Sono sette. Hanno abiti color corallo e capelli posticci, biondi o bruni. Entrano in scena uno alla volta, accompagnati dal suono di una chitarra elettrica. Si dispongono nello spazio, fronte al pubblico, spalle larghe e sguardo avanti. Suonano. Cantano. Danzano.
Sono nati nel 2009. Hanno base in Austria. Sono al loro secondo lavoro. Si chiamanoThe Loose Collective. A BMotion Danza 2013 hanno presentato – in prima nazionale – The old Testament according to the Loose Collective, produzione del 2012 che rientra nel progetto quinquennale EDNModul-Dance.
For they have even taken of the accursed thing, and have also stolen, and dissembled also, and they have put it even among their own stuff. (Joshua 7:11)
Si ispirano all’Antico Testamento, danno un’originale e personale visione delle storie bibliche, tra ambizione e frustrazione. Invadono il Garage Nardini con campionature, cori neo barocchi, beat boxing e musiche post punk.
Movimenti di gruppo, siparietti individuali, soli, duetti, e un coinvolgimento del pubblico esilarante quanto esasperante: uno spettacolo multicolore, un musical utopico, un melting pot brillante, sottolineato da un sapiente uso delle luci (lighting design di Peter Thalhamer).
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Intensa giornata quella di venerdì 24 agosto a B.Motion Danza che in uno degli appuntamenti quotidiani ha visto gli spettatori raggiungere l’affascinante dimensione del CSC San Bonaventura per la presentazione di Forms changed into new bodies.
La ricerca tra danza e video indagata da Tiziana Bolfe e Matteo Maffesanti scaturisce dalla partecipazione a SPAZIO, il progetto europeo di alta formazione nella danza contemporanea in relazione con le nuove tecnologie. Nello scorso marzo gli artisti hanno intrapreso una prima residenza al CSC Garage Nardini di Bassano del Grappa in cui hanno lavorato sullo studio Phases, una riflessione sul corpo e sulle sue possibili trasformazioni mediante l’uso del video.
Nasce così Forms changed into new bodies: la danzatrice e il videomaker abitano la Chiesa di San Bonaventura, la modellano e lasciano dialogare lo spazio teatrale con quello sacrale. L’altare diviene uno schermo pronto ad accogliere i particolari del corpo dei due danzatori, catturati dalle webcam dei Mac in scena. Al centro, di spalle rispetto al pubblico, il musicista Davide Pachera compone una base sonora in relazione al movimento coreografico e alle immagini proiettate. Arti che si incontrano, incrociano e fondono restituendo, pur nella segmentazione, nuove visioni del corpo in una narrazione disinteressata alla diversità tra i due, ma attenta a ricercare – e sviluppare – le possibilità di un mezzo, in dialogo con il linguaggio coreutico. La struttura del lavoro riflette sull’inconsistenza dei corpi e delle relazioni umane là dove il virtuale si sostituisce al reale, ma la ricerca volge lo sguardo solo a se stessa e non lascia che lo spettatore possa condividere altro, oltre l’istantanea fascinazione visiva.
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
CAMBIO DI MARCIA: A B.MOTION E’ DI SCENA IL TEATRO per inaugurare la seconda settimana due appuntamenti ponte tra danza e performance
(Bassano del Grappa) Dopo un solo giorno di pausa riprende martedì 27 agosto a B.motion, la sezione di Operaestate dedicata ai linguaggi del contemporaneo, che per la sua seconda settimana di programmazione si focalizza sul Teatro. 15 appuntamenti in 5 giorni per indagare la nuova scena nazionale ed internazionale in un mix di linguaggi che alternano parole e immagini, che scopre luoghi e incontra corpi in movimento con l’obiettivo di riflettere sulla gioventù, non tanto come condizione anagrafica, ma con tutto il carico di contraddizioni che porta con sé il bisogno smodato di corrispondere a un modello, come ben recita il sottotitolo “Forever Young”.
Juliette Nioche “Nos Solitudes” (foto di A. Poupeney)
I due lavori programmati in apertura rappresentano un ponte tra danza e performance a partire dalla francesce Julie Nioche ospite al Teatro Remondini (21.00) nell’ambito della rete Finestate Festival sostenuta dall’Institut Francais e i Nuovi Mecenati attraverso il progetto France Dance. Completa la serata il duo Fagarazzi Zuffellato al CSC Garage Nardini (22.00) in prima nazionale.
Julie Nioche è una delle più interessanti giovani autrici francesi. Il suo lavoro, difficilmente inquadrabile in generi e categorie, mescola corpi, architetture, oggetti, suoni e luci, esplorando le relazioni e i confini tra performance e installazione. Ne è un esempio “Nos solitudes”, dove un corpo sfida la forza di gravità in un’opera poetica e suggestiva. Un corpo sospeso a mezz’aria, un involucro umano mosso da un’intricata matassa di fili, che volteggia a diversi metri da terra. L’interprete, burattino e burattinaio insieme, comanda questa serie di contrappesi per sollevarsi eterea nello spazio del palcoscenico. “Nos solitudes” parla di questi tempi, dove ci si raccoglie in se stessi per cercare un po’ di conforto, per trovare una soluzione che non dipenda da nessuno, la soluzione più vicina a sé. E’ attraverso il tempo e la misura dello spettacolo che il gesto si costruisce tra ciascuna delle nostre solitudini, tentando di riportare gli spettatori ad un ascolto di se stessi che passa attraverso un decollo verso un altrove ideale. Perché ascoltarsi, darsi fiducia ed esserne soddisfatti è un autentico salto nel vuoto.
Anche il duo Fagarazzi Zuffellato ha una formazione artistica maturata nel campo della danza contemporanea e utilizza diversi linguaggi espressivi, tra cui la performance e l’arte visiva. HEAVEnEVER, il loro nuovo lavoro coprodotto dal festival e presentato a Bassano in prima nazionale, è una ricerca sull’idea di paradiso, inteso come luogo utopico, come metafora per il costante desiderio umano di ricercare una condizione di benessere. Il progetto prende spunto sia dallo stato psico-fisico indotto da sostanze stupefacenti sia dall’estasi erotica, ma anche da esperimenti concreti di creazione di isole artificiali.
Comunemente con “stato stupefacente” si intende una condizione che evoca in qualche modo l’isola perduta. Ma l’uso popolare del termine “stupefacente” è ingannevole, la sua origine semantica indicherebbe “stato di immobilità e di non recettività agli stimoli esterni”, quindi vorrebbe piuttosto l’assenza di vita incantata nella vertigine del vuoto. HEAVEnEVER è un tentativo di desiderio, il fallimento di un paradiso artificiale, una perversa coincidenza tra realtà e finzione in cui l’abbaglio diventa il suo stato di coscienza. Un giardino che si lascia contaminare da corpi esposti in piccole alterazioni, esplorazioni, cambi di umori, apatie, distruzioni. Un vano desiderio di paradiso, ma un paradiso spogliato di quel bagliore che mentre ci illumina ci fa perdere lucidità.
Terzo giorno per b.Class, la serie di workshop di danza tenuti per B.Motion 2013 dai coreografi e danzatori presenti al festival. Sabato 24 agosto la lezione, dalle 10 alle 12 alla Palestra Vittorelli, è stata condotta da Sharon Fridman.
Ogni giorno pubblicheremo le immagini della lezione, alcuni commenti dei partecipanti e un’intervista ai coreografi!
INTERVISTA A SHARON FRIDMAN: 5 domande al coreografo che ha condotto la B.Class
In your training or educational path, you met a lot of teachers. Who do you consider your master with the capital “m”, if there is one?
I dance since I was 8, I’ve never stopped, and it is true that I’ve made a lot of different classes and techniques in Israel but also around the world. As a dancer, in a moment of my history, I’ve lost the reason to dance; I didn’t understand why I danced, and I wondered what that form that I make when I dance is, why and what the relationship with the life is, how it can help the universe, why somebody has to do this…. These were my questions. When I danced with Vertigo Dance Company and with the choreographer Noa Wertheim I’ve understood something about the relationship between dance and life. There is something in Noa that I respect a lot.
The other one is my mother: she has problems of balance and she always falls, she always searches something to make her stable. When I was a child I was always around my mother and it was always a moment that she fell and I had to take her up. After making the contact I’ve understood the relationship between the contact and the life, the relationship with my mother and this gave me a reason why to dance and what the real relationship between dance and life is. So I think that my mother is the life and to get her is my ispiration for the dance.
Is there an experience which impressed you or is particular important for you?
When I see a dance work with its true, finding the relationship between his movement and his life, this is for me interesting. Maybe somebody makes some very interesting technique, like for example José Limón Dance; this technique is interesting only when he works with this technique, because I can undestand the relationship between his technique and his life. It is not a technique for dance in general, I don’t believe in this, because there are millions of dancers in the world but only some of them really succeed to bring something really personal to the work. I see this achievment in people that have found a relationship between the technique they have – classical, contemporary, jazz, hip hop… – and their life. This is for me the true.
How have you structured your class here in B.Motion?
It was very complicated for me, because I’ve never given one class for two hours. Usually it is a workshop of one week, with everyday six hours in which we speak about the philosophy, about the relationship between dance and life… while in two hours you have to put everything in one little moment. So I’ve chosen some exercises and it doesnt’ matter what the exercise is; it is important what there is between the exercises, how I explain the philosophy and the reason for making the exercise, how this exercise related to life.
Describe your B.Motion’s class in a sentence.
Not enough but deep because I tried to be as much deep as I can in a very little time.
Is there something that you or people in general have not to do during a dance workshop?
Not to plan. Not to plan the form, it is important really to let you go and try to absorbe everything.
COMMENTI DEI PARTECIPANTI
La contact è un lavoro molto difficile, c’è bisogno di collegarsi con il centro dell’altra persona, unificare i respiri e i movimenti per trovare gli impulsi per muoversi insieme. Non è una cosa che si impara in un giorno, però Sharon è fantastico! Floor
Abbiamo lavorato a coppie, per esempio l’ultimo esercizio che abbiamo fatto è stato sul centro che loro chiamano tango: bisognava lasciarsi andare sul centro del proprio partner sia andando avanti sia con tre passi indietro. La difficoltà stava semplicemente sul fatto di sentirsi e respirare assieme che sembra una banalità ma in realtà è molto difficile. Poi mi son trovata con Sofia, che ho conosciuto qua e con cui ho condiviso l’esercizio; lei fa danza da tanti anni e io invece vengo da un’altra formazione per cui bisognava trovare il giusto linguaggio per capirci, è stato bello! Samanta
Sharon Fridman
Di origini israeliane, è attivo a Madrid e attualmente direttore del gruppo Projects in Movement.
È interprete per prestigiose compagnie quali Ido Tadmor Dance Company di Tel Aviv, Kibbutz Contemporary Dance Company, Vertigo Dance Company e per diversi progetti per il Suzanne Dellal Center. Il suo lavoro come coreografo ha avuto inizio nel 2000 con la costituzione del Phrasal group, e le creazioni Covered red (2000) e Anna (2001), Waiting (2003), The Creation (2004), Play Boy (2005), Carlos & Me (2007), Q Project (2008), Shakuff (2010) e Al menos dos caras (2011). Nel 2008 ha partecipato a Dance Lines 8. Nel 2009 è invitato a prendere parte a Choreoroam, un importante progetto di ricerca coreografica, durante il quale ha sviluppato il solo Beyond rappresentato al Dance Week Festival di Zagabria (Croazia) e a Operaestate. Tra le sue ultime partecipazioni spicca la collaborazione artistica con Operaestate per cui ha creato Shalosh. Ha ricevuto riconoscimenti quali l’Alicia Alonso CIC’2012, il premio per la migliore proposta di danza contemporanea all’International Dance and Theatre Fair of Huesca 2011, il primo premio al Choreography Contest Burgos, New York 2011.
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Abbiamo chiesto ai danzatori e coreografi di B.Motion che hanno abitato Palazzo Sturm nelle ore pomeridiane, di lasciarci alcune immagini e poche parole che raccontino il loro lavoro, la loro performance, la loro ricerca. Una cartolina da B.Motion.
«Lo sguardo del cane è parte diun progetto più ampio, Rider in Arena, che prevede una serie di soli, come solo è il cavaliere nell’arena. È un lavoro sulla visione, sul rimbalzo della visione tra spettatore, performer e qualcos’altro, o qualcun altro».
Suggestione
«Ho preso spunto da La visione di Sant’Agostino del Carpaccio, parte del ciclo sulle storie di San Girolamo. L’episodio racconta l’apparizione di San Girolamo ad Agostino per annunciare la propria morte».
Visione di sant’Agostino – Vittore Carpaccio
«Sant’Agostino vede fuori dalla finestra San Girolamo, e il maltese che sta nello studio guarda nella sua direzione. Ma il cane guarda Sant’Agostino o vede San Girolamo? Mi interessa quest’ambiguità, che trasporto nella performance. Creo una visione o no? Lo spettatore guarda me che guardo qualcos’altro o guarda direttamente la ‘cosa’ creata, l’immagine creata? Tutti possiamo essere come il piccolo cane».
Ritmo
«C’è un ritmo nella visione e un ritmo nell’ascolto. Il silenzio favorisce l’ascolto e dà spazio alla musicalità del movimento, mentre il sottofondo musicale avvolge e amalgama movimento e visione. Preferisco sentire il respiro del luogo, entrare in contatto con esso e voglio che si percepisca una frammentarietà, un ritmo che viene solo dal corpo».
Luogo
«Trovo che Palazzo Sturm dia un valore aggiunto a questa performance, che è stata realizzata sia in blackbox che in stanze affrescate, com’è stato a Castiglioncello, nell’ambito di Inequilibrio, e com’è successo qui. È un lavoro scarno, minimale, un solo basato sul movimento, che risulta valorizzato da queste pareti, da questo palazzo».
Movimento
«C’è un’idea di vento: inizia la performance e comincia a rotolare la coreografia. Lo stare nel movimento dura pochi istanti. Andare avanti e non fermarsi mai. Il vento che mi spinge in avanti mi costringe a dimenticare ciò che ho fatto prima. Porta leggerezza».
* La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Fuori dal CSC Garage Nardini alcuni ritagli di giornale sono appesi al muro. Sono volti politici, immagini di cascate, frasi tagliate ed estrapolate da articoli. Il pubblico in attesa di vedere lo spettacolo Travail della coreografa Alma Söderbergsi avvicina incuriosito. Solo una volta entrato nello spazio teatrale riuscirà a comprendere che cosa sono.
La performer svedese, diplomatasi al dipartimento di coreografia dell’SNDO di Amsterdam, mescola nel suo lavoro musica e canto esplorando le differenti possibilità di queste discipline in relazione al movimento e alla danza.
Dopo aver estrapolato delle frasi, o solamente delle parole, da alcuni giornali, la Söderberg crea un collage tutto personale fatto di movimenti precisi e intermittenti, suoni gutturali che vanno a formulare a poco a poco delle parole e ritmo prodotto con degli shaker dalla stessa coreografa.
Le parole pronunciate dalla performer, come per esempio “people / part / play” sono decontestualizzate e non rimandano tanto al loro significato ma alle loro possibilità sonore, al movimento vocale con cui la Söderberg gioca, ripetendo le iniziali, le lettere, mescolandole a una base elettronica, diventando suoni danzanti.
Non c’è contenuto, ma una sperimentale ricerca data da voce, suono, lettere, musica e movimento. Travail diventa una rassegna stampa di giornali alternativa e dalle infinite possibilità.
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Abbiamo chiesto ai danzatori e coreografi di B.Motion che hanno abitato Palazzo Sturm nelle ore pomeridiane di lasciarci alcune foto e poche parole che raccontino il loro lavoro, la loro performance, la loro ricerca. Una cartolina da B.Motion
«Una performance site specific. Un progetto che cambia al cambiare della luce. Un esperimento numerabile. Uno short format di venti minuti».
«Percepire e farsi attraversare. Giocare con la luce e dialogare con la propria ombra, parlare con la materia. Farsi sorprendere dal luogo e dal caso».
Abbiamo chiesto ai danzatori e coreografi di B.Motion che hanno abitato Palazzo Sturm nelle ore pomeridiane di lasciarci alcune immagini e poche parole che raccontino il loro lavoro, la loro performance, la loro ricerca. Una cartolina da B.Motion.
Schnurrbart – Marta Bevilacqua / Arearea
Incontro con Marta Bevilacqua
«Schnurrbart è nato da una prima sperimentazione all’interno di un progetto più ampio che si chiama Organon_sull’importanza del pensiero, un lavoro che ha partecipato al Premio Equilibrio. Si trattava in quel caso di procedere per aforismi e ho fatto – insieme a Arearea, la mia compagnia – una carrellata dei filosofi più vicini alla mia formazione.
In questa fase del lavoro sto spezzettando tutti i capitoli del progetto, dilatandoli e studiandoli approfonditamente, per trovare un linguaggio adatto per avvicinarmi alla cultura occidentale, un pretesto per parlare di come ci siamo strutturati, logicamente o meno».
«È stato molto curioso intraprendere questa residenza perché Palazzo Sturm mi ricordava “Sturm und Drang” e ho quindi pensato che fosse un’ottima situazione per poter adattare un filosofo come Nietzsche.
Nonostante le piccole dimensioni, il gigantismo nietzschiano ha abitato questo spazio per due giorni. La vicinanza con il pubblico (la prima di Schnurrbart è stata in teatro), la preziosità delle pareti e la scenografia avrebbero potuto rendere tutto abbastanza complesso, ma la restituzione in uno spazio così antico ha spinto il lavoro oltre questo limite – considerando inoltre che tutto lo spettacolo è ad occhi chiusi – e questa collocazione si è rivelata essere vantaggiosa per il lavoro sulla precisione».
PRECISIONE: due giorni per conoscere uno spazio ad occhi chiusi
1. montare la scenografia (realizzata in collaborazione con Belinda De Vito, ndr)
2. posizionamento degli oggetti in relazione al movimento
3. misurazione dello spazio:
– con passi e braccia
– con la luce (in proscenio) della portafinestra
– con la musica
«Nietzsche pensava che ridere, filosofare con i piedi fosse l’unica strada possibile per sentire»
«Sto lavorando su Schnurrbart solo da quattro mesi ma è una ricerca che andrà avanti e che mi auguro di ampliare e dettagliare. Ora ci sarà una residenza a Villa Bombrini a Genova: altro palazzo, altra dimensione affrescata, altra borghesia… per Nietzsche non può che esserci che quella borghesia contraddittoria.
Faccio molti lavori site-specific e il mio obiettivo di ricerca è quello di portare la filosofia non solo nel corpo ma anche nel quotidiano. Provengo di recente da uno studio su Eraclito dentro un fiume; cerco di trovare le immagini più semplici e immediate per poter affrontare questi giganti e dargli corpo».
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Un recinto di neon disegna la scena. Un tappeto luminoso definisce lo spazio d’azione. Due corpi roteano, insieme. Suono dolce, luce blanda, movenze morbide: inizia lentamente Per non svegliare i draghi addormentati, ideato e condotto da Marco D’Agostin.
Sola, sul proscenio, giacca a coda, un sorriso sulle labbra, Floor Robert attende l’ingresso in sala del pubblico, prima di stendere, al centro del ring, una patina lucente. Mastro di fiabe che srotola una pagina bianca su cui scrivere storie.
Destati quasi da un sonno atavico, Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, un uomo e una donna, un principe e una principessa, un cavaliere e una dama, cominciano una danza per due, sfiorando braccia e gambe, confondendo arti e fondendo volti, specchiandosi l’uno nell’altra, (in)seguendo una il ritmo dell’altro. Un origami titanico, costruito dalla Robert, un drago silente, alla fine, ci osserva.
Silhouttes si stagliano, ombre crescono, luci pulsano. Posizione eretta, pose animalesche, posture eleganti, sguardo fiero, portamento regale. Tracciato della memoria, senza limiti di tempo.
“Non fate un buon viaggio, ma viaggiate lontano” diceva Eliot.
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali
Secondo giorno per b.Class, la serie di workshop di danza tenuti per B.Motion 2013 dai coreografi e danzatori presenti al festival. Venerdì 23 agosto la lezione, dalle 10 alle 12 alla Palestra Vittorelli, è stata condotta da Manfredi Perego.
Ogni giorno pubblicheremo le immagini della lezione, alcuni commenti dei partecipanti e un’intervista ai coreografi!
INTERVISTA A MANFREDI PEREGO: 5 domande al coreografo che ha condotto la B.Class
Incontro con l’artista al Dissegna 1922 – Bassano
Chi sono i tuoi maestri?
Fray Faust. E Ivan Wolfe.
Un’esperienza formativa che ti ha segnato
Quella con Wolfe, che ho incontrato a Venezia alla Biennale Danza nel 2001, e che oggi spesso chiamo a Parma per tenere dei workshop. Non ha nessuna pretesa sui corpi, riesce a far conquistare agli allievi – non senza fatica – un livello di serenità, di concentrazione, di accettazione dell’errore e di costruzione sull’errore stesso. Il suo consiglio è stato di «fare ciò che senti essere necessario». E per me oggi sarebbe necessario riprendere – con maggiore coscienza – gli sport che ho fatto un tempo, judo, calcio, e vorrei riallenarmi in porta, recuperare una memoria che viene dallo sport, una dimensione non legata a una estetica, piuttosto a una risposta istintiva e energetica.
La tua lezione a B.Motion in una frase
Recuperare l’istinto del corpo. Lavorare sulla reattività. Cogliere il momento.
Qual è la struttura della tua lezione?
Abbiamo lavorato su azione e reazione. Ho dato ai partecipanti una frase, che è un tracciato all’interno del quale ognuno deve trovare la libertà, anche quella di sbagliare. Ho chiesto loro di essere presenti. Escludere la tensione. Concentrarsi. Non chiudersi. Gustare ogni momento.
Cosa non si dovrebbe mai fare durante un workshop?
Non divertirsi. Si può uscire da una classe frustrati o infastiditi, o scoraggiati. Ma il gioco, il divertimento non dovrebbe mai mancare.
COMMENTI DEI PARTECIPANTI Nella danza si dà molta importanza al linguaggio degli arti e spesso si dimentica la parte centrale, il bacino. Nella classe di Perego è stato bello lavorare sull’uso di questa parte del nostro corpo, che è ciò che guida il movimento. Georgiana
È stato molto interessante lavorare sull’istinto perché, come ha detto anche Manfredi Perego, i danzatori spesso lo perdono. Selenia
Manfredi Perego
Nato nel 1981 a Parma pratica diversi sport ed arti marziali, sino all’incontro con la danza contemporanea avvenuto nella scuola della madre. Nel 2002 è borsista presso l’Accademia Isola Danza diretta da Carolyn Carlson. Consegue la laurea in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna A.A.2005/06 con una tesi sull’improvvisazione nella danza. Dal 2004 lavora come danzatore freelance in Europa per compagnie di teatro-danza e danza contemporanea. Nel 2011 crea il suoi primi soli: Grafiche del silenzio e Appunti sul libro della terra.
*La redazione di b-stage 2013 è composta da Elena Conti, Roberta Ferraresi, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali