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Fratelli Dalla Via “Mio figlio era come un padre per me”

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Un tentativo di attraversare gli spettacoli di B.Motion Teatro 2014: una rete di questioni, temi, rimandi e pensieri intorno ai lavori in programma al festival. Con la collaborazione di artisti, ospiti, operatori e spettatori.

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[cosa succede in scena in un tweet di 140 caratteri]

citazione
[una frase tratta dallo spettacolo]

“La prima generazione ha lavorato.
La seconda ha lavorato e risparmiato.
La terza ha lavorato, risparmiato e sfondato… poi siamo arrivati noi.”

“Il miracolo del nordest è la fotocopia sbiadita del sogno americano.”

playlist
[una canzone dallo spettacolo]

[youtube]http://youtu.be/1bLOef7m4-k[/youtube]

consigli
[a partire da alcune suggestioni tratte dallo spettacolo]

GHOST
I am thy father’s spirit,
doomed for a certain term to walk the night,
and for the day confined to fast in fires,
till the foul crimes done in my days of nature
are burnt and purged away.
[Hamlet, W. Shakespeare]

 

extra
[spunti per approfondire lo spettacolo, il lavoro del gruppo, il percorso degli artisti]

Mio figlio era come un padre per me è stato il lavoro vincitore del Premio Scenario 2013. Il Tamburo ha seguito il percorso di creazione e sviluppo dello spettacolo nelle diverse tappe di selezione del Premio. Vi proponiamo la lettura di alcuni articoli e interviste a Marta e Diego Dalla Via per approfondire le tematiche trattate nello spettacolo e le modalità di lavoro della compagnia.

Personaggi, stereotipi e linguaggi: in dialogo con i Fratelli Dalla Via
Scenario 2013: canti e preghiere della nuova Generazione
Intervista alla Generazione Scenario 2013
Souvenir#1 dal Premio Scenario 2013

#appuntidiunfestival pt.11: Jesús Rubio Gamo

La penultima serata di B.Motion Teatro si è chiusa con About Ofelia dello spagnolo Jesús Rubio Gamo, in una versione site specific per il festival. La compagnia spagnola ha scelto di introdurre lo spettacolo rivolgendo un suggerimento al pubblico: «non cercate la figura di Ofelia in scena. Cercate il vuoto, la sua assenza». Nella grande sala d’ingresso di Palazzo Bonaguro, le interpreti di About Ofelia si presentano agli spettatori, seduti nei tre lati della sala, scendendo lo scalone centrale avvolte nella surrealtà di un controluce. Sono corpi celati, racchiusi in tute bianche, intere, e con il volto coperto da una maschera-burqa dai colori sgargianti. La coreografia si fonda sul dialogo tra le due danzatrici, lasciando cogliere la loro presenza come un’unica entità. Da movimenti sincronici e gestualità reiterate, forze oppositrici generano incontri e scontri tra le performer, fino a giungere a esplosioni e cedimenti fisici. Jesús Rubio Gamo reinterpreta la figura shakespeariana focalizzandosi sulla sua follia e sullo svelamento di un corpo femminile castrato e sofferente.

#appuntidiunfestival pt.9: Alessandro Martinello

Serata intensa giovedì 30 agosto per B.Motion Teatro 2012: tre spettacoli in scena, che hanno portato gli spettatori a confrontarsi prima con la compagnia toscana inQuanto teatro, per poi tornare in Veneto con lo studio su Pinocchio degli affermati Babilonia Teatri, e poi con il lavoro di Alessandro Martinello Iai. Uno spettacolo che da un lato guarda all’opera di Yukio Mishima, in particolare a Introduzione alla filosofia dell’azione, dall’altro fa propria la ricerca sul video avviata dagli anni Settanta da Michele Sambin, attivo dal 1980 nella formazione padovana Tam Teatromusica.

Discostandosi leggermente da un’indagine sulla sintassi dell’immagine elettronica, la scena diviene uno spazio in cui mettere in campo una «tecnologia del sé» come viene definita dallo stesso performer, che introduce il lavoro servendosi di una videoproiezione in tempo reale: un flusso di coscienza che si fa luce, per poi impossessarsi nuovamente del corpo. La carne diventa un oggetto da sondare con videocamere e webcam, sino a esserne inglobati. Un’indagine che procede per frammenti, i cui strumenti sono palesati sulla scena e usati dal performer in tempo reale, come la musica curata da Luca Scapellato. Ne emerge un discorso che se da una parte mette in risalto l’impossibilità di una simultaneità tra tempo reale e tempo tecnologico – con le sue potenzialità di manipolazione –, dall’altro apre a una serie di riflessioni sull’unitarietà dell’individuo nell’era della diffusione dei dispositivi digitali, che minano la costruzione di identità unitarie, sollevando la necessità di recuperare un legame che sembra disgregarsi sempre più sotto la spinta del progresso.