella sua integrale verità.

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Conversazioni dal winebar: Rewind di Tagliarini/Deflorian

foto di chrisbuster.org

In Rewind Antonio Tagliarini e Daria Deflorian guardano da dietro a un laptop il filmato dello storico spettacolo Café Müller di Pina Bausch (1978); un microfono puntato sul computer permette al pubblico di ascoltare. Il racconto del capolavoro è però interrotto dal vissuto dei due artisti.

Questa conversazione è nata spontaneamente in un wine bar di Andria subito dopo lo spettacolo di Antonio Tagliarini e Daria Deflorian, Rewind, in un momento nel quale sentivamo la necessità di confrontarci “a caldo” sul lavoro messo in scena al Festival Castel Dei Mondi 2011 nel cortile del Palazzo Ducale. Il profumato vino della Puglia ha fatto il resto. Il registratore è sempre in tasca.

Si consiglia la degustazione con leggerezza rinunciando alla ricerca di illuminazioni critiche, lasciandosi invece andare all’intuizione notturna ed etilica dell’attimo.

Da accompagnare con un corposo Salice Salentino.

Andrea Pocosgnich/ Carlotta Tringali

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Low files: Appunti meteorologici – Nebbia su Bassano

fotogallery da Bassano – B.Motion 2011 di Simone Nebbia

Quinto giorno a B.Motion 2011: il buongiorno si vede dal mattino

Un origami di John Wu: il leone, simbolo del coraggio

In questi festival c’è un momento estremamente vitale, imperdibile, che rinnova il senso dell’antica convivialità e ne restituisce il lontano valore di confronto come di confutazione. A quell’ora del mattino a colazione nell’Istituto Scalabrini di missionari per gli emigrati – alloggio straordinariamente promiscuo (artisti, critici, operatori…) di risate e notturne guerre acquatiche senza esclusione di colpi né rispetto di ruoli morti da tempo – scopriamo che gli emigrati siamo noi questi giorni, esuli dalle nostre vite solitarie giunti qui per condividerle con il pretesto del teatro, mai pretesto fu più opportuno dell’arte; lo sforzo più grande è cercare un angolino di gruppo in cui sedersi e cercare in quello del dirimpettaio il proprio sguardo ancora assonnato.

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