Redazione

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a Babel crew

Babel crew (Palermo)
1, 2, 3 crisi ovvero la crisi salvata dai ragazzini

un progetto di Gabriele Cappadona, Giuseppe Provinzano
con
Maziar Firouzi, Giuseppe Provinzano
testo e regia
Giuseppe Provinzano
dramaturg e assistente alla regia
Gabriele Cappadona
sound e light designer
Gabriele Gugliara

Fascia d’età: dagli 11 anni

1, 2, 3 crisi… ovvero la crisi salvata dai ragazzini – foto di Michela Forte

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
1, 2, 3 crisi… ovvero la crisi salvata dai ragazzini è il primo progetto che – sia io come autore e regista (Giuseppe Provinzano), che noi come Babel crew – rivolgiamo al teatro ragazzi. Sin dal primo momento io stesso mi sono chiesto quali potessero essere gli elementi cardine di un teatro rivolto ai più giovani: mi sono chiesto se esistesse una poetica specifica, una “maniera” precostituita, un modus operandi stabilito dalla pratica di chi fa da una vita teatro ragazzi, se ci fossero degli schemi creativi fissi. Alla fine mi sono risposto che, qualora anche esistessero, non mi interessavano più di tanto, perché il teatro è teatro e se non esiste la definizione “teatro adulti” non dovrebbe stilisticamente esistere differenza: a mio modesto parere il teatro ragazzi è troppo relegato (dagli schemi di mercato probabilmente e dalla miopia ministeriale in materia) e considerato come teatro di serie “b”, palestra per giovani attori, autori e registi. Quante volte abbiamo sentito dire “ah va bene… fanno teatro ragazzi”. Errore e orrore. Trovo inopportuno fare una distinzione di stile e di creazione in funzione di coloro i quali sono individuati come destinatari, che siano essi dei bambini o dei ragazzini. Il processo creativo, per quel che ci riguarda, è identico a qualsiasi altro lavoro: uguali le fasi, uguale l’approccio.
Abbiamo piuttosto pensato di doverci arricchire di riferimenti − in merito al linguaggio testuale o scenico − relativi al loro mondo e modo di vivere, perché potessero avere, loro e solo loro, delle chiavi di lettura, anche a scapito forse della comprensione degli adulti stessi, così come avviene proporzionalmente al contrario nel “teatro-non-ragazzi” o “teatro adulti”. Insomma abbiamo deciso di trattarli come fossero degli adulti e a ragione di ciò abbiamo deciso di individuare dei destinatari in una fascia d’età aperta, dagli 11 anni in su.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Come suddetto, abbiamo deciso di individuare una fascia d’età aperta dagli 11 anni in su: avremmo voluto allargarla alla sua forbice massima, ma ci siamo resi conto che l’argomento in questione (la crisi economica e il rapporto col denaro) necessita di una minimamente strutturata conoscenza delle nozioni base di matematica e di un minimo di esperienza diretta rispetto al rapporto stesso col denaro. Alla domanda in questione rispondo rilanciando: 1, 2, 3 crisi… ovvero la crisi salvata dai ragazzini, piuttosto che raccontare, fa interagire e vivere la storia in questione ai ragazzi. Lo stesso processo creativo ci ha portato a fare ciò: in sede di confronto in compagnia, il nostro direttore amministrativo (Gabriele Cappadona), laureato in economia politica e con un passato da analista di mercato, ha proposto la volontà e la possibilità di pensare a uno spettacolo che parlasse della crisi come mai nessuno avesse fatto, con cruda chiarezza, distinto rigore e assoluta piacevolezza. Di questo lavoro lui è il Dramaturg: colui il quale delinea i concetti, cura l’esemplificazione e guida la scrittura del testo da parte dell’autore, che sarei io. In un secondo momento abbiamo pensato fosse il caso di rivolgere lo spettacolo ai più giovani, a coloro che stanno subendo questa crisi e di cui ne raccoglieranno i cocci; gli stessi che scendono nelle piazze e nelle strade a riversare la loro rabbia per un presente difficile e un futuro assolutamente incerto.
In funzione di questa che è risultata infine una scelta necessaria, abbiamo deciso di costruire lo spettacolo pensando dunque a un’interazione drammaturgica al fine di concedere agli spettatori spazio attivo di confronto, partecipazione e consapevolezza. La drammaturgia è aperta: abbiamo individuato 3 snodi drammaturgici che prevedono l’interazione col pubblico che potrà/dovrà prendere una scelta per il protagonista (che da testo è un coetaneo, o quasi, dei giovani spettatori), portando lo sviluppo della storia verso 9 possibili finali differenti. L’interazione e la reticolarità della drammaturgia sono elementi che i ragazzi conoscono bene (pensiamo ai giochi di ruolo da consolle e alla reticolarità delle informazioni nell’era di internet) e che, avvalorati da un linguaggio chiaro, preciso e poetico, faranno in modo che i giovani possano vivere la storia e non sentirsela raccontare.

Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Non è la prima volta che partecipo al Premio Scenario e non è la prima volta che partecipo a un premio teatrale… Né credo sarà questa l’ultima. Ne abbiamo vinto alcuni, siamo passati inosservati in altri. Viviamo questi premi come occasione per dare al processo di lavoro degli appuntamenti: guai pensare a un progetto ad hoc per il Premio Scenario o simili, ma piuttosto verificare se la nostra progettualità può avvalorarsi di quella stabilita dal Premio in questione. Il Premio Scenario, nella sua strutturazione temporale, permette di costruire una progettualità gettata nel tempo e, di conseguenza, una maturazione del lavoro che nei processi di ricerca è assolutamente necessaria. Guai vivere questo e altri premi con approccio competitivo tra i partecipanti: queste inutili competizioni non ci interessano e in qualche modo le aborriamo, noi stiamo partecipando per misurarci con noi stessi, verificare e sviluppare un processo di creazione e di ricerca, confrontarci costruttivamente con gli altri partecipanti e con gli stessi membri delle varie giurie che ci hanno portato sino alla finale e andare oltre alle classifiche e ai podi. Mi pare che Vasco Rossi stesso arrivò ultimo in un Sanremo di quasi trent’anni fa con una canzone che ancora riecheggia nelle orecchie dei più.
Nella fattispecie 1, 2, 3 crisi… ovvero la crisi salvata dai ragazzini ha fatto da input: in un momento in cui stavamo verificando le potenzialità del progetto e strutturando questa nuova formazione che prevede un teatrante “consumato” a lavoro con un esperto economista − che fa da Dramaturg e assistente alla regia − e un attore ventenne alle prime armi con la considerazione professionale delle sue passioni, ci è parso assolutamente coerente per maturare concetti, approfondimenti tematici, stilistici, crescite personali e di relazione del gruppo stesso.
Solitamente i premi che richiedono di presentare 25 minuti del lavoro per valutare il potenziale, ti mettono davanti a una scelta. Molti teatranti presentano questi come condensato del potenziale. Un prodotto con tutti o quasi gli elementi cardine. Col rischio, visto e rivisto più volte, che il passaggio al lavoro completo sia semplicemente una pratica a diluire la densità dei 25 minuti. Quante volte di un lavoro abbiamo preferito lo studio più che lo spettacolo tutto. Noi, un po’ per scelta un po’ perché non abili nell’addensare/diluire, abbiamo deciso di lavorare il progetto e i suoi 25 minuti facendo partire la ricerca e la sua dimostrazione dall’inizio, andando di fila. I primi 25 minuti densi di tutti gli elementi cardine della ricerca e del lavoro in tutto il suo potenziale! Stanley Kubrick diceva che per valutare un libro gli bastava leggere i primi quattro o cinque periodi. Speriamo di cavarcela… e comunque vada, è già un successo. È già successo!

 

Babel crew nasce nel 2011 con lo scopo di creare un ambiente associativo tra diversi linguaggi e professionalità. Babel si occupa di teatro, film, documentari, danza, organizzazione di eventi culturali, arte e architettura, laboratori professionali, laboratori scolastici e universitari, artigianato creativo, consulting manager, musica dal vivo e post-produzione musicale, web creator e web editing, progetti artistico-sociali nelle carceri, con gli immigrati e in altri ambienti di disagio sociale. Babel è una crew di artisti e professionisti di diversi settori i quali, assumendo la responsabilità della loro area d’intervento, mirano a una quanto più svariata creazione di iniziative, laddove la diversità è vista come motivo di accrescimento, di confronto e di possibilità. All’interno di essa ogni artista/professionista è libero di parlare “il proprio linguaggio”, ricevendo dagli altri sostegno, merito e riconoscimento. Babel crew nasce da un’idea di Giuseppe Provinzano che fa confluire in essa l’esperienza associativa in ambito teatrale che ha maturato dal 2005 nella più nota a.c.suttascupa con Giuseppe Massa. Nel 2006 debutta con l’omonimo spettacolo suttascupa, protagonista di una lunga tournée in Italia e in Europa. Con lo spettacolo GiOtto-studio per una tragedia (più di 70 repliche) ha ricevuto alcune nomination nel Premo Ubu 2009 come nuova drammaturgia. Nel 2010 lo studio/spettacolo To play or to die riceve la menzione speciale al premio Dante Cappelletti e nel 2011 vince il Premio della Critica al Premio Giovani realtà del teatro; lo stesso debutterà a marzo 2013 per una coproduzione tra Babel crew e il CSS di Udine.

Giuseppe Provinzano classe ’82, si diploma nel 2003 alla scuola di recitazione del Teatro Biondo di Palermo. Inizia giovanissimo la carriera d’attore con Luca Ronconi, Massimo Castri, Marco Baliani, Pippo Delbono, Enrique Vargas, Matthias Langhoff, continuando la sua formazione in workshop con questi e con Antonio Latella, Emma Dante, Davide Enia, Abbondanza Bertoni, Krzysztof Warlikowski e altri. Nel 2006 fonda con Giuseppe Massa l’a.c.suttascupa: debuttano gli spettacoli suttascupa e GiOtto-studio per una tragedia che effettuano tournée in Italia e all’estero. Ai Premi Ubu 2007 e 2008 riceve segnalazioni come attore under 30 e per la nuova drammaturgia. Nel 2008 partecipa alla Summer Academy dell’Unione dei Teatri d’Europa e all’École des Maîtres 2008. Nel 2009 partecipa a Working for Paradise, progetto dell’Heiner Müller Gesellschaft di Berlino, alla fine del quale viene pubblicato un suo testo dalla casa editrice Theater der Zeit. Durante l’anno accademico 2005/2006 consegue la Laurea in Dams presso l’Università di Palermo. Nel 2009 fa parte della direzione artistica del Teatro dei Cantieri Festival. Nel 2010 fonda l’Officina Sensì, gruppo di ricerca sensoriale e performativa. Nel 2011 fonda Babel crew, che riunisce artisti, linguaggi e professionalità di varie e differenti forme e provenienze che fanno del confronto una possibilità di accrescimento reciproco. Per Babel crew dirige la rassegna di teatro contemporaneo Scena Nostra.

Gabriele Cappadona classe ’79, socio fondatore Babel, laureato in Economia Internazionale presso l’Università Bocconi di Milano. Dopo la laurea occupa ruoli di prestigio, in relazione all’età, presso la Reuters (prima di Milano e poi di Londra) e poi alla Bloomberg di Londra, nota agenzia internazionale di rating. Nel 2010 lascia per scelta etica il lavoro di cui sopra e torna a Palermo dove, tra le altre attività professionali intraprese, fonda Babel, di cui è il direttore amministrativo.

Maziar Firouzi classe ’90, giovanissimo attore di origini iraniane, inizia all’età di 13 anni il suo percorso teatrale partecipando al progetto Shakespeare salvato dai ragazzini diretto prima da Carlo Cecchi e poi da Matteo Bavera, un progetto che ha visto giovanissimi attori (dai 10 ai 16 anni) lavorare sui più noti classici e girare con questi spettacoli i teatri più prestigiosi d’Europa: Romeo e Giulietta (Mercuzio), Otello (Iago), Amleto (Amleto), Sogno di una notte di mezza estate (Puck), La tempesta (Calibano).

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a Eco di fondo

Eco di fondo (Milano)
Nato ieri

con Libero Stelluti, Andrea Pinna, Giulia Viana
drammaturgia
Giacomo Ferraù, Giulia Viana
scene e costumi Giulia Viana
regia Giacomo Ferraù
assistenti alla regia Valentina Mandruzzato, Valentina Scuderi

Fascia d’età: 10 – 13 anni

Nato ieri di Eco di fondo

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
Giacomo Ferraù: Punto di partenza fondamentale per il nostro lavoro è stato lasciare che lo spazio scenico diventasse luogo di gioco e scoperta; un luogo dove tutto è permesso senza timore di giudizio, dove le regole nascono organicamente nello spazio e con lo spazio della storia, del racconto, della vita scenica. Sin dalle prime volte in cui io e Giulia ci interrogavamo riguardo al progetto, avevamo ben chiaro che intendevamo realizzare uno spettacolo diretto a una fascia specifica del teatro ragazzi ma capace, nel contempo, di rivolgersi a bambini di ogni età, dagli 8 ai 99 anni, come la dicitura dei giochi in scatola più divertenti. Parlare al bambino che è dentro di noi significa, a livello attoriale, lasciare spazio alla fantasia, in fase creativa, senza inscatolarla dentro limiti logistici prestabiliti. Era per noi il primo spettacolo di teatro ragazzi in cui ci impegnavamo in una drammaturgia originale. Durante il lavoro ci siamo dunque stupiti a osservare che le regole della messinscena fossero del tutto uguali ai principi basilari di creazione seguiti negli altri spettacoli rivolti a un pubblico più adulto, e che queste regole non subissero limitazioni, anzi! In primo luogo, il controllo costante della chiarezza e dell’efficacia espositiva della messinscena. Poi, indubbiamente, il reale divertimento attorale in scena: perché i bambini, come diciamo nello spettacolo, sono molto più attenti al mondo degli adulti che gli adulti stessi. E ancora la semplicità della messinscena stessa. Certo, è difficile essere semplici ed essenziali, soprattutto in un’epoca dove la semplicità viene spesso confusa con banalità. Eppure, quella meravigliosa risorsa scenica che è lavorare per immagini, per metafore teatrali (soprattutto la metonimia, la parte per il tutto), ci ha aperto una strada per portare in scena mondi che in fase di scrittura apparivano difficilmente rappresentabili.
Come il teatro mutua, con metonimia appunto, il gioco del bambino che agitando un lenzuolo si stende davanti al mare, così in scena compaiono, agli occhi del bambino che è dentro ognuno di noi, paesi lontanissimi a distanza di un passo, cani invisibili, letti verticali, foto ricordo che si animano al pensiero di un carillon…
Lasciare aperta la discussione scenica inoltre ci ha permesso di inserire immagini e proposte dell’intero gruppo: il lavoro di Andrea, Libero, Giulia e Valentina (che mi affiancava come assistente) è stato più che fondamentale. Nato ieri nasce in effetti da una nostra riflessione su una condizione odierna più generale di spaesamento, di inadeguatezza rispetto una realtà fatta di schemi fin troppo prestabiliti, che non lascia spazio allo spirito del bambino e che costringe a una crescita troppo rapida, negando la dimensione della scoperta, del candore che permette di emozionarsi, del gioco, che è anche il principio del nostro mestiere.

Come racconteresti la storia ad un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Mino è nato ieri. E ha 42 anni. Mino ha lo spirito di un bambino, ma è nato già adulto, nel corpo di un adulto. Anche i suoi genitori, che non sono mica nati ieri, si sono chiesti, al tempo, come fosse potuto nascere così grande. O meglio, se lo sono chiesti per un paio d’ore, poi ci hanno rinunciato e lo hanno lasciato davanti alla porta di un orfanotrofio. Così Mino rimane lì, col pollice in bocca, immobile, di fronte al portone. Arriva la notte, con lei il buio. Mino, essendo nato ieri, non conosce il buio, così si spaventa e inizia a piangere. E piange. E piange. E piange. Fino al mattino successivo, quando una suora attempata gli apre la porta e spinge fuori un bambino dai tratti slavi, un bambino rom, con un cespuglio di capelli arruffati, un sorriso furbetto e un violino sotto al braccio. «È lei il signor Rossi? È venuto a prendere Lucignolo, finalmente?» ringhia la suora tirando il bambino dall’orecchio. Mino sorride, perché essendo nato ieri non ha ancora imparato a parlare. «Ma quale signor Rossi? Questo è nato ieri!» dice Lucignolo ridendo. «Porta rispetto al tuo nuovo papà!» tuona esausta la suora sbattendo il portone dietro di sé. Mino e Lucignolo si guardano. Si guardano. Si guardano. Poi finalmente Mino sorride. «Pa-pà…». La sua prima parola. Anche se ancora non lo sanno, le loro vite, da questo momento, non si separeranno più. Dopo un attimo di disperazione, Lucignolo si rassegna alla cruda realtà: l’uno non ha che l’altro al mondo e in qualche modo dovranno cavarsela. Lucignolo per prima cosa cerca di ritornare al campo rom dove vivevano i suoi genitori, ma trova soltanto terra e cenere. Così iniziano il loro viaggio e le loro numerose avventure per riuscire ad arrangiarsi nella giungla del mondo. Lucignolo sa di essere troppo piccolo per trovare un lavoro. Potrebbe farlo Mino. «Se Mino è nato ieri, tutti se ne accorgeranno» pensa Lucignolo. «Bè, la suora non se n’è accorta, in effetti, i grandi non sono così attenti…». Così inizia la loro avventura, Lucignolo insegnerà a Mino come fare a essere grande, mentre Mino restituirà al suo amico quel gioco e quella leggerezza dell’infanzia che la vita gli ha negato.
oppure…
Nato ieri è la storia di un bambino, Mino, che nasce e ha già 42 anni. La sua mamma e il suo papà non sanno come prendersi cura di lui e decidono di lasciarlo all’orfanotrofio dove una suora, scambiandolo per un genitore, gli affida un bambino rom di 10 anni, Lucignolo. Mino e Lucignolo dovranno vivere insieme, l’uno non potrà stare senza l’altro, ognuno imparando attraverso gli occhi del suo compagno, la ricchezza e l’unicità della propria età, della propria esistenza.

Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Giulia Viana: Da tempo, pensavamo a una nuova produzione Eco di fondo, uno spettacolo di teatro ragazzi, ma tergiversavamo rispetto alle tempistiche. Poi, la scadenza al bando di concorso Premio Scenario Infanzia 2012 ci diede un buon motivo per stendere un’ipotesi di progetto. Così in un tiepido pomeriggio di aprile, davanti a un gelato, in Piazza Cinque Giornate a Milano, io e Giacomo pensammo a Mino e alla sua storia, che arrivò come un lampo, nel giro di dieci minuti, tra un assaggio di stracciatella, e uno sguardo al cielo limpido della primavera. Convocammo Libero, Andrea e Valentina per presentargli l’idea di Nato ieri e una prima scena per i cinque minuti. Io, Libero e Andrea provammo il testo. Funzionava! Bastarono pochi giorni per montarlo con la regia di Giacomo. Passata la prima selezione, io e Giacomo scrivemmo altre quattro pagine di testo e lo proponemmo ai compagni. Non avevamo però ben chiara l’ultima scena, quella tra Lucignolo e Mino e il principio del loro viaggio, ma Libero e Andrea, improvvisando, in un solo pomeriggio, diedero naturalmente vita e colore a quello che la storia richiedeva. E ora siamo qui, all’ultima selezione, con tanti pensieri positivi per il futuro nel cuore, incoraggiati da questo per noi grande traguardo, e, in testa, altri piccoli frammenti della storia di Mino da cucire insieme per ultimare la sua avventura, qualunque sia l’esito del concorso.

 


ECO DI FONDO
Giacomo Ferraù e Giulia Viana sono due giovani attori, diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano nel 2007. Quell’anno si uniscono, insieme a Stefania Monaco, gettando le basi per la costruzione di un gruppo di lavoro, che troverà la sua piena realizzazione nell’ambito del progetto Fetus, Aia Taumastica. Sono stati selezionati nel 2008 con lo spettacolo Te Remoto, dramma musicale intorno alle vicende sul terremoto di Messina del 1908, al concorso Palermo Teatro Festival. Finalisti nel 2008 con lo spettacolo Il più bel giorno della mia vita a: Upnea (Festival Suburbia); Premio Giovani Realtà del Teatro (Scuola Nico Pepe, Udine). Nel 2009 si costituiscono come Associazione culturale Eco di fondo, con sede legale a Milano. Nel 2010 vincono: il bando Presenze.2, mettendo in scena la “seconda notte” da Notti bianche di Dostoevskij, regia di Francesca Cavallo, in scena Giacomo Ferraù e Giulia Viana (Teatro Filodrammatici, Milano); il bando Schegge, con lo spettacolo Bestie (ora I Candidi), regia di Emanuele Crotti (Il cerchio di gesso, Torino); Giacomo Ferraù vince il primo premio nazionale e il primo premio internazionale di regia “Fantasio Piccoli 2010”, con la messinscena di Sogno di una notte di mezza estate, in scena Andrea Pinna e Giulia Viana. Debuttano il 5 marzo 2011 al Teatro civico di Oleggio con Coppia aperta, quasi spalancata, di Dario Fo e Franca Rame, regia di Giacomo Ferraù, con Andrea Pinna e Giulia Viana, scene e costumi di Paola Tintinelli, luci di Giuliano Almerighi. Debuttano il 25 aprile al Teatro Oscar di Milano, con Le rotaie della memoria, di Giulia Viana e Giacomo Ferraù, regia di Giacomo Ferraù, con Giulia Viana. Debutteranno nel 2013 con lo spettacolo Sogni (di una notte di mezza estate), regia di Giacomo Ferraù, con Andrea Pinna, Valentina Scuderi e Giulia Viana.

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a Roberta Maraini

Roberta Maraini (Torino)
Niña

di e con Roberta Maraini

Fascia d’età: 14 – 18 anni

Niña di Roberta Maraini

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
Ecco ciò che ha caratterizzato le fasi del mio processo creativo.
Primo: afferrare l’idea. Avevo sul fondo un sentimento, un’immagine che continuava ad agitarsi… Un mondo in cui gli individui in base a una rigida classificazione esterna – come ti vesti? Come parli? Come e quando esprimi le tue emozioni? – vengono infilati in una di queste due categorie: o nel giro giusto o in quello degli sfigati. Un mondo piramidale, come nell’ancien régime, come nelle dittature populiste.
Secondo: tradurre in parole, voci, scene e azioni le immagini che di volta in volta mi si presentavano. Sperimentare con il suono e con gli oggetti, dar forma concreta alla narrazione che via via si stava sviluppando: trovare delle azioni e dei gesti che fossero chiari ed esemplificativi. Badare al ritmo della scena e stare attenta alla scelta delle parole.
Terzo: continuare a farmi contaminare. Sia rammentandomi dell’adolescente che fui, andando a rovistare tra foto, quaderni, memorie, musiche e umori di qualche anno fa (il mio testo, Niña, parla di ragazzi che frequentano un Istituto Superiore), sia tenendo le orecchie dritte, parlando e girando per strada, sui tram, nei negozi per captare parole, suoni, abbigliamenti, idee.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Il lavoro che presento è rivolto a ragazzi fra i 14 e i 18 anni di età. Niña, ragazzina di quelle del giro giusto della scuola, un giorno apre gli occhi sul tasso di sfiga che anche lei si porta dietro e il suo sguardo sulle persone, gli oggetti, i sentimenti, le relazioni, cambia. Negli anni della propria formazione è possibile incappare in sistemi educativi che incentivano il disprezzo, il classismo e mortificano l’individuo. Questi sistemi educativi fanno perdere tempo: ritardano la crescita dell’essere umano ed è giusto spazzarli via.

Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Per la presentazione dei primi 5 minuti ho puntato a presentare il succo della mia idea e della mia intuizione circa la messinscena. Da un lato dovevo esplicitare all’interno di un contesto scolastico la faccenda del “o sei del giro giusto o sei uno sfigato” e dall’altro avevo bisogno di un’azione semplice e simbolica che rendesse chiaro il grado di violenza con cui i giudizi stereotipati si possono abbattere sulle persone.
Per la seconda tappa, quella dei 20 minuti, ho sviluppato gli elementi contenuti nei primi 5. Sono emerse le voci di alcuni personaggi (il Prof, la Ninfetta, Cugino-it) e si è delineato un evento ben preciso: una gara musicale all’interno dell’Istituto in cui Niña, che è la protagonista, siede in giuria ed emette commenti al fiele sulle esibizioni dei suoi compagni. Per quel che riguarda la messinscena ho approfondito l’uso dell’immagine (mediante l’abbigliamento e alcuni oggetti simbolici) e quello del suono (ora come cerniera temporale tra una scena e l’altra, ora per esprimere il punto di vista dei personaggi, ora nella forma della musica). Circa le azioni ho lavorato in modo che avessero una propulsione narrativa propria rispetto a quella delle parole.
Per prepararmi all’ultima tappa ho deciso di confrontarmi sul tema che il mio testo tocca – giudicare le persone in base a stereotipi, far parte del “giro giusto” o “essere uno sfigato” – con alcuni ragazzi di un Istituto Superiore della mia città. Con loro ho dialogato e ho iniziato a costruire un blog (fuoridalgirogiusto).
Per quel che riguarda il testo porterò a compimento l’intero arco di trasformazione del personaggio protagonista e i tre tempi che andranno a comporre la storia. Per quel riguarda la messinscena… vedrete il 23 novembre!

Roberta Maraini
Nasco il 29/11/1978, a Torino. A sedici anni mi avvicino al mondo del teatro. A 21 anni divento mamma di Rebecca (che oggi è un’adolescente in piena regola…). Continuo costantemente a formarmi come attrice, e a ricercare un mio linguaggio teatrale.

Dal 1996 al 1999 ho frequentato il corso di recitazione della scuola Tangram Teatro di Torino. Ho frequentato per sette anni il corso di danza classica presso la scuola di Dragiga Zach. Ho continuato a formarmi con l’attore e regista Marco Alotto e attualmente sono allieva di Michael Margotta, membro a vita dell’Actor Studio di New York, metodo Stanislavskij-Strasberg. Dal 2008 porto avanti il progetto Memobus, in collaborazione con l’associazione Terra del Fuoco, uno spettacolo itinerante nei luoghi della memoria della città di Torino, rivolto principalmente alle scuole (elementari, medie, superiori), ma non solo.
Nel 2012 ho partecipato allo spettacolo teatrale La carogna da dentro a me, in collaborazione con l’associazione Sudatestorie Teatro Ricerca, ispirato all’omonimo libro di Claudio Sarzotti, rappresentato in occasione del convegno La tortura non è reato? di Asti, durante l’Assemblea Nazionale dell’Associazione Antigone.
Con il collettivo Mo.LEM di Torino, ho recitato nello spettacolo Tricher 3_Non dire falsa testimonianza e parteciperò nel 2013 al Fringe Festival di Napoli.
Nel 2011 ho partecipato allo spettacolo Il ritorno del Lupo, regia di Marco Alotto in collaborazione con Legambiente. È stato rappresentato in vari parchi naturali, tra cui il Centro Faunistico “Uomini e lupi” in occasione della consegna della Bandiera Verde da parte di Legambiente.
Nel 2010 ho partecipato allo spettacolo Arlecchino e il colore dei Quark scritto dal fisico Marco Monteno, regia di Marco Alotto. Ha debuttato a Torino, alla Cavallerizza Reale, in occasione dell’Esof 2010, l’Euroscience Open Forum. Ha replicato in vari licei scientifici di Torino.
Tra il 2005 e il 2010 ho recitato in vari spettacoli: Lamore verrà dopo; Il Mystère de Maurice et Costance; Fuoco Eterno e fumi permanenti; La città dalle cento fontane, rappresentato a Cracovia in occasione della Giornata della Memoria 2007; Onora il padre, la madre e la maestra, La guerra è altrove.

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a Mimmo Conte

Mimmo Conte (Potenza)
Gilgamèsc

liberamente ispirato alla Epopea di Gilgamesh

drammaturgia e regia Mimmo Conte
con Mimmo Conte, Ye-He (Luca)
luci Rafael Onorato

Fascia d’età: 13 – 18 anni

Gilgamèsc di Mimmo Conte

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
Gilgamèsc parte da una necessità che avevo da tempo: raccontare la vita dei giovani detenuti; un’esigenza sentita anche da Ye-He (Luca), con cui condivido il lavoro in scena. Per questo il progetto guarda all’adolescenza, un’epoca della vita che segna il distacco dall’infanzia e il passaggio all’età adulta, dunque capace di grandi e repentini cambiamenti, di irrequietezza, di sentimenti vissuti in modo assoluto, che teatralmente si traducono in una grande possibilità di sperimentare, di indagare fino in fondo alle cose, di attraversare gli stati d’animo. Bisogna però dedicare un’attenzione particolare – come accade per una platea di più piccoli – allo spettatore a cui ci rivolgiamo. Non si può dimenticare la funzione didattica (non didascalica), dello spettacolo, data la responsabilità che scaturisce dal confronto con un periodo della vita in cui si formano le coscienze, in cui diventi parte in causa nel processo pedagogico. Nel mio caso, poi, trovavo interessante indagare una condizione che secondo me appartiene molto agli adolescenti, sia detenuti che non: il senso di privazione, vissuto con un’autorità istituzionale come il carcere o la scuola piuttosto che i genitori, e il desiderio di seguire i propri sogni. In questa direzione c’è la mia intenzione di sviluppare la storia in parallelo con l’Epopea di Gilgamesh, perché vi ho trovato diversi elementi utili, soprattutto l’amicizia e il disprezzo della morte, l’assenza di un limite alla vita percepito dai protagonisti, Gilgamesh ed Enkidu. Questo mi ha permesso di affrontare il lavoro anche attraverso la figura del mito, degli dei − propri della storia − che entrano spesso nella vita delle ragazze e dei ragazzi sotto forma di idoli mediatici piuttosto che, nel caso di detenuti, personaggi della criminalità organizzata, oppure del compagno di stanza che incute rispetto in tutti. Un percorso di ricerca che è fatto di tanta fisicità, nel nostro caso, ma anche di costruzione a tavolino, per non rischiare di tralasciare nulla, di distrarsi dall’intento di arrivare agli spettatori, di creare un legame “preciso” con loro. È come se lavorassi avendo sempre al tuo fianco lo spettatore a cui parlerai.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
A un adolescente parlerei del lavoro partendo da una domanda: «quando ti sei sentito “in gabbia” per la prima volta? Durante un’interrogazione? All’incontro scuola-famiglia? Oppure quando mamma e papà ti hanno proibito di uscire quel sabato sera? O ancora, al mare quando si ha vergogna del proprio fisico in costume da bagno…». Risposte imprevedibili: i ragazzi ti sorprendono sempre! Dopo cercherei di capire con lui se la situazione a cui ha pensato lo ha davvero messo in uno stato di disagio, probabilmente di contrasto con l’esterno, provando a fare il punto. Poi chiederei: «che cosa avresti voluto fare per ribellarti a quella situazione?». Nuovamente, le reazioni sarebbero le più disparate, anche perché ci sono più risposte possibili per la stessa cosa, più strade percorribili. Infine, gli proporrei di pensare a un amico, fratello, conoscente, che si sia sentito in gabbia o ancora lo sia: un compagno di classe, un parente o magari un detenuto coetaneo; e come questa persona dovrebbe comportarsi per reagire. Ecco, Gilgamèsc è la storia di un ragazzo che si sente in gabbia e, grazie al rapporto che costruisce con l’amico Enkidu, comprende come affrontare insieme a lui quella condizione e come inseguire i propri sogni, cercando di non distruggere tutto ciò che gli capiti a tiro. Prima che il racconto della storia, si tratterebbe di un piccolo laboratorio a tu per tu che, inoltre, mi sarebbe utile per avere più elementi nel progetto di ricerca.

Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Il punto di partenza è stata la voglia di raccontare la storia che portiamo in scena, che esisteva già prima dell’ipotesi di partecipare al Premio. Scenario Infanzia è stata l’occasione per legare questa istanza all’opportunità di confrontarsi con un gruppo strutturato di professionisti che da tempo sono attenti al pubblico a cui ci rivolgiamo; dunque affrontare il lavoro con una metodologia “imposta” dall’esterno. In tal senso, il percorso cadenzato dalle tappe di selezione, ci ha permesso di indagare e sviluppare in maniera graduale i temi da cui siamo partiti. Infatti, nella fase istruttoria abbiamo lavorato per grandi linee sull’argomento, pur avendo già abbastanza chiaro ciò che sarebbe accaduto in scena e drammaturgicamente. Il passaggio alla selezione ha permesso l’approfondimento del lavoro fisico e di scrittura, mettendo una lente sulle azioni grazie alla possibilità dei venti minuti col pubblico. Per fortuna, siamo arrivati in finale, dove stiamo provando a cementare i venti minuti già proposti e a dedicarci un po’ di più ai dettagli. Certo questo non segna la fine del lavoro di ricerca, che continuerà al di là di quello che sarà l’esito della competizione.

 

Mimmo Conte nasce a Napoli. Nel 2005, fondamentale per la sua formazione è l’incontro con il maestro Emmanuel Gallot-Lavallée, con cui approfondisce l’arte del racconto, la pantomima, le tecniche di melò, rag-time e camuffamento e lo studio sul personaggio. In questa occasione, il suo percorso incrocia quello di Carlotta Vitale, con cui inizia a condividere progetti e visioni e, nel 2008, costituisce la compagnia Gommalacca Teatro. Nel 2009 segue il workshop sul corpo comico e gli stili in scena diretto da Paolo Nani, clown internazionale con cui sviluppa, in particolare, il lavoro sul timing in scena. Nel 2011 torna a lavorare con Emmanuel Gallot-Lavallé, grazie a un laboratorio sul teatro, la presenza e il gesto. Come regista, cura lo spettacolo Il gusto dellintimità, scritto con Carlotta Vitale, vincitore del “Premio Nuove Sensibilità 2010/2011”, promosso da Nuovo Teatro Nuovo, Teatro Pubblico Campano, AMAT|Teatro Stabile delle Marche e Fondazione Teatro Piemonte Europa; il lavoro viene co-prodotto dal Teatro Pubblico Campano e Gommalacca Teatro, con il sostegno del Centro Europeo di Drammaturgia della Provincia di Potenza, debuttando a luglio 2011 nel “Festival Teatro a Corte 011”, diretto da Beppe Navello. Nel 2011 cura la regia dello spettacolo Sempre con me, scritto da Carlotta Vitale e vincitore del “Premio Cecilia Salvia”, promosso dalla Presidenza della Giunta – Autorità per i Diritti e le Pari Opportunità della Regione Basilicata. Per l’infanzia e la gioventù partecipa, come attore e co-autore, a due spettacoli che trattano i temi dell’Italia risorgimentale e a un lavoro ispirato agli scritti di Gianni Rodari. Da diversi anni si occupa, con Carlotta Vitale e sempre per Gommalacca Teatro, della formazione in ambito giovanile e sociale con attenzione all’handicap e all’inclusione, all’interno di centri diurni per disabili e ragazzi a rischio e, in particolare dal 2011, all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni di Potenza. Attualmente, è impegnato nel biennio di formazione della Scuola di Mimo Corporeo diretta da Michele Monetta, presso l’ICRA PROJECT di Napoli.

Ye-He (Luca) nasce in Cina e all’età di 5 anni si trasferisce in Italia. Attore in formazione, inizia nel 2009 il suo percorso teatrale all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni di Bari, in cui incontra Lello Tedeschi del Teatro Kismet Opera e lavora con la compagnia Fibre Parallele, portando in scena Jukebox Kamikaze. Nel 2010, attraverso la Comunità Ministeriale di Potenza, inizia a lavorare come volontario alla parte tecnica per la compagnia Gommalacca Teatro. Intraprende il laboratorio di esercizio teatrale tenuto dalla compagnia sul testo Misura per misura di William Shakespeare, che si conclude nel 2011 con due studi sul lavoro shakespeariano, presentati nella rassegna Estetica del Virtuale – Festival Città delle 100 Scale di Potenza. Dallo stesso anno a oggi continua il suo percorso formativo all’interno della Scuola di Teatro della Città di Potenza. Dal 2011 è parte attiva del nucleo artistico della compagnia Gommalacca Teatro.

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a L’Organizzazione

L’Organizzazione (Roma)
JOHN TAMMET fa sentire le persone molto così :-?

da un’idea di Davide Giordano
con Davide Giordano, Federico Brugnone
regia, scene, costumi, suono Davide Giordano, Federico Brugnone, Daniele Muratore
organizzatore Daniele Muratore

Fascia d’età: 9 – 16 anni

John Tammet di L’Organizzazione

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
Non c’è differenza nel processo di creazione tra uno spettacolo per adulti e uno per ragazzi. Entrambi nascono da un’esigenza personale, si sviluppano attraverso uno studio degli elementi che si vogliono analizzare e si formalizzano in una messinscena. La differenza sostanziale è nella lingua che viene utilizzata: più semplice ed elementare per i più piccoli e più articolata per i più grandi.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Raccontiamo la storia a un bambino dell’età alla quale ci stiamo rivolgendo con il nostro progetto teatrale.

Come si è sviluppato il lavoro rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Da alcuni anni ci occupiamo di Teatro Ragazzi. La biografia di Daniel Tammet, Nato sotto un cielo azzurro, ci ha conquistato e siamo convinti che alcune delle tematiche trattate vadano condivise con un pubblico di ragazzi. Per la prima selezione abbiamo deciso di presentare il protagonista, John Tammet, ragazzo di 15 anni affetto dalla sindrome di Asperger. Superata la prima fase ci siamo concentrati sullo sviluppo del plot narrativo e sulla messinscena. I 20 minuti che abbiamo presentato sono il teaser-trailer dello spettacolo che allestiremo.

 

 

LOrganizzazione è una compagnia composta da tre ragazzi che lavorano nell’ambito teatrale, cinematografico e televisivo da circa 10 anni in qualità di attori, registi e organizzatori. Da circa 2 anni si sono avvicinati al teatro ragazzi e subito ne hanno colto la grande potenzialità artistica e lo straordinario valore etico. Credono fortemente che il nuovo teatro debba ripartire specialmente dalle nuove generazioni.
L’Organizzazione è un progetto che nasce tra le mura dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” da un’idea di Davide Giordano: voler creare un gruppo di ricerca e di sviluppo di idee nell’ambito dell’arte contemporanea. L’incontro con i suoi compagni di studi, Federico Brugnone e Daniele Muratore, dà il via al progetto. Dal 2009 L’Organizzazione ha prodotto P di Pinocchio e Figli della città di K.

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

La finale del Premio SCENARIO infanzia 2012: intervista a OcchiSulMondo

Quando c’era Pippo di OcchiSulMondo

OSM Dynamic Acting – OcchiSulMondo (Perugia)
Quando c’era Pippo

tratto dal diario di Giulia Re, partigiana e staffetta

con Greta Oldoni, Samuel Salamone
e con Daniele Aureli
drammaturgia
Daniele Aureli
scene, luci e audio
Matteo Svolacchia
regia
Daniele Aureli, Matteo Svolacchia

 Fascia d’età: 10 – 17 anni

 

Cosa caratterizza le diverse fasi del processo creativo in un lavoro teatrale rivolto all’infanzia?
Per la prima volta abbiamo affrontato uno spettacolo teatrale rivolto all’infanzia, ma il nostro processo creativo non ha avuto modifiche sostanziali nell’approccio al lavoro. È stata piuttosto la tematica trattata che ci ha portato a rivolgerlo a un pubblico più giovane, perché siamo certi che siano loro i primi destinatari di questa storia. La vicenda che raccontiamo è una storia realmente accaduta negli anni 1943/1945, tratta dai racconti di Giulia Re. Le sue parole ci hanno suggerito di lavorare con sincerità, e così abbiamo fatto. Abbiamo, perciò, scelto di mettere in parallelo la giovinezza rubata di allora con quella di oggi, le analogie e le differenze di due generazioni tanto lontane, ma allo stesso tempo così vicine per bisogni e necessità: far conoscere la storia di una guerra attraverso il punto di vista di due ragazzi che l’hanno vissuta. Due persone che hanno combattuto, senza armi, per conquistare e difendere qualcosa in cui credevano. Vorremmo, con questo lavoro, prolungare l’eco di un tempo in cui era reato ascoltare la radio, in cui era difficile sognare ed essere felici, eppure, c’era qualcuno che non aveva paura, o almeno ci provava.

Come racconteresti la storia a un bambino dell’età alla quale ti stai rivolgendo con il tuo progetto?
Milano, 1943. Una guerra mondiale rinchiusa dentro uno scantinato.
Quando c’era Pippo
narra la vita di Giulia Re e di Emilio Oldoni, due giovani che cercano di amarsi e di vivere la propria libertà durante un periodo di privazioni e di terrore. Due ragazzi che si rifugiano in una cantina e dentro quelle mura parlano dei loro desideri, dei loro sogni e delle loro paure. Ma la guerra che è fuori, incombe silenziosa nella loro vita quotidiana. Lo spettacolo prende in prestito la vita e i racconti di Giulia Re per dar valore a tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno lottato durante la seconda guerra mondiale con i mezzi a disposizione. Tutte le persone rimaste anonime che non possono raccontarsi e che a volte non vengono ricordate.

Come si è sviluppato il lavoro, rapportandosi alle diverse fasi che caratterizzano il Premio Scenario?
Lo spettacolo, nelle varie fasi, ha subito dei cambiamenti notevoli. Una delle caratteristiche del nostro lavoro in compagnia è “non affezionarsi alle scelte”… Ovvero, siamo pronti a ricominciare da capo ogni volta, rimettendoci a provare da zero, se ciò che abbiamo non ci convince o se qualcosa non funziona.
Le diverse fasi di avvicinamento alla finale ci hanno permesso di lavorare sui molteplici aspetti che la storia di Giulia Re ci stava suggerendo. La prima fase ci ha permesso di analizzare i racconti, di mettere a fuoco ciò di cui volevamo parlare: la memoria di un tempo che lentamente si sta perdendo; abbiamo perciò messo in scena un baule e due protagonisti anziani che ci introducevano alla storia.
Durante la seconda fase abbiamo registrato un’intervista di circa 3 ore con Giulia, facendole varie domande e facendoci raccontare alcuni episodi. Durante lo sviluppo drammaturgico ci siamo resi conto che ciò che ci affascinava di quelle parole era la vividezza dei ricordi che ci stava raccontando. Le parole che abbiamo ascoltato e riascoltato sembravano quelle di una ragazza che ripercorreva quei momenti. Abbiamo quindi capito che il cuore della storia era dentro, in profondità… E lì siamo andati: dentro la storia, fino a ritrovarci all’interno di uno scantinato nel 1943 con due ragazzi giovani, due ragazzi che si sentivano clandestini nella loro città, due ragazzi che avevano paura ma soprattutto avevano una gran voglia di vivere e di cambiare il mondo.
Il lavoro poi è stato meticoloso e di precisione. Abbiamo tagliato battute, asciugato movimenti e reazioni e lavorato sul silenzio e sull’essenziale. Come quando si ha una scultura: in principio si ha la forma, poi si deve dare la vita, togliendo tutto ciò che non serve, pezzo per pezzo, e solo infine si può lisciare il marmo.

Daniele Aureli
Matteo Svolacchia

 

Compagnia OSM Dynamic Acting – OcchiSulMondo
La Compagnia OSM (OcchiSulMondo), nata nel 2005, è impegnata nella ricerca di una azione espressiva semplice e dinamica. OSM è composta da danzatori e attori provenienti da esperienze formative e professionali diverse, maturate in realtà nazionali e internazionali. Quello messo in scena da OSM è un Teatro Dinamico che cerca di fondere diversi generi basati sul linguaggio del corpo e sul significato del movimento nello spazio vuoto, attraverso lo studio delle azioni fisiche e dei processi emotivi.
Il nostro personale processo di studio si orienta in modo trasversale su piani differenti: lo spazio vuoto, il corpo, la drammaturgia. La compagnia ha incontri periodici di studio e formazione con: Jurij Alschitz, Francis Pardeilhan, Massimiliano Civica, Loris Petrillo, Salvo Romania, German Jauregui.
Spettacoli OSM: Ultimo Round (2005); Cloch-Art (2007); 1viaggio.1incontro (2009 – Vincitore della vetrina IN Anticorpi XL 2010); 2feel romeoegiulietta (2009); Le babbucce del buon re (2010); Le pupe (2011); Primo studio di IOMIODIO (2011 – Semifinalista Premio Scenario 2011 – Finalista Napoli Fringe Festival 2012).

Torna alle interviste ai finalisti del Premio SCENARIO infanzia 2012…

Rassegna stampa 8 – 14 novembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTIVAL

Romaeuropa Festival 2012 – All that we can do
26 settembre – 25 novembre, Roma
DNA. Vecchi cameo e tradizioni a s-finire di Ida Alessandra Vinella (Artribune, 8 novembre)
Call me god di Alice Calabresi (Che teatro che fa − Repubblica.it, 8 novembre)
Scontri di civiltà metropolitani di Laura Landolfi (Myword, 8 novembre)
Call me god di Sara Benvenuto (SaltinAria, 8 novembre)
Deca Dance 2012 di Valentina De Simone (Che teatro che fa − Repubblica.it, 10 novembre)
Soprattutto l’anguria. Civica mette in scena Pirozzi di Graziano Graziani (Myword, 12 novembre)
Sadeh21, gli spazi atemporali di Ohad Naharin di Andrea Falcone (Myword, 12 novembre)
La minaccia incombe di Laura Novelli (Paneacqua, 12 novembre)
Romaeuropa, gli spettacoli di Ponifasio e von Mayenburg di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 12 novembre)
Dalla parola alla drammaturgia: Call me God di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 13 novembre)
Ostermaier, Spregelburd, Cervo e Mayenburg. Giocando a dadi col Nome di Dio di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 14 novembre)

Le vie dei Festival 2012
16 ottobre – 20 novembre, Roma
La seconda Neanderthal di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa − Repubblica.it, 8 novembre)
La seconda Neanderthal di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 8 novembre)
“TA-KAI-TA (Eduardo per Eduardo)”. Viaggio di andata e ritorno nell’universo eduardiano di Mario Di Calo (Il Corriere dello Spettacolo, 9 novembre)
Elettra. Biografia di una persona comune di Sara Benvenuto (SaltinAria, 13 novembre)
Sulla necessità del rito. La seconda Neanderthal di Claudia Castellucci di Viviana Raciti (Teatro e Critica, 14 novembre)

Primavera dei Teatri 2012 – Fioritura Tardiva
1 – 4 novembre, Castrovillari
1952, a Danilo Dolci di Paolo Randazzo (Dramma)
Primavera dei Teatri: frivolezze ed ultime visioni di Emilio Nigro (Krapp’s Last Post, 10 novembre)
La primavera tardiva di Castrovillari di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 13 novembre)

Festival PULSI – Corpi e suoni in tempo reale
5 – 11 novembre, Milano
Fra stati di coscienza e visualizzazioni, sorseggiando un the. Francesca Proia arriva a Pulsi di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 8 novembre)
Pit Stop #1 di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 9 novembre)
Pulsi: ultimi sguardi su un’improvvisazione che è ricerca senza fine di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 13 novembre)
Im-Pulsi di libertà. Riflessioni su una serata al Festival Pulsi IX edizione
di Daria D. (Il Corriere dello Spettacolo, 14 novembre)

STANZE – Esperienze di teatro d’appartamento
marzo – aprile, ottobre – novembre, Milano
La malattia dei nervi di un “Prodigioso delirio” entra nella Stanza per diventare Teatro. Una superba interpretazione di Mario Sala di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 10 novembre)
Prodigioso delirio fra quattro mura di Maria Grazia Gregori (Myword, 13 novembre)

Illecite // Visioni
9 – 12 novembre, Teatro Filodrammatici, Milano
Racconti di giugno di Andrea Dispenza (SaltinAria, 12 novembre)
Le mille bolle blu
di Claudio Facchinelli (Persinsala, 13 novembre)
Racconti di giugno di Caterina Perali (Persinsala, 13 novembre)

altre dai festival
Il vortice bianco nella “Stanza di Orlando”
di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 8 novembre)
La dignità insegnata dai burattini di Fabrizio Baleani (Paneacqua, 8 novembre)
Hamelin (Gli Incauti) – Sguardi di quinta di Futura Tittaferrante (Teatro e Critica, 8 novembre)
Deviazioni di danza 1 di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 10 novembre)
Andrea Scanzi in “Gaber se fosse Gaber”. La poesia di Giorgio Gaber al teatro Goldoni di Venezia di Laura Berlinghieri (NonSoloCinema, 10 novembre)
Gender Bender International Festival di Serena Zammartini (Eventando, 13 novembre)
Generi in Evoluzione / Gender Bender di Irene Pasini (Eventando, 14 novembre)

SPETTACOLI
Su Scintille regia di Laura Sicignano
(Teatro Duse, Genova 6 – 11 novembre)
Scintille
di Emanuela Ferrauto (Dramma)
Rogo di operaie vittime del lavoro di Gianni Poli (Drammaturgia, 9 novembre)

Su Caligula regia di Eimuntas Nekrosius (Teatro Olimpico, Vicenza 26 – 27 ottobre)
Nekrosius: la regia debole di Roberta Ferraresi (Doppiozero, 8 novembre)
Nekrosius e Camus per un Caligula contemporaneo di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 13 novembre)

Su Siegfried (Der Ring des Nibelungen) di Richard Wagner, regia di Guy Cassiers (Teatro alla Scala, Milano 23 ottobre – 18 novembre)
La fiaba moderna di Sigfrido di Vincenzo Borghetti (Drammaturgia, 9 novembre)
Siegfried alla Scala: scena fredda, orchestra rovente di Davide Cornacchione (Myword, 12 novembre)

Su L’uomo della sabbia di Menoventi (Teatro Elfo Puccini, Milano 6 – 11 novembre)
L’uomo della sabbia: quaerendo invenietis di di Renzo Francabandera (Paneacqua, 11 novembre)
L’uomo nella sabbia di Claudio Facchinelli (Persinsala, 11 novembre)

Su John Gabriel Borkman regia di Piero Maccarinelli (Teatro Grassi, Milano 7 – 18 novembre)
Milano: al Teatro Grassi la prima di “John Gabriel Borkman” di Adele Labbate (Recensito, 8 novembre)
“John Gabriel Borkman” di Ibsen al Teatro Grassi di Milano
di Rinaldo Vignati (NonSoloCinema, 9 novembre)

Su Questa sera si recita a soggetto regia di Ferdinando Ceriani (Teatro Carcano, Milano 5 – 18 novembre)
Milano: il ritorno di Pirandello con “Questa sera si recita a soggetto” di Adele Labbate (Recensito, 9 novembre)
“Questa sera si recita a soggetto”. Attori tra il pubblico, uomini tra personaggi di Flavia Severin (Il Corriere dello Spettacolo, 12 novembre)
Questa sera si recita a soggetto di Emanuele Marconi (Persinsala, 13 novembre)

Su La leggenda del Grande Inquisitore regia di Pietro Babina (Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi, Roma 7 novembre – 9 dicembre)
La leggenda del Grande Inquisitore di Velia Viti (Persinsala, 10 novembre)
La leggenda del Grande Inquisitore di Serena Lena (SaltinAria, 10 novembre)
Il grande Inquisitore, una leggenda contemporanea di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 11 novembre)

Su Tutto per bene regia di Gabriele Lavia (Teatro Strehler, Milano 6 – 18 novembre)
Tutto per bene di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 8 novembre)
La danza dei contrari
di Adela Gjata (Drammaturgia, 8 novembre)
Milano: al Teatro Strehler il cupo “Tutto per bene” di Pirandello di Adele Labbate (Recensito, 13 novembre)

Su Amleto² regia di Filippo Timi (Teatro Franco Parenti, Milano 6 – 11 novembre)
“Amleto²“: Filippo Timi torna al Teatro Franco Parenti di Tamara Malleo (Recensito, 9 novembre)
Amleto² di Daniela Cohen (SaltinAria, 10 novembre)

Su Flatlandia regia di Chiara Guidi (Teatro Franco Parenti, Milano 7 – 18 novembre)
Flatlandia di Serena Lietti (SaltinAria, 11 novembre)
Al teatro Franco Parenti di Milano è di scena il magico mondo di Flatlandia
di Tamara Malleo (Recensito, 12 novembre)

Su Kaput Mundi di Angelo Longoni (Teatro dell’Angelo, Roma 30 ottobre – 18 novembre)
Kaput Mundi di Andrea Cova (SaltinAria, 11 novembre)
Kaput Mundi. La gioventù bruciata secondo Angelo Longoni di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 11 novembre)

altri spettacoli
Carlo Cecchi fra le Torri e Hollywood di Enrico Fiore (Controscena, 8 novembre)
Gorghi teatrali a Genova. In scena al Teatro della Tosse il Conte di Lautréamont
: ovvero, un omaggio appassionato a Isidore Ducasse di Alessandro Marzocchi (Artribune, 9 novembre)
Caproni, il poeta che somiglia a Eduardo di Enrico Fiore (Controscena, 9 novembre)
“Il Discorso del Re”. Solo vincendo se stessi si può guidare una Nazione! di Elisa Poccetti (Il Corriere dello Spettacolo, 9 novembre)
“Cloture de l’amour” di Pascal Rambert di Enrico Silvano (NonSoloCinema, 9 novembre)
La Crocifissione di “Amleto” di Govoni e Ameruoso (Paneacqua, 9 novembre)
Baby Don’t Cry. A Babilonia si fa teatro, ragazzi di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 9 novembre)
Metti una sera…i RedReading con Notturno Pasolini di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 9 novembre)
La Merda. Decalogo del Disgusto #1
di Valentina De Simone (Che teatro che fa − Repubblica.it, 11 novembre)
Riecco Zorro, nello stile dei Pooh di Enrico Fiore (Controscena, 11 novembre)
Un ufficio, una donna, un funzionario, la cappa dello Stato di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 11 novembre)
Reality della scrittura di Laura Gemini (L’incertezza creativa, 11 novembre)
Teatro delle Moire: un catalogo delle interazioni umane di Stefano Castelli (Artribune, 12 novembre)
“Arturo lo chef”, gli ingredienti giusti del teatro
di Paola Abenavoli (Cultural Life, 12 novembre)
Agli albori dell’intelligenza umana di Gianni Poli (Drammaturgia, 12 novembre)
Edipo nella macchina scenica di Marcido Marcidorjs di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 12 novembre)
Storie di famiglia di Renzo Francabandera (Paneacqua, 12 novembre)
Nekrosius all’Argentina si misura con Dante di Maria Pia Monteduro (Paneacqua, 12 novembre)
Gioie e sudori al profumo di brillantina di Cosimo Manicone (Sipario.it, 13 novembre)
Il futuro anteriore del Teatro i di Milano di Maddalena Peluso (Il Tamburo di Kattrin, 13 novembre)
Infactory di Nicoletta Fabio (Persinsala, 13 novembre)
Giuliana Musso tra le memorie della Fabbrica dei preti di Rita Borga (Krapp’s Last Post, 14 novembre)
Sangue che non si lava, occhi che non conoscono sonno: gli arbori del Macbeth di De Rosa di Federica Sustersic (Rumor(s)cena, 14 novembre)

INTERVISTE
Produrre arti performative: Valeria Orani e l’esperienza di exPopTeatro 2.0 di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 8 novembre)
Stanze. La rassegna teatrale ospitata nelle case, a Milano di Renzo Francabandera (Paneacqua, 9 novembre)
Conversazione con Teatro Sotterraneo – Verso il Daimon di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 10 novembre)
Teatro di guerra Cartoline dal Kosovo. Fare teatro in un paese da ricostrure, con un incontro con Jeton Neziraj di Anna Maria Monteverdi (Ateatro, 11 novembre)
Fabio Gomiero: “ImitationOfDeath”: un’esperienza necessaria e catartica di Andrea Cova (SaltinAria, 11 novembre)
Claudia Salvatore: un lavoro di scarnificazione, attaccati ai nostri respiri che si accartocciano di Andrea Cova (SaltinAria, 11 novembre)
Stefano Accorsi a Chi è di scena con Furioso Orlando (intervista) – ospite Francesco Niccolini di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 12 novembre)
Dalla vita alla morte e ritorno. Con Ricci/Forte, persi in un’intervista visionaria di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 12 novembre)
Editoria teatrale di ieri, oggi, domani. Intervista a Oliviero Ponte di Pino di Maddalena Giovannelli (Ateatro, 13 novembre)
Teatro delle Albe: Pantani di Massimo Marino (Doppiozero, 14 novembre)

APPROFONDIMENTI
La “realtà” a teatro. Domande aperte all’ultima stagione di Rodolfo Sacchettini (Altre Velocità, novembre)
Quale futuro per i teatri d’Opera? di Redazione (Chiediteatro, 8 novembre)
La sfida del Teatro Garibaldi Aperto di Palermo di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 8 novembre)
Dossier. L’arte dello spettatore Dioniso o Penteo? Il lavoro sul pubblico del Teatro del Lemming. Mito e Tragedia dall’Edipo all’Amleto di Massimo Munaro (Ateatro, 11 novembre)
Le sorprese del metodo call & response. Dal diario di un laboratorio musicale con Amref in Kenya di Antonella Talamonti (Ateatro, 11 novembre)

 

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

Rassegna stampa 1 – 7 novembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FESTIVAL E RASSEGNE

ERA – Festival Internazionale di Teatro, Danza e Letteratura
12 – 28 ottobre, Fondazione Pontedera Teatro
“Soprattutto” non c’è futuro nella vita di un uomo a cui non importa nulla di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 1 novembre)
Pedala in bicicletta, vola in cielo, attraversa oceani e continenti. Ferdinando Pessoa rivive in “Lisboa”, viaggio della memoria di Roberto Rinaldi (Rumor(s)cena, 3 novembre)

Primavera dei Teatri 2012 – Fioritura Tardiva
1 – 4 novembre, Castrovillari
Saverio La Ruina: Primavera dei Teatri 2012
di Lorenzo Donati (Altre Velocità)
Sparlando su Primavera dei Teatri e non solo di Mario Bianchi & Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 1 novembre)
Primo giorno di Primavera a Castrovillari di Emilio Nigro (Krapp’s Last Post, 3 novembre)

Romaeuropa Festival 2012 – All that we can do
26 settembre – 25 novembre, Roma
ImitationOfDeath di Andrea Cova (SaltinAria, 1 novembre)
L’equilibrio degli opposti nella natura di Lemi Ponifasio di Manuela Rossetti (Krapp’s Last Post, 2 novembre)
Call me god di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 novembre)
Imitationofdeath: in scena il mondo scabro di Ricci/Forte di Andrea Porcheddu (L’onesto Jago – Linkiesta.it, 6 novembre)

Gender Bender 2012
27 ottobre – 3 novembre, Bologna
Magnitudini dell’interiorità. I-ON di Ivo Dimchev
di Agnese Doria (Altre Velocità)
Operetta burlesca – studio 1 di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 4 novembre)
Studio per “Operetta Burlesca” di Emma Dante: il varietà a colloquio con la regia di Rossella Menna (Rumor(s)cena, 5 novembre)
Gender Bender: danza e teatro di Massimo Marino (Controscene – CorrierediBologna.it, 6 novembre)
Il folk antiesotico di Alessandro Sciarroni, fino all’ultimo spettatore di Giulia Taddeo (Krapp’s Last Post, 7 novembre)

ZOOM Festival 2012 – Qui & Ora
6 – 12 novembre, Teatro Studio, Scandicci
Scandicci: torna lo Zoom sul teatro under 35
di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 1 novembre)
Ancora festival, ancora teatro. Lo Zoom di Scandicci
di Michele Pascarella (Artribune, 5 novembre)
Scandicci. Lo Zoom di Krypton mette a fuoco il Qui e Ora di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 6 novembre)
Zoom Festival: le nuove generazioni del teatro qui & ora di Marco Menini (Krapp’s Last Post, 7 novembre)

Le vie dei Festival 2012
16 ottobre – 20 novembre, Roma
I due passi di Carullo-Minasi verso una fragile elegia della felicità
di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 1 novembre)
La seconda Neanderthal di Valentina De Simone (Che teatro che fa – Repubblica.it, 7 novembre)

… altre dai festival
Il corpo e l’invisibile, contro ogni evidenza di Michele Pascarella (Artribune, 1 novembre)
Nel cuore della danza, oltre la danza, malgrado la danza. Faces e Nocturnes di Maguy Marin al Festival d’Automne di Nina Gugliemino (Ateatro, 1 novembre)
Perdutamente, la scena romana di Andrea Pocosgnich (Doppiozero, 1 novembre)
Due donne che ballano
di Valeria Merola (Dramma, 2 novembre)
Pulsi 2012: corpi, suoni e sguardi in tempo reale di Daniela Arcudi (Krapp’s Last Post, 2 novembre)
InContemporanea Parma Festival. Tre (e più) buone occasioni per la scena d’inizio stagione di Andrea Alfieri (Krapp’s Last Post, 5 novembre)
Bastard! di Damiano Pignedoli (Dramma, 7 novembre)

STAGIONI TEATRALI 2012/2013

Su Yes I am di Alessandro Rugnone (Teatro Elfo Puccini, Milano 30 ottobre – 4 novembre)
Al Teatro Elfo Puccini di Milano in scena il disagio giovanile di Adele Labbate (Recensito, 1 novembre)
Yes I am. Nuove Storie di Silvana Costa (Persinsala, 2 novembre)
Il felice debutto di Alessandro Rugnone. Yes I am: respirando gioventù di Renzo Francabandera (Krapp’s Last Post, 3 novembre)
Yes I am
di Angela Villa (Dramma, 4 novembre)

Su Cleopatràs e Mater Strangosciàs di Giovanni Testori, regia di Gigi Dall’Aglio (Teatro Ringhiera, Milano 25 – 28 ottobre e 1 – 4 novembre)
Cleopatràs e Mater Strangosciàs. Arianna Scommegna eroina testoriana di Renato Palazzi (Myword, 2 novembre)
Podcast: Arianna Scommegna è la “Mater” di Testori di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 2 novembre)

Su La discesa di Orfeo di Tennessee Williams, regia di Elio De Capitani (Teatro Elfo Puccini, Milano 16 ottobre – 4 novembre)
La discesa di Orfeo di Renzo Francabandera (Paneacqua, 5 novembre)
La discesa di Orfeo di Elio De Capitani dove i personaggi sono interpreti e narratori di se stessi di Patrizia Binco (Rumor(s)cena, 5 novembre)

Su Stitching (Lo strappo) di Antony Neilson, regia di Pierpaolo Sepe (Teatro Spazio Uno, Roma 30 – 31 ottobre)
Stitching (Lo strappo) di Alfredo Agostini (Persinsala, 1 novembre)
Stitching di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 1 novembre)

… altri spettacoli
Un travet fra l’evaso e Pippo Baudo di Enrico Fiore (Controscena, 1 novembre)
Importante, molto importante. La Trilogia di Maurizio Giordano (Dramma, 1 novembre)
Il cappello di carta di Maurizio Giordano (Dramma, 1 novembre)
Look Up, America! di Alessio Neroni (Persinsala, 1 novembre)
Non come loro di Laura Sales (SaltinAria, 1 novembre)
La manomissione delle parole di Daniela Cohen (SaltinAria, 1 novembre)
Diario di un pazzo di Alice Calabresi (Che teatro che fa – Repubblica.it, 2 novembre)
Rivieccio nel piano bar della vita di Enrico Fiore (Controscena, 2 novembre)
Siamosolonoi di Maria Dolores Pesce (Dramma, 2 novembre)
Antonio e Cleopatra e io di Marco Togna (Dramma, 2 novembre)
Genet allo Spazio Tertulliano di Daniele Stefanoni (Dramma, 2 novembre)
Parigi a Linz di Paolo Patrizi (Drammaturgia, 2 novembre)
Alieni di Caterina Perali (Persinsala, 2 novembre)
Uscita di Emergenza di Italia Santocchio (SaltinAria, 2 novembre)
Lei dunque capirà di Camilla Lietti (Stratagemmi, 2 novembre)
Il diario di Mariapia. Paravidino esorcizza il dolore di Laura Timpanaro (Krapp’s Last Post, 4 novembre)
L’Isola che non c’è di Isabella Polimanti (SaltinAria, 4 novembre)
Pitecus di Caterina Paolinelli (SaltinAria, 4 novembre)
Discorsi alla Nazione – studio per uno spettacolo presidenziale di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa – Repubblica.it, 5 novembre)
Il Cirque du Soleil torna in Italia in “Alegria”. L’organizzazione italiana è di Live Nation di Chiara Giacobelli (NonSoloCinema, 5 novembre)
Bruce Myers vecchio inquisitore
di Bruna Monaco (Paneacqua, 5 novembre)
Studio sul Simposio di Platone di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 5 novembre)
Momento di Follia di Alessio Neroni (Persinsala, 5 novembre)
Tradimenti di Michela Di Mario (Persinsala, 5 novembre)
La cantatrice calva di Daniele Rizzo (Persinsala, 5 novembre)
Chi ha paura muore ogni giorno di Laura Sales (SaltinAria, 5 novembre)
Cirillo mette in scena Feydeau e le sue assurde apparenze di Carlotta Tringali (Il Tamburo di Kattrin, 5 novembre)
Il sorriso tragico e sornione di Beckett di Giambattista Marchetto (Bon vivre, 6 novembre)
César Brie, 120 chili di jazz e l’arte di divertirsi di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 6 novembre)
L’esperimento fallito del “Furioso Orlando” di Maria Rosaria Carifano (NonSoloCinema, 6 novembre)
Carafollia di Alessio Neroni (Persinsala, 6 novembre)
L’ironico Edipo dei Marcido di Maria Grazia Gregori (Myword, 7 novembre)
“Oscura immensità” e “Razzabastarda”. Il nuovo dittico registico di Alessandro Gassmann di Filomena Spolaor (NonSoloCinema, 7 novembre)
Caligula di Nicola Arrigoni (Paneacqua, 7 novembre)


INTERVISTE
Costruendo catastrofi con Spregelburd di Andrea Ciommiento (Myword, 1 novembre)
A Chi è di scena La Cantatrice Calva (regia di Castri), e un’intervista inedita a Stefano Massini di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 2 novembre)
Leonardo Delogu: la tappa finale del mio Camminare nella frana di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 5 novembre)
“Il potere corrode tutti”. Intervista a César Brie di Felice Carlo Ferrara (Krapp’s Last Post, 6 novembre)
Che forma ha un teatro politico? Conversazione con Fabrizio Arcuri di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 7 novembre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI
Il maestro nell’isola della pedagogia. Tre anni di laboratorio di Anatolij Vasil’ev a Venezia di Fernando Marchiori (Ateatro, 1 novembre)
Silvia Albanese vince il Premio Critica in MOVimento di Giovanni Perypezye (Studio28.tv, 2 novembre)
I premi della critica 2012 di Anna Bandettini (Post teatro – Repubblica.it, 5 novembre)

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti

No Man’s Island – tra visioni e miraggi dell’uomo contemporaneo

NO MAN’S ISLAND 2012/2013 TRA VISIONI E MIRAGGI DELL’UOMO CONTEMPORANEO

MACERATA – No.M.I./No Man’s island – Solitudini da osservare è l’arcipelago di visioni e miraggi in cui il teatro accade. Il bisogno di esplorare in modo permanente il circostante impone la necessità di elaborare un progetto articolato nel tempo. Nasce Isole. Visioni e miraggi dell’uomo contemporaneo, una serie di appuntamenti programmati da ottobre 2012 ad aprile 2013.
Sulla “No man’s island” approdano talenti emergenti come Simone Perinelli, Silvia Gallerano e Cristian Ceresoli accanto ad artisti affermati come Roberto Latini.Personalità di rilevo nell’ambito della critica come Roberto Cresti e Attilio Scarpellini conducono percorsi di indagine dell’arte e del teatro contemporaneo.

PROSPETTIVE
Per la sezione Prospettive si inizia giovedì 25 ottobre con (S)oggetti da interpretare, un percorso di educazione al teatro e alla ricezione delle arti contemporanee per le scuole secondarie di secondo grado a cura di Nessunteatro e Roberto Cresti, docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Macerata.

Mercoledì 10 aprile 2013, presso Palazzo Ugolini (Facoltà di Lettere) alle ore 15, il professor Roberto Cresti e il critico teatrale Attilio Scarpellini conducono il laboratorio di formazione alle estetiche del 900 La ricerca dell’umano. Teatro e arti contemporanee nella società dello spettacolo, in collaborazione con la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Macerata.

APPRODI
La sezione Approdi si apre lunedì 5 novembre 2012 alle ore 21, presso il Teatro Lauro Rossi, con lo spettacolo Requiem for Pinocchio, diretto e interpretato da Simone Perinelli della compagnia LeVieDel Fool, un monologo attuale e visionario che prende spunto dalla favola collodiana per rappresentare il dramma di Pinocchio trasformato da burattino in essere umano e costretto a sopravvivere nel mondo reale. Presentata in prima regionale, la nuova produzione del giovane artista, vincitore tra il 2009 e il 2011 di numerosi premi e riconoscimenti ha ottenuto nel 2012 il Premio Anteprima e il Premio Bianco e Nero della Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe.

Mercoledì 6 febbraio 2013 sul palco del Lauro Rossi, alle ore 21, torna il raffinato lavoro di ricerca di Roberto Latini che in prima regionale presenta Noosfera Titanic, il secondo movimento del programma da lui firmato e iniziato con Noosfera Lucignolo, ospitato a “No man’s island” a novembre scorso. Lo spettacolo, intenso e vibrante, si richiama alla vicenda del famoso transatlantico con il quale si sono inabissati i sogni e le illusioni di un’intera generazione. Mentre la nave affonda, mentre tutto intorno cade giù, noi, da anni, tutti i giorni, continuiamo a suonare. Roberto Latini, riconosciuto talento del teatro di ricerca italiano, ha intrapreso con la Compagnia Fortebraccio Teatro un originale percorso che lo ha visto protagonista nei maggiori festival e rassegne nazionali.

Domenica 3 marzo alle ore 18, presso il Teatro di Villa Potenza (MC), l’attrice Silvia Gallerano e l’autore Cristian Ceresoli raccontano la nascita del lavoro La merda, pluripremiato (Fringe First Award 2012 al Fringe Festival di Edimburgo, Arches Brick Award 2012, The Stage Award 2012 come Best Solo Performance, in nomination al Total Theatre Award 2012, Premio della Critica Giovani Realtà del Teatro 2010, Premio del Pubblico Giovani Realtà del Teatro 2010) e recensito dai maggiori media nazionali e internazionali (The Guardian, The Times, Il Sole 24 Ore, La o Repubblica, L’Unità, Corriere della Sera). Al centro dell’incontro come nasce un decalogo del disgusto e come muta in invettiva, grido, corpo che intesse la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una “giovane” donna “brutta” ostinata nell’aprirsi un varco nella società delle cosce e delle libertà.

La rassegna No.M.I, nata a novembre 2010 e patrocinata dal Comune di Macerata, è organizzata dalla Compagnia Nessunteatro. La direzione artistica è curata da Fabrizio Baleani e Matteo Ripari, il coordinamento è di Silvia Vagnoni.

Per gli spettacoli in programma al Lauro Rossi è necessaria la prenotazione telefonica al numero 329.7020664

 

Rassegna stampa 24 – 31 ottobre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DAI FESTIVAL

Romaeuropa Festival 2012 – All that we can do
26 settembre – 25 novembre, Roma
Constanza Macras e le nostre fobie. A tempo di danza
di Simone Pacini (Krapp’s Last Post, 24 ottobre)
La danza periferica di Virgilio Sieni di Bruna Monaco (Paneacqua, 24 ottobre)
Imitationofdeath di Valentina De Simone (Che teatro che fa, 25 ottobre)
Bill T. Jones, storyteller per il tributo a John Cage di Michele Ortore (Krapp’s Last Post, 26 ottobre)
Imitationofdeath di Rossella Porcheddu (Che teatro che fa, 26 ottobre)
ricci/forte: Imitation of Death or imitation of life? di Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica, 28 ottobre)
Imitationofdeath, il duo Ricci/Forte al Romaeuropafestival di Mario Di Calo (Corriere dello Spettacolo, 29 ottobre)
L’equilibrio della decomposizione di Birds with Skymirrors di Bruna Monaco (Paneacqua, 29 ottobre)

Uovokids 2012
28 ottobre, Milano
Un uovo per i più piccoli di Jennifer Malvezzi (Artribune, 26 ottobre)
UovoKids 2012. La creatività in mano ai bambini di Daniela Arcudi (Krapp’s Last Post, 30 ottobre)
Uovokids 2012 di Mara Verena Leonardini (Persinsala, 31 ottobre)

65° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico
1 settembre – 27 ottobre, Vicenza
“Caligula” di Eimuntas Nekrosius. Ancora una grande messinscena del regista lituano di Enrico Silvano (NonSoloCinema, 30 ottobre)

ERA – Festival internazionale di Teatro, Danza e Letteratura
12 – 28 ottobre, Fondazione Pontedera Teatro
L’invasione degli “Ultracorpi” travestiti da fave. I Sacchi di Sabbia esplorano ancora il mondo della fantascienza di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 25 ottobre)
ERA Festival – L’amore (è) volatile di Silvia Mei (Culture Teatrali, 26 ottobre)
Il cammino di Simona Maria Frigerio (Persinsala, 26 ottobre)
Quick Silver di Daniele Rizzo (Persinsala, 27 ottobre)
Del battere e levare di Cristina Rizzo. Quando il futuro è il movimento di Simona Cappellini (Krapp’s Last Post, 30 ottobre)

Teatro Goldoni – Sala In/Off 2012
27 settembre – 25 ottobre, Venezia
Istantanea di memorie siciliane, il racconto di Tindaro Granata è una saga di generazioni di Federica Sustersic (Rumor(s)cena, 25 ottobre)
“Raccontare, raccontare… Francesco” al Teatro Goldoni di Venezia di Filomena Spolaor (NonSoloCinema, 31 ottobre)

Festival Intercity 25
21 settembre – 29 ottobre, Teatro della Limonaia – Sesto Fiorentino, Firenze
Il ping pong e la danza secondo Jo Strømgren di Ines Baraldi (Krapp’s Last Post, 31 ottobre)

Sienafestival
22 settembre – 14 ottobre, Siena
Il sogno dopo la caduta di Alessandra Cava (Doppiozero, 30 ottobre)

Altre dai festival
Circus Klezmer per le Vie dei festival di Federica Spinella (Krapp’s Last Post, 25 ottobre)
Teatroltre. Altre prospettive sulla scena calabrese di Mario Bianchi (Krapp’s Last Post, 26 ottobre)
A Parma non si infiamma la Battaglia di Davide Cornacchione (Myword, 31 ottobre)

… E PRIMIZIE DI STAGIONE!

SPETTACOLI

A scuola da Eduardo tra vita e teatro di Enrico Fiore (Controscena, 24 ottobre)
Arlecchino non passa mai di moda di Tommaso Chimenti (Corriere Nazionale, 24 ottobre)
Veronica. Quando la pagina convince più della scena di Andrea Pocosgnich (Teatro e Critica, 24 ottobre)
Camminando nell’assenza piena di Cage’s Parade di Giacomo D’Alelio (Krapp’s Last Post, 25 ottobre)
L’amore schifo dei Maniaci d’amore
di Renzo Francabandera (Paneacqua, 25 ottobre)
Tradimenti di Giacomo Fasola (Stratagemmi, 25 ottobre)
Hamletas di Corrado Rovida (Stratagemmi, 26 ottobre)
Berardi prova a volare. E ci riesce di Renato Palazzi (Myword, 26 ottobre)
“Moscheta” di Ruzante al Teatro Carcano di Milano di Rinaldo Vignati (NonSoloCinema, 26 ottobre)
“Discorso Grigio” all’Angelo Mai occupato di Anna Bandettini (Post teatro, 26 ottobre)
Il Grande Inquisitore di Valentina De Simone (Che teatro che fa, 26 ottobre)
La madre. L’omaggio alla classe operaia di Carlo Cerciello di Francesco Bove (Krapp’s Last Post, 27 ottobre)
In quella scatola il testamento di Eduardo di Enrico Fiore (Controscena, 27 ottobre)
Un “turco” fra Scarpetta e Totò di Enrico Fiore (Controscena, 28 ottobre)
È vero (Radiance) di Maria Rita Di Bari (Che teatro che fa, 28 ottobre)
Cirillo e Pacebbene nel carcere dell’anima di Enrico Fiore (Controscena, 29 ottobre)
Still life. Sull’arte della precarietà teatrale di Maria Vittoria Bellingeri (Krapp’s Last Post, 29 ottobre)
L’Arturo Ui del Berliner Ensemble. Una lezione di repertorio di Vega Partesotti (Krapp’s Last Post, 29 ottobre)
La Madre di Valentina De Simone (Che teatro che fa, 29 ottobre)
Esequie solenni di Angela Villa (Dramma, ottobre)
Ugo Chiti leggero e incisivo con “Due fatti di cronaca in nero”
di Gherardo Vitali Rosati (Myword, 29 ottobre)
Ugo Chiti racconta di Lorenzo Galletti (Drammaturgia, 30 ottobre)
Barba e l’odin teatret: i simboli e l’attore di Maria Francesca Sacco (Paneacqua, 30 ottobre)
Eduardo a Napoli diviso in due di Antonio Tedesco (Teatrocult, 30 ottobre)
La discesa di Orfeo di Martina Treu (Stratagemmi, 30 ottobre)
A proposito di Tradimenti. Pinter oltre l’ufficiale quotidianità di Martina Melandri (Krapp’s Last Post, 31 ottobre)
Lo Stabat Mater di Paolo Borsellino di Laura Landolfi (Myword, 31 ottobre)
Dalla Russia alla Campania, le memorie di un pazzo di Rossella Porcheddu (Il Tamburo di Kattrin, 31 ottobre)

INTERVISTE
Stefano Tè, un festival in movimento di Redazione (Persinsala, 24 ottobre)
Giuseppe Bologno: l’attore allo specchio si racconta dietro le quinte di Ilaria Guidantoni (SaltinAria, 26 ottobre)
Stefano Accorsi e l’a furia di Orlando – Intervista di Gherardo Vitali Rosati (Gherardovitalirosati.it, 27 ottobre)
Laura Pasetti (Esequie solenni). Ritratti d’autore di Claudia Schirripa (Persinsala, 31 ottobre)

POLITICHE E APPROFONDIMENTI
Identità bastarde al Teatro Garibaldi Aperto di Massimo Marino (Doppiozero, 24 ottobre)
Focus Sicilia: Garibaldi Aperto, il teatro dei “briganti” di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 24 ottobre)
Dobbiamo rottamare i vecchi? Prima sentiamo come parlano i giovani-vecchi di Katia Ippaso (Le Storie di Katia, 27 ottobre)
Significazione.09 / Una rubrica per ripensare la relazione tra semiotica e teatro oggi di Luca Di Tommaso (Culture Teatrali, 28 ottobre)
Un nuovo spazio teatrale a Roma per esorcizzare la crisi di Maria Pia Monteduro (Paneacqua, 29 ottobre)
Atlante XXII – Il Pensiero Muto fra teatro e critica di Simone Nebbia (Teatro e Critica, 30 ottobre)

EVENTI – OTTOBRE

La Rete Critica a Vicenza
Teatro Olimpico, Vicenza, 27 – 28 ottobre
Rete critica: un premio per riflettere di critica teatrale ai tempi del web 2.0 di Massimo Marino (Controscene, 23 ottobre)
La critica tra carta e rete: il podcast di Anna Bandettini (Post teatro, 25 ottobre)
Rete Critica, una cronaca per appunti
di Lorenzo Donati (Altre Velocità, ottobre)
Teatro e web: il convegno e il Premio Rete Critica a Daniele Timpano di Anna Bandettini (Post teatro, 29 ottobre)
La Rete Critica a Vicenza: report. Una intervista a Oliviero Ponte di Pino di “Venezia Musica” (Ateatro, 31 ottobre)

Avanzando sulla corda tesa. Peter Brook al Piccolo di Maria Vittoria Bellingeri (Krapp’s Last Post, 24 ottobre)
La Duse, i premi e il bello di essere attrici di Anna Bandettini (Post teatro, 31 ottobre)

La rassegna stampa web de Il Tamburo di Kattrin è curata da Elena Conti